La santità di Carlo Acutis ora arriva al cinema e in televisione

Avvenire

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Ogni anno un milione di pellegrini fa visita alla sua tomba ad Assisi. Ottantamila fedeli hanno assistito alla sua canonizzazione, celebrata il 7 settembre 2025 in Piazza San Pietro da Papa Leone XIV. È Carlo Acutis, il giovane santo che ha segnato il rapporto tra fede e contemporaneità e la cui testimonianza continua a richiamare fedeli e curiosi da tutto il mondo.

L’Ad rivela il progetto: «Colpito dall’intervista alla madre del santo a “Verissimo”. La scrittura è pronta, presto in produzione. Voglio più storie così»

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© Tony Antoniou
«Credo che per definire la santità di Carlo si debba ricorrere a quanto papa Francesco diceva a proposito della santità: “I santi della porta accanto”. Ricordo Carlo come il santo, l’alunno, il compagno del banco accanto».
Suor Monica Ceroni, insegnante di Carlo Acutis alle scuole medie presso l’Istituto Marcelline di piazza Tommaseo, non ha dubbi. Il futuro santo dei millennials era «un ragazzo normalissimo, solare che, come tutti, aveva alcune materie preferite e altre nelle quali faceva più fatica, non perché faticasse negli studi, ma perché semplicemente non erano quelle a lui più congeniali».
Sì. La sua valutazione in religione era sempre ottima, ma perché il suo modo di esprimersi e di partecipare alle lezioni aveva sempre un tratto particolare.
Tuttavia in lui non vi era nessuna ostentazione della fede. Quello che ricordo come un aspetto molto indicativo e che indico a mia volta ai giovani di oggi, era la sua capacità di stare con tutti i ragazzi della sua classe, coloro che percepiva come amici, come fratelli addirittura, e quelli che invece erano considerati i più umili e i meno considerati.
Carlo riusciva a far sì che tutti fossero importanti e accettati. Io trovo che questo sia un comportamento tipico del ragazzo cristiano, che non aveva bisogno di dire «così fa Gesù» per fare qualcosa. Il fatto è che Carlo aveva Gesù nel cuore. Penso che un santo questo deve fare.
Se ci immaginiamo un “santino” non troviamo Carlo, se invece andiamo a scoprirne i tratti che fanno di un ragazzo quindicenne un ragazzo capace di vivere l’esperienza cristiana, allora lo troviamo.
Certamente. Mi è capitato anche con altri ragazzi che sono già in cielo, con Consuelo, con un altro Carlo e naturalmente con Carlo Acutis.
Loro fanno parte di quei miei santi protettori che hanno protetto e continuano a proteggere questa scuola, i ragazzi che conosco, soprattutto quelli particolarmente in difficoltà.
Penso a quando sono arrivata in Brasile e ho trovato, nella nostra Università di San Paolo, un poster enorme a caratteri cubitali di Carlo, che era morto da soli 3 anni. La pastorale giovanile della nostra Università era già impostata su di lui.
Poi, anche in altre parti del mondo dove abbiamo delle scuole, Carlo è diventata la figura di riferimento per tutta la pastorale dell’anno. Come si potrebbe non tornare spesso a lui con la memoria?
L’eco di questo ragazzo, del suo modo di essere, quello che colpisce sempre della sua personalità – lo ripeto perché mi pare un carattere importante -, è che non ha mai avuto bisogno di ostentare la fede, ma Gesù è stato la sua bussola fissa nelle scelte quotidiane.
Questa è una domanda che mette in gioco e alla prova noi educatori. Io non mi ero certo accorta di avere come alunno un santo, ma questo mi ha spinto a chiedermi se tra i banchi, oggi, ci possono essere i santi del Terzo millennio.
Carlo non era sicuramente il prototipo dell’alunno “perfettino” che tante volte, come docenti, noi desideriamo: quello attento, che fa tutti i compiti, che è ordinato, che ha sempre i libri con sé, che non arriva in ritardo, che non prende mai note.
Era il ragazzo che continuamente ti mette in discussione, per capirlo fino in fondo. Per noi educatori penso che possa essere uno stimolo importante. Ogni ragazzo è se stesso – un originale come diceva Carlo -, fatto a immagine di Dio e come Dio lo desidera.
È questo che noi dobbiamo andare a scoprire e far emergere. Lui era quello che teneva viva la dinamica bella dello stare insieme, laddove i giovani adesso mi paiono più cupi. Oggi ci sono in giro tanti ragazzi tristi e questo dice che la storia ci interpella anche attraverso i linguaggi.
Sono sicura che se Carlo fosse qui oggi, sarebbe già passato dalla rete al metaverso, con la capacità di essere pienamente un ragazzo di 15 anni che sa riempire la vita, la sua e quella degli altri.

Dal 6 al 7 settembre 2025 l’Azione Cattolica Diocesana promuove un pellegrinaggio da Assisi a Roma in occasione della canonizzazione di: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis.
La partenza è fissata a Reggio Emilia la mattina del 6 settembre, con arrivo ad Assisi verso le 10:30. Qui è prevista la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di San Francesco, seguita da una visita alla tomba del Beato Carlo Acutis, nel Santuario della Spogliazione. Dopo il pranzo al sacco, i pellegrini proseguiranno la visita della città di Assisi prima di raggiungere in serata l’hotel “Oasi dei Discepoli” a Orvieto Scalo, dove si concluderà la giornata.
La domenica mattina l’itinerario riprenderà con la prima colazione in hotel prima della partenza per Roma. Alle 10:00 l’autobus con i partecipanti arriverà al Terminal Gianicolo da dove si procederà a piedi verso piazza San Pietro per la Santa Messa di canonizzazione dei beati Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, un momento solenne che rappresenta il cuore spirituale del pellegrinaggio. Dopo un pranzo libero, i pellegrini faranno ritorno a casa.
L’iniziativa è aperta a tutti.
La Libertà
Il santuario del Sacro Monte di Novi Velia – .
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A 1705 metri di altezza lo sguardo si perde tra le Isole Eolie e Capri dalla parte del mare, dall’altra si è immersi nel verde della macchia mediterranea. Siamo sul Sacro Monte di Novi Velia (Salerno), dove un santuario richiama da secoli pellegrini da tre regioni.
Dalla Basilicata, Calabria e provincia di Salerno arrivano in estate, da soli o in compagnia, famiglie e parrocchie sulla cima del Gelbison.«Abbiamo scelto che il Sacro Monte fosse chiesa giubilare della diocesi di Vallo della Lucania e che, accompagnati della presenza di Maria, sia possibile riconciliarsi vivendo un’esperienza di silenzio e preghiera». Portando un mazzo di fiori il vescovo di Vallo della Lucania, Vincenzo Calvosa, ha accolto i fedeli nei giorni scorsi, quando il santuario si è riaperto dopo la chiusura annuale. In inverno, quando la neve imbianca la vetta del monte, le porte della chiesa sono chiuse, riaprono l’ultima domenica di maggio sino alla seconda domenica di ottobre, i mesi di Maria.
E quassù, per pregare e trovare aria fresca e leggera, arrivava con la mamma Carlo Acutis. Il ragazzo in vacanza nel Cilento, partiva da Centola, paesino originario dei nonni materni non lontano dal mare cristallino di Palinuro. Grazie agli anziani del paese aveva scoperto questo rifugio come di nido d’aquila che custodiva la chiesetta dedica a Maria, un’occasione unica per passeggiare tra castagni e faggi.
La storia del luogo di culto richiama avvenimenti di un passato incerto e di fede antica. La prima notizia sicura è del 1323, quando Tommaso Marzano, barone di Novi, acquista dal vescovo di Capaccio, Filippo Santomagno, il Santuario per donarlo ai celestini, monaci benedettini che aveva chiamato a Novi Velia all’inizio del secolo. Non è sbagliato pensare che già in precedenza, grazie al monachesimo italo greco, una cappella fosse frequentata dai pastori. Monaci eremiti, amante dei luoghi semplici e nascosti, i monaci avrebbero diffuso già dal Mille il culto mariano. Dai Celestini nel 1800 il santuario passa alla Chiesa diocesana che ne ha fatto il principale luogo di preghiera.
Alla riapertura di quest’anno i fedeli hanno avuto la sorpresa di vedere il restauro della statua. Il lavoro ha ripulito il simulacro in legno della Madonna con il Bambino tra le braccia, riportando i colori originari, scoperti sotto gli strati sovrapposti delle tempere. Adesso don Aniello Panzariello, don Walter Santomauro e don Antonio De Marco aspettano i pellegrini saliti anche a piedi, per accompagnarli nel cammino di speranza del Giubileo sulla vetta del Gelbison, tra la pace della natura e le canzoni dei pellegrini.
Un’immagine del film “Roadmap to Reality”: un gruppo di studenti statunitensi in viaggio verso Assisi e la tomba di Carlo Acutis – .
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Con un lessico da spaghetti western si direbbe che Carlo Acutis, il beato milanese morto nel 2006 all’età di quindici anni per una leucemia fulminante, abbia conquistato l’America. Nell’ultimo anno, decine di migliaia di statunitensi, in oltre mille proiezioni in tutto il Paese, hanno ripercorso la sua vita nel film “Carlo Acutis: la via al reale”, diretto da Tim Moriarty e ora disponibile in tutto il mondo sulla nuova piattaforma Credo. Per 90 minuti la pellicola si muove lungo due binari narrativi: quello del beato, dipinto dalle testimonianze dei suoi amici, e quello di un gruppo di studenti statunitensi in viaggio verso Assisi, dove si trovano a pregare sulla tomba di Carlo Acutis. Il fil rouge tra i due piani, secondo il regista, sarebbe nelle domande che milioni di adolescenti ancora rivolgono al beato: «I giovani soffrono di dipendenza dalla tecnologia – racconta Moriarty ad Avvenire – spesso sono isolati, appiccicati ai loro schermi, da cui traggono un profondo disagio. Ma Carlo, il santo di internet, ci insegna a rimanere connessi alla realtà anche in un ambiente digitale che ci vuole intrappolare. Il film ha tentato di raccontare anche questo».
Tim Moriarty, non siamo abituati a vedere oltreoceano un’attenzione così diffusa per un adolescente italiano, che ancora deve essere proclamato santo. Lei si ricorda quando ha sentito parlare di Carlo Acutis per la prima volta?
Certo. Era il 2020 e lo stavano beatificando, ma ancora non sapevo molto di lui. Ne avevo sentito parlare su qualche notiziario cattolico: ho pensato che fosse una bella storia ma non mi sono soffermato sui dettagli. Le cose sono cambiate l’estate scorsa.
Cosa è successo?
Che ho incontrato la madre di Carlo. La signora Salzano stava facendo un vero e proprio tour negli Stati Uniti, quando si è fermata a Beaumont, in Texas, dove il vescovo David Leon Toups aveva intitolato una cappella ad Acutis. Fu la prima volta che la incontrai ma, più di quel che disse lei, mi stupì la platea: era piena di giovani che dicevano che Carlo fosse il loro santo preferito. Lo conoscevano tutti.
Quando è nata l’idea del film?
A dire il vero, non è mia. Un benefattore ce lo chiese in Texas, sempre l’estate scorsa, dopo aver visto un documentario che avevamo girato sull’Eucarestia. Anche quello ebbe un successo straordinario: il terzo documentario per incassi negli Stati Uniti. Fu una sorpresa, ma ci fece capire l’attenzione che c’è per questi temi. Insomma, questa persona, la stessa che costruì il campo estivo dove si trova la cappella intitolata a Carlo, ci chiese il film. E la madre di Acutis ci diede lo spunto per il tema.
Ovvero?
Quando le parlai, fu molto chiara sul fatto che Carlo fosse esperto di tecnologia e digitale, come è noto. Ma ci descrisse anche la sua moderazione nell’uso dei media digitali e la convinzione che potessero essere strumenti potenti, ma anche in grado di nascondere pericoli. È stata una prospettiva interessante per noi: ci siamo chiesti non tanto come girare una biografia, ma cosa avesse da dire la vita di Carlo ai giovani di oggi, che continuano a raccontarci di come soffrono per la dipendenza dalla tecnologia. C’è una frase di Gilbert Keith Chesterton che spiega bene la nostra sensazione: “Ogni generazione è convertita dal santo che più la contraddice”.
Presentando il film, ha parlato di “ferita collettiva” dei giovani. A cosa si riferisce?
Negli Usa uno studio ha dimostrato che circa il 42% dei giovani riferisce di provare persistenti sentimenti di depressione e disperazione. Questo significa che quasi la metà dei giovani sotto i 18 anni sta lottando con se stessa. Perciò, credo che la storia di Carlo abbia una eco che va oltre il pubblico cattolico: riusciva a resistere a molte delle pressioni del mondo esterno, che possono distorcere il nostro senso di realtà e finire per lasciarci in uno stato di tristezza o depressione. Molti hanno portato al cinema amici non cattolici, che hanno detto di essere stati toccati profondamente da questa storia che parla del nostro rapporto con la tecnologia. Non è un caso che il nuovo papa Leone XIV, americano anche lui, abbia subito iniziato a parlarne. Speriamo che riveli già a giugno la nuova data della canonizzazione.
Trova un legame tra i due?
Oggi, come ha detto il Pontefice, viviamo nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Che può essere una risorsa, ma anche una minaccia alla dignità umana. Carlo Acutis non l’ha vista nascere, ma aveva capito che la tecnologia, pur pericolosa, si può redimere tentando di sovvertire il modo con cui gioca con la nostra attenzione e ci distrae dalla realtà.
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Questa sera alle ore 21, il Teatro Lyrick ospita il concerto in memoria del giovane che il prossimo 27 aprile, nell’ambito del Giubileo degli Adolescenti, sarà proclamato santo. Andrea Marco Ricci, organizzatore dello spettacolo: “La vita di Carlo lo dimostra, la santità non è esclusiva ma aperta a tutti”
Gianmarco Murroni e Damiano Caprio – Assisi
Musica, speranza, testimonianza di fede: sono le chiavi dell’evento che questa sera, 29 marzo, alle ore 21, riunirà al Teatro Lyrick di Assisi alcuni tra i più noti artisti della musica cristiana italiana per una serata dedicata al beato Carlo Acutis, il giovane, morto a soli 15 anni, che sarà proclamato Santo il 27 aprile, durante il Giubileo degli Adolescenti. L’appuntamento ha come obiettivo presentare il pensiero di Carlo sulla vita e sulla fede, il suo modo di viverla, la sua proposta di vita cristiana, attraverso le sue stesse parole, accompagnandole con brani musicali che possano rafforzarne il contenuto e allargarne l’orizzonte. Un’occasione per lasciarsi ispirare dalla storia di un giovane dei nostri tempi, che ci ricorda come la santità sia un cammino possibile per tutti.
L’esempio di Carlo
L’evento è organizzato da La Gloria Music e Associazione Logos Art, patrocinato dal Comune di Assisi e dalla Regione Umbria. Oltre al concerto, sarà possibile, oggi e domani, partecipare al programma di due giorni nato attorno all’evento, con momenti di catechesi, preghiera e riflessione in luoghi significativi. “Abbiamo voluto raccontare Carlo attraverso il suo pensiero, per capire il percorso che Dio ci propone per diventare santi. Per questo l’evento prende il nome di ‘Tutti i Santi’: la santità è una proposta, tutti possiamo diventarlo, se lo vogliamo”, spiega Andrea Marco Ricci, fondatore della casa discografica di musica cristiana La Gloria Music e organizzatore dello spettacolo. “Saranno con noi – dice – diversi artisti: Marco Mammoli, Debora Vezzani, i Kantiere Kairòs e Serena Lambertucci. A condurre la serata sarà Safiria Lecese, che racconterà anche alcuni aneddoti della vita di Carlo”. Il segreto della vita di Carlo Acutis, secondo Ricci, è che “guardare in alto porta alla felicità. Noi vogliamo confrontarci con questo esempio di fede per crescere e per imparare a essere migliori”.
Attira le folle
Tra gli artisti che si esibiranno sul palco del Teatro Litrick di Assisi c’è anche il cantautore Marco Mammoli che per l’occasione porta il suo brano ‘Non io ma Dio’, dedicato proprio alla figura di Carlo Acutis: “Le canzoni di questa serata sono nate imparando a conoscere Carlo. La sua è la storia di un ragazzo qualunque, semplice, ma nella sua semplicità ha trasmesso qualcosa di molto grande. Lui aveva capito l’importanza di Cristo nell’Eucaristia. Quando incontri Gesù e lo vivi la vita cambia. Così ho cercato di raccontare tutto quello che Carlo è”. Mamoli racconta anche l’incontro con la madre di Carlo: “Conoscendo la signora Antonia, ho avuto l’opportunità di capire ancora più a fondo la vita di questo ragazzo. Tutto il resto è venuto da sé: è difficile da spiegare, ma spontaneamente, dal cuore, è nata questa canzone”. L’artista si sofferma anche sull’importanza di Carlo Acutis come esempio per i giovani di oggi: “Il fatto che la figura di Carlo attiri folle, come sta facendo, ci indica che la santità è possibile per tutti, non è esclusiva. Lui l’ha fatto nella semplicità, dove ogni uomo è chiamato ad essere se stesso. Carlo è il santo dei nostri tempi che ci dimostra che la santità è per tutti”.
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L’immagine sulla copertina del libro dell’arcivescovo Domenico Sorrentino “Carlo Acutis sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi. Originali non fotocopie” (Edizioni Francescane Italiane) – .
da Avvenire
La santità di un gigante come san Francesco e quella di un millennial come il beato Carlo Acutis, la spogliazione del primo e quella del secondo, la prossimità del primo a confronto con quella di un giovane dei nostri tempi. Entrambi figli di genitori benestanti, entrambi innamorati del prossimo e di Dio. Così distanti nel tempo, così vicini nel vivere il Vangelo nel loro tempo. Con il nuovo libro Carlo Acutis sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi – Originali non fotocopie, pubblicato dalle Edizioni Francescane Italiane, il pastore delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, l’arcivescovo Domenico Sorrentino, confronta questi e molti altri aspetti.
Nel testo l’autore mette a fuoco la santità di Carlo Acutis alla luce del detto a lui caro: «Tutti nasciamo originali, tanti muoiono fotocopie». Quale l’originalità di Carlo se la sua vita è stata quella di un ragazzo “normale” del nostro tempo, appassionato della natura, dello sport, di internet? Il libro lo spiega. In esso inoltre il vescovo, che ha seguito passo dopo passo l’ascesa di Carlo agli onori degli altari, racconta dettagli inediti degli anni in cui il corpo del futuro santo è rimasto nel Cimitero di Assisi, quando è stato traslato – dopo il decreto sulle virtù eroiche – al Santuario della Spogliazione, fino alla beatificazione avvenuta nella Basilica Superiore di San Francesco e agli ultimi passi verso la canonizzazione, dopo la guarigione miracolosa di una giovane del Costa Rica con la quale l’autore è in dialogo.
«Questo libro – spiega Sorrentino – presenta ai giovani, e non solo, questo straordinario “team” di Francesco di Assisi e Carlo Acutis, che si è formato nello stesso luogo, a distanza di ottocento anni, e che sta cambiando il volto di Assisi con ondate di pellegrini che si aggiungono a quelle classiche di segno francescano, suscitando uno straordinario interesse in tutto il mondo. Un fenomeno che nessuno alcuni anni fa avrebbe potuto prevedere». Il segreto è proprio nei tanti aspetti che il vescovo di Assisi mette in luce, ricevendone il grazie del Pontefice con una nota autografa scritta sulla prima pagina bianca della bozza a lui presentata.