La santità di Carlo Acutis ora arriva al cinema e in televisione

La santità di Carlo Acutis ora arriva al cinema e in televisione

Avvenire

Un bambino speciale, dalla fede istintiva, un ragazzino divertente e gioioso capace di ispirare i suoi coetanei, un adolescente impegnato nel sociale e nella divulgazione della fede in Gesù, tra gli amici come online: una “calamita” che attirava verso l’alto tutti quelli che lo hanno incontrato nella sua breve vita. È Carlo Acutis, proclamato santo il 7 settembre 2025 insieme a Pier Giorgio Frassati. E che oggi, a vent’anni dalla sua morte, continua ad attirare migliaia di persone in tutto il mondo. «La santità della porta accanto», come l’ha definita papa Leone XIV il giorno della canonizzazione, è il filo rosso di due lavori che raccontano la vita del giovane santo, tornato alla casa del Padre a soli 15 anni, il 12 ottobre 2006.
A vent’anni dalla scomparsa di Carlo Acutis prende così il via il “mese di Carlo” in cui vinema e tv raccontano la sua storia con due opere diverse ma complementari: Il mio nome è Carlo, film per la tv in onda in prima serata su Canale 5 domenica 27 settembre, e Carlo Acutis. Il giovane santo, docufilm nelle sale dal 15 al 21 ottobre. I due lavori sono stati presentati insieme stamattina a Milano, al cinema Ariosto, attiguo a Santa Maria Segreta, frequentata da Carlo e dove è custodita una reliquia del suo cuore, alla presenza della madre Antonia Salzano, che ha contribuito ai due progetti.
Il primo ad arrivare è Il mio nome è Carlo, diretto da Giacomo Campiotti, con il sedicenne Samuele Carrino, incredibilmente somigliante a Carlo, una straordinaria Lucia Mascino nel ruolo della madre Antonia Salzano e Flavio Parenti in quello del padre Andrea. Il film è una coproduzione RTI-Movie Magic International, prodotta da Movie Magic International, ed è tratto dal libro della madre, Il segreto di mio figlio, che il 6 ottobre uscirà in una nuova edizione integrata per Piemme.
È un film per la tv poetico e delicato, che ha il pregio di far conoscere Carlo attraverso tre età della sua vita. Come spiega il regista Giacomo Campiotti, vediamo il Carlo bambino, a cinque e dodici anni, immerso in una dimensione spirituale naturale, attratto da Gesù e capace di avvicinare alla fede sia la madre Antonia sia il collaboratore domestico Rajesh. Poi c’è l’adolescente, luminoso, simpatico, lontano da ogni moralismo, circondato dagli amici e capace, come sottolinea Campiotti, di «mantenere il suo essere originale e non fotocopia». Girato a Milano nei luoghi frequentati da Carlo: l’istituto delle Marcelline, il Leone XIII, la chiesa di Santa Maria Segreta, dove Maurizio Donadoni interpreta con intensità il parroco, e l’ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio. Qui avviene uno dei momenti più struggenti: il dialogo fra Carlo morente e la madre. Di fronte alla leucemia fulminante, Carlo non perde il sorriso e parla della felicità che lo attende dopo una vita breve ma piena, dedicata al bene e alla divulgazione del messaggio di Gesù. «Io sono credente – spiega Samuele Carrino -. E con Carlo, specie dopo questa scena, mi sono sentito ancora più in connessione. Ora che mio nonno non sta molto bene mi capita di pregarlo».
Le immagini della canonizzazione in piazza San Pietro, celebrata da papa Leone XIV davanti a circa 80mila persone, aprono il film di Canale 5 e chiudono invece il docufilm Carlo Acutis. Il giovane santo, che il 15 ottobre inaugurerà la nuova rassegna cinematografica I Misteri della Fede, progetto firmato da Nexo Studios e dedicato all’esplorazione della spiritualità, della relazione tra l’uomo e il divino e del senso profondo dell’esistenza. Prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e Our Films, A Mediawan Company, con il patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis e in collaborazione con Fondazione Cariplo, il film è diretto da Luca Salmaso e racconta la vita e l’eredità spirituale di Carlo attraverso materiali inediti, fotografie, video privati, contenuti esclusivi e le immagini della canonizzazione realizzate grazie alle camere di Vatican Media.
Fondamentali e toccanti le testimonianze dirette dei genitori, Antonia Salzano Acutis e Andrea Acutis, del domestico Rajesh Mohur, degli amici d’infanzia Mattia e Jacopo Pastorelli, della maestra Elisa Tattanelli e di Momcilo Jankovic, il medico che ha seguito Carlo negli ultimi giorni di vita. Tra gli intervistati anche Dario Edoardo Viganò, studioso di cinema e comunicazione, il postulatore e giornalista Nicola Gori; mons. Poma, parroco e confidente di Carlo, don Maurizio Corbetta, parroco di Santa Maria Segreta a Milano, padre Fábio Vieira, direttore spirituale dell’associazione devoti di San Carlo Acutis in Brasile e per la prima volta la studentessa costaricana Valeria Vargas Valverde, protagonista del miracolo legato alla canonizzazione, e sua madre Liliana.
Ne nasce un viaggio che attraversa l’intera esistenza di Carlo, mostrando insieme la simpatia e l’energia della giovinezza, il carisma e la dimensione spirituale. Dall’infanzia agli ultimi giorni, il docufilm non insiste soltanto sulla figura del santo, ma prova a restituire il ragazzo: quello che giocava, scherzava, aveva amici, utilizzava internet e contemporaneamente coltivava una fede profondissima. «Il docufilm sarà distribuito in 200 sale in Italia e stiamo studiando progetti dedicati anche con le sale parrocchiali e con l’Acec – ha spiegato il ceo di Nexo Digital Franco Di Sarro -. La sua uscita è prevista in 30 Paesi del mondo per un totale di 3000 sale. Il primo sarà la Francia, con l’obiettivo di raggiungere le 450 sale, poi il resto d’Europa e, a febbraio, le Americhe con 1700 sale».
È proprio questa capacità di parlare a mondi diversi che, come spiega ad Avvenire la madre Antonia Salzano, rende ancora attuale la figura di Carlo. «Certamente Carlo è un esempio del Signore suscitato per i tempi di oggi, è un esempio di un ragazzo che ha saputo coniugare la fede con una vita comune a tutti». La sua fede, racconta, non gli impediva di vivere una vita normale: andava a Messa e all’adorazione ogni giorno, recitava il Rosario e considerava la Parola di Dio «la mia bussola per il cielo».
La madre vede nei due lavori due strumenti complementari: «Il film e il documentario sono qualcosa che uno compensa l’altro», spiega. E ciò che conta è che possano «fare tanto bene, portare tante persone alla fede, far capire che esiste la vita eterna». Carlo, ricorda, aiutava i senzatetto e le persone in difficoltà, si interessava delle vittime del bullismo e insegnava catechismo. «Come diceva madre Teresa, non c’è bisogno di andare a Calcutta a fare bene, basta scendere sotto casa». Nella sua parrocchia, nella scuola, nel piccolo mondo che viveva, Carlo «ha lasciato un segno luminoso». Perché la santità di questo ragazzo ha conquistato il cuore di tante persone, in particolare dei giovani? «Perché Carlo è un ragazzo giovane e puro, anche una santità semplice che è possibile imitare. Il Signore vuole la santità per tutti e Carlo ci ricorda che è possibile nell’ordinarietà la straordinarietà, quando si mette Cristo al centro della nostra vita». E c’è naturalmente il tema della tecnologia. Quando aveva otto anni gli fu regalata una PlayStation. Carlo decise autonomamente di non lasciarsene dominare: «Non voleva diventarne schiavo e decise da solo di giocarci un’ora a settimana, poi non ci giocò più: credo che questo possa essere un grandissimo esempio».

Sarà nelle sale dal 15 ottobre il film che ne racconta la vita, l’eredità spirituale e il messaggio universale di Carlo Acutis

Carlo Acutis

Ogni anno un milione di pellegrini fa visita alla sua tomba ad Assisi. Ottantamila fedeli hanno assistito alla sua canonizzazione, celebrata il 7 settembre 2025 in Piazza San Pietro da Papa Leone XIV.  È Carlo Acutis, il giovane santo che ha segnato il rapporto tra fede e contemporaneità e la cui testimonianza continua a richiamare fedeli e curiosi da tutto il mondo.

A vent’anni dalla scomparsa, la sua storia sarà al centro del primo appuntamento della nuova rassegna cinematografica “I Misteri della Fede”, un progetto firmato Nexo Studios dedicato all’esplorazione della spiritualità, della relazione tra l’uomo e il divino e del senso profondo dell’esistenza. Il 15 ottobre arriverà infatti nelle sale  Carlo Acutis. Il giovane santo , il documentario prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e Our Films, A Mediawan Company, con il Patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis e in collaborazione con la Fondazione Cariplo, diretto da Luca Salmaso e dedicato al giovane che ha cambiato per sempre il modo di raccontare la fede nel XXI secolo. Il film arriverà nei cinema italiani dal 15 al 21 ottobre e le prevendite apriranno dal 18 settembre su nexostudios.it e su http://carloacutisfilm.it/
Carlo Acutis. Il giovane santo racconta la vita e l’eredità spirituale di Carlo Acutis (1991-2006), primo santo dell’era digitale, attraverso uno sguardo intimo e contemporaneo che ne restituisce la dimensione umana prima ancora che religiosa. Realizzato con la partecipazione della famiglia Acutis e materiali inediti – tra fotografie, video privati, contenuti esclusivi e le immagini della canonizzazione realizzate grazie alle camere di Vatican Media – il film offre un ritratto autentico di un ragazzo che, in soli 15 anni di vita, ha lasciato un segno profondo e universale. Il racconto raccoglie una serie di testimonianze preziose, coinvolgendo persone per diverse ragioni vicine a Carlo e capaci di farne emergere le diverse sfumature: i genitori Antonia Salzano Acutis e Andrea Acutis; la nonna Luana Pennino; il domestico Rajesh Mohur; gli amici di infanzia Mattia e Jacopo Pastorelli; la maestra di scuola Elisa Tattanelli; Momcilo Jankovic, il medico che lo ha seguito durante gli ultimi giorni di vita; la studentessa costaricana Valeria Vargas Valverde, protagonista del miracolo legato alla canonizzazione, e sua madre Liliana; lo studioso di cinema e comunicazione mons. Dario Edoardo Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze; il postulatore, giornalista e studioso di spiritualità e di autori mistici Nicola Gori; mons. Poma, parroco e confidente di Carlo; padre Fábio Vieira, direttore spirituale dell’associazione devoti di San Carlo Acutis in Brasile, sacerdote della diocesi di Corumbá (Mato Grosso do Sul) tra i principali promotori della devozione a Carlo in Brasile; la sociologa ed esperta di infanzia e tecnologie digitali Stéphane Chaudron; don Maurizio Corbetta, parroco di Santa Maria Segreta a Milano, la chiesa in cui Carlo visse la propria esperienza di fede. Le musiche originali del film sono state affidate al pianista e compositore Remo Anzovino, giunto alla sua dodicesima collaborazione con Nexo Studios. La colonna sonora sarà pubblicata con etichetta Nexo Studios Soundtracks e uscirà in distribuzione esclusiva per Universal Music Italy.  Lavorando su tutto ciò che precede l’icona – la quotidianità, il rapporto con la famiglia, il senso dell’umorismo, la normalità sorprendente di un ragazzo che ha vissuto il proprio tempo con autenticità radicale – il film di Luca Salmaso fa emergere una figura capace di abitare pienamente il proprio tempo, tra videogiochi, programmazione e Internet, scegliendo però una traiettoria spirituale radicale, orientata all’essenziale e all’invisibile. La storia del Giovane Santo si sviluppa infatti come un viaggio che attraversa la vita di Carlo fino al percorso di canonizzazione, restituendo un dialogo continuo tra vita terrena e dimensione del trascendente. Questo lavoro si inserisce in una rete viva di connessioni che continua a crescere attorno alla sua figura, dai pellegrinaggi ad Assisi alle comunità digitali in tutto il mondo, mostrando come il messaggio di Carlo superi i confini religiosi per parlare a generazioni diverse e culture lontane, toccando luoghi che spaziano dalla sua parrocchia di Milano a Cascia, La Verna, Lanciano, Fatima, Roma e tutti i paesi del mondo in cui le sue parole hanno trovato eco e accoglienza: luoghi che non sono semplici scenografie, ma strumenti narrativi attraverso cui entrare nel suo mondo spirituale.  Carlo Acutis. Il giovane santo  rappresenta un confronto aperto tra fede, tecnologia e ricerca di senso che tocca temi universali come identità, solitudine, materialismo e speranza. Ne nasce un film-evento che cerca di unire dimensione emotiva e sguardo contemporaneo, raccontando una santità possibile e vicina, capace di dialogare con il presente e di proporre un’idea di eredità spirituale che continua a vivere nel mondo.
Carlo Acutis. Il giovane santo  è prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e OUR FILMS, A Mediawan Company, con il Patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis e in collaborazione con la Fondazione Cariplo. “I Misteri della Fede di Nexo Studios” è distribuito in Italia in collaborazione con i media partner Avvenire, Famiglia Cristiana, Gruppo Editoriale San Paolo e con RTL 102.5 come Radio Ufficiale.
A completare il percorso sulle celebrazioni dedicate a Carlo Acutis, a fine settembre, in prima serata su Canale 5, arriverà Il mio nome è Carlo, film tv diretto da Giacomo Campiotti.  Il grande pubblico televisivo avrà così l’opportunità di conoscere, attraverso la fiction, la storia di un ragazzo straordinario, raccontata in 100 minuti attraverso tre momenti fondamentali della sua vita: a sei, undici e quindici anni. Protagonisti sono Samuele Carrino, nel ruolo di Carlo quindicenne, e Lucia Mascino, nei panni della mamma Antonia Salzano. La fiction, scritta da Giacomo Campiotti e Carlo Mazzotta, è stata girata tra Milano, la città dove Carlo è cresciuto, e Assisi, luogo profondamente legato alla sua spiritualità e oggi meta di pellegrinaggio. “Il mio nome è Carlo”, coproduzione RTI – Movie Magic International, sarà disponibile anche su Mediaset Infinity.
Avvenire

Dietro le quinte del film su Carlo Acutis: sul set con un santo

Dietro le quinte del film su Carlo Acutis: sul set con un santo

Sul bordo della piscina di Villa Menta, immersa nei boschi di castagni della Brianza, un ragazzo dai capelli neri, maglietta rossa e felpa blu avanza controluce. Per un istante il tempo sembra sospeso: pare davvero Carlo Acutis che torna incontro ai suoi amici. Poi lo sguardo si mette a fuoco ed è Samuele Carrino, sedici anni, protagonista della fiction Il mio nome è Carlo, che proprio in questi giorni ha concluso le riprese. “Avvenire” è stato sul set a Oggiono, a pochi minuti da Lecco, dove si respirano insieme concentrazione e una certa emozione: qui prende forma il racconto di un ragazzo che continua a parlare al presente.
Diretta da Giacomo Campiotti e scritta insieme a Carlo Mazzotta, la fiction – coproduzione RTI e Skipless Italia – ripercorre in cento minuti la vita breve ma intensissima di Carlo, morto a soli quindici anni per una leucemia fulminante e proclamato santo il 7 settembre 2025 in Piazza San Pietro. Dopo il primo ciak a Milano, città della sua crescita, e le riprese ad Assisi, cuore della sua spiritualità, il set brianzolo ospita gli ultimi momenti di lavorazione, immersi in un silenzio naturale che sembra favorire il raccoglimento.
Curiosamente, si girano proprio le scene iniziali: Carlo è con gli amici nella casa di campagna e li filma mentre raccontano come immaginano il loro futuro e come saranno nel 2026. Attorno a lui un piccolo gruppo di adolescenti: la ragazza un po’ superficiale (l’attrice Nicky Passarella), il bullo (Niccolò Festini), il compagno emarginato (Stefano Massari). Volti e fragilità che lo spettatore riconosce subito. Sarà proprio l’incontro con Carlo a cambiare il loro sguardo. Infine, la macchina da presa si ferma su di lui, che guarda dritto in camera e si presenta: un gesto semplice, quasi disarmante, che diventa invito diretto a chi guarda.
«Carlo è un grandissimo simbolo, una superstar internazionale – ci racconta Campiotti – ma la sfida più grande è stata mantenere la verità della sua santità, la sua bontà, la sua generosità, senza entrare in una dimensione mitica». Il regista, che ha firmato negli anni opere come Giuseppe Moscati con Beppe Fiorello, Bakhita, Preferisco il Paradiso con Gigi Proietti, Maria di Nazareth, Chiara Lubich, oltre a titoli amati dal grande pubblico come Braccialetti rossi e Bianca come il latte, rossa come il sangue, insiste: «Io cerco sempre di non avere paura quando entro in queste storie, ma di andarci dentro fino in fondo. Oggi c’è un grande bisogno di racconti che portino luce».
Il film si sviluppa attraverso tre età: il bambino di sei anni, già attento e sensibile; il ragazzo di undici, curioso e intelligente; e l’adolescente al primo anno di liceo, più consapevole. «Carlo scopre Gesù molto presto – spiega Campiotti – ed è lui a portarlo nella sua famiglia. Questo amore lo spinge a testimoniare, già da piccolo, insegnando il catechismo a modo suo, con una forza magnetica». E aggiunge: «La sfida era non farlo mai diventare un maestrino, ma mostrare un ragazzo che apre i cuori senza giudicare. La vera fede si vede dalla serenità, dalla felicità, e Carlo era un ragazzo felice».
Una santità fatta di quotidiano, di piccoli gesti. Carlo aiuta i poveri, presta attenzione agli altri, vive l’amicizia con autenticità. E usa anche la tecnologia, aspetto che lo rende particolarmente vicino ai giovani di oggi. «Era un adolescente normale – sottolinea il regista – che capisce le potenzialità del web. Non la demonizza, ma la usa per il bene. Questo è un messaggio fortissimo: la tecnologia va guidata dalla mente e dal cuore».
Campiotti allarga poi lo sguardo anche al sistema televisivo: «Mi chiedo come mai la Rai non faccia più fiction sui santi, visto che sono storie così potenti e necessarie. C’è un pubblico che le aspetta, che ha bisogno di esempi concreti. Raccontare figure come Carlo significa parlare a tutti, non solo ai credenti».
Un messaggio che arriva forte anche a Samuele Carrino, che adesso frequenta il terzo anno del liceo. «Quando mi hanno proposto il ruolo ho pensato subito a una grande responsabilità – racconta –. È una sfida importante, ma ci sto mettendo tutto me stesso, tutto il cuore». L’attore, già protagonista del film Il ragazzo dai pantaloni rosa (che ora porta anche in scena a teatro in versione musical) e impegnato fin da piccolo in ruoli intensi, si è preparato a lungo: «Ho visto tanti video di Carlo, proprio quelli girati da lui. Mi hanno fatto venire la pelle d’oca. Era un ragazzo semplice, ma con qualcosa di speciale».
La somiglianza fisica colpisce immediatamente, ma è l’adesione interiore a convincere. «Mi ha impressionato guardarmi allo specchio vestito così – confessa –. Ci assomiglio più del previsto». Ma soprattutto Carrino sottolinea l’attualità del messaggio: «Carlo è un santo diverso, è uno di noi. Usava i social per fare del bene. Oggi basta poco per ferire qualcuno online, lui invece ci insegna che si possono usare per aiutare, per comunicare in modo positivo».
Tra le scene più intense girate sul set, l’attore ricorda quella dell’ospedale: «Quando Carlo dice alla mamma che non uscirà da lì. È stato un momento molto toccante». Ma anche i gesti più semplici restano impressi: «La scena con il senzatetto, quasi senza parole, mi ha fatto riflettere molto. Bastavano gli sguardi per capire tutto».
Per Campiotti, il cuore del film sta proprio qui: «Io spero che lo spettatore viva un incontro. Il film non può raccontare tutto, ma può accendere un desiderio, una curiosità». E insiste: «La santità è molto più vicina di quello che pensiamo, non servono gesti eclatanti. Basta non arrendersi al male e scegliere il bene ogni giorno». Raccontare Carlo Acutis oggi significa parlare ai giovani, ma in quale chiave? «Questo film è dedicato ai miei figli e ai giovani, penso che ci sia un bisogno enorme di un personaggio così e penso che questo film possa portare molta luce e la chiave per me è stata appunto cercare di mantenermi alla verità. San Filippo Neri ha detto che un santo è un peccatore che non si arrende mai, quindi io penso che Carlo possa essere ispirante proprio nella sua capacità di trovare senso anche nella quotidianità».
Il progetto si inserisce nella linea produttiva voluta da Pier Silvio Berlusconi, orientata a raccontare storie positive attraverso una nuova serie di film tv. E quella di Carlo Acutis lo è in modo radicale. «È il santo giusto per questo tempo – osserva ancora il regista –. Lo vediamo dall’affetto enorme che riceve in tutto il mondo».
Un adolescente capace di parlare a tutti. «Se Carlo, a quindici anni, riusciva a fare così tanto bene – conclude Carrino – allora possiamo farlo anche noi. Se ciascuno facesse la sua parte, il mondo sarebbe davvero migliore. Personalmente ho imparato da lui che bisogna sempre cercare di fare del bene a chiunque, anche a persone che non conosciamo, soprattutto che ci sono tante persone con tante fragilità e quindi bisogna essere attenti ai social, a come si usano».
Il mio nome è Carlo, prossimamente su Canale 5, non è solo il racconto di una vita breve e intensa. È il tentativo di restituire il volto di un ragazzo normale e straordinario insieme. Uno che, ancora oggi, continua a interrogare e ad attrarre, indicando con semplicità una strada possibile.
Avvenire

Pier Silvio Berlusconi: «Mediaset produrrà un film tv su Carlo Acutis»

L’Ad rivela il progetto: «Colpito dall’intervista alla madre del santo a “Verissimo”. La scrittura è pronta, presto in produzione. Voglio più storie così»

Pier Silvio Berlusconi: «Mediaset produrrà un film tv su Carlo Acutis»

Avvenire

“Mediaset inizierà a produrre anche tv movie. Il primo sarà su Carlo Acutis, il ragazzo diventato santo”. L’Ad Mediaset Pier Silvio Berlusconi, butta là la notizia durante lo scambio di auguri natalizi con la stampa ieri sera nello studio 10 di Cologno Monzese, fra novità televisive annunciate, commenti politici ed economici e dati Auditel trionfali.
A latere della presentazione stampa, quindi chiediamo qualche anticipazione sul progetto Acutis a Pier Silvio Berlusconi che ad Avvenire rivela orgoglioso: “Indovinate chi ha avuto questa idea? Il sottoscritto. Silvia (Toffanin ndr.) aveva intervistato a Verissimo la mamma di Carlo Acutis e mi aveva raccontato tutto con grande passione. Sono rimasto colpito dalla storia eccezionale di questo ragazzo e ho pensato quindi di farne un film tv: la scrittura è già pronta, presto si passerà alla produzione. Sono questi i prodotti che voglio fare sempre di più, storie positive, giovani, portatrici di valori”.
Quindi oltre al film americano La via al reale di Tim Moriarty che ha spopolato negli Usa presto arriverà anche la produzione targata Mediaset sul 15enne proclamato santo da papa Leone XIV lo scorso 7 settembre.
A Berlusconi piacerebbe, ha spiegato, produrre sempre più fiction, che andrebbero a completare i successi dell’emittente che guarda all’Europa come MFE nonostante la “concorrenza terribile dei giganti del web Usa”.
Comunque Il 2025 è stato “un anno straordinario” per Mfe-Mediaset, “l’unica multinazionale italiana nel settore dei media”, che festeggia “la vittoria per il terzo anno consecutivo sulla Rai, con il 37.5% di share nelle 24 ore contro il 35.8%”, un sistema crossmediale “che raggiunge i 96,5 milioni di contatti” e batte anche le piattaforme, e la crescita internazionale, grazie alla conquista della tedesca Prosieben. Quanto basta a Berlusconi per guardare al futuro con la certezza che il gruppo “ha capacità, solidità e coraggio per competere a livello globale”.
Sul fronte del prodotto, il programma dei record è La Ruota della Fortuna condotta dal rassicurante Gerry Scotti, leader dell’access prime time con una media di 5,3 milioni di spettatori a dicembre: “Una scommessa diventata fenomeno” aggiunge Pier Silvio che ha visto la Ruota surclassare gli Affari tuoi di Rai 1, che l’Ad Mediaset aveva definito “un giochino vicino all’azzardo”. “Non critico Affari Tuoi, dice, ma “da cittadino, mi permetto di mettere in discussione il fatto che un gioco dove si regalano soldi solo in base alla fortuna occupi l’orario di massimo ascolto dell’ammiraglia di servizio pubblico”
Comunque la Ruota pigliatutto fa spostare pure Striscia la Notizia, che ha ceduto il passo dopo 37 anni: tornerà su Canale 5 “a gennaio, intorno al 20, in una nuova, prestigiosissima collocazione di prima serata” assicura l’Ad. Riportarla in access “sarebbe stato sbagliato, anche per la stessa Striscia, e Antonio Ricci ne è ben consapevole. Siamo molto fiduciosi”, aggiunge l’Ad.
Avanti tutta, dunque, con la Ruota, che potrebbe anche allungarsi e poi fare spazio poi “a due prodotti più brevi, una vera prima e seconda serata”, rivela Berlusconi, convinto che il modello dell’offerta tv “vada ripensato”. La sperimentazione potrebbe partire “con i Cesaroni, con una singola puntata da 50 minuti”. Intanto a gennaio in seconda serata su Canale 5 debuttano “Risiko con Federico Rampini e un nuovo programma di Bianca Berlinguer”. Novità anche in prima serata a fine gennaio con Paolo Bonolis, “con lo storico format francese Taratata” dedicato alla musica.
L’usato sicuro (e rinnovato) funziona insomma per il pubblico della tv generalista: dopo il ritorno positivo anche di Caduta Libera e del Milionario, non si esclude il recupero di un titolo storico come Ok, il prezzo è giusto! per cui Mediaset è in lizza con la Rai.
Sotto la lente, invece, i reality show, dopo i risultati deludenti del Grande Fratello, atteso in versione vip: “Decideremo entro la prossima settimana. Non che abbia trovato così criticabile l’edizione appena andata in onda, ma serve un’evoluzione profonda”, risponde. L’Isola dei Famosi, invece, “in primavera non ci sarà”.
In seguito al caso Warner-Netflix-Paramount, Mediaset aprirebbe le porte ad Amadeus nel caso in cui il conduttore lasciasse Discovery? Berlusconi fa capire di essere a posto: “Le porte sono sempre aperte per i professionisti, ma ne abbiamo tanti. Una squadra pazzesca, De Filippi, Bonolis, Scotti, Toffanin, Giusti, Papi, Blasi”, che potrebbe condurre degli speciali di Battiti Live, marchio di punta di Radio Norba, appena acquisita.
Berlusconi infine è particolarmente soddisfatto dell’informazione Mediaset. “Sono orgoglioso del lavoro dei nostri giornalisti, dei nostri tg e dei nostri prodotti. Per come vengono fatti e per quanto poco impegniamo rispetto alla Rai, c’è dell’incredibile”, aggiunge, rivelando quello che davvero invidia alla Ra, la TgR: “Mi piacerebbe fare un tg regionale e locale, l’informazione specializzata sul territorio ha grandissimo valore”.

Carlo Acutis: la santità di un ragazzo normale

di: Annamaria Braccini (a cura)
© Tony Antoniou

© Tony Antoniou

«Credo che per definire la santità di Carlo si debba ricorrere a quanto papa Francesco diceva a proposito della santità: “I santi della porta accanto”. Ricordo Carlo come il santo, l’alunno, il compagno del banco accanto».
Suor Monica Ceroni, insegnante di Carlo Acutis alle scuole medie presso l’Istituto Marcelline di piazza Tommaseo, non ha dubbi. Il futuro santo dei millennials era «un ragazzo normalissimo, solare che, come tutti, aveva alcune materie preferite e altre nelle quali faceva più fatica, non perché faticasse negli studi, ma perché semplicemente non erano quelle a lui più congeniali».

  • L’ora di religione era tra le sue preferite?

Sì. La sua valutazione in religione era sempre ottima, ma perché il suo modo di esprimersi e di partecipare alle lezioni aveva sempre un tratto particolare.

Tuttavia in lui non vi era nessuna ostentazione della fede. Quello che ricordo come un aspetto molto indicativo e che indico a mia volta ai giovani di oggi, era la sua capacità di stare con tutti i ragazzi della sua classe, coloro che percepiva come amici, come fratelli addirittura, e quelli che invece erano considerati i più umili e i meno considerati.

Carlo riusciva a far sì che tutti fossero importanti e accettati. Io trovo che questo sia un comportamento tipico del ragazzo cristiano, che non aveva bisogno di dire «così fa Gesù» per fare qualcosa. Il fatto è che Carlo aveva Gesù nel cuore. Penso che un santo questo deve fare.

Se ci immaginiamo un “santino” non troviamo Carlo, se invece andiamo a scoprirne i tratti che fanno di un ragazzo quindicenne un ragazzo capace di vivere l’esperienza cristiana, allora lo troviamo.

  • Le è accaduto spesso di ripensare a Carlo in questi quasi vent’anni dalla sua morte?

Certamente. Mi è capitato anche con altri ragazzi che sono già in cielo, con Consuelo, con un altro Carlo e naturalmente con Carlo Acutis.

Loro fanno parte di quei miei santi protettori che hanno protetto e continuano a proteggere questa scuola, i ragazzi che conosco, soprattutto quelli particolarmente in difficoltà.

Penso a quando sono arrivata in Brasile e ho trovato, nella nostra Università di San Paolo, un poster enorme a caratteri cubitali di Carlo, che era morto da soli 3 anni. La pastorale giovanile della nostra Università era già impostata su di lui.

Poi, anche in altre parti del mondo dove abbiamo delle scuole, Carlo è diventata la figura di riferimento per tutta la pastorale dell’anno. Come si potrebbe non tornare spesso a lui con la memoria?

L’eco di questo ragazzo, del suo modo di essere, quello che colpisce sempre della sua personalità – lo ripeto perché mi pare un carattere importante -, è che non ha mai avuto bisogno di ostentare la fede, ma Gesù è stato la sua bussola fissa nelle scelte quotidiane.

  • Nella sua vivacità, tornando ad allora con il ricordo, si percepiva la santità o, per lo meno, l’unicità di un alunno molto particolare?

Questa è una domanda che mette in gioco e alla prova noi educatori. Io non mi ero certo accorta di avere come alunno un santo, ma questo mi ha spinto a chiedermi se tra i banchi, oggi, ci possono essere i santi del Terzo millennio.

Carlo non era sicuramente il prototipo dell’alunno “perfettino” che tante volte, come docenti, noi desideriamo: quello attento, che fa tutti i compiti, che è ordinato, che ha sempre i libri con sé, che non arriva in ritardo, che non prende mai note.

Era il ragazzo che continuamente ti mette in discussione, per capirlo fino in fondo. Per noi educatori penso che possa essere uno stimolo importante. Ogni ragazzo è se stesso – un originale come diceva Carlo -, fatto a immagine di Dio e come Dio lo desidera.

È questo che noi dobbiamo andare a scoprire e far emergere. Lui era quello che teneva viva la dinamica bella dello stare insieme, laddove i giovani adesso mi paiono più cupi. Oggi ci sono in giro tanti ragazzi tristi e questo dice che la storia ci interpella anche attraverso i linguaggi.

Sono sicura che se Carlo fosse qui oggi, sarebbe già passato dalla rete al metaverso, con la capacità di essere pienamente un ragazzo di 15 anni che sa riempire la vita, la sua e quella degli altri.

  • Pubblicato sul sito della diocesi di Milano.
  • setimananews

Pellegrinaggio da Assisi a Roma per la canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis

Dal 6 al 7 settembre 2025 l’Azione Cattolica Diocesana promuove un pellegrinaggio da Assisi a Roma in occasione della canonizzazione di: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis.

La partenza è fissata a Reggio Emilia la mattina del 6 settembre, con arrivo ad Assisi verso le 10:30. Qui è prevista la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di San Francesco, seguita da una visita alla tomba del Beato Carlo Acutis, nel Santuario della Spogliazione. Dopo il pranzo al sacco, i pellegrini proseguiranno la visita della città di Assisi prima di raggiungere in serata l’hotel “Oasi dei Discepoli” a Orvieto Scalo, dove si concluderà la giornata.

La domenica mattina l’itinerario riprenderà con la prima colazione in hotel prima della partenza per Roma. Alle 10:00 l’autobus con i partecipanti arriverà al Terminal Gianicolo da dove si procederà a piedi verso piazza San Pietro per la Santa Messa di canonizzazione dei beati Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, un momento solenne che rappresenta il cuore spirituale del pellegrinaggio. Dopo un pranzo libero, i pellegrini faranno ritorno a casa.

L’iniziativa è aperta a tutti.

La Libertà

Cilento. Novi Velia, il Sacro Monte il santuario del cuore di Acutis

In questo luogo si recava pellegrino il futuro santo. In estate avviene la riapertura annuale della chiesa che si trova a 1700 metri di altezza
Il santuario del Sacro Monte di Novi Velia

Il santuario del Sacro Monte di Novi Velia – .

Avvenire

A 1705 metri di altezza lo sguardo si perde tra le Isole Eolie e Capri dalla parte del mare, dall’altra si è immersi nel verde della macchia mediterranea. Siamo sul Sacro Monte di Novi Velia (Salerno), dove un santuario richiama da secoli pellegrini da tre regioni.

Dalla Basilicata, Calabria e provincia di Salerno arrivano in estate, da soli o in compagnia, famiglie e parrocchie sulla cima del Gelbison.«Abbiamo scelto che il Sacro Monte fosse chiesa giubilare della diocesi di Vallo della Lucania e che, accompagnati della presenza di Maria, sia possibile riconciliarsi vivendo un’esperienza di silenzio e preghiera». Portando un mazzo di fiori il vescovo di Vallo della Lucania, Vincenzo Calvosa, ha accolto i fedeli nei giorni scorsi, quando il santuario si è riaperto dopo la chiusura annuale. In inverno, quando la neve imbianca la vetta del monte, le porte della chiesa sono chiuse, riaprono l’ultima domenica di maggio sino alla seconda domenica di ottobre, i mesi di Maria.

E quassù, per pregare e trovare aria fresca e leggera, arrivava con la mamma Carlo Acutis. Il ragazzo in vacanza nel Cilento, partiva da Centola, paesino originario dei nonni materni non lontano dal mare cristallino di Palinuro. Grazie agli anziani del paese aveva scoperto questo rifugio come di nido d’aquila che custodiva la chiesetta dedica a Maria, un’occasione unica per passeggiare tra castagni e faggi.

La storia del luogo di culto richiama avvenimenti di un passato incerto e di fede antica. La prima notizia sicura è del 1323, quando Tommaso Marzano, barone di Novi, acquista dal vescovo di Capaccio, Filippo Santomagno, il Santuario per donarlo ai celestini, monaci benedettini che aveva chiamato a Novi Velia all’inizio del secolo. Non è sbagliato pensare che già in precedenza, grazie al monachesimo italo greco, una cappella fosse frequentata dai pastori. Monaci eremiti, amante dei luoghi semplici e nascosti, i monaci avrebbero diffuso già dal Mille il culto mariano. Dai Celestini nel 1800 il santuario passa alla Chiesa diocesana che ne ha fatto il principale luogo di preghiera.

Alla riapertura di quest’anno i fedeli hanno avuto la sorpresa di vedere il restauro della statua. Il lavoro ha ripulito il simulacro in legno della Madonna con il Bambino tra le braccia, riportando i colori originari, scoperti sotto gli strati sovrapposti delle tempere. Adesso don Aniello Panzariello, don Walter Santomauro e don Antonio De Marco aspettano i pellegrini saliti anche a piedi, per accompagnarli nel cammino di speranza del Giubileo sulla vetta del Gelbison, tra la pace della natura e le canzoni dei pellegrini.

Intervista. Il film su Carlo Acutis che spopola negli Usa: «L’ho girato per i giovani»

Successo statunitense per la pellicola diretta da Tim Moriarty e disponibile sulla piattaforma streaming Credo. Il “santo di internet” insegna a rimanere connessi alla realtà
Un’immagine del film “Roadmap to Reality”: un gruppo di studenti statunitensi in viaggio verso Assisi e la tomba di Carlo Acutis

Un’immagine del film “Roadmap to Reality”: un gruppo di studenti statunitensi in viaggio verso Assisi e la tomba di Carlo Acutis – .

Avvenire

Con un lessico da spaghetti western si direbbe che Carlo Acutis, il beato milanese morto nel 2006 all’età di quindici anni per una leucemia fulminante, abbia conquistato l’America. Nell’ultimo anno, decine di migliaia di statunitensi, in oltre mille proiezioni in tutto il Paese, hanno ripercorso la sua vita nel film “Carlo Acutis: la via al reale”, diretto da Tim Moriarty e ora disponibile in tutto il mondo sulla nuova piattaforma Credo. Per 90 minuti la pellicola si muove lungo due binari narrativi: quello del beato, dipinto dalle testimonianze dei suoi amici, e quello di un gruppo di studenti statunitensi in viaggio verso Assisi, dove si trovano a pregare sulla tomba di Carlo Acutis. Il fil rouge tra i due piani, secondo il regista, sarebbe nelle domande che milioni di adolescenti ancora rivolgono al beato: «I giovani soffrono di dipendenza dalla tecnologia – racconta Moriarty ad Avvenire – spesso sono isolati, appiccicati ai loro schermi, da cui traggono un profondo disagio. Ma Carlo, il santo di internet, ci insegna a rimanere connessi alla realtà anche in un ambiente digitale che ci vuole intrappolare. Il film ha tentato di raccontare anche questo».

Tim Moriarty, non siamo abituati a vedere oltreoceano un’attenzione così diffusa per un adolescente italiano, che ancora deve essere proclamato santo. Lei si ricorda quando ha sentito parlare di Carlo Acutis per la prima volta?

Certo. Era il 2020 e lo stavano beatificando, ma ancora non sapevo molto di lui. Ne avevo sentito parlare su qualche notiziario cattolico: ho pensato che fosse una bella storia ma non mi sono soffermato sui dettagli. Le cose sono cambiate l’estate scorsa.

Cosa è successo?

Che ho incontrato la madre di Carlo. La signora Salzano stava facendo un vero e proprio tour negli Stati Uniti, quando si è fermata a Beaumont, in Texas, dove il vescovo David Leon Toups aveva intitolato una cappella ad Acutis. Fu la prima volta che la incontrai ma, più di quel che disse lei, mi stupì la platea: era piena di giovani che dicevano che Carlo fosse il loro santo preferito. Lo conoscevano tutti.

Quando è nata l’idea del film?

A dire il vero, non è mia. Un benefattore ce lo chiese in Texas, sempre l’estate scorsa, dopo aver visto un documentario che avevamo girato sull’Eucarestia. Anche quello ebbe un successo straordinario: il terzo documentario per incassi negli Stati Uniti. Fu una sorpresa, ma ci fece capire l’attenzione che c’è per questi temi. Insomma, questa persona, la stessa che costruì il campo estivo dove si trova la cappella intitolata a Carlo, ci chiese il film. E la madre di Acutis ci diede lo spunto per il tema.

Ovvero?

Quando le parlai, fu molto chiara sul fatto che Carlo fosse esperto di tecnologia e digitale, come è noto. Ma ci descrisse anche la sua moderazione nell’uso dei media digitali e la convinzione che potessero essere strumenti potenti, ma anche in grado di nascondere pericoli. È stata una prospettiva interessante per noi: ci siamo chiesti non tanto come girare una biografia, ma cosa avesse da dire la vita di Carlo ai giovani di oggi, che continuano a raccontarci di come soffrono per la dipendenza dalla tecnologia. C’è una frase di Gilbert Keith Chesterton che spiega bene la nostra sensazione: “Ogni generazione è convertita dal santo che più la contraddice”.

Presentando il film, ha parlato di “ferita collettiva” dei giovani. A cosa si riferisce?

Negli Usa uno studio ha dimostrato che circa il 42% dei giovani riferisce di provare persistenti sentimenti di depressione e disperazione. Questo significa che quasi la metà dei giovani sotto i 18 anni sta lottando con se stessa. Perciò, credo che la storia di Carlo abbia una eco che va oltre il pubblico cattolico: riusciva a resistere a molte delle pressioni del mondo esterno, che possono distorcere il nostro senso di realtà e finire per lasciarci in uno stato di tristezza o depressione. Molti hanno portato al cinema amici non cattolici, che hanno detto di essere stati toccati profondamente da questa storia che parla del nostro rapporto con la tecnologia. Non è un caso che il nuovo papa Leone XIV, americano anche lui, abbia subito iniziato a parlarne. Speriamo che riveli già a giugno la nuova data della canonizzazione.

Trova un legame tra i due?

Oggi, come ha detto il Pontefice, viviamo nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Che può essere una risorsa, ma anche una minaccia alla dignità umana. Carlo Acutis non l’ha vista nascere, ma aveva capito che la tecnologia, pur pericolosa, si può redimere tentando di sovvertire il modo con cui gioca con la nostra attenzione e ci distrae dalla realtà.

Assisi, musica e testimonianza di fede nel ricordo di Carlo Acutis

Lo spettacolo ad Assisi dedicato a Carlo Acutis

Questa sera alle ore 21, il Teatro Lyrick ospita il concerto in memoria del giovane che il prossimo 27 aprile, nell’ambito del Giubileo degli Adolescenti, sarà proclamato santo. Andrea Marco Ricci, organizzatore dello spettacolo: “La vita di Carlo lo dimostra, la santità non è esclusiva ma aperta a tutti”
Gianmarco Murroni e Damiano Caprio – Assisi

Musica, speranza, testimonianza di fede: sono le chiavi dell’evento che questa sera, 29 marzo, alle ore 21, riunirà al Teatro Lyrick di Assisi alcuni tra i più noti artisti della musica cristiana italiana per una serata dedicata al beato Carlo Acutis, il giovane, morto a soli 15 anni, che sarà proclamato Santo il 27 aprile, durante il Giubileo degli Adolescenti. L’appuntamento ha come obiettivo presentare il pensiero di Carlo sulla vita e sulla fede, il suo modo di viverla, la sua proposta di vita cristiana, attraverso le sue stesse parole, accompagnandole con brani musicali che possano rafforzarne il contenuto e allargarne l’orizzonte. Un’occasione per lasciarsi ispirare dalla storia di un giovane dei nostri tempi, che ci ricorda come la santità sia un cammino possibile per tutti.

L’esempio di Carlo
L’evento è organizzato da La Gloria Music e Associazione Logos Art, patrocinato dal Comune di Assisi e dalla Regione Umbria. Oltre al concerto, sarà possibile, oggi e domani, partecipare al programma di due giorni nato attorno all’evento, con momenti di catechesi, preghiera e riflessione in luoghi significativi. “Abbiamo voluto raccontare Carlo attraverso il suo pensiero, per capire il percorso che Dio ci propone per diventare santi. Per questo l’evento prende il nome di ‘Tutti i Santi’: la santità è una proposta, tutti possiamo diventarlo, se lo vogliamo”, spiega Andrea Marco Ricci, fondatore della casa discografica di musica cristiana La Gloria Music e organizzatore dello spettacolo. “Saranno con noi – dice – diversi artisti: Marco Mammoli, Debora Vezzani, i Kantiere Kairòs e Serena Lambertucci. A condurre la serata sarà Safiria Lecese, che racconterà anche alcuni aneddoti della vita di Carlo”. Il segreto della vita di Carlo Acutis, secondo Ricci, è che “guardare in alto porta alla felicità. Noi vogliamo confrontarci con questo esempio di fede per crescere e per imparare a essere migliori”.

Attira le folle
Tra gli artisti che si esibiranno sul palco del Teatro Litrick di Assisi c’è anche il cantautore Marco Mammoli che per l’occasione porta il suo brano ‘Non io ma Dio’, dedicato proprio alla figura di Carlo Acutis: “Le canzoni di questa serata sono nate imparando a conoscere Carlo. La sua è la storia di un ragazzo qualunque, semplice, ma nella sua semplicità ha trasmesso qualcosa di molto grande. Lui aveva capito l’importanza di Cristo nell’Eucaristia. Quando incontri Gesù e lo vivi la vita cambia. Così ho cercato di raccontare tutto quello che Carlo è”. Mamoli racconta anche l’incontro con la madre di Carlo: “Conoscendo la signora Antonia, ho avuto l’opportunità di capire ancora più a fondo la vita di questo ragazzo. Tutto il resto è venuto da sé: è difficile da spiegare, ma spontaneamente, dal cuore, è nata questa canzone”. L’artista si sofferma anche sull’importanza di Carlo Acutis come esempio per i giovani di oggi: “Il fatto che la figura di Carlo attiri folle, come sta facendo, ci indica che la santità è possibile per tutti, non è esclusiva. Lui l’ha fatto nella semplicità, dove ogni uomo è chiamato ad essere se stesso. Carlo è il santo dei nostri tempi che ci dimostra che la santità è per tutti”.

Vatican News

Il libro. Carlo Acutis e san Francesco d’Assisi, la “strana coppia” di giovani santi

Un volume dell’arcivescovo Sorrentino racconta come il Poverello, Chiara d’Assisi e il giovane milanese che verrà canonizzato il 27 aprile 2025 hanno vissuto una vita da “originali, non fotocopie”
L'immagine sulla copertina del libro dell'arcivescovo Domenico Sorrentino "Carlo Acutis sulle orme di Francesco e Chiara d'Assisi. Originali non fotocopie" (Edizioni Francescane Italiane)

L’immagine sulla copertina del libro dell’arcivescovo Domenico Sorrentino “Carlo Acutis sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi. Originali non fotocopie” (Edizioni Francescane Italiane) – .

da Avvenire

La santità di un gigante come san Francesco e quella di un millennial come il beato Carlo Acutis, la spogliazione del primo e quella del secondo, la prossimità del primo a confronto con quella di un giovane dei nostri tempi. Entrambi figli di genitori benestanti, entrambi innamorati del prossimo e di Dio. Così distanti nel tempo, così vicini nel vivere il Vangelo nel loro tempo. Con il nuovo libro Carlo Acutis sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi – Originali non fotocopie, pubblicato dalle Edizioni Francescane Italiane, il pastore delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, l’arcivescovo Domenico Sorrentino, confronta questi e molti altri aspetti.

Nel testo l’autore mette a fuoco la santità di Carlo Acutis alla luce del detto a lui caro: «Tutti nasciamo originali, tanti muoiono fotocopie». Quale l’originalità di Carlo se la sua vita è stata quella di un ragazzo “normale” del nostro tempo, appassionato della natura, dello sport, di internet? Il libro lo spiega. In esso inoltre il vescovo, che ha seguito passo dopo passo l’ascesa di Carlo agli onori degli altari, racconta dettagli inediti degli anni in cui il corpo del futuro santo è rimasto nel Cimitero di Assisi, quando è stato traslato – dopo il decreto sulle virtù eroiche – al Santuario della Spogliazione, fino alla beatificazione avvenuta nella Basilica Superiore di San Francesco e agli ultimi passi verso la canonizzazione, dopo la guarigione miracolosa di una giovane del Costa Rica con la quale l’autore è in dialogo.

«Questo libro – spiega Sorrentino – presenta ai giovani, e non solo, questo straordinario “team” di Francesco di Assisi e Carlo Acutis, che si è formato nello stesso luogo, a distanza di ottocento anni, e che sta cambiando il volto di Assisi con ondate di pellegrini che si aggiungono a quelle classiche di segno francescano, suscitando uno straordinario interesse in tutto il mondo. Un fenomeno che nessuno alcuni anni fa avrebbe potuto prevedere». Il segreto è proprio nei tanti aspetti che il vescovo di Assisi mette in luce, ricevendone il grazie del Pontefice con una nota autografa scritta sulla prima pagina bianca della bozza a lui presentata.