© Tony Antoniou
«Quest’anno ci siamo posti metaforicamente di fronte a uno specchio: abbiamo osservato ciò che siamo, abbiamo guardato la nostra immagine riflessa e poi ci siamo guardati dentro, abbiamo immaginato come potremmo e vorremmo diventare cercando di distinguere tra sogno, illusione e realtà. Abbiamo riflettuto sulla nostra identità digitale, quell’immagine di noi che mostriamo agli altri sui social: foto, video, commenti, la versione di noi che ci siamo costruita a nostro piacere, ma che spesso non corrisponde alla realtà. Davanti a questo specchio ci siamo interrogati su chi siamo davvero, su quali sono i nostri limiti, le nostre debolezze, quali sono i nostri valori e quale posto vorremmo occupare nel mondo» (Lia Gobbo).
«Cosa vuol dire dare un senso alla propria vita? Significa realizzare i propri sogni? Diventare chi si desidera? Forse significa solamente guardare al proprio vissuto costellato di limiti, errori, delusioni, fallimenti, aspirazioni, sogni, desideri, tentativi e miglioramenti; significa apprezzare ciò che si è fatto, ciò per cui si ha lottato e poi rivolgersi nuovamente pieni di speranza verso il futuro, volenterosi di raggiungere nuovi traguardi. Abbiamo capito che la costruzione dell’identità è una questione complessa, si tratta di un percorso in divenire che ci accompagnerà tutta la vita. Sono convinta che per costruire la propria identità sia fondamentale anche prendersi cura della propria Anima!» (Matilde Padovani).
«In questi tre anni di Formazione all’Opera per l’Educazione Cristiana ho maturato la consapevolezza che ci si conosce davvero solo attraverso l’incontro con l’altro. È proprio nel confronto con gli altri che la nostra identità prende forma, si chiarisce, si mette alla prova; confrontandoci abbiamo la possibilità di scoprire aspetti di noi stessi che da soli non avremmo mai riconosciuto: limiti da accettare, qualità da coltivare, paure da superare. La risposta alla domanda leopardiana “Ed io che sono?” diventa allora un percorso, un cammino che si costruisce giorno dopo giorno, soprattutto attraverso gli incontri significativi che facciamo» (Benedetta Grazioli).
Le testimonianze riportate rappresentano solo una parte del vissuto degli oltre cento adolescenti che hanno partecipato al 49° Corso di alta Formazione promosso dall’Opera per l’Educazione Cristiana di Brescia per l’anno scolastico 2025-2026. Un’esperienza che li ha invitati a “mettersi allo specchio”, a riflettere su sé stessi, sulla propria vita, sui propri bisogni, sogni e desideri.
Nel contesto della società contemporanea, caratterizzata da trasformazioni rapide e da una crescente incertezza, i giovani si trovano sempre più a costruire la propria identità senza punti di riferimento stabili.
Non si tratta unicamente di affrontare le sfide proprie dell’età adolescenziale, ma di farlo all’interno di un contesto sociale in cui i ruoli appaiono sempre più fluidi e nel quale, se, da un lato, le opportunità sembrano moltiplicarsi, dall’altro, le certezze tendono a dissolversi con estrema facilità. In un contesto così dinamico, ciò che resta essenziale è la qualità delle relazioni.
I giovani che abbiamo incontrato ci hanno chiesto espressamente di non essere lasciati soli nel proprio percorso di crescita, riconoscendo il bisogno di avere accanto figure adulte credibili, sia in ambito familiare che scolastico. Non basta la presenza di adulti, ciò che è emerso da questo Corso è che i giovani cercano autenticità, coerenza e capacità di accompagnamento.
Tradizionalmente, la costruzione dell’identità era sostenuta da percorsi relativamente chiari (famiglia, scuola, oratorio, lavoro); oggi, invece, appare come un processo aperto, mai concluso, esposto a continue revisioni, caratterizzato da una grande libertà, ma anche da un senso diffuso di precarietà.
In questo cambiamento i social media ricoprono un ruolo decisivo, essi rappresentano uno spazio di espressione e di crescita, ma anche un luogo di fragilità e di dipendenza. La differenza non sta solo nella possibilità del loro utilizzo, ma nel contesto educativo e relazionale in cui il giovane si trova. Senza punti di riferimento, i social rischiano di diventare il principale, e spesso distorto, specchio dell’identità, essi amplificano il bisogno di riconoscimento esponendo i giovani a confronti continui.
I giovani partecipanti al Corso di quest’anno si sono messi in discussione e hanno affrontato anche il delicato tema dell’identità di genere. Dagli approfondimenti è emerso come «lo sviluppo umano sia un processo integrato in cui genetica, epigenetica, ormoni e ambiente cooperano. Corpo e psiche si co-strutturano lungo l’embriogenesi, l’infanzia, l’adolescenza e la vita adulta, configurando una dinamica sistemica che coinvolge dimensioni biologiche, psicologiche e sociali» (A. Carrara).
Di fatto, cresce sempre più il numero di adolescenti che rifiutano le tradizionali categorie di “maschile” e “femminile” e preferiscono adottare identità fluide in cui l’espressione di sé non è limitata al sesso biologico. La neutralità di genere tra i giovani mira principalmente a superare stereotipi e disparità, promuovendo un linguaggio inclusivo e di pari opportunità, ma, paradossalmente, la cancellazione delle differenze di genere per difendere le differenze non è una liberazione, non è difesa delle differenze o un riparo dalla discriminazione, ma, al contrario, diviene la forma di discriminazione più grande perché nessun essere umano può essere neutro. «L’essere umano non è neutro, solo le macchine lo sono, l’essere umano viene sempre in qualche modo qualificato ed è unico e irripetibile. La vera liberazione si ha con la valorizzazione delle differenze in relazione» (C. Giaccardi).
L’identità di genere nasce dall’incontro delle differenze e si costruisce concretamente nella relazione con gli altri, in un movimento di apertura e di scoperta che si chiama libertà, nella gratitudine per quanto ricevuto, nella relazionalità del legame, nella consapevolezza che, anche se non si potrà mai essere liberi dai condizionamenti culturali, si potrà avere la capacità di non esserne completamente succubi.
Al processo di costruzione dell’identità personale contribuiscono indubbiamente fattori diversi: esiste un patrimonio familiare, ereditario, genetico, di doti, capacità, attitudini e disposizioni, determinanti sono i condizionamenti esterni, tuttavia la definizione dell’identità dipende anche dalla propria capacità introspettiva e di autocoscienza intesa come «appropriazione personale», da quel processo definito di «individuazione» (cf. C.G. Jung), percorso fondamentale di autorealizzazione e crescita personale, che consiste nel diventare la versione più autentica di sé stessi.
La Fondazione Opera per l’Educazione Cristiana di Brescia, costituita nel 1977 con lo scopo statutario di «contribuire alla diffusione della fede cristiana nel campo della cultura, dell’educazione e dell’istruzione» (art. 2 dello Statuto), promuove annualmente attività culturali ed educative rivolte alle giovani generazioni.
In particolare, viene promosso un articolato Programma di Studio e Alta Formazione rivolto agli studenti del triennio degli Istituti secondari superiori di Brescia e Provincia. Un percorso formativo che si sviluppa in giornate seminariali di studio; lezioni magistrali; incontri con studiosi, docenti universitari ed esperti; attività laboratoriali interdisciplinari; momenti di dialogo, condivisione, confronto e ricerca. I temi affrontati riguardano questioni di attualità e interesse giovanile. Ogni anno partecipano numerosi studenti, desiderosi di confrontarsi e riflettere su questioni cruciali e impegnative.
La frequenza a tutti gli incontri e il superamento di una prova finale (redazione di un saggio critico sulle tematiche trattate) consentono di accedere a un Bando premi-ricerca con l’assegnazione di borse di studio destinate agli studenti più meritevoli.
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