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“L’ultima tentazione di Cristo”, Scorsese: film nato dall’amore e dal senso di stupore

L'Ultima Tentazione di Cristo dopo 35 anni rimane un film scomodo

Il videomessaggio del regista Martin Scorsese sulla sua opera di 38 anni fa, inviato in occasione di un omaggio a lui dedicato alla Milanesiana, ieri 25 giugno, all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano
Ieri, 25 giugno, all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano la Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, ha dedicato un omaggio a Martin Scorsese. Nel corso della serata sono intervenuti padre Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, e il regista, sceneggiatore e critico, Pierluigi Di Pasquale, in un dialogo, moderato da Giulio Sangiorgio, dedicato all’opera del regista statunitense. Nel corso della serata, introdotta da un prologo di Maria Sole Sanasi è stato trasmesso un videomessaggio di Scorsese, che riportiamo tradotto. Il testo di Spadaro è invece una riflessione scritta per L’Osservatore Romano.

di Martin Scorsese – Vatican News

Quando penso oggi a L’ultima tentazione di Cristo, lo sento naturalmente come qualcosa a sé, distinto dagli altri miei film. È un film a parte, eppure mi è particolarmente caro. Perché? Perché ogni volta che si affronta Gesù come personaggio, in modo diretto, ci si imbatte in un mistero. È terra di mistero, e resterà sempre una regione inesplorata. Resterà sempre, credo, una domanda. E la domanda è: che cos’è la vita di Gesù? Di lì, naturalmente, se ne dischiudono altre. Quali sono gli eventi narrati nei Vangeli? Fino a che punto la sua storia, così come la comprendiamo, è racconto? Fino a che punto Gesù fu uomo? Fu uomo, e fino a che punto fu divino? Pienamente uomo e pienamente divino. È stata proprio questa domanda il cuore del mio approccio.

Era esattamente questo a entusiasmarmi nel romanzo di Kazantzakis, la prima volta che lo lessi. Pienamente uomo, pienamente divino. E l’ultima tentazione consisteva semplicemente nel condurre una vita normale. Perché una vita normale, nella maggior parte dei casi, è cosa assai benedetta. Dico «approccio», ma forse la parola più giusta sarebbe «tentativo»: è ciò che facciamo tutti, in fondo, quando proviamo a raffigurare Gesù — in un romanzo o in una poesia, in una pagina di musica, in un dipinto o in un film.

Quando finalmente riuscii a portare a compimento il film, speravo che qualcuno gli si aprisse e lo accogliesse come un tentativo nato da un amore profondissimo e da quel senso di stupore che mi accompagna fin dalla prima giovinezza. Un tentativo di avviare un dialogo su Gesù: un dialogo serio, un dialogo buono, capace di ripensarlo e di riportarlo nei nostri cuori, nelle nostre vite, nelle nostre anime, nel presente. Il quadro di Gesù appeso alla parete, con cui non avevamo alcun legame. E invece divenne una grande controversia.

Non potete immaginare quanto abbia significato per me essere accolto con calore da Papa Francesco, essere ricevuto in Vaticano, e trovare un amico sincero in padre Antonio Spadaro. Per questo mi rallegra profondamente sapere che questa proiezione ha luogo, e mi dispiace davvero di non poter essere con voi di persona. Desidero ringraziare Pierluigi Di Pasquale per lo splendido libro che ha dedicato a questo film, e padre Spadaro per la sua fedele amicizia. E vorrei ringraziare tutti voi per essere venuti, questa sera, a vederlo.

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