Sul treno del documentario “Hora”, un veicolo per tramandare principi e tradizioni arbëreshë

Hora Storia Arbereshe Film

A Milano arriva “HORA – Una Storia Arbëreshë” di Maria Alba e Graziana Saccente. Il documentario sugli Arbëreshë prodotto da Stefano Benni sarà presentato durante la rassegna Sguardi Altrove Film Festival, il 17 giugno alle ore 18 al Teatro Franco Parenti. 

Lunedì 17 giugno alle ore 18,00 al Teatro Franco Parenti di Milano, il cortometraggio “HORA – Una Storia Arbëreshë”, delle registe Maria Alba e Graziana Saccente, prodotto da Stefano Benni, parteciperà alla rassegna internazionale Sguardi Altrove Film Festival.

La proiezione sarà preceduta da una introduzione con la presenza di una delle autrici, Maria Alba. Il cortometraggio tratta la questione dell’identità italo-albanese, che è estremamente complessa e non completamente risolta e accettata.

Hora Storia Arbereshe Milano 17 Giugno

Fino al secolo scorso le comunità arbëreshë custodivano ancora dei tratti distintivi che le caratterizzavano rispetto ad altre realtà del Meridione, ma negli ultimi sessant’anni molto è andato perduto: le parole contaminate, la ritualità cambiata, i luoghi dimenticati.

Nonostante questo, gli Arbëreshë rappresentano ancora oggi il più grande esempio di interculturalità in Italia. Attraverso l’esperienza diretta e le riflessioni della protagonista, il documentario offre un punto di vista più autentico e personale sull’evoluzione attuale di questa minoranza etnico-linguistica, presente in Italia da almeno settecento anni. Anastasia è nata a San Nicola dell’Alto, un piccolo paese calabrese di origine arbëreshë dove ha trascorso la sua adolescenza, ma vive a Bologna da quindici anni.

Ogni estate affronta il suo lungo viaggio in treno per tornare a casa, attraversando l’Italia da nord a sud, tra cambi, coincidenze e conversazioni, quasi come un rituale sacro verso la propria terra. Questa volta però Anastasia decide di condividere il viaggio con un’amica; inizia così un’avventura che la porterà ad aprire la sua interiorità e a riscoprire quel mosaico di culture che la contraddistingue.

Ma cosa significa “Hora”?

«È una parola arbëreshë che ha molti significati e che in italiano non trova una traduzione univoca» – spiegano le autrici – «in arbëreshë, “Hora’” significa “Paese”, ma simbolicamente rappresenta anche il legame con la propria comunità.

Infatti la protagonista dice in arbëreshë: “Hora è comunità, è senso di appartenenza, è gjitonia (il vicinato), è il bar sotto casa, è famiglia”».

«Il lungo viaggio in treno da Nord a Sud di due amiche d’infanzia è una metafora nel tempo per rivivere in chiave moderna quella condizione di emigrante, ripercorrere il cammino verso le origini e confrontarsi nuovamente con la propria storia» – dichiarano le registe – «Ciò che abbiamo cercato di dire con questo documentario è che la cultura arbëreshë bisogna viverla, conoscerla e trasmetterla per far sì che non venga dimenticata».

L’intervista

Salve Maria Alba e Graziana, benvenute su ALBANIA NEWS. Un tentativo generoso quello da parte delle autrici e di tutto il vostro team, di portare un documentario – versione cortometraggio “Hora”- rappresentativo di un mondo così ricco e complesso come quello Arbëreshë. A cosa è dovuto, forse più che l’iniziativa stessa di realizzare quest’opera, il coraggio per la sua proiezione in modo conciso, ma efficace, peculiare del format “cortometraggio”?

La scelta del format cortometraggio è legata sia a ragioni di produzione, sia al fatto che in fase di montaggio abbiamo deciso di tagliare alcune scene a nostro parere ridondanti, per cercare di ottenere un racconto che condensasse le emozioni, rifuggendo da retorica e stereotipi. Questo permette alla narrazione di essere più diretta e incisiva e riesce a trasmettere “il tempo del viaggio” con più efficacia.

Un regista e sceneggiatore francese, François Truffaut, diceva che “Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell’infanzia”. A quest’ottica, riportare il passato e l’infanzia di una determinata generazione di voi Arbëreshë nel cortometraggio, quanto interesse suscita ciò nelle generazioni odierne dei giovani, dei vostri nipoti? Quanto, loro preservano la lingua e le tradizioni dei loro avi?

La questione dell’identità italo-albanese è estremamente complessa e non completamente risolta e accettata. Nel tempo la comunità arbëreshë si è riformata, attraverso un processo di cambiamento molto profondo, ancora in atto, che sta portando ad una nuova forma d’identità. 

Bisogna fare attenzione a non ridurre la cultura Arbëreshë ad uno stereotipo unicamente legato al folklore visto che ad oggi quello che resta è più giusto definirlo con un “sentimento”. Ciò che abbiamo cercato di dire con questo documentario è che la cultura arbëreshë bisogna viverla, conoscerla e trasmetterla per far sì che non venga dimenticata, anche dalle generazioni future.

La scelta di portare la macchina da presa su di un treno: La metafora del movimento, del treno e del viaggio continuo, dello spostamento e dell’emigrazione in sé, quanto credete abbia inciso nella fluida riuscita della vostra intenzione per arrivare al pubblico ed a prevalere sulla realizzazione del documentario a terra ferma?

“Donne e Arbëria”. Un film fatto da donne, raccontato da donne. Il ruolo della donna nella tradizione etnologica della società arbëreshe è fondamentale e ancora per una volta, anche l’iniziativa sperimentale di farne dei film sul vostro microcosmo, arriva proprio dalle donne. Io mi sono spesso chiesta di un dettaglio: “Come mai, del mondo Arbëreshë, quanto ai loro costumi tradizionali, noi conosciamo solo abiti delle donne, tra l’altro, dei veri capolavori”? Non è anche questo un ulteriore indicatore del focus arbëresh sull’importanza del mondo femminile?

Si, lo è, infatti il ruolo della donna, sia all’interno della famiglia che della stessa società arbëreshë è sempre stato determinante per la trasmissione dei valori e della lingua. Noi le abbiamo viste come le ‘custodi’ della cultura ed è per questo che abbiamo scelto simbolicamente di far parlare proprio una donna.

L’interculturalità per eccellenza che caratterizza gli Arbëreshë come minoranza in Italia, come vede oggi i continui viaggi e rotte di migranti verso il Bel Paese? Qual è la vera Italia che rappresenta anche gli Arbëreshë sotto l’aspetto dell’accoglienza e del rispetto della convivenza pacifica multiculturale?

Rispondiamo a questa interessante domanda citando la Professoressa Entela Cukani, docente di Diritto delle Minoranze presso l’Università del Salento, che analizzando il nostro documentario ha dichiarato: “Forse, spetta a noi studiosi rivolgere l’attenzione degli studi e delle analisi verso un eccellente laboratorio che nei secoli prova in maniera palese che unità e pluralità possono convivere in maniera pacifica. È proprio con HORA, che negli anni che verranno ci troveremo tutti – cittadini, studiosi, politici – a doverci misurare. Ecco allora, che nelle sfide imposte dall’odierno pluralismo delle identità, HORA rappresenta una ricchezza nata, sviluppata in Italia”.

Aspettative per questo documentario: Senza spoilerare più del dovuto, avete ricevuto più consensi o disapprovazioni in merito? Progetti futuri?

Durante la prima fase del nostro tour italiano ci siamo rese conto che il pubblico ha percepito questo progetto anche come un’occasione per scoprire un pezzo di storia d’Italia (non solo quella arbëreshë) e molti si sono identificati nelle riflessioni della nostra protagonista.

Sicuramente non ci aspettavamo tutto questo interesse, questo ci dà l’energia per continuare e pensare a progetti futuri. Da donne meridionali e scaramantiche preferiamo non anticiparvi troppo, ma sicuramente continueremo con la nostra ricerca.

"Hora, una storia arbëreshë" Katundi

*Comunicazione:

Lunedì 17 giugno saremo a Milano, al Teatro Franco Parenti, per la rassegna internazionale
dedicata al cinema femminile “Sguardi Altrove Film Festival“

Poi, il 30 giugno saremo in concorso al Sardinia Film Festival

Info e contatti:


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