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Ma alla fine, perché lo fai? Quando in parrocchia dilaga la lamentela…così lontana dal Vangelo

di Francesca Lozito | vinonuovo.it
Viene da chiederselo quando in parrocchia dilaga la lamentela. Bipartisan, perché non risparmia nessuno, ma anche così lontana dal Vangelo
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Mi è capitato in questi giorni di arrabbiarmi molto per lavoro con una signora che lamentava di non aver avuto lo spazio che pretendeva per una iniziativa di vacanza famiglie per cui ho scritto un articolo su uno dei giornali con cui collaboro.

Credo che mi sia capitato una sola volta nella mia vita di essermi arrabbiata così tanto sul lavoro e per una motivazione di certo più seria di questa.

L’episodio mi ha fatto tornare a riflettere su un tema di cui mi è capitato già di scrivere qui su Vino Nuovo, magari in forma di racconto. Ma questa volta non lo uso vorrei essere davvero molto chiara.

Ne scrivo dichiarando preliminarmente di non avere più conflitti di interessi sul tema “vita delle parrocchie”. Da alcuni mesi ho infatti scelto di uscire dal consiglio pastorale (ne avevo scritto ai tempi dell’entrata). Per una ragione: sono venute meno per me le due condizioni fondamentali, gratuità e libertà. Io non posso pensare di prendere un impegno del genere per poi non esserci perché sono impegnata con impegni di lavoro che mi hanno cambiato i ritmi di vita. Quindi, largo a chi può essere più attivo e partecipe di me. Ce n’è davvero bisogno.

Dicevo di questa telefonata, dunque, che mi ha risvegliato alcune considerazioni generali non riguardanti di certo questo caso in particolare. Provo a riassumerle.

1. Perché lo fai?

Si organizza una iniziativa, in questo caso una vacanza. Perché? Prima di essere colti dall’ansia del numero di partecipanti si dovrebbe pensare a qual è l’obiettivo. Per questa e per tante altre simili. Alle volte, non neghiamolo, dietro una vacanza, una cena, un happy hour – sì succede anche questo! – si cela l’incapacità di vivere questi momenti “nel mondo”, e ci si richiude nelle sicurezze di un circolo chiuso come la parrocchia. Se le porti fuori dal recinto le persone che vivono solo lì sono come marziani. Si sentono spaesati, non sono abituati. Provateci. E pensate, invece, come sarebbe importante educare sé stessi all’armonia di una vita pienamente equilibrata tra i bisogni spirituali e quelli sociali.

2. Il mondo gira tutto intorno a me

Sì, evviva l’autoreferenzialità. Conto solo io. Nel mio recinto dorato dove io faccio tutte le cose migliori del mondo. Le faccio da sempre e nessuno è mai venuto a obiettarmi qualcosa in merito. Magari lo pensano tutti che il mio atteggiamento esclusivo non faccia comunità, ma nessuno è mai venuto a dirmelo. Che brutta cosa, quest’ultima. Dovrebbe abitare la schiettezza in una comunità parrocchiale e invece spessissimo non si dice nulla. Per non perdere nessuno, che già son pochi. Ecco qui che torna la questione dei numeri, che ansia! Ma può capitare che per tener dentro quelli che servono – anche qui il ragionamento è terribile – tanti rimangono sulla soglia. O se ne vanno. Consiglio di lettura: le omelie di Santa Marta dei primi tre mesi di Papa Francesco. Se le si legge bene si comprende che questa impostazione non regge.

3. Ci vuole coraggio ma è l’unico modo per salvarsi

Tutti si lamentano. Io quando parlo con le persone attualmente impegnate nelle comunità parrocchiali sento solo lamentele. Preti, laici e religiose.

Persone che stanno male, che non vivono con serenità. Che hanno sempre qualcosa da dire. Che sanno sempre dove sta il giusto e dove l’errore. Un atteggiamento “tritacarne” in cui non mancano giudizi pesanti. Bipartisan, naturalmente, nessuno risparmia nessuno. Chi non ha ragione fa male, chi ha ragione si lamenta ma non ha il coraggio di parlare. Chi vuole tenere la posizione per non perdere i privilegi lascia che tutto scorra e non fa nulla. Chi è debole soffre. Una logica buonista che sfocia nell’ipocrisia e l’ipocrisia – è sempre Papa Francesco a dirlo – nella Chiesa non va bene. Non va bene. Alle volte ho quasi l’impressione che ci sia un sottile piacere da parte dei soggetti coinvolti nel ripetere la lamentela all’infinito. Provate a fare un esperimento. Riascoltate i loro pareri a un anno di distanza. Saranno gli stessi esattamente sulle stesse questioni. Non si muove nulla.

A conclusione di questo tentativo di riflessione che non ha la pretesa di essere esaustivo a me rimane una perplessità. Che è quella piu’ importante, altrimenti non stiamo parlando neanche di una ong “pietosa”.

Dove sta in tutto questo il Vangelo? Come cavolo fa ad entrare?