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Il dolore e la fede: conferenza di don Giovanni Nicolini al Museo Diocesano domenica 25 aprile

E il dolore interroga la fede; la provoca alla ricerca di risposte che diano un senso al dolore e alla stessa morte. La riflessione cristiana ha provato a dare un senso al dolore alla luce del dolore del Cristo. In questa scia si porrà anche don Giovanni Nicolini, presbitero dell’arcidiocesi di Bologna, che il 25 aprile, alle ore 17, presso il salone delle conferenze del Museo Diocesano di Reggio Emilia, condividerà le sue riflessioni sviluppando il parallelismo tra il dolore del parto materno e il dolore della croce. Sulla croce, infatti, viene inaugurato il volto nuovo della storia, non più dominata dal potere di dare la morte, secondo la logica di Caino, ma animata dalla logica del potere di dare la vita. La conferenza di don Nicolini si pone nell’ambito delle iniziative collaterali alla mostra fotografica Stabat Mater allestita presso il Museo Diocesano nell’ambito della Settimana della Fotografia Europea. Carlo Vannini, noto e apprezzato fotografo reggiano, interpreta attraverso l’obiettivo il dolore delle figure in terracotta del Compianto quattrocentesco presente nella chiesa di S. Giovannino in città. Mentre la luce sapientemente calibrata sembra “riscolpire” i volti e le mani dei personaggi sottolineando le smorfie di dolore incontenibile, il visitatore può accostarsi ad un’opera poco nota, ma meritevole di nuovo interesse. Il Compianto reggiano era originariamente nella cappella del Sepolcro della chiesa di San Francesco e apparteneva alla Compagnia dei Battuti, costituitasi nel 1321. A Reggio Emilia i confratelli erano noti per essere veri e propri registi delle cerimonie del Venerdì Santo, forse proprio a partire dalla data di fondazione della cappella contenente il Compianto (1480). Nel 1807, a seguito delle soppressioni napoleoniche, la Confraternita viene dispersa e il Compianto passa alla chiesa di San Giorgio pervenendo alla fine del XIX secolo nella attuale sede in S. Giovannino. Il gruppo è costituito da sette statue poste attorno al Cristo morto, ma il tutto è anomalo: manca infatti la statua della Maddalena, mentre l’evangelista Giovanni vi compare 2 volte. Il Cristo morto non è coerente con l’insieme essendo stata la scultura acquistata sul mercato antiquario negli anni ’50 del secolo scorso. L’opera è stata recentemente ascritta a Michele di Nicolò di Dino detto “Michele da Firenze” (1403-1457 ca.), girovago plasticatore formatosi nella bottega del Ghiberti a fianco di Donatello, autore tra 1440 e 1441 dell’altare delle statuine per il Duomo di Modena. Il Compianto di Reggio Emilia risultato, secondo ultimi studi, dell’assemblaggio di gruppi diversi commissionati dall’antica confraternita reggiana che ancora oggi ne è proprietaria, appare oggi uno dei più problematici tra i molti conservati in Emilia, a causa anche delle pessime condizioni conservative. Le pesanti reintegrazioni e la grossolana ridipintura, già negativamente evidenziata da Adolfo Venturi agli inizi del Novecento, ne rendono infatti complessa una corretta lettura. Tutte le figure, comunque, sembrano successive alla metà del secolo e opera di almeno due differenti plasticatori, l’uno cronologicamente prossimo agli esordi di Guido Mazzoni, l’altro probabilmente da questi suggestionato
(fonte: web diocesi)