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Concerto primo maggio 2026: cantanti, scaletta, diretta tv e orari

Il grande palco in piazza San Giovanni in Laterano è pronto, gli artisti anche, i conduttori sono stati annunciati e ragazzi e ragazze di Roma e non solo si stanno preparando a vivere l’ennesimo – o il primo – Concerto del Primo Maggio nella Capitale. L’evento, promosso come di consueto da CGIL, CISL e UIL e organizzato da iCompany, torna per celebrare la Festa dei Lavoratori con una maratona di musica, impegno e spettacolo.

Il tema del Concerto del Primo Maggio 2026
“Lavoro dignitoso: contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale”. È lo slogan scelto dai Sindacati per questo Primo Maggio. Un appello forte a rimettere al centro il protagonismo del lavoro stabile, ben retribuito, contrattualizzato come leva essenziale di giustizia sociale e per governare in modo equo i cambiamenti in atto, generando coesione e crescita.

I conduttori del Primo Maggio
Il Concerto del Primo Maggio 2026 sarà presentato da Arisa, BigMama e Pierpaolo Spollon. Dopo aver emozionato il pubblico lo scorso anno con la sua esibizione, Arisa, tra le voci più importanti del panorama musicale italiano, capace di reinterpretare il concetto stesso di musica e di spettacolo e di parlare a intere generazioni colorando di nuove sfumature il suo mondo artistico, torna sul palco del Concertone nell’inedita veste di presentatrice. BigMama si conferma per il terzo anno come presentatrice della giornata portando con sé la consueta energia contagiosa e la capacità di lanciare messaggi che fanno riflettere. Volto noto al grande pubblico grazie soprattutto alla serialità televisiva, Pierpaolo Spollon, è pronto a farsi conoscere in una nuova veste.

Anche quest’anno il Concertone, con la direzione artistica di Massimo Bonelli, mette al centro le performance, rigorosamente live, come strumento di racconto, rappresentando una festa e un momento di riflessione per immaginare il domani attraverso le voci di chi, con la propria musica, lo sta già costruendo. “Il domani è ancora nostro” è infatti il focus scelto dalla direzione artistica per dare voce alla contemporaneità attraverso la musica con un cast ampio e trasversale, capace di rappresentare sensibilità e percorsi artistici differenti, mettendo insieme nomi affermati e nuove voci della scena musicale italiana che guardano a un futuro pieno di possibilità.

Tutti gli artisti del Concertone
Sarà un mosaico sonoro e generazionale quello protagonista sul palco del Primo Maggio. Ad esibirsi live saranno artisti di ieri e di oggi, tutti con un’identità riconoscibile e coerente, con attenzione ai linguaggi del presente e la capacità di intercettare i temi più urgenti della società contemporanea.

Gli artisti del Concerto del Primo Maggio 2026, in ordine alfabetico, sono: Angelica Bove, Bambole Di Pezza, Birthh, Casadilego, Chiello, Dardust con Davide Rossi, Delia, Ditonellapiaga, Dolcenera, Dutch Nazari, Eddie Brock, Emma, Emma Nolde, Ermal Meta, Frah Quintale, Francamente, Francesca Michielin, Fulminacci, Geolier, I Ministri, Irama, La Niña, Lea Gavino, Levante, Litfiba, Madame, Maria Antonietta e Colombre, Mobrici, Niccolò Fabi, Nico Arezzo, Okgiorgio, Orchestra Popolare La Notte Della Taranta, Paolo Belli, Pinguini Tattici Nucleari, Primogenito, Riccardo Cocciante, Rob, Rocco Hunt, Roshelle, Santamarea, Sayf, Senza Cri, Serena Brancale, Silvia Salemi, Sissi.

L’opening, dalle ore 13, è affidato a Henna, Jeson, Lil Jolie, Svegliaginevra, Tigri da Soggiorno, Wepro. A loro si aggiungono le 3 vincitrici del contest di iCompany dedicato ai progetti emergenti 1MNEXT: Bambina, Cainero e Cristiana Verardo.

Il concerto in tv e in radio
L’evento sarà come sempre a libero accesso e sarà trasmesso in diretta su Rai 3, Rai Radio 2, Rainews.it e in onda su RaiPlay e Rai Italia. Su Rai 3 la diretta del day time comincia alle ore 15.15 e si conclude alle ore 19. Il prime time comincia alle 20 e si conclude alle 00.15.

Il Concerto verrà anche trasmesso integralmente in streaming sul sito web www.rainews.rai.it.

Il Giornale Radio Rai seguirà come sempre il Primo Maggio sia nella parte musicale che negli appuntamenti sindacali, con servizi e collegamenti nelle varie edizioni del GR, ma anche nei programmi di Rai Radio 1 per tutto l’arco della giornata, con l’inviata Marcella Sullo.

Sulla piattaforma RaiPlay il Concertone sarà integralmente visibile in diretta. Inoltre, le clip di tutte le esibizioni musicali, dei momenti più emozionanti e delle interviste realizzate nel backstage, saranno pubblicate in tempo reale.

Su RaiPlay Sound, oltre alla diretta radiofonica, sarà possibile riascoltare il Concertone on demand. Sulla piattaforma radio, inoltre, saranno presenti tantissimi contenuti Original e documentari a tema.

I canali social di Rai 3 e RaiPlay, invece, seguiranno l’evento con foto e video esclusivi per tutta la giornata.

Rai Radio2 si conferma radio ufficiale del Concertone, accompagnando l’evento con una programmazione articolata in più momenti. Si parte dalle 14.30 alle 16.30 con il commento di Diletta Parlangeli e Vittorio Pettinato; dalle 16.30 alle 19.35 la conduzione passa a Manila Nazzaro e Julian Borghesan; mentre dalle 19.00 alle 19.35 è previsto il DJ set di Ema Stokholma, trasmesso in esclusiva su Radio2. Dopo il GR 2 delle 19.35, dalle 19.48 alle 00.15, la serata prosegue con il commento di Nicol Angelozzi e Gino Castaldo. Lo studio di Rai Radio 2, realizzato in collaborazione con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, sarà allestito in una postazione esclusiva nel backstage di Piazza San Giovanni. La sinergia tra Rai Radio2 e SIAE si estende anche alla realizzazione di contenuti digital esclusivi per raccontare il Concertone dal palco e dietro le quinte.

Anche quest’anno il “Concerto del Primo Maggio” sarà veramente per tutti grazie a Rai Pubblica Utilità: per tutta la durata del Concerto, sulla pagina 777 di Televideo, saranno disponibili i sottotitoli realizzati in diretta dallo studio di Saxa Rubra; a partire dalle 20 l’audiodescrizione – attivabile sul canale audio dedicato – ed in streaming su RaiPlay, permetterà anche alle persone cieche di conoscere i dettagli legati alle luci, alla scenografia, agli abiti, ai movimenti di artisti e conduttori sul palco. Sempre a partire dalle 20, su RaiPlay inizierà la diretta accessibile con sottotitoli e LIS, realizzata dallo studio 2 di Via Teulada che ospiterà, ormai come di consueto, anche il pubblico. L’accessibilità in LIS verrà, infine, garantita anche in Piazza San Giovanni – sempre a partire dalle 20 – attraverso il rimando dell’immagine di interpreti e performer sui ledwall laterali del palco creando così la piena inclusione e partecipazione all’evento.

Modifiche alla viabilità e ai trasporti
Dalle 8 di venerdì sarà vietato transitare su piazza di Porta San Giovanni, via Carlo Felice, via Emanuele Filiberto e saranno attivati divieti di fermata in tutto il quadrante. Si potrà circolare invece lungo le direttrici Amba Aradam-San Giovanni in Laterano-Merulana; Nola-Santa Croce in Gerusalemme e Magna Grecia-Appio-Appia-La Spezia. La riapertura al traffico è prevista nella notte fra l’1 e il 2 maggio al termine degli interventi di Ama su piazza di Porta San Giovanni. La metro sarà in servizio con orario festivo con potenziamento serale. Nello specifico i treni effettueranno la prima corsa a partire dalle ore 05:30 e l’ultima alle ore 01:30.

In virtù del Concertone possibili chiusure delle stazioni Manzoni (metro A) e San Giovanni (metro A e C). Per tale ragione si consiglia di utilizzare le stazioni di Vittorio Emanuele e Re di Roma (per chi viaggia in metro A) o la stazione Lodi (per chi viaggia in metro C).

Nella giornata del Primo Maggio saranno modificate, a partire dalle ore 05:30 fino al termine del servizio, le corse delle linee 16, 51, 81, 85, 87, 360, 590 e 792 più i notturni nMA (sia direzione Battistini che Anagnina), nMc (piazza Venezia e Pantano) n3d e n3s (entrambe in direzione piazzale Ostiense).

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Concerto primo maggio 2026: cantanti, scaletta, diretta tv e orari
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San Giuseppe Lavoratore Festa: 1 maggio

Festa di San Giuseppe lavoratore – CIB – Centro Informazione Biblica

Nel Vangelo Gesù è chiamato ‘il figlio del carpentiere’. In modo eminente in questa memoria di san Giuseppe si riconosce la dignità del lavoro umano, come dovere e perfezionamento dell’uomo, esercizio benefico del suo dominio sul creato, servizio della comunità, prolungamento dell’opera del Creatore, contributo al piano della salvezza (cfr Conc. Vat. II, ‘Gaudium et spes”, 34). Pio XII (1955) istituì questa memoria liturgica nel contesto della festa dei lavoratori, universalmente celebrata il 1° maggio.

Patronato: Padri, Carpentieri, Lavoratori, Moribondi, Economi, Procuratori Legali

Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall’ebraico

Martirologio Romano: San Giuseppe lavoratore, che, falegname di Nazareth, provvide con il suo lavoro alle necessità di Maria e Gesù e iniziò il Figlio di Dio al lavoro tra gli uomini. Perciò, nel giorno in cui in molte parti della terra si celebra la festa del lavoro, i lavoratori cristiani lo venerano come esempio e patrono.

Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti. Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII, di recente fatto Santo, nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta era la devozione che lo legava al santo falegname di Nazareth. Nessun pontefice aveva mai scelto questo nome, che in verità non appartiene alla tradizione della Chiesa, ma il “papa buono” si sarebbe fatto chiamare volentieri Giuseppe I, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo. Grande, eppure ancor oggi piuttosto sconosciuto. Il nascondimento, nel corso della sua intera vita come dopo la sua morte, sembra quasi essere la “cifra”, il segno distintivo di san Giuseppe. Come giustamente ha osservato Vittorio Messori, “lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che gli è stato attribuito nella storia della salvezza”. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto; non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo che è più vecchia di secoli. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, secondo il cliché del “buon vecchio Giuseppe” che prese in sposa la Vergine di Nazareth per fare da padre putativo al Figlio di Dio. Al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria. Con lei si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Il fidanzamento per gli ebrei equivaleva al matrimonio, durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale s’introduceva la fidanzata in casa del fidanzato ed iniziava così la vita coniugale. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale. La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all’adultera era comminata mediante la lapidazione. Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di rimandarla in segreto”(Mt 18-19). Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio. In ogni vocazione che si rispetti, al mistero della chiamata fa sempre da contrappunto l’esercizio della libertà, giacché il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature né mai interferisce sul loro libero arbitrio. Giuseppe allora può accettare o no. Per amore di Maria accetta, nelle Scritture leggiamo che “fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato, e prese sua moglie con sé”(Mt 1, 24). Egli ubbidì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo sì all’opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena, e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, egli seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’Incarnazione del Verbo. Nella schiera dei suoi fedeli il primo in ordine di tempo oltre che di grandezza è lui: san Giuseppe è senz’ombra di dubbio il primo devoto di Maria. Una volta conosciuta la sua missione, si consacrò a lei con tutte le sue forze. Fu sposo, custode, discepolo, guida e sostegno: tutto di Maria. (…) Quello di Maria e Giuseppe fu un vero matrimonio? E’ la domanda che affiora più frequentemente sulle labbra sia di dotti che di semplici fedeli. Sappiamo che la loro fu una convivenza matrimoniale vissuta nella verginità (cfr. Mt 1, 18-25), ossia un matrimonio verginale, ma un matrimonio comunque vissuto nella comunione più piena e più vera: “una comunione di vita al di là dell’eros, una sponsalità implicante un amore profondo ma non orientato al sesso e alla generazione” (S. De Fiores). Se Maria vive di fede, Giuseppe non le è da meno. Se Maria è modello di umiltà, in questa umiltà si specchia anche quella del suo sposo. Maria amava il silenzio, Giuseppe anche: tra loro due esisteva, né poteva essere diversamente, una comunione sponsale che era vera comunione dei cuori, cementata da profonde affinità spirituali. “La coppia di Maria e Giuseppe costituisce il vertice – ha detto Giovanni Paolo II –, dal quale la santità si espande su tutta la terra” (Redemptoris Custos, n. 7). La coniugalità di Maria e Giuseppe, in cui è adombrata la prima “chiesa domestica” della storia, anticipa per così dire la condizione finale del Regno (cfr. Lc 20, 34-36 ; Mt 22, 30), divenendo in questo modo, già sulla terra, prefigurazione del Paradiso, dove Dio sarà tutto in tutti, e dove solo l’eterno esisterà, solo la dimensione verticale dell’esistenza, mentre l’umano sarà trasfigurato e assorbito nel divino. “Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. “Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso s. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare…”( cfr. cap. VI dell’Autobiografia). Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Perché di Gesù è stato il padre, sia pure adottivo, di Maria è stato lo sposo. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe. Patrono universale della Chiesa per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste. Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: il beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI.

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Musei Vaticani: il 5 maggio la presentazione di un volume sul “Gran Tour” a Roma e in Vaticano

Visita Guidata Privata ai Musei Vaticani, Cappella Sistina e Basilica di  San Pietro | The Grand Tour

Sir

Martedì 5 maggio, alle 17.30 presso la Sala Conferenze dei Musei Vaticani, sarà presentato il volume di Pier Andrea De Rosa “Figure illustri. Protagonisti del Grand Tour a Roma e in Vaticano”. Appena pubblicato per i tipi delle Edizioni Musei Vaticani, il libro racconta il Grand Tour visto dagli occhi di eccellenti viaggiatori. Attraverso le testimonianze di dodici “figure illustri”, il lettore partecipa all’epopea del viaggio di scoperta, tra Settecento e Ottocento, della Città Eterna e del Vaticano. A narrare non solo la bellezza delle rovine della Roma antica e lo splendore delle Stanze di Raffaello, ma anche i disagi logistici sperimentati dai viaggiatori, sono le voci di Johann Wolfgang Goethe, Elisabeth Vigée Le Brun, Madame de Staël, George Gordon Byron, Charlotte Anne Waldie Eaton, Percy Bysshe Shelley, Hans Christian Andersen, William Mitchell Gillespie, Charles Dickens, George Stillman Hillard, Herman Melville, Nathaniel Hawthorne. “Pier Andrea De Rosa – commenta il direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta – in questo bel volume ha voluto distillare alcune figure che hanno saputo cogliere la bellezza sublime di Roma e del Vaticano. Lo ha fatto con la capacità e la sensibilità che gli sono proprie di studioso e cultore di Roma e della sua Campagna. De Rosa ha snodato un racconto di quasi due secoli. I secoli d’oro del Grand Tour, il Settecento e l’Ottocento. Un viaggio che era gaudio e sollievo dello spirito ma pure compito gravoso almeno per quanti si ripromettevano, come per Goethe, di ‘guardare’ piuttosto che ‘vedere’”. Il volume si apre con una ricca introduzione dell’autore, un vero e proprio viatico al cammino in direzione dell’ambita meta che è Roma, mentre il corredo iconografico spazia tra incisioni, vedute romane dell’epoca e opere immortali dei Musei Vaticani. Introdotta da Barbara Jatta, la conferenza vedrà la partecipazione di Pier Andrea De Rosa, di Mario Bevilacqua – professore ordinario alla Sapienza Università di Roma, studioso dell’architettura, autore di numerose pubblicazioni su Piranesi e sull’epoca del Grand Tour – e di Pietro Zander, responsabile dei Beni artistici della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, che nei suoi studi ha più volte evidenziato la magnificenza della Basilica, da Byron definita «Il grandioso Tempio di Cristo sulla tomba del suo martire”.

L’Aquila Capitale della cultura 2026: il 2 maggio a San Silvestro convegno sui primordi della Chiesa aquilana

L'AQUILA È LA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2026 - Ministero della cultura

Proseguono gli eventi promossi dall’arcidiocesi dell’Aquila in vista de “L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026”, con un calendario di iniziative pensate per valorizzare le radici storiche, culturali e spirituali della comunità aquilana. Sabato 2 maggio, alle 17 nella chiesa di San Silvestro a L’Aquila, si terrà un incontro di approfondimento storico ed ecclesiale con mons. Claudio Palumbo, vescovo di Termoli‑Larino, storico della Chiesa e membro del Dicastero vaticano delle Cause dei santi. Al centro dell’intervento, i primordi della Chiesa aquilana. La relazione, dal titolo “Alla ricerca dell’antica madre: gli esordi della Aquilensis Ecclesia”, ripercorrerà l’origine della diocesi dell’Aquila, offrendo una lettura articolata delle sue prime testimonianze ecclesiali e del contesto storico in cui è nata. “Il patrimonio culturale della comunità aquilana affonda le sue radici nei valori cristiani e umani della nostra gente, testimoniati dal vastissimo numero di monumenti che fanno dell’Aquila una tra le città più belle d’Italia”, ha affermato l’arcivescovo, mons. Antonio D’Angelo, presentando il cartellone generale degli eventi avviato lo scorso 18 aprile.
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Kosovo, sciolto il Parlamento e nuove elezioni per la terza volta in un anno

Deputati kosovari escono dall'Aula dopo lo scioglimento del Parlamento

Ennesima crisi politica in Kosovo: allo scadere della mezzanotte il Parlamento, non essendo riuscito a eleggere un presidente, è stato sciolto. Per la terza volta in un anno, così, il Paese andrà alle elezioni che dovranno essere indette entro il termine costituzionale di 45 giorni
Roberta Barbi – Città del Vaticano

Non ce l’ha fatta neppure stavolta, il Kosovo, a scegliersi un presidente: deputati troppo divisi, così allo scadere della legislatura la presidente del Parlamento, Albulena Haxhiu – che dal 4 aprile scorso riveste anche la carica di presidente della Repubblica ad interim – ha dovuto capitolare e sciogliere l’assemblea. Eppure alle elezioni del 28 dicembre il Movimento per l’autodeterminazione, partito del premier Albin Kurti, aveva ottenuto il 51% dei voti, cioè 57 seggi su 120, chiudendo, sembrava, oltre un anno di impasse politica, sebbene in assenza di una maggioranza certa.

Nuove elezioni
Ieri sera, per l’ultima seduta utile, si è aspettato fino allo scoccare della mezzanotte che entrassero in aula i deputati delle opposizioni, ma invano. Ora dovranno essere indette nuove elezioni – è la terza volta in un anno, dopo il precedente nulla di fatto del 6 marzo scorso – entro il termine previsto dalla Costituzione, che è di 45 giorni.

Le proteste delle opposizioni
L’ipotesi di nuove elezioni, in realtà, è nell’interesse un po’ di tutte le formazioni all’opposizione: sia della Lega democratica del Kosovo che del Partito democratico e dell’Alleanza per il futuro, che ieri hanno accusato la maggioranza di “colpo di Stato costituzionale” per aver tentato di far eleggere la candidata Feride Rushiti, a loro dire, senza il quorum necessario di 80 deputati. Nel pomeriggio, infatti, le opposizioni avevano organizzato una manifestazione pubblica per chiedere alla candidata di ritirarsi e di non piegarsi a quello che definivano “un gioco politico truccato”. Per tutta risposta il premier in una conferenza stampa in serata prima dell’ultima votazione, aveva puntato il dito contro le opposizioni, colpevoli di “bloccare deliberatamente il funzionamento delle istituzioni”.

Vatican News