#sanremo2026 La classifica parziale dopo la seconda serata

Nel corso della seconda serata del Festival di Sanremo 2026 hanno votato il pubblico da casa e la giuria delle radio.

Sanremo 2026 prima serata: ecco la compilation di tutte le canzoni in gara Sanremo 2026 prima serata: ecco la compilation di tutte le canzoni in gara

Sanremo 2026 seconda serata: ecco la compilation di tutte le canzoni in gara Sanremo 2026 seconda serata: ecco la compilation di tutte le canzoni in gara

Questi, in ordine sparso, i cinque cantanti più votati (dei 15 che si sono esibiti):

Tommaso Paradiso

LDA & AKA 7even

Nayt

Fedez e Masini

Ermal Meta

Martedì 25 febbraio, la sala stampa ha votato i suoi cinque artisti preferiti (in ordine sparso):
Arisa

Fulminacci

Serena Brancale

Ditonellapiaga

Tommaso Paradiso ha portato sul palco I romantici, una ballata contemporanea che segna il suo debutto sanremese e rappresenta una dolcissima dedica alla figlia Anna. Il brano parla di chi si ferma ancora a guardare il cielo e i treni che passano, di chi sceglie di restare sensibile anche quando sarebbe più semplice indurirsi. Al centro c’è la promessa di essere un padre presente, spezzando la freddezza ereditata dal passato. LDA & AKA 7even con Poesie clandestine raccontano un amore carnale, viscerale e totalizzante. Il brano parla di due protagonisti che vivono un sentimento pieno di contraddizioni: si desiderano ma faticano a intrecciarsi davvero, restando sospesi tra desiderio e impossibilità. Nayt, con la sua Prima che, esplora il desiderio di mostrarsi all’altro nel modo più sincero possibile, prima che maschere, schermi e convenzioni sociali corrompano l’essenza dell’incontro. Fedez e Masini con Male necessario, portano a Sanremo la vulnerabilità, la fragilità e il coraggio di non scappare più dal “silenzio che è un rumore”. Al centro, una riflessione sulla paternità e sulla responsabilità verso i figli. Infine, Stella Stellina di Ermal Meta è una ninna nanna struggente dedicata a una bimba palestinese vittima del conflitto a Gaza. Il brano, che parla della guerra e dei bambini che soffrono, si conclude con un messaggio potente pronunciato dall’artista al termine dell’esibizione: “I bambini dovrebbero fare rumore, non silenzio”.
Cosa succederà nelle prossime serate
Giovedì 26 febbraio, si esibiranno gli artisti che – nella serata di mercoledì 25 – non si sono esibiti. A votare saranno, ancora una volta, per il 50% il televoto e per il 50% la giuria delle radio. Venerdì 27 sarà la volta delle cover, e si giocherà una gara a parte: televoto, sala stampa e giuria delle radio. avranno rispettivamente un peso del 34%, 33% e 33%. Il vincitore della serata dei duetti non inciderà sulla classifica generale. Sabato 28 febbraio torneranno ad esibirsi tutti e trenta gli artisti: il televoto peserà per il 34%, la sala stampa per 33% e la giuria delle radio per il 33%. I primi cinque classificati si esibiranno nuovamente, e saranno sottoposti al televoto di pubblico, sala stampa e radio nelle stesse percentuali.

#sanremo2026 Achille Lauro, il tributo alle vittime di Crans-Montana: perché canta “Perdutamente”

Achille Lauro, il tributo alle vittime di Crans-Montana: perché "Perdutamente è diventata un simbolo?

Il Messaggero

La seconda serata della 76° edizione del Festival di Sanremo ospita diversi personaggi di spessore, tra cui Achille Lauro (all’anagrafe Lauro De Marinis, 35 anni), che tra le varie, canterà anche “Perdutamente”, brano facente parte dell’album “Comuni mortali”, diventato melodia simbolo delle vittime della tragedia di Crans-Montana. Di seguito il testo e il significato della canzone.

L’omaggio di Achille Lauro a Sanremo
Lacrime, emozioni e applausi scroscianti. Achille Lauro ha scelto di omaggiare le 41 giovani vittime di Crans-Montana con una versione da brividi di “Perdutamente”. La performance dell’artista romano ha intonato la canzone accompagnato dalla voce del soprano Valentina Gargano e coro di 20 elementi. Al termine della canzone tutto il pubblico era in piedi a omaggiare i defunti. «La musica deve accompagnarci nella vita, se questa canzone è riuscita a confortare e fare del bene per noi era un dovere».

Il testo
Ho visto un uomo morire per gli altri, eh

Mentre il sole accarezza i palazzi, oh, no, no

Una donna far cose da pazzi

E sentirsi piccola, così piccola

Persone passano senza guardarsi, eh, oh, no

Vivono insieme ma per consolarsi, oh, no, no

Se fosse facile poi perdonarsi

Finirebbe la musica

Ma che vita stupida

E lo so, lo so, lo so, si può cadere

Ma non so, non so, non so, non so per quanto puoi

E lo so, lo so, lo so che può accadere

Aspettarsi una vita e poi

E se bastasse una notte, sì, per farci sparire

Cancellarci in un lampo come un meteorite

Sì, godersi l’impatto e non ci importa la fine

Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino

Perdutamente, siamo in mare aperto

Perdutamente, è già mattino presto

Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito

Se per Dio siamo niente, di niente, di niente

Un fuoco d’artificio

Chi nasce ricco, chi sa accontentarsi, e chi no

E chi sa amare fino ad ammalarsi, ancora un po’

Ragazzi in strada morire per farsi

Per sentirsi liberi, soltanto più liberi

E se bastasse una notte, sì, per farci sparire

Cancellarci in un lampo come un meteorite

Si, godersi l’impatto e non ci importa la fine

Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino

Perdutamente, siamo in mare aperto

Perdutamente, è già mattino presto

Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito

Se per Dio siamo niente, di niente, di niente

Ed ogni notte c’è chi

Poi vorrebbe soltanto una donna

Ed ogni giorno c’è chi

Dice basta, ed a casa non torna

Ed ogni volta c’è chi

Ha sempre i soldi per spingersi in fondo

E chi va avanti così, fino al punto in cui non c’è ritorno

E se bastasse una notte, sì, per farci sparire

Cancellarci in un lampo come un meteorite

Si, godersi l’impatto e non ci importa la fine

Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino

Perdutamente, siamo in mare aperto

Perdutamente, è già mattino presto

Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito

Se per Dio siamo niente, di niente, di niente

Un fuoco d’artificio

La canzone divenuta simbolo
L’artista romano torna sul palco che lo ha fatto scoprire al grande pubblico nel 2019, lo ha posto al centro di varie polemiche nel 2020, e lo ha consacrato nelle edizioni del 2022 e del 2025, quando, con il brano “Incoscenti giovani” si è classificato settimo, generando il clamore di molti spettatori che lo volevano quantomeno sul podio. Quest’anno Lauro scende le scale dell’Ariston in forma di ospite e co-conduttore, deliziando il pubblico con diversi pezzi del suo repertorio, tra cui “Perdutamente” brano amato da Achille Barosi, studente milanese di 16 anni e tra le vittime dell’incendio divampato al locale “Le Constellation” a Crans-Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno. Il 7 gennaio, durante il funerale del ragazzo, mentre il feretro veniva caricato nell’autofunebre, sua madre ha deciso di omaggiare il figlio facendo ascoltare a tutti i presenti questa canzone, che veniva ascoltata ripetutamente dai due durante i loro viaggi in auto. Due giorni dopo, Achille Lauro ha pubblicato su Instagram una storia in cui ha espresso il suo cordoglio per le famiglie delle vittime della strage: “Vicino con tutto il cuore a tutti i ragazzi coinvolti e alle loro famiglie, che stanno vivendo il dolore più grande. È una sofferenza che tocca tutti e che sentiamo anche nostra, qualcosa che va oltre le parole e troppo grande persino da immaginare. Vi sono vicino con tutto l’amore possibile”.

Il significato
“Perdutamente” è una delle canzoni più profonde dell’opera di Achille Lauro. Si trova in posizione di testa nell’album “Comuni mortali” e ha come tema la fugacità e la vanescenza della vita, elemento su cui è basato l’intero universo, che sa essere intenso come “Amarsi fino ad ammalarsi” ma infame, arrivando a “Cancellarci in un lampo come un meteorite”. La canzone parla di quanto sia difficile destreggiarsi tra le difficoltà a cui ci pone davanti il fato, e che con il coraggio e con la forza di volontà si riesce a stare sopra la barra di galleggiamento, godendosi l’impatto e senza pensare alle conseguenze, vivere al massimo, o semplicemente, vivere davvero.

Il meraviglioso bacio di tre pianeti splende nei cieli d’Italia il 26 febbraio: a che ora vederli a occhio nudo

Il meraviglioso bacio di tre pianeti splende nei cieli d’Italia il 26 febbraio: a che ora vederli a occhio nudo

La sera di  giovedì 26 febbraio 2026, potremo vedere a occhio nudo nei cieli italiani uno spettacolo astronomico meraviglioso: il bacio fra i tre pianeti VenereMercurio e Saturno. Il terzetto si incontrerà poco dopo il tramonto – attorno alle 18:20, ora di Roma – a Ovest, piuttosto basso sull’orizzonte. L’abbraccio fra i tre astri non durerà molto e sarà osservabile solo con la linea visiva sgombra da ostacoli, ma in cambio offrirà un’esperienza memorabile. Del resto, non sempre è possibile ammirare Mercurio, a maggior ragione se in compagnia di due gioielli del firmamento come il “Pianeta dell’Amore” e il “Signore degli Anelli”. Come spiegato nella rubrica “Il cielo del mese” dell’Unione Astrofili Italiani (UAI), quella di domani sera sarà la seconda e penultima congiunzione astrale del mese. La conclusiva, uno splendido duetto tra la Luna e Giove, si verificherà la notte di venerdì 27. Ecco tutto quello che c’è da sapere per non perdersi il fenomeno astronomico.

A che ora vedere il bacio dei tre pianeti del 26 febbraio
La congiunzione astrale tra Venere, Mercurio e Saturno avrà inizio dopo il tramonto, attorno alle 18:20 ora di Roma, quando i raggi solari caleranno a tal punto da far comparire tutti i protagonisti del valzer celeste. Chiaramente l’orario del tramonto varia in base alla posizione geografica dell’osservatore e con essa anche la visibilità e la durata dei fenomeni astronomici. A Roma, Milano e Palermo, ad esempio, il tramonto è atteso poco prima delle 18:00; a Cagliari e Torino verso le 18:15; mentre a Bari, Udine e Trieste tra le 17:40 e le 17:50. Sottolineiamo che questi orari sono puramente indicativi ed è importante documentarsi sull’ora esatta del tramonto per la propria località. La ragione è semplice: si rischiano danni alla vista. La congiunzione astrale si verificherà a Ovest, poco più in alto del punto esatto in cui tramonta la stella, pertanto si dovrà volgere lo sguardo sul basso orizzonte occidentale soltanto dopo la scomparsa del disco solare. Guardare direttamente il Sole senza protezioni adeguate (come gli occhialini per le eclissi) può comportare gravi e irreversibili danni alla vista e persino la cecità.

Purtroppo i tre protagonisti del bacio celeste saranno immersi nel crepuscolo serale e diventeranno visibili solo quando saranno molto bassi sull’orizzonte. Venere, il primo del gruppo a tramontare, sparirà oltre la linea dell’orizzonte occidentale pochi minuti prima delle 19:00 (sempre ora di Roma), il che significa che ci saranno meno di 40 minuti per poter vedere il terzetto nel cielo della Capitale.

Come riconoscere Venere, Mercurio e Saturno nel cielo
I tre protagonisti della congiunzione astrale del 26 febbraio disegneranno nel cielo un bellissimo triangolo celeste, abbracciato dalla costellazione dei Pesci. Il vertice più basso sarà occupato da Venere, il pianeta più facilmente riconoscibile del terzetto. La ragione è legata al fatto che si tratta del terzo oggetto più luminoso della volta celeste, superato in magnitudine soltanto dalla Luna e dal Sole. Il Pianeta dell’Amore appare infatti come una sorta di faro appeso nel cielo, visibile ben prima di tutti gli altri astri. Sarà impossibile confonderlo con altri oggetti; l’unico che può indurre in confusione in determinate circostanze è Giove, ma il gigante gassoso la sera del 26 febbraio sarà altissimo nel cielo sudorientale e in compagnia della Luna.

Il meraviglioso bacio di tre pianeti splende nei cieli d’Italia il 26 febbraio: a che ora vederli a occhio nudo
Tornando al triangolo celeste, il vertice alto sarà invece occupato da Saturno, la cui luminosità risulterà decisamente meno intensa di quella di Venere. Il pianeta con gli anelli, infatti, pur essendo molto più grande, in media si trova a 1,4 miliardi di chilometri dalla Terra, quindi appare come un puntino debole, non “scintillante” come Venere. La sua colorazione tenue è inoltre inconfondibile: un bianco giallognolo spento. Dopo il tramonto del 26 febbraio sarà visibile poco più in alto di Venere, leggermente spostato sulla sinistra. A chiudere il triangolo celeste ci sarà Mercurio, il primo e più veloce pianeta del Sistema solare. Essendo così vicino alla stella, sorge e tramonta quasi in contemporanea, quindi le occasioni per poterlo vedere sono decisamente inferiori rispetto agli altri pianeti (deve trovarsi alla distanza e alla posizione giusta rispetto al Sole). La sera di domani lo troveremo leggermente più in alto e a destra di Venere, sufficientemente luminoso da apparire nel crepuscolo serale.

Poiché i tre pianeti saranno piuttosto bassi sull’orizzonte, sarà fondamentale avere una linea visuale totalmente sgombra da ostacoli per poter vedere la bellissima congiunzione astrale. Alberi, montagne ed edifici possono compromettere la visibilità del fenomeno astronomico. Teoricamente il luogo ideale per osservarlo è la costa tirrenica, magari da una spiaggia remota priva di inquinamento luminoso. Anche prati in collina e montagna o una vasta pianura potrebbero agevolare l’osservazione. Il fenomeno sarà perfettamente visibile a occhio nudo, ma con un telescopio sarà possibile osservare i dettagli dei protagonisti, come la fase di Venere e gli anelli di Saturno.
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Fiorello a La Pennicanza, la chiamata di Fedez e Masini rivela il vincitore di Sanremo 2026

Fiorello a La Pennicanza, la chiamata di Fedez e Masini rivela il vincitore di Sanremo 2026

Fiorello e Fabrizio Biggio conducono la puntata del 25 febbraio de La Pennicanza, trasformata in occasione del Festival, in La Sanremanza. In diretta c’è la videochiamata di Fedez e Masini durante la quale lo showman svela chi vince Sanremo (secondo lui).

Fiorello, La Pennicanza direttamente a Sanremo
Fiorello e Biggio aprono la puntata odierna direttamente da Sanremo. O almeno, così sembra: “Siamo arrivati qui con i potenti mezzi Rai – la gag dello showman in un presunto ‘collegamento’ dall’Ariston -. Ci hanno fornito 850 pulmini Fiat, quelli che usavano le suore per viaggiare, li hanno comprati dal Vaticano. Siamo arrivati insieme ai grafici nuovi, che devono sostituire quelli che hanno sbagliato ieri. Chissà, forse apriremo il Festival questa sera… la puntata di oggi quindi è registrata!”.

Fiorello e la frecciatina sul debutto politico di Sanremo 2026
Tornati in studio, in questo surreale doppio collegamento con l’Ariston, lo showman scherza sul debutto della kermesse: “È stata una bella serata, mi è piaciuto molto il momento della signora di 105 anni. Quando ha detto ‘eravamo tutti di sinistra’ sono sbiancati tutti! Poi ha aggiunto ‘ciao ciao fascisti’… e i dirigenti Rai in prima fila hanno risposto!”.

Fiorello, la videochiamata con Fedez e Masini
Il filo diretto con Sanremo 2026 prosegue con una videochiamata con Fedez e Masini, in gara con ‘Male necessario’: “Per me vincerete voi il Festival, sappiatelo!”, commenta Fiorello (Leggi cosa ne pensa il vocal coach Gianluca Genise). Masini sorride e racconta l’esibizione di ieri: “La camicia sbottonata di Fedez? Era voluta!”. “Ci credo, anche io metterei in mostra tutti quei tatuaggi”, replica lo showman.

La conversazione tocca quindi temi calcistici: “La Fiorentina gioca domani – spiega il cantautore -. Ho chiesto a Carlo di farmi esibire stasera… lui ha detto ‘ragioniamoci’”. Anche Fedez dice la sua: “Che squadra tifo? Non seguo il calcio, ma ormai tifo Fiorentina, perché noto che Marco soffre più la tensione delle partite che quella del palco!”. Il gran finale è dedicato a due irresistibili gag: il duo recita prima insieme il testo di “Non amarmi”, poi Masini chiude in bellezza la chiamata intonando “Vaffanculo”, suo successo del 1990.

Di Lei

USA-Iran: ore decisive

di: Riccardo Cristiano
Settimana News

iran1
Ali Larijani, il vero uomo forte di Teheran oggi.

Per il futuro dell’Iran c’è un nuovo giorno della verità: giovedì 26 febbraio. Giovedì a Ginevra – con la mediazione dell’Oman visto che i colloqui sono indiretti e le parti comunicano tramite il ministro degli esteri omanita che fa la spola tra di loro, presenti ma in stanze separate – Stati Uniti e Iran discuteranno di come risolvere il nodo all’ordine del giorno.

Il negoziato
Che certamente riguarda il progetto nucleare iraniano, punto caldo delle discussioni in corso, sebbene tutto sia iniziato per la brutale repressione messa in atto dal regime di Teheran davanti alle nuove proteste che hanno sconvolto l’Iran nel mese scorso.

Washington ha chiesto una proposta chiara e dettagliata da parte del regime iraniano, sulla quale confrontarsi e questa proposta potrebbe essere portata oggi dall’uomo forte del regime, Ali Larijani, agli omaniti. La sua visita è stata annunciata ufficiosamente dall’Oman, non da Teheran.

Le voci che si accavallano sul possibile contenuto del testo iraniano sono tante, compresa quella che Teheran penserebbe ad un’apertura agli investimenti americani in settori nevralgici dell’economia iraniana, nella possibile convinzione che quello possa essere ciò che maggiormente apprezzerebbe Donald Trump.

Difficile che possa essere vero, che con Khamanei possa essere possibile. Anche le altre voci non sono verificabili, ma la partenza per l’Oman di Larijani in persona, il vero uomo forte di Teheran oggi, dice che a Teheran al di là della retorica si vorrebbero evitare scenari da resa dei conti finale.

Le proteste degli studenti
Ciò che è certo è che le proteste degli studenti iraniani non si placano: per il secondo giorno consecutivo, con l’apertura del semestre universitario, sono riprese in tantissimi campus in tutto il Paese. A riprova che la repressione e le sue migliaia di morti non ha avuto ragione della protesta e della rabbia. Le immagini giungono da tante città iraniane.

I più sostengono che le forze di sicurezza, i pasdaran e i basij, non sarebbero entrate nei campus, delegando alle organizzazioni degli studenti favorevoli al regime. Il campo dell’opposizione appare dividersi in due macro aree: quella favorevole al figlio dell’ex scià Pahlavi; e quella del movimento “Donna, vita, libertà”, che invece propugna una repubblica democratica che sostituisca quella islamica senza alcuna forma autoritaria.

La polarizzazione riguarda anche l’intervento straniero: c’è chi lo sostiene come chi lo avversa. Il movimento “Donna, vita, libertà” è meno forte nella diaspora iraniana, ma avrebbe un peso rilevante all’interno.

Le minoranze
Ma non può sfuggire all’attenzione anche la questione delle minoranze: l’Iran è un Paese composito, non ci sono solo i persiani, spesso identificati come parte con il tutto; ma anche i curdi, gli azeri, gli armeni, gli arabi, i beluci – tutte minoranze che, per altro, hanno i luoghi ancestrali lungo i confini del Paese.

E proprio i curdi hanno ricordato in queste ore questo dato a volte trascurato, visto che è stato reso noto, con una certa irritazione dei padroni di casa, che cinque gruppi politici di curdi iraniani presenti nel Kurdistan iracheno si sono federati per favorire la caduta del regime e ottenere la massima autonomia possibile – un’idea che forse potrebbe uscire dai confini curdi.

Comunque le autorità del Kurdistan iracheno, regione autonoma, hanno subito fatto sapere che non consentiranno a gruppi armati di destabilizzare Paesi vicini. Non è un atto d’amore per il regime iraniano, ma di timore per il proprio ruolo futuro e la propria stabilità.

A non surriscaldare i territori vicini al bollente Iran non ci ha pensato l’ambasciatore statunitense in Israele, che con una sua intervista – poi definita decontestualizzata – sulla legittimità di ben più ampi confini israeliani, biblicamente giustificati, non ha aiutato a rasserenare gli alleati arabi del suo Paese, non certo amici degli ayatollah.

Quali le mosse di Washington?
Cosa farà Washington? La diplomazia della forza cara a Donald Trump prevede la minaccia dell’uso delle armi, la guerra psicologica, per indurre l’interlocutore a minori pretese. È quello che con schiettezza ha fatto capire il negoziatore americano Witkoff, che ha detto che Trump non comprende perché i leader iraniani non abbiano scelto di capitolare sui temi bellici, cioè nucleare e missili, scegliendo la rinuncia.

Posta così la questione sembra arrogante, ma con quel che Trump ha schierato nel Golfo Persico e dintorni, la frase di Witkoff sembra dire che Trump non può certo richiamare la sua “armada” senza un risultato tangibile, evidente.

Dall’altra parte c’è ovviamente il famoso “orgoglio”, che in questi casi viene chiamato “amor patrio!”, che tanto peserebbe per chi dice che non si farà imporre le proprie scelte “sovrane”. Questo discorso è così riassumibile: “il nucleare civile e i missili a scopi difensivi, sono diritti ai quali non si può rinunciare per un diktat del più forte”.

Ma la storia ha indicato che l’arma nucleare era un obiettivo, sebbene ufficialmente negato. La nuova proposta iraniana troverà la formula per garantire che si rinuncia davvero al nucleare bellico?

Ma la storia ha detto anche altro. Ha detto che molto spesso le operazioni militari internazionali, per Washington, vanno lette anche come conseguenza o causa di tensioni e di problemi interni – e che se queste operazioni si protraggono divengono controproducenti.

Pesa anche questo oggi nello studio ovale oltre all’imprevedibilità di Trump? E quanto peseranno, se fossero vere, le spaccature nell’inner circle trumpiano tra fautori e avversari dell’attacco? Ci sono anche i citati timori tra le loro cause?

Impossibile non pensare che il richiamo statunitense del personale d’ambasciata non strettamente necessario presente in Libano, dove operano i filo iraniani di Hezbollah, e il ritiro di altri soldati dalle basi in Siria, dove potrebbero essere esposti a ritorsioni in caso di conflitto da parte di gruppi estremisti, insieme ad altre mosse simili verificatesi proprio in queste ore non indichino che l’ora X sta per arrivare, o forse che la guerra psicologica arriva così al suo massimo, essendo prossime le ore decisive.

Le voci di una possibile azione orientata ad eliminare l’ayatollah Khamenei e forse suo figlio, l’eterno ipotizzato delfino, hanno portato a galla organigrammi, designazioni, triunvirati per il possibile domani senza il capo. Tutte ipotesi che comunque confermano la centralità di Larijani. Ma anche questo può rientrare nella guerra dei nervi: oltre all’attacco, altre azioni limitate potrebbero essere allo studio.

I giovani e il movimento “Donna, vita, libertà”
Ma il punto più rilevante restano i giovani iraniani che nei campus hanno bruciato la bandiera della repubblica islamica, invocato la democrazia, dopo essere stati in prima linea per tanti anni, fino al grande movimento brutalmente represso a gennaio.

“Donna, vita, libertà”, nell’attesa dell’ora della verità, appare la notizia più interessante, più incalzante, sulla quale sarebbe proprio importante saperne di più in termini di peso e di organizzazione.

Aspettando che i negoziatori, giovedì, ci dicano quale sarà il futuro, sulla base di quel che ci sarebbe nella missiva che Ali Larijani porta oggi con sé nella capitale dell’Oman.

Parola del giorno 25 Febbraio 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal libro del profeta Giona
Gio 3,1-10

In quel tempo, fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Nìnive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.
Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Nìnive questo decreto: «Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!».
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 50 (51)

R. Tu non disprezzi, o Dio, un cuore contrito e affranto.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Tu non gradisci il sacrificio;
se offro olocàusti, tu non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».