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Musei Vaticani: il 5 maggio la presentazione di un volume sul “Gran Tour” a Roma e in Vaticano

Visita Guidata Privata ai Musei Vaticani, Cappella Sistina e Basilica di  San Pietro | The Grand Tour

Sir

Martedì 5 maggio, alle 17.30 presso la Sala Conferenze dei Musei Vaticani, sarà presentato il volume di Pier Andrea De Rosa “Figure illustri. Protagonisti del Grand Tour a Roma e in Vaticano”. Appena pubblicato per i tipi delle Edizioni Musei Vaticani, il libro racconta il Grand Tour visto dagli occhi di eccellenti viaggiatori. Attraverso le testimonianze di dodici “figure illustri”, il lettore partecipa all’epopea del viaggio di scoperta, tra Settecento e Ottocento, della Città Eterna e del Vaticano. A narrare non solo la bellezza delle rovine della Roma antica e lo splendore delle Stanze di Raffaello, ma anche i disagi logistici sperimentati dai viaggiatori, sono le voci di Johann Wolfgang Goethe, Elisabeth Vigée Le Brun, Madame de Staël, George Gordon Byron, Charlotte Anne Waldie Eaton, Percy Bysshe Shelley, Hans Christian Andersen, William Mitchell Gillespie, Charles Dickens, George Stillman Hillard, Herman Melville, Nathaniel Hawthorne. “Pier Andrea De Rosa – commenta il direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta – in questo bel volume ha voluto distillare alcune figure che hanno saputo cogliere la bellezza sublime di Roma e del Vaticano. Lo ha fatto con la capacità e la sensibilità che gli sono proprie di studioso e cultore di Roma e della sua Campagna. De Rosa ha snodato un racconto di quasi due secoli. I secoli d’oro del Grand Tour, il Settecento e l’Ottocento. Un viaggio che era gaudio e sollievo dello spirito ma pure compito gravoso almeno per quanti si ripromettevano, come per Goethe, di ‘guardare’ piuttosto che ‘vedere’”. Il volume si apre con una ricca introduzione dell’autore, un vero e proprio viatico al cammino in direzione dell’ambita meta che è Roma, mentre il corredo iconografico spazia tra incisioni, vedute romane dell’epoca e opere immortali dei Musei Vaticani. Introdotta da Barbara Jatta, la conferenza vedrà la partecipazione di Pier Andrea De Rosa, di Mario Bevilacqua – professore ordinario alla Sapienza Università di Roma, studioso dell’architettura, autore di numerose pubblicazioni su Piranesi e sull’epoca del Grand Tour – e di Pietro Zander, responsabile dei Beni artistici della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, che nei suoi studi ha più volte evidenziato la magnificenza della Basilica, da Byron definita «Il grandioso Tempio di Cristo sulla tomba del suo martire”.

L’Aquila Capitale della cultura 2026: il 2 maggio a San Silvestro convegno sui primordi della Chiesa aquilana

L'AQUILA È LA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2026 - Ministero della cultura

Proseguono gli eventi promossi dall’arcidiocesi dell’Aquila in vista de “L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026”, con un calendario di iniziative pensate per valorizzare le radici storiche, culturali e spirituali della comunità aquilana. Sabato 2 maggio, alle 17 nella chiesa di San Silvestro a L’Aquila, si terrà un incontro di approfondimento storico ed ecclesiale con mons. Claudio Palumbo, vescovo di Termoli‑Larino, storico della Chiesa e membro del Dicastero vaticano delle Cause dei santi. Al centro dell’intervento, i primordi della Chiesa aquilana. La relazione, dal titolo “Alla ricerca dell’antica madre: gli esordi della Aquilensis Ecclesia”, ripercorrerà l’origine della diocesi dell’Aquila, offrendo una lettura articolata delle sue prime testimonianze ecclesiali e del contesto storico in cui è nata. “Il patrimonio culturale della comunità aquilana affonda le sue radici nei valori cristiani e umani della nostra gente, testimoniati dal vastissimo numero di monumenti che fanno dell’Aquila una tra le città più belle d’Italia”, ha affermato l’arcivescovo, mons. Antonio D’Angelo, presentando il cartellone generale degli eventi avviato lo scorso 18 aprile.
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Kosovo, sciolto il Parlamento e nuove elezioni per la terza volta in un anno

Deputati kosovari escono dall'Aula dopo lo scioglimento del Parlamento

Ennesima crisi politica in Kosovo: allo scadere della mezzanotte il Parlamento, non essendo riuscito a eleggere un presidente, è stato sciolto. Per la terza volta in un anno, così, il Paese andrà alle elezioni che dovranno essere indette entro il termine costituzionale di 45 giorni
Roberta Barbi – Città del Vaticano

Non ce l’ha fatta neppure stavolta, il Kosovo, a scegliersi un presidente: deputati troppo divisi, così allo scadere della legislatura la presidente del Parlamento, Albulena Haxhiu – che dal 4 aprile scorso riveste anche la carica di presidente della Repubblica ad interim – ha dovuto capitolare e sciogliere l’assemblea. Eppure alle elezioni del 28 dicembre il Movimento per l’autodeterminazione, partito del premier Albin Kurti, aveva ottenuto il 51% dei voti, cioè 57 seggi su 120, chiudendo, sembrava, oltre un anno di impasse politica, sebbene in assenza di una maggioranza certa.

Nuove elezioni
Ieri sera, per l’ultima seduta utile, si è aspettato fino allo scoccare della mezzanotte che entrassero in aula i deputati delle opposizioni, ma invano. Ora dovranno essere indette nuove elezioni – è la terza volta in un anno, dopo il precedente nulla di fatto del 6 marzo scorso – entro il termine previsto dalla Costituzione, che è di 45 giorni.

Le proteste delle opposizioni
L’ipotesi di nuove elezioni, in realtà, è nell’interesse un po’ di tutte le formazioni all’opposizione: sia della Lega democratica del Kosovo che del Partito democratico e dell’Alleanza per il futuro, che ieri hanno accusato la maggioranza di “colpo di Stato costituzionale” per aver tentato di far eleggere la candidata Feride Rushiti, a loro dire, senza il quorum necessario di 80 deputati. Nel pomeriggio, infatti, le opposizioni avevano organizzato una manifestazione pubblica per chiedere alla candidata di ritirarsi e di non piegarsi a quello che definivano “un gioco politico truccato”. Per tutta risposta il premier in una conferenza stampa in serata prima dell’ultima votazione, aveva puntato il dito contro le opposizioni, colpevoli di “bloccare deliberatamente il funzionamento delle istituzioni”.

Vatican News

Leone XIV: vicinanza alle vittime della strage in Colombia, scegliere la pace

I funerali delle vittime dell'attentato dello scorso sabato sull'autostrada, nel dipartimento della Cauca, in Colombia.

Il Papa, salutando i pellegrini di lingua spagnola all’udienza generale, esprime il suo cordoglio per l’attentato provocato pochi giorni fa nel Paese sudamericano dalle forze armate dissidenti. Poi, rivolgendosi ai fedeli polacchi, ricorda la liberazione del campo di concentramento di Dachau, in Germania, avvenuta per mano dei militari statunitensi il 29 aprile 1945
Daniele Piccini – Città del Vaticano – Vatican News

“Con dolore e preoccupazione” il Papa ricorda all’udienza generale di oggi, 29 aprile, in Piazza San Pietro, tutti i civili colpiti dalla strage in Colombia avvenuta lo scorso sabato 25 aprile. A causa di un attentato attribuito allo Stato maggiore centrale (Emc), una fazione dissidente delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), oltre venti persone sono morte e almeno quaranta sono rimaste gravemente ferite. I miliziani, in lotta contro l’esercito regolare, a poche settimane dalle elezioni presidenziali, hanno lanciato un cilindro pieno di esplosivo contro un autobus, nel comune di Cajibío, nella parte sud-occidentale del Paese, zona rurale della Cauca, uccidendo quindici donne e cinque uomini.

Salutando i pellegrini di lingua spagnola, al termine della catechesi, il Pontefice rivolge un pensiero alle vittime e lancia un appello perché si privilegino sempre con decisione metodi di confronto pacifici.

Con dolore e preoccupazione, ho appreso della tragica situazione di violenza che affligge la regione sud-occidentale della Colombia, causando gravi perdite di vite umane. Esprimo la mia vicinanza nella preghiera alle vittime e ai loro familiari, ed esorto tutti a rifiutare ogni forma di violenza e a scegliere con determinazione la via della pace.

L’anniversario della liberazione del campo di Dachau
Sempre al momento dei saluti – questa volta ai pellegrini polacchi – Leone XIV ricorda l’anniversario della liberazione del campo di Dachau, avvenuta esattamente 81 anni fa, il 29 aprile del 1945. Furono le forze armate americane a liberare il campo di concentramento ad una ventina di chilometri a nord est di Monaco di Baviera, in Germania. I soldati statunitensi vi trovarono circa 30 mila prigionieri ridotti allo stremo delle loro forze, per fame e malattie. Dachau, primo lager istituito dai Nazisti, era attivo da circa dodici anni durante i quali oltre 40 mila uomini vi avevano perso la vita. Il Papa ritorna a questa memoria storica per chiedere ai fedeli della Polonia di invocare l’intercessione di tutti i consacrati martiri.

Oggi, nell’anniversario della liberazione del Campo nazista tedesco di Dachau, celebrate la Giornata del Martirio del Clero Polacco durante la Seconda Guerra Mondiale. Invocate la protezione dei vescovi, dei sacerdoti e dei seminaristi – martiri dei totalitarismi del XX secolo. Intercedano specialmente per i giovani, affinché rispondano con coraggio alla chiamata di Dio.

Libro Bianco per la promozione delle Cure palliative in Italia

Cure palliative? Non sono l’«estrema unzione» della medicina

Le cure palliative «non sono l’estrema unzione della medicina» (monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita) ma un canale qualificato, competente, che «prende in carico il malato fin dall’inizio» (Augusto Caraceni, Università di Milano e Istituto nazionale dei Tumori). Non solo per patologie oncologiche ma anche neurodegenerative o croniche, e offrono una risposta per tutti i malati. Sono un diritto, sancito dalla legge, che non può subire o soffrire le disparità esistenti nella sanità a livello regionale (Tania Piccione, presidente Federazione cure palliative Ficp; Giampaolo Fortini, presidente Società italiana Sicp; Anna Mancuso presidente di Salute Donna).
Sono alcuni degli spunti offerti dalla presentazione alla Camera dei Deputati del “Libro Bianco per la promozione delle Cure palliative in Italia”, preparato da un gruppo di esperti, e pubblicato dalla Pontificia Accademia per la Vita e dalla Conferenza Episcopale Lombarda ed edito dalla Libreria editrice vaticana.
I politici presenti all’incontro – il deputato Vanessa Cattoi e i senatori Massimo Garavaglia e Guido Quintino Liris –, seguendo l’intervento del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, hanno concordemente ribadito l’impegno dei legislatori per accorciare le differenze che rendono problematica l’attuazione della legge 38/2010 – che fa entrare le cure palliative nel Servizio sanitario nazionale – ma anche per affrontare temi ancora carenti: assistenza domiciliare, ruolo e tutele per i caregiver (ben 7,2 milioni, soprattutto donne). Come cittadini è stata chiesta l’attuazione della legge (Francesca Floriani, presidente dell’omonima Fondazione). Di «riallineare la speranza» per i malati, ha parlato monsignor Giuseppe Scotti, segretario della Conferenza episcopale lombarda, promotrice del Libro Bianco insieme alla Pontificia Accademia. E a una visione “olistica” del malato, capace di restituire senso e dignità alla medicina che si prende cura «quando non si può più guarire», si è riferito monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, seguito da Nicla La Verde (Associazione italiana di oncologia medica) e da Paolo Tralongo, presidente dei Primari oncologici medici ospedalieri (Cipomo).
Il Libro Bianco è pubblicato dalla Libreria editrice vaticana (pagine 175, euro 17). Nel 2019, dopo due anni di lavori di un gruppo di 14 specialisti a livello internazionale, la Pav aveva pubblicato un «Libro Bianco per la promozione e la diffusione delle Cure palliative nel mondo», in edizione inglese, poi con traduzione in italiano, tedesco, spagnolo, francese e portoghese. Per l’Italia si è fatta strada l’esigenza di applicare al nostro contesto le 13 «raccomandazioni» che gli esperti suggerivano per altrettanti “stakeholders”: i politici, i media, i medici, le università, il volontariato, le famiglie, i farmacisti e altri. Ne è nata la costituzione di altrettanti gruppi di lavoro, i cui risultati sono adesso pubblicati a cura dei tre curatori (don Tullio Proserpio, cappellano all’Istituto dei Tumori di Milano, con Augusto Caraceni, che è anche direttore della Scuola di specializzazione in Cure palliative dell’Università di Milano, la prima in Italia; e chi scrive, giornalista).
Come sottolinea l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini nell’introduzione, è una «sintesi sistematica di proposte» perché le cure palliative «concentrano l’attenzione non sulla malattia ma sul malato e sul suo soffrire». Paglia nota che il criterio-guida di questa opera è che «solo nella relazione e nella prossimità la cura trova la sua verità». Giampaolo Fortini, presidente della Società italiana di Cure palliative, rileva che le cure palliative sono «espressione di una medicina che riconosce la pluralità dei vissuti, delle culture e delle convinzioni spirituali o religiose». Tania Piccione parla delle cure palliative nei termini di «un’assistenza globale integrata» per «perseguire sempre il miglior controllo del dolore» in «contesti di cura integrati secondo modelli organizzativi, capaci di garantire l’accesso equo e tempestivo alle cure palliative».
Le raccomandazioni sono divise per temi. Alle 13 originarie del «Libro bianco» 2019 in questa edizione per l’Italia se ne sono aggiunte alcune specifiche per la terza età – tema esploso in anni recenti soprattutto dopo il Covid – e le cure palliative pediatriche. È quest’ultimo un aspetto delicato dal punto di vista medico e psicologico e di grande impatto, come dimostra il recente caso del piccolo Domenico a Napoli. Nella conclusione Pegoraro ribadisce che «anche nella malattia e nel morire si può custodire il senso della vita e nel tempo del limite, l’umanità non si spegne ma si rivela nella sua verità più profonda».