Messa del Giorno PRESENTAZIONE DEL SIGNORE – FESTA (BENEDIZIONE DELLE CANDELE E PROCESSIONE)

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PRESENTAZIONE DEL SIGNORE – FESTA
Colore Liturgico bianco
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BENEDIZIONE DELLE CANDELE E PROCESSIONE
Prima forma: Processione
1. All’ora stabilita l’assemblea si raduna in una chiesa minore o in altro luogo adatto al di fuori della chiesa verso la quale si dovrà dirigere la processione. I fedeli tengono in mano le candele spente.

2. Il sacerdote e i ministri indossano le vesti liturgiche di colore bianco come per la Messa; al posto della casula, il sacerdote può indossare il piviale, che deporrà alla fine della processione.

3. Mentre si accendono le candele si canta l’antifona:
Ecco, il Signore nostro verrà con potenza,
e illuminerà gli occhi dei suoi servi. Alleluia.
o un altro canto adatto.

4. Terminato il canto, il sacerdote, rivolto verso il popolo, dice: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Dopo aver salutato il popolo, pronuncia una monizione introduttiva per esortare i fedeli a una celebrazione attiva e cosciente del rito che si sta per compiere. Lo può fare con queste o con altre simili parole:

Fratelli e sorelle, sono trascorsi quaranta giorni dalla gioiosa celebrazione del Natale del Signore. Oggi ricorre il giorno nel quale Gesù fu presentato al tempio da Maria e Giuseppe. Con quel rito egli si assoggettava alle prescrizioni della legge, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede.
Guidati dallo Spirito Santo, vennero nel tempio i santi vegliardi Simeone e Anna. Illuminati dallo stesso Spirito, riconobbero il Signore e pieni di gioia gli resero testimonianza. Anche noi, qui riuniti dallo Spirito Santo, andiamo nella casa di Dio incontro a Cristo. Lo troveremo e lo riconosceremo nello spezzare il pane, nell’attesa che egli venga e si manifesti nella sua gloria.

5. Dopo la monizione il sacerdote benedice le candele dicendo, a braccia allargate:

Preghiamo.
O Dio, fonte e principio di ogni luce,
che oggi hai manifestato al giusto Simeone
il Cristo, luce per rivelarti alle genti,
ti supplichiamo di benedire + questi ceri
e di ascoltare le preghiere del tuo popolo
che viene incontro a te con questi segni luminosi
e con inni di lode;
guidalo sulla via del bene,
perché giunga alla luce che non ha fine.
Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen.

Oppure:
Preghiamo.
O Dio, vera luce, che crei e diffondi la luce eterna,
riempi i cuori dei fedeli del fulgore della luce perenne,
perché quanti nel tuo santo tempio sono illuminati
dalla fiamma di questi ceri
giungano felicemente allo splendore della tua gloria.
Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen.

Il sacerdote asperge le candele con l’acqua benedetta e senza dire nulla infonde l’incenso per la processione.

6. A questo punto il sacerdote riceve dal diacono o da un altro ministro la candela accesa per lui predisposta e comincia la processione, mentre il diacono (o, in sua assenza, lo stesso sacerdote) canta o dice:
Andiamo in pace incontro al Signore.
Oppure:
Andiamo in pace.

Nel qual caso tutti rispondono:
Nel nome di Cristo. Amen.

7. Tutti tengono le candele accese. Mentre si svolge la processione, si canta una delle antifone che seguono: l’antifona Luce per rivelarti con il cantico proprio (Lc 2, 29-32), o l’antifona Adorna il tuo talamo o un altro canto adatto.

I
Antifona
Luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.

Ora puoi lasciare, o Signore,
che il tuo servo vada in pace,
secondo la tua parola.

Antifona
Luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.

Perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Antifona
Luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.

Preparata da te davanti a tutti i popoli.

Antifona
Luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.

II
Antifona
Adorna il tuo talamo, o Sion,
e accogli Cristo Re;
abbraccia Maria, vera porta del cielo:
lei porta il Re della gloria,
la vera luce nuova.
Vergine ella rimane
pur porgendo con le mani il Figlio,
generato prima dell’aurora.
Simeone lo accoglie tra le braccia
e annuncia ai popoli:
«Egli è il Signore della vita e della morte,
egli è il salvatore del mondo».

8. Mentre la processione entra in chiesa, si canta l’antifona d’ingresso della Messa. Il sacerdote, una volta giunto all’altare, dopo averlo venerato, secondo l’opportunità, lo incensa. Quindi si dirige alla sede e, deposto il piviale, se lo ha usato durante la processione, indossa la casula. Terminato il canto del Gloria a Dio, dice l’orazione colletta. La Messa prosegue nel modo consueto.

Seconda forma: Ingresso solenne

9. Quando non è possibile svolgere la processione, i fedeli si radunano nella chiesa, tenendo in mano le candele. Il sacerdote, indossate le vesti liturgiche per la Messa, di colore bianco, con i ministri e almeno una parte dei fedeli si reca in un luogo adatto, o davanti alla porta o nella stessa chiesa dove la maggior parte dei fedeli possa opportunamente partecipare al rito.

10. Quando il sacerdote giunge nel luogo stabilito per la benedizione delle candele, queste vengono accese, mentre si canta l’antifona Ecco, il Signore nostro (n. 3), o un altro canto adatto.

11. Quindi il sacerdote, dopo il saluto e la monizione, benedice le candele come descritto ai nn. 4-5 e compie una processione fino all’altare con il canto (nn. 6-7). Per la Messa si osserva quanto stabilito sopra al n. 8.

Antifona
O Dio, accogliamo il tuo amore nel tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende sino ai confini della terra;
è piena di giustizia la tua destra. (Cf. Sal 47,10-11)

Si dice il Gloria.

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
guarda i tuoi fedeli riuniti
nella festa della Presentazione al tempio
del tuo unico Figlio fatto uomo,
e concedi anche a noi di essere presentati a te
purificati nello spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura
Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.
Dal libro del profeta Malachìa
Ml 3,1-4

Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Parola di Dio.

Oppure:

Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 2,14-18

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e aver sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 23 (24)

R. Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia. R.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria. R.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

I miei occhi hanno visto la tua salvezza:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele. (Lc 2,30.32)

Alleluia.

Vangelo
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

Forma breve:

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 2,22-32

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Parola del Signore.

Sulle offerte
Accogli i doni della Chiesa in festa, o Padre,
come hai gradito l’offerta del tuo Figlio unigenito,
Agnello senza macchia per la vita del mondo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla comunione
I miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli. (Lc 2,30-31)

Dopo la comunione
O Padre, che hai esaudito
l’ardente attesa del santo Simeone,
porta a compimento in noi l’opera della tua misericordia;
tu che gli hai dato la gioia, prima di vedere la morte,
di stringere tra le braccia il Cristo tuo Figlio,
concedi anche a noi, con la forza del pane eucaristico,
di camminare incontro al Signore
per ottenere la vita eterna.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Conferenza Episcopale Italiana

Lettura e Vangelo del giorno 1 Febbraio 2026


Prima Lettura
Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.
Dal libro del profeta Malachìa
Ml 3,1-4

Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Parola di Dio.

Oppure:

Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 2,14-18

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e aver sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 23 (24)

R. Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia. R.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria. R.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

I miei occhi hanno visto la tua salvezza:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele. (Lc 2,30.32)

Alleluia.

Vangelo
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

Liturgia domenica 8 Febbraio 2026 Messa del Giorno V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Colore Liturgico  Verde

Gesu

Antifona
Venite: prostrati adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il Signore, nostro Dio. (Cf. Sal 94,6-7)

Si dice il Gloria.

Colletta
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, o Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che fai risplendere la tua gloria
nelle opere di giustizia e di carità,
dona alla tua Chiesa di essere
luce del mondo e sale della terra,
per testimoniare con la vita
la potenza di Cristo crocifisso e risorto.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Prima Lettura
La tua luce sorgerà come l’aurora.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 58,7-10

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 111 (112)

R. Il giusto risplende come luce.

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia. R.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. R.

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R.

Seconda Lettura
Vi ho annunciato il mistero di Cristo crocifisso.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 2,1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita. (Gv 8,12)

Alleluia.

Vangelo
Voi siete la luce del mondo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore.

Si dice il Credo.

Sulle offerte
Signore Dio nostro,
il pane e il vino, che hai creato
a sostegno della nostra debolezza,
diventino per noi sacramento di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione
Ringraziamo il Signore per il suo amore,
per le sue meraviglie a favore degli uomini,
perché ha saziato un animo assetato,
un animo affamato ha ricolmato di bene. (Cf. Sal 106,8-9)

Oppure:

Beati quelli che sono nel pianto:
saranno consolati.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia:
saranno saziati. (Mt 5,4.6)

*A
Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. (Mt 5,16)

Dopo la comunione
O Dio, che ci hai resi partecipi
di un solo pane e di un solo calice,
fa’ che uniti a Cristo in un solo corpo
portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore. 

Antonia Arslan: perché non diamo più fiducia ai bambini?

Antonia Arslan: perché non diamo più fiducia ai bambini?

Domenica 1° febbraio Avvenire esce con un inserto speciale di 24 pagine a colori (a soli 30 centesimi in più del prezzo di copertina) dedicato alla 48esima Giornata nazionale per la Vita indetta dalla Chiesa italiana e che quest’anno ha per tema “Prima i bambini!”. Tra gli articoli dello speciale, a cura di alcune delle più note firme di Avvenire, anche quello della scrittrice Antonia Arslan.
«I bambini ci guardano», si usava dire una volta nelle famiglie, quando fra i grandi erompeva un feroce bisticcio o una litigata di quelle serie, corredate da piatti rotti o brutte minacce: in quel momento l’atmosfera di casa si surriscaldava e i piccoli spalancavano gli occhi, ben consapevoli – come sono tutti coloro che si sentono inermi e si spaventano di fronte alla violenza delle forze scatenate dall’ira – di essere senza difesa se quell’ira si rivolge contro di loro.
I bambini ci guardano: spesso questa frase bastava a calmare i litiganti e a «riportarli a più miti consigli» (era subito dopo che veniva usata questa seconda frase correlata alla prima: anch’essa – a quel tempo – abituale…). Noi bambini (anzi, io bambina, nei miei ricordi) non eravamo abituati alla violenza verbale, alle urlate senza controllo, ed effettivamente spalancavamo gli occhi e ci rifugiavamo negli angoli più bui delle stanze: volevamo nasconderci agli occhi degli adulti, vergognandoci di vederli urlare “come bambini”. Le due categorie erano infatti ben distinte, nella nostra mente infantile: l’adulto proteggeva, nutriva e rispondeva ai tuoi bisogni, tu bambino eri padrone dei tuoi giochi, facevi le tue piccole ma preziose esperienze personali e potevi piangere e anche gridare.
C’era la guerra, allora. E io avevo imparato a vestirmi da sola, e in fretta, e a scendere poi subito nell’atrio per andare al rifugio. Avevo sei anni, ma sapevo benissimo che di certe cose non si doveva parlare. E così una sera dopo cena, quando mio padre mi disse, come al solito: «Adesso vai di là a giocare», io risposi, molto felice di mostrare che avevo capito tutto: «Ma io lo so già che adesso voi ascoltate Radio Londra, e che questo è un segreto». E allora tutti (nonno Yerwant, zia Enrica e i miei genitori) ne furono contenti: mi fecero i loro complimenti e io mi sentii molto soddisfatta.
Non c’è stato grande progresso in seguito nella cura dei bambini. Sono molto spesso inquieti e insoddisfatti, oggigiorno; il rumore insulso e pervasivo e la violenza assurda che ci circondano ne alterano la crescita equilibrata, e i loro occhi spesso sembrano opachi, non riflettono più luce. Ci viene detto, tuttavia, che oggi i bambini sono molto più protetti e accuditi: legioni di “esperti” sono affaccendati a seguirli già fin dai primi mesi della gravidanza, quello stato fisico femminile che non è più considerato con tranquillità, come una tappa possibile – e spesso frequente – nella vita di una donna giovane, ma come una condizione di estrema fragilità (se non di malattia…), cui provvedere con un numero pressoché infinito di consigli, prescrizioni, e infine divieti.
Dopo la nascita della creatura, è un delirio. Mi è capitato di recente di incontrare giovani madri prostrate dai sensi di colpa che, confuse e smarrite nella marea di suggerimenti e diktat più o meno fondati, si rifugiano in un’obbedienza cieca e assoluta al pediatra, psicologo o specialista di turno: le povere ragazze non guardano più davvero in faccia i loro bambini, e nel dubbio (qualsiasi dubbio o incertezza) semplicemente rinunciano, non ascoltando più né se stesse, né il loro bambino e i messaggi che – con lo sguardo, la voce e i gesti – egli tenta di comunicare.
E così succede che anche i nostri bambini – apparentemente dei privilegiati cui non manca nulla – sono delle piccole vittime: di mode che vengono imposte come verità cui è obbligatorio credere, e che poi si appannano per dar luogo alla verità successiva (basti pensare alla questione del latte materno); e di madri in continua apprensione che non credono in sé stesse e nello strettissimo rapporto “naturale” col loro bambino, rapporto al quale sono indotte a non dare nessun credito – e questo, ricordiamolo, mina profondamente non solo la loro serenità e fiducia in sé stesse, ma anche purtroppo il benessere del piccolo, per il quale la fiducia nella madre è vitale elemento di crescita equilibrata.
E poi succede che i figli vengono nervosamente protetti da ogni esperienza che sia anche minimamente faticosa o dolorosa, dalla sbucciatura di un ginocchio al compitino di scuola: ma maestri e professori sono lì a testimoniare come il continuo intervenire dei genitori di oggi nel normale andamento scolastico sia diventata una vera e propria emergenza, una malattia del comportamento che si esprime in un diluvio di email, messaggi via Whatsapp, chat di classe ed estenuanti chiacchiere senza fine: nonché nell’insidiosa tentazione dei genitori di sostituirsi alla scuola, col pretesto di sapere meglio di chiunque come trattare il proprio figlioletto (di solito purtroppo con deplorevole indulgenza).
Nel corso delle mie ventennali peregrinazioni attraverso l’Italia al seguito della Masseria delle Allodole, da tanti professori angustiati mi sono stati raccontati episodi e fatterelli che vanno dal divertente all’allucinante. A parte i collegamenti mai interrotti col cellulare, pretesi da madri ansiose e ansiogene, c’è chi, a casa, corregge il correttore, immaginando di segnalare errori dell’insegnante (e invece aggiungendone di propri); altri sdottoreggiano, chiedendosi se è giusto… «riempire la testa del mio bambino di inutili informazioni»; c’è poi chi serenamente sostiene che la matematica, o la fisica, o la geografia, o la storia, sono materie inutili, perché a lui (o lei) genitore non sono servite, ha fatto carriera lo stesso. E tutti continuamente intervengono.
Non è di questo che hanno bisogno i nostri bambini. Lasciamoli crescere usando saggezza e rispetto, queste creature apparentemente tanto fortunate, in realtà spesso infelici, fragili, insicure: piantine che ricevono troppa acqua, soffocate da genitori altrettanto infelici, che non riusciranno ad aiutarle a crescere secondo come natura – e cura – comandano..
Non siamo esseri perfetti – e non dobbiamo crederci tali. Siamo esseri imperfetti, siamo legno storto, che ha nel cuore il sogno – e la visione – dell’infinito. Il Signore ha detto «lasciate che i bambini vengano a me»: ma non ha detto che non siano anch’essi toccati dal male, che ci colpisce tutti – proprio perché siamo uomini, e perciò imperfetti. Il famoso racconto del 1898 Il giro di vite di Henry James, nella sua geniale ambiguità, lo mette in scena con cristallina chiarezza.
Neanche i bambini sono perfetti: sanno molto bene – e presto – cos’è il male. E vanno aiutati a conoscerlo e a evitarlo, con fatica e fiducia. E certo, sono tanti nel mondo i bambini che soffrono, di fame, di freddo, di abbandono, di guerra: e la loro angoscia grida verso di noi. È giusto cercare di amarli, di aiutarli, e combattere per loro.
Ma l’angoscia inespressa di questi nostri ben nutriti e viziati bambini dai cuori abbandonati, insidiati da predatori astuti che li assaporano come bocconi prelibati, approfittando del loro innocente desiderio di ascolto e di vera guida, possiamo davvero ignorarla? Possiamo davvero voltarci dall’altra parte quando – e se – ci capita di poter aiutare loro, o i loro genitori, sperduti in un mondo molto più profondamente ostile all’infanzia di quello che ci si vuol far credere?
Avvenire

In America si sta facendo strada un nuovo fascismo?

In America si sta facendo strada un nuovo fascismo?

Gli Stati Uniti sono al bivio, tra uno scenario di “democrazia minima” e i rischi di un neo-autoritarismo a stelle e strisce. Il messaggio che il gennaio gelido di Minneapolis ha inviato al mondo è chiaro: la legge del più forte non vale solo in politica estera, prima di tutto si mette in pratica sulle vie di casa. L’intimidazione di Stato, la violenza come sistema di potere, le milizie private che agiscono al di sopra delle regole: siamo all’anticamera del fascismo in salsa trumpiana? E fino a che punto la deriva nazionalista si potrà contenere sulla sponda occidentale dell’Atlantico, senza che esondi anche nella vecchia Europa?

«È in corso uno scivolamento, che sta spingendo il Paese verso un autoritarismo elettorale preoccupante» sostiene il politologo Marco Valbruzzi, che insegna all’Università Federico II di Napoli. Passo dopo passo, abbiamo assistito allo sgretolamento delle certezze, ideali e giuridiche, che la retorica occidentale aveva accompagnato alla creazione del sogno americano. «Si diceva una volta: può accadere ovunque, non qui – continua Valbruzzi –. Invece è diventato possibile il parallelo tra l’alba di un regime autoritario e ciò che successe un secolo fa in Italia e in Europa. Oggi Trump in termini di comando è soltanto un gradino sotto Putin, il suo modello». Tra poteri straordinari, ordini esecutivi, oscuramento del dissenso, Donald Trump ha consapevolmente intrapreso una via pericolosa. «Quello col fascismo è un paragone possibile perché effettivamente esiste un’istanza sovversiva che è riuscita già a prendere le redini del potere statuale» osserva lo storico Domenico Guzzo, docente all’Università di Bologna. Se per Valbruzzi «gli agenti anti-immigrazione dell’Ice effettivamente ricordano le squadracce di stampo mussoliniano», per Guzzo «inquieta la difesa e la promozione della violenza contro gli oppositori politici». Vanno fatti però dei distinguo: il presidente americano, per quanto leader carismatico e accentratore, non è il dominus assoluto né della sua parte politica (il partito repubblicano, più che il movimento “Maga”) né tanto meno del Paese; in secondo luogo, «deve tenere conto che il sistema Usa è policentrico ed esiste una frattura profonda tra lo Stato federale e lo Stato locale, tra la contea e Washington, come ha dimostrato in Minnesota la resistenza attuata dal sindaco di Minneapolis e dal governatore» precisa Guzzo. Senza dubbio, anche il celebre sistema di contrappesi americano è alla prova, perché profondamente scosso alle fondamenta. «Democracy erodes from the top, la democrazia si erode dall’alto» ripete Valbruzzi citando un noto saggio sul tema e Trump è l’innegabile protagonista di questa stagione, nella complicità dei poteri forti. Anche questo ricorda gli anni Venti dell’Europa, con gli interessi economici e il capitale all’epoca pronti a spingere a favore della destra radicale.
È la stessa onda che da tempo ha investito anche i governi del Vecchio continente, in una deriva contraddittoria che spinge in modo ambiguo tra esiti conservatori e moderati di governo e sirene estreme dentro l’opinione pubblica. Chi vincerà, all’interno di questa dicotomia che in modo diverso accompagna Italia, Francia e Germania? «C’è un rapporto ambivalente tra queste destre e l’America di Trump – risponde Mattia Zulianello, professore associato di Scienza politica all’Università di Trieste -. Mentre la Casa Bianca si sposta sempre più verso posizioni estreme, con una retorica quasi militarista, i nazionalismi europei non possono disconoscere la difesa dei propri popoli e rimangono per ora a metà del guado». Il riferimento è alle teorie del “nativismo”, secondo cui gli interessi dei “nativi”, gli abitanti originari di un territorio, vengono prima dei diritti degli altri. «Lo scontro tra l’internazionale imperialista di Trump e la destra nativista europea alla lunga può diventare inevitabile, eppure oggi c’è un tema ricorrente su cui tutti si ritrovano: la remigrazione». Lo spostamento, meglio sarebbe dire la deportazione, di migranti dallo Stato in cui si trovano adesso al proprio Paese può rappresentare, secondo Zulianello, «il collante tra questi radicalismi, che paiono essere solo all’inizio della loro traiettoria storica. Va ricordato peraltro che questi venti soffiano da tempo nel Vecchio continente, ben prima dell’avvento del movimento “Maga” negli Usa».
Soltanto da qualche mese in America il dibattito sulla deriva trumpiana si è aperto, come testimonia un recente articolo apparso sulla rivista The Atlantic dal titolo evocativo “Sì, è fascismo”. Per Guzzo, «siamo in un regime di “democrazia minima” nella quale chi comanda esercita sull’opinione pubblica momenti di pressione tattica più o meno intensi, arrivando a usare addirittura i bambini per colpire i migranti. In realtà, il tema è sempre lo stesso: crearsi un nemico interno per accentuare una visione dualistica della società. Noi contro di loro». Siamo oltre l’iniziale populismo, che l’Europa ha conosciuto ormai due, tre decenni fa e per un certo periodo sembrava poter diventare egemone. «È nazionalismo duro e puro, soprattutto nella sostanza» sottolinea Valbruzzi. «Non si tratta nemmeno più di essere pro o contro la democrazia – dice Zulianello -. Negli Stati Uniti sembra prevalere l’idea di ridestare lo spirito della nazione. È un calcolo rischioso dal punto di vista elettorale, tanto che il gradimento dei repubblicani è dato in calo. Ma c’è un’idea di palingenesi mai vista prima, che porta con sé l’ambizione di rifare l’uomo. E questa cosa assomiglia molto al fascismo».
Avvenire