Il rumore delle guerre copre il bene, ma la forza umile dell’amore genera pace

 Il rumore delle guerre copre il bene, ma la forza umile dell’amore genera pace QUO-053

Osservatore Romano

di Salvatore Cernuzio
Era una scelta naturale per un predicatore pontificio francescano che, negli 800 anni dalla morte di san Francesco, il Poverello fosse al centro delle sue prediche di Quaresima. Al Papa e alla Curia romana da domani, 6 marzo, per tutti i venerdì fino al 27, padre Roberto Pasolini proporrà quindi nelle sue meditazioni il santo di Assisi «come itinerario concreto di conversione e di vita evangelica». Se uno è in Cristo, è una nuova creatura (2Cor 5, 17). La conversione al Vangelo secondo San Francesco è il filo conduttore delle riflessioni, declinato nelle tematiche di libertà, speranza, missione, fraternità. Sempre con uno sguardo a questa attualità ferita da conflitti e violenze, anche verbali. Perché il Vangelo è strettamente connesso alla vita concreta e alle sue tensioni, afferma Pasolini: solo la «visione astratta» di un cristianesimo teorico o idealistico può separarli.
Padre Roberto, quale tema affronterà nelle meditazioni di Quaresima? E perché questa scelta?
Il tema della predicazione, in fondo, è sempre lo stesso: il Signore Gesù Cristo, l’annuncio della sua Pasqua e la grazia di una vita nuova in lui, mediante il dono dello Spirito. Poi, a seconda delle circostanze, questo unico tema si declina in forme diverse. Quest’anno, nel ricordo degli ottocento anni dalla morte di san Francesco e nell’Anno giubilare voluto dal Santo Padre per questa ricorrenza, per un predicatore apostolico francescano la scelta era quasi naturale: proporre il Poverello di Assisi come itinerario concreto di conversione e di vita evangelica.
Neppure tre mesi fa si è concluso il Giubileo della Speranza. Una speranza messa a dura prova da guerre, tensioni e paure. Come vivere il tempo quaresimale in mezzo a tutto questo?
La speranza cristiana porta il segno della croce: è insieme luminosa e fragile. Dio ha scelto di governare il mondo con l’amore, rispettando la nostra libertà. Ha preso sul serio il mistero del male e della violenza, ma ha deciso di affrontarlo solo con la forza del bene. Per questo i cammini di pace sono lenti: dipendono da cuori e menti disposti ad accogliere la logica della croce e a viverla con umile coraggio dentro i conflitti. Eppure il seme di una civiltà nuova — quella della fraternità — è già stato piantato. Il Regno di Dio «in tutto il mondo porta frutto e si sviluppa». Il problema è che il rumore delle guerre copre spesso la crescita silenziosa del bene. Facciamo fatica a credere che la forza umile dell’amore, alla fine, generi frutti duraturi di giustizia e di pace.
In qualche modo l’attualità troverà spazio nelle sue meditazioni?
Non in modo diretto. Non credo sia questo il mio compito in questa sede. Tuttavia solo una visione astratta della fede può immaginare una separazione tra Vangelo e vita concreta. Spesso pensiamo che da una parte ci siano i valori cristiani e dall’altra la realtà, con le sue tensioni. È il segno di un cristianesimo ridotto a teoria o a ideale irraggiungibile. Ma quando il Vangelo ci tocca davvero, cambia subito il nostro modo di vivere. E cambiando noi, modifica anche il mondo: diventiamo più capaci di amare, di creare giustizia, di allargare la fraternità, semplicemente lasciando agire in noi lo Spirito che ci conforma a Cristo.
Oltre alla violenza militare, si registra oggi anche una violenza verbale. Il Papa invita a digiunare dalle parole che feriscono. Quali parole suggerisce di usare in questo tempo?
Non credo che il disarmo linguistico si riduca a un elenco di parole da dire o da evitare. Un simile elenco andrebbe continuamente aggiornato. Ciò che genera violenza non sono solo le parole, ma i toni e le intenzioni. Siamo violenti quando parliamo senza ascoltare. Quando presumiamo di conoscere l’altro senza comprenderne le ragioni. Quando parliamo solo per affermare noi stessi. Quando non scegliamo con cura le parole adatte alla situazione. E rischiamo di ferire anche quando, parlando da posizioni di autorità o privilegio, non consideriamo l’influenza che le nostre parole esercitano. Il disarmo verbale nasce da una domanda semplice: siamo disposti ad affrontare la fatica del dialogo e a costruire relazioni rispettose e paritarie?
La conversione al Vangelo secondo san Francesco sarà il filo conduttore delle sue riflessioni. Quale messaggio offre oggi la sua figura? Perché è ancora attuale?
San Francesco è attuale perché ricorda, in modo limpido e radicale, che Dio è vivo e può abitare la nostra vita se gli apriamo spazio. In un tempo in cui il cristianesimo rischia di ridursi a sforzo morale o a coerenza etica, la sua esperienza ci riporta all’essenziale: il Vangelo come parola viva, da ascoltare e da vivere con libertà. Francesco parla al cuore di tutti perché ha intercettato le attese più profonde dell’umano: riconoscerci fratelli e sorelle, guardare al creato con gratitudine, costruire una convivenza più giusta e pacifica. La sua attualità non dipende dalle celebrazioni, ma dalla sua capacità di mostrare che una vita riconciliata con Dio diventa immediatamente più umana, più semplice, più fraterna.
La conversione al Vangelo secondo san FrancescoLa Prefettura della Casa Pontificia ha reso noto che a partire da domani  6 marzo, ogni venerdì, fino al 27 dello stesso mese, il predicatore della Casa Pontificia, padre Roberto Pasolini, frate minore cappuccino, terrà le Prediche per la Quaresima sul tema «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura” (2 Cor 5, 17). La conversione al Vangelo secondo San Francesco». Le meditazioni saranno proposte nell’Aula Paolo VI, alle ore 9. «Nel contesto dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, un nuovo anno di grazia invita a custodire il dono ricevuto nel Giubileo della Speranza e a lasciarlo maturare come autentica conversione al Vangelo» scrive padre Pasolini nell’invito rivolto a cardinali, arcivescovi e vescovi, prelati della Famiglia Pontificia, dipendenti della Curia romana, del Governatorato e del Vicariato di Roma, superiori generali, procuratori degli ordini religiosi facenti parte della Cappella Pontificia, seminari, collegi di Roma, gentiluomini di Sua Santità, addetti di anticamera e a tutti coloro che desiderano partecipare.
Le prediche di Quaresima saranno articolate secondo il seguente calendario: 6 marzo, «La conversione. Seguire il Signore Gesù nella via dell’umiltà»; 13 marzo, «La fraternità. La grazia e la responsabilità della comunione fraterna»; 20 marzo, «La missione. Annunciare il Vangelo a ogni creatura»; 27 marzo, «La libertà dei figli di Dio. La perfetta letizia e la morte come sorella».

Basta progetti di morte Basta armi

A child stands next to an Iranian missile after it fell near Qamishli International Airport, amid ...

Osservatore
«Oggi eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo, chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia». È l’orazione «per il disarmo e per la pace» elevata da Leone XIV nel video con l’intenzione per il mese di marzo, diffuso oggi attraverso la Rete mondiale di preghiera del Papa. Una supplica accorata per chiedere che i leader «abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte, fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili», e che «la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità».

Le parole del Pontefice partono da una consapevolezza: purtroppo sta vincendo la logica della guerra. Prima il conflitto in l’Ucraina, poi quello a Gaza, ora l’attacco all’Iran che sta infiammando il Medio Oriente, una vera polveriera pronta ad esplodere con conseguenze devastanti. E questo senza dimenticare quanto accade tra Pakistan e Afghanistan, in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Myanmar e in altri luoghi dove si combattono guerre definite “a bassa intensità”, come se questo le rendesse meno cruente e dolorose per chi le subisce. Non meraviglia che in questo scenario cupo la spesa militare globale abbia raggiunto livelli mai visti, spinta da un ritorno della retorica della deterrenza armata nel dibattito politico. L’Unione europea ha varato un piano di riarmo da 800 miliardi di euro e i bilanci destinati alla difesa a livello mondiale aumentano a danno di investimenti per lo sviluppo. E sembra non spaventare nemmeno il tema più volte evocato dell’uso di ordigni nucleari.

È in tale contesto, il più drammatico e allarmante degli ultimi decenni, che oggi si celebra la quarta Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 7 dicembre 2022. Si potrà discutere ancora una volta sull’utilità di certe iniziative. E forse anche la ricorrenza di oggi passerà inosservata, sovrastata dall’assordante rumore delle bombe. Motivo in più, invece, per riflettere sulla deriva distruttiva che si è imboccata. Una deriva che al multilateralismo sostituisce la legge del più forte, che al negoziato preferisce l’attacco preventivo, che all’interesse generale antepone quello particolare, con una conseguente perdita di quei riferimenti che prima, seppure imperfetti, cercavano di garantire quel diritto internazionale divenuto ora carta straccia. Una situazione ben sintetizzata dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, secondo il quale «si va pericolosamente affermando un multipolarismo caratterizzato dal primato della potenza e dell’autoreferenzialità».

Dinanzi a questo scenario, alla voce del Papa oggi si unisce quella del segretario generale dell’Onu, António Guterres. Anch’egli rivolge un appello ai governi, esortandoli «a fare un passo indietro, a smettere di agitare la spada di Damocle nucleare e a fermare la corsa agli armamenti. È tempo di investire nell’architettura della pace, non negli strumenti di guerra». L’auspicio è che i leader delle nazioni abbiano un rigurgito di coscienza, che non restino sordi, non solo a questi appelli autorevoli, ma soprattutto all’accorata richiesta di pace che giunge dai popoli, che pagano sempre il prezzo più alto di ogni guerra. (gaetano vallini)

La guerra in Iran cambia l’agenda del governo. Focus sui prezzi dell’energia

Palazzo Chigi

AGI – Il nuovo conflitto in Medio Oriente obbliga il governo a modificare l’agenda del Cdm, con una possibile revisione delle priorità di spesa per i prossimi mesi. Uno dei focus dell’attività dell’esecutivo potrebbe essere dedicato proprio ai fondi per la difesa, sempre però nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e delle regole Ue. Sarebbero al vaglio, riferiscono fonti della maggioranza, i provvedimenti di spesa in programma per i prossimi mesi.
La preoccupazione principale dell’esecutivo, viene riferito, sarebbe legata all’andamento del prezzo dell’energia, in particolare a quello del gas, che in Italia incide in modo determinante sull’importo delle bollette. Gli stoccaggi al momento sono alti, sopra al 50%, tra i più elevati in Europa, con la stagione invernale che volge al termine porterà ad una diminuzione dei consumi per il riscaldamento. I timori riguarderebbero soprattutto l’eventualità che le ostilità possano trasformarsi in un conflitto di lunga durata, che coinvolge molti partner commerciali nell’area del Golfo Persico.

Il rinvio del Cdm e il Piano Casa
Domani avrebbe dovuto tenersi un Consiglio dei ministri, la convocazione non era stata ancora formalizzata, ma la riunione non avrà luogo. Ora viene ipotizzata una possibile seduta martedì 10 marzo nel pomeriggio ma con un ordine del giorno che sarebbe ancora tutto da costruire. La Lega spinge per portare in discussione in Cdm il primo provvedimento del Piano Casa già la prossima settimana. “Porterò un primo decreto che mette a disposizione delle Ater e le Aler circa 950 milioni destinati al recupero del patrimonio di edilizia residenziale e sociale, attualmente non assegnato perché non a norma”, per ristrutturare tra “50 e 60mila appartamenti”, spiega il vice premier Matteo Salvini.

Perplessità sul Piano Casa e revisione della spesa
Fonti però spiegano che il provvedimento non sarebbe ancora completo e ci sarebbero alcune perplessità su alcune misure tra gli altri partiti della maggioranza. Non sarebbe scontato, dunque, che il provvedimento approdi in Cdm martedì visto il contesto. Il provvedimento inizialmente potrebbe non avere a disposizione l’intera somma prevista originariamente, a quanto filtra, proprio in virtù della necessità di passare al setaccio ogni voce di spesa.

Confronto sui prezzi dell’energia e lotta alla speculazione
Nel prossimo Cdm, viene riferito, potrebbe svolgersi anche un confronto sull’andamento dei prezzi dell’energia, a partire da quello del gas, e sul monitoraggio dei prezzi al consumo dopo i primi giorni del nuovo conflitto. “Sono pronta ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare sulle bollette”, assicura la premier Giorgia Meloni. Poi la presidente del Consiglio ricorda: “Abbiamo già sentito in queste ore il presidente di Arera, che ha già attivato i meccanismi che servono a evitare fenomeni speculativi, ha una apposita task force soprattutto per monitorare i prezzi del gas, faremo tutto quello che possiamo per non darla vinta”.

Rallentamenti per il Dl fiscale e altre questioni
Tra i provvedimenti che potrebbero subire un rallentamento ci sarebbe anche il nuovo Dl fiscale, che dovrebbe contenere misure in materia di iperammortamento per le imprese, il rinvio a luglio della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi e un possibile scudo per i condomini sui controlli del fisco sul Superbonus per salvare i proprietari dalle responsabilità incolpevoli legate alle irregolarità. Quest’ultima misura, a quanto filtra, sembrerebbe avere incontrato uno stop. Resta nel limbo anche la questione del rinnovo del vertice della Consob, in scadenza l’8 marzo.

La ricerca di Dio oltre l’IA e il modello dei bambini: cosa dice la Nota della Commissione teologica

La ricerca di Dio oltre l'IA e il modello dei bambini: cosa dice la Nota della Commissione teologica

Avvenire

Cosa vuol dire essere donne e uomini in un tempo in cui lo spazio di libertà dell’umanità sembra essere compresso a causa del diffondersi di nuove tecnologie come le intelligenze artificiali e teorie che predicano il superamento dell’umano? A rispondere a questa domanda, solo apparentemente materia per studiosi e specialisti, è l’ultimo documento della Commissione teologica internazionale «Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano».
Il presupposto da cui parte la nota è il riconoscimento del fatto che l’umanità sta vivendo un passaggio epocale che rimette in questione ciò che significa essere umani. La Cti osserva che oggi «ci si scopre di nuovo impegnati a esplorare il mistero dell’essere umano in quanto tale, nella sua identità», perché il progresso scientifico e tecnologico «sembra permettere interventi sulla natura umana fino a poco tempo fa impensabili» e alimenta «la pretesa di un’autodeterminazione assoluta». Questa diagnosi segna un cambio di paradigma: non basta più difendere la dignità, occorre comprenderla di nuovo, dentro le trasformazioni in atto.

Il nuovo ambiente digitale: quando la tecnologia modella la vita

Le pagine dedicate al digitale sono tra le più originali del documento. La Cti afferma che «la tecnologia digitale non è più solo uno strumento, ma costituisce un vero e proprio ambiente di vita, con un suo modo di strutturare le attività umane e le relazioni». Il testo riconosce che l’IA, nelle sue forme presenti e future, può arrivare a «decidere ciò che è consentito di sapere», modificando percezione, memoria, conoscenza. E avverte che la delega sistematica a processi algoritmici rischia di «limitare l’orizzonte della conoscenza umana» e di impoverire la capacità di giudizio etico e spirituale. Nella vita quotidiana questo tocca la scuola, il lavoro, le decisioni economiche, l’informazione. L’antropologia cristiana offre un criterio semplice e forte: custodire la libertà interiore e la responsabilità morale, affinché nessuna macchina possa sostituirsi alla coscienza.

Il sogno transumano: desiderio di oltre, rischio di perdere sé stessi

La Cti descrive il transumanesimo in modo chiaro e approfondito: «Un movimento, che opera con la convinzione che l’essere umano possa e debba impiegare la scienza e la tecnologia per superare i limiti fisici e biologici», fino a immaginare «un’immortalità individuale supportata dalla tecnologia». Il documento ne riconosce l’attrattiva – il desiderio di vivere meglio, più a lungo, con meno dolore – ma avverte che questa prospettiva, se non orientata, rischia di sfociare nel perfezionismo elitario, nella selezione dei «migliorati» e nella perdita della fraternità. La Cti parla apertamente di «presunzione ingenua e supponente» quando l’uomo sogna di diventare come Dio attraverso procedure tecniche. La visione cristiana propone una via diversa: orientare il progresso alla cura, non alla selezione; alla relazione, non al dominio; alla pienezza, non all’illusione dell’onnipotenza.

Identità: ciò che si riceve e ciò che si diventa

Il testo, poi, va al cuore del tema dell’identità umana, che non è una categoria statica, ma una realtà vitale, «qualcosa che si deve sempre (ri)scoprire e attuare personalmente». La Cti chiarisce con forza che «essere una persona umana, con una dignità infinita, non è qualcosa che noi abbiamo costruito… ma è frutto di un regalo gratuito che ci precede». In un’epoca in cui si pensa all’identità come auto-progettazione illimitata, il documento ricorda che la vera libertà nasce dal riconoscimento del dono ricevuto e dalla responsabilità di farlo fiorire. È una prospettiva che tocca le famiglie, i giovani, chi cerca la propria strada: l’autostima non nasce dalla prestazione, ma dalla percezione di essere voluti e amati.

Vocazione: il cuore dell’antropologia cristiana

La Cti, poi, afferma che «la vita dell’essere umano è vocazione» e che l’esistenza si comprende solo come «frutto dell’amore creativo del Padre», che chiama ciascuno alla felicità e alla pienezza di sé. La vocazione non è un percorso riservato a pochi, ma il modo in cui ogni uomo e ogni donna scoprono di essere destinatari di un invito: «Ogni essere umano viene alla vita perché è stato pensato e voluto da Dio» e per questo «nessuno si deve sentire superfluo». Questo orientamento illumina la vita quotidiana: studiare, lavorare, amare, curare, generare, accompagnare non sono tasselli sparsi ma parti di una chiamata alla relazione, alla responsabilità e alla bellezza. In un mondo che spinge a costruirsi da soli e a essere sempre all’altezza di modelli irraggiungibili, la vocazione cristiana libera: non tutto dipende da noi, ma tutto attende la nostra risposta.

Il bambino come paradigma: la filiazione come radice dell’umano

Il documento dedica un passaggio straordinario al bambino, una delle intuizioni più fresche e inattese: «Il bambino non è un vuoto da riempire ma una pienezza donata», che si riceve nella fiducia e nella gratitudine, in un intreccio di amore e cura che costituisce «lo specchio dell’origine» e la verità dell’identità filiale. Il bambino diventa così l’immagine più eloquente dell’umano: fragile ma affidato, dipendente ma pieno di promessa. Da qui discende un invito sociale e politico: sostenere la natalità, proteggere le famiglie, garantire ambienti educativi capaci di cura e di speranza.

Comunicazione e fragilità dell’identità nell’infosfera

La Cti descrive con precisione la vulnerabilità identitaria generata dall’ambiente digitale: «In tanti ambienti dell’infosfera si percepisce un’insistenza per farsi riconoscere sintomo di incertezza dell’identità» che spesso si traduce in conflittualità e isolamento. In un mondo di contatti senza legami, la soluzione cristiana è la cultura dell’incontro. Il documento invita a ricostruire spazi reali di dialogo, dove l’altro non sia ridotto a un avatar o a un’opinione, ma riconosciuto nella sua irriducibile dignità.

Le tensioni polari: abitare l’umano senza semplificarlo

Uno dei contributi più originali del documento è la lettura dell’esperienza umana attraverso le «tensioni polari»: materiale e spirituale, maschile e femminile, individuo e comunità, finito e infinito. La Cti chiarisce che «la condizione umana appare segnata da tensioni irriducibili», ma che la soluzione non è la cancellazione di uno dei poli: «Le polarità superano dualismi e monismi», e trovano unità nel mistero di Cristo, nel quale «l’umano è salvato e portato a compimento» senza essere annullato. Questa logica aiuta a costruire società meno ideologiche e più umane: la persona non contro la comunità, la libertà non contro la responsabilità, la differenza non contro l’uguaglianza.

Al centro, le vittime e i fragili: la misura del vero progresso

Il documento insiste: «Non ci può essere un compimento umano della storia senza giustizia per le vittime». Ogni innovazione deve essere valutata a partire da chi rischia di essere escluso o dimenticato. È un criterio pastorale e civile: l’anziano, il disabile, il malato, il povero digitale, il lavoratore marginalizzato diventano il baricentro morale per discernere cosa è veramente umano. Quo vadis, humanitas? propone una via non nostalgica, ma radicalmente cristiana: l’umanità non si compie superando sé stessa, ma accogliendo l’amore che la genera. È Cristo, dice la Cti, a mostrare come «le polarità costitutive» trovino un’armonia nuova, e a rendere possibile uno sviluppo che non è fuga dal limite, ma trasfigurazione dell’umano nel dono e nella comunione.

Il mondo in mano
ai bambini è un albo illustrato

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Avvenire

Succede nel 2012 quando Aleksandra Mizielinska e Daniel Mizielinska, due talentuosi grafici e illustratori polacchi, pubblicano Mappe, un volume che trasforma quello che avrebbe potuto essere un semplice atlante, un manuale standard di geografia, in un’avventura straordinaria attorno al mondo in cui le grandi tavole illustrate a doppia pagina piene di dettagli curiosi e originali sulla storia, l’economia, gli usi e i costumi, i personaggi e la cultura dei diversi Paesi e continenti del mondo diventano nelle mani dei giovanissimi lettori materia vivace e accattivante da osservare ed esplorare. Un inaspettato successo planetario con vendite, edizioni e traduzioni al top ma ancor prima un cambio di passo sostanziale, il segnale evidente che a cominciare dal primo decennio degli anni Duemila molte cose stavano cambiando nel mondo editoriale della divulgazione per l’infanzia. A cominciare dall’idea che bellezza e conoscenza potevano fare un tutt’uno. Situato tra un prima e un dopo nel mondo della nonfiction, il caso editoriale di Mappe apre la poderosa ricerca di Giorgia Grilli L’incanto del mondo. Bellezza e conoscenza negli albi illustrati nonfiction (Donzelli, pagine 288, euro 35,00), uno studio sulla rivoluzione degli albi illustrati di divulgazione per l’infanzia, punto di arrivo di un ampio lavoro iniziato nel 2018 da un gruppo di studiosi del Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, con la partnership della stessa Fiera del libro per ragazzi di Bologna grazie alla quale i ricercatori hanno potuto ricevere dagli editori di tutto il mondo i volumi più innovativi in catalogo dall’inizio del nuovo millennio, mapparli, studiarli e confrontarli con quelli della divulgazione più tradizionale.
Docente di letteratura per l’infanzia e storia dell’illustrazione presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna e co-fondatrice del Centro di ricerche in letteratura per l’infanzia (Crli), Giorgia Grilli delinea un nuovo corso che va oltre la semplice innovazione formale, un trend dell’editoria per l’infanzia a livello internazionale di titoli “non convenzionali”: volumi di dimensioni inconsuete, forme eccentriche, testi sintetici e ridotti al minimo spesso per niente descrittivi, e illustrazioni d’autore, sorprendenti ed espressive che raccontano più di quanto potrebbero fare le parole. «Oggetti editoriali», suggerisce Giorgia Grilli, frutto di ingegnose ideazioni e progettazioni frutto del lavoro creativo di chi ha in mente in prima battuta non tanto certi contenuti da trasmettere quanto un oggetto «pensato per essere attraente, oltre che illuminante rispetto a certi fenomeni della realtà. Un oggetto prezioso in quanto tale: da vedere, sfogliare, tenere in mano, esplorare, con cui giocare, immaginare, sognare, oltre che utile a conoscere qualcosa del mondo reale».
I nuovi nonfiction picture book non vogliono insegnare qualcosa nel senso più tradizionale del termine, trasmettere nozioni e idee, verità da apprendere, piuttosto aprire strade alla conoscenza, fare domande, non dare risposte. Coinvolgere il lettore in un gioco di ricerca ed esplorazione reso accattivante dalla loro bellezza, presupponendo che la conoscenza e il sapere si acquisiscono meglio se insieme al cervello e alla ragione sono chiamati in causa piacere, meraviglia, immaginazione, suggestione, emozione. Niente a che vedere con i tradizionali manuali illustrati di divulgazione, in cui le figure apparivano come un’appendice a corredo del testo cui si affidava la vera funzione istruttiva. La novità della divulgazione contemporanea è che l’estetica non è più una qualità accessoria, che la forma è diventata sostanza e che attraverso l’arte si aprono altri sguardi e altre prospettive perché il mondo illustrato con arte è diverso e sorprendente ogni volta che qualcuno lo illustra. E c’è anche altro: il ribaltamento di testo e immagini, spiega Giorgia Grilli, «incide sul modo con cui i bambini conosceranno il mondo e sull’oggetto stesso della loro conoscenza». Ecco perché osservare e studiare la divulgazione per l’infanzia significa incrociare un tema educativo e filosofico che «riguarda noi, il mondo e il nostro rapporto con esso, conoscitivo, ma anche poi affettivo ed etico». Se la bellezza ci salverà possiamo solo sperarlo accettando la sfida di raccontare cose importanti del mondo, attraverso l’arte. L’arte capace di rendere più complesse le cose, di mettere in discussione le definizioni rigide. Anche quando prende la strada della divulgazione.

Dal Mediterraneo all’Oceano Indiano, si allarga il conflitto

Conflitto

Abbattuto un missile di Teheran in Turchia. Gli Usa affondano una nave iraniana in Sri Lanka. I curdi smentiscono l’offensiva via terra. Nuovi raid su Teheran che continua gli attacchi su Israele e i Paesi del Golfo. Lo Stato Ebraico colpisce ancora Beirut dopo l’avanzata delle sue truppe nel sud del Libano. Meloni e Crosetto da Mattarella. “La situazione è grave”, sottolinea la premier. Oggi alle Camere per il voto sugli aiuti ai Paesi del Golfo