«Prima i bambini!»: perché ci insegnano che possiamo sperare

«Prima i bambini!»: perché ci insegnano che possiamo sperare

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«Prima le donne e i bambini!» o invece «Si salvi chi può!». Quante volte nei film d’azione si sente una di queste due queste frasi stabilire – o meno – la priorità dei più fragili per l’accesso ai soccorsi in caso di eventi catastrofici. È proprio tale possibile alternativa che ha ispirato il Messaggio per la 48esima Giornata per la Vita: nei momenti di crisi e di pericolo ci si può ricordare prima di tutto dei bambini, che sono i più vulnerabili e diventano molto facilmente vittime innocenti degli interessi e delle ideologie degli adulti, oppure dare spazio alla legge del più forte, cioè a chi ha più risorse e possibilità per togliere sé stesso dagli impicci.
Indubbiamente le immagini drammatiche delle piccole vittime di Gaza, dell’Ucraina, del Sud Sudan, dei naufragi degli odierni boat people… hanno sollecitato la riflessione sulle tante dinamiche che determinano la negazione della vita, della dignità e della felicità dei bambini. Alcune di esse appartengono a precisi contesti geografici, storici e culturali; altre sono del tutto trasversali. Il messaggio contiene un lungo elenco – che non pretende certamente di essere esaustivo – di situazioni critiche, nelle quali la vita e la felicità dei bambini vengono subordinati a questo o quell’altro interesse del mondo adulto. Tutte hanno in comune – alla fine – la prevalenza del forte sul debole, del grande sul piccolo, di colui che è dotato di risorse su chi dipende radicalmente dagli altri.
Tutte si determinano, o comunque si aggravano, nelle situazioni di crisi, quando il rispetto dei bambini diventa più impegnativo e dispendioso… Quando implica da parte degli adulti la rinuncia a qualcosa che potrebbero altrimenti ottenere: accantonare progetti e desideri, ridurre libertà di azione o movimento, compromettere qualche standard di rendimento o di consumo, fino a mettere a repentaglio la propria esistenza… È in questi casi che il «Prima i bambini!» stenta di più a funzionare, mentre tendono a prevalere pensieri e comportamenti ispirati al «Si salvi chi può».
Non sfuggirà che questi ultimi sono antitetici rispetto all’attitudine di generatività, che è «il desiderio emergente in età adulta di prendersi cura delle generazioni più giovani e di quelle future» (Erikson). Il calo importante e costante delle nascite in Italia e in molti Paesi del nord del mondo non è che la spia di una vistosa crisi della generatività, cioè del prevalere del «Si salvi chi può» sul «Prima i bambini!»: mettersi a disposizione della nuova vita, soprattutto quando comporti rinunce e sacrifici non è più in testa alle priorità.
Non è che manchi, nelle famiglie e nella società italiana, l’impegno concreto a offrire beni e servizi alle nuove generazioni, ma non si può certamente dire che i piccoli godano di attenzione prioritaria da parte degli adulti. La crescente domanda di luoghi, tempi e strumenti dove “parcheggiare” i figli, insieme alle manifestazioni di insofferenza verso il disturbo dei bambini, sono sintomi di una cultura assai poco generativa. Su scala maggiore, basti pensare all’enormità del debito pubblico, del dissesto ambientale e dello squilibrio demografico che noi adulti continuiamo a produrre, ipotecando il futuro delle prossime generazioni, per capire che non sono loro la nostra priorità. A volte anche nelle comunità cristiane si percepisce una certa difficoltà a dedicare risorse e attenzioni alle nuove generazioni, al di là degli ambienti e delle iniziative loro dedicati da sempre, quando questo implichi mettere in discussione modi di fare consolidati e per lo più coerenti con la mentalità degli adulti e degli anziani.
Tutto ciò si lega a una crisi che si respira in molti ambienti e che tocca molti aspetti della vita personale e sociale; una crisi che pregiudica la generatività, ma che così facendo contribuisce al proprio aggravamento. Tra disinvestimento sul futuro e chiusura egoistica nel presente si crea infatti una spirale negativa, con un forte sapore di dissoluzione; la concentrazione degli adulti sul salvare sé stessi diventa una condanna a morte per quelle medesime strutture – familiari, sociali, ecclesiali… – che si vorrebbero preservare per il domani.
Tornare a mettere al primo posto i bambini, per avere una società più giovane e propulsiva, ma anche per ritrovare un’adultità sensata e soddisfacente, non è però un’operazione facile e indolore. Soprattutto non può compiersi in assenza di speranza. Non a caso il recente Giubileo l’ha assunta come orizzonte e obiettivo dell’evento: senza speranza, infatti, il domani perde mordente, lasciando spazio a una dittatura del presente, caratterizzata dalla dimenticanza del passato e dalla pochezza dell’impegno per il futuro. La crisi demografica si deve non solo a fattori di carattere economico e sociale, ma anche a dinamiche culturali ben precise, per le quali si guarda al figlio più con preoccupazione che con gioia, più in riferimento a sé stessi che non al valore assoluto di una nuova vita umana.
L’aborto e la sua affermazione come diritto sono un’efficace chiave di lettura per questa cultura che, facendo costantemente prevalere il punto di vista e l’interesse dell’adulto su quello delle nuove generazioni – nascituri, bambini, adolescenti che siano – ricorre a numerosi espedienti per evitare di accogliere la vita nuova in modo autentico ed efficace, cioè subordinando a essa la propria. Anche il dibattito sul suicido assistito e l’eutanasia risente di tale deriva culturale, perché la condizione del bambino e quella del malato o del grande anziano sono accomunate dalla necessità di cura, che interpella e “scomoda” gli adulti.
Ribadire «Prima i bambini!» e lasciarsi guidare da tale principio nell’agire personale e comunitario è tutt’altro che un’ingenua e idealistica affermazione di principio; è invece l’unico atteggiamento che esprime concretamente la speranza.
Monsignor Paolo Giulietti è arcivescovo di Lucca e Presidente della Commissione episcopale per la Famiglia, i Giovani e la Vita della Cei
Avvenire

Salute mentale. I disturbi depressivi sono in aumento e la Caritas lancia l’allarme

Un ragazzo in preda a un attacco di ansia

di Giuseppe Muolo
Negli ultimi dieci anni l’organismo pastorale della Cei ha registrato un aumento del 154% dei disagi psichici tra le persone accompagnate. «Un circolo vizioso» che colpisce i giovani, le donne e i migranti. Tutti i numeri contenuti in un rapporto che è stato presentato in collaborazione con la Conferenza permanente per la Salute mentale nel mondo Franco Basaglia

Avvenire

Peggiora strutturalmente la salute mentale in Italia. Con effetti particolarmente evidenti sulle giovani generazioni, sulle donne e sui migranti. Solo il 59% degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni presenta un buon livello di benessere psicologico, con un divario di genere molto marcato (66% tra i ragazzi contro il 35% tra le ragazze). Numeri che si riflettono nei casi di suicidio giovanili, che sono aumentati tra il 2015 e il 2022, con una forte impennata nel 2021, pari a circa 80 decessi in più rispetto al 2020, un livello che si è mantenuto anche nel 2022. Inoltre, tra il 2019 e il 2023 gli utenti adulti dei servizi psichiatrici sono passati da 826mila a 854mila (+3%). E nello stesso periodo si è registrato un significativo incremento delle richieste di aiuto da parte di cittadini stranieri residenti, pari a circa il 20%. Questi alcuni dei numeri più allarmanti contenuti nel rapporto di Caritas italiana “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati”, promosso in collaborazione con la Conferenza permanente per la Salute mentale nel mondo Franco Basaglia.
Il volume, che è stato presentato oggi a Roma in occasione della Giornata mondiale del malato, accende i riflettori sul definanziamento della salute mentale (solo il 2,9% della spesa sanitaria complessiva è destinato ai disagi psichici, con forti divari regionali), sull’indebolimento dei servizi territoriali e sulle crescenti disuguaglianze nell’accesso alle cure e ai servizi integrati. Come sottolinea il rapporto, la Legge di bilancio 2026 prevede per la salute mentale risorse pari a 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027 e 90 milioni per il 2028. Ma di questi, solo 30 milioni sono destinati al personale, a fronte di un fabbisogno stimato dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP) in circa 785 milioni di euro.
Un quadro che sembra andare nella direzione opposta alle esigenze di tanti. Nell’ultimo decennio, infatti, Caritas ha registrato un aumento del 154% dei disturbi depressivi tra le persone accompagnate. Un disagio mentale che, nell’80% dei casi, si intreccia con condizioni di povertà materiale, relazionale e sociale. Come si legge nel rapporto, da un lato, la povertà aumenta il rischio di disturbi psicologici. Dall’altro, il disagio mentale può compromettere lavoro, reddito e inserimento sociale, incrementando la povertà. Un vero e proprio “circolo vizioso”. In questo scenario, lo studio individua possibili direzioni di cambiamento: il potenziamento dell’integrazione sociosanitaria, il rafforzamento dei servizi di prossimità, la valorizzazione del ruolo del Terzo settore e l’affermazione dei diritti, della partecipazione e dei progetti di vita.
Non è più contemplabile, insomma, secondo Caritas, nascondere la polvere sotto al tappeto. Bisogna intervenire tempestivamente, perché i disagi sono sempre più diffusi. Gli studi clinici, si legge nel Rapporto, stimano che la prevalenza di almeno un disturbo mentale nel corso della vita vari tra il 18,6% e il 28,5%, mentre nell’arco degli ultimi dodici mesi oscilli tra il 7,3% e il 15,6%. La depressione maggiore interessa tra il 10% e il 17% della popolazione nel corso della vita e circa il 2,6–3% nell’ultimo anno; i disturbi d’ansia colpiscono l’11–17% delle persone nel corso della vita e il 3–5% su base annuale. I disturbi psicotici, come la schizofrenia, presentano una prevalenza più contenuta ma stabile, pari a 3–6 casi ogni 1.000 abitanti. Una situazione che investe soprattutto le nuove generazioni: tra il 2026 e il 2024 si osserva un calo dell’indice di salute mentale di 1,6 punti per i giovani di 14–19 anni. Il peggioramento risulta più accentuato tra le ragazze, con una riduzione di 2,3 punti rispetto al 2016, a fronte di un calo di 0,8 punti tra i ragazzi.
Per il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, «la sofferenza mentale non può essere compresa né curata se isolata dalle condizioni materiali e relazionali in cui prende forma». La persona è sempre legata a una comunità e trova sé stessa ricreando la relazione con questa». In quest’ottica opera Caritas italiana, che nel 2024 ha incontrato 277.775 persone. Tra queste, il 4,4% soffriva di un disagio psichico. Una quota, sottolinea il rapporto, «probabilmente sottostimata». Complessivamente, le persone con sofferenza psicologica seguite nel corso del 2024 sono state 7.742. Le problematiche psicologico relazionali rappresentano la tipologia più diffusa (38,5%), seguite dai disturbi depressivi (28,9%) e dalle patologie psichiatriche (26,8%).
Un momento della presentazione del Rapporto/ Siciliani
Un momento della presentazione del Rapporto/ Siciliani
Secondo don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, si tratta di un fenomeno sistemico «che non può essere affrontato con risposte frammentate». Per il sacerdote, continuare a sottovalutarne il valore «significa indebolire la coesione sociale del Paese». Gli ha fatto eco Giovanna Del Giudice, presidente della Conferenza permanente per la Salute mentale nel mondo Franco Basaglia, che ha invitato a «rafforzare i servizi di comunità» e a «prendersi cura della persona nella sua globalità».

#milanocortina2026 Olimpiadi 2026, il programma entra nel vivo con 9 medaglie in palio: le gare del 12 febbraio

olimpiadi programma gare 12 febbraio
Fonte foto: Olympics.com

Nove medaglie in palio, si chiude la prima fase dell’hockey femminile e ci sono le prove cronometrate del bob a 2 maschile e del monobob femminile. Giovedì 12 febbraio, sarà un’altra giornata ricca di emozioni per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Dal superG femminile di sci alpino alla 10 km tl femminile di sci di fondo, dalle moguls maschili di sci freestyle al cross maschile e all’halfpipe femminile di snowboard, passando per i 5000 femminili di speed skating: ecco il programma delle gare delle Olimpiadi invernali per la giornata del 12 febbraio.

Olimpiadi invernali 2026: il programma delle gare del 12 febbraio

Oltre alle finali, continua la fase a gironi dell’hockey maschile e del curling maschile, si chiude la prima fase dell’hockey femminile, e ci sono le prove cronometrate del bob a 2 maschile e del monobob femminile.

Non solo, vanno in scena anche la staffetta a squadre di slittino, e la 500 metri maschile e femminile di short track. Ecco il programma delle gare per il 12 febbraio:

Giovedì 12 febbraio

  • 09.05 Curling – Torneo femminile fase a gironi: Italia-Svizzera, Corea del Sud-USA, Svezia-Giappone, Canada-Danimarca

  • 09.30 Skeleton – Gara maschile, prima manche

  • 10.00 Snowboard – Snowboardcross maschile, seeding manche 1

  • 10.00 Sci freestyle – Moguls maschile, qualificazione 2

  • 10.55 Snowboard – Snowboardcross maschile, seeding manche 2

  • 11.08 Skeleton – Gara maschile, seconda manche

  • 11.30 Sci alpino – SuperG femminile

  • 12.10 Hockey ghiaccio – Torneo maschile, fase a gironi: Svizzera-Francia

  • 12.15 Sci freestyle – Moguls maschile, finale 1

  • 12.50 Bob – Bob a 2 maschile, prove cronometrate 1-2

  • 12.55 Sci freestyle – Moguls maschile, finale 2

  • 13.00 Sci di fondo – 10 km in tecnica libera individuale femminile

  • 13.45 Snowboard – Snowboardcross maschile, ottavi di finale

  • 14.05 Curling – Torneo maschile, fase a gironi: Norvegia-Germania, Svizzera-USA, Gran Bretagna-Svezia

  • 14.18 Snowboard – Snowboardcross maschile, quarti di finale

  • 14.30 Hockey ghiaccio – Torneo femminile, fase a gironi: Finlandia-Canada

  • 14.39 Snowboard – Snowboardcross maschile, semifinali

  • 14.56 Snowboard – Snowboardcross maschile, finale per il bronzo

  • 15.01 Snowboard – Snowboardcross maschile, finale per l’oro

  • 15.30 Bob – Monobob femminile, prove cronometrate 1-2

  • 16.30 Speed skating – 5000 metri femminili

  • 16.40 Hockey ghiaccio – Torneo maschile, fase a gironi: Cechia-Canada

  • 17.00 Salto con gli sci – Trampolino grande femminile, prova 1

  • 18.30 Slittino – Staffetta a squadre

  • 19.05 Curling – Torneo femminile, fase a gironi: Italia-Corea del Sud, Cina-Gran Bretagna, Danimarca-Giappone, Svezia-USA

  • 19.30 Snowboard – Halfpipe femminile, finale (prima manche)

  • 19.59 Snowboard – Halfpipe femminile, finale (seconda manche)

  • 20.00 Salto con gli sci – Trampolino grande maschile, prova 1

  • 20.15 Short track – 500 metri femminili, quarti di finale

  • 20.28 Snowboard – Halfpipe femminile, finale (terza manche)

  • 20.28 Short track – 1000 metri maschili, quarti di finale

  • 21.00 Short track – 500 metri femminili, semifinali

  • 21.07 Short track – 1000 metri maschili, semifinali

  • 21.10 Hockey ghiaccio – Torneo maschile, fase a gironi: Lettonia-USA

  • 21.10 Hockey ghiaccio – Torneo maschile, fase a gironi: Germania-Danimarca

  • 21.31 Short track – 500 metri femminili, finale B

  • 21.36 Short track – 500 metri femminili, finale A

  • 21.43 Short track – 1000 metri maschili, finale B

  • 21.48 Short track – 1000 metri maschili, finale A

Dove vedere le Olimpiadi del 12 febbraio 2026 in TV e streaming

Tutte le gare delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono trasmesse in diretta su Rai 2 e Rai Sport HD (canale 58 del digitale terrestre). La copertura completa è disponibile anche in streaming gratuito su RaiPlay.

Per chi vuole seguire ogni momento delle Olimpiadi, Discovery+ offre la diretta integrale di tutte le competizioni in streaming (abbonamento a pagamento). Le gare principali e con atleti italiani sono trasmesse anche su Eurosport 1 ed Eurosport 2, disponibili su Sky e DAZN.

skuola.net

Lettura e Vangelo del giorno 11 Febbraio 2026

Letture del Giorno

Prima Lettura

Dal primo libro dei Re
1Re 10,1-10

In quei giorni, la regina di Saba, sentita la fama di Salomone, dovuta al nome del Signore, venne per metterlo alla prova con enigmi. Arrivò a Gerusalemme con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d’oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta al re che egli non potesse spiegarle.
La regina di Saba, quando vide tutta la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. Quindi disse al re: «Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n’era stata riferita neppure una metà! Quanto alla sapienza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul trono d’Israele, perché il Signore ama Israele in eterno e ti ha stabilito re per esercitare il diritto e la giustizia».
Ella diede al re centoventi talenti d’oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono più tanti aromi quanti ne aveva dati la regina di Saba al re Salomone.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 36 (37)

R. La bocca del giusto medita la sapienza.

Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno. R.

La bocca del giusto medita la sapienza
e la sua lingua esprime il diritto;
la legge del suo Dio è nel suo cuore:
i suoi passi non vacilleranno. R.

La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell’angoscia è loro fortezza.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati. R.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,14-23

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Oggi la Chiesa celebra la 34ª #GiornataMondialeMalato2026. Nel suo messaggio Leone XIV ricorda la dimensione sociale del “farsi prossimo”

Giornata mondiale del malato: samaritani sempre, mai da soli

Vincent van Gogh, “Il buon samaritano” (1890)
«La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro». È il tema della 34ª Giornata mondiale del malato, che la Chiesa cattolica celebra ogni anno l’11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes. Come i suoi predecessori, anche Leone XIV ha scelto il tema e dedicato un messaggio alla Giornata, istituita da Giovanni Paolo II nel 1992. Una riflessione, quella di Prevost, per chiamare ogni fedele e ogni comunità a non rinunciare mai alla «dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale» della vita cristiana, «che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo. Infiammati da questo amore divino, potremo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti». Un invito a farsi prossimo di chi soffre, «seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita», scrive Leone XIV. Che nel suo messaggio chiede di non trascurare la «dimensione sociale» della compassione e della cura degli ammalati, superando «il mero impegno individuale».
La Giornata 2026 viene solennemente celebrata in un luogo particolarmente caro a Leone XIV: la diocesi di Chiclayo, in Perù, dove Prevost è stato missionario e vescovo. Per l’occasione, il Papa ha nominato suo inviato speciale il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. La visita a tre ospedali e la partecipazione a un incontro con i vescovi e i delegati della Pastorale della salute delle Conferenze episcopali dell’America Latina e dei Caraibi, lunedì 9 febbraio: questi i primi appuntamenti nell’agenda di Czerny, che oggi, mercoledì 1 febbraio, alle 9 (ora locale) presiede la Messa nel Santuario di Nuestra Señora de la Paz, concelebrata (fra gli altri) dal nunzio in Perù, l’arcivescovo Paolo Rocco Gualtieri, e dal vescovo di Chiclayo, Edinson Edgardo Farfán Córdova. Anche il Papa, da Roma, si unisce alla preghiera. Accade oggi alle 12,15 alla Grotta di Lourdes, nei Giardini Vaticani, con l’omaggio orante all’Immacolata in occasione della Giornata del malato. Giornata per la quale il Dicastero per lo Sviluppo umano integrale e l’Ufficio nazionale Cei per la Pastorale della salute mettono a disposizione, nei rispettivi siti, schede e sussidi liturgici e teologico-pastorali – mentre la Penitenzieria Apostolica ha concesso l’indulgenza plenaria. Tornando al Papa: «In Italia, mezzo milione di persone vivono in condizioni di povertà sanitaria. È possibile aiutarle – si legge nel profilo X di Leone XIV – donando un farmaco in farmacia dal 10 al 16 febbraio, durante le Giornate di raccolta del Farmaco di Banco Farmaceutico. I medicinali raccolti saranno consegnati a più di duemila realtà caritative e assistenziali in tutta Italia, che li distribuiranno a chi ne ha bisogno».

Martina Gabbiani, scoprire Dio e l’amore nel male inguaribile

Domenica 1° ottobre 2023 un gruppo di ragazzi di Gioventù Studentesca, provenienti da Lecco, da Milano e dalla Brianza, è in cammino verso l’antico monastero di San Pietro al Monte, nel territorio di Civate (Lecco). Tra di loro c’è Martina Gabbiani, di Carate Brianza (Monza), che per due volte è sopravvissuta a delicatissimi interventi chirurgici per rimuovere o almeno ridurre il glioma, ossia il tumore al cervello, che le è stato diagnosticato l’11 febbraio di quello stesso anno. Ormai si muove in carrozzina: per questo, lungo la salita, i più robusti tra i ragazzi si alternano nel trasportarla, a volte anche in braccio, perché il sentiero è sassoso. Grazie a un professore, si realizza un’idea: far passare sotto la carrozzina una lunga striscia elastica, per distribuire meglio il peso sugli accompagnatori. È un’immagine che rimane nella memoria degli amici di Martina, ma anche in una fotografia che la ritrae mentre ride, portata di peso lungo la salita.
Nella sua vita, durata sedici anni, Martina – nata il 9 agosto 2007 – ha incontrato tanti che, come il buon samaritano, le hanno mostrato un amore gratuito e senza condizioni. Anzitutto i suoi genitori, Silvia e Diego, da sempre membri di Comunione e Liberazione, e sua sorella minore Cecilia. Quindi i compagni di classe al liceo linguistico per le relazioni internazionali dell’Istituto Europeo Marcello Candia di Seregno, e molti dei suoi professori: grazie a loro, le è stata riservata un’aula speciale, dove poteva andare a riposare se non riusciva più a seguire le lezioni.
Anche da malata, Martina è restata sé stessa, con il suo amore per la musica, per la danza classica, per i trattamenti di bellezza. Le testimonianze contenute nel libro Martina. Hai risvegliato molti cuori, edito da Ares e firmato da Anna Ballarino e Anna Grillo, restituiscono la sua immagine ad ampio raggio, senza nascondere le resistenze che a volte lei viveva nei confronti dell’educazione che le era stata impartita. Nei suoi ultimi dieci mesi, però, ha riconosciuto quello che il 29 settembre 2023, nell’ora di religione, ha raccontato ai compagni: «Prima credevo perché me lo dicevano i miei genitori, adesso con la malattia credo perché ho fatto esperienza della presenza di Dio».
A guidarla alla scoperta di questa presenza è stato anche don Vincent Nagle, della Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo, cappellano della Fondazione “Maddalena Grassi” di Milano, invitato a casa Gabbiani nel mese di luglio 2023. Nel corso dei loro colloqui, la ragazza si è aperta gradualmente, fino a esplodere, il 12 dicembre 2023, quindici giorni prima di morire: «Adesso vedo quanto sono amata, quanto mi amate, l’amore è al centro della mia vita». Don Nagle, nell’omelia del funerale di Martina, ammette di non aver annotato subito le parole precise, ma commenta: «Capiva di dover ringraziare Dio per la sua malattia perché in questo modo ha scoperto la vita, ha scoperto l’amore».

Damiano Caravello: «Il dolore? Fa paura. Ma puoi rinascere»

«L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare». Queste parole del messaggio di papa Leone XIV per la 34ª Giornata mondiale del malato trovano quasi un parallelo in quanto scrisse, dalla sua camera d’ospedale, il giovane Damiano Caravello, stilando il proprio testamento spirituale: «Sprechiamo la vita a rincorrere l’amore, a succhiarlo dove non c’è, io ho avuto la Grazia, il dono grande di poterlo incontrare e di viverlo nonostante me».
Damiano è nato con una rara patologia del fegato, l’atresia biliare, ma a lungo ha fatto finta che non ci fosse. Dopo una colangite dovuta a un’insolazione, a diciott’anni, ha riconosciuto di non essere padrone della sua vita. Due sono stati gli aiuti principali che ha ricevuto: i corsi del Servizio Orientamento Giovani di Assisi e l’amicizia con suor Silvia, monaca clarissa di Carpi, che convive ancora oggi con il diabete; l’incontro con lei è avvenuto grazie a padre Vito D’Amato, diventato suo padre spirituale. Con questi nuovi stimoli, Damiano si è fatto incontro agli altri scegliendo la politica come servizio, anche nel ruolo di consigliere comunale nella sua città, Noale (precisamente, viveva nella frazione di Briana). Suo riferimento principale era il venerabile Giorgio La Pira, di cui aveva seguito le orme anche come aspirante dei Missionari della Regalità.
Nel 2020, in piena pandemia, è stato messo in lista per il trapianto di fegato. Questo momento tanto temuto è stato per lui occasione di vivere una maggiore intimità con il Signore: «A chi non ha capito o visto o avuto la grazia di vivere ciò, direi che sì, la sofferenza, il male e il dolore fanno veramente paura e sono veri, non ti risparmiano, ma davvero ti permettono di rinascere e vedere l’Amore vero del Padre per il Figlio, alimentato dallo Spirito Santo», ha scritto alle monache di Carpi, l’8 luglio 2020.
Tramite e-mail, messaggi, post su Facebook ha raccontato il percorso verso il trapianto, con l’intenzione di condividere la Grazia della Vita Nuova, come la definisce anche nel suo diario. Seppur intubato, lacerato nel fisico, prostrato dalle operazioni, è stato immagine dell’Amore di Cristo per chi gli stava vicino. In tutto questo si sentiva circondato dalla Chiesa e sostenuto dall’intercessione di molti santi, sia riconosciuti, sia “della porta accanto”.
Damiano ha esalato l’ultimo respiro il 7 agosto 2020, a ventinove anni, a causa delle complicanze dopo il trapianto. Suo fratello Francesco Caravello, insieme all’amica Antonella Galiano, ha dato alle stampe per San Paolo Da sempre ti ho pensato. Storia di Damiano Caravello, per continuare a “mettere in circolo l’Amore”, come lui aveva scritto nel testamento spirituale riecheggiando un famoso brano di Luciano Ligabue, tra i suoi cantanti preferiti.
Avvenire

A Ostia torna alla luce un tesoro nascosto del primo cristianesimo

A Ostia torna alla luce un tesoro nascosto del primo cristianesimo

La veduta aerea del sito: in primo piano, le due linee murarie parallele formano la cinta muraria a doppio guscio. Dietro di esse l’aula, il battistero con la vasca battesimale circolare e, più indietro, l’atrio / Archivio del Progetto Ostia
Gli archeologi impegnati nel sito di Ostia Antica hanno riportato alla luce un palazzo episcopale del IV secolo, tra i più antichi complessi cristiani mai scoperti nell’area romana. L’edificio, riccamente decorato con pavimenti in mosaico, comprendeva sale di rappresentanza, ambienti residenziali e spazi destinati all’amministrazione della comunità cristiana e rappresenta una scoperta eccezionale: secondo Sabine Feist, professoressa del dipartimento di Archeologia cristiana dell’Università di Bonn, tra i coordinatori degli scavi, «non abbiamo nulla di paragonabile del periodo costantiniano».
Al di là del valore artistico, il ritrovamento ha importanti risvolti sul piano storico: la presenza di un palazzo episcopale così elaborato mostra come, già in età costantiniana, la Chiesa avesse sviluppato una presenza istituzionale ben organizzata anche al di fuori di Roma. Si tratta di un passaggio cruciale, che testimonia in modo concreto la trasformazione del cristianesimo da culto perseguitato a forza sociale e politica in grado di modificare gli spazi urbani. A questo proposito, gli archeologi che hanno condotto gli scavi hanno sottolineato come a Ostia siano stati rinvenuti altri edifici arricchiti da elementi decorativi, ma comunque non avvicinabili alla ricercatezza del palazzo episcopale: oltre al potere imperiale, anche quello dei vescovi iniziava ad adottare un linguaggio architettonico imponente, segno di una comunità che iniziava a radicarsi in maniera significativa sul territorio.
Ricostruzione della chiesa episcopale basata sui risultati degli scavi / Daniel Hinz
Ricostruzione della chiesa episcopale basata sui risultati degli scavi / Daniel Hinz
La scoperta è stata facilitata dall’uso a cui è stata destinata la zona negli anni: per secoli, infatti, sull’area del ritrovamento sorgevano terreni agricoli. Questo, hanno sottolineato i ricercatori, ha permesso di conservare meglio la struttura, senza che ulteriori costruzioni successive potessero interferire con gli scavi. Dopo che nel 1996 era stato rinvenuto un complesso ecclesiastico di circa 50 metri per 80 nell’area sud-orientale di Ostia, dal 2022 in poi nuovi finanziamenti hanno permesso ulteriori attività di scavo, che con i recenti ritrovamenti permettono di perfezionare le conoscenze sul ruolo sociale del cristianesimo nella tarda antichità. Con la partecipazione dell’università La Sapienza di Roma, gli scavi sono stati diretti da Sabine Bonn dell’Università di Bonn, Michael Heinzelmann (Università di Colonia) e Norbert Zimmermann (Istituto Archeologico Tedesco).
Avvenire