La ricerca di Dio oltre l’IA e il modello dei bambini: cosa dice la Nota della Commissione teologica

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Succede nel 2012 quando Aleksandra Mizielinska e Daniel Mizielinska, due talentuosi grafici e illustratori polacchi, pubblicano Mappe, un volume che trasforma quello che avrebbe potuto essere un semplice atlante, un manuale standard di geografia, in un’avventura straordinaria attorno al mondo in cui le grandi tavole illustrate a doppia pagina piene di dettagli curiosi e originali sulla storia, l’economia, gli usi e i costumi, i personaggi e la cultura dei diversi Paesi e continenti del mondo diventano nelle mani dei giovanissimi lettori materia vivace e accattivante da osservare ed esplorare. Un inaspettato successo planetario con vendite, edizioni e traduzioni al top ma ancor prima un cambio di passo sostanziale, il segnale evidente che a cominciare dal primo decennio degli anni Duemila molte cose stavano cambiando nel mondo editoriale della divulgazione per l’infanzia. A cominciare dall’idea che bellezza e conoscenza potevano fare un tutt’uno. Situato tra un prima e un dopo nel mondo della nonfiction, il caso editoriale di Mappe apre la poderosa ricerca di Giorgia Grilli L’incanto del mondo. Bellezza e conoscenza negli albi illustrati nonfiction (Donzelli, pagine 288, euro 35,00), uno studio sulla rivoluzione degli albi illustrati di divulgazione per l’infanzia, punto di arrivo di un ampio lavoro iniziato nel 2018 da un gruppo di studiosi del Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, con la partnership della stessa Fiera del libro per ragazzi di Bologna grazie alla quale i ricercatori hanno potuto ricevere dagli editori di tutto il mondo i volumi più innovativi in catalogo dall’inizio del nuovo millennio, mapparli, studiarli e confrontarli con quelli della divulgazione più tradizionale.
Docente di letteratura per l’infanzia e storia dell’illustrazione presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna e co-fondatrice del Centro di ricerche in letteratura per l’infanzia (Crli), Giorgia Grilli delinea un nuovo corso che va oltre la semplice innovazione formale, un trend dell’editoria per l’infanzia a livello internazionale di titoli “non convenzionali”: volumi di dimensioni inconsuete, forme eccentriche, testi sintetici e ridotti al minimo spesso per niente descrittivi, e illustrazioni d’autore, sorprendenti ed espressive che raccontano più di quanto potrebbero fare le parole. «Oggetti editoriali», suggerisce Giorgia Grilli, frutto di ingegnose ideazioni e progettazioni frutto del lavoro creativo di chi ha in mente in prima battuta non tanto certi contenuti da trasmettere quanto un oggetto «pensato per essere attraente, oltre che illuminante rispetto a certi fenomeni della realtà. Un oggetto prezioso in quanto tale: da vedere, sfogliare, tenere in mano, esplorare, con cui giocare, immaginare, sognare, oltre che utile a conoscere qualcosa del mondo reale».
I nuovi nonfiction picture book non vogliono insegnare qualcosa nel senso più tradizionale del termine, trasmettere nozioni e idee, verità da apprendere, piuttosto aprire strade alla conoscenza, fare domande, non dare risposte. Coinvolgere il lettore in un gioco di ricerca ed esplorazione reso accattivante dalla loro bellezza, presupponendo che la conoscenza e il sapere si acquisiscono meglio se insieme al cervello e alla ragione sono chiamati in causa piacere, meraviglia, immaginazione, suggestione, emozione. Niente a che vedere con i tradizionali manuali illustrati di divulgazione, in cui le figure apparivano come un’appendice a corredo del testo cui si affidava la vera funzione istruttiva. La novità della divulgazione contemporanea è che l’estetica non è più una qualità accessoria, che la forma è diventata sostanza e che attraverso l’arte si aprono altri sguardi e altre prospettive perché il mondo illustrato con arte è diverso e sorprendente ogni volta che qualcuno lo illustra. E c’è anche altro: il ribaltamento di testo e immagini, spiega Giorgia Grilli, «incide sul modo con cui i bambini conosceranno il mondo e sull’oggetto stesso della loro conoscenza». Ecco perché osservare e studiare la divulgazione per l’infanzia significa incrociare un tema educativo e filosofico che «riguarda noi, il mondo e il nostro rapporto con esso, conoscitivo, ma anche poi affettivo ed etico». Se la bellezza ci salverà possiamo solo sperarlo accettando la sfida di raccontare cose importanti del mondo, attraverso l’arte. L’arte capace di rendere più complesse le cose, di mettere in discussione le definizioni rigide. Anche quando prende la strada della divulgazione.
Abbattuto un missile di Teheran in Turchia. Gli Usa affondano una nave iraniana in Sri Lanka. I curdi smentiscono l’offensiva via terra. Nuovi raid su Teheran che continua gli attacchi su Israele e i Paesi del Golfo. Lo Stato Ebraico colpisce ancora Beirut dopo l’avanzata delle sue truppe nel sud del Libano. Meloni e Crosetto da Mattarella. “La situazione è grave”, sottolinea la premier. Oggi alle Camere per il voto sugli aiuti ai Paesi del Golfo

Il prete? È prima di tutto un uomo di relazione, una persona che è a servizio della comunità e che si lascia accompagnare dalla comunità. Anche nella propria formazione. Su questa convinzione si fonda il Rapporto finale del quarto dei Gruppi di studio istituiti dopo il Sinodo sulla sinodalità, composto da nove membri e chiamato a lavorare su una revisione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, ovvero il documento che detta le linee per la formazione dei preti. Ne è uscita una proposta che non consiste in un una riforma strutturale della Ratio, ma in un documento orientativo che ne favorisca l’attuazione. Il gruppo, infatti, riconosce che la Ratio del 2016 è «un documento recente, tuttora in fase di recezione» e che ha portato «importanti acquisizioni» per una Chiesa missionaria e sinodale. Per questo si ritiene più opportuno «non mettere mano alla Ratio come tale», ma offrire criteri aggiornati che aiutino le Chiese a realizzarla in modo più coerente al cammino sinodale.
Il cuore del Rapporto è la convinzione che la formazione non possa avvenire in mondi separati dalla vita reale delle comunità. Il Seminario rimane un luogo essenziale, ma non può essere «un’esperienza prolungata lontana dal Popolo di Dio»: accanto alla residenza tradizionale sono previsti periodi formativi in parrocchie, comunità ecclesiali o altri contesti pastorali, per «abitare la condizione umana ordinaria» e maturare nella responsabilità, nel servizio e nella prossimità. Tra le proposte più forti c’è l’inserimento stabile di laici, famiglie e donne nei processi formativi e di discernimento. Il documento afferma che è indispensabile «una partecipazione ampia e reale di tutte le componenti del Popolo di Dio», riconoscendo il valore dell’apporto femminile anche nelle équipe educative. Questa presenza, sottolinea il testo, aiuta a cogliere aspetti della maturazione umana e relazionale dei candidati che spesso non emergono in contesti esclusivamente clericali. È un passo che contribuisce a formare preti più equilibrati e capaci di collaborazione.
Il Rapporto insiste poi su un curriculum che sviluppi competenze fondamentali per una Chiesa sinodale: ascolto, dialogo, discernimento comunitario, corresponsabilità. Chiede che l’ecclesiologia sia riletta «in chiave sinodale e missionaria» e che si rafforzi la comprensione del presbitero come uomo inserito nel tessuto vivo delle vocazioni e dei carismi. Ugualmente rilevanti sono la formazione alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili e l’attenzione alla cultura digitale, oggi imprescindibile per l’annuncio.
La dimensione missionaria attraversa tutto il percorso. Il Rapporto parla della necessità di una «passione per la missione», da coltivare attraverso esperienze concrete accanto ai poveri, nei contesti di fragilità, nelle periferie sociali e culturali. Sono momenti che aiutano i futuri presbiteri a comprendere che il ministero nasce e cresce nella prossimità, non nell’astrazione. Infine, il documento propone un discernimento più condiviso in vista degli ordini sacri: la valutazione dei candidati non riguarda solo i formatori, ma coinvolge quanti li hanno incontrati nella vita pastorale, comprese donne e famiglie. È un modo per ribadire che la vocazione non appartiene al singolo, ma alla comunità che la riconosce. Il Rapporto indica così un cammino esigente e concreto: formare presbiteri che crescano dentro la vita del Popolo di Dio, capaci di lavorare con tutti, ricchi di relazioni autentiche e radicati nella missione.
da Avvenire


La Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali’ Khamenei, sarà sepolto nella città santa di Mashhad. E’ qui che era nato 86 anni fa ed è sepolto suo padre, nel santuario dell’Imam Reza. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Fars, senza precisare una data. (AGI)
Baghdad, 03 mar 21:33 – (Agenzia Nova) – L’ayatollah Ali Khamenei, ucciso sabato scorso negli attacchi di Israele e Stati Uniti, sarà sepolto nella città santa di Mashhad, dopo una cerimonia a Teheran. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa iraniana “Fars”, senza specificare la data della sepoltura.
(Irb) © Agenzia Nova – Riproduzione riservata
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