Il 2026 sarà un altro anno d’oro per l’industria delle armi

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Percorrere insieme il viaggio spirituale che conduce al prossimo Giubileo – quello della Redenzione nel 2033 – nella prospettiva di un ritorno a Gerusalemme: un viaggio che porti alla piena unità. È l’auspicio che Leone XIV aveva formulato incontrando i capi e i rappresentanti delle Chiese e comunità cristiane lo scorso 29 novembre a Istanbul, durante il viaggio in Turchia e Libano.
Avvenire


Il finale di Stranger Things è un universo di significati. Uno dei temi centrali è il diventare grandi, per questo l’ultima puntata della serie ha molto da insegnare a noi genitori e a chiunque svolga un mestiere educativo. Una scena chiave è quella in cui si scopre che anche Henry, il terribile Vecna, l’antagonista per eccellenza, è stato in passato un bambino ferito, terrorizzato, e proprio dentro la sua paura il male ha fatto breccia. Chi educa non deve mai dimenticare che non esistono persone cattive fin dal principio. Se pensiamo che qualcuno sia marcio fin dall’origine, ogni cammino educativo sarà impossibile. Se invece proviamo a rivolgerci alla sua parte luminosa, si può aprire una chance. Stranger Things ci ricorda però che comprendere non significa giustificare ogni azione: si può trasformare la propria ferita in un dono (come fa Undici) o si può anche essere incapaci di sottrarsi al male. Will, uno dei protagonisti indiscussi, si rivolge a Henry, lo invita a lasciarsi alle spalle Vecna, il mostro che è diventato, lo comprende, gli chiede di unirsi a lui e ai suoi amici, di fare la cosa giusta. Henry però sceglie di restare Vecna e da Vecna morirà: un finale non certo consolante, ma che è una utile provocazione alla responsabilità di ciascuno.

L’Epifania è la festa della luce che si apre al mondo intero. In Gesù, manifestato ai popoli, la luce della Grazia divina supera ogni confine e raggiunge ogni uomo e ogni donna che sono in ricerca. I Magi ci ricordano che la pace di Cristo non conosce frontiere: arriva a ogni popolo, a ogni cuore disposto ad accoglierla, perché non si cammini più nelle tenebre.
Come i Re Magi, anche noi siamo invitati a non fermarci alla routine della vita quotidiana, ma a lasciarci muovere da una sete più grande, da un desiderio di infinito. Seguendo la stella, si sono messi in cammino come pellegrini di speranza: una stella che ancora oggi ci guida verso la fraternità universale, dove le differenze non dividono, ma arricchiscono.
Accendere la pace significa prima di tutto accoglierla nel cuore, in famiglia, nella comunità e tra noi cristiani. Ma l’Epifania ci ricorda che questa luce non è da trattenere: siamo inviati a portarla oltre, nel MONDO. L’immagine che ci accompagna è proprio il mondo, perché è lì che vogliamo portare la pace che nasce dall’incontro con Cristo, fonte della vera luce e della vera pace.
In questa festa siamo chiamati anche a interrogarci:
– Quando ascoltiamo notizie di guerre e violenze, preghiamo per le vittime o rimaniamo indifferenti?
– Viviamo con gratitudine ciò che abbiamo, o siamo sempre inquieti per ciò che ci manca?
– Nel nostro piccolo, ci impegniamo a costruire ponti e non muri?
Il Signore ispiri le nostre scelte, all’inizio di questo nuovo anno, perché siano orientate all’incontro con Lui e capaci di accendere la pace non solo dentro di noi, ma nel mondo intero.
Letture del Giorno
Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaìa
Is 60,1-6
Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 3,2-3a.5-6
Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
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