Libro. Matteo: il Vangelo dell’Emmanuele
- PAOLO MASCILONGO – ANTONIO VIOLI (edd.), L’Emmanuele. Sguardi sul Vangelo di Matteo (Itinerari biblici), Editrice Queriniana, Brescia 2025, pp. 232, € 20,00, ISBN 978-88399-2931-0; qui con sconto 5% – risparmi 1 euro.
Nove amici – otto esegeti gravitanti nell’area tosco-emiliana e un laureato in Storia con indirizzo medievale, già docente di Archeologia cristiana e di Storia della Chiesa – pubblicano il frutto del loro lavoro seminariale sul Vangelo di Matteo. Sono “sguardi” sul Vangelo, visto da prospettive e sensibilità diverse.
Accanto a temi molto importanti presenti nel testo, essi individuano il suo tema unificatore nella persona di Gesù quale Emmanuele, il Dio-con-noi.
Gesù realizza le promesse anticotestamentarie della presenza di YHWH in mezzo al suo popolo non solo con la Torah o un’azione di liberazione, ma con la persona stessa del suo Figlio. Egli non porta solo un titolo cristologico, ma realizza la presenza di Dio con tutta la sua persona e la sua opera: nascita, insegnamento, miracoli, fondazione di una comunità ecclesiale che faccia perdurare la sua presenza promessa in eterno – giorno per giorno – dopo la sua risurrezione e il dono dello Spirito.
Paolo Mascilongo – uno dei due curatori del volume – («Il grande racconto di Matteo. Sviluppo e temi della narrazione del primo Vangelo», pp. 15-37) presenta un contributo introduttivo al Vangelo, aggiornato agli ultimi risultati dei ricercatori circa l’autore, la data, i destinatari, le caratteristiche principali.
Egli propone il seguente schema del Vangelo di Matteo:
Prologo e Introduzione (1,1–4,22);
I parte: 4,23–9,35, così suddivisa: I sezione: discorso della montagna (5,1–7,27); II sezione: primi miracoli di Gesù (7,28–9,35);
II parte: 9,36–12,50, così suddivisa: I sezione: invio e discorso ai Dodici (9,36–10,42); II sezione: insegnamenti e dispute (11,1–12,50);
III parte: 13,1–17,27, così suddivisa: I sezione: discorso in parabole (13,1-52); II sezione: insegnamenti, miracoli, confessione di Pietro e trasfigurazione (13,53–17,27);
IV parte: 18,1–20,34, così suddivisa: I sezione: discorso della comunità (18,1-35); II sezione: ultime azioni e parole prima di Gerusalemme (19,1–20,34);
V parte: 21,1–25,46, così suddivisa: I sezione: ingresso, azioni e parole a Gerusalemme e nel tempio (21,1–23,39); II sezione: discorso escatologico (24,1–25,46);
Conclusione: 26,1–28,20, così suddivisa: I sezione: passione (26,1–27,66); II sezione: racconti di risurrezione (28,1-20).
È l’intera narrazione a descrivere Gesù come l’Emmanuele, in azione con discepoli, avversari, folle e personaggi minori.
Maurizio Guidi («Le origini del Messia, l’Emmanuele. Mt 1–2 e le coordinate ermeneutiche del primo vangelo», pp. 37-56), esamina l’architettura di Mt 1–2, studiandone i principali temi teologici e l’ermeneutica del compimento.
Lo studioso presenta le coordinate ermeneutiche per un corretto approccio al testo evangelico e alla missione del Messia. Tra esse spicca la solidarietà salvifica del Dio di Israele, espressa emblematicamente dal titolo Dio-con-noi. Il Vangelo di Matteo è segnato profondamente dalla fedeltà di Dio alle sue promesse e attraverso un suggestivo intreccio di generi letterari, l’evangelista individua nel “compimento” la chiave ermeneutica per comprendere l’identità del Messia davidico, l’Emmanuele.
Marco Giordano Portoso («Il Dio-con-noi tra “cose nuove e cose antiche” [Mt 13,52]», pp. 57-78), indaga i riferimenti scritturistici presenti nel Vangelo, in modo particolare le dieci “citazioni di compimento”. In Matteo sono presenti anche citazioni esplicite, allusioni e reminiscenze, di cui Portoso riporta alcuni esempi (anche extrabiblici)
Egli studia in particolare la pericope di Mt 1,18-25, con un commento al “contorno” (vv. 18-21.24-25) e una riflessione più approfondita sulla citazione di compimento vera e propria (vv. 22-23), che contiene il tema dell’Emmanuele.
Altri riferimenti biblici possono sostenere i contenuti dottrinali espressi o interpretare l’evento narrato ecc. L’evangelista si mostra in tal modo come «un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (13,52).
Claudio Arletti («Solo i malati guariscono, la “sezione dei miracoli” in Mt 8–9», pp. 79-98) analizza il blocco letterario di Mt 8,31–9,34. In esso sono narrati nove miracoli compiuti da Gesù. Essi sono raccolti in tre gruppi da tre miracoli ciascuno.
La narrazione è però interrotta da due intermezzi: Mt 8,18-22 e 9,9-17.
Il primo intermezzo segue un’autopresentazione di Gesù quale Messia di Israele che compie le Scritture (cf. 8,17); il secondo è costituito dalla chiamata di Matteo, un “malato” che è invitato a seguire Gesù in una sequela che lo guarisce.
La sequela è possibile anche agli esclusi. È qualcosa di “miracoloso”, che restituisce al peccatore la sua piena umanità. Questa è la novità del Dio-con-noi.
Dei cinque discorsi che caratterizzano il Vangelo di Matteo, Laura Bernardi approfondisce in modo particolare il terzo («Gesù, Dio-con-noi. Il Maestro che raduna la comunità [Mt 18]», pp. 99-116). È il cosiddetto “discorso ecclesiale”, avente cioè per referente principale la comunità dei discepoli.
Un tema importante è quello dell’attenzione ai “piccoli”. Può accadere che uno di essi si “smarrisca” (planaō), l’importante è che il Padre vuole che nessuno “si perda” (escatologicamente/apollymai).
La fraternità unita da e per Gesù è vivente con lui.
Il tema principale del discorso è però quello della correzione fraterna e del perdono, quasi a far trapelare che il bisogno principale della comunità destinataria del Vangelo (ma di ogni comunità…) è quello del perdono reciproco, generoso, immeritato ma doveroso.
La comunità è la presenza continua del Risorto, come lui ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20).
«La rivelazione definitiva del Dio-con-noi. La passione e la risurrezione di Gesù» (pp. 117-136) è il contributo offerto da Mirko Montaguti, il quale, oltre che docente di esegesi, è guida di molti pellegrinaggi nella Terra del Santo.
Matteo ha alcuni versetti propri all’interno di un tessuto narrativo che segue il Vangelo di Marco per quanto riguarda il racconto della passione-morte di Gesù (26,52-54; 27,3.10.19.24.51b-53). L’autore nota la pienezza dell’insegnamento su Gesù e si chiede se egli è ancora l’Emmanuele. Dio è assente o presente nella morte del Cristo? La missione dell’Emmanuele si realizza nel momento supremo della Pasqua L’autore si sofferma sul sangue versato per il perdono dei peccati, sul denaro di sangue e sulla promessa che Gesù fa agli Undici di precederli in Galilea.
Nella sua passione e morte, Gesù, il Messia, realizza la presenza e l’opera stessa di Dio, condividendo la condizione derelitta dell’umanità e offrendo la salvezza dai peccati (cf. 1,21.23).
La condivisione e la presenza salvifica del Risorto continuano poi essere promesse agli Undici discepoli nell’incontro con il Risorto in Galilea.
Il racconto coeso e coerente di Matteo presenta lo scontro tra forze contrarie ma nettamente diseguali: la grettezza, la paura e l’ingiustizia degli uomini, da una parte; la serena fortezza, la giustizia di Gesù e l’opera salvifica, dall’altra. Il motivo tematico del denaro illumina proprio questa contrapposizione.
La filigrana scritturistica permette al lettore di Matteo di cogliere che, se la morte del Cristo viene causata dalla cattiveria degli uomini, essa risulta misteriosamente conforme al piano di Dio preparato da sempre per la salvezza del popolo.
Paolo Bovina tratta il tema «“Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20). L’universalismo in Matteo» (pp. 137-158). Egli si sofferma anche sul delicato rapporto tra universalismo ed elezione di Israele.
L’autore si concentra, dapprima, sui tratti distintivi della missione affidata dal Risorto agli Undici: c’è un’autorità che manda, con una promessa. In questo momento, nella missione postpasquale, i poli del mandato sono universali. Sono indicati il mandante, i mandati, i destinatari, l’obiettivo, i mezzi e il fondamento.
Nel suo ministero prepasquale Gesù ha voluto invece intenzionalmente restringere – con alcune eccezioni – la sua azione alle «pecore perdute della casa di Israele».
Gesù sottolinea l’identità ebraica delle sue radici e della sua azione salvifica principale, ma questa è in tensione verso l’universalismo. Questo tratto è presente già nelle figure femminili ricordate nella genealogia e con la menzione di tre figure paradigmatiche: i Magi, il centurione, la Cananea.
Dalla tensione si passa alla trasformazione: l’universalismo ora è in atto pienamente dopo la Pasqua.
L’autore si interroga sulla questione delicata se Israele sia escluso o incluso, sul rapporto cioè tra il mandato universale e l’elezione di Israele. L’invettiva del c. 8 non è una condanna ma una profezia e in Mt 21,43 non si parla di un popolo nuovo.
Il mandato a Israele è ancora valido e l’elezione e l’universalismo prevedono un orizzonte escatologico.
Matteo radica l’universalismo nella fedeltà alle promesse fatte a Israele, mostrando Gesù come il compimento delle Scritture e il Messia atteso, venuto per il suo popolo ma destinato a tutte le genti. L’universalismo matteano è, dunque, una tensione feconda, che mantiene viva la memoria dell’elezione di Israele e la apre all’orizzonte salvifico universale.
È la riflessione sull’universalismo che rivela chi sia il “noi” dell’Emmanuele.
Giacomo Violi – il secondo curatore del volume – è docente di NT e Teologia biblica a Modena e, dal 2005, Guida biblica spirituale e archeologica della Terra del Santo (personalmente, seguendo l’ambiente biblico-archeologico padovano-trevigiano, preferisco questa dizione a quella classica francescana di “Terra Santa”, neutra politicamente ma ambigua teologicamente). Per Violi è facile quindi tratt»re de «La Terra Santa in Matteo. La geografia del Dio-con-noi” (pp. 159-182).
Il tessuto biblico è fatto di cronologia storica (la clessidra) e di geografia (valli, monti, pianure, laghi, deserto, città, spostamenti ecc.). La geografia biblica è geografia teologica, lo spazio dove il Dio-con-noi si è mosso e che ha segnato per sempre. Occorre aver presenti le coordinate geografiche per seguire con profitto gli spostamenti di Gesù.
La geografia biblica ed evangelica propria di Matteo è stata poco studiata. Essa appare sbiadita, laconica, rispetto a quella di Marco e Luca. Tuttavia Matteo arricchisce lo schema dei suoi colleghi con una mappa più ampia.
Essa comprende la menzione di Babilonia, Betlemme, Egitto, Rama, Nàzaret, Cafàrnao, la casa di Pietro, il campo del vasaio, la Galilea. (Un commento biblico parla di Giuseppe e Maria che “scendono” a Betlemme. Ma dai 500 m. di Nàzaret si “sale” a Betlemme, posta a quasi 900 m. sul livello del mare… Dai dintorni di Betlemme proveniva l’acqua per Gerusalemme e il suo tempio. Nei Vangeli, a Gerusalemme, ad esempio, si “sale” sempre, da qualunque luogo si parta…).
I luoghi geografici menzionati sono importanti per comprendere gli spostamenti di Gesù, e sono spesso accompagnati da una citazione di compimento, che ne illustra la portata teologica. Siamo di fronte a una “geografia teologica”.
L’autore cita la traduzione CEI del 1974. Avrei preferito la traduzione CEI del 2008. Essa aderisce maggiormente al testo greco in Mt 28,17 («Essi [tutti!!] però dubitarono»); così pure in Mt 28,19 («Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…»).
Il volume si chiude con il contributo di Marcello Panzanini, che assomma in sé competenze di Storia della Chiesa e di Storia dell’Arte («Il pubblicano Matteo: da Cesare all’Emmanuele. L’arte nel primo vangelo», pp. 183-216).
Secondo l’autore, gli artisti sono annunciatori ed esegeti e l’arte ha un alfabeto proprio, capace di raccontare la parola di Dio anche a chi non sa leggere e scrivere. Panzanini offre un’esegesi artistica sull’Emmanuele, proponendo una serie di opere che abbracciano tutto il Vangelo, distribuite nell’arco di alcuni secoli.
Viene mostrato il mistero del Dio-con-noi con colori e forme calate nel tempo e nello spazio, con intuizioni e letture che aiutano a comprendere meglio la pagina evangelica.
Sono commentate opere – stampate in bianco e nero – di Guido Reni (“San Matteo e l’angelo”), Hendrick ter Brugghen (“La vocazione di san Matteo”), Jan de Beer (“Il martirio di san Matteo”), Geertgen tot Sint Jans (“L’albero di Iesse”), Gentile da Fabriano (“L’adorazione dei Magi”), Giovanni B. Paggi (“Il sogno di san Giuseppe”), Niels Larsen Stevens (“La guarigione del lebbroso”); Paolo Caliari, detto il Veronese (“Gesù e il centurione”), Guido Lanfranco (“Il miracolo dei pani e dei pesci”), Peter Lastman (“Gesù e la donna cananea”), Guido Reni (“Cristo consegna le chiavi a san Pietro”), Giovanni Bellini (“La trasfigurazione”), Heinrich Hofmann (“Gesù e il giovane ricco”), Hippolyte Flandrin (“Ingresso di Gesù in Gerusalemme”), Domínikos Theotokópoulos detto El Greco (“La cacciata dei mercanti dal tempio”), Peter von Cornelius (“Le vergini sagge e le stolte”), Pieter Brueghel il Giovane (“Le sette opere di misericordia corporali”), Antonio Ciseri (“Ecce homo”), Andrea Mantegna (“Crocifissione”), Giovanni da Fiesole detto Beato Angelico (“Gesù discende agli inferi”), Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello (“San Giuseppe e il bambin Gesù”).
Ogni opera è corredata dal proprio queer code.
Chiudono il bel volume le pagine dedicate alle Note biografiche dei curatori e degli autori (pp. 217-227). Un gruppo di giovani studiosi, amici, amanti della parola di Dio e della Terra del Santo (o Terra Santa, se si preferisce…) – le nuove leve dell’esegesi italiana – ha prodotto un’opera sintetica e preziosa su aspetti decisivi del Primo Vangelo, il Vangelo ecclesiale, il Vangelo dell’Emmanuele, il Dio-con-noi.


