Maria Montessori e l’esperienza educativa nel convento di via Giusti

La casa dei bambini in via Giusti (1912). Archivio Generale delle Francescane Missionarie di Maria- FMM
Nella Giornata internazionale dell’Educazione, quest’anno dedicata alla forza dei giovani nella co-creazione dell’apprendimento, ricordiamo un passaggio significativo nella formazione del metodo della grande pedagogista, che nella sua visione ha messo il bambino al centro, per l’edificazione di un mondo volto alla pace. Ripercorriamo i suoi corsi e la storia dell’asilo nella Casa Santa Elena, a Roma, dalle suore Francescane Missionarie di Maria con cui ebbe una speciale collaborazione e sintonia

Eugenio Murrali – Città del Vaticano – Vatican News

Le finestre a lancia del convento di via Giusti sono una piccola anomalia neogotica nel tessuto architettonico romano. Il leggero scarto che per un momento fa alzare il sopracciglio a chi, un poco accorto, percorra le vie dell’Esquilino è, per coincidenza, il segnale di una straordinarietà che ha abitato quel luogo. Le sale alte e ariose, i corridoi, il chiostro delle suore Francescane Missionarie di Maria – FMM hanno ospitato, tra la fine del primo decennio del Novecento e l’inizio del secondo, un frammento significativo della straordinaria visione educativa di Maria Montessori. A documentare quell’esperienza – che vide la nascita di una delle Case dei bambini montessoriane e la formazione in quegli spazi di molte maestre secondo il metodo della pedagogia scientifica – restano immagini, testimonianze, testi, lettere, custoditi dall’Archivio Generale FMM e ripresi in importanti contributi da Grazia Honegger Fresco, una delle maggiori esperte del pensiero della pedagogista, e più di recente da suor Catherine Bazin FMM nell’articolo Maria Montessori incontra il Cattolicesimo dalle Suore Francescane Missionarie di Maria, una ricca disamina, utile per entrare nel dettaglio, fornitaci dall’Ufficio della Storia FMM e reperibile anche in La cura dell’anima in Maria Montessori, pubblicato da Fefè editore nel 2011.

Meno conosciuta di quel che si pensi e di quanto meriterebbe, la biografia di Maria Montessori, una delle prime donne a laurearsi in medicina in Italia, ha alcune date memorabili. Tra queste il 6 gennaio del 1907, giorno della nascita della sua prima Casa dei Bambini, a Roma, in via dei Marsi 58, nel quartiere di San Lorenzo. Dopo essersi occupata di disabilità mentali nell’infanzia, Montessori capì che in realtà, i suoi esperimenti educativi sarebbero stati utili ed efficaci anche e forse soprattutto nei percorsi di formazione ordinari. All’inizio del ventesimo secolo San Lorenzo era un’area poverissima, carente in tutto, dove un poco di pioggia trasformava le vie in fango e dove, tramontato il sole, se la luna non era generosa, regnava il buio.

In questo contesto, la dottoressa fondò la sua prima classe all’interno dei lotti popolari costruiti dall’Istituto dei beni stabili diretto dall’ingegnere Edoardo Talamo. Qui diede vita alla prima Casa dei Bambini, tutt’ora attiva, dopo alcuni decenni di interruzione. Una realtà rivoluzionaria sotto diversi punti di vista, tra cui quello sociale – perché la scuola riusciva ad adempiere ad alcune funzioni educative che quasi sempre ricadevano in via esclusiva sulle madri – e quello pedagogico. Con il suo metodo, che si serviva di un materiale creato specificamente da artigiani secondo le sue indicazioni, in un’aula a misura di bambino, Montessori mirava a promuovere l’autonomia, principio riassunto nel motto “Aiutami a fare da solo”.

Alla fine del primo decennio del Novecento Maria Montessori, come ricorda suor Bazin nel suo saggio, incontra madre Marie de la Rédemption, dal 1905 superiora generale dell’istituto delle francescane e da sempre interessata alla pedagogia. La dottoressa vuole dare dei corsi di antropologia dell’infanzia e di pedagogia scientifica e ai suoi inviti rispondono un centinaio di italiane, tra cui dodici Francescane Missionarie di Maria, e centocinquanta istitutrici americane. A questo punto, mentre cerca una sala capiente, “viene messa in contatto – spiega suor Bazin – con madre Marie de la Rédemption e le parla dei grandi progetti e dei problemi che la sconcertano”. La generale la ascolta con interesse e in una sua lettera del dicembre 1909 al francescano francese padre Raphael Delarbre scrive: “Ci viene proposta una nuova opera da prendere a via Giusti e non esiterei ad accettare, direi, se abbiamo spazio. Un comitato di dame cattoliche vorrebbe installare una scuola infantile modello con il nuovo sistema (pedagogia scientifica)”.

Il convento di via Giusti, conosciuto anche come Casa Santa Elena, non ha ospitato soltanto il corso di studio pratico e teorico, tra l’altro sotto il patronato della Regina Margherita. Qui, come poi a Casa Santa Rosa, nel convento di Grottaferrata, è stata creata una Casa dei Bambini che ha accolto anche numerosi orfani calabresi e siciliani, dopo il terribile terremoto di Messina e Reggio Calabria avvenuto alla fine del 1908. A Roma tra le prime maestre formate da Maria Montessori vi sono madre Maria Verginella e suor Maria Isabella, che ha affidato i suoi ricordi ad alcune lettere redatte negli anni Sessanta. Seguendo il metodo della pedagogista i bambini imparano a leggere molto presto, grazie alle lettere smerigliate, di cui interiorizzano la forma seguendo la superficie ruvida con la mano, così da assorbire prima di tutto attraverso il tatto, il corpo, quella nozione che si trasferirà con naturalezza alle loro menti. Si servono dei telai delle allacciature, hanno familiarità con l’alfabetario mobile, giocano con i solidi, con le piccole torri e imparano la geometria. Parte del tempo è inoltre dedicato alla pulizia dei luoghi e all’igiene personale. Anche in questi ambiti i bambini assumono autonomia, utilizzando i minuti lavabo, il sapone, gli asciugamani e gli altri strumenti messi a disposizione. E le maestre cercano sempre di incoraggiare, intervenendo il meno possibile.

Dalle lettere emerge un bellissimo rapporto di amicizia e di stima tra Maria Montessori e madre Marie de la Rédemption. Probabilmente, come ben esprime il saggio di suor Bazin, è stata proprio questa frequentazione con le Francescane Missionarie di Maria a risvegliare nella dottoressa il profondo spirito religioso, la fede convinta, espressa d’altronde anche in alcuni libri, come La Santa Messa spiegata ai bambini, degli anni Trenta, periodo in cui è fortissimo e documentato, inoltre, il suo impegno per la pace. Tornando agli anni Dieci, quando la dottoressa chiede alla superiora di adottare il suo metodo in altre scuole dell’istituto, la risposta è affermativa, ma a una condizione, quella di aggiungere l’insegnamento catechistico alla formazione umana dei piccoli. “Maria Montessori – ricorda nelle sue lettere suor Maria Isabella – è inizialmente turbata dalla richiesta, ma, riprendendosi, confessa che, pur essendo ferrata in tante materie scientifiche, aveva completamente trascurato la religione, della quale tuttavia riconosceva l’importanza”. Ecco allora che Madre de la Rédemption prende una decisione: “Per i corsi di religione alla Montessori e ai suoi discepoli- scrive in una lettera del maggio 1910 a padre Delarbre- , ho pensato di scegliere Elisabeth, che è una delle più istruite e allo stesso tempo una delle più chiare nelle sue spiegazioni”. Suor Elisabeth verrà così da Grottaferrata a Roma, per offrire la forza della propria fede e della propria competenza.

“Nei conventi delle FMM a Roma come a Grottaferrata – scrive suor Bazin riferendosi a Montessori –, ella ha apprezzato molto l’amore per la bellezza naturale e artistica, il rispetto per l’altro, la semplicità francescana. Ha iniziato a vedere le esperienze che vi faceva e l’insegnamento cattolico che riceveva come degli orientamenti che potevano ispirare la scuola, contribuire allo sviluppo dell’individuo in un ambiente che non opprimeva, ma stimolava”. E suor Bazin ricorda anche che “negli Archivi generali delle FMM a Roma è conservato un quaderno scritto a mano dalla Montessori, nel quale viene abbozzata una specie di regola di vita, un progetto che sembra riguardare una congregazione laica delle maestre montessoriane”. In questo quaderno, nelle prime pagine, si fa riferimento anche alla devozione alla Vergine, ai Santi Pietro e Paolo, a Sant’Ignazio, a San Francesco d’Assisi e a Santa Caterina da Siena.

Una relazione complessa, all’inizio, quella del cattolicesimo con Maria Montessori, per la quale, certamente, la pagina di via Giusti 11 ha avuto un ruolo fondante in senso positivo.
E lo scorso ottobre, Papa Leone XIV, in quell’importantissima bussola costituita dalla Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, nel sessantesimo anniversario della dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, ha ricordato la pedagogista, affiancandola a Vicenza Maria López y Vicuña, Francesca Cabrini, Giuseppina Bakhita, Maria Montessori, Katharine Drexel o Elizabeth Ann Seton, tutte donne coraggiose che “hanno aperto varchi per le ragazze, i migranti, gli ultimi”.

Betlemme, al via il restauro della Grotta della Natività: segno di speranza e unità

La Grotta della Natività a Betlemme

Dopo sei secoli è ormai imminente l’intervento di ripristino della “culla” del cristianesimo, il luogo in cui è nato Gesù. Un’iniziativa che vede insieme il Patriarcato greco-ortodosso, la Custodia di Terra Santa e la collaborazione fraterna del Patriarcato armeno-ortodosso. Il progetto si svolge con il patrocinio della presidenza dello Stato di Palestina
Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Se c’è un luogo che sfugge a latitudine e longitudine, che è “altro” da tutto è la Grotta della Natività. Perché lì è nato il Bambino che ha cambiato la storia e il tempo. C’è infatti un prima di Cristo, e un dopo Cristo. Incastonata nella pancia più profonda della Basilica, a Betlemme, la Grotta si prepara al suo primo restauro dopo 600 anni. A dare l’annuncio insieme il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa esprimendo gioia per l’iniziativa che vede pure la cooperazione del Patriarcato apostolico armeno ortodosso, e si svolge sotto gli auspici della presidenza dello Stato di Palestina. Lo stesso leader palestinese Mahmoud Abbas, in visita a Roma lo scorso 5 e 6 novembre, durante l’incontro con Papa Leone XIV e successivamente inaugurando la mostra Bethlehem Reborn, ospitata nel complesso di San Salvatore in Lauro, aveva fatto riferimento alla ripresa dei lavori, lì dove è nato il Principe della pace, definendolo “un segno di grande speranza e di rinascita per tutta la Terra Santa”. E così, nel rispetto del decreto presidenziale sul restauro del sito già emanato nel 2024 e dello storico status quo che regola i luoghi santi, quel luogo santissimo, venerato in tutta la cristianità, come sede dell’Incarnazione, avrà finalmente ciò di cui necessita.

Il progetto affidato a una ditta italiana
Ad eseguire il restauro sarà di nuovo la ditta italiana di Prato che solo due anni fa aveva “salvato” la Basilica della Natività, grazie a un importante e minuzioso intervento di riabilitazione. La scelta si fonda sulla necessità di garantire continuità di metodo, di maestria artigianale e di sensibilità artistica nei confronti di un sito dal valore sacro senza pari. Le preparazioni preliminari, si legge sul sito della Custodia, sono state completate, e i lavori sono ormai prossimi all’inizio. “Il restauro – spiega Giammarco Piacenti, a capo dell’impresa pratese – inizierà a fine gennaio e riguarderà tutte le superfici della grotta, quindi roccia nuda, pavimenti in marmo, colonne, decorazioni, la stella d’argento che indica il punto preciso in cui nacque Gesù, il mosaico, l’altare. Nel cantiere si alterneranno tra le 6 e le 8 persone, anche del posto. Sono tanti, aggiunge, gli operai che abbiamo formato dal 2013, da quando lavoriamo in Terra Santa”. Oltre agli interventi nella Grotta, il progetto comprende misure di consolidamento tecnico in sezioni adiacenti, riflettendo sia l’unità architettonica del santuario sia lo spirito di cooperazione che lo preserva per l’intera umanità. I restauri, è innegabile, daranno quindi anche un sostegno a molte famiglie dei lavoratori che verranno impegnati in questo importante progetto e di conseguenza all’economia di Betlemme, messa in ginocchio dal conflitto tra Israele e Hamas e dallo stop dei pellegrinaggi che ora, all’inizio della “Fase 2” del piano di pace di Donald Trump, stanno piano piano riprendendo.

Nel segno dell’unità
Un segno di rinascita dunque ma anche un evento fortemente ecumenico, che vede la collaborazione tra greci-ortodossi e francescani, custodi della Grotta: “Questo progetto – prosegue la nota – incarna un impegno cristiano unitario volto a custodire il patrimonio spirituale, storico e culturale della Santa Grotta per le future generazioni, e a tutelare la dignità di un luogo in cui l’annuncio cristiano ha assunto forma visibile e dove, nel corso dei secoli, i fedeli di ogni nazione si sono raccolti in pellegrinaggio”. È qui infatti che il mistero dell’Incarnazione è entrato nella storia e la confessione cristiana ha ricevuto il suo inizio terreno. “Restaurare questo luogo santo significa salvaguardare la continuità della fede, della memoria e della devozione nella terra della Natività. Attraverso questo sforzo collettivo, le Chiese di Gerusalemme proteggono l’eredità evangelica loro affidata e garantiscono che i fedeli di tutte le tradizioni possano continuare a venerare il luogo della nascita di Cristo con riverenza. Da Betlemme, la luce della Natività continua a illuminare il mondo, rendendo testimonianza della presenza cristiana permanente in Terra Santa e della speranza che irradia dalla sacra Grotta in cui è nato il Salvatore”.

Vatican news

Lettura e Vangelo del giorno 25 Gennaio 2026

Letture del Giorno

Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaìa
Is 8,23b-9,3

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon
e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa
la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.
Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Màdian.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 26 (27)

R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. R.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R.

 

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1 Cor 1,10-13.17

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4,12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.