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Economia Borsa: Milano e l’Europa chiudono di slancio con la riapertura di Hormuz, crolla il petrolio

Borsa: l 'Europa su di giri con la stretta Usa-Iran, Milano +1,9% © ANSA/AFP

La Borsa di Milano chiude di slancio con la stretta tra Usa e Iran per la pace e la riapertura di Hormuz. Il Ftse Mib sale dell’1,75% a 48.869 punti al top dai massimi a 50mila punti del 2000. In cima al listino Stellantis (+6,79%), St (+6,5%), Ferrari (+5,24%) e Mediobanca (+5,19%). Frenano i titoli legati all’energia con il crollo di petrolio e gas. Eni perde il 7%, Saipem il 5,35%.

Europa chiude di slancio, Francoforte +2,27%

La stretta tra Washington e Teheran mettono le ali ai listini europei che chiudono in forte rialzo l’ultima seduta della settimana. Francoforte è la migliore con il Dax che registra un +2,27% a 24.702 punti. Parigi sale dell’1,97% con il Cac 40 a 8.425 punti. Londra è la più cauta. Il Ftse 100, a fine giornata, segna un +0,73% a 10.667 punti.

Scivola il petrolio

Con l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente scivola anche il petrolio con il Wti che nel pomeriggio cede l’11% a 84 dollari mentre il Brent perde oltre il 10% a 89 dollari al barile. Anche il prezzo del gas segue la scia con i contratti Ttf che ad Amsterdam, mercato di riferimento, lasciano sul terreno il 7,4% a 39 euro al megawattora. Perde poi quota il dollaro sull’euro. La moneta unica passa di mano a 1,1831 sul biglietto verde.

ansa

Capaci capofila italiano dell’obiezione di coscienza al servizio militare?

50 anni di obiezione per la Pace - Rete Italiana Pace e Disarmo

Ci sono date destinate a diventare storiche anche se, sul momento, nessuno se ne accorge. Il 16 aprile 2026 potrebbe diventare una di queste. E la città di Capaci, sinora nota internazionalmente per una tristissima strage, potrebbe diventarlo anche come capofila della rivoluzione nonviolenta. Ma procediamo con ordine.

A differenza di ciò che si suppone generalmente, la leva obbligatoria al servizio militare in Italia non è stata abolita, ma solo sospesa. Ciò significa che, in caso di emergenze, basterebbe un decreto ministeriale per riattivarla (senza nessun passaggio parlamentare).

A riprova di questa situazione, ogni anno i Comuni sono obbligati a trasmettere al Ministero della Difesa i nominativi dei giovani che, compiendo i 17 anni di età, sono d’ufficio iscritti nella lista dei richiamabili all’obbligo di leva. Secondo la normativa vigente (sinora ignorata e disattesa) le amministrazioni locali possono recepire e segnalare la volontà dei giovani che, in caso di chiamata, sono intenzionati a dichiararsi sin d’ora obiettori di coscienza al servizio militare e disponibili a forme di difesa nonviolenta.

Nel corso di un’assemblea cittadina su “Venti di guerra. Conflitti e prospettive di pace”, il Sindaco di Capaci, Pietro Puccio, ha pubblicamente annunziato che, in ottemperanza alla legislazione, il suo Comune, primo in Italia, da oggi s’impegna a protocollare e trasmettere le eventuali dichiarazioni in tale senso da parte dei cittadini interessati. Anzi, dal prossimo anno, informerà di questa possibilità a tappeto i giovani che andranno maturando l’età anagrafica prevista. Evidentemente queste dichiarazioni, in assenza di una vera e propria cartolina di precetto, hanno valore morale e politico, non giuridico: si accede allo status di “obiettore di coscienza” solo se, entro quindici giorni dalla effettiva chiamata alle armi, si formalizzi in forma legale la propria esplicita volontà di renitenza. Questa proposta – che, se accolta da tanti altri Comuni italiani, potrebbe costituire un fortissimo messaggio di concreta avversione al paradigma bellicistico – trova il contrappeso in un disegno di legge di iniziativa popolare che chiede l’istituzione di un Dipartimento governativo per la Difesa civile non armata e nonviolenta. Infatti già nella giurisprudenza in vigore la Repubblica italiana prevede che il dovere costituzionale di “difendere la Patria” (articolo 52) può essere adempiuto sia militarmente che mediante strategie e tecniche di lotta nonviolenta. Ma mentre esiste un esercito che addestra chi sceglie le armi, lo Stato democratico non ha ancora predisposto una struttura che formi cittadini e cittadine per la seconda opzione (nonostante sia più compatibile con l’articolo 11 della Costituzione, secondo cui “l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti”). Per raggiungere entro settembre 2026 le 50.000 firme necessarie si può firmare il relativo modulo in presenza di un’autorità municipale o, in alternativa, accedendo al link del Ministero della Giustizia.

Adista

Italia-Israele, la sospensione non basta

Italia-Israele, la sospensione non basta

Dalla rubrica “Mosaico dei giorni” (16 aprile 2026) della rivista Mosaico di pace.

La scelta di Giorgia Meloni di “sospendere” il rinnovo automatico del Memorandum militare con Israele è un segnale importante. Non risolutivo, ma finalmente politico. Pasquale Ferrara, ex ambasciatore, ci ricorda che nel luglio dell’anno scorso 70 ambasciatori (e non fanatici pacifisti!) avevano rivolto un appello al governo. La prima richiesta era: “sospendere ogni rapporto e cooperazione, di qualunque natura, nel settore militare e della difesa con Israele”. E tuttavia non basta. Perché mentre si sospende un rinnovo, i contratti in essere continuano, autorizzati caso per caso. I numeri gridano urgenza: oltre 73.000 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023, di cui 700 dopo il “cessate il fuoco”; più di 2.000 morti in Libano; 3.400 nuovi edifici di coloni israeliani previsti nel corridoio E1, che spezza la Cisgiordania. Per non parlare delle condizioni inumane in cui i palestinesi della Striscia continuano a lottare con la morte per fame mentre gli aiuti umanitari devono implorare la grazia del lasciapassare. Non è una crisi, è una sistematica erosione di un popolo. Per operare per la pace e per i diritti umani, servono passi coerenti: sanzioni, sospensione dell’accordo Ue-Israele, riconoscimento dello Stato di Palestina – già sostenuto da 157 Paesi ONU. La sospensione è un inizio. Ma senza decisioni più nette rischia di restare un’inutile incipriata, mentre sul terreno continua a consumarsi una tragedia che non può più essere ignorata.

Adista

 

Liturgia 19 Aprile 2026, III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Liturgia 19 Aprile 2026 III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Colore Liturgico  Bianco

Gesu

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Antifona d’ingresso
Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode. Alleluia. (Sal 65,1-2)

Si dice il Gloria.

Colletta
Esulti sempre il tuo popolo, o Dio,
per la rinnovata giovinezza dello spirito,
e come ora si allieta per la ritrovata dignità filiale,
così attenda nella speranza il giorno glorioso della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Dio, che in questo giorno santo
raduni la tua Chiesa pellegrina nel mondo,
donaci di riconoscere il Cristo crocifisso e risorto
che apre il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture
e si rivela a noi nello spezzare il pane.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
At 2,14.22-33
Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.
Dagli Atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso.
Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 15
Mostraci, Signore, il sentiero della vita.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Seconda lettura
1Pt 1,17-21
Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Lc 24,32

Alleluia, alleluia.

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli.

Alleluia.

Vangelo
Lc 24,13-35
Lo riconobbero nello spezzare il pane.

Dal Vangelo secondo Luca

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Fratelli e sorelle, come lungo la via di Emmaus, anche i nostri cuori ardono conversando con il Risorto. Trasformiamo l’ascolto della Parola in preghiera e rivolgiamoci con fiducia al Signore Gesù.
Preghiamo insieme e diciamo: Resta con noi, Signore.

1. Per tutti i cristiani che ti riconoscono nella Parola e nel Pane spezzato: sappiano vederti sulle strade del mondo, soccorrerti ferito e bisognoso, accoglierti povero e forestiero. Noi ti preghiamo.
2. Per i giovani in ricerca: come i discepoli di Emmaus, ti scoprano mentre cammini al loro fianco e si lascino condurre da te a scelte di coraggio. Noi ti preghiamo.
3. Per gli operatori di pace: non perdano la speranza e l’umanità da te amata conosca presto un tempo di riconciliazione. Noi ti preghiamo.
4. Per coloro che si dedicano alla ricerca e all’insegnamento: la luce del tuo Vangelo sia sorgente di una cultura capace di sprigionare energie di nuovo umanesimo. Noi ti preghiamo.
5. Per noi qui riuniti in assemblea: attingiamo dalla tua parola e dall’Eucaristia quell’ardore che ci trasforma da sfiduciati in apostoli di speranza. Noi ti preghiamo.

Come i due discepoli del vangelo, ti imploriamo, Signore Gesù: resta con noi! Tu, divino viandante, esperto delle nostre strade e conoscitore del nostro cuore, non lasciarci prigionieri delle ombre della sera. Sostienici nella stanchezza e orienta i nostri passi sulla via del bene. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Preghiera sulle offerte
Accogli, o Signore, i doni della tua Chiesa in festa
e poiché le hai dato il motivo di tanta gioia,
donale anche il frutto di una perenne letizia.
Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
PREFAZIO PASQUALE III
Cristo vive per sempre e intercede per noi

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore,
e soprattutto esaltarti in questo tempo
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
Egli continua a offrirsi per noi
e intercede come nostro avvocato;
immolato sulla croce, più non muore,
e con i segni della passione vive immortale.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra
e le schiere degli angeli e dei santi
cantano senza fine l’inno della tua gloria: Santo, …

Oppure:
PREFAZI DI PASQUA I-V

Antifona alla comunione
I discepoli riconobbero Gesù,
il Signore, nello spezzare il pane.
Alleluia. (Cf. Lc 24,35)

Preghiera dopo la comunione
Guarda con bontà, O Signore, il tuo popolo,
che ti sei degnato di rinnovare con questi sacramenti di vita eterna,
e donagli di giungere alla risurrezione incorruttibile del corpo,
destinato alla gloria.
Per Cristo nostro Signore.

Benedizione solenne
Dio, che nella risurrezione del suo Figlio unigenito
ci ha donato la grazia della redenzione
e ha fatto di noi i suoi figli,
vi dia la gioia della sua benedizione. R. Amen.

Il Redentore,
che ci ha donato la libertà senza fine,
vi renda partecipi dell’eredità eterna. R. Amen.

E voi, che per la fede in Cristo
siete risorti nel Battesimo,
possiate crescere in santità di vita
per incontrarlo un giorno nella patria del cielo. R. Amen.

E la benedizione di Dio onnipotente,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
discenda su di voi e con voi rimanga sempre. R. Amen. 

Filosofia / La traiettoria del trumpismo e la missione del mondo cattolico

La traiettoria del trumpismo e la missione del mondo cattolico

di Stefano Zamagni in Avvenire

Il Trumpismo sta operando come «discorso di un movimento»: una grammatica pubblica capace di unificare lamenti e risentimenti molto diversi sotto una logica comune, quella «del noi contro loro». Le premesse dell’efficacia di questo discorso, volto a stigmatizzare i poveri e le politiche di welfare, sono basicamente due: per un verso, spostare la colpa su un gruppo vulnerabile, presentandolo come causa del disordine sociale, e per l’altro verso, offrire a chi è «dentro» la comunità un senso di innocenza e superiorità morale. Questo schema trasferito su scala nazionale diventa la base di una nostalgia vendicativa: il passato viene evocato come età dell’ordine (implicitamente bianco, cristiano, patriarcale) e il presente come deviazione prodotta da elite e «altri» che starebbero usurpando il paese. Il Trumpismo non ha bisogno che tutti i sostenitori del progetto MAGA siano motivati da razzismo esplicito perché questo funzioni come infrastruttura simbolica; basta che le narrazioni di minaccia, decadimento e assedio forniscono una chiave di lettura che renda «ragionevoli» misure e toni sempre più estremi (dazi, attacchi alle Università, restrizioni di varia natura). In tal modo, il movimento può aggregare «status anxiety», frustrazioni economiche, integralismi religiosi, anti-femminismo e diffidenza verso le istituzioni, senza perdere coerenza, perché ciò che unifica non è un programma ma un modo di nominare nemici e di autorizzare emozioni.
Sorge spontanea una duplice domanda: come si è potuto arrivare ad una situazione come quella sopra sinteticamente descritta e, secondariamente, che fare per avere ragione di una tale profonda crisi di pensiero pensante? Comincio dalla prima domanda. L’architettura ideologica della presente svolta americana affonda le radici nel conservatorismo di Barry Goldwater, badato sulla libertà individuale – intesa quale libertà da ogni coercizione – contro lo Stato assistenziale e del pensiero tradizionalista di Russell Kirk, centrato sulla preservazione dell’identità e della eredità culturale americana contro il livellamento globalista, e la conseguente adozione di un modello di sovranità transnazionale focalizzato sulla lealtà personale al leader.
E’ tuttavia al nutrito gruppo di influenti figure delle big tech californiane (Palantir, Anduril, SpaceX e tanti altri) che si deve il tentativo di ridurre la religione a strumento ideologico del potere: si invoca Dio come sostegno robusto del potere teso a dare vita al progetto volto a realizzare la società post-democratica. Si consideri la recente dichiarazione di Paula White, responsabile dell’Ufficio per la Fede della Casa Bianca, che ha paragonato Trump a Cristo stesso «tradito e falsamente accusato». Per non dire delle preghiere per la riuscita della guerra, nello studio ovale, con le mani imposte dai pastori evangelici sul presidente «unto dal Signore». E ancora i resoconti pubblici di Pete Hengseth, «ministro della guerra», che terminano con i versetti del Salmo 144: «Benedetto sia il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani al combattimento e le mie dita alla battaglia». È di Peter Thiel – il più trumpiano dei nuovi oligarchi – l’affermazione secondo cui «la libertà e la democrazia non sono più compatibili» e dunque che è giunto il tempo di dare ali al «post-liberalismo cristiano». (Sic!) Si veda l’imbarazzante articolo di M. Pakaluk, professore alla Pontifical Academy of St. Thomas Aquinas, dal titolo «Leo XIV contra Leo XIII», pubblicato su The Catholic Thing, 23 Ott. 2025 la cui tesi è che Leone XIV si starebbe muovendo su un sentiero pericoloso per le sorti della Cristianità. Sulla medesima lunghezza d’onda si pone il recente manifesto politico di un gruppo di grossi personaggi della Silicon Valley che vedono il futuro in termini di governo tecnologico. (A. Karp, e N. Zamiska, The technological republic, 2025). Non si tratta della solita ingegneria sociale al comando. Piuttosto, la tecnologia deve incorporare una sorta di nuovo umanismo per disegnare il futuro dell’Occidente basato su una precisa «teologia scientifica».
La conseguenza di ordine pratico di una tale linea di pensiero è il capitalismo oligarchico, non più quello democratico, a permettere il progresso socio-economico e la liberazione della società, perché quella democratica è una pratica politica troppo dispendiosa e troppo «wokista». Si leggano documenti quali il «Manifesto del Capitalismo Oligarchico» scritto da P. Theil nel 2009, in California, e firmato da una potente pattuglia di supericchi quali Vance, Bezos, Musk e altri; il Programma Scientifico del Claremont Institute, uno dei più efficaci «think tank» dell’ultraconservatorismo americano; il farneticante «Manifesto Tecno-Ottimista» di M. Andreessen, co-fondatore di Netscape, dell’ottobre 2023, per rendersi conto di quanto sta accadendo in questo tempo. Il linguaggio della liberazione è divenuto preda da parte di poteri che si ammantano per l’appunto di quel linguaggio. Corruptio optimi pessima: siamo di fronte a un sistema che riproduce le parole, i propositi dei liberatori, ma in verità schiaccia le realtà percepite come fragili e vulnerabili in nome di un privilegio di «scorciatoia» in ossequio all’ideologia prestazionale.
Su un punto specifico desidero soffermarmi, pur in breve. Il recente passaggio (fine marzo 2026) a Roma di Peter Theil, per un ciclo di seminari sull’Anticristo (organizzati dalla Associazione Culturale Vincenzo Gioberti di Brescia) destinato ad un pubblico iperselezionato, ci permette di chiarire un errore importante del suo pensiero. Per Thiel l’Anticristo, oggi, è chi sfrutta la paura dell’Apocalisse per imporre una governance globale; chi drammatizza i rischi esistenziali rappresentati dal nucleare, dalle armi biologiche e dalla IA, per rallentare il progresso tecnologico di cui l’umanità ha bisogno per sopravvivere. Il demonio di Thiel prende la forma della regolamentazione tecnologica e della lotta al cambiamento climatico, forme che fingerebbero di dare sicurezza, ma che in realtà tolgono libertà ai cittadini. Definisce papa Leone XIV un papa woke perché si occupa di pace e di IA. (Prossima l’uscita di una enciclica proprio sulle nuove tecnologie del digitale). La sostanza dell’argomento è che il Katèchon (la forza frenante che ritarda la venuta dell’Anticristo, come scrisse S. Paolo) è rappresentato da Trump e dai suoi collaboratori e da entità come il Deep State. D’altro canto, il male sarebbe oggi incarnato dalle ONG che aiutano i migranti e tutti coloro che sono affetti dalla «Anti Trump Derangement Syndrome», una malattia mentale che fa giudicare negativamente ogni cosa che fa Trump.
Come bene spiega E. Mazzarella (Critica della ragion digitale, Castelvecchi, 2026), i motivi della evoluzione tecno-teologica di Thiel – convertito al cattolicesimo da diversi decenni – li si trova nel suo testo del 2007, Il momento straussiano, dove viene esposta la nota tesi di Leo Strauss: l’Impero del bene deve mettere da parte le illusioni delle culture liberal e woke e occuparsi invece della «tecnologia della prosperità» dei gruppi evangelici e dell’Alt Right che sostengono un cristianesimo senza la Croce e senza il perdono. Il povero è tale perché è caduto nel vizio e quindi nel peccato! Ebbene, il punto in questione è che Thiel – laureato in filosofia e in diritto – dichiara di aver attinto l’ispirazione del suo costrutto da Renè Girard (1923-2015), il noto filosofo francese che fu suo docente all’Università di California. Ma non è così, come ha convincentemente mostrato Bernard Perret («I conservatori USA e il pensiero di Renè Girard», Vita e Pensiero, 6, 2025), che si chiede: come può un pensiero – quello di Girard – che ha tra i suoi meriti quello di mettere in guardia contro la violenza e il suo radicamento nel carattere mimetico delle passioni umane – la propensione ad imitare il desiderio altrui e a fare dell’altro un nemico – trovarsi mescolato ad una concezione politica tutta basata sul culto della forza bruta e sul disprezzo del principio democratico?
È questo il nodo gordiano che va tagliato se vogliamo comprendere le radici profonde del progetto trumpista, un progetto filosofico-religioso della libertà senza limiti – cioè del libertarismo che non va confuso con il liberalismo – di cui le Big Tech dovrebbero beneficiare. Libertà anche di «hate speech» e di disinformazione, ma soprattutto di lasciare campo aperto al MUAI (Malicious Use of Artificial Intelligence), cioè l’uso malevolo dell’IA. Che fare, allora? Ebbene, se il mondo cattolico intende rimanere fedele alla sua missione non può limitarsi ad indignarsi e ad avanzare proposte, sia politiche sia economiche, di mera mitigazione e di adattamento alla nuova situazione. Né può chiudersi nel misoneismo, che è l’atteggiamento tipico di chi pensa che non ci sia nulla da fare, perché troppo grosse le sfide in campo, e che l’unica prospettiva sia quella di sperare in tempi migliori. E soprattutto smetterla con la retorica della pazzia umana, perché quanto è sotto i nostri occhi non consegue dalla mente deviata di una persona, ma da una scuola di pensiero che opera indisturbata da oltre un ventennio, anche per colpa della pigrizia mentale è della sottovalutazione culturale di coloro che oggi cercano ripari di vario genere. A ben considerare è questo l’atteggiamento di chi ritiene che il principio di responsabilità consista nel rispondere, nel dare conto delle proprie azioni (respondeo, in latino). Il cristiano invece sa bene qual è il senso della parabola del buon Samaritano, e cioè che la vera responsabilità è prendersi cura del peso delle cose (res pondus), anche se a lui non imputabili. In sostanza, si è responsabili non tanto per quello che si fa, ma per quello che non si fa, mentre si potrebbe farlo.
Concretamente, questo comporta che occorre alzare il livello del discorso, filosofico e teologico, al fine di dimostrare (e non solo asserire) che la linea di pensiero di cui sopra è non solo priva di fondamento scientifico, ma pure contraria alla posizione teologica ufficiale della Chiesa. (Non si dimentichi che il Trumpismo si dichiara cristiano, e in particolare Cattolico!). E’ culturalmente attrezzato e spiritualmente pronto il mondo cattolico per un compito del genere? Ritengo proprio di sì, purchè lo si voglia e a patto che si riprenda la via del pensiero pensante, sciaguratamente posta in disparte nel corso degli ultimi decenni per fare posto al pensiero calcolante. Invero, una lacuna di non poco conto che va presto colmata è quella di pensare che con la sua Ascensione al cielo, andando a sedersi sul trono del Padre, Gesù abbia chiuso la storia, dopo aver compiuto la sua missione: la redenzione del genere umano. Ma questa lettura dell’Ascensione pone un problema teologico: se la storia che ci separa da quell’avvenimento non ha più interesse, se tutto si è già compiuto, perché inviarci lo Spirito Santo? Si legge in Luca, all’inizio degli Atti, laddove gli apostoli domandano al Cristo se ora ristabilirà il Regno di Davide, la risposta che ricevono è: «Non vi spetta conoscere l’ora fissata dal Padre nella sua autorità, ma vi sarà data una forza», lo Spirito Santo appunto, e, detto ciò, scompare in cielo. Gesù lascia dunque vuoto il trono di Davide, per affidare agli uomini una tale missione.
Ce lo rammenta anche D. Bonhoeffer, quando nel suo Resistenza e Resa scrive: «La fede cristiana si distingue da tutte le altre concezioni del mondo perché non conduce l’uomo fuori dal mondo, ma lo rimanda proprio dentro il mondo… Il Cristiano non è dispensato dai compiti terreni, ma proprio in essi è confermato». Nel suo discorso al corpo diplomatico Vaticano del 9 gennaio 2026, papa Leone XIV, rinnovando la visione agostiniana delle due città, lungi dall’opporre eternità e tempo, Chiesa e Stato, insiste, assai opportunamente, che «i cristiani sono chiamati da Dio a dimorare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria. Allo stesso tempo, i cristiani che vivono nella città terrena non sono estranei al mondo politico e, guidati dalle Scritture, cercano di applicare l’etica cristiana al governo civile… Agostino mette anche in guardia dai gravi pericoli per la vita politica derivanti da false rappresentazioni della Storia, da un nazionalismo eccessivo e dalla distorsione dell’ideale del leader politico».