Le guerre sono troppe, impossibile seguirle tutte, ma non ci si può concentrare solo su quelle che appaiono più importanti, per poi traslocare su un’altra ritenuta più “attrattiva”

di: Riccardo Cristiano

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Le guerre sono troppe, impossibile seguirle tutte, ma non ci si può concentrare solo su quelle che appaiono più importanti, per poi traslocare su un’altra ritenuta più “attrattiva”. Forse bisogna cercare il filo nel caos. Mentre resta enorme il dubbio su come evolverà in queste ore la guerra in Iran, dove il popolo combatte a mani nude, è importante prestare attenzione ai territori all’Iran limitrofi e che furono ottomani.

Si può vedere che il divide et impera imposto come criterio di governo dalle potenze coloniali non ha prodotto quegli “Stati moderni” che a parole era il compito affidato loro dalla Società delle Nazioni. Nel mondo arabo-islamico emerse a quel tempo una posizione sostenuta da molti intellettuali cristiani: o si dà vita ad uno stato arabo pluralista etnicamente e religiosamente nello spazio più ampio possibile o saremo travolti da interessi nazionali contrastanti.

Sebbene non è più possibile non notare che poco dopo proprio le forze e i governi pan-arabisti hanno fatto del nazionalismo, della cleptocrazia e del totalitarismo le loro arme principali, non si può dire che quegli intellettuali, in buona parte cristiani, avessero torto. Dunque dobbiamo agglutinare alcuni conflitti per cercare di capire. Direi che sono in corso guerre per definire nuove aree di influenza.

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Comincerei dalla Siria, dove colpisce che gli sforzi di Donald Trump non producono gli effetti sperati: l’investimento trumpiano non è stato certo poco rilevante.  Il fatto è che nonostante Trump e la sua scelta di togliere le sanzioni alla Siria, questa non riunisce a rinunificarsi. Il punto è questo: il governo centrale, sostenuto dai turchi, è in mano all’islamista al-Sharaa e lui vuole governare su tutta la Siria. Ma nel nord-est ci sono i curdi, che hanno una sorta di governo autonomo che si sono conquistati in cambio dell’impegno a combattere l’Isis per conto degli Stati Uniti e della coalizione internazionale: e siccome infondo al loro cuore si ritiene sempre che ci sia l’indipendenza, non convince che vogliano restare in Siria con un loro esercito e un loro governo autonomo, su un territorio che include aree e città a maggioranza araba.

Le due posizioni sono oltre che incompatibili anche illogiche: la Siria è un Paese plurale e al-Sharaa farebbe bene a differenziarsi dal centralismo degli Assad che ha prodotto solo disastri. Il decentramento dovrebbe però essere territoriale, non etnico o confessionale: le etnie e le confessioni andrebbero rispettate ma non trasformate in gabbie.

Così i curdi non possono chiedere l’impossibile, il territorio non è solo loro, e nessuno Stato accetterebbe di convivere con un esercito autonomo. Ecco che il compromesso, possibile, passa per il sangue: quello che scorre in queste ore ad Aleppo, dove il governo centrale con l’appoggio dei turchi, vuole assumere il controllo dei quartieri curdi per indurre questi a più miti pretese.

O i curdi lasciano il nord-ovest, si aggrumano nel nord-est, perdendo le città arabe di Raqqa e Deir az-Zoor, o si tratta di una loro “autonomia limitata” con ingresso non compatto nell’esercito nazionale.  L’inviato americano tenta di convincere i curdi a sposare una linea meno rigida, ma sin qui non sfonda, sebbene alcune voci ragionevoli dicano che lo scontro produrrà due perdenti.

Accontentare la Turchia, che vuole emergere come un nuovo domino regionale, può aiutare a rendere più stabile la regione. Controllando al-Sharaa, Ankara vuole proporsi come potenza di riferimento di un’area molto più ampia, che si estenderebbe a oriente e con la Siria si consoliderebbe sul Mediterraneo e con altri introno al Mar Rosso.

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E proprio qui risulta evidente un accavallamento con la guerra in corso nello Yemen, cioè al capo meridionale della penisola arabica, questa volta tra due ex amici, Arabia Saudita ed Emirati Uniti che si contendono il ruolo di domino del Mar Rosso e dell’attiguo Golfo di Aden, cioè di controllore di una delle principali arterie marittime globali? Molti lo sostengono.

E l’accavallamento tra il conflitto siriano e questo conflitto è reso evidente dall’investimento emiratino di quasi un miliardo di dollari nel porto siriano di Tartus. Forse gli emiratini sono quelli che hanno un progetto dal Nord al Sud, dal Mediterraneo orientale al Mar Rosso? Proprio in queste ore i nuovi nemici degli emiratini, i sauditi, hanno ottenuto lo scioglimento del Southern Transitional Council (STC) dello Yemen, che ha combattuto con loro contro gli Houti, ma ora è insorto per ottenere l’indipendenza della parte meridionale dello Yemen.

I sauditi invece vogliono mantenere l’unità dello Yemen, avendo il controllo del governo internazionalmente riconosciuto. Dunque i separatisti sono sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti, gli unionisti dall’Arabia Saudita. Erano da anni le due colonne portanti della scelta anti-estremista, anti-fondamentalista, dell’apertura all’Occidente, che ora si combattono.

Quando i colloqui di pace per lo Yemen sono stati convocati a Riyadh per l’8 gennaio, il capo dei separatisti ha dato armi emiratine ai suoi e poi è fuggito nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi. I sauditi lo hanno subito definito un traditore. Lui ha fatto capire che temeva che invece di negoziare lo volessero arrestare. Forse non aveva proprio torto: il 9 gennaio i suoi colleghi che a Riyadh ci sono andati hanno ceduto e sciolto il  consiglio separatista.

Tutto questo covava da tempo, ma è venuto alla luce del sole alla fine dello scorso anno, quando i sauditi hanno bombardato la città portuale yemenita di Mukalla. Riyadh aveva appena accusato Abu Dhabi di inviare armi ai separatisti yemeniti: “Abu Dhabi così facendo minaccia la nostra sicurezza nazionale”. Gli emiratini hanno ritirato qualche “esperto” di antiterrorismo, negato tutto, nessuna loro arma sarebbe stata spedita tramite Mukalla ai separatisti del Southern Transitional Council (STC), che dopo aver combattuto gli Houti vuole l’indipendenza dello Yemen meridionale, ma in confini più ampi di quelli del passato, quando il bipolarismo mondiale determinò la divisione tra Yemen del Sud e Yemen del Nord.

Ma la divisione dello Yemen sarebbe un colpo al cuore dell’Arabia Saudita. Mantenendo lo Yemen unito e sotto il controllo dell’attuale governo l’Arabia saudita controllerebbe l’accesso al Golfo di Aden ed a Bab al Mandeb, se li perdesse in favore di una pedina di Abu Dhabi si troverebbe rinserrata nel deserto. Bab al Mandeb è quello stretto corso d’acqua che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e che fiancheggia la costa yemenita.

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Si può pensare che una partita del genere si possa risolvere in nome “degli interessi comuni”. A invitare entrambi alla prudenza infatti c’è al-Qaida. In una situazione di scontro tra i due nemici è ovvio che il terzo possa godere, anche perché così viene meno il coordinamento tra le diverse intelligence. Il rischio è alto per entrambi. Questa minaccia ritenuta esistenziale da entrambi, li ha uniti per anni. Ma il piano emiratino, il loro obiettivo di prendere il controllo del fianco meridionale dello Yemen, è antico.

La vicenda dei turisti bloccati nell’arcipelago di Socotra ci dice che gli emiratini non si sono fermati sulla costa: sulle isole di Socotra si va con visto emiratino. I sauditi dunque avevano accettato, o trangugiato, questo calice abbastanza amaro, ma gli emiratini non si sono fermati, i loro alleati hanno preso il controllo di un’altra area strategica, che confina per centinaia di chilometri con l’Arabia Saudita. E proprio da lì gli amici di Abu Dhabi hanno annunciato la loro intenzione di dichiararsi indipendenti aderendo ai Patti di Abramo, come ha fatto Abu Dhabi.

I sauditi invece devono attendere, per la questione palestinese che chiedono di risolvere prima della loro adesione ai patti di Abramo, e non gradiscono che altri li scavalchino riducendo il loro peso negoziale. Per i sauditi dunque la misura era colma e questa spiega la loro azione militare contro gli armamenti emiratini  nello Yemen. Quando ciò è emerso, è risultato impossibile non collegare il sostegno alla secessione dello Yemen meridionale e il fatto che dall’altra parte del Mar Rosso, in Sudan, è proprio Abu Dhabi che sta sostenendo con forza i ribelli delle Rapid Support Forces, accusati di crimini di guerra nel Darfur. Vogliono arrivare proprio sul Mar Rosso.

E sul Mar Rosso è anche il Somaliland, che è stato riconosciuto da Israele, mossa bocciata dagli arabi ad eccezione degli emiratini. Colleghiamo tutto questo all’investimento emiratino per il porto siriano di Tartus e forse abbiamo un quadro, nell’attesa di sapere cosa accadrà in Iran i grandi attori cercano di definire chi ha influenza e fin dove?

Settimana News

Dorothy Day, quale che sia il nemico la risposta è la pace

La giornalista, attivista, serva di Dio, Dorothy Day

In anni in cui il mondo occidentale andava in tutt’altra direzione, l’impegno della giornalista statunitense, serva di Dio, Dorothy Day contro l’antisemitismo è stato una costante. Ma neppure la consapevolezza di quanto il nazismo fosse il male riuscì a portarla su posizioni interventiste

Giulia Galeotti – Città del Vaticano – Vatican News

“Alla radio Elie Wiesel ha parlato dell’Olocausto e del fatto che nessuno avesse protestato. Ma il Catholic Worker Commonweal protestarono”: così scrive Dorothy Day nel suo diario il 31 gennaio 1979, ed effettivamente ogni volta che sente Wiesel affermare che nessuno ha urlato contro la Shoah in atto, Day ricorda invece come la voce del Worker si sia levata, anche se è convinta che non abbiano fatto abbastanza. L’impegno di Dorothy Day contro l’antisemitismo è chiaro e netto da prima della sua conversione al cattolicesimo. Ed è un impegno che crescerà nel movimento e giornale omonimi da lei fondati con Peter Maurin.

Aprire le porte

Nel luglio 1935, ad esempio, il Catholic Worker partecipa alla protesta davanti al consolato tedesco a Battery Park, a New York: nel mirino la politica antisemita di Hitler e l’apertura del primo campo di concentramento, nel 1933, notizia che ricevono da un prete fuggito dalla Germania. Ade Bethune, l’illustratrice del giornale, prepara i cartelli; citando Pio XI, Peter Maurin dice che spiritualmente siamo tutti ebrei. La protesta avviene in occasione dell’arrivo in porto della nave Bremen, mentre un appello sul giornale invita gli Stati Uniti ad aprire le porte a “tutti gli ebrei che desiderano libero accesso all’ospitalità americana”.
L’antisemitismo viene denunciato sia nella società – si parla della persecuzione degli ebrei e dei sentimenti antiebraici non solo in Germania ma anche negli Stati Uniti – che nella Chiesa. Dorothy Day esprime più volte il suo sdegno nei confronti di quei sacerdoti, che incontra ovunque nel Paese, antisemiti e simpatizzanti per i fascisti, un antisemitismo che gradualmente cresce, come dimostra ad esempio la rivista Social Justice di padre Charles Coughlin, famoso per essere stato uno dei primi a utilizzare la radio per raggiungere un pubblico di massa, bombardandolo però con le sue idee filofasciste contro capitalismo, comunismo ed ebrei.

Denuncia, azione, negoziato

Denunciare e fare: nella primavera del 1939, insieme ad altri cattolici, Day fonda il Committee of Catholics to Fight Anti-Semitism, guidato dal filosofo Emanuel Chapman, docente della Fordham e convertito dall’ebraismo da Jacques Maritain, con loro George Shuster, Catherine de Hueck, padre H.A. Reinhold e padre LaFarge. Chapmann sarà colui che pagherà maggiormente la partecipazione al comitato: nel 1942 a fine anno accademico viene licenziato. “Le sue attività per gli ebrei in America sono diventate fonte di fastidio e imbarazzo”: gli comunica il preside Robert Gannon, dandogli il benservito.
Da subito, insomma, Dorothy Day comprende le dimensioni della persecuzione antiebraica, convinta che solo una pace negoziata potrà salvare le comunità ebraiche d’Europa. Da subito, vede nel nazismo e in Adolf Hitler il male assoluto.

Una coerenza totale

Eppure, quando negli Stati Uniti cresce il fronte degli interventisti al fianco degli alleati, Dorothy Day non ha dubbi.
Mentre Hitler guadagna terreno, cresce – anche tra i cattolici, e anche all’interno dello stesso Catholic Worker – il numero di quanti ritengono ormai giunto il tempo della battaglia. In una nota non datata, scritta forse a fine anni Cinquanta, mentre riflette “sul tragico futuro del pacifismo”, Day ricorda che durante la guerra circa l’80 per cento dei giovani del Worker “tradirono”, spostandosi su posizioni interventiste, imbracciando le armi. È la posizione maggioritaria: per il suo pacifismo radicale negli anni del Secondo conflitto mondiale il Catholic Worker vedrà un crollo negli abbonamenti e tantissimi lasceranno il movimento. Sono numeri talmente alti che avrebbero destabilizzato chiunque. Ma non lei.

Pacifismo e perseveranza

Dorothy Day non demorde. “Dio dà a ognuno il proprio carattere, e malgrado il mio pacifismo, è nella mia indole perseverare […] usando come armi le opere di misericordia quali mezzi immediati per dimostrare il nostro valore e alleviare le sofferenze”.
Nell’assoluta fedeltà al Vangelo, nemmeno tutto il male e l’antisemitismo del nazismo riescono a farle accettare la guerra contro Hitler. È il non uccidere, che vale sempre e comunque; è il discorso della montagna applicato in modo assoluto e radicale, come predicato da Gesù. Sempre e comunque, a prescindere da chi sia il malvagio che ci sta davanti.

A Betlemme il ritorno dei pellegrini è una luce di speranza

Il Caritas Baby Hospital di Betlemme e l'incontro con la comunità cristiana alla Basilica della Natività

La comunità cristiana locale vive di turismo religioso, che sta cercando di ripartire dopo la pandemia e la guerra a Gaza. La difficoltà di movimento verso Israele e all’interno della stessa Cisgiordania ha aumentato la disoccupazione. Crollo di accessi all’ospedale pediatrico. La responsabile della comunicazione: “La guerra ha colpito tutti”

Michele Raviart – Betlemme – Vatican News

“Betlemme non siamo solo noi. Anche voi ne siete parte”. Lo afferma ai pellegrini portati in Terra Santa dall’Opera Romana Pellegrinaggi, uno degli storici commercianti di souvenir della comunità cristiana della città dove è nato Gesù, ricevendoli insieme ad altri fedeli e ai francescani della Custodia di Terra nel monastero adiacente alla Basilica della Natività. Con la sua bottega dà lavoro a 25 famiglie che producono oggetti artigianali. In un luogo in cui il turismo religioso è la prima fonte di reddito, il crollo degli arrivi a causa della pandemia prima e della guerra a Gaza poi, rischia di minare la stessa sopravvivenza della comunità cristiana di Betlemme, che conta circa il 25% di una popolazione di circa 30 mila abitanti.

 

Iniziata l’emissione speciale contratto scuola. Arretrati pagati a oltre 1.300.000 dipendenti

Arretrati Scuola in arrivo a Gennaio: Importi netti più bassi con Doppie Trattenute fiscali [DOCUMENTO]

Nel tardo pomeriggio di venerdì 9 ottobre è iniziata una lunga emissione speciale che, entro martedì 13 gennaio, porterà all’elaborazione di oltre 1.300.000 cedolini stipendiali di arretrati in applicazione del CCNL Comparto Scuola firmato definitivamente il 23 dicembre scorso.

Pagamento arretrati Contratto Scuola il 23 gennaio

Gli arretrati saranno pagati con un cedolino a parte il 23 gennaio e riguarderanno i seguenti periodi:

  • anno 2024 (a tassazione separata)
  • anno 2025 (a tassazione separata)

Si tratta di due anni di arretrati, e precisamente per gli anni solari 2024 e 2025. Gli arretrati coprono pertanto un orizzonte temporale di 24 mesi più due tredicesime mensilità.

Dagli arretrati lordi verranno tolti gli acconti ricevuti a titolo di:

  • indennità vacanza contrattuale 2022-2024 (codice NoiPA 119);
  • Anticipo contratto (codice NoiPA 975)
  • anticipo contratto ricevuto a dicembre 2023 (codice NoiPA 976) in un’unica soluzione (cd. Decreto Anticipi).

Stipendi Scuola Gennaio 2026, gli importi sono aggiornati

Per quanto riguarda gli stipendi del mese di gennaio, gli importi sono stati aggiornati con gli incrementi previsti dal nuovo contratto.

La Stipendio del mese di Gennaio è pertanto composto da:

  • stipendio tabellare
  • IIS conglobata
  • RPD o CIA
  • IVC 2025/2027

Le tabelle con gli arretrati del Contratto Scuola aggiornati

Ecco le tabelle con gli arretrati aggiornati al lordo e al netto:

Importi spettanti ai Docenti:

Iniziata l’Emissione Speciale Contratto Scuola. Arretrati pagati a oltre 1.300.000 dipendenti

Questi invece gli arretrati del personale ATA

Arretrati Contratto Scuola Pagati il 23 Gennaio: : Ecco gli Importi Netti [TABELLA]

Gli arretrati spettano anche al personale dei Conservatori e istituti di alta formazione

Questi, invece, gli arretrati del comparto AFAM:

Arretrati Contratto Scuola Pagati il 23 Gennaio: : Ecco gli Importi Netti [TABELLA]

Sarà Rivalutata l’Indennità Vacanza Contrattuale 2025-2027

NoiPA liquiderà gli arretrati anche per l’IVC 2025-2027.

L’IVC sarà dunque rivalutata per un importo pari all’1% degli incrementi contrattuali da luglio 2025.

Gli arretrati saranno pagati anche al personale cessato per pensionamento

Sempre in data 23 gennaio, saranno liquidati gli arretrati anche personale cessato, vale a dire:

  • dipendenti collocati a riposo dal 1/9/2024 e 1/9/2025;
  • dispensati dal servizio;
  • personale a tempo determinato con contratto non rinnovato.

Arretrati maggiori a chi ha fatto ore eccedenti

Per i docenti che hanno effettuato ore eccedenti istituzionali, alternative alla religione cattolica e su spezzoni di cattedra, avranno anche rivalutati gli arretrati per ore eccedenti in quanto le ore eccedenti devono essere rivalutate con i nuovi stipendi tabellari.

Saranno elaborati gli arretrati delle ore eccedenti con i seguenti codici:

  • 792 (ore eccedenti istituzionali o alternative alla religione cattolica)
  • 692 (ore eccedenti su spezzoni di cattedra)

in TuttoLavoro24

Il Papa: San Francesco ci parla ancora di pace in quest’epoca di guerre e divisioni

San Francesco di Assisi

Lettera di Leone XIV ai ministri generali della Conferenza della Famiglia Francescana, in occasione dell’apertura delle celebrazioni per l’VIII centenario del transito di San Francesco: “La pace è la somma di tutti i beni di Dio, un dono che scende dall’Alto. Che illusione sarebbe pensare di costruirla con le sole forze umane”. Il Pontefice assicura di unirsi a quanti prenderanno parte alle manifestazioni commemorative e consegna una preghiera dedicata al Poverello

Vatican News

“Il Signore ti dia pace”. Papa Leone XIV ricorda le “parole essenziali” che San Francesco consegnò ai suoi Frati e a ogni credente per ribadire l’importanza della pace, “somma di tutti i beni di Dio” e “dono che scende dall’Alto”. “Che illusione sarebbe pensare di costruirla con le sole forze umane! E tuttavia è un dono attivo, da accogliere e vivere ogni giorno”, scrive il Pontefice in una lettera ai ministri generali della Conferenza della Famiglia francescana, in occasione dell’apertura solenne oggi, sabato 10 gennaio, ad Assisi delle celebrazioni per l’VIII Centenario del transito di San Francesco.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI PAPA LEONE XIV

Guerre, divisioni e un Creato che geme

Nel testo il Papa guarda a quest’epoca, “segnata da tante guerre che sembrano interminabili” e “da divisioni interiori e sociali che creano sfiducia e paura”, in cui tuttavia Cristo “continua a parlare”, non perché offra “soluzioni tecniche”, ma perché “la sua vita indica la sorgente autentica della pace”.

“La pace con Dio, la pace tra gli uomini e con il Creato sono dimensioni inseparabili di un’unica chiamata alla riconciliazione universale”, sottolinea il Papa. Ricorda poi che “la visione francescana della pace non si limita alle relazioni tra gli esseri umani, ma abbraccia l’intero creato”. Francesco, che chiama il sole “fratello” e la luna “sorella” e che “riconosce in ogni creatura un riflesso della bellezza divina”, ci rammenta che “la pace deve estendersi a tutta la famiglia del Creato”.

“Tale intuizione risuona con particolare urgenza nel nostro tempo, quando la casa comune è minacciata e geme sotto lo sfruttamento”, rimarca Papa Leone. Auspica quindi che “l’esempio e l’eredità spirituale” di San Francesco possa “suscitare in tutti l’importanza di confidare nel Signore, di spendersi in una esistenza fedele al Vangelo, di accettare e illuminare con la fede e con la preghiera ogni circostanza e azione della vita”.

La preghiera consegnata da Leone

A conclusione della missiva, Leone XIV assicura di unirsi “spiritualmente” all’intera Famiglia Francescana e a quanti prenderanno parte alle manifestazioni commemorative, auspicando che “il messaggio di pace possa trovare eco profonda nell’oggi della Chiesa e della società”. Infine, consegna una preghiera “affinché San Francesco d’Assisi continui a infondere in tutti noi la perfetta letizia e la concordia”.

San Francesco, fratello nostro, tu che ottocento anni or sono
andavi incontro a sorella morte come un uomo pacificato,
intercedi per noi presso il Signore.

Tu nel Crocifisso di San Damiano hai riconosciuto la pace vera,
insegnaci a cercare in Lui la sorgente di ogni riconciliazione
che abbatte ogni muro.

Tu che, disarmato, hai attraversato le linee di guerra
e di incomprensione,
donaci il coraggio di costruire ponti
dove il mondo erige confini,

In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni,
intercedi perché diventiamo operatori di pace:
testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo.
Amen

 Vatican News

Lettura e Vangelo del giorno 11 Gennaio 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaìa
Is 42,1-4.6-7

Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.

Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.

Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Salmo Responsoriale

Dal Sal 28 (29)

R. Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.

Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R.

La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza. R.

Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre. R.

Seconda Lettura

Dagli Atti degli Apostoli
At 10,34-38

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.
Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Liturgia domenica 11 Gennaio 2026 BATTESIMO DEL SIGNORE – FESTA – ANNO A

Colore Liturgico  Bianco

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Antifona
Battezzato il Signore, si aprirono i cieli
e come una colomba lo Spirito discese su di lui,
e la voce del Padre disse:
«Questi è il mio Figlio, l’amato:
in lui ho posto il mio compiacimento». (Cf. Mt 3,16-17)

Si dice il Gloria.

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che dopo il battesimo nel fiume Giordano
proclamasti il Cristo tuo amato Figlio
mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo,
concedi ai tuoi figli di adozione,
rinati dall’acqua e dallo Spirito,
di vivere sempre nel tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Padre, il tuo Figlio unigenito
si è manifestato nella nostra carne mortale:
concedi a noi,
che lo abbiamo conosciuto come vero uomo,
di essere interiormente rinnovati a sua immagine.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Oppure:

Padre santo,
che nel battesimo del tuo amato Figlio
hai manifestato la tua bontà per gli uomini,
concedi a coloro che sono stati rigenerati
nell’acqua e nello Spirito
di vivere con pietà e giustizia in questo mondo
per ricevere in eredità la vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura
Ecco il mio servo di cui mi compiaccio.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 42,1-4.6-7

Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.

Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.

Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 28 (29)

R. Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.

Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R.

La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza. R.

Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre. R.

Seconda Lettura
Dio consacrò in Spirito Santo Gesù di Nazaret.
Dagli Atti degli Apostoli
At 10,34-38

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.
Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Si aprirono i cieli e la voce del Padre disse:
«Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». (Mc 9,6)

Alleluia.

Vangelo
Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

Si dice il Credo.

Sulle offerte
Accogli, o Padre, i doni che la Chiesa ti offre
celebrando la manifestazione del tuo amato Figlio,
e trasformali per noi nel sacrificio perfetto
che ha lavato il mondo da ogni colpa.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione
Questa è la testimonianza di Giovanni:
«Ho contemplato lo Spirito discendere e rimanere su di lui:
egli è il Figlio di Dio». (Cf. Gv 1,32.34)

* A
Giovanni disse:
«Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te,
e tu vieni da me?».
«Lascia fare per ora – rispose Gesù –
perché conviene che adempiamo ogni giustizia». (Mt 3,14-15)

Dopo la comunione
Padre misericordioso,
che ci hai saziati con il tuo dono,
concedi a noi di ascoltare fedelmente
il tuo Figlio unigenito,
per chiamarci ed essere realmente tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore.