Olimpiadi 2026, la donna russa che ha portato il cartello ‘Ucraina’ alla cerimonia di apertura: “Meritano tutto il sostegno del mondo”

Olimpiadi 2026, la donna russa che ha portato il cartello ‘Ucraina’ alla cerimonia di apertura: “Meritano tutto il sostegno del mondo”

Durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, la squadra ucraina ha fatto il suo ingresso a San Siro accompagnata dalla standing ovation del pubblico presente allo stadio San Siro. Davanti alla portabandiera Yelyzaveta Sydorko, pattinatrice di short track, sfilava una donna completamente coperta da un cappotto argentato e con il viso celato dietro grandi occhiali neri che reggeva il cartello con scritto “Ucraina”. Si tratta di Anastasia Kucherova, una donna russa che vive a Milano da 14 anni. Un gesto semplice, quasi nascosto, carico però di un grande significato: “Ho scelto di rappresentare l’Ucraina, di essere portavoce dell’Ucraina, perché sostengo questo Paese sin dall’inizio del conflitto. Anche se sono cittadina russa, non approvo le azioni del mio Paese, sin dal 2014, quando è iniziata l’annessione illegale e scandalosa della Crimea”, ha spiegato Kucherova.

Inizialmente, l’assegnazione dei Paesi doveva essere casuale, ma in seguito il coreografo ha chiesto ai volontari se avessero delle preferenze e Kucherova ha scelto l’Ucraina: “Penso che meritino tutta l’attenzione e tutto il sostegno del mondo. Questo è il motivo per cui ho voluto stare dalla loro parte, anche se è piuttosto difficile nella mia posizione”. Kucherova non ha nascosto la grande emozione provata: “È stata una sensazione fantastica. Insomma, ho pianto sotto gli occhiali. Mi sentivo parte di questa grande folla che accoglieva queste persone e riconosceva la loro indipendenza, riconosceva la loro volontà di libertà, il loro coraggio nell’arrivare fino alle Olimpiadi, perché non per tutti gli atleti questo percorso è lo stesso”.

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A Reggio Emilia una donna scopre l’amiloidosi ereditaria dopo anni di disturbi e decessi familiari misteriosi: avviato lo screening genetico per i parenti

Reggio Emilia, anni di morti inspiegabili: la diagnosi che sconvolge un’intera famiglia
Reggio Emilia e l’amiloidosi ereditaria: la diagnosi dopo anni di sintomi
Per anni una famiglia ha convissuto con malesseri cronici e problemi di salute mai chiariti. Poi, a Reggio Emilia, una visita specialistica ha portato alla scoperta di una rara malattia genetica che potrebbe spiegare anche alcuni decessi avvenuti nel tempo. La protagonista della vicenda è una donna di 52 anni, arrivata in ospedale per un problema apparentemente circoscritto: una sospetta uveite, un’infiammazione interna dell’occhio. Gli specialisti della Struttura di Immunologia Oculare dell’AUSL hanno però individuato elementi clinici che facevano pensare a una patologia sistemica.
Gli accertamenti approfonditi hanno confermato il sospetto. Alla paziente è stata diagnosticata un’amiloidosi ereditaria da transtiretina, una malattia rara e progressiva caratterizzata dall’accumulo di proteine anomale in diversi tessuti e organi. Questo processo può compromettere nel tempo il funzionamento di cuore, sistema nervoso, reni e altri apparati, provocando sintomi cronici e disfunzioni progressive.
La diagnosi è stata possibile grazie a una vitrectomia, un intervento diagnostico sull’occhio che ha consentito di identificare la forma ereditaria della patologia.
Decessi senza causa e disturbi cronici: il sospetto su tutta la famiglia
La scoperta ha assunto un peso ancora maggiore dopo l’analisi della storia familiare della paziente, originaria dell’Albania e residente da tempo a Reggio Emilia. Negli ultimi trent’anni diversi parenti avevano manifestato disturbi persistenti, spesso gravi, senza ottenere una diagnosi precisa.

In famiglia si erano verificati anche alcuni decessi rimasti senza una spiegazione medica certa. Alla luce della nuova diagnosi, i sanitari ritengono che quei casi possano essere riconducibili alla stessa malattia genetica.

Dall’AUSL spiegano: «La diagnosi ha assunto particolare rilevanza anche alla luce della storia familiare della paziente, caratterizzata negli ultimi tre decenni da una marcata diffusione della malattia all’interno del nucleo familiare, con decessi di origine non chiarita, ma verosimilmente riconducibili alla medesima patologia».

L’amiloidosi ereditaria da transtiretina può manifestarsi con sintomi diversi e non specifici, rendendo complessa l’individuazione precoce e contribuendo a ritardi diagnostici anche molto lunghi.

Screening genetico e cure: avviati i controlli sui parenti
Dopo la diagnosi, l’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia ha attivato uno screening genetico familiare, attualmente in corso, per individuare eventuali soggetti affetti o portatori della mutazione.
L’obiettivo è permettere ai familiari a rischio di avviare controlli specialistici e, se necessario, accedere tempestivamente ai percorsi terapeutici disponibili. Per la paziente, la diagnosi rappresenta un passaggio decisivo perché consente l’accesso a trattamenti mirati e, nei casi indicati, anche a terapie innovative e sperimentali.
L’azienda sanitaria ha inoltre sottolineato l’importanza del ruolo dell’immunologia oculare nella diagnosi precoce delle malattie sistemiche. «Il caso evidenzia il ruolo strategico dell’immunologia oculare nell’inquadramento diagnostico delle patologie infiammatorie oculari complesse e nel riconoscimento precoce di segni oculari potenzialmente indicativi di malattie rare che possono coinvolgere diversi organi».

Gli accertamenti sui familiari proseguono per definire l’estensione della patologia e individuare eventuali altri casi all’interno del nucleo.
baritalianews

Milano Cortina: pattinaggio di velocità, azzurri oro nell’inseguimento

Milano Cortina: pattinaggio di velocità, azzurri oro nell'inseguimento

(ANSA) – MILANO, 17 FEB – L’Italia conquista la medaglia d’oro nell’inseguimento uomini del pattinaggio di velocità a Milano Cortina. Gli azzurri guidati da Davide Ghiotto hanno battuto in finale gli Stati Uniti e regalano la 24/a medaglia all’Italia.

L’oro azzurro, il nono di questi giochi e il terzo che arriva dal pattinaggio velocità, è molto trentino: gli altri due componenti della squadra sono i due finanzieri Michele Malfatti, classe ’94, e Andrea Giovannini, classe ’93. (ANSA).

In classe entrano le “competenze non cognitive”: ecco che cosa sono

In classe entrano le “competenze non cognitive”: ecco che cosa sono

Avvenire

Le possediamo fin dalla nascita, si rafforzano in famiglia durante la crescita ma è la scuola che può davvero valorizzare le competenze non cognitive e trasversali per lo «sviluppo armonico e integrale della persona», «migliorare il successo formativo» e, prevenire analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica». Per questa ragione, il Parlamento ha approvato la legge 22 del 19 febbraio 2025 Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale e il ministero dell’Istruzione e del Merito ha emanato uno specifico decreto il 15 gennaio e si appresta a pubblicare un Avviso nazionale per selezionare le scuole e le reti di scuole che prenderanno parte alla sperimentazione triennale. Che sarebbe dovuta partire già da quest’anno scolastica e, invece, a questo punto prenderà il via dal prossimo.
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, le competenze non cognitive o life skills, sono «quelle abilità che portano a comportamenti positivi e di adattamento che rendono l’individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni». Nello specifico, queste abilità sono: l’autocontrollo, il benessere, la perseveranza, la felicità, la resilienza, la mentalità aperta, la grinta, l’intelligenza sociale. E ancora: la capacità di cooperare, di risolvere pacificamente i conflitti, di lavorare in gruppo. Insomma: in tempi di metal detector nelle scuole per evitare che gli studenti entrino in classe con i coltelli, anche sviluppare le competenze non cognitive può rappresentare un efficace antidoto a questa preoccupante deriva.
«Stiamo assistendo alla recrudescenza di un certo analfabetismo socio-emotivo tra i ragazzi, acuito dai social», ha ricordato la capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del ministero, Carmela Palumbo, intervenuta a un webinar di Tuttoscuola. Malessere giovanile, bullismo e violenza si contrastano, dunque, anche sviluppando la capacità di stare insieme in armonia. Di «essere emotivamente connessi», ha specificato Palumbo. La «precondizione di un buon apprendimento, ma anche di crescita personale dei nostri ragazzi». Per «promuovere un’educazione realmente inclusiva ed equa», specifica l’articolo 4 della legge 22/2025.
Rispetto alla scuola «catena di montaggio» e «fabbrica di capitale umano», ha sottolineato il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, intervenuto anch’egli al webinar di Tuttoscuola, le competenze non cognitive rilanciano un’idea di «educazione come accompagnamento della persona», mettendo al centro del lavoro educativo «le dimensioni cognitive, emotive e relazionali». E costruendo un «ponte tra sapere ed esperienza» capace di «agganciare» la scuola e l’istruzione alla realtà e al vissuto dei ragazzi.
«Abbiamo bisogno di insegnare in modo diverso – ha ribadito Vittadini – rafforzando nei ragazzi la voglia di andare a scuola. Per questo le competenze non cognitive non sono “una materia in più”, ma la sperimentazione di qualcosa di nuovo, che nasce dal basso e fa dell’educazione un bene pubblico».
Tutto il Paese, infatti, deve essere coinvolto in questa nuova avventura educativa, ha auspicato Maria Grazia Riva, ordinaria di Pedagogia all’Università Bicocca di Milano. «Equità, giustizia sociale e inclusione», ha aggiunto la docente, sono l’obiettivo da raggiungere attraverso lo sviluppo delle competenze non cognitive. «Si tratta di una bellissima impresa – ha ricordato Riva – molto delicata, da portare avanti, tutti insieme, con grande attenzione».
Le competenze non cognitive e trasversali, con l’Intelligenza artificiale, saranno, infine, le protagoniste del Festival dell’innovazione scolastica in programma il 4, 5 e 6 settembre a Valdobbiadene, in provincia di Treviso. Un’occasione, ha detto il presidente del Festival, Alberto Raffaelli, per «promuovere e favorire» lo scambio di buone prassi tra le scuole. Ben prima della legge, infatti, in tante classi le competenze non cognitive sono al centro dell’azione educativa di insegnanti e dirigenti. Esperienze che ora, grazie alla nuova normativa, possono essere messe a fattor comune e seminate nei territori. Favorendo il «passaggio da un sistema focalizzato solo sull’istruzione a uno che si assume una responsabilità educativa integrale, verso tutte le dimensioni umane, sociali e professionali degli studenti», ha aggiunto Raffaelli. Soffermandosi anche sul cruciale e delicato ruolo dei docenti in questo nuovo scenario. «Lo spirito della legge – ha concluso – intende valorizzare l’autonomia scolastica e porre la comunità dei docenti come protagonista del proprio processo formativo e auto-formativo in un’ottica di ascolto dei bisogni educativi, dell’analisi delle specificità degli allievi e dei contesti educativi in cui la scuola vive».

«Io, psicologa a Kabul, entro nelle menti delle donne che i taleban vogliono spegnere»

«Io, psicologa a Kabul, entro nelle menti delle donne che i taleban vogliono spegnere»

La psicologa Maryam Majidi / Nove Caring Humans
Avvenire
Quando esce di casa per incontrare le sue pazienti, deve essere sempre accompagnata da un mahram: un uomo di famiglia che segua i suoi passi, un tutore che garantisca per lei, che badi a non farla parlare con estranei di sesso maschile. L’Afghanistan è una prigione a cielo aperto per le donne. E la mente può essere una prigione ancora più dolorosa di quella imposta dai taleban. Maryam Majidi ha 25 anni e nel Paese che teorizza e applica l’apartheid di genere e che ha un tasso di disoccupazione del 40 per cento è una eccezione. Anzi, doppia eccezione: perché lavora pur essendo donna e perché è tra le pochissime ad avere accesso alla mente di decine di donne traumatizzate dalla violenza, dalla sottomissione, dalla mancanza di futuro. Volto dai lineamenti perfetti, carnagione chiara, occhi appannati da una profonda e invincibile tristezza, Maryam, classe 2000, è una giovane psicologa che ha avuto la ventura di aver completato gli studi prima del 15 agosto 2021, prima cioè che i fanatici integralisti islamici instaurassero l’Emirato nel Paese e proibissero alle ragazze gli studi superiori e universitari. Da due anni lavora per un ente del terzo settore (Ets) italiano, Nove Caring Humans, supportando le decine di donne traumatizzate, soprattutto vedove, che ricevono aiuti nell’ambito del progetto Healing Circle e i 35 bambine tra i 6 e i 14 anni ospitate nell’orfanotrofio Future Hope, nella capitale Kabul, l’unico femminile del Paese.
Ma cosa vuol dire essere una psicologa oggi in Afghanistan, un Paese in cui il disagio mentale, soprattutto femminile, cresce di pari passo con i divieti e le costrizioni? La prima osservazione è che lei non potrebbe mai avere pazienti uomini, non è consentito: la confidenzialità “mista”, anche se professionale, non è contemplata in Afghanistan. «Nel mio Paese non c’è nessuno che ascolti il dolore delle donne. Io lo faccio e per me non è solo un lavoro ma una missione. Le donne con le quali lavoro sono per la maggior parte capofamiglia – risponde in un inglese perfetto, con un video collegamento su WhatsApp precario a causa della intermittenza nell’erogazione di elettricità che da giorni impedisce di ricaricare completamente il cellulare -. Portano sulle spalle violenze gravi, stress prolungati, ansia, depressione, mancanza di risorse economiche e di cure adeguate. Queste donne hanno bisogno di sentirsi comprese, accolte e ascoltate con empatia e senza giudizio. Ascolto ragazze fuori dalla scuola, e giovani con disabilità: è difficile per tute, per loro ancora di più. Il percorso di sostegno che intraprendo, sia individuale sia di gruppo, attraverso laboratori, workshop e meditazione, offre loro strumenti per contenere l’ansia e la depressione e gestire meglio i bisogni quotidiani e il lavoro di cura verso i figli».
Maryam Majidi vive a Kabul con i genitori e tre fratelli. Lei, al momento, non pensa a una famiglia sua, perché madre e padre sono senza lavoro e il suo stipendio serve per offrire loro una vita dignitosa e per consentire al fratello più piccolo di continuare a studiare. Lui è anche il suo maharam, l’accompagnatore necessario a una donna per uscire di casa, e talvolta deve saltare le lezioni per consentire a lei di lavorare. In un Paese in cui il 60 per cento delle famiglie affronta difficoltà nell’approvvigionamento di bene essenziali e il 73% della popolazione non gode di cure mediche adeguate, l’assistenza psicologica può sembrare un lusso. Ma non è così: il dolore non può rimanere sempre senza voce. «Cerco di parlare loro di speranza, spiego come possono contenere la rabbia e la mia responsabilità più grande è di fare quello che posso per convincerle a non arrendersi. Alle giovani estromesse dall’istruzione dico che non è importante non andare a scuola, ma continuare a imparare, a formarsi. Alcune di loro riescono a seguire corsi online, a lavorare in casa. Non è facile. Tra le donne che Nove Caring Humans aiuta con il suo progetto di sostegno, ho seguito una giovane donna che veniva regolarmente picchiata dal marito tossicomane. Rimasta vedova, ha iniziato a replicare comportamenti violenti nei confronti delle tre figlie. Era sempre triste, aveva gli incubi. Dopo diversi incontri, le ho fatto capire che non era l’unica ad affrontare una situazione simile, che la violenza subìta apparteneva al passato e ora doveva concentrarsi sul presente e sul futuro perché la sua famiglia aveva bisogno di lei e viceversa. Parlando con me si è sentita capita, ed è stato sufficiente».
All’orfanotrofio femminile di Kabul, dove si svolge l’altra metà del suo impegno, il lavoro con le bambine e le ragazze è altrettanto duro. Di solito hanno tutte un familiare rimasto in contatto, una madre o una sorella o un fratello che non può prendersi direttamente cura di loro. «Un caso che mi ha profondamente colpita è quello di una giovane cresciuta in circostanze molto difficili. La sua famiglia viveva in una stanza piccola e affollata, e anche soddisfare bisogni primari come il cibo era una lotta quotidiana. Suo padre soffriva di dipendenza, il che causava instabilità finanziaria e portava a violenze fisiche ed emotive nei confronti della madre, rendendo l’ambiente familiare insicuro e pieno di paura. Ha vissuto in una situazione di costante incertezza; dopo anni di difficoltà, sua madre ha dovuto prendere la difficile decisione di mandare lei e la sorella minore in un orfanotrofio, dove almeno i loro bisogni primari e l’istruzione potevano essere soddisfatti. Nonostante tutte queste difficoltà, questa ragazza sogna ancora un futuro migliore e spera un giorno di poter condividere la sua storia di speranza e resilienza con altri bambini».
Anche per Maryam non è facile. Tante volte è stata vicina al burn out, all’esaurimento. Ascoltare quotidianamente storie di disperazione e di isolamento non è facile da sopportare, soprattutto quando si è ancora così giovani. «Molte volte ho pensato di smettere. Quando ascolto le sofferenze delle donne, penso che la vita sia molto ingiusta con loro. Allora prendo del tempo per me, mi dedico agli amici o alla mia famiglia, cammino. E poi ricomincio a prendermi cura degli altri».
Maryam per questa sua dedizione ha ottenuto dal blog del Sole 24 ore Alley Oop una menzione speciale nella lista delle donne di “eccezionale normalità” del 2025. «Lavorare è una questione molto complessa e pesante per me. Da un lato, sono felice di poter essere utile e fare la differenza per tante donne e bambine, ma dall’altro lato, la situazione in Afghanistan e ciò che vedo ogni giorno mi rendono molto stanca e triste. A volte questa responsabilità mi sembra significativa e incoraggiante, ma altre volte portare il dolore di così tante donne afghane è molto pesante. Sapere che la situazione potrebbe cambiare o addirittura peggiorare in qualsiasi momento mi fa apprezzare ancora di più ogni momento che ho a disposizione per lavorare e aiutare». Cosa spera per le donne afghane? «Spero che un giorno ogni donna abbia il diritto di imparare, di studiare, di essere indipendente. Abbiamo conosciuto molti tempi difficili, in questo Paese, ma quello che sta accadendo ora è troppo crudele. Davvero troppo».
Avvenire

A che ora il pattinaggio artistico oggi in tv, Olimpiadi 2026: programma corto femminile e streaming

Lara Naki Gutmann

Si avvia alla conclusione il programma di pattinaggio artistico alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Oggi, martedì 17 febbraio, si disputerà infatti lo short program individuale femminile, gara in cui sarà della partita anche l’azzurra Lara Naki Gutmann.

Con la gioia di avere già al collo la medaglia del Team Event, l’atleta seguita da Gabriele Minchio si potrà concedere il lusso di disputare una prova a cuor leggero, con l’obiettivo unico di migliorare e pretendere sempre di più da sé stessa. In occasione della gara a squadre la trentina ha scollinato per la prima volta quota 70 punti. Ripetersi anche nella serata odierna potrebbe essere un ottimo traguardo in vista del programma libero. Non ci sono particolari ambizioni di classifica, anche se certamente chiudere nelle prime dieci potrebbe essere un risultato oltremodo significativo.

Ai piani alti l’attenzione sarà rivolta più che altro all’incognita Adelia Petrosian. La russa rappresentante la squadra neutrale infatti se è in forma rappresenta una seria candidata per il metallo più pregiato. Tra le altre impossibile non citare Sakamoto Kaori, con tutte le armi in faretra per brillare, oltre che le più incostanti ma fortissime Ami Nakai e Mone Chiba, le tre statunitensi Alysa Liu, Amber Glenn ed Isabeu Levito, oltre che alle incognite sudcoreane.

Di seguito il calendario completo, il programma dettagliato, gli orari, il palinsesto tv e streaming delle gare di pattinaggio artistico previste oggi (martedì 17 febbraio) alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Gli eventi saranno trasmessi in diretta tv sui Rai 2 e RaiSportHD (in alternanza con altri sport); in diretta streaming su Rai Play (in alternanza con altre discipline), Eurosport 1 (dalle ore 21.00), Discovery Plus, DAZN, HBO Max; garantita la diretta live testuale su OA Sport.
PROGRAMMA PATTINAGGIO ARTISTICO OGGI ALLE OLIMPIADI
Martedì 17 febbraio

Ore 18.45 Short program femminile a Milano (Italia) – Diretta tv su Rai 2 dalle 19.15 alle 19.45, poi dalle 21.50 in poi

PROGRAMMA PATTINAGGIO ARTISTICO: DOVE VEDERLO IN TV E STREAMING
Diretta tv: Rai 2 dalle 19.15 alle 19.45, poi dalle 21.50 in poi

Diretta streaming: Rai Play, la programmazione viene definita al momento dall’emittente e potrebbe prevedere l’alternanza con altri sport; Eurosport 1 (visibile su DAZN, Tim Vision e Prime Video previo abbonamento), Discovery Plus, HBO Max, per gli abbonati.
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