Libro. Matteo: il Vangelo dell’Emmanuele

di: Roberto Mela – settimananews
  • PAOLO MASCILONGO – ANTONIO VIOLI (edd.), L’Emmanuele. Sguardi sul Vangelo di Matteo (Itinerari biblici), Editrice Queriniana, Brescia 2025, pp. 232, € 20,00, ISBN 978-88399-2931-0; qui con sconto 5% – risparmi 1 euro.

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Nove amici – otto esegeti gravitanti nell’area tosco-emiliana e un laureato in Storia con indirizzo medievale, già docente di Archeologia cristiana e di Storia della Chiesa – pubblicano il frutto del loro lavoro seminariale sul Vangelo di Matteo. Sono “sguardi” sul Vangelo, visto da prospettive e sensibilità diverse.

Accanto a temi molto importanti presenti nel testo, essi individuano il suo tema unificatore nella persona di Gesù quale Emmanuele, il Dio-con-noi.

Gesù realizza le promesse anticotestamentarie della presenza di YHWH in mezzo al suo popolo non solo con la Torah o un’azione di liberazione, ma con la persona stessa del suo Figlio. Egli non porta solo un titolo cristologico, ma realizza la presenza di Dio con tutta la sua persona e la sua opera: nascita, insegnamento, miracoli, fondazione di una comunità ecclesiale che faccia perdurare la sua presenza promessa in eterno – giorno per giorno – dopo la sua risurrezione e il dono dello Spirito.

Paolo Mascilongo – uno dei due curatori del volume – («Il grande racconto di Matteo. Sviluppo e temi della narrazione del primo Vangelo», pp. 15-37) presenta un contributo introduttivo al Vangelo, aggiornato agli ultimi risultati dei ricercatori circa l’autore, la data, i destinatari, le caratteristiche principali.

Egli propone il seguente schema del Vangelo di Matteo:

Prologo e Introduzione (1,1–4,22);

I parte: 4,23–9,35, così suddivisa: I sezione: discorso della montagna (5,1–7,27); II sezione: primi miracoli di Gesù (7,28–9,35);

II parte: 9,36–12,50, così suddivisa: I sezione: invio e discorso ai Dodici (9,36–10,42); II sezione: insegnamenti e dispute (11,1–12,50);

III parte: 13,1–17,27, così suddivisa: I sezione: discorso in parabole (13,1-52); II sezione: insegnamenti, miracoli, confessione di Pietro e trasfigurazione (13,53–17,27);

IV parte: 18,1–20,34, così suddivisa: I sezione: discorso della comunità (18,1-35); II sezione: ultime azioni e parole prima di Gerusalemme (19,1–20,34);

V parte: 21,1–25,46, così suddivisa: I sezione: ingresso, azioni e parole a Gerusalemme e nel tempio (21,1–23,39); II sezione: discorso escatologico (24,1–25,46);

Conclusione: 26,1–28,20, così suddivisa: I sezione: passione (26,1–27,66); II sezione: racconti di risurrezione (28,1-20).

È l’intera narrazione a descrivere Gesù come l’Emmanuele, in azione con discepoli, avversari, folle e personaggi minori.

Maurizio Guidi («Le origini del Messia, l’Emmanuele. Mt 1–2 e le coordinate ermeneutiche del primo vangelo», pp. 37-56), esamina l’architettura di Mt 1–2, studiandone i principali temi teologici e l’ermeneutica del compimento.

Lo studioso presenta le coordinate ermeneutiche per un corretto approccio al testo evangelico e alla missione del Messia. Tra esse spicca la solidarietà salvifica del Dio di Israele, espressa emblematicamente dal titolo Dio-con-noi. Il Vangelo di Matteo è segnato profondamente dalla fedeltà di Dio alle sue promesse e attraverso un suggestivo intreccio di generi letterari, l’evangelista individua nel “compimento” la chiave ermeneutica per comprendere l’identità del Messia davidico, l’Emmanuele.

Marco Giordano Portoso («Il Dio-con-noi tra “cose nuove e cose antiche” [Mt 13,52]», pp. 57-78), indaga i riferimenti scritturistici presenti nel Vangelo, in modo particolare le dieci “citazioni di compimento”. In Matteo sono presenti anche citazioni esplicite, allusioni e reminiscenze, di cui Portoso riporta alcuni esempi (anche extrabiblici)

Egli studia in particolare la pericope di Mt 1,18-25, con un commento al “contorno” (vv. 18-21.24-25) e una riflessione più approfondita sulla citazione di compimento vera e propria (vv. 22-23), che contiene il tema dell’Emmanuele.

Altri riferimenti biblici possono sostenere i contenuti dottrinali espressi o interpretare l’evento narrato ecc. L’evangelista si mostra in tal modo come «un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (13,52).

Claudio Arletti («Solo i malati guariscono, la “sezione dei miracoli” in Mt 8–9», pp. 79-98) analizza il blocco letterario di Mt 8,31–9,34. In esso sono narrati nove miracoli compiuti da Gesù. Essi sono raccolti in tre gruppi da tre miracoli ciascuno.

La narrazione è però interrotta da due intermezzi: Mt 8,18-22 e 9,9-17.

Il primo intermezzo segue un’autopresentazione di Gesù quale Messia di Israele che compie le Scritture (cf. 8,17); il secondo è costituito dalla chiamata di Matteo, un “malato” che è invitato a seguire Gesù in una sequela che lo guarisce.

La sequela è possibile anche agli esclusi. È qualcosa di “miracoloso”, che restituisce al peccatore la sua piena umanità. Questa è la novità del Dio-con-noi.

Dei cinque discorsi che caratterizzano il Vangelo di Matteo, Laura Bernardi approfondisce in modo particolare il terzo («Gesù, Dio-con-noi. Il Maestro che raduna la comunità [Mt 18]», pp. 99-116). È il cosiddetto “discorso ecclesiale”, avente cioè per referente principale la comunità dei discepoli.

Un tema importante è quello dell’attenzione ai “piccoli”. Può accadere che uno di essi si “smarrisca” (planaō), l’importante è che il Padre vuole che nessuno “si perda” (escatologicamente/apollymai).

La fraternità unita da e per Gesù è vivente con lui.

Il tema principale del discorso è però quello della correzione fraterna e del perdono, quasi a far trapelare che il bisogno principale della comunità destinataria del Vangelo (ma di ogni comunità…) è quello del perdono reciproco, generoso, immeritato ma doveroso.

La comunità è la presenza continua del Risorto, come lui ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20).

«La rivelazione definitiva del Dio-con-noi. La passione e la risurrezione di Gesù» (pp. 117-136) è il contributo offerto da Mirko Montaguti, il quale, oltre che docente di esegesi, è guida di molti pellegrinaggi nella Terra del Santo.

Matteo ha alcuni versetti propri all’interno di un tessuto narrativo che segue il Vangelo di Marco per quanto riguarda il racconto della passione-morte di Gesù (26,52-54; 27,3.10.19.24.51b-53). L’autore nota la pienezza dell’insegnamento su Gesù e si chiede se egli è ancora l’Emmanuele. Dio è assente o presente nella morte del Cristo? La missione dell’Emmanuele si realizza nel momento supremo della Pasqua L’autore si sofferma sul sangue versato per il perdono dei peccati, sul denaro di sangue e sulla promessa che Gesù fa agli Undici di precederli in Galilea.

Nella sua passione e morte, Gesù, il Messia, realizza la presenza e l’opera stessa di Dio, condividendo la condizione derelitta dell’umanità e offrendo la salvezza dai peccati (cf. 1,21.23).

La condivisione e la presenza salvifica del Risorto continuano poi essere promesse agli Undici discepoli nell’incontro con il Risorto in Galilea.

Il racconto coeso e coerente di Matteo presenta lo scontro tra forze contrarie ma nettamente diseguali: la grettezza, la paura e l’ingiustizia degli uomini, da una parte; la serena fortezza, la giustizia di Gesù e l’opera salvifica, dall’altra. Il motivo tematico del denaro illumina proprio questa contrapposizione.

La filigrana scritturistica permette al lettore di Matteo di cogliere che, se la morte del Cristo viene causata dalla cattiveria degli uomini, essa risulta misteriosamente conforme al piano di Dio preparato da sempre per la salvezza del popolo.

Paolo Bovina tratta il tema «“Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20). L’universalismo in Matteo» (pp. 137-158). Egli si sofferma anche sul delicato rapporto tra universalismo ed elezione di Israele.

L’autore si concentra, dapprima, sui tratti distintivi della missione affidata dal Risorto agli Undici: c’è un’autorità che manda, con una promessa. In questo momento, nella missione postpasquale, i poli del mandato sono universali. Sono indicati il mandante, i mandati, i destinatari, l’obiettivo, i mezzi e il fondamento.

Nel suo ministero prepasquale Gesù ha voluto invece intenzionalmente restringere – con alcune eccezioni – la sua azione alle «pecore perdute della casa di Israele».

Gesù sottolinea l’identità ebraica delle sue radici e della sua azione salvifica principale, ma questa è in tensione verso l’universalismo. Questo tratto è presente già nelle figure femminili ricordate nella genealogia e con la menzione di tre figure paradigmatiche: i Magi, il centurione, la Cananea.

Dalla tensione si passa alla trasformazione: l’universalismo ora è in atto pienamente dopo la Pasqua.

L’autore si interroga sulla questione delicata se Israele sia escluso o incluso, sul rapporto cioè tra il mandato universale e l’elezione di Israele. L’invettiva del c. 8 non è una condanna ma una profezia e in Mt 21,43 non si parla di un popolo nuovo.

Il mandato a Israele è ancora valido e l’elezione e l’universalismo prevedono un orizzonte escatologico.

Matteo radica l’universalismo nella fedeltà alle promesse fatte a Israele, mostrando Gesù come il compimento delle Scritture e il Messia atteso, venuto per il suo popolo ma destinato a tutte le genti. L’universalismo matteano è, dunque, una tensione feconda, che mantiene viva la memoria dell’elezione di Israele e la apre all’orizzonte salvifico universale.

È la riflessione sull’universalismo che rivela chi sia il “noi” dell’Emmanuele.

Giacomo Violi – il secondo curatore del volume – è docente di NT e Teologia biblica a Modena e, dal 2005, Guida biblica spirituale e archeologica della Terra del Santo (personalmente, seguendo l’ambiente biblico-archeologico padovano-trevigiano, preferisco questa dizione a quella classica francescana di “Terra Santa”, neutra politicamente ma ambigua teologicamente). Per Violi è facile quindi tratt»re de «La Terra Santa in Matteo. La geografia del Dio-con-noi” (pp. 159-182).

Il tessuto biblico è fatto di cronologia storica (la clessidra) e di geografia (valli, monti, pianure, laghi, deserto, città, spostamenti ecc.). La geografia biblica è geografia teologica, lo spazio dove il Dio-con-noi si è mosso e che ha segnato per sempre. Occorre aver presenti le coordinate geografiche per seguire con profitto gli spostamenti di Gesù.

La geografia biblica ed evangelica propria di Matteo è stata poco studiata. Essa appare sbiadita, laconica, rispetto a quella di Marco e Luca. Tuttavia Matteo arricchisce lo schema dei suoi colleghi con una mappa più ampia.

Essa comprende la menzione di Babilonia, Betlemme, Egitto, Rama, Nàzaret, Cafàrnao, la casa di Pietro, il campo del vasaio, la Galilea. (Un commento biblico parla di Giuseppe e Maria che “scendono” a Betlemme. Ma dai 500 m. di Nàzaret si “sale” a Betlemme, posta a quasi 900 m. sul livello del mare… Dai dintorni di Betlemme proveniva l’acqua per Gerusalemme e il suo tempio. Nei Vangeli, a Gerusalemme, ad esempio, si “sale” sempre, da qualunque luogo si parta…).

I luoghi geografici menzionati sono importanti per comprendere gli spostamenti di Gesù, e sono spesso accompagnati da una citazione di compimento, che ne illustra la portata teologica. Siamo di fronte a una “geografia teologica”.

L’autore cita la traduzione CEI del 1974. Avrei preferito la traduzione CEI del 2008. Essa aderisce maggiormente al testo greco in Mt 28,17 («Essi [tutti!!] però dubitarono»); così pure in Mt 28,19 («Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…»).

Il volume si chiude con il contributo di Marcello Panzanini, che assomma in sé competenze di Storia della Chiesa e di Storia dell’Arte («Il pubblicano Matteo: da Cesare all’Emmanuele. L’arte nel primo vangelo», pp. 183-216).

Secondo l’autore, gli artisti sono annunciatori ed esegeti e l’arte ha un alfabeto proprio, capace di raccontare la parola di Dio anche a chi non sa leggere e scrivere. Panzanini offre un’esegesi artistica sull’Emmanuele, proponendo una serie di opere che abbracciano tutto il Vangelo, distribuite nell’arco di alcuni secoli.

Viene mostrato il mistero del Dio-con-noi con colori e forme calate nel tempo e nello spazio, con intuizioni e letture che aiutano a comprendere meglio la pagina evangelica.

Sono commentate opere – stampate in bianco e nero – di Guido Reni (“San Matteo e l’angelo”), Hendrick ter Brugghen (“La vocazione di san Matteo”), Jan de Beer (“Il martirio di san Matteo”), Geertgen tot Sint Jans (“L’albero di Iesse”), Gentile da Fabriano (“L’adorazione dei Magi”), Giovanni B. Paggi (“Il sogno di san Giuseppe”), Niels Larsen Stevens (“La guarigione del lebbroso”); Paolo Caliari, detto il Veronese (“Gesù e il centurione”), Guido Lanfranco (“Il miracolo dei pani e dei pesci”), Peter Lastman (“Gesù e la donna cananea”), Guido Reni (“Cristo consegna le chiavi a san Pietro”), Giovanni Bellini (“La trasfigurazione”), Heinrich Hofmann (“Gesù e il giovane ricco”), Hippolyte Flandrin (“Ingresso di Gesù in Gerusalemme”), Domínikos Theotokópoulos detto El Greco (“La cacciata dei mercanti dal tempio”), Peter von Cornelius (“Le vergini sagge e le stolte”), Pieter Brueghel il Giovane (“Le sette opere di misericordia corporali”), Antonio Ciseri (“Ecce homo”), Andrea Mantegna (“Crocifissione”), Giovanni da Fiesole detto Beato Angelico (“Gesù discende agli inferi”), Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello (“San Giuseppe e il bambin Gesù”).

Ogni opera è corredata dal proprio queer code.

Chiudono il bel volume le pagine dedicate alle Note biografiche dei curatori e degli autori (pp. 217-227). Un gruppo di giovani studiosi, amici, amanti della parola di Dio e della Terra del Santo (o Terra Santa, se si preferisce…) – le nuove leve dell’esegesi italiana – ha prodotto un’opera sintetica e preziosa su aspetti decisivi del Primo Vangelo, il Vangelo ecclesiale, il Vangelo dell’Emmanuele, il Dio-con-noi.

Leone XIV: le Olimpiadi invernali promuovano i valori autentici dello sport

Nel capoluogo lombardo si allestisce il braciere olimpico, simbolo dei 25.mi Giochi invernali di Milano-Cortina 2026.

In un telegramma al vescovo di Como, il cardinale Cantoni, a firma del segretario di Stato Parolin, Leone XIV esprime l’auspicio che i Giochi olimpici di Milano-Cortina possano offrire alle comunità locali un'”occasione di testimonianza cristiana”. Il messaggio letto dal porporato durante la Messa presieduta nella chiesa parrocchiale di Bormio, presenti molti giovani volontari e società impegnate nell’organizzazione

Vatican News

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina siano “occasione propizia per favorire i valori autentici dello sport: la lealtà, il rispetto, lo spirito di squadra e di sacrificio, come pure l’inclusione sociale e la gioia dell’incontro”. È l’auspicio espresso da Leone XIV in un telegramma di “cordiale e beneaugurante saluto alle popolazioni del vicariato di Bormio, coinvolte nella preparazione e nello svolgimento delle Olimpiadi”, indirizzato al cardinale Oscar Cantoni, vescovo di Como.

Il messaggio, a firma del segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, viene letto durante la Messa che il vescovo della diocesi lombarda presiede questa sera, venerdì 30 gennaio, alle ore 18, nella parrocchia di Bormio, per affidare a Dio i 25.mi Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Alla celebrazione, nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, partecipano i giovani atleti delle associazioni sportive invernali del territorio, insieme ai loro dirigenti, allenatori e formatori, nonché quanti sono coinvolti nell’organizzazione e nell’accoglienza dell’evento.

Lettura e Vangelo del giorno 31 Gennaio 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal secondo libro di Samuele
2 Sam 12, 1-7. 10-17

In quei giorni, il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui».

Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».

Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa.

Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Urìa aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro.

Salmo Responsoriale

Sal 50

R. Crea in me, o Dio, un cuore puro.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno. R.

Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4, 35-41

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Olimpiadi, il Papa: aiutino a promuovere accoglienza, solidarietà e pace

Olimpiadi, il Papa: aiutino a promuovere accoglienza, solidarietà e pace

Telegramma di Leone XIV in occasione dell’arrivo della Croce degli Sportivi, questa sera, 29 gennaio, nella chiesa di San Babila a Milano, dove sarà custodita per l’intero svolgimento dei Giochi invernali. L’auspicio del Pontefice è che l’evento susciti amicizia e di fraternità, “rinsaldando la consapevolezza del valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana”

Vatican News

Lo sport come promotore di solidarietà e pace. È l’auspicio espresso dal Papa nel telegramma, a firma del segretario di Stato Parolin, indirizzato oggi, 29 gennaio, all’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini.

Leone si unisce spiritualmente a quanti prendono parte, stasera nella chiesa di San Babila, alla celebrazione presieduta dall’arcivescovo, durante la quale sarà ufficialmente accolta la Croce degli Sportivi per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina che si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio. L’auspicio del Pontefice:

Che l’importante evento susciti sentimenti di amicizia e di fraternità, rinsaldando la consapevolezza del valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana.

Il Papa assicura la sua preghiera:

Queste giornate di sana competizione contribuiscano a costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l’accoglienza, la solidarietà e la pace. 

Tra i concelebranti ci saranno monsignor Paul Tighe, segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, don Michele Gianola, sottosegretario della Cei e direttore ad interim dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport. Durante la cerimonia, preceduta da una processione, sarà letta l’apposita preghiera composta per l’evento dallo stesso Delpini. La Basilica di San Babila sarà la chiesa degli sportivi a Milano durante tutto il periodo dei Giochi, custodirà la Croce degli Sportivi e proporrà pannelli dedicati ai valori dello sport, con riferimenti educativi e culturali. Rappresenterà inoltre il punto di partenza del Tour dei valori dello sport, percorso che coinvolgerà migliaia di ragazze e ragazzi provenienti dalle scuole, dagli oratori e dalle società sportive, mettendo al centro lo sport come esperienza umana, educativa e comunitaria.

Lettura e Vangelo del giorno 30 Gennaio 2026

 
Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal secondo libro di Samuele
2 Sam 11,1-4.5-10.13-17

All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.

Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla.

La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua».

Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.

La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.

Salmo Responsoriale

Sal 50

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa io sono nato,
nel peccato mi ha concepito mia madre. R.

Fammi sentire gioia e letizia:
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe. R.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4, 26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.