Il buon profumo di una tavola imbandita

Il buon profumo di una tavola imbandita

Gli odori anticipano il gusto e la piacevolezza di qualcosa che desideriamo. Portano al palato una sincronia di sensazioni che ci permette di rendere gustoso un piatto, una relazione, un incontro, un inaspettata giornata che magari avevamo programmato secondo dei canoni e invece si rivela tutt’altro che ripetitiva. L’importanza degli odori è qualcosa che abbiamo riscoperto quando abbiamo conosciuto G., una giovane donna del centro Italia che insieme alla sua famiglia è venuta ed è tornata più volte a trascorrere un momento di preghiera e incontro con noi.
L’importanza degli odori per chi non ha la possibilità di utilizzare gli occhi, e quindi la vista come il primo dei sensi, è stato rivelativo anche per noi. Quando G. ci ha inviato una e-mail chiedendoci un incontro la prima volta, non aveva lasciato trasparire nulla: quello che a noi sarebbe sembrato straordinario, era per lei qualcosa di acquisito. Il suo unico, personale, inestimabile modo di stare al mondo, di affrontarlo, di riversarsi in nuove esperienze. Dopo un nostro recente incontro, G. ci ha detto che avrebbe continuato il suo viaggio verso una montagna. Aveva espresso il desiderio di imparare a sciare e a muoversi sulla neve, da sola, in completa autonomia, senza dover chiedere aiuto, dipendenza, supporto. Con tantissima forza d’animo e con tantissimo desiderio che non ha mai smesso di raccontare, e dal quale si è lasciata trasportare in ogni scelta della vita, G. ci ha detto che per lei siamo diventate famigliari. Non solo per le nostre voci, ma anche attraverso il profumo di antiche e nuove ricette. Lei ci sentiva raccontare i passaggi verso un nuovo piatto e percepiva i nostri sorrisi.  Perché il profumo non è solo qualcosa che si percepisce all’istante, ma si iscrive nella nostra memoria e possiamo accederci ogni volta che lo desideriamo: possiamo stimolarlo con il ricordo, con l’attenzione, con un momento che riserviamo esclusivamente ad esso.
Per qualsiasi pietanza e qualsiasi ricetta, reale e metaforica, il profumo e l’odore sono elementi indispensabili. Non devi annunciarli. Arrivano e basta, e si presentano per moltiplicare la bellezza di un’esperienza, di un piatto o anche di uno soltanto degli ingredienti che magari abbiamo utilizzato nel processo di cucina. G., da non vedente, ci ha fatto scoprire la bellezza di tutto questo e ci ha rivelato l’importanza di tutto ciò che ci rende uomini e donne, persone in grado di creare dialoghi, mondi, desideri, aspettative, sogni, realizzazioni, anche a partire da un profumo. E di farne un tramite, la generazione di qualcosa che proprio fino a quell’istante non esisteva.
avvenire.it

Via al cantiere a Brancaccio: l’asilo sognato da don Puglisi aprirà nel 2027

Via al cantiere a Brancaccio: l'asilo sognato da don Puglisi aprirà nel 2027

avvenire

L’annuncio di un segno di speranza che diventa, finalmente, realtà è tratteggiato nel cartoncino virtuale che recita, con la formula di rito: “Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, e il presidente del Centro Padre Nostro, Maurizio Artale, hanno piacere di invitare la Sv alla cerimonia di consegna dei lavori alla ditta che realizzerà l’asilo nido “I piccoli di Padre Puglisi” a Brancaccio. La data fissata è per oggi, alle 11.30. Un breve messaggio, con il logo del Comune di Palermo e il rendering della struttura che sorgerà, per condensare il senso di una grande impresa. La scuola che il Beato Puglisi immaginò per togliere i bambini del quartiere dalle grinfie della manovalanza criminale, della mafia, che lo uccise, si trasforma in pietre, calce, mattoni, in aule pronte a ospitare voci e sorrisi. Non è più soltanto un miraggio, ma una prospettiva concreta di salvezza: se siedi tra i banchi, se impari la vita dal verso giusto, non sei più in giro, preda di quella suggestione violenta che inquina anche le anime degli innocenti. L’asilo venturo è il segno di una laboriosa solidarietà, tanto necessaria a Palermo come altrove. Progettato dal Centro di Accoglienza “Padre Nostro”, con la collaborazione di Reggio Children e con il contributo economico della Fondazione Giovanni Paolo II di Firenze e l’impegno del quotidiano Avvenire e dei suoi lettori, sarà un’oasi rinfrescante in zone assetate di legalità. Papa Francesco, nel corso della sua visita a Palermo, nel settembre del 2018, aveva benedetto l’iniziativa. Poi, una serie di spinte in avanti e retromarce, tra burocrazia e passaggi a vuoto. Maurizio Artale e i familiari di don Pino avevano pubblicato una vibrante lettera aperta contro l’inerzia. Adesso, la svolta. L’asilo “I Piccoli di Padre Puglisi” accoglierà circa sessanta bambini. L’obiettivo è quello di inaugurarlo nel giugno 2027.
«Per il Centro di Accoglienza Padre Nostro, fondato dal Beato Giuseppe Puglisi è un giorno di festa. Noi operatori del Centro abbiamo creduto e sperato che prima o poi si sarebbe arrivati a questo giorno – dice Artale -. La gioia di questo momento ci spinge a non tralasciare nulla. Vogliamo infatti ringraziare tutti, proprio tutti. Grazie a chi si è adoperato per la realizzazione dell’asilo, grazie pure a chi questo asilo non lo voleva, a chi ha remato contro, perché così è stato dato più slancio e impulso. Certo, questa città, con tutta la sua comunità, potrebbe oggi dedicare un tempo a una riflessione e mandare, per così dire, il “motore” a revisione, mettendo a fuoco le cose veramente importanti da realizzare. Penso che sette anni anni non siano tempi plausibili né per costruire la scuola media di Brancaccio, né per l’asilo nido: due opere volute dal Beato Giuseppe Puglisi che riconosceva nell’azione educativa la vera salvezza degli uomini». «Credo – conclude Artale – che il Beato Giuseppe Puglisi oggi ci ricordi nuovamente lo stato d’animo che deve accompagnare ogni credente, ovvero pensare, agire e credere che se quell’opera che si intende costruire è opera del Signore, niente potrà fermare la sua realizzazione».
«L’avvio dei lavori per l’asilo nido intitolato a Padre Pino Puglisi rappresenta un traguardo importante non solo per Brancaccio, ma per l’intera città», dice il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, commentando l’apertura del cantiere. «Quello di questo asilo – prosegue il sindaco – è stato uno dei primissimi dossier che ho voluto affrontare sin dal mio insediamento, insieme alla nuova amministrazione. Era necessario intervenire rapidamente per salvaguardare le risorse già stanziate e impedire che un’opera così significativa andasse perduta». «Intitolare questo asilo a Padre Puglisi significa affermare, attraverso un’opera concreta, i valori della legalità, dell’educazione e della speranza – dice Lagalla -. È un segnale potente per Brancaccio e per tutta Palermo: investire sui bambini e sulle famiglie è il modo più autentico per onorare la sua memoria». Il sindaco sottolinea: «l’importante e costante supporto del Centro di Accoglienza Padre Nostro, che ha accompagnato questo percorso con spirito di collaborazione e profondo radicamento nel territorio. Andiamo avanti – conclude – con l’obiettivo di consegnare alla città e al quartiere questa struttura nella seconda metà del 2027. È un impegno che abbiamo assunto e che intendiamo rispettare, per offrire a Brancaccio un servizio essenziale e un segno tangibile di rinascita».
In questa mattina palermitana, sarà posata la prima pietra di un sogno che diventa realtà. La più importante.

#sanremo2026 La classifica parziale dopo la seconda serata

Nel corso della seconda serata del Festival di Sanremo 2026 hanno votato il pubblico da casa e la giuria delle radio.

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Questi, in ordine sparso, i cinque cantanti più votati (dei 15 che si sono esibiti):

Tommaso Paradiso

LDA & AKA 7even

Nayt

Fedez e Masini

Ermal Meta

Martedì 25 febbraio, la sala stampa ha votato i suoi cinque artisti preferiti (in ordine sparso):
Arisa

Fulminacci

Serena Brancale

Ditonellapiaga

Tommaso Paradiso ha portato sul palco I romantici, una ballata contemporanea che segna il suo debutto sanremese e rappresenta una dolcissima dedica alla figlia Anna. Il brano parla di chi si ferma ancora a guardare il cielo e i treni che passano, di chi sceglie di restare sensibile anche quando sarebbe più semplice indurirsi. Al centro c’è la promessa di essere un padre presente, spezzando la freddezza ereditata dal passato. LDA & AKA 7even con Poesie clandestine raccontano un amore carnale, viscerale e totalizzante. Il brano parla di due protagonisti che vivono un sentimento pieno di contraddizioni: si desiderano ma faticano a intrecciarsi davvero, restando sospesi tra desiderio e impossibilità. Nayt, con la sua Prima che, esplora il desiderio di mostrarsi all’altro nel modo più sincero possibile, prima che maschere, schermi e convenzioni sociali corrompano l’essenza dell’incontro. Fedez e Masini con Male necessario, portano a Sanremo la vulnerabilità, la fragilità e il coraggio di non scappare più dal “silenzio che è un rumore”. Al centro, una riflessione sulla paternità e sulla responsabilità verso i figli. Infine, Stella Stellina di Ermal Meta è una ninna nanna struggente dedicata a una bimba palestinese vittima del conflitto a Gaza. Il brano, che parla della guerra e dei bambini che soffrono, si conclude con un messaggio potente pronunciato dall’artista al termine dell’esibizione: “I bambini dovrebbero fare rumore, non silenzio”.
Cosa succederà nelle prossime serate
Giovedì 26 febbraio, si esibiranno gli artisti che – nella serata di mercoledì 25 – non si sono esibiti. A votare saranno, ancora una volta, per il 50% il televoto e per il 50% la giuria delle radio. Venerdì 27 sarà la volta delle cover, e si giocherà una gara a parte: televoto, sala stampa e giuria delle radio. avranno rispettivamente un peso del 34%, 33% e 33%. Il vincitore della serata dei duetti non inciderà sulla classifica generale. Sabato 28 febbraio torneranno ad esibirsi tutti e trenta gli artisti: il televoto peserà per il 34%, la sala stampa per 33% e la giuria delle radio per il 33%. I primi cinque classificati si esibiranno nuovamente, e saranno sottoposti al televoto di pubblico, sala stampa e radio nelle stesse percentuali.

#sanremo2026 Achille Lauro, il tributo alle vittime di Crans-Montana: perché canta “Perdutamente”

Achille Lauro, il tributo alle vittime di Crans-Montana: perché "Perdutamente è diventata un simbolo?

Il Messaggero

La seconda serata della 76° edizione del Festival di Sanremo ospita diversi personaggi di spessore, tra cui Achille Lauro (all’anagrafe Lauro De Marinis, 35 anni), che tra le varie, canterà anche “Perdutamente”, brano facente parte dell’album “Comuni mortali”, diventato melodia simbolo delle vittime della tragedia di Crans-Montana. Di seguito il testo e il significato della canzone.

L’omaggio di Achille Lauro a Sanremo
Lacrime, emozioni e applausi scroscianti. Achille Lauro ha scelto di omaggiare le 41 giovani vittime di Crans-Montana con una versione da brividi di “Perdutamente”. La performance dell’artista romano ha intonato la canzone accompagnato dalla voce del soprano Valentina Gargano e coro di 20 elementi. Al termine della canzone tutto il pubblico era in piedi a omaggiare i defunti. «La musica deve accompagnarci nella vita, se questa canzone è riuscita a confortare e fare del bene per noi era un dovere».

Il testo
Ho visto un uomo morire per gli altri, eh

Mentre il sole accarezza i palazzi, oh, no, no

Una donna far cose da pazzi

E sentirsi piccola, così piccola

Persone passano senza guardarsi, eh, oh, no

Vivono insieme ma per consolarsi, oh, no, no

Se fosse facile poi perdonarsi

Finirebbe la musica

Ma che vita stupida

E lo so, lo so, lo so, si può cadere

Ma non so, non so, non so, non so per quanto puoi

E lo so, lo so, lo so che può accadere

Aspettarsi una vita e poi

E se bastasse una notte, sì, per farci sparire

Cancellarci in un lampo come un meteorite

Sì, godersi l’impatto e non ci importa la fine

Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino

Perdutamente, siamo in mare aperto

Perdutamente, è già mattino presto

Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito

Se per Dio siamo niente, di niente, di niente

Un fuoco d’artificio

Chi nasce ricco, chi sa accontentarsi, e chi no

E chi sa amare fino ad ammalarsi, ancora un po’

Ragazzi in strada morire per farsi

Per sentirsi liberi, soltanto più liberi

E se bastasse una notte, sì, per farci sparire

Cancellarci in un lampo come un meteorite

Si, godersi l’impatto e non ci importa la fine

Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino

Perdutamente, siamo in mare aperto

Perdutamente, è già mattino presto

Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito

Se per Dio siamo niente, di niente, di niente

Ed ogni notte c’è chi

Poi vorrebbe soltanto una donna

Ed ogni giorno c’è chi

Dice basta, ed a casa non torna

Ed ogni volta c’è chi

Ha sempre i soldi per spingersi in fondo

E chi va avanti così, fino al punto in cui non c’è ritorno

E se bastasse una notte, sì, per farci sparire

Cancellarci in un lampo come un meteorite

Si, godersi l’impatto e non ci importa la fine

Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino

Perdutamente, siamo in mare aperto

Perdutamente, è già mattino presto

Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito

Se per Dio siamo niente, di niente, di niente

Un fuoco d’artificio

La canzone divenuta simbolo
L’artista romano torna sul palco che lo ha fatto scoprire al grande pubblico nel 2019, lo ha posto al centro di varie polemiche nel 2020, e lo ha consacrato nelle edizioni del 2022 e del 2025, quando, con il brano “Incoscenti giovani” si è classificato settimo, generando il clamore di molti spettatori che lo volevano quantomeno sul podio. Quest’anno Lauro scende le scale dell’Ariston in forma di ospite e co-conduttore, deliziando il pubblico con diversi pezzi del suo repertorio, tra cui “Perdutamente” brano amato da Achille Barosi, studente milanese di 16 anni e tra le vittime dell’incendio divampato al locale “Le Constellation” a Crans-Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno. Il 7 gennaio, durante il funerale del ragazzo, mentre il feretro veniva caricato nell’autofunebre, sua madre ha deciso di omaggiare il figlio facendo ascoltare a tutti i presenti questa canzone, che veniva ascoltata ripetutamente dai due durante i loro viaggi in auto. Due giorni dopo, Achille Lauro ha pubblicato su Instagram una storia in cui ha espresso il suo cordoglio per le famiglie delle vittime della strage: “Vicino con tutto il cuore a tutti i ragazzi coinvolti e alle loro famiglie, che stanno vivendo il dolore più grande. È una sofferenza che tocca tutti e che sentiamo anche nostra, qualcosa che va oltre le parole e troppo grande persino da immaginare. Vi sono vicino con tutto l’amore possibile”.

Il significato
“Perdutamente” è una delle canzoni più profonde dell’opera di Achille Lauro. Si trova in posizione di testa nell’album “Comuni mortali” e ha come tema la fugacità e la vanescenza della vita, elemento su cui è basato l’intero universo, che sa essere intenso come “Amarsi fino ad ammalarsi” ma infame, arrivando a “Cancellarci in un lampo come un meteorite”. La canzone parla di quanto sia difficile destreggiarsi tra le difficoltà a cui ci pone davanti il fato, e che con il coraggio e con la forza di volontà si riesce a stare sopra la barra di galleggiamento, godendosi l’impatto e senza pensare alle conseguenze, vivere al massimo, o semplicemente, vivere davvero.

Il meraviglioso bacio di tre pianeti splende nei cieli d’Italia il 26 febbraio: a che ora vederli a occhio nudo

Il meraviglioso bacio di tre pianeti splende nei cieli d’Italia il 26 febbraio: a che ora vederli a occhio nudo

La sera di  giovedì 26 febbraio 2026, potremo vedere a occhio nudo nei cieli italiani uno spettacolo astronomico meraviglioso: il bacio fra i tre pianeti VenereMercurio e Saturno. Il terzetto si incontrerà poco dopo il tramonto – attorno alle 18:20, ora di Roma – a Ovest, piuttosto basso sull’orizzonte. L’abbraccio fra i tre astri non durerà molto e sarà osservabile solo con la linea visiva sgombra da ostacoli, ma in cambio offrirà un’esperienza memorabile. Del resto, non sempre è possibile ammirare Mercurio, a maggior ragione se in compagnia di due gioielli del firmamento come il “Pianeta dell’Amore” e il “Signore degli Anelli”. Come spiegato nella rubrica “Il cielo del mese” dell’Unione Astrofili Italiani (UAI), quella di domani sera sarà la seconda e penultima congiunzione astrale del mese. La conclusiva, uno splendido duetto tra la Luna e Giove, si verificherà la notte di venerdì 27. Ecco tutto quello che c’è da sapere per non perdersi il fenomeno astronomico.

A che ora vedere il bacio dei tre pianeti del 26 febbraio
La congiunzione astrale tra Venere, Mercurio e Saturno avrà inizio dopo il tramonto, attorno alle 18:20 ora di Roma, quando i raggi solari caleranno a tal punto da far comparire tutti i protagonisti del valzer celeste. Chiaramente l’orario del tramonto varia in base alla posizione geografica dell’osservatore e con essa anche la visibilità e la durata dei fenomeni astronomici. A Roma, Milano e Palermo, ad esempio, il tramonto è atteso poco prima delle 18:00; a Cagliari e Torino verso le 18:15; mentre a Bari, Udine e Trieste tra le 17:40 e le 17:50. Sottolineiamo che questi orari sono puramente indicativi ed è importante documentarsi sull’ora esatta del tramonto per la propria località. La ragione è semplice: si rischiano danni alla vista. La congiunzione astrale si verificherà a Ovest, poco più in alto del punto esatto in cui tramonta la stella, pertanto si dovrà volgere lo sguardo sul basso orizzonte occidentale soltanto dopo la scomparsa del disco solare. Guardare direttamente il Sole senza protezioni adeguate (come gli occhialini per le eclissi) può comportare gravi e irreversibili danni alla vista e persino la cecità.

Purtroppo i tre protagonisti del bacio celeste saranno immersi nel crepuscolo serale e diventeranno visibili solo quando saranno molto bassi sull’orizzonte. Venere, il primo del gruppo a tramontare, sparirà oltre la linea dell’orizzonte occidentale pochi minuti prima delle 19:00 (sempre ora di Roma), il che significa che ci saranno meno di 40 minuti per poter vedere il terzetto nel cielo della Capitale.

Come riconoscere Venere, Mercurio e Saturno nel cielo
I tre protagonisti della congiunzione astrale del 26 febbraio disegneranno nel cielo un bellissimo triangolo celeste, abbracciato dalla costellazione dei Pesci. Il vertice più basso sarà occupato da Venere, il pianeta più facilmente riconoscibile del terzetto. La ragione è legata al fatto che si tratta del terzo oggetto più luminoso della volta celeste, superato in magnitudine soltanto dalla Luna e dal Sole. Il Pianeta dell’Amore appare infatti come una sorta di faro appeso nel cielo, visibile ben prima di tutti gli altri astri. Sarà impossibile confonderlo con altri oggetti; l’unico che può indurre in confusione in determinate circostanze è Giove, ma il gigante gassoso la sera del 26 febbraio sarà altissimo nel cielo sudorientale e in compagnia della Luna.

Il meraviglioso bacio di tre pianeti splende nei cieli d’Italia il 26 febbraio: a che ora vederli a occhio nudo
Tornando al triangolo celeste, il vertice alto sarà invece occupato da Saturno, la cui luminosità risulterà decisamente meno intensa di quella di Venere. Il pianeta con gli anelli, infatti, pur essendo molto più grande, in media si trova a 1,4 miliardi di chilometri dalla Terra, quindi appare come un puntino debole, non “scintillante” come Venere. La sua colorazione tenue è inoltre inconfondibile: un bianco giallognolo spento. Dopo il tramonto del 26 febbraio sarà visibile poco più in alto di Venere, leggermente spostato sulla sinistra. A chiudere il triangolo celeste ci sarà Mercurio, il primo e più veloce pianeta del Sistema solare. Essendo così vicino alla stella, sorge e tramonta quasi in contemporanea, quindi le occasioni per poterlo vedere sono decisamente inferiori rispetto agli altri pianeti (deve trovarsi alla distanza e alla posizione giusta rispetto al Sole). La sera di domani lo troveremo leggermente più in alto e a destra di Venere, sufficientemente luminoso da apparire nel crepuscolo serale.

Poiché i tre pianeti saranno piuttosto bassi sull’orizzonte, sarà fondamentale avere una linea visuale totalmente sgombra da ostacoli per poter vedere la bellissima congiunzione astrale. Alberi, montagne ed edifici possono compromettere la visibilità del fenomeno astronomico. Teoricamente il luogo ideale per osservarlo è la costa tirrenica, magari da una spiaggia remota priva di inquinamento luminoso. Anche prati in collina e montagna o una vasta pianura potrebbero agevolare l’osservazione. Il fenomeno sarà perfettamente visibile a occhio nudo, ma con un telescopio sarà possibile osservare i dettagli dei protagonisti, come la fase di Venere e gli anelli di Saturno.
fanpage.it

Fiorello a La Pennicanza, la chiamata di Fedez e Masini rivela il vincitore di Sanremo 2026

Fiorello a La Pennicanza, la chiamata di Fedez e Masini rivela il vincitore di Sanremo 2026

Fiorello e Fabrizio Biggio conducono la puntata del 25 febbraio de La Pennicanza, trasformata in occasione del Festival, in La Sanremanza. In diretta c’è la videochiamata di Fedez e Masini durante la quale lo showman svela chi vince Sanremo (secondo lui).

Fiorello, La Pennicanza direttamente a Sanremo
Fiorello e Biggio aprono la puntata odierna direttamente da Sanremo. O almeno, così sembra: “Siamo arrivati qui con i potenti mezzi Rai – la gag dello showman in un presunto ‘collegamento’ dall’Ariston -. Ci hanno fornito 850 pulmini Fiat, quelli che usavano le suore per viaggiare, li hanno comprati dal Vaticano. Siamo arrivati insieme ai grafici nuovi, che devono sostituire quelli che hanno sbagliato ieri. Chissà, forse apriremo il Festival questa sera… la puntata di oggi quindi è registrata!”.

Fiorello e la frecciatina sul debutto politico di Sanremo 2026
Tornati in studio, in questo surreale doppio collegamento con l’Ariston, lo showman scherza sul debutto della kermesse: “È stata una bella serata, mi è piaciuto molto il momento della signora di 105 anni. Quando ha detto ‘eravamo tutti di sinistra’ sono sbiancati tutti! Poi ha aggiunto ‘ciao ciao fascisti’… e i dirigenti Rai in prima fila hanno risposto!”.

Fiorello, la videochiamata con Fedez e Masini
Il filo diretto con Sanremo 2026 prosegue con una videochiamata con Fedez e Masini, in gara con ‘Male necessario’: “Per me vincerete voi il Festival, sappiatelo!”, commenta Fiorello (Leggi cosa ne pensa il vocal coach Gianluca Genise). Masini sorride e racconta l’esibizione di ieri: “La camicia sbottonata di Fedez? Era voluta!”. “Ci credo, anche io metterei in mostra tutti quei tatuaggi”, replica lo showman.

La conversazione tocca quindi temi calcistici: “La Fiorentina gioca domani – spiega il cantautore -. Ho chiesto a Carlo di farmi esibire stasera… lui ha detto ‘ragioniamoci’”. Anche Fedez dice la sua: “Che squadra tifo? Non seguo il calcio, ma ormai tifo Fiorentina, perché noto che Marco soffre più la tensione delle partite che quella del palco!”. Il gran finale è dedicato a due irresistibili gag: il duo recita prima insieme il testo di “Non amarmi”, poi Masini chiude in bellezza la chiamata intonando “Vaffanculo”, suo successo del 1990.

Di Lei