#Guerra Libano meridionale, nuovi raid israeliani nella notte: almeno sei vittime

Beirut

Prosegue l’offensiva aerea israeliana nel sud del Libano, dove i bombardamenti effettuati durante la notte hanno causato la morte di almeno sei persone. Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute Pubblica libanese tramite l’Agenzia di Stampa Nazionale (NNA), un primo attacco ha colpito la città di Ain Ebel, provocando tre vittime.

Un secondo raid condotto dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) ha interessato la località di Barish, situata nel distretto di Tiro, dove si registrano altri tre decessi. Il bilancio delle operazioni notturne aggrava ulteriormente la situazione umanitaria nell’area, mentre le autorità locali continuano a monitorare i danni e l’eventuale presenza di feriti tra le macerie degli edifici colpiti.

rainews.it

#Guerra Qatar condanna i raid in Libano: “Violazione palese del diritto internazionale”

Qatar ha espresso una ferma condanna nei confronti degli attacchi condotti dalle forze israeliane nel sud del Libano, definendoli una palese violazione del diritto internazionale umanitario. Attraverso una nota diffusa dal ministero degli Affari Esteri, il governo di Doha ha rivolto un appello alla comunità internazionale affinché si assuma le proprie responsabilità, costringendo Israele a cessare le ostilità e a rispettare le convenzioni internazionali. Ribadendo un sostegno incrollabile alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano, il Qatar ha confermato il proprio impegno a favore della stabilità del Paese. L’offensiva, iniziata lunedì scorso, ha già prodotto conseguenze umanitarie devastanti: secondo i dati più recenti, il numero delle vittime ha raggiunto quota 687, includendo 98 minori, mentre circa 750mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa dei continui bombardamenti.

rainews

Al via il registro nazionale delle famiglie affidatarie: cosa cambia con la nuova legge

Al via il registro nazionale delle famiglie affidatarie: cosa cambia con la nuova legge

Avvenire

Nei giorni di scontro aperto tra governo e magistratura sul caso della famiglia nel bosco, in cui servizi sociali e tribunali minorili sono tornati sotto accusa, il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge sulla tutela dei bambini in affido, un provvedimento promosso dal governo e firmato dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il testo, già licenziato dalla Camera e non modificato a Palazzo Madama, è stato approvato per alzata di mano (astenute le opposizioni).
Il cuore della nuova legge è la costruzione di un sistema informativo nazionale che finora, di fatto, non esisteva. Verrà istituito cioè un database unico con l’elenco delle famiglie affidatarie, delle comunità e degli istituti che accolgono minori. Il registro sarà gestito dal Dipartimento per le politiche della famiglia della presidenza del Consiglio e conterrà, su base provinciale, dati aggiornati sul numero dei minori collocati nelle strutture e sulle disponibilità all’affido. Le informazioni saranno raccolte da regioni ed enti locali e analizzate dall’Osservatorio nazionale sulla famiglia, che avrà il compito di monitorare il sistema e segnalare eventuali anomalie negli allontanamenti. Parallelamente, in ogni tribunale verrà istituito un registro dei minori affidati, con l’indicazione dei provvedimenti di collocamento in comunità o presso famiglie affidatarie, dei casi di collocazione protetta, delle autorizzazioni agli incontri con i familiari e degli eventuali rientri nel nucleo d’origine. L’Osservatorio dovrà inoltre redigere ogni anno una relazione al ministro della Famiglia da trasmettere alle Camere. «È un testo breve ma estremamente significativo», ha spiegato in aula la ministra Eugenia Roccella, sottolineando come finora i dati sugli affidi fossero frammentati e spesso reperibili solo attraverso indagini ad hoc sui singoli tribunali. «Era fondamentale costruire un flusso informativo stabile per garantire trasparenza e consentire alla politica di fare scelte adeguate nel migliore interesse dei minori».
«Confidiamo sul fatto che la legge sia un’occasione per dare visibilità a tutto il bene che generano le famiglie affidatarie – il commento del Forum delle associazioni familiari – e per prevenire le istituzionalizzazioni improprie, al fine di favorire l’inserimento dei minori di età in famiglia, in particolare i piccolissimi che ancora troppo spesso vengono collocati in strutture senza nulla togliere alla professionalità degli operatori». L’obiettivo di garantire la continuità affettiva e il diritto dei più piccoli a vivere in famiglia d’altronde «è un atto di giustizia soprattutto attraverso la collaborazione tra istituzioni e privato sociale».
Proprio a tema minori, la presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza Michela Vittoria Brambilla ha presentato in queste ore una proposta di legge che interviene sulle procedure di allontanamento dei minori. Il testo punta a rafforzare l’istruttoria del giudice e a ridurre il rischio di errori, introducendo un collegio tecnico multidisciplinare che affianchi il magistrato nelle decisioni più delicate. Il collegio dovrebbe essere composto da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo dell’età evolutiva e un pedagogista o educatore con esperienza specifica nelle relazioni familiari fragili.

Lo spettro del Vietnam sugli Usa, e l’America si chiede: «Chi comanda in questa guerra?»

Lo spettro del Vietnam sugli Usa, e l’America si chiede: «Chi comanda in questa guerra?»

Avvenire

Quagmire. Ovvero, il “pantano”. Gli americani conoscono bene quel termine, nato all’epoca della guerra del Vietnam ad opera dello storico Arthur Schlesinger Jr, assistente speciale di John Fitzgerald Kennedy nei mille giorni della sua presidenza e successivamente adoperato da John Kenneth Galbraith nel suo pamphlet “Come uscire dal Vietnam” prima che il lavorio fine di Henry Kissinger e del diplomatico Le Duc Tho portasse alla conclusione di quella guerra che non si poteva più vincere ma non si era disposti a perdere. Da allora la Casa Bianca non ha mai smesso di creare i suoi Quagmire: l’Afghanistan, il Libano, l’Iraq, e ora l’Iran e il Medio Oriente in fiamme, ogni volta immemore del contraccolpo che una guerra senza fine i cui costi superano qualunque beneficio produce sull’opinione pubblica. La stessa che di qui a otto mesi andrà a rinnovare parzialmente il Congresso, con un occhio al proprio portafoglio, al costo dei mutui casa, dei prestiti, e insieme del gallone di benzina, che in una sola settimana ha quasi raddoppiato il suo prezzo, sfiorando il 4 dollari.
Come uscire dal pantano di un intervento militare malprogettato, tanto diverso dal Blitzkrieg venezuelano e sempre più somigliante a una trappola vietcong dove le bombe intelligenti poco o nulla possono contro un Paese in armi (grazie anche all’apporto russo e più defilato della Cina) preparato da anni a una simile evenienza? La confusione stessa che alberga fra le alte cariche di Washington: il segretario alla Guerra Pete Hegseth che vaticina ordalie bibliche («Non ci fermeremo finché non saranno totalmente distrutti»), il vicepresidente JD Vance che boicotta un incontro-stampa, il tycoon Donald Trump che guarda grifagno agli eccessi di Bibi Netanyahu che va a bombardare i depositi iraniani di greggio facendo schizzare a cento dollari il prezzo del Brent..
La domanda corre da una bocca all’altra: «Ma chi comanda in questa guerra? Bibi o The Donald? E dove ci porta?». Nessuno lo sa bene. Wall Street, il “Wall Street Journal”, il “New York Times”, le grandi conglomerate invece una cosa la sanno e la dicono: occorre una exit strategy, prima che il rogo mediorientale risucchi l’America nello stesso pantano in cui si sono trovati a suo tempo Lyndon Johnson, Richard Nixon, Ronald Reagan, George W.Bush, Joe Biden (i più scaltri, come Bill Clinton e Barack Obama, l’hanno evitato per un pelo). Il consenso di Trump è in caduta libera. Anche dentro l’universo Maga. Il pantano atterrisce anche i più fedeli.
Ma davvero si potrà uscirne in fretta? Dopo aver promesso un cambio di regime divenuto ora subordinato a un intervento di terra che si trova contro buona parte dei novanta milioni di iraniani e una casta ideologico-militare come i pasdaran che non cederà di un millimetro? Un vincitore, si mormora a Washington, in realtà già c’è: è Vladimir Putin, al quale – per ora, almeno – vanno tutti i vantaggi della guerra all’Iran. E lui?, “Taco” (nel senso di: “colui che si tira sempre indietro”) Trump? Che farà? Saperlo…

Liturgia domenica 15 Marzo 2026 Messa del Giorno IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)

Liturgia domenica 15 Marzo 2026 Messa del Giorno IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)

Colore Liturgico  Rosa

Gesu

Scarica il foglietto della MessaScarica le Letture del LezionarioScarica il Salmo Responsoriale Cantato

Antifona d’ingresso
Rallegrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l’amate radunatevi.
Sfavillate di gioia con essa,
voi che eravate nel lutto. Così gioirete
e vi sazierete al seno delle sue consolazioni.
(Cf. Is 66,10-11)

Non si dice il Gloria.

Colletta
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la redenzione del genere umano,
concedi al popolo cristiano di affrettarsi
con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Dio, Padre della luce,
che conosci le profondità dei cuori,
apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito,
perché vediamo colui che hai mandato
a illuminare il mondo e crediamo in lui solo:
Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro salvatore.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
1Sam 16,1.4.6-7.10-13
Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.
Dal primo libro di Samuele

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 22
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Seconda lettura
Ef 5,8-14
Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Gv 8,12

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Vangelo
Gv 9,1-41
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.

Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Fratelli e sorelle, in questo Tempo di Quaresima lasciamoci riconciliare con Dio, nella consapevolezza dei nostri limiti e della grandezza della sua misericordia.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Padre.

1. Sostieni, Padre buono, la santa Chiesa con la forza dello Spirito, perché testimoni coraggiosamente Cristo, crocifisso e risorto per la nostra salvezza. Noi ti preghiamo.
2. Illumina, Padre santo, il papa N. e tutti i pastori della Chiesa, perché alimentino nel cuore dei fedeli l’amore filiale verso di te e la generosità verso ogni persona. Noi ti preghiamo.
3. Guarda, Padre misericordioso, i popoli oppressi dalle ingiustizie, perché sperimentino la potenza liberatrice del tuo Figlio, fondamento della vera fraternità. Noi ti preghiamo.
4. Volgiti, Padre compassionevole, ai nostri fratelli segnati dalla sofferenza fisica e spirituale, perché attingano dalla passione di Cristo forza e consolazione. Noi ti preghiamo.
5. Guida, Padre onnipotente, questa tua famiglia, perché divenga, nella celebrazione dell’Eucaristia, offerta viva a te gradita. Noi ti preghiamo.

O Padre, che esalti gli umili e abbatti l’orgoglio dei potenti, esaudisci le nostre invocazioni e fa’ che confidiamo sempre in te, salda roccia su cui poggia la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Ti presentiamo con gioia, o Signore,
i doni della redenzione eterna:
concedi a noi di venerarli con fede
e di offrirli degnamente
per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
PREFAZIO (Anno A)
Il cieco nato

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo Signore nostro.
Nel mistero della sua incarnazione
egli si è fatto guida del genere umano
che camminava nelle tenebre,
per condurlo alla luce della fede,
e liberare con il lavacro di rigenerazione
gli schiavi dell’antico peccato
per elevarli alla dignità di figli.
Per questo mistero di salvezza,
il cielo e la terra ti adorano,
intonando il cantico nuovo,
e noi con tutte le schiere degli angeli
proclamiamo senza fine la tua lode: Santo, …

Antifona alla comunione
Il Signore ha spalmato un po’ di fango sui miei occhi.
Sono andato, mi sono lavato
e ho acquistato la vista. (Cf. Gv 9,11)

Oppure:
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
È là che salgono le tribù, le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che illumini ogni uomo
che viene in questo mondo,
fa’ risplendere su di noi la luce della tua grazia,
perché i nostri pensieri
siano conformi alla tua sapienza
e possiamo amarti con cuore sincero.
Per Cristo nostro Signore.

Orazione sul popolo
Custodisci, o Signore,
coloro che ti supplicano,
sorreggi chi è fragile,
vivifica sempre con la tua luce
quanti camminano nelle tenebre del mondo
e concedi loro, liberati da ogni male,
di giungere ai beni eterni.
Per Cristo nostro Signore.

lachiesa.it

Reem e Yael, dalla Palestina e da Israele fino a Roma: «Marceremo per la pace a piedi nudi»

L’ultima marcia congiunta di Women of the sun e Women wage peace si è svolta a Gerusalemme il 4 ottobre 2023 La solidarietà fra le due organizzazioni ha resistito alla strage di Hamas e al massacro della guerra in cui sono morte 46 attiviste

I piedi saranno nudi. «Perché non possiamo indossare le scarpe sulle strade di un mondo intriso dal sangue dei nostri figli. Cammineremo scalze ma cammineremo. Mai come ora è tempo di cominciare il lungo percorso verso la pace». Mentre Reem al-Hajajreh racconta, Yael Admi annuisce. E aggiunge: «Spogliando i nostri piedi – a Roma, a Gerusalemme e in altre città – vogliamo mostrare la fragilità condivisa degli esseri umani da cui nasce lo sforzo per un futuro comune. È un modo silenzioso ma potente per dire che questa terra deve essere un luogo in cui la vita sia protetta, non sacrificata». Le due donne non sono nella stessa stanza. Non possono esserlo. Meno di settanta chilometri separano le rispettive città. Ma la distanza “politica” fra Betlemme e Ganei Yehudah, vicino all’aeroporto di Tel Aviv, è incalcolabile. La Cisgiordania, dove si trova la città di Davide e di Gesù, è blindata: dal 7 ottobre 2023 i palestinesi non possono recarsi in Israele nemmeno per lavorare. Da otto giorni, quando è scoppiato il conflitto con l’Iran, poi, anche il percorso inverso – raggiungere i Territori da Israele – è più difficile che mai. Attraverso la piattaforma virtuale, le loro parole, però, riescono comunque ad intrecciarsi, in un colloquio in cui l’arabo risuona accanto all’ebraico e all’inglese. «Le resistenti hanno il dovere di essere creative. E ostinate», scherzano. Non hanno intenzione di farsi fermare dall’ennesima fiammata di guerra in Medio Oriente.
Con la valigia già pronta, sono determinate a partire alla volta dell’Italia per lanciare da Roma il “grido globale delle madri”. Il 24 marzo, la loro “marcia scalza” si snoderà dall’Ara Pacis alla Terrazza del Pincio nell’ambito di un’iniziativa sostenuta da Vital voices, con il patrocinio di Roma capitale. Nel guidarla, Reem e Yael – candidate negli ultimi due anni al Nobel per la pace per il loro impegno – scandiranno l’appello composto congiuntamente dalle organizzazioni di cui sono rappresentanti, Women of the sun e Women wage peace: «Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e le generazioni future. Crediamo che anche la maggior parte dei popoli a cui apparteniamo condivida questo desiderio. Pertanto, chiediamo ai nostri leader di ascoltarci e di avviare subito negoziati di pace con l’impegno di raggiungere una soluzione politica a un conflitto troppo lungo e doloroso». Non è una dichiarazione. È la sintesi di un processo di solidarietà femminile cominciato cinque anni fa. All’epoca Women wage peace – che Yael e Vivian Silver avevano fondato nel 2014, dall’unione di istanze femministe e pacifiste nell’opposizione al conflitto allora in corso a Gaza – era già un punto di riferimento per l’attivismo israeliano e la lotta nonviolenta all’occupazione. La palestinese Women of the sun, invece, era agli inizi. Reem, economista di formazione, era esasperata dalle morti violente di tanti ragazzini del campo profughi di Dheishesh dove risiedeva. Creata nel 1949 dall’Onu nel cuore di Betlemme per ospitare gli sfollati di Gerusalemme Ovest e Hebron, la “foresta”, questo il significato del nome dell’enclave, è un concentrato di edifici, persone – oltre 19mila in 0,33 chilometri quadrati – e rabbia. Una furia sorda e palpabile generata dalla prossimità forzata e dalle continue incursioni dei militari di Tel Aviv che i gruppi estremisti canalizzano e alimentano trasformando i giovani in carne da cannone. «Ero stanca di seppellire figli di vicini e di amici. I nostri ragazzi meritano di vivere. L’unico modo per salvarli è cambiare la situazione. Ho capito che dovevamo essere noi donne e madri compiere il primo passo per convincere altre donne e madri a educarli in modo differente. La sensibilizzazione “porta a porta” non è stata facile. La vita pubblica è ancora ritenuta “roba da uomini”: prendere la parola dopo essere state a lungo in silenzio, spaventava», dice Reem.
L’israeliana Yael Admi, capelli biondi, blusa bianca e sciarpa celeste, posa accanto alla palestinese Reem al-Hajajreh che indossa il velo e un abito ricamato
L'israeliana Yael Admi, capelli biondi, blusa bianca e sciarpa celeste, posa accanto alla palestinese Reem al-Hajajreh che indossa il velo e un abito ricamato
In parallelo al percorso di consapevolezza interna, è maturato l’incontro con Women wage peace a partire dal 2021. «La sintonia è stata naturale. Avevamo lo stesso proposito: proteggere i nostri figli dalla guerra. Certo, abbiamo dovuto imparare a conoscerci, a fidarci, a lavorare insieme», sottolinea Yael. Il 25 marzo 2022, 1.500 israeliane e palestinesi si sono radunate sul Mar Morto per far sentire alla Terra Santa la loro voce di dissenso alla guerra. La tragedia del 7 ottobre e il massacro a Gaza non hanno spezzato quella sororità. Al contrario, l’hanno cementata. Con il sangue: tre esponenti di Women wage peace – tra cui la stessa fondatrice, Vivian Silver – sono state assassinate da Hamas, 43 attiviste di Women of the sun sono morte nei combattimenti nella Striscia. L’azione congiunta delle due organizzazioni-sorelle procede. E “sconfina” oltre la terra dal Giordano al mare. A quattro anni dalla prima marcia-appello, le donne di pace di Israele e Palestina vogliono far risuonare la stessa invocazione nel mondo. «Per questo abbiamo scelto Roma, una delle capitali spirituali del pianeta per la presenza del Vaticano – aggiunge Reem –. Le esortazioni continue di papa Leone alla pace – e prima di Francesco che abbiamo “incontrato a distanza” a distanza durante Arena di pace 2024 – sono un prezioso incoraggiamento». «Anche la data è simbolica: il 24 marzo è la vigilia dell’Annunciazione e si colloca fra la fine del Ramadan e la celebrazione della Pasqua ebraica e cristiana – le fa eco Yael –. Nonché all’inizio della primavera con cui la terra ci ricorda che l’inverno ha fine. Anche un inverno prolungato come quello del conflitto israelo-palestinese senza la cui conclusione non potrà mai sorgere una nuova stagione per il Medio Oriente. È l’origine e il focolaio permanente di una tensione che ciclicamente esplode: a Gaza, in Libano, in Iran». Alla domanda sul perché due organizzazioni femminili dovrebbero riuscire dove politici e diplomatici hanno finora fallito, Reem e Yael si scambiano uno sguardo di intesa. «Non sono riusciti perché c’erano poche donne ai tavoli», rispondono una dopo l’altra. «Relegandoci ai margini, la storia ci ha obbligato a un surplus di abilità negoziale per andare avanti», afferma Yael. «Specie quando è in gioco la vita dei nostri figli – ribadisce Reem –. Ma abbiamo necessità dell’aiuto delle donne d’Italia e del resto del mondo. Non lasciateci sole. Camminate, fisicamente il 24 marzo, o metaforicamente, con noi. Insieme possiamo farcela».
Avvenire