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Trump come Gesù, il tycoon cancella l’immagine AI dopo la pioggia di critiche. L’attacco al Papa poi il post “blasfemo”

Al centro l'immagine generata con l'AI, condivisa da Trump. A destra il presidente Usa, a destra Papa Leone XIV (Ansa)

Il presidente degli Stati Uniti ha condiviso un contenuto generato con l’intelligenza artificiale che lo ritrae nei panni del figlio di Dio. Si indignano anche i conservatori e lui corre ai ripari. La sua versione: “Non sono Cristo ma un medico che guarisce”

Washington, 13 aprile 2026 – Donald Trump attacca Papa Leone poi indossa i panni di Gesù. Non è lui l’autore dell’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale che lo ritrae nei panni di Cristo. Probabilmente neanche il committente. Il tycoon l’ha però condivisa sulla sua pagina social, sollevando un polverone di critiche. Anche schiere di conservatori (suoi elettori) l’hanno condannato, tanto che alla fine Trump si è visto costretto a cancellare il post, con una giravolta: “Gesù? Una fake news dei media. Sono ritratto come un medico”. Il presidente Usa si trova nel punto più basso della sua parabola politica, con i consensi che hanno taccato il minimo. Il ‘duello’ ingaggiato con il Santo Padre, ‘reo’ di aver preso una posizione netta contro la guerra in Medio Oriente, rischia di essere l’ennesimo passo falso. Sicuramente è stato un passo falso rilanciare una foto bollata da molti come blasfema.

Tunica bianca e mantello rosso, Trump benedice o cura forse un malato in un letto di ospedale posandogli una mano sulla fronte mentre è attorniato da persone in adorazione, tra cui un soldato e una infermiera. E’ l’immagine, creata con l’Intelligenza artificiale, che il presidente americano ha condiviso sul suo Truth Social dopo l’attacco senza precedenti a Papa Leone XIV e che lo ritrae nei panni di Gesù, mimando una certa iconografica religiosa. Sullo sfondo la bandiera americana, la Statua della Libertà, aerei da guerra in volo, così come l’aquila simbolo degli Stati Uniti.

Corriere

Libri per ragazzi: a Bologna i ragazzi imparano a dire no

di Rossana Sisti in Avvenire
La Children’s Book Fair celebra la 63ª edizione mettendo al centro tematiche storiche o figure che hanno saputo ribellarsi a guerre dittature, ingiustizie, razzismo e codici mafiosi
Libri per ragazzi: a Bologna i ragazzi imparano a dire no
Lo stato delle cose impone che nessuno possa guardare al mondo, alle sue violenze, crudeltà e storture, come se non lo riguardassero. È su questo scatto di sensibilità, di responsabilità, di partecipazione, speranza di democrazia che lavora la letteratura rivolta alle ragazze e ai ragazzi, confermandosi custode della memoria storica e sguardo lucido sull’attualità, racconto della possibilità per ciascuno di fare la differenza, di prendere posizione e cambiare il proprio pezzo di mondo. È una sfida che editori e autori continuano a raccogliere come dimostrano le novità – tra le tante che riguardano come sempre molteplici tematiche – sfornate per questa nuova edizione, la numero 63, della Bologna Children’s Book Fair, in corso da domani al 16 aprile a Bologna. Una sfida e una scommessa che, per dirla con Gianrico Carofiglio, al suo primo libro pensato per ragazzi e ragazze, prova ad Accendere fuochi (Mondadori) a spingere i più giovani attraverso l’ascolto, l’uso efficace delle parole e la manutenzione di sé stessi verso quella rivoluzione gentile non violenta, fatta di immaginazione, partecipazione e passione civile, che può cambiare il mondo. Quella stessa passione che ha animato i Giovani, liberi, partigiani di cui racconta la storica Michela Ponzani (DeAgostini) che hanno lottato, fatto politica prima da partigiani in montagna contro i nazifascisti, poi da partigiani della democrazia, contribuendo a immaginare e scrivere la Costituzione nata dalla Resistenza, grazie a cui gli italiani da sudditi sono diventati cittadini liberi. Per onorare la data del 2 giugno 1946 c’è soprattutto una storia da ricostruire per capire cosa sono state ottant’anni fa la nascita della Repubblica e la svolta di un Paese che, dopo venti anni di dittatura fascista e una guerra disastrosa, ha votato (donne comprese) per chiudere con la monarchia e darsi una Costituzione su cui fondare la democrazia. Lo fa Lia Celi con Borgomaggio (DeAgostini) raccontando, attraverso la voce di una quattordicenne, la storia di una famiglia provata dalla guerra che guarda al Referendum del 2 giugno e alle prime elezioni libere per la Costituente come al nuovo inizio di un’Italia finalmente in pace e democratica. Il Paese possibile che la Costituzione delinea con i suoi obiettivi sociali e civili pensati e scritti per tutti i cittadini, anche i più giovani. A decifrarla per loro, rileggendo i primi dodici articoli, principi fondamentali della democrazia, nomi come Walter Veltroni e Francesco Clementi con La più bella del mondo (Feltrinelli Ragazzi), Matteo Saudino con La Costituzione siamo noi (Piemme), Andrea Franzoso con La Costituzione allo specchio (Salani). Tutti una buona occasione per ragionare sul proprio modo di stare nel mondo. E mentre Einaudi Ragazzi inaugura con Daniele Aristarco la collana Io dico no! per far rivivere le grandi battaglie contro razzismi, dittature, discriminazioni e ingiustizie, Lapis pubblica Il ponte di Barbiana raccontando l’esperienza di don Milani che nella piccola scuola di montagna insegna ai figli dei contadini che la difficoltà di uno è la difficoltà di tutti e che per far valere i diritti bisogna studiare e sapere maneggiare bene le parole giuste.
Luisa Mattia racconta in Occhio di fuoco (Lapis) lo sconvolgimento della vita di due giovani donne, Nuccia dilaniata dalla scelta tra giustizia e vendetta dopo aver visto morire sua madre, vittima per errore di un regolamento di conti di camorra, e Valeria la fotografa che per caso scatta l’istante dell’agguato. Quando capisce che le sue foto raccontano un’altra verità rispetto a quella apparente deve a sua volta decidere se tacere o esporsi e rischiare la vita. Che cos’è il coraggio e perché bisogna darselo e mostrarlo come l’esercizio di un diritto di fronte alle ingiustizie è il messaggio che arriva anche dalla Storia di Lia firmata da Daniele Aristarco per Mondadori, che ci restituisce la voce determinata e gentile di Lia Pipitone, figlia del boss mafioso di Cosa Nostra Antonino Pipitone. Ragazza tenace, ribelle, indipendente e gentile, decisa a scegliere la propria vita liberamente e non un futuro preordinato dalla famiglia, ha pagato con la vita la ribellione alle regole dominanti e criminali di casa. Ancora Mondadori pubblica Come radici una storia sulle seconde possibilità scritta da Nicola Gratteri, Procuratore delle Repubblica a Napoli e Antonio Nicaso, storico, uno dei massimi esperti di mafia. Un romanzo che parla di crescita e legalità, di possibilità di chiudere con il passato e le proprie colpe per ricominciare daccapo, attraverso la storia del giovane figlio di un boss con un grave reato sulle spalle, di una comunità di accoglienza per ragazzi in difficoltà e di un giudice in pensione tornato nella campagna calabrese a coltivare la terra di famiglia.
Capire come va il mondo, informarsi, ricordare, uscire dal proprio piccolo mondo per protestare e agire, prestando la propria voce a chi non può farsi sentire è il messaggio che arriva da Francesco D’Adamo, autore di Volevo avere le ali (Giunti), racconto di una inattesa ma provvida corrispondenza via internet tra Jasmine che vive in trappola nella Striscia di Gaza, in una tenda sotto le bombe e Gabriele da un anno chiuso nella propria camera, solo con il computer, volontariamente distaccato dalle ansie del mondo reale. Finché il racconto coraggioso ma disperante di Jasmine finisce per incrinare l’indifferenza di Gabriele come una crepa in un bunker. Dalla guerra reale a quella altrettanto insensata, immaginata in un altrove e in un tempo fuori dal tempo: la storia di Futuro – romanzo di Irene Rossi per Einaudi Ragazzi – diventa il simbolo di tutti i conflitti e del bisogno assoluto di pace. In una città ridotta a macerie dove due eserciti si fronteggiano a suon di bombe, nessuno ricorda più nemmeno perché, quattro bambini cercano di sopravvivere ingegnandosi in mille modi. Un giorno trovano un neonato in una casa abbandonata e se ne prendono cura, lo chiamano Futuro, senza immaginare che proprio lui cambierà la loro vita.
Il richiamo a una cittadinanza consapevole riguarda, non da ultimo, anche il ruolo di ciascuno nella difesa della natura e del territorio, patrimonio e risorsa di tutta la comunità, dall’incuria e dalla speculazione. Timothée de Fombelle firma Il mio mondo è Celeste (Mondadori): in un futuro ipertecnologico dentro un’economia smodata che ha prodotto un inquinamento planetario, un ragazzo lancia la sfida per uno sforzo collettivo a salvare il Pianeta malato che produce malattie misteriose. È un gruppo di bambini invece a mobilitare le famiglie di due condomini confinanti con un vecchio giardino, a difendere dall’ingordigia dei palazzinari questo angolo fantastico di natura incolto e selvaggio, regno di animali, fiori, piante centenarie e giochi infantili. Il cortile selvaggio (Camelozampa) dimostra come una comunità unita può essere decisiva per difendere spazi condivisi e diritti.

Il sogno dei bambini di Gaza: tornare a scuola per ricostruire la pace

Il sogno dei bambini di Gaza: tornare a scuola per ricostruire la pace

Avvenire

I bambini di Gaza sognano di ritornare fra i banchi di scuola, sognano di riprendere l’impegno quotidiano, vorrebbero rivedere insegnanti e amici. È questa la situazione dolorosa dei bambini, vittime di una violenza che continua a produrre numeri elevati di morti, di feriti, di traumi difficilmente cancellabili. È questa la condizione di bambini e di ragazzi che subiscono le guerre organizzate da adulti senza cuore e senza responsabilità in Libano, in Medio Oriente, in Africa e in situazioni belliche dimenticate da chi non vuol vedere. Oggi preghiamo e imploriamo la pace che è stata allontanata spietatamente dalla vita di tanta umanità offesa e oppressa. Alla parola pace bisogna avvicinarsi con rispetto e non identificarla semplicemente come il contrario della parola guerra.

Educare alla pace oltre la guerra

È il sogno di chi è sopravvissuto agli orrori, di chi continua ad avere negli occhi immagini di distruzione, di chi continua a sentire l’arrivo di suoni di morte che ci chiede di proseguire in un percorso di educazione alla pace che parte dalle aule scolastiche per arrivare e per superare le logiche della guerra che distrugge il presente di tanti bambini che soffrono in molti paesi del mondo. Il sogno di un bambino di ritornare nella sua scuola dopo tre anni scolastici passati fra le macerie invece che sui banchi accanto agli amici, ci fa sperare che la pace può essere materia di una educazione che non ha bisogno di libri e di quaderni, di insegnanti che salgono in cattedra, una educazione che si condivide con costanza e in ogni momento con compagni di studio appartenenti ad altre religioni e ad altre nazionalità, con colori diversi della pelle e degli occhi. La pace può essere materia di una educazione che si costruisce nell’incontro quotidiano. La mia esperienza di progetti di educazione alla pace mi convince sempre di più che un percorso di pace inizia con l’incontro e il dialogo. Sembra un’affermazione scontata ma incontrarsi, ascoltarsi e parlarsi sono azioni difficili che sono ostacolate soprattutto quando già esistono tensioni che provocano conflitti, quando la violenza che nasce dall’odio si trasforma in vendetta.

La scuola come casa comune

La scuola diventa allora casa comune a chi porta in sé il germe della pace e i bambini e i ragazzi sentono la necessità della pace. I piccoli disaccordi, una parola sbagliata già allontanano bambini che vivono in ambienti protetti e in contesti cosiddetti normali. Chi vive nelle stesse situazioni di guerra, di disagio e di difficoltà che hanno vissuto i loro genitori e i loro nonni, può trovare nella scuola il percorso di una educazione alla pace che cerca nell’incontro quotidiano, nelle aule e fra le mura scolastiche, la possibilità di avere e di dare visioni e prospettive diverse. Potrei citare molte amicizie nate durante progetti di educazione alla pace che hanno avuto difficoltà iniziali importanti superate presto con un gesto, un sorriso, un calcio al pallone. Non è facile condividere la stessa stanza e la stessa tavola, se fino a quel momento chi è in quella stanza o seduto a quella tavola non aveva sentito la tua voce, non aveva ascoltato il tuo pensiero, non conosceva la tua storia.
Incontro, ascolto, conoscenza reciproca sono gli elementi essenziali per una buona partenza di una educazione alla pace. I luoghi dove entrare per condividere questi percorsi possono essere diversi e tutti validi quando esiste quel germe di pace che va aiutato a radicarsi, a crescere, a dare buoni frutti. La scuola rimane il luogo privilegiato per l’educazione alla pace, dal momento dell’incontro sulla porta di un’aula inizia la relazione fra bambini che, crescendo insieme, si supportano, si aiutano, si sostengono contagiandosi con naturalezza, con solidarietà e con amore reciproci. Il novanta per cento delle scuole di Gaza sono state distrutte. In Libano molti bambini hanno perso il diritto allo studio, al gioco, al sorriso negli anni belli e importanti per la crescita e lo sviluppo personale. Difficile prevedere per quanti altri anni ancora i bambini e i ragazzi di questi paesi non potranno rivedere una scuola. Il sogno di ritornare a scuola deve diventare la realtà della pace per tutti i bambini dei paesi in guerra e per un’umanità che deve tornare a riappropriarsi di valori e di principi umani. La parola pace sia sinonimo della bellezza dell’incontro di chi vuole condividere la stessa strada, di chi porge le mani per aiutare e per sollevare chi è in difficoltà. E questo i bambini lo fanno già con la purezza dei loro occhi e con la tenerezza di gesti spontanei. Impariamo a sognare come i bambini, impariamo a sognare la pace educando alla bellezza della pace.

Liturgia 12 Aprile 2026 II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)

Liturgia 12 Aprile 2026 II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)

Colore Liturgico  Bianco

Gesu

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Antifona d’ingresso
Come bambini appena nati
desiderate il genuino latte spirituale:
vi farà crescere verso la salvezza. Alleluia. (Cf. 1Pt2,2)

Oppure:
Entrate nella gioia e nella gloria e rendete grazie a Dio,
che vi ha chiamato al regno dei cieli. Alleluia. (Cf. 4 Esd 2, 36-37 Volg.)

Si dice il Gloria.

Colletta
Dio di eterna misericordia,
che ogni anno nella festa di Pasqua
ravvivi la fede del tuo popolo santo,
accresci in noi la grazia che ci hai donato,
perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza
del Battesimo che ci ha purificati,
dello Spirito che ci ha rigenerati,
del Sangue che ci ha redenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
Signore Dio nostro,
che nella tua grande misericordia
ci hai rigenerati a una speranza viva,
accresci in noi la fede nel Cristo risorto,
perché credendo in lui
abbiamo la vita nel suo nome.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
At 2,42-47
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.
Dagli Atti degli Apostoli

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 117
Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Seconda lettura
1Pt 1,3-9
Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

Parola di Dio

Sequenza
[Facoltativa]

Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

Canto al Vangelo
Gv 20,29

Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Alleluia.

Vangelo
Gv 20,19-31
Otto giorni dopo venne Gesù.

Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Fratelli e sorelle, sia benedetto Dio che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione del suo Figlio, per una speranza viva. Rivolgiamo a lui la nostra supplica perché tutta la terra possa accogliere il frutto della Pasqua.
Preghiamo insieme e diciamo: Dio della misericordia e della pace, ascoltaci.

1. Per il popolo cristiano, convocato nel giorno del Signore, Pasqua della settimana: celebrando nella gioia e nell’unità il memoriale eucaristico, manifesti a tutti la presenza di Gesù risorto. Preghiamo.
2. Per i nuovi battezzati: accolti dalla comunità, crescano nell’ascolto della Parola, nella preghiera assidua e nella carità operosa. Preghiamo.
3. Per i popoli della terra: il dono della pace, frutto della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, raggiunga il cuore di ogni uomo, e ciascuno sperimenti tempi di giustizia e di amore. Preghiamo.
4. Per il cristiano che dubita, l’incredulo che vorrebbe credere, e quanti cercano con amore la verità: illuminati dalla grazia pasquale, riconoscano che non vi è altro nome al di fuori di Cristo in cui essere salvi. Preghiamo.
5. Per noi che celebriamo con fede i giorni santi della Pasqua: rinnovati dalla grazia dei Sacramenti, possiamo custodire la veste candida del Battesimo fino al termine del nostro pellegrinaggio terreno. Preghiamo.

O Dio, nostro Padre, principio e fonte di ogni dono, lo Spirito del tuo Figlio risorto ci introduca nella pienezza del mistero pasquale perché, in gesti e parole, ne diventiamo gioiosi testimoni. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Accogli, o Signore, i doni del tuo popolo
[e di questi nuovi battezzati]:
tu che ci hai chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo,
guidaci alla beatitudine eterna.
Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
PREFAZIO PASQUALE I
Il mistero pasquale

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore,
e soprattutto esaltarti in questo giorno
nella quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
È lui il vero Agnello
che ha tolto i peccati del mondo,
è lui che morendo ha distrutto la morte
e risorgendo ha ridato a noi la vita.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra
e le schiere degli angeli e dei santi
cantano senza fine l’inno della tua gloria: Santo, …

Nel Canone Romano, si dice il Communicantes proprio e l’Hanc ígitur propri.
Nelle Preghiere eucaristiche II e III si fa il ricordo proprio della Pasqua e dei neo-battezzati.

Antifona alla comunione
Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani;
tendi la tua mano e mettila nel mio fianco,
e non essere incredulo, ma credente! Alleluia. (Gv 20,27)

Preghiera dopo la comunione
Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale
che abbiamo ricevuto sia sempre operante nei nostri cuori.
Per Cristo nostro Signore.

Benedizione solenne
In questo santo giorno di Pasqua,
Dio onnipotente vi benedica
e, nella sua misericordia,
vi difenda da ogni insidia del peccato. R. Amen.

Dio che vi rinnova per la vita eterna,
nella risurrezione del suo Figlio unigenito,
vi conceda il premio dell’immortalità futura. R. Amen.

Voi, che dopo i giorni della passione del Signore
celebrate nella gioia la festa di Pasqua,
possiate giungere con animo esultante alla festa senza fine. R. Amen.

E la benedizione di Dio onnipotente,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
discenda su di voi e con voi rimanga sempre. R. Amen.

Nel congedare l’assemblea, si canta o si dice:

Andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:
La Messa è finita: andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:
Portate a tutti la gioia del Signore risorto.
Andate in pace. Alleluia, alleluia.

R. Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia. 

Santa Messa Rai 1 oggi 12 aprile 2026 | Diretta video Abbazia San Martino al Cimino e Angelus Papa Leone XIV

Santa Messa Rai 1 dall'Abbazia di San Martino al Cimino

sussidiario.net

Santa Messa su Rai 1 per la II Domenica del Tempo di Pasqua: come seguirla in diretta tv e video streaming prima dell’Angelus di Papa Leone XIV

È l’Abbazia di San Martino a Cimino, in provincia di Viterbo, a fare da scenario alla Santa Messa Rai 1 oggi, domenica 12 aprile, peraltro in occasione dell’ottavo centenario dalla consacrazione di questo complesso religioso. Infatti, l’evento rientra nel programma delle celebrazioni che la Diocesi di Viterbo ha promosso per ricordare la storia e l’importanza spirituale di quello che è uno dei luoghi più importanti del territorio. Dunque, la Santa Messa Rai 1 diventa anche un’occasione per scoprire o riscoprire un patrimonio italiano a livello religioso e culturale.