Reem e Yael, dalla Palestina e da Israele fino a Roma: «Marceremo per la pace a piedi nudi»

L’ultima marcia congiunta di Women of the sun e Women wage peace si è svolta a Gerusalemme il 4 ottobre 2023 La solidarietà fra le due organizzazioni ha resistito alla strage di Hamas e al massacro della guerra in cui sono morte 46 attiviste

I piedi saranno nudi. «Perché non possiamo indossare le scarpe sulle strade di un mondo intriso dal sangue dei nostri figli. Cammineremo scalze ma cammineremo. Mai come ora è tempo di cominciare il lungo percorso verso la pace». Mentre Reem al-Hajajreh racconta, Yael Admi annuisce. E aggiunge: «Spogliando i nostri piedi – a Roma, a Gerusalemme e in altre città – vogliamo mostrare la fragilità condivisa degli esseri umani da cui nasce lo sforzo per un futuro comune. È un modo silenzioso ma potente per dire che questa terra deve essere un luogo in cui la vita sia protetta, non sacrificata». Le due donne non sono nella stessa stanza. Non possono esserlo. Meno di settanta chilometri separano le rispettive città. Ma la distanza “politica” fra Betlemme e Ganei Yehudah, vicino all’aeroporto di Tel Aviv, è incalcolabile. La Cisgiordania, dove si trova la città di Davide e di Gesù, è blindata: dal 7 ottobre 2023 i palestinesi non possono recarsi in Israele nemmeno per lavorare. Da otto giorni, quando è scoppiato il conflitto con l’Iran, poi, anche il percorso inverso – raggiungere i Territori da Israele – è più difficile che mai. Attraverso la piattaforma virtuale, le loro parole, però, riescono comunque ad intrecciarsi, in un colloquio in cui l’arabo risuona accanto all’ebraico e all’inglese. «Le resistenti hanno il dovere di essere creative. E ostinate», scherzano. Non hanno intenzione di farsi fermare dall’ennesima fiammata di guerra in Medio Oriente.
Con la valigia già pronta, sono determinate a partire alla volta dell’Italia per lanciare da Roma il “grido globale delle madri”. Il 24 marzo, la loro “marcia scalza” si snoderà dall’Ara Pacis alla Terrazza del Pincio nell’ambito di un’iniziativa sostenuta da Vital voices, con il patrocinio di Roma capitale. Nel guidarla, Reem e Yael – candidate negli ultimi due anni al Nobel per la pace per il loro impegno – scandiranno l’appello composto congiuntamente dalle organizzazioni di cui sono rappresentanti, Women of the sun e Women wage peace: «Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e le generazioni future. Crediamo che anche la maggior parte dei popoli a cui apparteniamo condivida questo desiderio. Pertanto, chiediamo ai nostri leader di ascoltarci e di avviare subito negoziati di pace con l’impegno di raggiungere una soluzione politica a un conflitto troppo lungo e doloroso». Non è una dichiarazione. È la sintesi di un processo di solidarietà femminile cominciato cinque anni fa. All’epoca Women wage peace – che Yael e Vivian Silver avevano fondato nel 2014, dall’unione di istanze femministe e pacifiste nell’opposizione al conflitto allora in corso a Gaza – era già un punto di riferimento per l’attivismo israeliano e la lotta nonviolenta all’occupazione. La palestinese Women of the sun, invece, era agli inizi. Reem, economista di formazione, era esasperata dalle morti violente di tanti ragazzini del campo profughi di Dheishesh dove risiedeva. Creata nel 1949 dall’Onu nel cuore di Betlemme per ospitare gli sfollati di Gerusalemme Ovest e Hebron, la “foresta”, questo il significato del nome dell’enclave, è un concentrato di edifici, persone – oltre 19mila in 0,33 chilometri quadrati – e rabbia. Una furia sorda e palpabile generata dalla prossimità forzata e dalle continue incursioni dei militari di Tel Aviv che i gruppi estremisti canalizzano e alimentano trasformando i giovani in carne da cannone. «Ero stanca di seppellire figli di vicini e di amici. I nostri ragazzi meritano di vivere. L’unico modo per salvarli è cambiare la situazione. Ho capito che dovevamo essere noi donne e madri compiere il primo passo per convincere altre donne e madri a educarli in modo differente. La sensibilizzazione “porta a porta” non è stata facile. La vita pubblica è ancora ritenuta “roba da uomini”: prendere la parola dopo essere state a lungo in silenzio, spaventava», dice Reem.
L’israeliana Yael Admi, capelli biondi, blusa bianca e sciarpa celeste, posa accanto alla palestinese Reem al-Hajajreh che indossa il velo e un abito ricamato
L'israeliana Yael Admi, capelli biondi, blusa bianca e sciarpa celeste, posa accanto alla palestinese Reem al-Hajajreh che indossa il velo e un abito ricamato
In parallelo al percorso di consapevolezza interna, è maturato l’incontro con Women wage peace a partire dal 2021. «La sintonia è stata naturale. Avevamo lo stesso proposito: proteggere i nostri figli dalla guerra. Certo, abbiamo dovuto imparare a conoscerci, a fidarci, a lavorare insieme», sottolinea Yael. Il 25 marzo 2022, 1.500 israeliane e palestinesi si sono radunate sul Mar Morto per far sentire alla Terra Santa la loro voce di dissenso alla guerra. La tragedia del 7 ottobre e il massacro a Gaza non hanno spezzato quella sororità. Al contrario, l’hanno cementata. Con il sangue: tre esponenti di Women wage peace – tra cui la stessa fondatrice, Vivian Silver – sono state assassinate da Hamas, 43 attiviste di Women of the sun sono morte nei combattimenti nella Striscia. L’azione congiunta delle due organizzazioni-sorelle procede. E “sconfina” oltre la terra dal Giordano al mare. A quattro anni dalla prima marcia-appello, le donne di pace di Israele e Palestina vogliono far risuonare la stessa invocazione nel mondo. «Per questo abbiamo scelto Roma, una delle capitali spirituali del pianeta per la presenza del Vaticano – aggiunge Reem –. Le esortazioni continue di papa Leone alla pace – e prima di Francesco che abbiamo “incontrato a distanza” a distanza durante Arena di pace 2024 – sono un prezioso incoraggiamento». «Anche la data è simbolica: il 24 marzo è la vigilia dell’Annunciazione e si colloca fra la fine del Ramadan e la celebrazione della Pasqua ebraica e cristiana – le fa eco Yael –. Nonché all’inizio della primavera con cui la terra ci ricorda che l’inverno ha fine. Anche un inverno prolungato come quello del conflitto israelo-palestinese senza la cui conclusione non potrà mai sorgere una nuova stagione per il Medio Oriente. È l’origine e il focolaio permanente di una tensione che ciclicamente esplode: a Gaza, in Libano, in Iran». Alla domanda sul perché due organizzazioni femminili dovrebbero riuscire dove politici e diplomatici hanno finora fallito, Reem e Yael si scambiano uno sguardo di intesa. «Non sono riusciti perché c’erano poche donne ai tavoli», rispondono una dopo l’altra. «Relegandoci ai margini, la storia ci ha obbligato a un surplus di abilità negoziale per andare avanti», afferma Yael. «Specie quando è in gioco la vita dei nostri figli – ribadisce Reem –. Ma abbiamo necessità dell’aiuto delle donne d’Italia e del resto del mondo. Non lasciateci sole. Camminate, fisicamente il 24 marzo, o metaforicamente, con noi. Insieme possiamo farcela».
Avvenire

Iran, siamo in grado di combattere questa guerra per almeno altri sei mesi

Dall'Iran al Libano fino a Cipro: il fronte della guerra si sta allargando

L’Iran ha affermato oggi di essere in grado di combattere per almeno altri sei mesi contro Stati Uniti e Israele, in una guerra entrata nel suo nono giorno. “Le forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran sono in grado di continuare almeno sei mesi di intensa guerra al ritmo attuale delle operazioni”, ha dichiarato Ali Mohammad Naini, portavoce del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica citato dall’agenzia di stampa Fars.

tg24.sky.it

Iran, raid su Kuwait e Arabia Saudita. Teheran: “In grado di combattere per 5 mesi”

epa12802328 Smoke rises from Tehran's oil refinery after airstrikes in Tehran, Iran, 07 March 2026. A joint Israeli and US military operation continues to target multiple locations across Iran since the early hours of 28 February 2026.  EPA/ABEDIN...

L’Iran ha affermato di essere in grado di sostenere la guerra contro Stati Uniti e Israele, entrata oggi nel suo nono giorno. La Repubblica islamica annuncia che lo stretto di Hormuz è chiuso solo per le navi americane e israliane e risponde a Trump: “Non ci arrenderemo mai”. Pezeshkian si scusa coi Paesi vicini per gli attacchi, che promette di fermare se da lì non partiranno altre incursioni nemiche. Ma nella notte nuovi raid su Kuwait e Arabia Saudita. Israele attacca Hezbollah in Libano

tg24.sky.it

Medio Oriente, Wang Yi: “Guerra mai dovuta scoppiare, no alla legge della giungla”

Il mondo questa settimana: la guerra all'Iran vista da Arabia Saudita,  Israele, Cina e Africa - Limes

La guerra in Medio Oriente “non sarebbe mai dovuta scoppiare” e il rischio di un ritorno alla “legge della giungla” nei rapporti internazionali va respinto con forza. A dichiararlo è il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, intervenuto durante una conferenza stampa a Pechino per fare il punto sulle tensioni globali.

“Di fronte a un Medio Oriente avvolto dalle fiamme del conflitto, ciò che voglio dire è che questa è una guerra che non avrebbe mai dovuto avere inizio e che non porta alcun beneficio a nessuna delle parti coinvolte”, ha affermato il capo della diplomazia cinese. Wang Yi ha poi lanciato un monito alla comunità internazionale, sottolineando che “il mondo non può permettersi di tornare alla legge della giungla”, ribadendo la necessità di una soluzione diplomatica che superi l’attuale fase di violenza.

rainews.it

Liturgia domenica 8 Marzo 2026 Messa del Giorno III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A

Liturgia domenica 8 2026 Messa del Giorno III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A

Colore Liturgico  Viola

Gesu

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Antifona d’ingresso
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore:
egli libera dal laccio il mio piede.
Volgiti a me e abbi pietà, perché sono povero e solo.
(Cf. Sal 24,15-16)

Oppure:
Quando mostrerò la mia santità in voi,
vi radunerò da ogni terra; vi aspergerò con acqua pura
e sarete purificati da tutte le vostre impurità
e metterò dentro di voi uno spirito nuovo.
(Cf. Ez 36,23-26)

Non si dice il Gloria.

Colletta
O Dio, fonte di misericordia e di ogni bene,
che hai proposto a rimedio dei peccati
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna,
accogli la confessione della nostra miseria
perché, oppressi dal peso della colpa,
siamo sempre sollevati dalla tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Dio, sorgente della vita,
che offri all’umanità l’acqua viva della tua grazia,
concedi al tuo popolo di confessare
che Gesù è il salvatore del mondo
e di adorarti in spirito e verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
Es 17,3-7
Dacci acqua da bere.
Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 94
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

Seconda lettura
Rm 5,1-2.5-8
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Gv 4,42.15

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo;
dammi dell’acqua viva, perché io non abbia più sete.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Vangelo
Gv 4,5-42
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.

Forma breve: Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Fratelli e sorelle, chiediamo al Padre la sapienza dello Spirito, che sostiene il nostro cammino di rinnovamento.
Preghiamo insieme e diciamo: Illumina i tuoi figli, o Padre.

1. Per tutta la Chiesa: chiamata ad adorare Dio in spirito e verità, si manifesti al mondo come segno di riconciliazione e di amore fraterno. Preghiamo.
2. Per coloro che professano la fede cristiana: animati dal desiderio di ascoltare docilmente la parola di vita, non rimangano sordi agli inviti che ogni giorno il Signore rinnova. Preghiamo.
3. Per i popoli oppressi dalla violenza: nel cammino per ritrovare la loro dignità, siano sostenuti dalla testimonianza di chi si affida alla parola di Dio. Preghiamo.
4. Per i malati nel corpo e nello spirito: sollevati dalla presenza consolante del Signore Gesù, ritrovino, anche nel tempo della prova, serenità e fiducia. Preghiamo.
5. Per noi qui riuniti a celebrare l’Eucaristia: dissetati dall’acqua viva della grazia, offriamo a tutti una credibile testimonianza di fede e di carità. Preghiamo.

Padre di infinita misericordia, ascolta le nostre preghiere e donaci la tua luce; suscita in noi i gesti e le parole di un’autentica conversione. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Per questo sacrificio di riconciliazione, o Padre,
rimetti i nostri debiti
e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
PREFAZIO (Anno A)
La Samaritana

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo Signore nostro.
Egli, chiedendo alla Samaritana l’acqua da bere,
già aveva suscitato in lei il dono della fede
e di questa fede ebbe sete così grande
da accendere in lei il fuoco del tuo amore.
Per questo mistero, anche noi ti rendiamo grazie
e, uniti agli angeli,
proclamiamo con il canto le tue meraviglie: Santo, …

Antifona alla comunione
«Chi berrà dell’acqua che io gli darò», dice il Signore,
«avrà in sé una sorgente che zampilla
per la vita eterna». (Cf. Gv 4,14)

Oppure:
Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi. (Sal 83,4-5)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che ci nutri in questa vita
con il pane del cielo, pegno della tua gloria,
fa’ che manifestiamo nelle nostre opere
la realtà presente nel sacramento che celebriamo.
Per Cristo nostro Signore.

Orazione sul popolo
Guida, o Signore, i cuori dei tuoi fedeli:
nella tua bontà concedi loro la grazia
di rimanere nel tuo amore e nella carità fraterna
per adempiere la pienezza dei tuoi comandamenti.
Per Cristo nostro Signore.

lachiesa.it