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Raccontare l’evento stimola la fantasia della gente

Cari Amici,
settimane memorabili quelle che stiamo vivendo. C’era un tempo, nelle redazioni, in cui si diceva che nulla è più pesante della morte di un Papa. Naturalmente, manco a dirlo, era un pesante “autoreferenziale”, relativo al lavoro che una simile circostanza impone ai cronisti. E ci mancherebbe altro, esistiamo per raccontare le novità… Nel caso nostro invece, il Papa – grazie a Dio – è vivo e fino alle ore 20 del 28 febbraio ha pienamente regnato. Ha scelto quindi di ritirarsi dalla gestione del potere ecclesiastico, un potere che obiettivamente può togliere il fiato se è vero quello che dice il Codice di diritto canonico, ossia che il Successore di Pietro «ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente» (can. 333). Dunque, per certi versi, se un qualche stupore c’è, è che così pochi Papi abbiano infine fatto ricorso alla rinuncia prevista dal codice, rinuncia che infatti «non si richiede che qualcuno accetti». Certo, rompere una consuetudine secolare deve essere stata una cosa costosa, ed egli non ha mancato di ammetterlo, così come non gli è certo sfuggito che in alcun modo il pontificato romano prevede l’abdicazione, quasi fosse un re e neppure le dimissioni come l’Arcivescovo di Canterbury. Papa si resta per sempre. Gesù non sceglie ad tempus. Se la rinuncia è prevista nel codice è per l’estremo realismo che da sempre connota la Chiesa cattolica: anche Pietro invecchia e potrebbe in alcuni casi non farcela più, in quel caso liberamente rinuncia all’esercizio della responsabilità, per lasciare a braccia e mente più giovani il governo della Chiesa. Non abbiamo due Papi, ma uno solo, perché il primo se ne sta raccolto e nascosto, pregando per la Chiesa e il suo Successore. Che tutto questo abbia dato vita ad un unicum, ad un caso senza precedenti, non vi è dubbio. E questo spiega l’interesse con cui l’intera vicenda è stata seguita, con una curiosità ed una consapevolezza nuove, spiega l’interesse che ha suscitato tra i credenti ma in particolare anche tra i non credenti, che all’improvviso si trovano dinanzi ad un gesto che non avrebbero saputo accreditare alla Chiesa cattolica. Noi di Tv2000 stiamo vivendo l’evento da un’angolatura a nostra volta inattesa, quella della gente comune, che ci sommerge di lettere e soprattutto di telefonate: ognuno chiede giustamente di poter dire la propria, che è sostanzialmente un grazie forte e vigoroso a Benedetto XVI. Colpisce che anche chi lascia intendere di avere nel sottofondo delle cose non capite, dei grumi non sciolti, vuole però dire il proprio affetto e la propria ammirazione per il Papa colto, delicato, gentile, timido, razionale eppure affettivo che è stato Benedetto XVI. Martedì inizia il conclave: TV2000 non vi lascerà soli in alcun momento significativo neppure della prossima settimana. Il conclave ci riguarda e dove si può arrivare, arriveremo. Mentre continueremo a dare espressione pubblica alla preghiera pro eligendo Pontifice, a cominciare dal canto del Te Deum offertoci dall’insuperabile bravura delle benedettine di Orte. La settimana entrante potrebbe essere quella giusta: prepariamoci a gustarla come una vera pagina di storia.

Dino Boffo

Tv2000

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