Giro d’Italia. Da Bologna il “rosario dei ciclisti”, fatto con catene da bici

Il rosario realizzato per il Giro d'Italia partito sabato 11 maggio da Bologna

Avvenire

Quando il beato Bartolo Longo definiva il rosario «la dolce catena che ci riannoda a Dio», non aveva in mente la catena della bicicletta. In occasione della partenza del Giro d’Italia da Bologna, sabato scorso, l’ufficio sport della diocesi ha prodotto in mille esemplari un vero e proprio “rosario del ciclista”. Al posto dei tradizionali grani, i perniche, a due a due, tengono insieme le cinque parti («maglie») di metallo. Al vertice, una medaglia a ricordare il profilo della Basilica di San Luca, punto d’arrivo della prima tappa del Giro e luogo tra i più cari ai bolognesi, devoti alla Madonna col Bambino da quando, secondo la tradizione, pose fine nel 1433 a una continua stagione di piogge che stavano ormai minacciando i raccolti.

Il “rosario del ciclista” è frutto di una – geniale – idea del 47enne don Massimo Vacchetti, che dell’Ufficio sport della diocesi di Bologna è il responsabile: «Sette anni fa – racconta – , mentre mi trovavo in ritiro con i giovani della mia parrocchia, un ciclista di Faenza si fermò a chiacchierare con me, e mi regalò alcuni esemplari di un rosario realizzato a partire dalla catena della bici. Li produceva lui, mi colpì molto. Così, una volta annunciata la partenza del Giro d’Italia da Bologna, mi è tornato in mente». Neanche a farlo apposta, mentre rovistava tra gli scatoloni alla ricerca di quel rosario, arrivò la telefonata di un amico: «Ho conservato quello che mi avevi dato. Perché non ne facciamo altri?».

Così, grazie all’aiuto di un altro amico – di professione fabbro -, don Massimo e la sua squadra si sono messi all’opera, per un progetto che andrà a sostenere proprio il santuario posto sul Colle della Guardia. All’interno della confezione, un semplice biglietto offre una lettura “spirituale” del ciclismo: «Il Rosario è una preghiera, e la preghiera costa fatica – c’è scritto – . È un po’ come una scalata. Ave Maria dopo Ave Maria, una pedalata dopo l’altra. Una ripetizione necessaria che qualche volta ci fa arrancare. Chi arriva in fondo però gode perché non ha solo portato a compimento un viaggio, ma lungo il percorso ha visto, con gli occhi, il Mistero di Cristo». E se la medaglia ricorda appunto la Basilica, le piccole arcate delle cinque parti di metallo richiamano i portici, associati da tradizione «al serpente della Genesi la cui testa è schiacciata dalla Madre che vince il male». Portici che uniscono il centro della città all’arco del Meloncello, e da lì, in una salita breve (due chilometri) ma ripida, arrivano fino alla basilica.

La produzione del rosario è stata più faticosa del previsto, spiega don Massimo, «anche perché la catena nasce unta e per renderla più “morbida” si corre il rischio di rovinarla un poco». Ma forse, più che un limite, i piccoli difetti di lavorazione avvicinano ancora di più il “rosario del ciclista” alla vita del cristiano e alla fatica di chi pedala in salita. Cento li ha già voluti la sezione bolognese dell’Uci, la federazione del ciclismo, altri verranno acquistati da campioni e appassionati di questo bellissimo sport. Uno è stato regalato, giovedì scorso, a Faustino Coppi (figlio dell’indimenticabile campione), arrivato in città per visitare la mostra fotografica Fausto Coppi, la grandezza del mito e il ciclismo a Bolognaorganizzata in sala Farnese a Palazzo d’Accursio. Per altri tipi di scatti – quelli sui pedali – si potrà invocare, a mente o col fiatone, un aiuto speciale. Sapendo che, dopo la salita, ad attenderci c’è sempre una fontana.

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