Concorso Popotus. Così i bambini ci chiedono di riciclare

Uno dei lavori presentati dai ragazzi per il concorso di Popotus (tratto dal sito Internet della scuola)

È lei, la plastica, il rifiuto per eccellenza, lo scarto più pervasivo e ingombrante, la protagonista assoluta della riflessione che ha impegnato molte classi elementari e medie in questo anno scolastico, sollecitate da Popotus con il concorso “Avanzi, miei prodi! Storie di scorie”, realizzato in collaborazione con il Gruppo Mauro Saviola. Non è difficile capire perché: gli oggetti in plastica sono ovunque fuori da noi ma probabilmente anche dentro di noi: la plastica si frammenta in minuscole particelle senza disintegrarsi mai del tutto e si moltiplicano le ricerche – e gli allarmi – che quelle particelle scovano e contano nelle acque degli oceani, tanto microscopiche da finire negli altrettanto microscopici organismi – come il placton – base della catena alimentare marina. Dallo stomaco dei pesci al nostro, il passo è fin troppo breve. Se gli adulti sottovalutano il problema i bambini non lo fanno: i progetti arrivati in redazione dimostrano una consapevolezza spiccata della questione e, soprattutto, l’intenzione di cambiare registro. 

Il pensiero di mangiare anche il sacchetto della spesa insieme con i bastoncini di pesce, non fa dormire sonni tranquilli ai nostri bambini: il tema è ricorrente negli elaborati, e al crescere dell’allarme cresce anche la dimensione dello stampatello, l’intensità del rosso con cui i bambini manifestano la paura. Malgrado tutto, la speranza impera e in classe si guarda avanti cercando comportamenti virtuosi che ciascuno possa mettere in atto, con la plastica – principalmente – ma anche con il resto dei rifiuti. Si va dalla proposta di piccoli ma concreti gesti – usare la borraccia e rinunciare alla bottiglia in PET, smettere di soffiarsi il naso nel fazzoletto usa e getta per passare a quello di stoffa, sfruttare i fogli di carta anche dietro, per la brutta copia… – a progetti più complessi e articolati sulla conoscenza delle regole per la raccolta differenziata, sullo sfruttamento delle risorse, sui processi industriali che consentono il riuso dei materiali.

Tutti gli elaborati, pur partendo da una base teorica – specie nelle classi della scuola secondaria di primo grado – si sono anche concretizzati in prove pratiche dai risultati eterogenei e, in qualche caso, spettacolari. Per esempio, il gigantesco mosaico composto usando come tessere i rifiuti più svariati, o la sfilata di abiti confezionati con materiali destinati alla spazzatura, le capsule del caffè diventate gioielli o mini orti per la coltivazione delle erbe aromatiche (concimate utilizzando i resti del caffè), i mozziconi di matita a replicare un capolavoro di Klimt, gli avanzi della mensa trasformati in una merenda appetitosa e serviti agli altri alunni della scuola, tappi e bottiglie diventati uno zoo fantastico, una valigia di cartone che custodisce un prato fiorito di boccioli di plastica. Come era ovvio, avendo a che fare con i nativi digitali, la gran parte dei lavori non è stata realizzata sulla carta: numerosi i filmati e le presentazioni multimediali, parecchi sorprendenti per la qualità della regia e la raffinatezza del montaggio. Arruolati come protagonisti e comparse insegnanti, genitori, bidelli, amici e persino gli animali di casa! E, poi, ovviamente, i rifiuti di ogni genere e dimensione, attori principali di drammi, commedie, cartoni animati e spot pubblicitari con intenti educativi e – forse non troppo stranamente – rivolti più agli adulti che ai coetanei. È un po’ straniante vedersi considerare – seppure a ragione – responsabili delle pessime condizioni del pianeta: i bambini puntano il ‘ditino’ contro di noi, e a noi pensano di dover rivolgere la loro attività educativa: «Diciamolo ai genitori!»; «Diciamolo agli adulti!» sono le frasi più ricorrenti nei video, nei racconti, nei cartelloni di sintesi. Con parole semplici, ci indirizzano un messaggio che sentono importante, con una grinta tenerissima propongono alternative al presente, progetti a volte irrealizzabili che fanno un po’ sorridere, ma molto riflettere. È la loro fantasia che salverà il mondo? Speriamolo.

La scuola in tutto questo ha un compito irrinunciabile: è tra i banchi – da quelli della primaria agli emicicli dell’università – e studiando sui libri che i bambini troveranno gli strumenti per concretizzare i cambiamenti che oggi possono solo immaginare. Greta Thunberg – che bambina non lo è più da pochissimo – ha usato lo sciopero scolastico per attirare l’attenzione sul cambiamento climatico e sull’inefficienza o l’inefficacia dell’azione politica per contrastare il disastro che probabilmente ci aspetta se non si inverte la rotta. I fatti le stanno dando ragione e i “Fridays For Future” sono ormai una prassi in molte città del mondo: il venerdì non si entra in classe ma si scende in piazza per manifestare il dissenso. Lo fanno gli studenti, rinunciando – senza le lacrime agli occhi… – a un giorno di lezione. Fa parte della filosofia della Thunberg: perché studiare se non ci sarà un futuro e se, comunque, nessuno ascolta gli appelli di chi a studiare ha passato la vita, di chi ha lavorato sodo per certificare, dati alla mano, le pessime condizioni della nostra bella Terra? Teoria opinabile ma benvengano le bigiate collettive se servono a smuovere dall’inerzia chi potrebbe fare e non fa.

Tornando al concorso di Popotus e venendo al sodo, non è stato bello dover decidere chi escludere dal podio dei vincitori, che riceveranno una fornitura di mobili realizzati con il pannello ecologico, prodotto dal Gruppo Mauro Saviola con legno riciclato, senza tagliare neanche un albero. Ma la dura legge dei concorsi ha imposta una scelta. I bambini della Seconda D della scuola primaria ‘Modugno Galilei’ di Monopoli, in provincia di Bari, sono stati tra i più piccoli a partecipare ma si sono fatti onore con ‘Un prato da salvare’, voluminoso, colorato e originale libro: si aggiudicano uno dei tre premi in palio per l’impegno nell’elaborazione della storia, nella realizzazione delle illustrazioni con gli scarti di cui la storia fa cenno, e per aver dato al libro anche una versione filmata che si può vedere e ascoltare.

Altro premio è per le classi quarte A e B della scuola primaria ‘Falcone e Borsellino’ di Lecco, per aver portato a termine un lavoro articolato, composto da una parte di indagine – con l’elaborazione di un quiz sulle regole della raccolta differenziata, poi sottoposto a tutti gli alunni della scuola – e da una parte pratica, con la realizzazione di cartelli informativi e l’utilizzo dei materiali di scarto per la confezione dei vestiti di carnevale. Terzo premio alle sezioni A e B delle prime classi dell’Istituto Gesù Maria, una scuola secondaria di primo grado di Roma, che la plastica l’hanno fatta a pezzettini. Hanno studiato il processo industriale di riutilizzo e riciclo della plastica e lo hanno riprodotto – per quanto possibile in classe – con la creazione di un portavaso realizzato con scaglie di plastica tritata e resine ottenute dal riciclo di materiali plastici. Nel portavaso sintetico sono stati inseriti materiali naturali: ghiaia, terra e una pianta di margherite. La plastica, insomma, è fiorita.

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