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Commento al Vangelo di Domenica 24 Febbraio

ALZATEVI E NON TEMETE : è un brano di don Tonino Bello che si può adattare come commento al Vangelo della II Settimana di Quaresima – 24 febbraio 2013trasfigurazione

Oggi è la festa della Trasfigurazione, la festa della luce, la festa della Pasqua.

Oggi Gesù ci dice «forza discepoli, venite con me, andiamo sul monte, andiamo lì sopra dove è più facile ascoltare la voce di Dio». È una giornata molto bella che spezza la Quaresima con questa, come dire, scia luminosa che fa piovere come un fiotto di speranza per tutti quanti noi dal momento che la Trasfigurazione ha un sapore molto importante.

Sappiamo noi che cosa vuol dire? Potremmo trovare tanti significati. Se voi prendete cento commenti della Scrittura trovate cento spiegazioni diverse: la trasfigurazione del corpo, la resurrezione, il riconoscimento messianico ufficiale da parte di Dio (sono tre volte che avviene questo nella Scrittura da parte del Padre nei confronti del Figlio) e poi l’invito ad ascoltare Gesù Cristo («Questo è il mio figlio prediletto, ascoltatelo»).

Quante suggestioni ci sono tutte tese comunque a farci mettere Gesù Cristo al centro delle cose: Egli è la sostanza: se non ci fosse lui svanirebbe tutto, evaporerebbe tutto. Se non ci fosse lui, l’universo, la consistenza dell’universo si scioglierebbe. Lo diceva Carlo Martini: l’unica realtà è Gesù Cristo. Tutto il resto, l’universo, le stelle, il mare, gli uomini, la terra, tutto il resto è soltanto il mantello di Gesù Cristo, anzi la frangia del mantello di Gesù Cristo. Dentro c’è Lui e l’attesa, la paura, la preoccupazione degli Apostoli tutto converge attorno a Gesù Cristo. «Ecco mio figlio». «Signore, rimaniamo qua».

Fratelli, è bellissima la pagina difficile, che noi leggiamo anche nel cuore dell’estate, il 6 di agosto, e possiamo dire che è una pagina difficile per queste molteplicità. Comunque una cosa è certa: il suo orientamento pasquale, il suo sapore pasquale che dice tante cose anche per noi e che forse potremmo condensare in quei due verbi di una suggestione unica che vengono espressi quando gli Apostoli cadono con il volto prono a terra. È allora che Gesù si avvicina loro e dice: «Alzatevi e non temete». Due verbi che sono chiaramente pasquali. «Alzatevi»: alzarsi è lo stesso verbo che in greco cerca di mitigare la resurrezione: risorgete, alzatevi, in piedi! Ci sono alcuni francesi che in esegetica traducono «beati voi poveri» con «in piedi, poveri!» Altri traducono: «in cammino, alzatevi, che aspettate!».

Vedete quanta fame nel mondo, vedete quanta sete di giustizia, quante implorazioni, quante braccia levate. Io non so se sono i miei dormiveglia di febbricitante che a volte mi fanno immaginare questa selva di braccia mirate in alto in attesa di liberazioni che sembra non vengano da nessuna parte. Invece Gesù è venuto a liberarci e chiama anche noi, vuole coinvolgere anche noi.

Alzatevi, che state aspettando? Non vi accorgete che il mondo muore, che il mondo soffre? «Alzatevi» significa anche questo. Lasciate la siesta, l’assopimento delle vostre contemplazioni a volte narcisistico, il vostro riduttivismo spirituale, la coltivazione della vostra vita interiore senza slanci, senza sbocchi al di fuori, senza spinte. «Alzatevi», dice prima di tutto a noi. «Alzatevi, muovetevi, uscite dagli standard, uscite dalle vostre pigrizie, cambiate vita» perché è facile che pure noi, persone consacrate, con tutti i propositi, i progetti, si viva in termini non profondamente cristiani, non in sintonia con Gesù Cristo e allora Gesù ci dice: «Alzatevi, praticate il Vangelo», quello semplice e non l’altro. «Avete inteso amate il vostro prossimo, odiate il vostro nemico, ma io vi dico amate i vostri nemici perché se amate soltanto coloro che vi amano che merito è? Amate i vostri nemici…».

E noi facciamo tanta fatica. amiamo semmai i nemici che ci hanno offeso per telefono, però i nemici della nostra corporazione, i nemici del nostro sindacato, i nemici del nostro clan, i nemici della nostra associazione, i nemici della nostra chiesa, non siamo disposti a perdonarli. Come credenti dovremmo essere propositori di realtà nuove. Ma noi non lo siamo; stiamo ancora a disquisire. «Amate». Ma se son nemici della tua nazione li devi odiare, perché se sei costretto a sparare, se sali su un F16 per andare a bombardare, potresti morire.

Quante contraddizioni stiamo vivendo oggi come le abbiamo vissute al tempo della guerra del Golfo. Sembravano assurdità queste cose dette dal Vangelo e oggi le stanno riscoprendo i laici, che dalle nostre miniere stanno saccheggiando i temi della nonviolenza, della pace, della giustizia…

C’è bisogno invece che ci si alzi. È Pasqua, è resurrezione; oggi Gesù risorge e se risorge deve dirci qualcosa, deve pur farci un po’ di luce.

Vorrei dirvi questo «Alzatevi» con forza perché col vostro impegno, con la vostra parola, voi che siete immersi anche nella vita professionale, col vostro esempio, al di là di queste cadenze pure di operosità dolorosa, abbiate ad accogliere anche l’altro l’invito di Gesù: «Non temete». Abbiamo infatti bisogno di sentircelo dire perché noi tremiamo come foglie sotto il freno della paura nel timore di non farcela.

A volte, nonostante la nostra fede, abbiamo paura se siamo nel giusto, paura se non abbiano ragione gli altri; paura, se nello sforzo di aiutare la nostra Chiesa a pulirsi il volto dalle macchie e dalle rughe, pensiamo alle volte di essere in atto di darle dei graffi; paura di non essere compresi; paura di vederci soli nei momenti difficili perché nei momenti del successo è facile dire don Tommaso di qua, don Tommaso di là; don Albino di sopra, don Albino di sotto; Oberti di qui, Oberti di là…

Voi vivete nella vostra comunità, uniti nella solitudine e il Signore viene a dirvi: «Dai, stai tranquillo, tieni duro, boia chi molla!». Ricordo che un giorno uno mi ha scritto «se tu dovessi diventare vescovo scommetto che metteresti come frase dello stemma «boia chi molla!». Non è molto liturgica questa espressione; non la si trova nei salmi però la recepiscono.

Non temete, dice Gesù, non temete di apparire ingenui, o stolti, o folli agli occhi del mondo. È agli occhi di Dio che dovete comparire, ma poi – tra l’altro – quando passa la bufera tutti vengono attirati dai vostri tabernacoli, dalle vostre nicchie. Tutti si onorano, quando è passata la bufera, di essere stati vostri amici, ma quando si vive nel turbine, quando a uno viene voglia di mollare tutto, di lasciare tutto perché pensa «ho sbagliato, se torno a nascere divento…». Poi viene Gesù e rincuora dicendo: «Ma che dici, ma che stai facendo, coraggio non temere, guarda, solleva il tuo sguardo, l’inverno è passato, la pioggia se n’è andata; i fichi mettono già i primi frutti e le gemme degli alberi spuntano sulla corteccia. Esci dai tuoi nascondigli, colomba mia», dice il Signore. Appunto: «Non temete»; è il grido pasquale senza del quale noi saremmo congelati da tonnellate di ghiaccio; da una sfera di ghiaccio incredibile. «Non temere, che temi, che temi, che sei malato di tumore, che sei anchilosato, che non ce la fai più, che non hai la memoria di prima, l’intelligenza di prima, la sveltezza di prima. Ma ci sono altre cose che prima non avevi, che adesso il Signore ti dà; una grande speranza, una grande forza di speranza negli altri che è ancora, oserei dire, più voluttuosa. Quindi, ciao Padre.

«Alzatevi non temete» questa è la vita; questo ci dice oggi il Signore nella festa della Trasfigurazione. Se ascoltiamo l’invito del Signore saremo trasfigurati noi e tutti coloro che ci incontreranno saranno felici di aver fatto la nostra conoscenza, che è poi la conoscenza del Signore perché noi siamo dei tramiti con Lui che è la fonte, il centro, è l’alba, è l’attesa, è il principio, è la fine, è il punto di riferimento di tutto, è lo zenit, è l’asse di convergenza di tutta l’esistenza, è un pozzo di luce tanto che bisogna chiudere gli occhi per non calcificarli dentro. Bene: pozzo di luce. La luce della Trasfigurazione che mi auguro possa aiutare la vostra anima a consolidare la voglia di andare avanti nel nome di Dio.

 

 

Tonino Bello, La Teologia degli oppressi. Antologia di scritti e interventi, Manni, San Cesario di Lecce 2003, pagg. 73-77