I percorsi di un turismo responsabile e a basso impatto L’idea delle vacanze in cammino per meditare e ritrovare la strada

Anche nei primi mesi di quest’anno sono aumentati i turisti con lo zaino in spalla Un modo di viaggiare che riflette uno stile di vita e permette di scoprire un’altra Italia

C’è chi pensa che il cammino si possa vivere come una lunga preghiera a Dio, recitata con lo stupore sempre negli occhi; c’è anche chi, più laicamente, sostiene che sia simile a un’intensa seduta di psicoterapia con sé stessi. E ancora c’è chi vede nel camminare l’arte di togliere: togliere peso ai pensieri e liberarsi della zavorra che ci lega alla vita di tutti i giorni. Citando lo scrittore Mario Rigoni Stern, «basterebbe una passeggiata in mezzo alla natura, fermarsi un momento ad ascoltare, spogliarsi del superfluo per comprendere che non occorre poi molto per vivere bene». In tanti, in effetti, sembrano aver ritrovato quest’essenzialità, questa bellezza del passo lento: in Italia si è tornati a camminare, e più di quanto si facesse prima della pandemia. I l numero delle credenziali distribuite, vale a dire quel documento personale che attesta le tappe del proprio pellegrinaggio, è in crescita. Ma anche i tracciati stessi sono in aumento, e diventano più strutturati e meglio attrezzati. L’editore Terre di mezzo fornisce, con il suo annuale dossier “Italia, Paese di Cammini”, uno scenario fatto di cifre contattando le associazioni e gli enti impegnati nella gestione e valorizzazione dei 79 cammini presenti solo in Italia. Nel 2021 le credenziali distribuite sono state 59.538 (su 49 cammini; perché gli altri non prevedono il documento di viaggio o la sua registrazione) contro le 45.472 del 2019. Nel 2020, con la primavera duramente segnata dal Covid, le credenziali rilasciate erano state 38.624. Se a questo si aggiunge che il 24% di chi fa un cammino non chiede la credenziale, si possono arrivare a conteggiare solo nel 2021 80mila persone in moto (con o senza credenziale). Soprattutto nei mesi estivi che rimangono i più gettonati, complice la pandemia che anche l’anno scorso ha di fatto “ristretto” l’arco temporale in cui era possibile viaggiare con una relativa tranquillità. cresciuto il numero delle persone che hanno camminato più di 15 giorni (in due anni dal 10% al 18%), o meno di 5 (in due anni dal 10% al 23%); mentre il 31% viaggia da solo, il 34% in coppia, l’8% in gruppi di 10-30 persone (spesso accompagnati da guide ambientali). Il 66% parte con una guida in tasca, il 41% con le tracce Gps sul cellulare; ma più spesso i due strumenti vengono usati assieme. Se il 2021 viene considerato l’anno della ripartenza del turismo lento sia in Italia, sia in Spagna, dove 180mila pelle-È grini hanno ritirato la Compostela nella cattedrale dedicata a san Giacomo, anche i primi mesi del 2022 sembrano avere lo stesso passo: a Santiago i numeri sono tornati ai livelli del 2019 (anno record con poco meno di 350mila arrivi); per esempio, a marzo di quest’anno si sono contati 7.389 pellegrini, mentre tre anni prima erano stati 7.474. S e questa tendenza si manterrà costante, il 2022 potrebbe rivelarsi a sorpresa un nuovo anno record. In Italia il turismo religioso rappresenta il 2,5% del totale dei turismi, il 70% dei pellegrini sono italiani e tra gli stranieri 3 su 10 sono tedeschi; dunque non mancano le proposte per chi sospinto dalla fede vuole provare a mettersi in cammino. Se l’itinerario ispirato alla figura di papa Luciani stenta a trovare una spinta concreta dalle istituzioni del Veneto, tanti sono comunque i cammini possibili ispirati alla spiritualità e al carisma di santi e beati. È il caso del cammino di sant’Antonio, oltre 400 chilometri dai santuari Antoniani di Camposampiero in Veneto attraverso la Basilica di Sant’Antonio di Padova fino al Santuario della Verna in Toscana attraversando l’Emilia-Romagna e gli Appennini; di grande ispirazione anche il cammino in Puglia, sulle orme di don Tonino Bello per scoprire (o riscoprire) quel “prete con il grembiule” che alle parole ha sempre accompagnato gesti concreti e umani. Una curiosità: nella guida edita da Terre di Mezzo le mappe e le indicazioni pratiche sono accompagnate da alcuni testi densi e poetici, scritti dallo stesso vescovo beato. I l 2022 rappresenta un anno clou anche per il cammino di san Benedetto che compie i suoi primi 10 anni. Il suo in- ventore, Simone Frignani, insegnante di religione alle elementari, camminatore esperto, cicloturista nonché autore di diverse guide per Terre di Mezzo, tredici anni fa ebbe l’occasione di viaggiare tanto per il mondo, e dopo un pellegrinaggio, in Grecia, sul Monte Athos, nei luoghi del monachesimo ortodosso, gli venne l’ispirazione di un cammino che ripercorresse i passi di san Benedetto e permettesse a chiunque di immergersi nello spirito benedettino, «ad esempio vivendo quotidianamente la dimensione del silenzio». «Ci sono voluti tre anni di studio cartografico intensissimo – continua Frignani – e decine e decine di ricognizioni nei luoghi fisici della vita del santo per arrivare al tracciato odierno» che comprende 16 tappe, tra cui Norcia, dove san Benedetto nacque; Subiaco, dove pose le basi della sua Regola; e Montecassino, dove visse gli ultimi anni della sua vita e fondò l’abbazia che ha saputo resistere e rinascere nonostante quattro distruzioni. «La guida è arrivata alla quinta edizione, viene pubblicata anche in inglese e tedesco; ma c’è anche un sito dedicato dove si trovano moltissimi consigli» spiega ancora Frignani, mentre si appresta a raggiungere Montecassino: a piedi, ovviamente. Passo dopo passo quella che si mostra «è la riscoperta di un’Italia minore, meno nota, ma non meno bella e capace di accogliere i pellegrini con una gentilezza e ospitalità d’altri tempi, letteralmente aprendo le porte della propria casa». A nche a detta del suo inventore, il cammino di san Benedetto con i suoi dislivelli di 600 metri giornalieri non è adattissimo a chi è alla sua prima esperienza a piedi. Dunque, chi non ha ancora molto allenamento nelle gambe può ragionevolmente orientarsi su un’altra scelta: ad esempio, l’antica via Francigena, nelle sue tappe collinari, da San Miniato a Siena. E su quella che è la più nota via nel Paese, e in particolare le ultime 13 tappe da San Gimignano a Roma, lavorano anche i volontari di Bir, associazione nata nel 1999 a Milano, per iniziativa di don Gino Rigoldi e di un gruppo di cittadini. L’associazione milanese, da cinque anni, ha introdotto, accanto alle attività di volontariato in Romania e Moldavia, «la proposta dei cammini inclusivi, aperti a tutti, perché camminare fa bene a chiunque si metta in testa di provarci – racconta Sandra, una delle volontarie che da più tempo tiene le fila del gruppo dei camminatori –. Ci si può concentrare sul tempo, sul corpo, sulla natura, sull’ascolto e sul contatto con sé stessi». In gruppo, poi, non si è mai soli: alcuni volontari di Bir, tra cui tantissimi ragazzi poco più che ventenni, si trasformano a turno in compagni di viaggio, si mettono in gioco, anzi in strada: ai piedi le scarpe da trekking, addosso le loro emozioni, il senso critico e la voglia di stare assieme con cui immediatamente contagiano qualunque altro camminatore, anche alla sua primissima esperienza. N ei cammini inclusivi di Bir la paura della solitudine termina dopo il primo chilometro a piedi e molto più forte è la sensazione di mettersi in viaggio non tanto per sé stessi, ma per continuare a costruire – esattamente come avviene da 23 anni nei campi di volontariato in Romania e Moldavia – nuove relazioni inclusive che si basano su rispetto, diversità e giustizia sociale. Perché il camminare, per dirla con Calvino, «presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi» e probabilmente anche in chi ci sta intorno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se la tendenza in corso venisse confermata il 2022 potrebbe essere un anno record. Nuove vie accanto ai percorsi più noti come l’itinerario di san Benedetto, sant’Antonio o la Francigena Sono ormai 79 i percorsi certificati nel nostro Paese, oltre 80mila le persone in movimento Il 31% viaggia da solo, il 34% si muove in coppia

Ultime settimane per le letture estive dei più piccoli. Una novità scelta per voi e adatta a bambini delle scuole elementari

Esplorazione : Susani, Carola, Lazzarin, Alessandra: Amazon.it: Libri
Ultime settimane per le letture estive dei più piccoli. Una novità scelta per voi e adatta a bambini delle scuole elementari. Per lettori dai 6 ai 10 anni.
( scheda libro >>> https://amzn.to/3JYCU8B )
– Autori: Carola Susani – Alessandra Lazzarin; Titolo: Esplorazione; Casa Editrice: Orecchio Acerbo
Una festa di compleanno degli adulti nella casa di campagna al limitare del bosco. Un po’ di baldoria. Cinque bambini evidentemente annoiati se ne stanno fuori sul prato aggrappati alla palizzata antistante. Ma a un certo punto, improvvisamente,si accorgono che Elisa è scomparsa. Preoccupati i quattro amici organizzano una spedizione per cercarla. Ma Elisa non è nelle vicinanze, non sente le voci che la chiamano e i bambini s’inoltrano nel bosco dove alla flebile luce della torcia si materializzano animali notturni e si odono rumori inquietanti, frullare d’ali, scorrere d’acqua, calpestii di foglie e infine in lontananza compare una finestra illuminata. Il buio è pesto, fa freddo e per giunta piove. Chissà dov’è Elisa? Tutto succede in poche ore con l’ esplorazione dell’ignoto che diventa un’avventura raccontata con grande suggestione dagli acquerelli di Alessandra Lazzarin. Dagli 8 anni

Viaggi, trasporti e cibo: la stangata sulle vacanze degli italiani

aumento prezzi trasporti cibo aerei noleggi 
AGI – Le vacanze estive si tradurranno in un vero e proprio salasso per gli italiani. Il Codacons fa i conti e sottolinea come gli aumenti dei prezzi riguardano tutte le voci di spesa, dai voli ai traghetti, alla pizza e ai gelati. Per quanto riguarda i trasporti, nell’ultimo mese l’associazione dei consumatori fa notare che le tariffe dei biglietti aerei internazionali sono salite del +160,2% su base annua, addirittura del +168,4% i voli europei (+26,9% quelli nazionali); i prezzi dei traghetti salgono del 9,1%, la benzina è aumentata del 10,5% e il gasolio del 20%.

Proibitivo noleggiare un’automobile: le tariffe dei noleggi sono aumentate quasi del +25% rispetto al 2021. Per dormire in albergo si spende in media il 16,6% in più rispetto al 2021, mentre un pacchetto vacanza completo è rincarato in media del 5,7%.

Costosissimo mangiare: i prezzi degli alimentari sono saliti nell’ultimo mese del 10%, mentre bar e ristoranti hanno ritoccato i listini in media rispettivamente del +4,6% e +4,8%. Non si salvano nemmeno pizza e gelati: una cena in pizzeria costa il 5,4% in più, gelaterie e pasticcerie hanno alzato i prezzi del 5%.

Anche la cultura è più cara: visitare musei, monumenti storici costa in media il 3,6% in più. “Le vacanze estive 2022 saranno un salasso per gli italiani, e chi parte dovrà mettere mano al portafogli spendendo sensibilmente di più rispetto allo scorso anno – afferma il presidente Carlo Rienzi – Basti pensare che in base alle stime del Codacons il costo di una vacanza di 10 giorni, tra spese per spostamenti, pernottamenti, cibi e servizi, passerà da una media di 996 euro a persona del 2021 ai circa 1.195 euro del 2022, con un incremento che potrebbe raggiungere i 199 euro procapite”.

Via all’esodo di agosto: i reggiani partono per le vacanze

Fine settimana da bollino nero per chi decide di mettersi in viaggio. Le mete preferite restano le località marittime della Romagna e del Sud Italia. Alla Mediopadana anche Orietta Berti: “Per gli artisti le ferie non esistono”

REGGIO EMILIA – Fine settimana da bollino nero per chi deve mettersi in viaggio per raggiungere le località marittime o di montagna per trascorrere momenti di relax. Il Ferragosto si avvicina e si intensificano le partenze per le vacanze estive. Traffico intenso in autostrada, aeroporti pieni e treni affollati. Siamo andati alla stazione storica dei treni di Reggio e alla Mediopadana per vedere com’è la situazione e chiedere ai reggiani dove hanno deciso di passare le ferie.
Qualcuno ha scelto la nostra città per trascorrere le vacanze o semplicemente per venire a trovare i parenti, sfruttando l’occasione per visitare il territorio.
In estate, però, non tutti vanno in vacanza, c’è anche chi lavora per far divertire chi è in ferie come Orietta Berti, che non si è sottratta a una breve intervista.

reggionline.com

Avvisi di San Giovanni Bosco per le vacanze: fuga dell’ozio, presenza di Dio, Messa e meditazione quotidiana, confessione e comunione settimanale, orazioni mattina e sera

L'APPROFONDIMENTO - Vacanze estive 2018, informazioni utili

di Marco Pappalardo – vinonuovo.it

uando ero adolescente e passavo quasi più tempo in oratorio che a casa, soprattutto nei primi mesi estivi, era strano ritrovarsi improvvisamente ad agosto senza quel ritmo intenso, quei volti, quei suoni, quelle voci, quegli impegni; senza i miei genitori che dicevano bonariamente “ma perché non te lo fai dare là un letto!”. Iniziava, dunque, il vero tempo della vacanza, accompagnato però da una pagina di avvisi che Don Bosco dava ai suoi giovani e che un salesiano mi diede una volta alla fine di un Grest. Si tratta di parole di un tempo che vanno contestualizzate, anche perché si riferiscono a ragazzi che vivevano l’oratorio come casa, scuola, chiesa, tutto; tuttavia, sono parole antiche facilmente attualizzabili, che rileggo io stesso con riconoscenza:

Vi darò alcuni avvisi per conservarvi buoni nelle vacanze.

Guardate adunque; appena arriverete a casa e vi incontrerete coi vostri genitori, salutateli, abbracciateli pure, e dite loro che io li saluto di tutto cuore. E voi rispettateli, obbediteli e fate tutto ciò che può recar loro piacere.

Quindi andate a presentarvi al parroco del vostro paese, o a quel prete che ha la cura della vostra borgata, riveritelo da mia parte, ditegli che vi mettete sotto la sua direzione e offritegli i vostri servigi, se nel corso delle vacanze in qualche cosa credesse di giovarsi di voi. Ditegli che se avesse bisogno di far scrivere qualche lettera, di servire alle sacre funzioni, far qualche lavoretto, ed anche se avesse della bella uva nel suo giardino, voi siete anche pronti ad aiutarlo ed a prestare l’opera vostra.

Ma prima di tutto ricordatevi sempre della fuga dell’ozio e della presenza di Dio, argomenti dei quali ho già trattato con voi. Ora torno a ripetervi che il tempo che passerete nelle vostre case non lo passiate in ozio, e qualunque cosa facciate, abbiate sempre a mente che il Signore vi vede. Procurate quindi di diportarvi da buoni cristiani come siete stati qui all’Oratorio.

Quindi ogni mattina servite la santa Messa e se non potrete servirla, sentitela almeno con divozione. Farete prima o dopo un po’ di meditazione, e se non potete farla né prima né dopo, fatela nel tempo della messa. Continuate nella buona pratica di accostarvi ogni domenica alla santa Comunione, oppure in un altro giorno della settimana. Gesù Cristo in Sacramento è quello che dovrà aiutarvi in tutto questo tempo di pericoli. E perché ce la possiate fare con maggiori disposizioni e più buon frutto, ricordatevi quella meditazione che vi ho raccomandato o prima o dopo il Santo Sacrificio.

Vi sarebbero ancora molte altre cosette da raccomandarvi, che voi qui fate e che farete a casa; come il dir sempre le orazioni mattino e sera, senza lasciar passare giorno alcuno trascurando questo dovere; andate in chiesa quando si darà la benedizione e da buoni figlioli intervenite alle altre pratiche di pietà che anche il parroco saprà suggerirvi.

Fuggite la lettura dei cattivi libri ed i cattivi compagni; ma di queste cose vi ho già parlato altre volte e spero che le metterete in pratica. Ciò vi raccomando da padre che ama molto i suoi figli, acciocché possiate passar bene questo tempo di vacanze.

Ripetiamo in breve ciò che vi ho detto e vi basti: fuga dell’ozio, presenza di Dio, Messa e meditazione quotidiana, confessione e comunione settimanale, orazioni mattina e sera.

Così le vostre vacanze saranno vere vacanze e ciò che più deve importare, senza l’offesa del Signore.

48 ore a Reggio Emilia, la città dal grande passato e dal presente vivace

Reggio Emilia Stazione AV di Santiago Calatrava 2 (Foto Kai-Uwe Schulte-Bunert)

Chiusa tra due vicine ingombranti come Parma e Modena, la più discreta Reggio Emilia regala al visitatore molto più di quel che si aspetterebbe. La meraviglia va ben oltre la scontata fama gastronomica della patria del Parmigiano Reggiano, del locale aceto balsamico, dei salumi reggiani (prosciutto crudo e cotto, coppa, mortadella, salami e cotechini) accompagnati dal gnocco fritto, dei cappelletti, dell’erbazzone.

 

48 ore a Reggio Emilia, la città dal grande passato e dal presente vivace

 

Senza dimenticare il Lambrusco reggiano: l’area vitivinicola della sua provincia è più estesa di quella più nota di Modena. Ma Reggio Emilia è anche arte, architettura, musica, teatro, senso civico e i resti di una passione politica che, tra miti della Resistenza e lotte sociali, ha influenzato la toponomastica più che in qualunque altro capoluogo italiano. È la città di pittori come Correggio, Antonio Fontanesi, Antonio Ligabue e Marco Gerra. Del poeta Ludovico Ariosto. Di Nilde Iotti, prima Presidente donna della Camera dei deputati. Di giganti dello spettacolo come Cesare Zavattini e Romolo Valli. E ha sfornato nel Novecento un’impressionante serie di cantati: Iva Zanicchi, Zucchero, I Nomadi e Luciano Ligabue. Senza dimenticare il genio industriale Max Mara con i vecchi impianti trasformati in museo d’arte contemporanea. E il Tricolore che Reggio ha regalato all’Unità d’Italia. Una città dove palazzi, chiese e teatri testimoniano un grande passato. E dove i colori delle facciate delle case – gialle, rosse, arancio, verdi, azzurre – raccontano la vivacità dei suoi abitanti.

 

PRIMO GIORNO
MATTINA

La vista inizia nell’immensa piazza Martiri del 7 luglio 1960 con i contigui piazza della Vittoria e Parco del Popolo. Probabilmente l’unica spianata urbana italiana che ospita tre teatri: l’Ariosto, il Cesare Zavattini e il Municipale Romolo Valli. Quest’ultimo è un tipico teatro d’opera italiano di metà Ottocento con facciata neoclassica e interno barocco. La sala ellittica, colorata di bianco e oro, racchiude quattro ordini di palchetti, il palco reale e la loggia.

 

 

Reggio Emilia, Teatro Romolo Valli (foto Marco Moretti)
Reggio Emilia, Teatro Romolo Valli (foto Marco Moretti)

 

Visite guidate permettono di ammirare i dipinti allegorici del soffitto, da cui pende il grande lampadario di cristallo, i tre sipari affrescati e, nel sottotetto, una straordinaria collezione di macchine teatrali. A sinistra del teatro, c’è il Palazzo dei Musei con esposizioni che spaziano dalle scienze naturali all’arte, dall’etnografia all’archeologia. Sul lato opposto della spianata, un edificio eclettico ospita la Galleria Parmeggiani, una casa museo con una collezione di falsi d’autore con in ballo pittori come Velasquez, Van Eyck e El Greco.

POMERIGGIO
Da piazza Martiri, via Crispi porta in piazza Del Monte dominato dal cinquecentesco Hotel Posta, da dove in pochi passi si raggiunge piazza Prampolini, il cuore di Reggio, chiusa su tre lati dal Palazzo del Monte di Pietà dominato dalla Torre dell’Orologio, dal Duomo e dal Municipio. La Cattedrale con la facciata romanica ospita all’interno una pala d’altare del Guercino nella cappella Fiordibelli.

 

Reggio Emilia, Municipio  (foto Marco Moretti)
Reggio Emilia, Municipio  (foto Marco Moretti)

 

Il Municipio comprende Museo e sala del Tricolore: racconta come nacque la bandiera nazionale e la storia risorgimentale di Reggio. Tra Duomo e Municipio s’apre il vicolo del Broletto, un sottopasso situato dove nel Quattrocento c’era il cimitero della Cattedrale: ospita botteghe gastronomiche come l’Antica Salumeria Pancaldi e la Casa del Miele (vende latticini di mucca rossa reggiana e ripieno per i cappelletti). Il Broletto collega piazza Prampolini a piazza San Prospero, sede del mercato e dell’omonima basilica, la più preziosa di Reggio: fondata nel 997, fu arricchita all’esterno nel Cinquecento con sei leoni in marmo rosso di Verona, venne poi barocchizzata nel Settecento, all’interno s’ammirano gli affreschi di Camillo Procaccini e Bernardino Campi nel presbiterio e nell’abside che domina uno stupendo coro il legno del Quattrocento. Da qui, seguendo via San Carlo, si raggiunge l’elegante piazza Fontanesi, una spianata rettangolare ingentilita da decine di tigli: è il fulcro della movida reggiana.

 

Reggio Emilia, case su via Emilia San Pietro  (foto Marco Moretti)
Reggio Emilia, case su via Emilia San Pietro  (foto Marco Moretti)

 

CENA
Il ristorante A Mangiare (viale Monte Grappa 3) è una riuscita contaminazione tra tradizione reggiana e cucina basca, frutto dell’incontro tra lo chef Olatz Agoues e la sommelier Donatella Donati. I cappellacci all’alga spirulina ripieni di crostacei, con crema di fave, capperi e crudo di gambero rosso riassumono al meglio il mix creativo di questa coppia di ristoratori.

SECONDO GIORNO
MATTINA

La via Emilia è la strada dello shopping sui due lati. Percorrendo quello porticato a San Pietro, al numero 27 s’incontra il quattrocentesco Palazzo Sacrati: è privato ma merita di entrare nell’androne per gettare lo sguardo sul meraviglioso  patio. Poco oltre, la chiesa di San Pietro annuncia gli omonimi chiostri – un colossale complesso monastico del Cinquecento – impiegati per spettacoli all’aperto e per mostre di fotografia e arte contemporanea.

 

Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro (foto Marco Moretti)
Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro (foto Marco Moretti)

 

 

Reggio Emilia, Palazzo Sacrati  (foto Marco Moretti)
Reggio Emilia, Palazzo Sacrati  (foto Marco Moretti)

 

POMERIGGIO
Sul versante opposto dell’arteria, a 2 chilometri dal termine della via Emilia Santo Stefano, in via Fratelli Cervi 66, si raggiunge la Collezione Maramotti, l’ex fabbrica di Max Mara costruita nel 1951. Achille Maramotti, il creatore della famosa casa di moda era un grande collezionista d’arte. Negli spazi ridisegnabili dello stabilimento dismesso, nel 2007 ha aperto un museo d’arte contemporanea ricco di centinaia di opere create dopo il 1945: tele e sculture dei maggiori artisti, da Francis Bacon a Lucio Fontana, e dei più importanti movimenti, dall’Arte povera alla Transavanguardia. La permanente comprende 200 opere, a cui si sommano le mostre temporanee. Le visite accompagnate sono gratuite: è obbligatoria la prenotazione. Dall’arte all’architettura contemporanea, una breve corsa in auto (5 km dal centro) porta alla Stazione Mediopadana dell’Alta Velocità progettata da Santiago Calatrava come un’onda lunga 483 metri nell’inseguirsi di 457 portali in acciaio bianco.

 

Reggio Emilia, case nel Centro Storico  (foto Marco Moretti)
Reggio Emilia, case nel Centro Storico  (foto Marco Moretti)

 

CENA
Trattoria La Morina (C.so Garibaldi n. 24/D) serve ricette reggiane tradizionali a prezzi contenuti: cappelletti in brodo, tortelli verdi o di zucca, erbazzone, polenta con porcini dell’Appennino, spongata reggiana.

 

Reggio Emilia, in bici nel Centro Storico (foto Marco Moretti)
Reggio Emilia, in bici nel Centro Storico (foto Marco Moretti)

 

REGGIO IN BICICLETTA
Reggio Emilia è la città più ciclabile d’Italia con una rete di 178 chilometri di ciclovie. Si basa su 12 piste, lunghe da 5 a 12 chilometri, e su di un anello ciclabile di 4,5 chilometri che circonda il centro storico.

lastampa.it

Camaldoli, un’oasi di silenzio, preghiera e ospitalità

Ospitalità e accoglienza, ma anche silenzio, preghiera, condivisione della liturgia, approfondimento culturale, dialogo. È il mix vincente di Camaldoli che ogni anno accoglie nelle sue foresterie più di tremila persone. Ricco il calendario delle iniziative proposte anche per quest’estate 2017 tra esercizi spirituali, convegni, settimane teologiche e di studio, corsi di lingue bibliche. «C’è un risveglio di attenzione per i temi monastici e l’approfondimento della spiritualità monastica pur nella diversità dei cammini di fede» ci spiega il priore, padre Alessandro Barban.

Padre Barban, sono tutti «cercatori di Dio» quelli che vengono da voi?

«No certamente.
Oggi le ricerche personali e i cammini di fede sono molto plurali. 
La maggioranza cerca Dio ed ha bisogno di silenzio e preghiera. Chi cerca esercizi spirituali e corsi biblici o teologici di approfondimento, chi viene a Camaldoli per le celebrazioni liturgiche annuali come l’Avvento, il Natale, la Quaresima e la Settimana Santa della Pasqua. Ci sono coloro che sono interessati al colloquio annuale ebraico-cristiano che si tiene in dicembre. Altri vengono e partecipano ai weekend interreligiosi o ai temi di frontiera. Quest’anno abbiamo offerto diversi incontri sulla Riforma di Lutero».

Tra le diverse proposte estive anche dei corsi di ebraico biblico e di greco neotestamentario. Chi li frequenta e perché?

«Sono persone di diversa provenienza geografica e culturale, uomini e donne, direi più laici/che che religiosi/e o preti, che hanno compreso come sia importante conoscere le lingue originarie in cui sono stati scritti i testi biblici. Se uno impara l’ebraico può veramente entrare nel Primo testamento e scoprire tutta la ricchezza di un testo di Isaia, del libro dell’Esodo o i Salmi. Così pure se uno padroneggia il greco biblico può leggere e approfondire i Vangeli o le Lettere di S. Paolo dall’originale dentro la lingua nella quale sono stati scritti. È un mondo inaspettato che si apre… Sono persone che studiano queste lingue antiche non solo per aumentare la loro cultura biblica. Più spesso lo fanno per dare maggiore spessore alla loro esperienza di fede».

La domanda di senso e il bisogno di felicità abitano il cuore di ogni uomo, credente e non. Che risposte o che strumenti di ricerca offrite?

«Oggi l’esistenza delle persone è alquanto impegnativa per cominciare dalla famiglia e dal lavoro. La fede cristiana che ognuno cerca di coltivare e maturare chiede certamente una risposta di bene e comunione. Di pace e di realizzazione personale. Bisogna aiutare a fare un certo discernimento: non confondere o sovrapporre la felicità secolare che spesso si identifica col possesso di cose e di denaro, con la felicità che proviene da un cammino di fede. Come monaci crediamo che sia soprattutto la lettura e la meditazione della Parola di Dio – attraverso la proposta della Lectio divina – a far comprendere e gustare la felicità che giunge come grazia nella vita di un credente. Poi offriamo corsi di meditazione silenziosa, percorsi di accompagnamento spirituale…



».

Di fronte all’odierna povertà materiale, relazionale e di speranza, in che modo un’esperienza di fede condivisa con chi ha scelto una vita di silenzio e preghiera nel celibato e nella dimensione comunitaria può «parlare» all’uomo d’oggi?

«La nostra vita monastica suscita sempre molta attenzione. Già venendo a Camaldoli, in questo posto circondato da una foresta secolare, si percepisce e si entra in una atmosfera di silenzio e di pace che aiuta molto a ritrovare se stessi. Oggi c’è un grande bisogno di fermarsi: di decelerare i ritmi di vita, famigliari e di lavoro, di ascoltare se stessi facendo silenzio, di fare il punto della situazione del proprio cammino esistenziale, di ritornare alle domande di fondo e di trovare delle risposte autentiche e profonde.
Ma la nostra vita monastica “parla” soprattutto con la preghiera e nella preghiera.
Tutti coloro che arrivano a Camaldoli – sia all’eremo, sia al monastero – chiedono se possono partecipare alla nostra preghiera comunitaria nelle diverse ore della giornata. È questa l’esperienza di fede maggiormente condivisa che, dopo alcuni giorni, comincia a segnare una traccia nella coscienza e nella propria interiorità».

«Alla scuola di Gesù» è il titolo del corso di esercizi spirituali da lei guidato qualche settimana fa. Che senso e che valore ha oggi parlare di umiltà e mitezza?

«Gesù si presenta nel Vangelo di Matteo come colui che è mite e umile di cuore. Questo non significa remissività o neutralità. Anzi, Gesù è in qualche modo la sintesi delle stesse Beatitudini. Gesù era presente con un temperamento e una fisionomia molto precisi e direi significativi a cominciare dalla sua preghiera, dallo stile della sua accoglienza verso tutti, dalla proposta dei suoi discorsi che orientavano al regno di Dio. Ma tutto era vissuto e condiviso con una mitezza che esprimeva la bontà e la misericordia di Dio; tutta la sua persona doveva esprimere umiltà, cioè la semplicità/bellezza della terra, della relazione umana, del sensibile e della tenerezza. Ma egli sa anche presentare una parola forte in merito alla povertà, al perdono, alla giustizia. Ogni cristiano dovrebbe tenere uniti dentro di sé la mitezza e l’umiltà evangelica, e allo stesso tempo il riverbero significativo di coerenza delle scelte a cui impegna la fede pasquale».

Sono in corso le Settimane teologiche della Fuci; tra qualche settimana si svolgerà la Settimana teologica del Meic. Il vostro monastero ha visto la nascita del Codice di Camaldoli: in che modo la ricerca di spiritualità e la riflessione sulla fede può orientare l’impegno civile e politico?

«Credo che una fede e una spiritualità che non diventino Politica con la maiuscola, rischiano di cadere in un’estraneità dalla storia degli uomini, che trasforma la fede in superstizione e devozione, e la spiritualità in spiritualismo. Nei decenni sono passate a Camaldoli generazioni di giovani che hanno capito quanto fosse importante impegnarsi in politica per il bene comune di tutti… e come fosse la carità più grande, il servizio discepolare più cruciale. Quando Papa Francesco ci invita ad uscire, a vivere con gli altri condividendo la nostra fede cristiana ci dice di imparare a vedere e ad aiutare i poveri, coloro che sono scartati dalla nostra società, a tenere presente i giovani e gli anziani spesso ridotti ai margini, ci dice che è possibile in nome della nostra fede di impegnarci per un mondo più umano e più giusto.
Io credo che una fede non declinata con la giustizia finisca poi per diventare insignificante. Si svuoti e non sia più attrattiva.
Il problema è duplice: per quanto riguarda la fede bisogna ritrovare la sorgente del Vangelo e tutta la sua forza profetica; per quanto riguarda la politica, abbiamo bisogno di un nuovo impegno che nasca dal bene comune, che non tema di ipotizzare modelli alternativi di economia, di scuola e di formazione, di cura ecologica del nostro mondo.
Oggi la politica è solo politicante… deve ritornare ad essere pensiero, visione, progetto
per i molti che abitano e vivono nel nostro Paese e in Europa, in un rapporto di collaborazione e di sviluppo di una nuova umanità tra Nord e Sud del mondo».

Fonte: Sir

Camminare in gruppo, in luoghi turistici o poco conosciuti ma lontani dallo stress e dalla calca estiva. Godendo la vera essenza…

Dalla Calabria alle Eolie, dal Peloponneso all’isola di Creta, magnifici sentieri per tutti.

L’essenza del Mediterraneo con le sue meraviglie naturali e culturali in luoghi ricchi di storia e di cultura dove è possibile ammirare paesaggi antichi e incontaminati, immergersi in acque cristalline, salire sulla vetta di un vulcano per ammirare un tramonto, gustare cibi genuini e odorosi di mare. Tutto questo si  può vivere anche attraverso viaggi in cui il camminare diventa lo strumento di incontro con gli altri e con la natura.

La Compagnia dei Cammini, associazione di turismo responsabile invitando a godersi gli ultimi scampoli d’estate, propone di vivere le coste e le isole del Mediterraneo zaino in spalla e scarponi ai piedi.

I percorsi consigliati, Cammini sul Mediterraneo, sono viaggi che seguono le tracce dei popoli di questo grande mare. Popoli apparentemente diversi ma uniti da una comune matrice da scoprire. Collegato dai Cammini, il Mediterraneo può essere ancora un’unica grande regione accogliente e custode di culture.

Tra i percorsi della Compagnia dei Cammini da intraprendere sul Mediterraneo ci sono le spiagge e le  mulattiere di Ponza e Palmarola (10-14 settembre). Il viaggio di facile livello e accessibile a tutti porterà alla scoperta di antiche mulattiere, di un mare costellato di faraglioni, di una cucina e di vini isolani dai sapori intensi e mediterranei. Unico anche il  cammino lungo la costa ionica calabrese (23-30 settembre). Un viaggio di facile livello nella punta estrema della penisola italiana, in una terra poco conosciuta e lontana dal “tradizionale” turismo di massa per chi ama il mare e non solo… Tra i profumi della macchia mediterranea e degli agrumi, le fiumare, i borghi arroccati in lontananza, il bianco delle rocce, l’azzurro del mare e del cielo, i rossi tramonti sull’Etna e in lontananza le brune vette dell’Aspromonte. Ideale per gli amanti della fotografia.

Dal 30 settembre al 7 ottobre la penisola del Mani, nel Sud del Peloponneso, sarà la meta di un viaggio di media difficoltà per andare indietro nel tempo, in una terra dove si respira un ritmo di vita più lento che solo camminando si può apprezzare. Sconosciuto ai più fino a metà del Novecento, il Mani non è mai stato preso d’assalto dal turismo di massa ed è rimasto sostanzialmente identico a come è sempre stato: una terra aspra e ancora molto da esplorare, regno di suggestioni mitologiche, di spiagge deserte lambite dal mare tra pittoreschi villaggi.

Kardmaili è uno dei più incantevoli villaggi del golfo Messiniaco, una perla segreta del sud del Mediterraneo: un paese che si è preservato e che ha gelosamente custodito limpide acque blu, maestosi cipressi, uliveti selvaggi, colline, un piccolo porto pittoresco e spiagge fantastiche. Aghios Nicolaos, un paesino costiero sull’isola di Creta, offre  preziose e suggestive testimonianze di un Mani ancora poco conosciuto, mentre Aeropoli, “la cittadina del vento”, è la custode della fiera tradizione maniota dove la gente ancora oggi si considera con orgoglio discendente dagli antichi Spartani.

Si potrà camminare sulle Isole Eolie (7-14 ottobre), l’arcipelago a forma di stella, ricco di rocce che si tuffano nel mare, venti che soffiano in tutte le direzioni, fuochi vulcanici pronti a dare spettacolo. Camminate di difficoltà media fra i sentieri del mito a Lipari, regno di Eolo, il dio dei venti, culla di una civiltà “già più che due volte millenaria”, ricoperta da fitta macchia mediterranea, tra cave di chiarissima pomice, colate di ossidiana e spiagge di sabbia nera finissima. E poiVulcano, dove il dio del fuoco accoglie i viaggiatori con l’odore del zolfo per offrire salutari bagni nei fanghi e nello zolfo ribollente seguiti da un rigenerante tuffo in mare e camminate nella valle dei Mostri a Vulcanello e al Gran Cratere. Altra tappa, Salina, l’isola più verde e discreta delle Eolie dove, alla casa del “Postino”, celebre set dell’omonimo film, si gode il più bel tramonto dell’arcipelago. Infine, Alicudi, la più lontana e la più selvaggia delle Eolie, dove non ci sono strade ma solo scale…

Trekking di 7 giorni sull’Isola di Creta (13-22 ottobre) tra costa ed entroterra, di media difficoltà, su un’isola che emoziona con la la magia dei miti, la forza dei maestosi reperti, la storia di una civiltà antichissima e unica, le gole che dalle alture montuose scendono fino al mare, gli agrimi, ovvero le caratteristiche capre selvatiche, i colori sgargianti e la gustosa e varia cucina locale. Un’isola da conoscere a piedi, lungo sentieri sul mare e villaggi dell’entroterra, fra le magnifiche gole di Aradena, di Samaria e di Agia Irini, visitando le rovine di Lissos, la piccola località di Agios Pavlos con la sua chiesetta bizantina costruita sulla spiaggia e la bellissima cittadina arabo-veneziana di Chania. E poi, ancora, le belle spiagge di Paleohora e il mare di Creta.

Un cammino d’autunno, colorato e profumato, ricco di diversità: sette giorni di percorsi di media difficoltà lungo la costa e nell’entroterra del Gargano (dal 22 al 29 ottobre)che stupisce per la varietà dei luoghi da visitare e per le sue bellezze fra terra e mare. Un territorio dove trovare ancora aree da esplorare e talmente vasto che il suo clima cambia da est a ovest, da aride leccete a umide faggete. Da Rodi Garganico a Monte Sant’Angelo, un “giro del mondo” fra uliveti, colline, testimonianze preistoriche, la vistosa fioritura dei Colchicum, vaste foreste e boschi secolari, alberi monumentali, cittadine e paesini da scoprire, scogliere calcaree a picco sul mare blu, lunghe spiagge bianche e una ricca e genuina cucina garganica.

Il programma completo dei viaggi su: www.cammini.eu

in famiglia cristiana

Estate, l’arte del viaggiare lento

C’è un giornalista modenese che, con i suoi libri, indaga da anni le tante sfaccettature interessanti della cosiddetta Italia minore. Riccardo Finelli, dopo aver raccontato i comuni più piccoli d’Italia, le isole minori, il viaggio di Garibaldi 150 anni dopo, si è cimentato ora con la “Transiberiana d’Italia”. Ha camminato per 120 chilometri sui binari dismessi della Sulmona-Carpinone, una ferrovia pazzesca che racconta un pezzo d’Italia e d’Appennino assolutamente inedito.

 

Il risultato è “Coi binari fra le nuvole” ( Neo Edizioni), qualcosa più di un diario di viaggio.
“C’è, o forse c’era, una linea ferroviaria incredibile. Che dal cuore dell’Abruzzo si arrampica attraverso il West della Maiella e dei grandi altopiani, s’intrufola nelle pieghe della terra dei Sanniti e raggiunge Napoli, l’antica Capitale”spiega Finelli. “Per farlo lancia (o lanciava) una sfida ardita: cavalcare la cresta dell’appennino per il lungo, longitudinalmente.
Non è solo un modo di trasportare persone o cose. Ma anche un’idea di Paese. L’idea, ottocentesca e nostalgica a vederla oggi, che l’Italia debba essere unita tirando le nervature della propria spina dorsale. Per unire le genti di province estreme, che messe al quadrato però, formano un tutt’uno”

Lo scrittore Paolo Merlini.

Lo scrittore Paolo Merlini.

Il viaggio di Finelli viene raccontato sia per chi vuole percorrerlo comodamente seduto su una sdraio, sia per chi vorrà farlo a sua volta. Con lo stesso stile scrive Paolo Merlini, autore di “L’arte del viaggiare lento” (Ediciclo). Merlini è un maestro nel muoversi su e giù per l’Italia (e non solo), utilizzando quasi esclusivamente autobus e in seconda battuta ferrovie locali. Una passione nata e coltivata da giovane, quando Merlini studiava a memoria gli orari delle corriere e viaggiava con la mente lungo queste “misteriose e magiche tratte”.

“A conoscerla bene, la rete di trasporti pubblici locali ti porta praticamente in qualsiasi angolo d’Italia in modo ecologico e economico” spiega l’autore. “Con un mezzo pubblico percorri strade provinciali e secondarie, dove è ancora possibile godersi il bel paesaggio del nostro paese, non insultato e sfregiato dal cemento. Non ti devi preoccupare di nulla e traffico, meteo, parcheggio e manutenzione del mezzo non sono di affar tuo. Un mezzo pubblico, poi, è un bellissimo punto di incontro con la gente, dove allacciare nuove amicizie e conoscere meglio il territorio che si attraversa”.

Dove andare? Merlini, dopo migliaia di chilometri trascorsi su un sedile a guardare il finestrino, sceglie la Costiera amalfitana e la via Flacca. Paolo Rumiz, altro grande viaggiatore, dice: “Agli italiani non serve andare in Birmania o in Namibia. L’avventura inizia già in Appennino”. E nell’Appennino marchigiano si muovono Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, autori di “Un altro viaggio nelle marche” (Exòrma Edizioni), un viaggio di otto giorni nel cuore delle Marche “ispirato all’incedere lento e alla decrescita felice”.

Si tratta di un autentico e vitale reportage on the road sul patrimonio enogastronomico regionale sostenuto dagli incontri “casuali“ a tavola con giornalisti, scrittori e accademici, ma anche contadini, vignaioli, osti, artigiani, inestimabili custodi di storie e saperi. Si scopre così l’origine dell’oliva ascolana: l’Ascolana tenera è parte viva della cultura alimentare picena fin dai tempi dei romani e nella versione golosa ripiena è forse l’unica specialità marchigiana nota in tutta Italia.
Poi i segreti dei liquori all’anice, dei formaggi tradizionali del Montefeltro, delle infinite ricette dei vincisgrassi maceratesi; i tesori della tradizione gastronomica montana come i tartufi (da Amandola ad Acqualagna), gli antichi cereali che regalano farine e paste di assoluto valore alimentare (farro, grano Senatore Cappelli), i funghi e le erbe spontanee, e piatti pregiati della cucina marinara marchigiana come lo stocco all’anconetana e i brodetti di pesce…

Gabriele Salari – famigliacristiana.it