Giornata mondiale contro la tratta: le nuove minacce arrivano dal web

È dedicato ai rischi associati alle tecnologie il tema della Giornata dedicata dall’Onu a questa piaga. Suor Gabriella Bottani di Talitha Kum sul bilancio del 2021: sentiamo ancora le conseguenze del lockdown, dobbiamo rispondere alla violenza e allo sfruttamento con la cura

Lo scorso anno la tratta di esseri umani ha generato introiti illegali per oltre 105 miliardi di dollari

Michele Raviart – Città del Vaticano

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Talitha Kum contro la tratta degli esseri umani: salvate 20 mila vite
29/07/2022
Talitha Kum contro la tratta degli esseri umani: salvate 20 mila vite
Con l’espansione globale dell’uso della tecnologia e dell’aumento del tempo passato online, dovuto anche alla conseguenza della pandemia di Covid-19, il mondo virtuale è diventato uno spazio sempre più favorevole al reclutamento e al controllo delle vittime della tratta di esseri umani. Un fenomeno che frutta oltre 150 miliardi di dollari agli sfruttatori e che in rete trovano gli strumenti “per reclutare, sfruttare e controllare le vittime, organizzarne il trasporto e l’alloggio, raggiungere potenziali clienti, in un contesto che favorisce maggiore velocità, economicità e anonimato”. A ricordarlo sono le Nazioni Unite, nel messaggio per la Giornata mondiale contro la tratta degli esseri umani, che si celebra oggi in tutto il mondo e che quest’anno è dedicata proprio ai rischi, ma anche alle opportunità delle tecnologie come strumento che può da un lato favorire e dall’altro ostacolare questo fenomeno. Tra le organizzazioni che si occupano di questo c’è anche la rete “Talitha Kum” – dalle parole in aramaico di Gesù “Fanciulla, alzati” – che dal 2009 coinvolge suore e volontari in 92 Paesi del mondo. A coordinare la rete, che si è occupata lo scorso anno di oltre 300 mila persone è suor Gabriella Bottani.

Il 2021 è stato un anno in cui abbiamo iniziato a sentire con maggior forza quello che è stato l’impatto delle conseguenze del Covid-19, per cui abbiamo visto crescere situazioni di instabilità in diversi Paesi, con povertà e perdita di lavoro, non solo da parte delle persone che erano uscite dai percorsi della tratta e che stavano cercando di reinserirsi. Abbiamo letto e sappiamo che il gruppo maggiormente colpito sono state le donne nel settore dei servizi e che hanno perso il lavoro. Abbiamo sentito ancora l’eco delle chiusure dei lockdown che hanno reso difficile avvicinarci ai gruppi di rischio dove le religiose di Talitha Kum da anni sono impegnate nell’identificare e nel far emergere eventuali situazioni di tratta tra i migranti senza documenti, tra le donne in situazione di prostituzione, nelle comunità rurali dove bambine e bambini vengono reclutati con promesse di lavoro nelle grandi città. In questo tempo i reclutatori e anche la vendita di persone sfruttate e quindi vittime della tratta è cresciuto sempre di più, soprattutto “nel mondo nascosto” cioè sia nel privato degli appartamenti, ma anche attraverso il mondo virtuale.

In che modo il mondo virtuale può far entrare una persona nel giro della tratta?

Attraverso proposte di lavoro su Facebook, ad esempio. Abbiamo pubblicato di recente un caso seguito dalle sorelle del Perù in cui una ragazza ha risposto a un annuncio di lavoro su Facebook e quindi l’aggancio da parte dei reclutatori avvenuto attraverso il mondo del web. Questo è un caso classico.

Si parla ancora delle conseguenze del Covid per quanto riguarda la tratta degli esseri umani. Come mai c’è ancora questa onda lunga?

Il lockdown ha innescato dei processi di crisi multiple, soprattutto nell’ambito economico e da queste non siamo ancora uscite. Sicuramente il Covid non è stata l’unica causa, ma certamente ha accelerato dei processi di “vulnerabilizzazione” e di crisi economica. In più ci sono state situazioni di instabilità, non ultima la guerra in Ucraina, che stanno aumentando i fattori di rischio alla tratta. E non dimentichiamoci che tra questi c’è la povertà estrema, per cui non avendo nessuna possibilità di lavoro le persone accettano con grande facilità delle proposte che permettano di sognare una vita migliore.

L’ultimo rapporto di Talitha Kum riguarda il 2021. La guerra in Ucraina è iniziata il 24 febbraio. Ci sono già dei segnali per capire quanto il conflitto sta incidendo nella tratta di esseri umani?

Talitha Kum è un osservatorio non statistico, ma parte dall’esperienza quotidiana delle suore. I centri di accoglienza in Europa hanno già iniziato ad accogliere donne vittime della tratta provenienti da questi gruppi di donne ucraine che hanno lasciato la loro terra. Per cui sì. Se agli inizi facevamo delle azioni di sensibilizzazione, di allerta, spinti anche dal riconoscimento di diverse organizzazioni che le situazioni di conflitto sono tra le principali cause della tratta, adesso stiamo già avendo dei casi che purtroppo confermano che anche la guerra in Ucraina aumenta la vulnerabilità delle donne Noi abbiamo più un osservatorio che riguarda le donne, ma so che anche gli uomini vengono poi sfruttati nel lavoro e cadono dentro la tratta.

Nel rapporto sono dei numeri che riguardano i cinque continenti. Quali sono i luoghi in cui la rete di Talita Kum è più efficace?

Sicuramente i luoghi in cui siamo più efficaci è dove c’è la presenza delle sorelle nelle situazioni di rischio. Vicino alle sopravvissute, alle vittime, alle famiglie e alla comunità, perché non dimentichiamoci che dietro una persona c’è tutto mondo. I processi di reinserimento sociale, di cura, di guarigione, di empowerment per restaurare hanno bisogno di anni. Questo forse è il punto di forza più bello nostro, questa condivisione e presenza nei campi profughi, con le popolazioni migranti che non hanno documenti, con le donne che vivono grandi situazioni di vulnerabilità nella prostituzione e che magari trovano nella suora una persona che le accoglie e che le ascolta.

In questo senso uno dei ruoli decisivi, da quello che emerge dal rapporto, è quello delle persone che escono dalla tratta e si mettono a disposizione per aiutare altre persone a non entrarne o a uscirne. Che significato ha questo apporto?

Sono nostre sorelle e nostri fratelli nel cammino. Ci aiutano anche a crescere insieme su quello che può essere un impegno a sognare una società senza tratta e soprattutto a entrare in gioco insieme a noi e fare in modo che un’esperienza di dolore possa diventare anche un’esperienza generativa per tutta la società e poterlo fare insieme è molto bello.

Oggi è la Giornata internazionale delle Nazioni Unite contro la tratta di esseri umani. Qual è l’appello e cosa bisogna continuare a fare?

L’esperienza fondamentale di questi ultimi anni di Talitha Kum è quella di rispondere con il bene. Di rispondere alla violenza e allo sfruttamento con la cura, alla violenza con la tenerezza e presentare il valore fondamentale della dignità di ogni persona. La dignità umana e il bene hanno la parola più importante da dire. Questo ce lo insegna la Parola di Dio, “annuncio del Vangelo”. Ce lo insegna Cristo nel suo messaggio. E questo credo sia la parola importante che dobbiamo annunciare e portare oggi 30 di luglio in questa giornata: la forza del bene e la forza della speranza.

L’impegno delle suore di Talitha Kum in una mostra al Maxxi
Al fine di sensibilizzare quante più persone possibile al tema della lotta alla tratta la rete Talitha Kum ha promosso e organizzato la mostra “Nuns Healing Hearts” della fotografa umanitaria Lisa Kristine. 28 scatti che sottolineano il lavoro delle suore di Talitha Kum in Thailandia, Italia, Messico, Guatemala e Stati Uniti. Dopo essere stata esposta in Vaticano, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York e Tokyo, la mostra è ora ospitata al MAXXI di Roma ed è possibile visitarla sul sito del museo

Tratta. Talitha Kum: oltre 26mila donne salvate in Asia nel 2021

Suor Abby Avelino, direttrice di Talitha Kum Asia: promosse campagne di sensibilizzazione nelle scuole e nelle comunità
Talitha Kum: oltre 26mila donne salvate in Asia nel 2021
Ben 26.065 donne asiatiche sono state fermate e salvate dalla tratta di esseri umani nel 2021 da “Talitha Kum”, Federazione di suore cattoliche che si impegna a combattere e sradicare la tratta di esseri umani. Lo riferisce l’agenzia Fides.

“La prevenzione era la priorità delle reti asiatiche. È stata promossa attraverso campagne di formazione e sensibilizzazione nelle scuole, nelle parrocchie e nelle comunità locali, rivolte in particolare alle donne, ai giovani, alle comunità religiose, tribali e ai lavoratori migranti” ha affermato alla Fides suor Abby Avelino, direttrice di Talitha Kum Asia. Secondo la religiosa, la questione della tratta di esseri umani in Asia è stata esacerbata dall’attuale situazione socioeconomica. Molti paesi dell’Asia affrontano gravi crisi economiche a causa dell’impatto della pandemia di Covid-19 e dei conflitti politici, come Myanmar, Sri Lanka e Pakistan.

“Crisi come queste aumentano il numero di persone che diventano vulnerabili alla tratta, in particolare donne, ragazze, giovani, migranti e rifugiati. Le forme predominanti della tratta di esseri umani, interna e internazionale, sono il lavoro forzato, il matrimonio forzato e lo sfruttamento sessuale” afferma la suora in un rapporto di Talitha Kum pervenuto a Fides.
Avvenire

La “cura” può fare la differenza. Anche contro la tratta

La rete globale anti-tratta Talitha Kum – che comprende più di tremila suore cattoliche e laici – lancia la campagna #CareAgainstTrafficking in vista della Giornata mondiale contro la tratta di persone che si celebrerà venerdì 30 luglio. L’intervista a suor Gabriella Bottani: “Il Papa ci chiede di promuovere e realizzare l’economia della cura nel quotidiano”La campagna lanciata da Talitha Kum ha come hashtag #CareAgainstTrafficking

La cura è quella che il Papa ha definito “vaccino per il cuore” e la cui importanza ha sottolineato in numerose occasioni, da ultima quella del ricovero al Policlinico Gemelli. Avere cura dei malati, dei vicini, dei familiari. Cura del prossimo. Curare chi è ferito, come quei soggetti vittima delle tratta delle persone. A quella cura guarda oggi Talitha Kum, la Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone. Lo fa lanciando la campagna “Care Against Trafficking”, con la quale si vuole dimostrare che la cura può fare la differenza in ogni fase del percorso per combattere la tratta di persone: cura per chi è a rischio, cura per le vittime e cura per i sopravvissuti.

Prostituzione. La ricca Milano chiama schiave dall’Est Europa

Aumentano le donne romene e albanesi sulle strade della metropoli. In calo le nigeriane. Suor Biondi (Caritas): «Ma restano prigioniere in Libia dove subiscono violenze terribili»
Aumenta il numero di donne romene e albanesi prostituite sulle strade di Milano

Aumenta il numero di donne romene e albanesi prostituite sulle strade di Milano – archivio Avvenire

da Avvenire

Vengono sempre più spesso dall’Est Europa le donne costrette a prostituirsi sulle strade di Milano: romene e albanesi principalmente, controllate da un racket spietato. Appare in calo, invece, il numero delle vittime di sfruttamento originarie della Nigeria. Una buona notizia? Solo a prima vista. In realtà, sempre più di frequente rimangono intrappolate nei campi di detenzione libici, dove vengono schiavizzate e sfruttate, o vengono prostituite in altri Paesi africani. Così dicono i dati – e l’esperienza sul campo – dell’unità di strada «Avenida» di Caritas Ambrosiana, che due volte la settimana esce tra periferia e hinterland a offrire loro un contatto, un aiuto. E una chance di liberazione dalle catene del racket. Come hanno fatto le 19 donne, tutte nigeriane, entrate nella rete di protezione nell’ultimo anno con il sostegno della Caritas.
Nel 2019 Avenida ha “intercettato” 197 donne sui marciapiedi di Milano. Nel 2018 erano state 235. Romene e albanesi, «storicamente le più presenti», ricorda un comunicato Caritas, «passano, le romene, dal 43% nel 2018 al 45% nel 2019» sul totale delle donne contattate, mentre «le albanesi passano dal 22% al 25,9%» e insieme continuano a essere «la maggioranza delle donne costrette a prostituirsi in strada». Un incremento che, assieme al turn over, «fa credere agli operatori che il racket continui a operare indisturbato». Cambiato è, invece, il peso percentuale delle nigeriane fra i “contatti” di Avenida. «Anche nel passato non sono mai state la maggioranza», sottolineano in Caritas, e fra 2018 e 2019 sono passate dal 23% al 14,2%. Tutto questo accade «a dispetto dell’enfasi posta sui gruppi criminali africani e i loro legami con gli scafisti libici», annota il comunicato – diffuso per la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta – che restituisce un ritratto prezioso sullo scenario milanese, sia pur parziale (resta fuori, ad esempio, la prostituzione indoor, in appartamenti o centri massaggi). «La diminuzione della presenza di donne nigeriane si spiega con una diversa strategia dei gruppi criminali che gestiscono il traffico – osserva suor Claudia Biondi, responsabile Area Tratta di Caritas Ambrosiana –. Se prima del caos libico le donne nigeriane venivano mandate in Italia con normali voli aerei ed entravano con visti turistici, dall’inizio della guerra i clan criminali hanno trovato più conveniente accordarsi con gli scafisti e utilizzare le rotte dell’immigrazione. Ora, invece, hanno capito che è più facile farle prostituire nelle miniere d’oro dell’Africa Sub-sahariana, mentre quelle che non riescono più ad attraversare il Mediterraneo restano prigioniere dei centri di detenzione libici dove subiscono violenze terribili».
Per queste donne, Milano può essere luogo di rinascita. Sono tutte nigeriane, infatti, le 37 ospiti delle case protette della Caritas. E sono ben 19, come detto, quelle entrare solo nell’ultimo anno nei percorsi di protezione. Ma resta la sfida di aiutare anche le altre. «È vero – commenta Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana – che i trafficanti nigeriani hanno sfruttato le rotte migratorie per far giungere in Italia le schiave del sesso, come abbiamo sempre denunciato. Ma chiudere i porti non risolve il problema. Al contrario lo sposta altrove e aggrava sofferenza e sfruttamento delle donne. Lo sfruttamento – insiste – si combatte con la repressione dei trafficanti e offrendo alle donne occasioni d’integrazione, come dimostra l’attività dei nostri servizi. Invece l’enfasi sui barconi rischia di far passare in secondo piano un fenomeno rilevante che non si è mai interrotto e continua ancora: la tratta delle bianche in mano a organizzazioni criminali forse meno strutturate ma non meno violente di quelle africane che hanno continuato ad agire indisturbate in questi anni attraverso i confini interni dell’Europa».

Caritas, un’«unità di strada» per spezzare le catene

«Ci sono anche uomini fra i 15 volontari che assieme alle nostre due educatrici permettono all’unità di strada Avenida di eseguire due uscite alla settimana in orario notturno e di farsi, così, incontro alle donne prostituite tra periferia e hinterland di Milano. È importante offrire a queste donne un modello positivo di uomo. È importante mostrare che gli uomini non sono solo sfruttatori o clienti», scandisce Sabrina Ignazi, dell’Area Tratta e prostituzione di Caritas Ambrosiana.
Ci sono molte catene da spezzare, per aiutare queste donne a lasciare la strada: «L’ignoranza, cioè la non conoscenza di servizi e normative che le possono aiutare – spiega Ignazi –; il timore, nel contatto con le istituzioni, di essere riconosciute come “clandestine” e di essere espulse dall’Italia; il clima di isolamento, sospetto, paura, minacce e violenza in cui le chiude lo sfruttatore. Che nel caso delle nigeriane, è una donna. E c’è anche la paura di minacce e ritorsioni contro i familiari in madrepatria, e il vincolo di un debito da pagare all’organizzazione che si è fatta carico dell’arrivo in Italia. E il meccanismo dello sfruttamento spesso si fa intensissimo e intollerabile».
È per aiutare le donne prostituite e sfruttate sulle strade di Milano che dagli anni ’90 Avenida si fa loro incontro. «E il primo passo è proprio rompere l’isolamento – e un prima occasione può essere l’accompagnamento ai servizi sanitari per “presidiare” e proteggere la loro salute – e così creare spazi di relazione liberi da sfruttatori e clienti, perché possano arrivare a decidere di chiedere aiuto». Ignazi lavora al Sed (Servizio disagio donne), il servizio sociale di Caritas Ambrosiana che si occupa dell’ascolto, dei colloqui e della presa in carico delle donne, a questo punto invitate ad aderire a un progetto personalizzato che le porti verso l’emancipazione e l’autonomia, e ospitate in strutture protette, in luoghi segreti (due comunità e cinque appartamenti gestiti da cooperative della “rete” Cartitas) dove riprendere in mano la propria vita. «Imparare o migliorare la conoscenza dell’italiano, proseguire o completare gli studi, soprattutto imparare un mestiere ed inserirsi nel lavoro: questo, insegna l’esperienza degli anni, è decisivo perché queste donne possano arrivare ad una piena autonomia – sottolinea Ignazi –. L’alternativa è tornare nella precarietà e ricadere in percorsi di sfruttamento».
Le 37 donne ospiti delle case protette della Caritas sono tutte nigeriane. Due terzi sono rifugiate politiche, un terzo ha ottenuto il permesso di soggiorno con l’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione (il decreto legislativo 286 del 1998) entrando in percorsi protetti di fuoriuscita dallo sfruttamento. «Forse per questo tutte le nostre ospiti sono nigeriane. Per le romene, che sono comunitarie, e le albanesi, che possono entrare in Italia con un visto rinnovabile ogni tre mesi, il permesso di soggiorno è una “offerta” molto meno allettante». Ecco, dunque, la sfida: trovare vie e strumenti per «agganciare» anche loro. «L’aumento di romene e albanesi, con il calo delle nigeriane, è la tendenza da almeno un paio d’anni a Milano come nel resto d’Italia. E si tratta di donne ad elevata “mobilità”, che il racket, anche per motivi di “rinnovamento” dell’offerta di mercato, sposta spesso tra i vari Paesi europei, incrementando così il loro isolamento».

Vittime della tratta: non numeri ma volti e storie concrete

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Interrogativi intrisi di sofferenze indicibili e racconti di orrori vissuti sulla pelle e perpetrati ancora oggi, ogni giorno, in diversi Paesi del mondo. È attraverso questo intreccio, denso di angoscia e sgomento, che si è articolata, stamani, la conferenza stampa per la presentazione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone, promossa dall’Unione Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali.

Un dramma contemporaneo

La Giornata ricorre ogni anno l’8 febbraio, il giorno in cui la Chiesa ricorda Santa Giuseppina Bakhita. Spinge e costringe a porsi delle domande. Padre Michael Czerny, sotto-segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, in particolare ha posto questi interrogativi: Perché la depravazione del traffico umano persiste nel 21.mo secolo? Semplicemente perché la tratta, ha aggiunto, è molte redditizia? Cosa possiamo fare per arginare ed eliminare il traffico di esseri umani?

Non numeri, ma volti

Secondo stime fornite dalle Nazioni Unite, sono oltre 45 milioni le persone vittime della tratta. Ma la realtà, anche sotto il profilo dei numeri, è probabilmente ancora più grave. Padre Frederic Fornos, direttore internazionale della Rete mondiale di preghiera del Papa, ha detto che “di fronte a questa tragedia umana, di fronte a tanta sofferenza, impotenza e angoscia di uomini, donne e bambini, spesso nel contesto delle migrazioni”, si eleva un grido. “È un grido – ha affermato – che viene dal cuore, è il grido di preghiera al Signore”. Per Francesco, ha sottolineato, “non sono numeri, sono nomi, volti, storie concrete”. “Non possiamo tacere, ha aggiunto padre Fornos, se non vogliamo vendere la nostra anima al diavolo”. Per questo motivo, ha poi ricordato, “abbiamo preparato con il Papa il video mensile su questo dramma”.

vaticannews

Santa Sede. Papa: le migrazioni arricchiscono le società. «Anche Gesù fu un rifugiato»

Il Papa con alcuni migranti in un’immagine d’archivio (Fotogramma)

La questione dei migranti e della tratta degli esseri umani è al centro delle preoccupazioni pastorali e degli orientamenti magisteriali di papa Francesco. Ne sono ulteriore prova due nuovi documenti della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, un ufficio posto alle dirette dipendenze del Pontefice e diretto da due sotto-segretari: il gesuita slovacco-canadese Michael Czerny e lo scalabriniano italiano Fabio Baggio.

I due testi diffusi oggi sono gli “Orientamenti pastorali sulla Tratta di persone” e “Luci sulle Strade della Speranza – Insegnamenti di Papa Francesco su migranti, rifugiati e tratta”.

Il primo, frutto di un processo di consultazione con le Conferenze Episcopali, le organizzazioni cattoliche e le congregazioni religiose, presenta una serie di orientamenti pastorali allo scopo di comprendere, riconoscere, prevenire e debellare la piaga della tratta di persone, proteggere le vittime e promuovere la riabilitazione dei sopravvissuti. Il documento, di 38 pagine, illustra “realtà e risposte” sulla piaga della tratta, indicandone le cause, sollecitandone il riconoscimento, illustrandone le dinamiche e le possibili modalità per sconfiggere il fenomeno (rafforzare la cooperazione, sostegno ai sopravvissuti, promuovere la reintegrazione). Il documento è disponibile in formato digitale su: https://migrants-refugees.va/it/tratta-di-esseri-umani-e-schiavitu/ in varie lingue e formati.

Il secondo volume, prefato dallo stesso Pontefice, è una corposa raccolta (489 pagine) degli insegnamenti magistrali di Papa Francesco su migranti, rifugiati e tratta dall’inizio del Suo Pontificato alla fine del 2017. Ad esso è abbinata una versione elettronica con programma di ricerca, disponibile sul sito della Sezione, che viene aggiornata regolarmente a cadenza semestrale incorporando i nuovi insegnamenti pontifici.

“Spostarsi e stabilirsi altrove con la speranza di trovare una vita migliore per se stessi e le loro famiglie: è questo il desiderio profondo che ha mosso milioni di migranti nel corso dei secoli”, osserva il Pontefice nella sua prefazione. Spiegando come “gli esodi drammatici dei rifugiati” siano “un’esperienza che Gesù Cristo stesso provò, assieme ai suoi genitori, all’inizio della propria vita terrena, quando dovettero fuggire in Egitto per salvarsi dalla furia omicida di Erode”.

“Il viaggio dei migranti non è sempre un’esperienza felice” rimarca Papa Francesco. Basti pensare “ai terribili viaggi delle vittime della tratta”. Anche in questo caso, però, “non mancano le possibilità di riscatto, come accadde per il piccolo Giuseppe, figlio di Giacobbe, venduto come schiavo dai fratelli gelosi, il quale in Egitto divenne un fiduciario del faraone”.

“Nella Sua infinita misericordia, Dio elargisce liberamente la Sua grazia in ogni circostanza”, scrive Papa Francesco. “Ce lo confermano – aggiunge – gli esempi ispiratori dei nostri antenati nella fede i quali hanno dovuto fuggire dalle persecuzioni o, seguendo la voce del Signore, hanno viaggiato in terre lontane come missionari”.

“Anche oggi – osserva il Pontefice – i movimenti umani, pur generando sfide e sofferenze, stanno arricchendo le nostre comunità, le Chiese locali e le società di ogni continente”. “Come la storia umana, – prosegue – la storia della salvezza è stata segnata da itineranze di diverso genere – migrazioni, esili, fughe, esodi – tutte comunque motivate dalla speranza di un futuro migliore altrove. E anche quando l’itineranza è stata introdotta con intenzioni criminali, come nel caso della tratta, non bisogna lasciarsi rubare la speranza di librazione e riscatto”.

“Mi auguro – conclude la prefazione – che questa raccolta di insegnamenti e riflessioni possa illuminare i nostri passi sulle strade della speranza, fornendo spunti d’ispirazione per la preghiera, la predicazione e l’azione pastorale”.

I padri Czerny e Baggio da parte loro, nella prefazione al volume sugli “Orientamenti pastorali sulla tratta delle persone”, sottolineano come Papa Francesco “non ha mai nascosto la sua grande preoccupazione” verso tale fenomeno, “che miete milioni di vittime – uomini, donne e bambini -, le quali possono essere annoverate tra le persone più deumanizzate e scartate ovunque nel mondo di oggi”. I due religiosi ricordano che il Pontefice chiamano la tratta “un ’flagello atroce’, una ’piaga aberrante’ e una ferita ’nel corpo dell’umanità contemporanea’”. E scopo degli Orientamenti è proprio quello “di fornire una chiave di lettura della tratta e una comprensione che diano ragione e sostegno a una lotta necessaria e duratura” per sradicarla.

>> LA PREGHIERA PER LE VITTIME DELLA TRATTA

da Avvenire

GIORNATA INTERNAZIONALE DI PREGHIERA E RIFLESSIONE CONTRO LA TRATTA DI PERSONE 8 FEBBRAIO 2015

Papa Francesco, sin dall’inizio del suo Pontificato, ha più volte denunciato con forza il traffico di esseri umani, definendolo «un crimine contro l’umanità» e spronando tutti a combatterlo e a prendersi cura delle vittime. Facendo proprio l’appello del Santo Padre

il Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti

il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica

le Unioni internazionali femminili e maschili dei Superiori/e Generali (UISG e USG)

promuovono una

GIORNATA INTERNAZIONALE DI PREGHIERA E RIFLESSIONE

CONTRO LA TRATTA DI PERSONE

La prima Giornata sarà celebrata in tutte le diocesi e le parrocchie del mondo,

nei gruppi e nelle scuole, il prossimo

8 FEBBRAIO 2015

Festa di Santa Giuseppina Bakhita

schiava sudanese, liberata e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel Duemila.

 

Il fenomeno

La tratta di esseri umani è una delle peggiori schiavitù del XXI secolo. E riguarda il mondo intero. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 60 per cento sono donne e minori. Spesso subiscono abusi e violenze inaudite. D’altro canto, per trafficanti e sfruttatori la tratta di esseri umani è una delle attività illegali più lucrative al mondo: rende complessivamente 32 miliardi di dollari l’anno ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi.

 

Che cosa fa la Chiesa

Da molti anni, la Chiesa cattolica, e in particolare le congregazioni religiose femminili, operano in molte parti del mondo, per sensibilizzare su questo vergognoso fenomeno, prevenire il traffico di esseri umani, denunciare trafficanti e sfruttatori e soprattutto aiutare e proteggere le vittime. Con l’avvento di Papa Francesco, una maggiore attenzione al tema della tratta è stata manifestata con più forza e si è concretizzata in una serie di azioni e iniziative anche dei Dicasteri Vaticani.         Nella nostra Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla dal 1996 l’Associazione Rabbunì incontra e cammina con persone vittime di tratta, dal 2009 il Progetto Maria di Magdala, formato da diverse realtà Rabbunì, CAV, Coop,Madre Teresa, Casa Betania, alcune parrocchie, sotto la responsabilità della Caritas,

cerca di continuare insieme questo cammino, nel quale le nostre sorelle vittime di tratta aiutano la nostra Chiesa e ciascuno di noi a compiere un quotidiano cammino di liberazione e conversione.

 

Obiettivi della Giornata

L’obiettivo è innanzitutto quello di creare, attraverso questa Giornata, maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi. Al contempo provare a dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete. Per questo è fondamentale, da un lato, ribadire la necessità di garantire diritti, libertà e dignità alle persone trafficate e ridotte in schiavitù e, dall’altro, denunciare sia le organizzazioni criminali sia coloro che usano e abusano della povertà e della vulnerabilità di queste persone per farne oggetti di piacere o fonti di guadagno.

Inoltre, la Giornata mondiale contro la tratta 2015 si inserisce significativamente anche all’interno dell’Anno dedicato alla Vita Consacrata e sarà dunque da stimolo per tutte le religiose e i religiosi sparsi per il mondo a leggere i “segni dei tempi” e a ripensare in termini profetici il presente e il futuro della vita consacrata stessa.

 

LA GIORNATA INTERNAZIONALE DI PREGHIERA E RIFLESSIONE CONTRO LA TRATTA

DI PERSONE È SOSTENUTA PERSONALMENTE DA PAPA FRANCESCO

 

«La tratta delle persone è un crimine contro l’umanità. Dobbiamo unire le forze per liberare le vittime e per fermare questo crimine sempre più aggressivo, che minaccia, oltre alle singole persone, i valori fondanti della società e anche la sicurezza e la giustizia internazionali, oltre che l’economia, il tessuto familiare e lo stesso vivere sociale».        Papa Francesco, 12 dicembre 2013

 

PREGHIERA

 

Quandosentiamo parlare di bambini, uomini e

donne ingannati e portati in luoghi sconosciuti

allo scopo di sfruttamento sessuale, lavoro forzato e

vendita di organi, i nostri cuori si indignano e il nostro

spirito è addolorato perché la loro dignità e i loro

diritti vengono calpestati con minacce, menzogne e

O Dio, aiutaci a contrastare con la nostra vita ogni

forma di schiavitù. Ti preghiamo insieme a Santa

Bakhita perché la tratta di persone abbia termine.

Donaci saggezza e coraggio per farci prossimo di tutti

coloro che sono stati feriti nel corpo, nel cuore e nello

spirito, così che insieme possiamo realizzare la tua

promessa di vita e di amore tenero e infinito per

questi nostri fratelli e sorelle sfruttati.

Tocca il cuore di chi è responsabile di questo grave crimine

e sostieni il nostro impegno per la libertà, tuo

dono per tutti i tuoi figli e figlie. Amen

 

VI INVIAMO ALCUNE INTENZIONI DI PREGHIERA

DA INSERIRE NELLA MESSA DI DOMENICA 08-02-2015

 

Ti preghiamo Padre perché la Chiesa curi con costanza, delicatezza e coraggio la piaga delle persone vittime di tratta nel corpo dell’umanità e nel corpo di Gesù

Noi ti preghiamo

Ti preghiamo Padre per tutte le vittime del lavoro forzato, nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche, nei ristoranti, nelle abitazioni private o in luoghi nascosti, dove non è possibile vederle.

Noi ti preghiamo

Ti preghiamo Padre per tutti coloro che sono costretti a diventare soldati e, in particolare, per i bambini che vengono obbligati alla violenza.

Noi ti preghiamo

Ti preghiamo Padre, per le ragazze e le donne sfruttate e trattate come oggetto nei matrimoni forzati e nel commercio sessuale.

Noi ti preghiamo

Ti preghiamo Padre le vittime della tratta nelle nostre comunità locali. Perché i nostri occhi vedano quanto accade intorno a noi e ci impegniamo per restituire la libertà a chi nelle nostre comunità è vittima di schiavitù.

Noi ti preghiamo

Donaci Padre saggezza e coraggio per farci prossimo di tutti coloro che sono stati feriti nel corpo, nel cuore e nello spirito, così che insieme possiamo realizzare la tua promessa di vita e di amore tenero e infinito per questi nostri fratelli e sorelle sfruttati. Tocca il cuore di chi è responsabile di questo grave crimine e sostieni il nostro impegno per la libertà, tuo dono per tutti i tuoi figli e figlie.

Noi ti preghiamo

 

AZIONI CONCRETE

CONOSCERE la realtà della tratta di persone, a livello locale e globale

PREGARE per le vittime della tratta perché questa schiavitù abbia termine

ACQUISTARE prodotti ‘slave-free’, utilizzando il commercio equo e solidale

CHIEDERE una legislazione locale e nazionale che protegge le vittime, aiuta i sopravvissuti e punire i trafficanti

“Accendi una luce contro la tratta di persone”

Per ulteriori informazioni visita il nostro Sito Web:

www.a-light-against-human-trafficking.inf

uisgolan@uisg1.tuttopmi.it / uisgseg@tin.it / www.uisg.org

tratta

Aderiscono: Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Caritas Internationalis e il suo Network di Christian Organizations against trafficking (COATNET), Talitha Kum, Ufficio “Tratta donne e minori” Usmi, Slaves no More, Unione mondiale associazioni femminili cattoliche, Comunità Papa Giovanni XXII, Jesuit Refugee Service (Jrs), International Catholic Migration Commission, International Forum Catholic Action, Congregazione figlie della Carità Canossiane, Gruppo Abele, COMECE

Giornata mondiale ecclesiale contro la tratta di esseri umani

L’ufficio “Tratta donne e minori” dell’USMI è lieto di condividere questi materiali preparati in occasione della prima Giornata mondiale ecclesiale contro la tratta di esseri umani( www.a-light-against-human-trafficking.info ) che sarà celebrata domenica 8 febbraio 2015, festa liturgica di santa Giuseppina Bakhita, piccola schiava sudanese, liberata, diventata cristiana, religiosa e santa. Canonizzata da S. Giovanni Paolo II nel 2000.

Pieghevole_italiano-1La giornata è stata sostenuta fortemente da Papa Francesco e organizzata dalle congregazioni femminili e maschili internazionali UISG e USG. La rete internazionale di Talitha Kum, che coordina l’impegno di migliaia di religiose che operano in 80 diversi Paesi del mondo, di cui l’ufficio tratta donne e minori dell’USMI è pure parte, ha elaborato delle iniziative in comunione con vari Dicasteri vaticani per dare alla Giornata una dimensione universale ed ecclesiale.slidetratta

Si invitano, quindi, tutte le realtà ecclesiali a vivere questa prima Giornata attraverso il contributo della preghiera, della sensibilizzazione e della maggior conoscenza di questa terribile piaga che Papa Francesco chiama “crimine contro l’umanità.”

Per facilitare le iniziative nelle varie comunità e parrocchie, sono stati preparati dei semplici sussidi che si possono usare, modificare e condividere affinché la Giornata possa essere percepita nella sua realtà e urgenza e vissuta da tutti i consacrati e fedeli impegnati a costruire un mondo più giusto e fraterno, privo di schiavi e schiavitù: “Non più schiavi, ma fratelli e sorelle”

Questo l’elenco del materiale che troverete in forma accessibile a tutti 

  • Il messaggio del Papa per la giornata della pace come documento base contro la schiavitù
  • Una copia del Comunicato Stampa con le varie informazioni e motivazioni
  • Una traccia di celebrazione in italiano per Parrocchie, comunità religiose, case di riposo ed altri gruppi di preghiera
  • Una seconda traccia di preghiera in inglese per i gruppi delle donne di lingua inglese che sono nelle case di accoglienza, a Ponte Galeria o sulle strade
  • La traccia per una semplice veglia di preghiera da organizzare soprattutto nelle diocesi
  • La traccia guida per la celebrazione Eucaristica della domenica 8 febbraio. Nella traccia si trovano: note introduttive alla messa della giornata; una processione offertoriale con simboli e preghiere e la traccia per l’omelia incentrata sulla parola di Dio e sulla giornata
  • Copia della preghiera di S. Bakhita in Italiano e il volantino per la veglia che si terrà a Roma
  • Alcuni motori di ricerca per entrare nei links ufficiali per ulteriori materiali
  • Copia del Programma per Roma

Giornata contro tratta

preghiera

Messaggio per la giornata della Pace 2015

Sr. Monica Chikwe e Sr. Eugenia Bonetti

ufficio tratta – USMI

La prima Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone

La prima Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone sarà celebrata in tutte le diocesi e le parrocchie del mondo, nei gruppi e nelle scuole, il prossimo 8 febbraio 2015, festa di Santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese, liberata e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel Duemila.

L’iniziativa – riporta l’agenzia Fides – è promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti, dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, e dalle Unioni internazionali, femminili e maschili, dei Superiori/e Generali. Nel comunicato si evidenzia che l’obiettivo “è innanzitutto quello di creare, attraverso questa Giornata, maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi.

Al contempo provare a dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete”. Il fenomeno riguarda il mondo intero. Secondo i dati ufficiali circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù. Questa attività criminale rende complessivamente 32 miliardi di dollari l’anno a trafficanti e sfruttatori, ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi.

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