Le voci di cristiani, ebrei, musulmani, induisti e buddhisti insieme per il momento di spiritualità comune al Convegno di pastorale giovanile di Sacrofano. Annunciato il Giubileo dei giovani 2025

Il momento di spiritualità condiviso con le comunità di diverse fedi religiose a Sacrofano durante il Convegno nazionale di pastorale giovanile

Il momento di spiritualità condiviso con le comunità di diverse fedi religiose a Sacrofano durante il Convegno nazionale di pastorale giovanile – .

E chi meglio dei giovani può abbattere il muro delle divisioni? Chi meglio delle nuove generazioni può curare le ferite di un mondo segnato dai conflitti, dalla cura degli interessi di parte, dalla manipolazione di quella che dovrebbe essere l’esperienza più universale di tutte, la fede religiosa? Questa forza dirompente e profetica che nasce quando i giovani s’incontrano, al di là di ogni differenza di appartenenza religiosa, si è manifestata in tutta la sua evidenza al Convegno nazionale di pastorale giovanile a Sacrofano: il terzo giorni, infatti, si è chiuso con un momento interreligioso di spiritualità che ha visto la partecipazione degli incaricati della cura delle nuove generazioni delle diverse denominazioni religiose presenti in Italia. E così si sono trovati assieme giovani ebrei, musulmani, induisti e buddhisti, oltre a quelli delle diverse confessioni cristiane, ma anche i rappresentanti delle associazioni e delle aggregazioni che s’impegnano a favore dei giovani.

La preghiera condivisa: profezia giovane per il mondo

«Un’evento storico», l’ha definito il direttore dell’Ufficio nazionale Cei per l’ecumenismo e il dialogo religioso, don Giuliano Savina, che ha collaborato con il Servizio nazionale per la pastorale giovanile per la realizzazione dell’appuntamento. Dopo un momento condiviso, con la lettura di messaggi dedicati alla riflessione su come “umanizzare l’umano”, ogni comunità ha tenuto distinti momenti di preghiera aperti a tutti gli incaricati e collaboratori delle Pastorali giovanili italiane presenti al Convegno.

E se le preghiere hanno lanciato un forte messaggio di comunione e condivisione, ancora più intenso e luminoso è stato il momento della cena, condivisa dai convegnisti assieme ai gruppi delle altre fedi che hanno partecipato al momento di spiritualità. Una vera e propria festa collettiva, dove le differenze non sono sparite ma hanno condiviso uno spazio, un gesto, dimostrando che stare insieme è possibile.

Il momento conviviale condiviso tra gli incaricati di pastorale giovanile e le delegazioni delle altre religioni e confessioni

Il momento conviviale condiviso tra gli incaricati di pastorale giovanile e le delegazioni delle altre religioni e confessioni – .

I ragazzi ebrei e musulmani: la fede non deve dividere

«Possiamo e dobbiamo creare una rete tra noi giovani, anche di religioni diverse per dare un segnale a questo mondo», dice Manuel, giovane ebreo di 24 anni, venditore di prodotti per dentisti, che sorride e offre a chi passa dal loro tavolo una piccola coppa di frutta e un tiramisu.

«No la fede non può e non deve essere motivo di divisione – aggiunge Adam, liceale musulmano di 17 anni –. E se lo diventa è solo perché c’è qualcuno che le manipola a vantaggio di propri interessi particolari. Il punto di partenza per gettare ponti e costruire legami per un mondo più giusto e in pace, sono di sicuro i valori comuni, che uniscono tutte le religioni. Il mio credo – chiosa il giovane – mi dona, ad esempio, un valore fondamentale che è il rispetto, per me stesso, per gli altri, per Dio. Penso che tutti possano partire da qui».

Un sogno, quello di un mondo unito costruito dai giovani di tutte le religioni, che anche il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, presidente della Commissione episcopale Cei per l’ecumenismo e il dialogo: «Il futuro non va solo atteso – ha detto il presule – ma va anche sognato. E allora, momenti come quello che abbiamo vissuto qui stasera ci dicono che possiamo sognare veramente un mondo dove possiamo vivere realmente assieme. Questo è il senso ultimo anche della cura delle nuove generazioni».

L’annuncio: il Giubileo dei Giovani dal 28 luglio al 3 agosto 2025

L’ultima giornata dei lavori a Sacrofano ha visto l’intervento di Paolo Cortellessa, del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, che ha ricordato l’importanza per le nuove generazioni del tema della sostenibilità e della corresponsabilità in questo impegno di sostegno a tutta la vita della comunità cristiana.

E poi le conclusioni di don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, che ha auspicato per la Chiesa italiana «un servizio alle nuove generazioni mite, umile, aderente alla realtà e grato». E poi l’annuncio finale con l’invito al Giubileo dei giovani che si terrà a Roma dal 28 luglio al 3 agosto 2025, che sarà caratterizzato da tutti i passaggi che caratterizzano il pellegrinaggio giubilare, ai quali si aggiungerà un appuntamento dedicato ai giovani italiani.

avvenire.it

Documento sulla Fratellanza pietra miliare per i rapporti tra le religioni

Il Papa ad Abu Dhabi (2019)

«Un evento straordinario che ha segnato profondamente il nostro Vicariato apostolico e il Paese dando un impulso decisivo al dialogo interreligioso»: il vescovo Paolo Martinelli, vicario apostolico di Arabia del Sud, ricorda così il quinto anniversario del viaggio apostolico di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti e la firma, il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi, del Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. «Il ricordo di quei giorni — ha scritto Martinelli in una lettera indirizzata ai fedeli — riempie ancora i nostri cuori di gratitudine e risveglia in noi un profondo senso di responsabilità verso la Chiesa e il mondo intero». La visita del Pontefice è stata «un’opportunità per riconoscerci come parte dell’unica Chiesa di Cristo e per rinnovare il nostro impegno per una testimonianza cristiana umile e fedele nel contesto della penisola arabica».

La memoria va, in particolare, alla messa presieduta il 5 febbraio da Francesco nella Zayed Sports City di Abu Dhabi e alle parole dell’omelia: «Si dice che tra il Vangelo scritto e quello vissuto ci sia la stessa differenza che esiste tra la musica scritta e quella suonata. Voi qui conoscete la melodia del Vangelo e vivete l’entusiasmo del suo ritmo. Siete un coro che comprende una varietà di nazioni, lingue e riti; una diversità che lo Spirito Santo ama e vuole sempre più armonizzare, per farne una sinfonia. Questa gioiosa polifonia della fede è una testimonianza che date a tutti e che edifica la Chiesa». Secondo il vicario apostolico di Arabia del Sud, questa polifonia, che i fedeli locali sono chiamati a raggiungere, è una responsabilità verso tutta la Chiesa: «Sperimentare la diversità nell’unità è il nostro compito primario. Siamo una Chiesa di migranti, siamo una Chiesa “pellegrina”. E quindi abbiamo l’opportunità unica di arricchirci a vicenda condividendo i nostri doni, talenti, culture e tradizioni. La Chiesa e il mondo hanno bisogno di vedere in noi che la diversità non è un problema o un ostacolo ma una ricchezza che viene da Dio per il bene di tutti».

Nella lettera monsignor Martinelli esprime gratitudine al suo predecessore, il vescovo Paul Hinder, e ai governanti del Paese, in particolare allo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, «per aver invitato il Santo Padre e aver preso tutte le disposizioni per un memorabile viaggio, facilitando la firma del documento profetico sulla fratellanza umana». Si tratta, infatti, di «una pietra miliare destinata a segnare il futuro dei rapporti tra le religioni». Martinelli invita a rileggerlo e ad adottarlo nei momenti di formazione cristiana: «In questo momento drammatico della storia dell’umanità, segnato da tanti conflitti, sentiamo la responsabilità di diffondere a tutti lo spirito del documento di Abu Dhabi. La nostra fede cristiana ci spinge a testimoniare la gioia del Vangelo e a essere promotori di pace e di giustizia presso tutti gli uomini di buona volontà». Rinnovando l’invito ai fedeli locali a partecipare alle iniziative promosse dalla Abrahamic Family House (sorta ad Abu Dhabi sulla scia del documento), il vicario apostolico conclude esprimendo «grande affetto al Santo Padre e gratitudine per il suo prezioso insegnamento e la sua paternità» e assicurandogli il sostegno nella preghiera.

Papa Francesco: essenziale il cammino di dialogo e fraternità tra le religioni

Incontro di Papa Francesco in Nunziatura a Lisbona

Un momento intenso all’insegna del dialogo ecumenico e interreligioso quello vissuto da Papa Francesco a Lisbona a conclusione degli impegni della mattinata di questa sua terza giornata di presenza in Portogallo. Tra le realtà incontrate, la delegazione del Centro di dialogo dell’organizzazione intergovernativa KAICIID e un gruppo di persone di diverse fedi e confessioni cristiane impegnate nella Chiesa portoghese
Vatican News

Al termine della mattinata, al rientro in Nunziatura dopo l’incontro con i rappresentanti di alcuni Centri di assistenza e di carità nel Centro Paroquial da Serafina, Papa Francesco ha ricevuto la visita di una delegazione del centro internazionale di dialogo KAICIID, accompagnata dal cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso. Nel salutare i membri, Francesco ha espresso la sua gratitudine per la visita e rivolto ai presenti alcune parole sul valore della fraternità e del dialogo e sul pericolo della chiusura e del proselitismo.

Successivamente il Papa si è intrattenuto in conversazione con Rahim Aga Khan, figlio della guida della comunità ismaelita, che ha il suo centro a Lisbona.

Il Papa ha ricevuto, inoltre, un gruppo di religiosi e persone di diverse fedi e confessioni cristiane coinvolte nell’impegno ecumenico e interreligioso della Chiesa portoghese. Papa Francesco ha ringraziato i presenti per la fraternità vissuta, per gli sforzi di dialogo, raccomandando loro di prendersi cura dei giovani, che ha affermato, “sono allegri, ma non superficiali”, e rischiano di essere “anestetizzati” dal mondo che li circonda.

Prima del pranzo, infine, il Pontefice ha incontrato brevemente il giornalista israeliano Henrique Cymerman.
vaticannews.va