Bätzing: risposte sul Cammino sinodale tedesco

di: Marcello Neri – Settimana News

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Prima la Conferenza episcopale polacca (SettimanaNewsqui), poi quella dei paesi nordici (SettimanaNewsqui), avevano espresso tramite delle lettere aperte profonde riserve rispetto al Cammino sinodale della Chiesa cattolica tedesca.

A entrambe ha ora risposto il presidente della Conferenza episcopale, mons. Bätzing. La lettera inviata ai vescovi polacchi è rimasta confidenziale, mentre quella ai vescovi dei paesi nordici è stata pubblicata sul sito della Conferenza episcopale tedesca. Della critica giunta dalla Polonia, più che i contenuti aveva irritato la forma: il testo di mons. Gadecki era diventato di dominio pubblico prima che i vescovi tedeschi, compreso mons. Bätzing a cui era indirizzato, potessero prenderne visione.

Questo potrebbe spiegare il motivo per cui la sua risposta a Gadecki non è stata resa pubblica. È probabile, poi, che nei toni della replica il presidente della Conferenza episcopale tedesca sia stato anche più duro rispetto a quello conciliatorio usato con i vescovi nordici.

Nella lettera inviata a questi ultimi, Bätzing spiega le ragioni per cui le loro preoccupazioni e riserve non hanno ragion d’essere – in primo luogo perché “non corrispondono a quando effettivamente discusso, ai reali processi di consultazione e a quanto si trova nei documenti approvati”.

In secondo luogo, “è chiaro che il Cammino sinodale si attesta a livello della ricerca sinodale di un potenziale vitale nella vita e nell’agire della Chiesa oggi a cui papa Francesco, come dice anche lei, chiama tutta la Chiesa”. In questo senso, sia all’Assemblea dei sinodali tedeschi sia ai cattolici del paese è ben chiaro ciò che è possibile attuare a livello locale e ciò che coinvolge l’intera Chiesa cattolica sul piano universale. Distinzione adeguatamente rispettata, sia nella mentalità dei partecipanti sia nei testi che sono stati votati.

L’esperienza sinodale tedesca, che nasce dal dato di fatto del “fallimento della Chiesa nell’impedire gli abusi” al suo interno, insegna però che un “semplice andare avanti come si è sempre fatto non fa altro che distruggere la Chiesa”. Proprio questa base di partenza era ciò che nella lettera di critica di mons. Gadecki non veniva tenuto in debita considerazione per inquadrare correttamente il senso del Cammino sinodale tedesco. E su questo Bätzing si augura uno scambio fruttuoso con i colleghi polacchi: “mi piacerebbe imparare da voi, come state gestendo le cause sistemiche delle migliaia di casi di abuso che vi sono da noi in Germania, da voi in Polonia, ma anche in tutto il resto della Chiesa”.

Davanti all’accusa proveniente dai vescovi nordici di una Chiesa tedesca che butta a mare il depositum fidei, Bätzing ricorda che esso non deve venire inteso in modo tale che “ogni prassi ecclesiale, ogni regola e forma sociale della Chiesa, che si sono sviluppate nel corso della storia a partire da congiunture storiche ben determinate, siano di per sé immediatamente parte di questo depositum immodificabile”.

E sembra essere proprio il modo teologico di leggere la storia quello che separa i vescovi polacchi e nordici dalla Chiesa cattolica tedesca. Bätzing rimanda al mittente l’accusa di avere ceduto allo spirito del tempo e quella di dare alle scienze umane un rango superiore a quello della Scrittura e della tradizione. Certo, non tutto quello che avviene nella storia è indice dell’agire operoso di Dio nelle vicende umane – per questo si rende necessario un discernimento ecclesiale fondato teologicamente e competente dal punto di vista storico. Ma non si può negare che “l’agire e l’essere di Dio si fanno riconoscere anche negli eventi della storia umana” – sulla scia di Gaudium et spes.

E qui raggiungiamo uno spartiacque che non riguarda solo il Cammino sinodale tedesco, ma anche il giudizio ecclesiale sul pontificato di Francesco: ossia, quello del rilievo teologico e della normatività per l’attuazione ecclesiale della storia comunemente umana. Su questo la Chiesa tedesca e la Chiesa cattolica secondo Francesco coincidono perfettamente l’una con l’altro – e non è cosa da poco.

Morte sindaco di Danzica: card. Nycz, “l’odio non porta da nessuna parte”

SIR

La morte del sindaco di Danzica Pawel Adamowicz prova che “l’odio e la sua propagazione non portano da alcuna parte”. Lo ha detto ieri sera l’arcivescovo di Varsavia, cardinale Kazimierz Nycz. Il presule che, in presenza del presidente della Polonia, Andrzej Duda, e del premier Mateusz Morawiecki, ha celebrato nella cattedrale di Varsavia la liturgia in memoria del defunto

Papa Francesco domani a Cracovia, oggi Messa di apertura della Gmg

Tutto pronto a Cracovia per l’arrivo, domani, di Papa Francesco. Una visita lungamente attesa, in occasione della 31.ma Giornata Mondiale della Gioventù nel Giubileo della Misericordia. Per la prima volta, il Pontefice argentino sarà nella terra natale di San Giovanni Paolo II. E proprio a Karol Wojtyla “artefice delle Gmg” sarà dedicata la cerimonia di apertura dell’evento con la Messa presieduta, stasera, dal cardinale arcivescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz. Il servizio del nostro inviato in Polonia, Alessandro Gisotti (da Radio Vaticana)

“Bisogna portare al mondo il fuoco della misericordia”. L’esortazione di San Giovanni Paolo II torna oggi a risuonare nella sua Cracovia. Proprio all’iniziatore, l’artefice della Gmg, è infatti dedicata – alla vigilia dell’arrivo di Papa Francesco in terra polacca – la cerimonia d’apertura della 31.ma Giornata Mondiale della Gioventù incentrata sul tema “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. Prima della grande Messa celebrata dallo storico segretario di Karol Wojtyla, l’arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, si svolgerà un suggestivo pellegrinaggio della “Fiamma della Misericordia” che da Łagiewniki, luogo che richiama immediatamente Santa Faustina Kowalska, arriverà al grande parco di Błonia, nel centro di Cracovia, dove verrà appunto celebrata la Messa d’inizio della Gmg.

Nel suo percorso, la fiamma della misericordia toccherà tutti i luoghi significativi della vita di San Giovanni Paolo II dalla chiesa di San Floriano dove fu giovane sacerdote alla Cattedrale sulla Collina del Wawel che, dal 1963 al 1978, fu la “sua” chiesa quando era pastore dell’arcidiocesi di Cracovia. Alla Messa – in cui si prevede la partecipazione di oltre 500 mila giovani – saranno presenti, come è tradizione, i simboli della Giornata Mondiale della Gioventù: la Croce e l’Icona della Madonna Salus Populi Romani, mentre alcuni giovani indosseranno le magliette con i loghi delle scorse edizioni delle Gmg. La città, con i suoi lunghi viali e grandi parchi, è già invasa pacificamente da una moltitudine di ragazzi festosi, mentre per garantire la sicurezza degli eventi le autorità hanno previsto lo schieramento di 40 mila membri delle forze dell’ordine. Con la cerimonia d’apertura di stasera si farà dunque visibile quel “mosaico di misericordia e armonia” di cui Francesco ha parlato pochi giorni fa nel videomessaggio alla Polonia. Un mosaico che domani, con l’arrivo del Papa, si arricchirà di una tessera fondamentale in questo Anno Santo che proprio a Cracovia, “capitale della divina misericordia”, vivrà il suo Giubileo dei Giovani.

Grande, ovviamente, il risalto che tutti i media polacchi riservano alla visita imminente di Francesco, dieci anni dopo il viaggio apostolico di Benedetto XVI e 14 anni dopo l’ultima visita di Karol Wojtyla nella sua Polonia, visitata ben 9 volte durante il suo Pontificato. In qualche modo, il 15.mo viaggio apostolico internazionale di Papa Bergoglio si declina in tre dimensioni: oltre agli eventi della Gmg, infatti, emerge l’incontro del Papa con la Chiesa e la nazione polacca, nel 1050.mo anniversario del Battesimo della Polonia, e naturalmente la visita ad Auschwitz-Birkenau, contrassegnata dal silenzio e dalla preghiera. Un momento toccante, per il quale il Pontefice ha chiesto il “dono delle lacrime”, e che si preannuncia tra le tappe più significative non solo di questo viaggio, ma di tutto il Pontificato di Papa Francesco.