Correre ancora…

di: Antonio Torresin

pasqua

Prima ancora che sorga il sole qualcosa si muove, anzi c’è gente che corre. Corrono le donne a portare gli aromi, corre Maria di Magdala, corrono anche Pietro e il discepolo amato che Maria chiama; tutti corrono ma dove stanno andando così di fretta?

Proprio loro che prima stavano a guardare da lontano – come le donne – o erano fuggiti – come i discepoli, ora corrono. Che fretta c’è? Che cosa li ha smossi dal loro torpore?

Corrono mentre è ancora buio, la luce non è ancora sorta all’orizzonte; sembrano voler “svegliare l’aurora” come dice il salmo. Bel paradosso: dovrebbe essere il sole a risvegliarci! Eppure, nulla sarebbe accaduto se loro non si fossero messi in moto per andare incontro alla luce. Solo chi cerca può trovare, e l’annuncio della risurrezione lo riceve solo chi gli corre incontro.

Ma cosa spinge queste donne (perché sono loro le prime) a sfidare la notte? Non è tutto finito? Non ha ragione chi pensa che ormai non c’è più nulla da fare, che tanto un cadavere non scappa, e quindi non c’è fretta se si tratta solo di elaborare un lutto e una perdita definitiva?

In questa urgenza che muove le donne, che spinge Maria a correre, c’è un presagio forse? Un’intuizione tipica di chi ama e non si arrende alla perdita dell’amato? Un’intuizione d’amore senza contenuto: non sanno cosa sperare, cosa troveranno, ma cercano e sperano perché il loro cuore non smette di battere, perché l’amore non si è spento del tutto.

Corrono per non perdere il contatto con quel corpo – dove l’hanno messo? – con quella storia d’amore, perché senza quel corpo non possono vivere, non potrebbero andare avanti.

La tomba vuota

La sorpresa inaspettata è che ad attenderle trovano una tomba vuota. Quel corpo che cercavano non c’è, e al suo posto un vuoto che all’inizio mette paura alle donne, lascia smarrita Maria. Che cosa significa? All’inizio solo questo: è davvero successo, le hanno portato via il suo Signore, il suo amato.

E il primo atto di fede consiste nel restare davanti a quel vuoto, entrare – come fanno Pietro e il discepolo amato, pur senza capire – prendere atto, accettare una perdita. Maria lo fa con il cuore gonfio d’amarezza: rimane davanti alla tomba vuota, non accetta di andarsene, non riesce a staccarsi da quel vuoto.

È difficile stare davanti alla tomba vuota. Per Maria lo sguardo è velato dalle lacrime: non vede che il suo dolore, ma dovrà proprio attraversare quel lago di lacrime come si attraversa il mare per entrare nella terra promessa, come si attraversa la morte per entrare nella vita. Dovrà vedere meglio perché all’inizio non riconosce nel giardiniere null’altro che un estraneo: ma sempre il Signore si fa vicino senza essere conosciuto, come uno straniero. E come il popolo nel deserto, davanti a quel vuoto, le donne sono prese dalla paura.

Per questo l’annuncio della Pasqua è preceduto da una parola che invita al coraggio: “non abbiate paura” dice l’angelo alle donne.

Attraversare la paura, reggere il vuoto, vedere oltre le lacrime, oltre il dolore: perché quel vuoto possa parlare, possa rivolgere loro una parola inattesa e sorprendente di speranza. Dalla tomba un buon annuncio, un Vangelo. Ed ecco che proprio da quella tomba giunge alle donne una parola, un Vangelo, un annuncio.

Questa parola pasquale ha a che vedere con un passato e con un futuro: restituisce un senso nuovo a quella storia che sembrava finita e che invece le attende davanti a loro, le aspetta in un futuro che si apre.

Così è per le donne al sepolcro: la pietra è tolta, un angelo – un messaggero che porta loro un annuncio, un Vangelo – rivolge loro queste parole: “voi cercate Gesù, il crocefisso. Non è qui, è risorto e vi attende in Galilea”.

Voi cercate Gesù, quel Maestro che vi ha amato, che avete incontrato sulle strade della Galilea e che è morto. Non vi sembra possibile che quell’uomo così unico che vi ha guarito, vi ha dato così tanta vita, ora sia quel crocifisso sconfitto sul quale la violenza sembra aver prevalso. Non è qui. Non è prigioniero della morte, perché la sua fine non è stata una smentita della sua vita, ma il dono totale di quell’amore con cui tutto è iniziato.

E un amore così totale non finisce, non può essere trattenuto dalla morte. Vi aspetta in Galilea: dovete tornare dove tutto è iniziato, dovete riprendere i primi passi della vostra storia con lui, dovete capire da capo quello che è successo e che non è finto. Lo potrete ritrovare nella memoria delle sue parole e delle sue opere, quelle che, mentre accadevano, non potevate capire fino in fondo, ma che ora potete ritrovare e rivivere, perché il Signore è vivo e voi vivrete ancora con lui per sempre.

Anche per Maria di Magdala c’è da raccordare il passato con il futuro. Si sente chiamata per nome, come la prima volta, come nessuno l’aveva chiamata con quella voce, con quell’amore. L’inizio dell’incontro con il Risorto è iscritto in una memoria viva della sua voce, di quella prima parola che aveva dato inizio a tutto.

Una memoria vivente che risveglia l’amore, che permette di attraversare il lago delle lacrime, di uscire dal dolore e vedere in modo nuovo. Così riconosce in quello straniero il suo Maestro – Rabbunì – il suo amato.

Correre ancora

Così le donne corrono in Galilea, con i discepoli, e Maria corre dai suoi fratelli a portare un annuncio di vita nuova. Correre ancora, con un cuore nuovo, con una speranza nuova. Quei discepoli, sopraffatti dalla stanchezza, abbattuti nel sonno la notte della prova, fuggiti per la paura ora corrono ancora.

Quelle donne smarrite che seguivano il crocifisso da lontano, corrono ancora. Maria di Magdala, che sembrava impietrita davanti al sepolcro, incapace di muoversi, paralizzata dalla perdita del suo Signore, corre ancora.

Chiediamo in questa Pasqua che il Signore ci rimetta in cammino, anzi ci faccia correre ancora. Se siamo giunti a questa Pasqua con tutta la stanchezza di anni difficili che ci hanno visto chiuderci nelle case, smarriti e impotenti davanti al male, alla violenza e alla guerra, ora possiamo correre ancora. La vita non è finita, è sempre all’inizio.

La memoria del Signore, delle sue parole e delle sue opere, la voce amorevole con cui ci ha chiamati la prima volta, non è finta: ci attende in avanti, ci aspetta in un futuro che non conosciamo ma che è certo e più forte della morte. Possiamo correre incontro al futuro nella certezza che ad attenderci ci sarà il Risorto, la vita nuova, i fratelli e le sorelle che il Signore sempre raduna da tutti i luoghi in cui ci siamo dispersi.

Correre ancora, amare ancora, sperare ancora, perché il Signore ha vinto la morte. Il futuro non fa più paura.

settimananews

Pasqua

Nel giorno di Pasqua un’esistenza umana, vissuta nel segno di una dedizione che non conosce confini, viene ad abitare per sempre l’intimità del mistero di Dio – e la trasforma in maniera indicibile. Proprio perché Pasqua è l’evento di questa trasformazione intima di Dio, essa può essere anche la speranza che vince la pretesa del reale di essere tutto e che nulla è possibile al di fuori di esso. E lo fa, appunto, ospitandolo in sé e coinvolgendolo nella inenarrabile trasformazione che Dio vive nella risurrezione di Gesù – il Figlio amato da sempre, primo tra molti fratelli e sorelle nel corpo di carne.

pasqua

Le dice Gesù: Mariam! Voltatasi, quella, gli dice: Rabbunì! Maestro.
Dice a lei Gesù: non trattenermi… (Gv 20,16-17).
E dissero l’un l’altro: non era forse il nostro cuore ardente quando parlava a noi nella via,
quando spalancava a noi le Scritture? (Lc 24,32).

Non sappiamo cosa pensare… Maria di Magdala e due dei nostri da Emmaus si sono precipitati da noi, pieni di gioia, danzando sulle note della vita di lui. Proprio oggi, mentre noi ci preparavamo a onorare un morto ci raggiungono canti di festa, passi di danza, volti che trasudano gioia e speranza.

Perché non trattenerlo? Perché sentire il cuore inebriato di gioia allo sparire di lui? Perché la luce di questo mattino di festa è così gentile e discreta da apparire l’abbaglio di una follia? E continuiamo a essere senza parole – se non fosse per Maria e per i due di Emmaus non avremmo nullla da dire, saremmo ancora rinchiusi nel nostro sconforto a temere per noi, anziché a gioire per lui.

C’è qualcosa di insondabile nella gioia di Maria e in quella dei due dei nostri: è come se avvessero incontrato ciò che non scambierebbero con nulla al mondo, qualcosa che non si corrompe e rimane per sempre fedele compagno dei nostri giorni – qualsiasi cosa succeda.

Per la prima volta nella nostra vita, la mancanza ci appare in una luce diversa – non come il peso insopportabile di ciò che non potremmo mai ottenere, ma come uno spazio aperto in cui far abitare e riposare la vita.

Una radura senza nulla in cui trovano posto i nostri desideri, le nostre attese, i nostri dolori, le nostre domande, l’ansia che ci attanaglia, e quella speranza che non osavamo confessare neanche a noi stessi.

E passeggiamo in questa radura dove tutto manca perché tutto possa essere ospitato per sempre. Non solo il nostro, non solo noi, ma quello di tutti attraverso i secoli, le vite e i volti di coloro che non sono più e di coloro che non sono ancora.

E mentre camminiamo in questa radura, i nostri piedi iniziano a muoversi, le braccia si sciolgono, le mani si protendono – danziamo la vita, danziamo i giorni, cerchiamo corpi a cui stringerci, vite da abbracciare, storie da custodire, giorni a noi ignoti da ascoltare anche se non li vivremo mai.

È da millenni che ci muoviamo sulla musica di un’alba diversa, siamo arrivati dove mai lo avremmo immaginato, contornati e custoditi da innumerevoli fratelli e sorelle nella fede e nell’umano. Danziamo la mancanza, perché solo essa ci dice che c’è posto per tutti sotto i raggi caldi di questo mattino di Pasqua.

Vi guardiamo e scorgiamo nei vostri volti i nostri volti, sulle note di un Dio che danza insieme a noi e che assomiglia tantissimo al corpo di lui.

Raccolti nella sua dimora quando ancora abitiamo i duri giorni della nostra terra, illuminati dalla gioia quando ancora usiamo violenza contro gli altri, avvolti nella speranza quando ancora disperiamo di un’esistenza riuscita degna di essere vissuta.

Eppure danziamo, stringendo mani amiche e sconosciute – scorgendo nel volto di tutti i tratti del volto di lui.

Settimana News

Pasqua: rinascono città arte, oltre 1,1 milione di pernottamenti

 © ANSA

Le vacanze pasquali portano una boccata d’ossigeno anche alle città d’arte italiane che più di tutti hanno pagato, sia in termini di presenze che di spesa, gli effetti della pandemia.

Nonostante il periodo di forte incertezza dovuto al conflitto in Ucraina saranno oltre 1,1 milione i pernottamenti nelle località del turismo culturale, 400mila sono di turisti stranieri, secondo l’indagine condotta dal Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo Confesercenti.

Per le festività pasquali, infatti, nelle città e nei centri d’arte le prenotazioni hanno superato il 76% della disponibilità delle strutture ricettive. E il 36% delle richieste arriva da turisti stranieri, grandi assenti negli ultimi due anni. A Pasqua è atteso quindi un rilevante movimento di turisti che torneranno ad animare i centri storici dopo lunghi mesi di instabilità. Una buona notizia, sottolinea Assoturismo, non solo per le strutture ricettive ma per tutta la filiera del turismo culturale, dai musei ai siti culturali e archeologici, dalle guide turistiche alla ristorazione, dai servizi di noleggio e di trasporto fino alle attività commerciali. (ANSA). 

CELEBRAZIONI DELLA SETTIMANA SANTA 2022 PRESIEDUTE DAL SANTO PADRE FRANCESCO

10 aprile 2022

DOMENICA DELLE PALME: PASSIONE DEL SIGNORE

Cappella Papale
Piazza San Pietro, ore 10

Il Santo Padre benedirà le palme e gli ulivi e, al termine della processione, presiederà la Celebrazione Eucaristica.

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I Patriarchi, i Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi, che desiderano concelebrare con il Santo Padre, sono pregati di trovarsi alle ore 9.15 nella Cappella di San Sebastiano in Basilica, per indossare le vesti liturgiche, portando con sé: i Patriarchi e i Cardinali la mitra bianca damascata, gli Arcivescovi e i Vescovi la mitra bianca.

I Presbiteri, che desiderano concelebrare con il Santo Padre, muniti di apposito biglietto, rilasciato dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice attraverso la procedura indicata nel sito biglietti.liturgiepontificie.va, fino a disponibilità di posti, vorranno trovarsi nella Cappella della Presentazione del Signore in Basilica, alle ore 8.30, per indossare le vesti liturgiche, portando con sé amitto, camice, cingolo e stola rossa.

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I Patriarchi, i Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi e tutti coloro che, in conformità al Motu Proprio «Pontificalis Domus», compongono la Cappella Pontificia e, muniti della Notificazione, desiderano partecipare alla celebrazione liturgica senza concelebrare, indossando l’abito corale loro proprio, sono pregati di trovarsi entro le ore 9.30 al Braccio di Costantino.

14 aprile 2022

GIOVEDÌ DELLA SETTIMANA SANTA

Messa del Crisma

Basilica di San Pietro, ore 9.30

Il Santo Padre presiederà la concelebrazione della Santa Messa Crismale con i Patriarchi, i Cardinali, gli Arcivescovi, i Vescovi e i Presbiteri (diocesani e religiosi) presenti a Roma.

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I Patriarchi e gli Em.mi Signori Cardinali, alle ore 8.45, e gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi, alle ore 8.30, si recheranno nella Cappella di San Sebastiano in Basilica, dove troveranno le vesti liturgiche. Porteranno: i Patriarchi e gli Em.mi Signori Cardinali la mitra bianca damascata; gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi la mitra bianca.

I Presbiteri si troveranno per le ore 8 al Braccio di Costantino, con ingresso dal Portone di Bronzo, portando con sé amitto, camice, cingolo e stola bianca.

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Gli oli benedetti, come di consueto, potranno essere ritirati presso la Sagrestia della Basilica Lateranense.

15 aprile 2022

VENERDÌ SANTO «PASSIONE DEL SIGNORE»

Celebrazione della Passione del Signore

Cappella Papale
Basilica di San Pietro, ore 17

Il Santo Padre presiederà la Liturgia della Parola, l’Adorazione della Santa Croce e la Santa Comunione.

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I Patriarchi, i Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi, senza anello, sulla veste propria indosseranno il rocchetto, la mozzetta e la berretta; per le ore 16, se lo desiderano, si recheranno alla Cappella della reposizione del Santissimo Sacramento per una breve adorazione; quindi, per le ore 16.30, occuperanno il posto loro assegnato presso l’altare della Confessione.

I Prelati e i Cappellani di Sua Santità, gli Abati e tutti gli altri che, in conformità al Motu Proprio «Pontificalis Domus», compongono la Cappella Pontificia, muniti della Notificazione, sono pregati di trovarsi entro le ore 16.30 presso l’altare della Confessione, vestendo il proprio abito corale.

 

Via Crucis

Colosseo, ore 21.15

Il Santo Padre presiederà il pio esercizio della «Via Crucis», al termine del quale rivolgerà la sua parola ai fedeli e impartirà la Benedizione Apostolica.

16-17 aprile 2022

DOMENICA DI PASQUA «RISURREZIONE DEL SIGNORE»

Veglia Pasquale nella notte santa

Cappella Papale
Basilica di San Pietro, ore 19.30

Il Santo Padre benedirà il fuoco nuovo nell’atrio della Basilica di San Pietro; dopo l’ingresso processionale in Basilica con il cero pasquale e il canto dell’Exsultet, presiederà la Liturgia della Parola, la Liturgia battesimale e la Liturgia Eucaristica, che sarà concelebrata con i Patriarchi, i Cardinali, i Vescovi che lo desiderano e alcuni Presbiteri,fino a disponibilità di posti.

I Patriarchi, i Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi concelebranti sono pregati di trovarsi per le ore 18.45 nella Cappella di San Sebastiano, portando con sé: i Cardinali la mitra bianca damascata, i Vescovi la mitra bianca.

I Presbiteri che desiderano concelebrare, muniti del biglietto dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, attraverso la procedura indicata nel sito biglietti.liturgiepontificie.va, sono pregati di trovarsi al Braccio di Costantino alle ore 18, per indossare le vesti liturgiche, portando con sé amitto, camice, cingolo e stola bianca.

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I Patriarchi, i Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi e tutti coloro che, in conformità al Motu Proprio «Pontificalis Domus», compongono la Cappella Pontificia e, muniti della Notificazione, desiderano partecipare alla celebrazione liturgica senza concelebrare, indossando l’abito corale loro proprio, sono pregati di trovarsi entro le 19 nell’atrio della Basilica di San Pietro.

Messa del giorno

Cappella Papale
Piazza San Pietro, ore 10

Il Santo Padre presiederà la Celebrazione Eucaristica. Al termine della celebrazione, alle ore 12, dalla loggia centrale della Basilica, impartirà la Benedizione «Urbi et Orbi».

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I Patriarchi, i Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi, che desiderano concelebrare con il Santo Padre, sono pregati di trovarsi alle ore 9.15 nella Cappella di San Sebastiano in Basilica, per indossare le vesti liturgiche, portando con sé: i Patriarchi e i Cardinali la mitra bianca damascata, gli Arcivescovi e i Vescovi la mitra bianca.

I Presbiteri, che desiderano concelebrare con il Santo Padre, muniti di apposito biglietto, rilasciato dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice attraverso la procedura indicata nel sito biglietti.liturgiepontificie.va, fino a disponibilità di posti, vorranno trovarsi al Braccio di Costantino, alle ore 8.30, per indossare le vesti liturgiche, portando con sé amitto, camice, cingolo e stola bianca.

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I Patriarchi, i Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi e tutti coloro che, in conformità al Motu Proprio «Pontificalis Domus», compongono la Cappella Pontificia e, muniti della Notificazione, desiderano partecipare alla celebrazione liturgica senza concelebrare, indossando l’abito corale loro proprio, sono pregati di trovarsi entro le ore 9.30 sul sagrato della Basilica di San Pietro.

 

Città del Vaticano, 31 marzo 2022

Per mandato del Santo Padre

Mons. Diego Ravelli
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie

Vatican.va

Foglietto, Letture e Salmo Domenica di Pasqua 2022

Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore  (ANNO C)

Grado della Celebrazione: SOLENNITA’
Colore liturgico: Bianco

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Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.
“Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio.