Palermo. Raid vandalici nei luoghi del ricordo delle vittime di mafia

Domenica sfregiato un murale dedicato a Paolo Borsellino e rubate alcune statuette che rappresentano le vittime, nel cortile del complesso dello Spasimo
Il murale dedicato a paolo Borsellino sfregiato

Il murale dedicato a paolo Borsellino sfregiato – Fotogramma

Due raid vandalici a Palermo che hanno avuto come obiettivo le vittime di mafia riaccendono lo sdegno di cittadini e istituzioni, alla vigilia dell’anniversario dell’omicidio di mafia di Libero Grassi. Nella tarda serata di domenica 28 agosto all’interno del cortile del complesso dello Spasimo, dove è installato “L’Albero dei tutti”, opera di Gregor Prugger, prodotta dalla Fondazione Falcone con la provincia autonoma di Bolzano, curata da Alessandro De Lisi e realizzata in occasione del trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio, in ricordo delle vittime della mafia, ignoti hanno rubato 23 statuette che ne rappresentano proprio alcune. Non si registrano danni all’albero.

E, sempre ieri sera, la scoperta che qualcuno ha vandalizzato il murale di TvBoy che si trova fra le vie Alessandro Paternostro e Lungarini che ritrae Paolo Borsellino. Il fatto, secondo una prima ricostruzione, sarebbe avvenuto nella notte fra sabato e domenica. A essere preso di mira il volto del giudice ucciso dalla mafia, sfregiato con un punteruolo.

Avvenire

Roma. Imbrattato il murale di Falcone e Borsellino. Il sindaco: gesto vile

Vandalizzato il murale dedicato alla memoria dei giudici nei giardini di piazza Bologna a Roma. Ignoti lo hanno imbrattato con vernice rossa e scritte con spray nero. Già rimosse dal Comune le scritte

Il murale imbrattato

Il murale imbrattato – Ansa

Vandalizzato ieri pomeriggio il murale dedicato alla memoria dei giudici Falcone e Borsellino nei giardini di piazza Bologna a Roma. Ignoti hanno imbrattato il murale con vernice rossa e scritte con spray nero contro l’Antimafia “l’Antimafia tortura” e “Alfredo libero, no al 41bis” accompagnate dalla firma A cerchiata simbolo degli anarchici.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di piazza Bologna che hanno avviato le indagini e acquisiranno le immagini delle videocamere presenti in zona. Un’informativa dei carabinieri è attesa in procura a Roma.

Una azione vandalica “condannata con forza” dall’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor. «Inaccettabile l’atto vandalico che ieri a Roma ha deturpato il murale di piazza Bologna dedicato a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino. Un gesto vile a cui vogliamo subito porre rimedio». Lo scrive su Facebook il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Per questo – aggiunge – insieme a Francesca Del Bello Presidente Municipio Roma 2 e all’autore del dipinto, Paolo Colasanti in arte Gojo, ripristineremo al più presto l’opera. Roma non dimentica chi ha sacrificato la propria vita per la lotta alle mafie e ne custodisce la memoria».

«Un gesto vile ed ingnobile che abbiamo immediatamente cancellato – commenta la presidente del II Municipio Francesca Del Bello – grazie alla squadra del decoro urbano di Ama. Ripristineremo al più presto quest’opera, e lo faremo per la seconda volta, perché è il simbolo del nostro impegno quotidiano nei confronti della lotta a qualunque forma di criminalità e di violenza. Lo faremo di nuovo perché nessuno può permettersi di sporcare la memoria dei giudici Falcone e Borsellino. Lo faremo ancora perché è la giusta risposta all’ignoranza e all’imbecillità».

da avvenire

Borsellino: la veglia e la messa in via D’Amelio a 29 anni dalla strage

Ieri sera in via D’Amelio, a Palermo, la veglia a cura del gruppo Agesci e la Messa per ricordare il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli uccisi nella strage mafiosa di via D’Amelio 29 anni fa. Iniziative anche oggi. La testimonianza di Antonio Vullo unico sopravvissuto all’attentato

“L’agonia di Gesù al Getsemani. In qualche modo la dinamica del Getsemani è la dinamica che racchiude il segreto della vita. Una dinamica che vive Gesù ma che può servirci per leggere la vicenda di Paolo Borsellino – ha detto nell’omelia padre Francesco Cavallini, gesuita che collabora con la pastorale giovanile dell’Arcidiocesi di Palermo, che ha concelebrato la Messa con don Luigi Ciotti e don Mimmo Napoli della parrocchia del Don Orione. Gesù percepisce che rimanere fedele alla sua missione, rimanere fedele all’amore del Padre, rimanere fedele all’annuncio del vero volto di Dio, vuol dire andare incontro alla morte. E sperimenta la solitudine. Al Getsemani il Signore Gesù sperimenta la solitudine, tutti lo mollano, anche i più vicini, sperimenta il tradimento. Come non ricordare gli stati d’animo di Paolo Borsellino in quei giorni che vanno dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio: quel senso di solitudine, quel senso di tradimento, quel sentire che la morte è vicina. Lui sapeva che il tritolo per lui era arrivato a Palermo. Gesù vive questo momento con molta paura, con molta tristezza, era triste fino a sudare sangue. Nessuno è contento di morire, nessuna persona sana desidera la morte”.

“Nel Getsemani Gesù sceglie di rimanere fedele alla sua missione – ha proseguito padre Cavallini – in quel momento sperimenta tutta la fatica, tutta la sofferenza dell’andare incontro alla morte. Paolo Borsellino aveva la possibilità di salvarsi, gli avevano offerto una serie di incarichi per lasciare Palermo, smettere di indagare sulla mafia. Il magistrato decide di rimanere: sa che rimanere dov’è, vuole dire andare incontro alla morte. Paolo Borsellino fu liberato dalla paura della morte. La sintesi è la sua frase “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”: non è vero che non ha paura, ma la paura non condiziona le mie scelte. La consolazione senza causa è quella esperienza interiore che viene da Dio che sostiene quelli che in questo mondo cercano il bene, l’amore, costi quel che costi. Rimanere fedeli costi quel che costi. E Paolo vive tutto questo e per questo è un esempio”.