Il premio. Nobel per la Medicina ai genetisti che hanno svelato i misteri del bioritmo

Perché lavoriamo meglio al mattino mentre facciamo più fatica a concentrarci nel pomeriggio, quando invece le nostre capacità fisiche raggiungono le loro massime prestazioni? Perché dormiamo di notte e siamo svegli durante il giorno? In mattinata il livello di cortisolo, un ormone che stimola l’organismo, raggiunge il suo massimo: le nostre prestazioni intellettuali e la memoria raggiungono l’apice della loro funzioni. Il pomeriggio è il momento della giornata in cui la temperatura corporea aumenta naturalmente, aiutando cuore e polmoni a sviluppare la loro massima efficienza. Per questo il corpo riesce a fornire le massime prestazioni durante l’attività fisica. Di notte poi la melatonina, l’ormone del sonno, viene abbondantemente prodotta per favorire l’addormentamento, mentre il suo rilascio viene bloccato nelle prime ore del mattino, in modo da permettere il risveglio fisiologico.

Tutto questo non è casuale. Dipende dai meccanismi molecolari che regolano i nostri ritmi circadiani, a loro volta controllati con precisione “svizzera” dal nostro orologio biologico interno, che regola i ritmi del sonno, il comportamento alimentare, il metabolismo, la temperatura corporea, la pressione sanguigna e i battiti del cuore. La scoperta delle basi biologiche di questa perfetta organizzazione periodica, essenziale per il buon funzionamento degli esseri viventi e fondamentale per la salute dell’uomo, è la motivazione con la quale il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina è stato quest’anno assegnato a tre genetisti statunitensi: Jeffrey C. Hall, 72 anni, e Michael Rosbash, 71 anni, che attualmente insegnano alla Brandeis University nel Maine, Michael Y. Young, 68 anni, della Rockefeller University di New York.

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Isolato nell’intestino un batterio che ‘cura’ la sclerosi multipla Verso nuova era della medicina con i ‘farma-microbi’

Scoperto un tipo di batterio della flora intestinale che potrebbe essere usato come terapia contro la sclerosi multipla, avviando la medicina verso una nuova era di “farma-microbi”, ovvero microrganismi usati come farmaci per curare malattie tra le più disparate, dall’autismo al Parkinson.
È il risultato di una ricerca condotta tra Università dell’Iowa e Mayo Clinic e pubblicata sulla rivista Cell Reports.
Si tratta di una ricerca potenzialmente importante, perché sempre di più aumentano le evidenze sperimentali che dimostrano come i batteri che compongono la flora intestinale siano cruciali non solo per la salute del tratto digerente ma anche di tutto il resto dell’organismo: “Stiamo entrando in una nuova era della medicina – afferma l’autore del lavoro Joseph Murray – in cui useremo i microbi come farmaci per curare malattie (Murray ha coniato il farmaco ‘brug’ dall’unione di ‘bug’, microbo, e drug, farmaco).
Il batterio protagonista di questo studio si chiama Prevotella histicola, gli esperti lo hanno isolato da campioni di flora intestinale prelevati dall’intestino di soggetti sani e lo hanno iniettato in modelli animali di sclerosi multipla.
Grazie a questa ‘terapia’, il quadro neurologico dei topolini malati è migliorato e allo stesso tempo è diminuita nel loro organismo la concentrazione di due proteine che causano infiammazione ed aumenta la concentrazione di cellule che contrastano la malattia, cellule immunitarie come i linfociti T, ‘cellule dendritiche’ e un tipo di ‘macrofago’. Gli esperti ritengono che questi risultati siano il punto di partenza per testare il batterio su pazienti con sclerosi multipla, una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario del paziente va in tilt e distrugge la guaina isolante dei nervi, la mielina, determinando danni neurologici progressivi.
Studi recenti hanno evidenziato che pazienti con sclerosi multipla presentano alterazioni della flora intestinale e, guarda caso, sono carenti o privi del batterio Prevotella histicola.

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