I migliori romanzi che parlano di famiglia


Il Forum delle Associazioni familiari annuncia la sestina della Prima Edizione del Premio letterario “Pontremoli – Città del Libro e della Famiglia”, nato su iniziativa del Forum delle Associazioni familiari e del Comune di Pontremoli, in collaborazione con la Fondazione “Città del Libro”.
A contendersi il podio: Massimiliano Alberti con “La piccola Parigi”, Ed. Infinito; Susanna Bo, autrice di “Se fossi in te”, Ed. San Paolo; Anna Pavignano, con “La prima figlia”, Ed. E/O; Susanna Petruni, autrice di “Volevo una mamma bionda”, Ed. Piemme; Mariangela Tarì, e il suo “Il precipizio dell’amore”, Ed. Mondadori; Maria Pia Veladiano, con “Adesso che sei qui”, Ed. Guanda.

Il Premio letterario “Pontremoli – Città del Libro e della Famiglia” si propone l’obiettivo di promuovere la bellezza della famiglia anche attraverso la letteratura, coniugando, così, sociale e cultura. Il Premio intende valorizzare opere in narrativa che, in piena aderenza alla vita familiare reale e alle sue dinamiche, mettono in risalto la valenza della famiglia quale luogo di accoglienza, di crescita e formazione, di incontro tra generazioni diverse, di riscatto dinanzi alle difficoltà della vita, di trasmissione di valori, dove solidarietà e reciprocità abbiano l’ultima parola, facendo della famiglia “il luogo bello, il porto sicuro, il riferimento per le persone”
La premiazione avverrà durante una cerimonia il prossimo 31 luglio a Pontremoli, in piazza della Repubblica, alle ore 21.00, alla presenza di Gigi De Palo, Presidente Forum Associazioni Familiari, Jacopo Ferri, Sindaco Pontremoli, Ignazio Landi, Presidente Fondazione Città del libro; madrina della serata l’attrice Beatrice Fazi.

QUESTE LE MOTIVAZIONI DELLA SESTINA:

La piccola Parigi, Massimiliano Alberti

Trieste è magica per le sue piazze, i borghi e i profumi. Il protagonista Lorenzo è nato e cresciuto in un rione “che parla la lingua del silenzio”. È una piccola Parigi che segna la vita dei vari personaggi che intersecano strade diverse, difficili e dolorose, ma sempre restano legati alla storia e alla bellezza dei luoghi giovanili. Un punto di vista sui ragazzi che crescono bene anche in famiglie non convenzionali, ma non per questo meno funzionanti. Un punto di vista sui ragazzi che crescono bene anche in famiglie non convenzionali, ma non per questo meno funzionanti.

Se fossi in te, Susanna Bo

Il romanzo descrive, in modo autentico, l’adolescenza, le sue contraddizioni e il suo grande mistero. Non si tralascia il grande tema della difficoltà di comunicazione tra le protagoniste e i genitori, così come è sottolineata la ricerca di relazioni significative. Il linguaggio, i temi, i toni rendono questo libro particolarmente adatto a giovani lettori, ma risulta utile e piacevole anche per gli adulti che vogliono comprendere il mondo adolescenziale senza pregiudizi.

La prima figlia, Anna Pavignano (recensito su famiglia cristiana 46 del 2021)

La dimensione femminile incontra il mistero della vita nell’enigma del parto. Anche quando la protagonista vuole analizzarlo con lucidità, non ci riesce perché il ragionamento sfugge a ogni logica. È proprio l’incertezza di una gravidanza all’età di quarant’anni, che le fa percepire più forte la realtà che continua a sfuggirle e rivendica i suoi diritti. Invano la fantasia irrompe per allontanare i pensieri. La scelta è già fatta per una forza viscerale che ci lega alla vita.

Volevo una mamma bionda, Susanna Petruni

Susanna e suo marito, in un iter complicato ma pieno di speranze, toccano con mano le difficoltà legate al mondo delle adozioni e dei bambini abbandonati; vengono truffati e le scartoffie burocratiche sembrano non finire mai. Fino a un evento straordinario: l’incontro di Susanna e suo marito con papa Francesco, che simbolicamente cambierà il corso degli eventi. “Volevo una mamma bionda” è una storia forte, di amore e resilienza, scritta da una mamma che, con uno stile mai patetico o tragico, rende il lettore partecipe di un’avventura straordinaria e commovente.

Il precipizio dell’amore, Mariangela Tarì

Il libro racconta in modo autentico e coinvolgente la storia di una famiglia che si trova a dover affrontare la malattia di due figli. Al centro della narrazione sono sempre le persone, gli affetti autentici, il legame familiare che non lascia indietro nessuno e che, spesso, è rafforzato dalla presenza degli amici di sempre. Risalta l’importanza della rete affettiva, in particolare i nonni e gli zii, che non sono spettatori passivi, ma autentici protagonisti di un evento che coinvolge tutti. Nonostante l’importanza del tema, la lettura risulta piacevole e scorrevole, anche nei momenti di maggiore tensione emotiva.

Adesso che sei qui, Maria Pia Veladiano

La zia Camilla si ammala e con dolcezza e naturale sobrietà inizia piano piano a perdere l’abitudine alla normalità di confini e pensieri razionali. Dopo l’iniziale amorevole stupore di chi le vuole già bene e i freddi suggerimenti di tutti gli altri, la malattia diventa un momento di incontro, comunione e verità. Proprio allora, accanto alla zia e alla sua fragilità, i suoi familiari superano freddezze, distanze e incomprensioni cristallizzate nel tempo. Si ravvivano legami spezzati e se ne creano di nuovi. La famiglia, arricchita dalle donne straniere che si prendono cura della zia e dai loro bambini, torna ad essere viva proprio di fronte alla malattia della zia. Mentre la zia perde la memoria di sé, la famiglia si riappropria, nell’amore e nella cura di lei, della propria identità e verità, trattenendo il ricordo di lei, dolcissimo, vivo per sempre.
Famiglia Cristiana

I best seller della fede. Sul podio fa capolino Simone Cristicchi

A CURA DI REBECCALIBRI

Aria nuova al vertice del podio con l’ultimo libro di Simone Cristicchi: legato a uno spettacolo teatrale e ispirandosi a Comizi d’amore di Pasolini porta il lettore alla scoperta del senso profondo delle cose. Tra i rientri e nuove entrate, la riflessione spirituale in chiave ironica e provocatoria come nel libro di Nerosfina edito nel 2016.

La classifica dei libri più venduti nelle librerie religiose viene elaborata da ‘Rebeccalibri’ rilevando i dati dalle librerie Ancora, Paoline, San Paolo. Sono esclusi i titoli inferiori a 5 euro e non sono compresi la Bibbia, i testi liturgici, la catechesi, i sussidi. Info: www.rebeccalibri.it, il portale dell’editoria religiosa italiana.

Nuovi romanzi che raccontano il fascino delle librerie

iStock. © Ansa

I libri che parlano di libri si possono ormai considerare un vero e proprio filone letterario; sono sempre di più, e sempre più apprezzati da lettrici e lettori, i titoli che raccontando storie vere o inventate di librai, bibliotecari, archivisti, e altre professioni legate al mondo del libro si fanno meta racconto del variegato mondo legato alla lettura.

Questi titoli (molto spesso romanzi, a volte guide e saggi, ma non mancano anche le poesie e gli ibridi) hanno di solito protagonisti che sono appassionati di libri, o che lo diventano con il tempo, scoprendo tra le pagine delle loro letture un nuovo modo di rapportarsi alla vita, o una soluzione inaspettata ai propri problemi.

Altre volte, in queste opere si immagina come sarebbe l’incontro con l’autore o l’autrice dei propri romanzi preferiti, oppure viene aperta una finestra sui retroscena più pratici e meno romantici comportati dal lavoro con i libri, che non è mai solamente lettura e scoperta, per quanto questi ne siano gli aspetti decisamente più apprezzati.

Questo tema non rappresenta comunque una novità letteraria, agli scrittori infatti è sempre piaciuto ragionare sul valore della lettura con le proprie storie.

Basti pensare per esempio a classici come Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino, o il più drammatico Fahreneit 451 di Ray Bradbury (entrambi editi da Mondadori, il secondo nella traduzione di Giuseppe Lippi), per capire quanto diversi possano essere i modi di ragionare sulla lettura attraverso la narrativa.

Per iniziare a esplorare questo filone, abbiamo raccolto alcune uscite recenti in cui si parla in particolare di libraie e librerie, e del fascino che queste ultime suscitano non solo nei lettori ma anche nelle imprenditrici e negli imprenditori che decidono di cimentarsi nel mestiere nonostante le difficoltà e i cambiamenti in atto nel settore.

Iniziamo questo percorso con La libraia che salvò i libri (Garzanti, traduzione di Stefano Beretta) scritto da Kerri Maher.Ci troviamo nella Parigi del 1919, quando Sylvia, la fondatrice di Shakespeare & Company, decide di pubblicare un libro che farà la storia della letteratura: l’Ulisse di James Joyce. Ma la sua scelta, a causa della censura che dilaga, potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza della sua stessa libreria. Ad affiancarla nella sua battaglia troviamo gli scrittori che in quel periodo si lasciavano ispirare dall’atmosfera parigina: Ernest Hemingway, Ezra Pound, Gertrude Stein e James Joyce. Questo romanzo, che mescola storia e finzione, rappresenta un vero e proprio omaggio ad alcuni dei simboli più importanti della letteratura del 1900.

Cristina è una libraia con un obiettivo: diventare una “libraia tascabile”, cioè una libraia capace di entrare nelle tasche dei suoi lettori attraverso i suoi consigli e la sua conoscenza letteraria; ma il suo catalogo e la sua buona volontà da sole non bastano. La libraia tascabile (Giunti), scritto da Cristina di Canio, fondatrice della libreria milanese ribattezzata “la scatola lilla”, racconta il mondo delle librerie, e anche nei risvolti meno patinati. Gestirne una significa infatti anche gestire i rapporti con i grossisti, spostare e aprire moltissimi scatoloni, pensare alle fatture e ai resi, organizzare eventi, pianificare la comunicazione sul web, ma anche, e soprattutto, riuscire a consigliare ai lettori il libro giusto, quello che li terrà incollati alle pagine e che li farà tornare in libreria per avere un nuovo consiglio.

Alba Donati in La libreria sulla collina (Einaudi), ci racconta una storia confortante, di quelle che mettono il sorriso; è la storia della Libreria sotto la penna, aperta da Donati nel 2019 a Lucignana, un paese di sole 170 anime sulle colline toscane, grazie al sostegno di un crowdfunding e del passaparola sui social. Le difficoltà purtroppo non si fermano con l’apertura della libreria, che viene distrutta da un incendio poco più di un mese dopo l’apertura. Dopo la ricostruzione, che mobilita il paese e i lettori, arriva il lockdown a smorzare gli entusiasmi. Ma quella della Libreria sotto la penna è una storia a lieto fine, come racconta Donati in questo diario dei primi sei difficili ma incoraggianti mesi della sua nuova attività, fatti di difficoltà superate anche grazie al senso di comunità offerte dai libri, dalla lettura e dai luoghi che sostengono entrambi.

In Le piccole libertà (Feltrinelli), Lorenza Gentile racconta la storia di Olivia, una donna di trent’anni che vive con i propri genitori, e che sta per sposare Bernardo, in apparenza l’uomo perfetto. Eppure Olivia non è contenta, e il suo disagio si manifesta attraverso insonnia e tachicardia. Una boccata di ossigeno arriva grazie a un messaggio della zia Vivienne, che Olivia non sente da anni e che da tempo vive a Parigi. Vivienne però, una volta che Olivia la raggiunge su sua impellente richiesta, sembra introvabile. Questo costringe Olivia, nel tentativo di trovare la zia, a frequentare la comunità bohèmienne che ruota attorno alla celebre libreria Shakespeare and Company, un’avventura che le farà riscoprire il piacere delle piccole libertà, dandole il coraggio di provare finalmente a conquistarsene una più grande.

I miei giorni alla libreria Morisaki (Feltrinelli, traduzione di Gala Maria Follaco) di Satoshi Yagisawa, ci trasporta nel mondo della letteratura del Sol Levante. La vita della venticinquenne Takako ha bisogno di una scossa: da quando l’uomo di cui è innamorata le ha svelato che sposerà un’altra donna, lei non esce più. Un po’ per caso, un po’ per fortuna, Takako però riscopre Jinbōchō, il quartiere delle librerie di Tokyo, un luogo dall’atmosfera magica e tranquilla, dove la sua famiglia possiede da tre generazioni una piccola attività. A occuparsene è lo zio Satoru, che si dedica alla libreria con ancora più dedizione da quando la moglie lo ha lasciato. Satoru offre a Takako le offre un posto dove dormire in cambio di qualche ora di lavoro, ed è così che lei, pur non essendo mai stata una grande lettrice, trova proprio grazie ai libri un nuovo modo di relazionarsi alle persone.

La libraia del Cairo (Garzanti, traduzione di Bianca Bernardi) di Nadia Wassef racconta la storia di Nadia, di sua sorella Hind e della loro amica Nihal. Le tre donne nel 2002 decidono di aprire al Cairo una libreria moderna e indipendente, una sfida resa ancora più difficile dal fatto che in quel periodo, a causa delle problematiche sofferte dal paese, i libri rappresentavano un lusso che in molti non si potevano permettere. Nadia però non si lascia scoraggiare e così nasce la libreria Diwan, che grazie al proprio impegno e a quello delle altre fondatrici in pochi anni non solo ottiene successo, ma si espande attraverso numerose sedi in Egitto, diventando simbolo del potere del cambiamento che può scaturire dai libri e dalla letteratura.

Library with many shelves and books, diminishing perspective and shallow dof

L’anticipazione. Giacomo Poretti: ecco il “mio” San Giuseppe

Un nuovo libro raccoglie le catechesi dedicate da papa Francesco al patrono della Chiesa universale. La prefazione di Poretti: lo conobbi facendo il presepe con mio padre…
Giacomo Poretti

Giacomo Poretti – Ansa

Avvenire

Pubblichiamo qui la prefazione di Giacomo Poretti, attore e scrittore, al testo di Papa Francesco “Un padre e un custode”. Catechesi su San Giuseppe (Libreria Editrice Vaticana, disponibile da questa settimana). Il testo raccoglie le dodici riflessioni che il Pontefice ha tenuto dal 17 novembre dello scorso anno al 16 febbraio scorso e dedicate al padre putativo di Gesù. É nota la profonda devozione che Bergoglio ha sempre avuto verso lo sposo di Gesù: davanti alla sua stanza tiene una statua di Giuseppe dormiente al quale affida intenzioni e richieste di preghiera che gli giungono da tutto il mondo. Nel testo ora pubblicato sono raccolte le varie meditazioni nelle quali Francesco ha delineato la figura di Giuseppe nelle sue principali caratteristiche e dimensioni: l’uomo giusto e sposo di Maria, uomo del silenzio, il migrante perseguitato e coraggioso, il padre putativo di Gesù, … Proponiamo qui la testimonianza di Giacomo Poretti come approfondimento nel giorno della festa di san Giuseppe lavoratore.

Ho conosciuto san Giuseppe che avevo cinque anni. II mio papà è arrivato con lo scatolone dalla cantina, la mamma ha cominciato a urlare dicendo che per prima cosa bisognava ricoprire con la carta di giornale il mobile dove si sarebbe fatto il presepe. Messo in salvo il mobile, il papà ha iniziato: le prime cose erano le montagne, le quali magicamente comparivano dopo aver avvolto con l’apposita carta, verde e marrone, le scatole delle scarpe; le dune del deserto il papà le faceva con la sabbia del gatto, il laghetto con il vetro dello specchio da barba; poi c’è stato l’anno che hanno inventato il “domopak” e finalmente siamo riusciti a fare anche le cascate: avevamo la parete tutta ricoperta di alluminio e il prete quando è venuto a benedire ha chiesto cos’era, io ho risposto «le cascate del Niagara».


Nel testo di Poretti che introduce le riflessioni papali
l’importanza del presepe per la fede familiare

e il ricordo affettuoso del papà
che per realizzare la Natività
usava le scatole della scarpe


Il mattino successivo il papà cercava le sue scarpe per andare al lavoro e si accorgeva che le aveva avvolte dentro la montagna del presepe, allora amaramente si rendeva conto che gli toccava andare in giro fino all’Epifania con i sandali aperti dell’estate: forse è per quel motivo che al mio papà durante le feste natalizie veniva spesso il raffreddore.

Poi era il momento di andare a staccare il muschio che cresceva sulla corteccia dell’albero del vicino (all’epoca esistevano ancora gli alberi e il muschio non lo vendevano ancora in cartoleria), e lo si stendeva attorno al paesello arroccato sulla montagna; il mio papà tendeva a costruirlo con quello che aveva e inevitabilmente il risultato era un insieme di epoche e stili diversi: una baita, un castelletto, una villetta a schiera, un grattacielo fatto con il “Lego”.

Finalmente gli animali: mettevamo galline, tacchini e pecorelle e al massimo uno o due cammelli: io volevo mettere i dinosauri e per questo motivo litigavo con mia nonna che diceva che erano estinti e io urlavo che non era vero, e infine arrivava la grotta. Le statuine il papà, e la mamma, le svolgevano dalla carta di giornale dove erano state avvolte per tutto l’anno: il bue, l’asino, e lì per la prima volta ho visto san Giuseppe con la barba e la sua faccia triste. Io chiedevo chi fosse e la mamma, omettendo imbarazzanti spiegazioni, rispondeva: «Il papà di Gesù bambino». Poi mi mostrava la statuina della Madonna e mi diceva: «E questa è la sua mamma!». La mia di mamma invece avrebbe voluto aggiungere qualcos’altro, poi si guardava negli occhi con il papà e decideva che non era ancora il caso di avventurarsi nella storia dell’Immacolata Concezione, l’avrebbe fatto fra due o tre presepi. Nell’ultimo pacchetto di carta c’era Gesù bambino che aveva indosso solo un panno che gli lasciava le braccia e le gambe nude; io avrei voluto sistemarlo subito nella mangiatoia, ma mamma e papà tentavano di spiegarmi che nasceva tra venti giorni, a Natale; io replicavo che «se era già lì non aveva bisogno di nascere ». Alla fine si arrivava a un compromesso e la statuina di Gesù bambino sarebbe rimasta al caldo nel cassetto delle calze fino al giorno di Natale. Siccome quello che c’era da dire in quel momento era delicato e importante, prendeva la parola il papà: «Gesù bambino… è il figlio di Dio……!».

«…figlio di Dio ? Papi, ma sei fuori…? Ma non era san Giuseppe il suo papà…?».

Mi ha sempre intenerito e interrogato la figura di san Giuseppe, ho passato un sacco di tempo a domandarmi perché nessuno andava da lui a offrirgli un bicchiere di spumante dato che era appena diventato papà.

E poi questo bimbo, di chi era figlio per davvero? Era di Giuseppe o…?

Poi crescendo e frequentando l’oratorio, ho potuto apprendere dal Catechismo la vera natura di quelle statuine e il grado di parentela tra loro. Eppure la figura di Giuseppe mi ha sempre in un qualche modo inquietato, perché da lui e da sua moglie, Maria, ha preso sostanza la natura faticosa e talvolta misteriosa della fede.

Ho pensato alla paura che doveva aver sperimentato quando la sua sposa gli ha comunicato che aspettava un bambino ed entrambi sapevano che non veniva da loro: la vergogna, l’umiliazione, il timore del tradimento, il dileggio, la rabbia, il desiderio di vendicarsi.

E invece ha resistito, non si è fatto accecare dalla rabbia, ha aspettato, ci ha pensato. È andato a dormire.
Con quel peso atroce sul cuore e sulla testa.

E andando a dormire si è concesso il lusso di sognare: un uomo che potrebbe anche essere sfiorato dalla furia omicida perché la moglie aspetta un bambino non da lui, lui, l’uomo con la tristezza più grande che esiste al mondo, sogna.

Aspettare, dormire, sognare.

È qua che avviene il miracolo, l’ennesimo.

L’angelo del Signore lo ha tranquillizzato e come solo nei sogni può accadere gli ha spiegato che lui, Giuseppe, ma anche tutti i papà del mondo che sono venuti prima di lui e verranno dopo di lui, sono papà perché Dio lo ha voluto e lo permette, perché per quanto le mamme e i papà si diano da fare per fare i bambini, loro, le mamme e i papà non saprebbero proprio da che parte cominciare per pensare e fare un bambino.

Quando l’angelo gli ha parlato così Giuseppe si è tranquillizzato.

Al risveglio avrà guardato la sua promessa sposa negli occhi e, senza il bisogno di parlare, ha iniziato la sua giornata: sapeva finalmente quale era lo scopo della sua, della loro vita.

Come dice papa Francesco nelle meditazioni presentate in questo suo libro, Giuseppe è chiamato a custodire la sua famiglia, perché nel custodire vi è il significato più importante dell’esser genitore: «Custodire la vita, custodire lo sviluppo umano, custodire la mente umana, custodire il cuore umano, custodire il lavoro umano. Il cristiano è – possiamo dire – come san Giuseppe: deve custodire. Essere cristiano è non solo ricevere la fede, confessare la fede, ma custodire la vita, la vita propria, la vita degli altri, la vita della Chiesa».

La vicenda di Giuseppe mi ha lasciato un altro insegnamento fondamentale: che la sua famiglia, lui e sua moglie, è quella che ha detto un doppio sì a Dio, entrambi hanno permesso al Creatore di entrare in noi e di custodire questo sacro mistero.

In fondo penso che tutti possiamo lasciarci “ingravidare” dalla presenza di Dio e che tutti possiamo custodire questo Sì.

Scrivere una prefazione per il Papa è un peso più pesante di san Giuseppe quando si coricò quella sera; spero che in sogno un angelo mi dica che Francesco ha avuto benevolenza per i miei balbettii.

Ah, dimenticavo: il 7 gennaio, nel tardo pomeriggio, quando tornavo dall’asilo, il presepe non c’era già più, tutto era stato inscatolato per l’anno successivo, il mobile ritornava a essere agibile e il mio papà finalmente guariva dal raffreddore: aveva potuto rimettersi le scarpe.

Bellezza, luogo teologico di evangelizzazione

Il profondo mutamento culturale avvenuto in questi anni ha messo in crisi le tradizionali modalità di annuncio della fede determinando uno scollamento tra contenuto e linguaggio. Come colmare tale distanza? Il testo, che si avvale dell’autorevole presentazione del cardinale T. Špidlík, prende in considerazione il rapporto tra i contenuti della fede e le sue modalità di annuncio e trasmissione.

In particolare, l’arte è veicolo privilegiato di comunicazione per la Chiesa. Ne è fulgido esempio la cappella Redemptoris Mater, realizzata da padre Marko Ivan Rupnik in Vaticano, in occasione del Giubileo del 2000, per volontà di Giovanni Paolo II. Le immagini della cappella vengono commentate quasi scena per scena, secondo un itinerario che “scaturisce dalla visione per giungere a udire la Parola”. Tutto il volume è percorso dalla consapevolezza che il linguaggio dell’arte è luogo di una rinnovata esperienza di annuncio e di evangelizzazione.

Giacomo Morandi, Bellezza. Luogo teologico di evangelizzazione, Edizioni paoline (2009), 280 pagine, 17 euro.

Giacomo Morandi è nato a Modena il 24 agosto 1965. Ha conosciuto don Divo Barsotti, decidendo di essere membro della Comunità dei Figli di Dio. Entrato nel Seminario diocesano, ha seguito i corsi di preparazione al Sacerdozio ministeriale allo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia; è stato poi inviato a Roma dove ha conseguito la licenza in Scienze Bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico e, successivamente, il dottorato in Missiologia ottenuto all’Università Gregoriana. È stato ordinato sacerdote l’11 aprile 1990 per l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, dove è incardinato. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 30 settembre 2017 nella Basilica Metropolitana di Modena. Dal 13 marzo 2022 l’Arcivescovo Morandi è vescovo di Reggio Emilia-Guastalla.

laliberta.info

Leggere con i bambini? Aiuta a crescere insieme

Quando trovate allestita una saletta per letture dedicate ai bambini in una biblioteca o in un qualsiasi altro spazio, quasi sempre, se ci fate caso, solo le seggioline per i piccoli sono ordinate tutte in fila davanti al “palco”. Le sedie per gli adulti sono invece collocate in fondo alla sala: come a dire che quell’esperienza magica che sta per cominciare – cioè ascoltare storie – è un fatto che riguarda solo i bambini. Gli adulti possono fare altro: chiacchierare tra loro, giocare con il cellullare, guardarsi intorno e aspettare che tutto finisca. Possono anche andare a fare la spesa: succede a volte nelle biblioteche, mentre i bambini ascoltano le storie. Il desiderio che muove questo libro è invece del tutto opposto al messaggio che questi spazi indirettamente trasmettono. In queste pagine si vuole affermare che la lettura, anche quando i bambini sono piccoli e non sanno leggere, è un’esperienza da condividere con un adulto per rafforzare il legame e divertirsi. La lettura ad alta voce ha, infatti, il forte potere di mettere in relazione e di trasformare sia chi legge sia chi ascolta.

Non vi dico niente di nuovo? E invece sì, perché stimola nell’individuo anche la capacità di padroneggiare le proprie emozioni, di protendere verso la comprensione degli altri, di avvicinarsi affettivamente a chi ama e a sentirsi capace nel ruolo di genitore – o di zio/a, nonno o nonna, o di chi ha funzioni educative in generale – che sono veri processi psicologici alla base del suo benessere soggettivo. Adulti occupatevi della mente dei vostri bambini, non solo del loro corpo! Mi sembra essere il proclama di tutti coloro che osservo impegnati nella promozione della lettura in famiglia, me compresa.

Quando i bambini sono molto piccoli, infatti, noi adulti ci preoccupiamo di quello che entra nel loro organismo, ad esempio il cibo, e di rado ci chiediamo di quello che entra nella loro mente. Peccato! Un libro è, d’altronde, un oggetto culturale che un bambino può incontrare solo se al suo fianco c’è un adulto consapevole.

E nonostante ormai da anni i progetti a favore della promozione della lettura in età prescolare siano piuttosto diffusi, la conoscenza dei genitori a riguardo è ancora limitata. Un dato sconfortante, in quanto dalle ricerche emerge che sono proprio i genitori e non altre persone a migliorare le prestazioni dei bambini, ad esempio quelle linguistiche durante le sessioni di lettura. La psicologa Lynne Murray, che incontreremo anche più avanti, nel suo testo sulle prime relazioni del bambino ci spiega come sia impegnativo da parte dei genitori far imparare parole nuove ai loro figli e la lettura condivisa risulta essere l’attività più utile ed efficace per arricchire il vocabolario dei bambini prima dell’ingresso a scuola. Pensate che nel 2019 Nati per Leggere, il programma nazionale più conosciuto sulla lettura in famiglia, ha compiuto vent’anni e dal sito ufficiale si possono conoscere tutte le iniziative che ha messo in campo per festeggiare questo felice traguardo, come il convegno che si è tenuto a Roma il 26 settembre dal titolo Il vento dei 20. Nati per Leggere 1999-2019. Al suo esordio, la sfida del programma (tutt’ora attuale) era di unire due professionalità molto diverse, quali i bibliotecari e i pediatri di famiglia. Questo per riuscire a raggiungere un bacino di famiglie molto più allargato e far collaborare professionalità di ambiti diversi, ma con scopi simili: la salute delle persone fin dalla nascita. Oggi, l’Associazione Culturale Pediatri, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino Onlus di Trieste ne ancora gli enti promotori e le colonne portanti.

Nell’ultimo decennio si sono inoltre diffusi a livello nazionale anche molti festival sulla lettura, tanto che l’Italia ne detiene il primato europeo per numero. Tutti quelli più noti si trovano alla voce “Festival, fiere e manifestazioni letterarie”, come spiega il Rapporto sulla promozione della lettura in Italia redatto a cura dell’Associazione Forum del libro. Il rapporto è interessante perché mostra, oltre alle criticità note del settore, l’energia e la vitalità che tante amministrazioni pubbliche e private investono nella promozione della lettura. Dal nord al sud in Italia si contano circa 1.200 manifestazioni culturali all’anno (ovviamente pre pandemia), sia rivolte agli adulti sia ai bambini.

Tutto questo a dimostrazione che la lettura e la letteratura rappresentano ciò che la psicologia definisce fattori protettivi: cioè quei fattori positivi che se promossi creano condizioni di vita più favorevoli e una maggiore consapevolezza negli individui. I fattori protettivi sono aspetti nella vita di una persona legati al benessere e a uno sviluppo armonico, riguardano la qualità delle relazioni e dell’ambiente in cui si vive. Sono capaci di mobilitare le risorse che ogni persona possiede e contrastano (anche se a volte non completamente) i fattori di rischio all’interno di una famiglia quali la povertà, un ambiente poco stimolante e/o altamente conflittuale, l’isolamento sociale e altri elementi considerati dannosi. La cultura, infatti, non è solo intrattenimento, ma fa bene alla salute. La partecipazione culturale è un investimento in longevità e dovrebbe essere considerata un’azione di welfare, come ci spiega Enzo Grossi dell’Università di Bologna, uno dei primi in Italia ad essersi occupato di questo legame. In un’intervista lo studioso ha spiegato che nutrirsi di cultura (leggere, andare al cinema, visitare mostre e frequentare teatri, viaggiare, ascoltare musica) promuove il benessere soggettivo, può allungare l’aspettativa di vita e contrastare il declino cognitivo dovuto all’età e allo svilupparsi di malattie croniche. La scienza dunque parla chiaro!

Ed è sempre bene ricordare che numerosi studi documentano quanto la lettura sia importante per lo sviluppo complessivo del bambino. Molti preziosi libri sul tema sono pubblicati: da Proust e il calamaro di Maryanne Wolf, a Nati sotto il segno dei libri di Luigi Paladin, fino al saggio Leggimi forte della studiosa Rita Valentino Merletti e del poeta Bruno Tognolini, solo per citarne alcuni.

D’altra parte, ricerche e libri si occupano prevalentemente del perché è importante leggere e considerano soprattutto gli effetti della lettura sull’apprendimento del linguaggio, sulla capacità di aumentare i tempi di attenzione e di concentrazione, e cioè sugli aspetti più cognitivi. Certo, da questi studi emerge anche la valenza della lettura sugli aspetti emotivi e affettivi dello sviluppo, e di come questa possa sostenere la relazione genirappresentano tore-bambino, ma non abbastanza quanto servirebbe. Inoltre sono a mio avviso studi unidirezionali, cioè prendono in considerazione solo gli effetti che la lettura può avere sul bambino, escludendo quelli che si verificano anche sul genitore.

La mia tesi è infatti questa: la lettura può favorire un buon attaccamento per il bambino e contemporaneamente aiutare a migliorare le capacità relazionali del genitore, e in senso più ampio arricchire il suo bagaglio educativo. In questo libro intendo spostare infatti l’attenzione sull’adulto e su come è bene che si approcci al bambino, anche neonato, per cogliere come entrambi si avvicinino e rinforzino il legame attraverso i libri e la lettura condivisa. A tal fine vi sarà utile sapere che la teoria dell’attaccamento, come sostiene Franco Baldoni dell’Università di Bologna, è diventata un vero e proprio paradigma di riferimento per diversi ambiti di ricerca e si è aperta a prospettive ricche di potenzialità sia per la psicologia dello sviluppo che per la psicoanalisi. Baldoni lo scrive nel suo testo scientifico La prospettiva psicosomatica (Il Mulino) in cui propone di studiare l’essere umano integrando i suoi aspetti psicologici, sociali e biologici. Un punto di vista che condivido e che considero la base di partenza per queste mie riflessioni.

I concetti base

Quella forma di legame che si stabilisce da subito tra un genitore e un figlio, e che permette al bambino in futuro di avere fiducia in se stesso è detto, in termini più tecnici, attaccamento. Il come si sviluppa questo legame dipende dal modo in cui i genitori rispondono al bambino. Se i genitori rispondono in modo sufficientemente adeguato, il bambino sviluppa una buona relazione con loro e con se stesso e di conseguenza si sente sicuro per incontrare il mondo. Per un genitore rispondere in modo “adeguato” al proprio figlio significa riuscire a comunicare in modo empatico e a sintonizzarsi affettivamente con lui fin dalla nascita. E se ora vi state chiedendo se fare il genitore è una competenza naturale oppure è necessario impararla, possiamo dire che l’essere in grado per un genitore di comunicare con i propri figli è una capacità che non dovrebbe essere scontata o data a priori, solo per il fatto di esserlo diventato biologicamente. Gli “ostacoli” sono da ricercare nella propria storia personale (di figlio/a ad esempio), transgenerazionale e sociale. Per alcune persone “mettersi in relazione” è un processo più naturale, per altre invece può essere un lungo apprendistato.

Veniamo al concetto di lettura. Per lettura intendo la lettura ad alta voce, quella condivisa (o congiunta) e dialogata come una forma di interazione sociale che può aiutare un adulto e un bambino a comunicare, a interagire, ad arricchire il legame e anche a renderlo più forte. La qualità dei testi e dei libri che si scelgono, la voce del genitore con il suo ritmo e il suo tono, il linguaggio con la sua espressività e le sue parole, i dialoghi con le pause, la prossimità che induce il guardarsi negli occhi, l’intimità, la confidenza, cioè tutto ciò che la lettura favorisce, se utilizzato, amplifica la capacità e la potenza comunicativa dell’adulto e la rende anche qualitativamente migliore.

La lettura poi, a mio avviso, aiuta a sviluppare due caratteristiche, il controllo delle emozioni e l’andare verso gli altri che, come ci spiega sempre Baldoni, si imparano nei primi mesi grazie a una buona interazione con la madre, e sono fondamentali per strutturare la nostra personalità. Se ci pensate, sono funzioni con le quali facciamo sempre i conti nella quotidianità anche da adulti.

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RISORSE

Un libro con i piccoli È fondamentale per lʼapprendimento del linguaggio e la capacità di aumentare i tempi di attenzione e di concentrazione

La lettura con i piccoli migliora anche le capacità relazionali dei genitori