Nablus, esercito israeliano uccide tre palestinesi. Conflitto a fuoco. Ci sono anche 40 feriti, 4 sono gravi

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Sono tre i palestinesi rimasti uccisi oggi in uno scontro a fuoco con l’esercito israeliano nella Casbah di Nablus in Cisgiordani.

Lo riferisce l’agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa, che cita fonti mediche.La identità degli uccisi non è stata ancora divulgata.
Secondo la Wafa negli scontri odierni ci sono stati anche 40 feriti, quattro dei quali versano in condizioni gravi.
Nel frattempo le forze israeliane sono uscite da Nablus.
“In un’operazione congiunta dello Shin Bet, di unità della polizia e dell’esercito nella Casbah di Nablus è stato ucciso il terrorista Ibrahim a-Nabulsi” ha riferito un portavoce militare.
“Era responsabile di una serie di attacchi armati contro l’esercito in quella zona. Nel corso del tentativo della sua cattura – ha aggiunto – si è verificato uno scontro a fuoco in cui è rimasto ucciso anche un altro terrorista”.
In seguito il ministero palestinese della sanità – citato dalla agenzia Maan – ha riferito che i tre palestinesi sono stati identificati. Si tratta, ha precisato di Ibrahim a-Nabulsi, Hussein Jamal Taha e Islam Sabbouh.
Quest’ultimo, secondo i media locali, era inquadrato nell’ala militare della Jihad islamica a Jenin, nella Cisgiordania settentrionale. (ANSAmed).

Tensione. Raid israeliani contro la Jihad a Gaza: 15 morti, oltre cento feriti

Prosegue il lancio di razzi dalla Striscia verso le zone sud di Israele
Il fumo provocato dalle esplosioni dei raid israeliani nella Striscia di Gaza

Il fumo provocato dalle esplosioni dei raid israeliani nella Striscia di Gaza – Ansa

Fonte: Avvenire

È salito a 15 il bilancio dei morti a Gaza per gli attacchi israeliani; i feriti sono 125 (dato aggiornato sabato pomeriggio). Tra gli uccisi anche una donna di 23 anni che si trovava dentro casa a Khan Younis nel sud della Striscia: nello stesso episodio ferite 6 persone, tra cui 3 minori. Prosegue il lancio di razzi da parte della Jihad verso le zone del sud di Israele e in particolare nelle comunità ebraiche a ridosso della Striscia: un razzo ha colpito una casa a Sderot, ma non ci sarebbero feriti.

 

Un’operazione «per rimuovere una minaccia concreta nei confronti di cittadini israeliani e nelle zone vicino a Gaza». L’ha definito così, il premier israeliano Yair Lapid, l’intervento dell’esercito israeliano a Gaza contro la Jihad islamica, intervento definito “Breaking Dawn”, «l’arrivo di un nuovo giorno». Un’operazione che fa seguito all’arresto, avvenuto martedì scorso, di Bassen a-Saadi, leader della Jihad islamica in Cisgiordania, sorpreso da un’unità speciale israeliana durante una visita notturna alla famiglia, nel campo profughi di Jenin. Un altro leader della Jihad islamica, il comandante del nord della Striscia Taysir al-Jabari, è tra i 15 membri del gruppo armato rimasti uccisi ieri nei raid aerei israeliani. Secondo il ministero della Sanità di Hamas, che governa l’enclave palestinese, si contano invece sette morti, compresa una bambina di cinque anni, e almeno 40 feriti. Colpito anche un palazzo di dieci piani. Contemporaneamente, una «allerta speciale» è stata dichiarata sul fronte interno israeliano ed è stato deviato il traffico aereo. L’Iron dome, il sistema di difesa missilistico, è stato schierato per coprire fino a 80 chilometri all’interno di Israele, quindi comprese Tel Aviv e Modin.

«Il governo di Israele non permetterà ai terroristi di stabilire l’agenda nella Striscia di Gaza e minacciare i nostri cittadini. Chiunque cerchi di colpirci sappia che lo raggiungeremo», ha sottolineato il premier Lapid. «Noi non cerchiamo un conflitto, ma non esiteremo a difendere i nostri cittadini, se necessario», gli ha fatto eco il ministro della Difesa Benny Gantz. La replica della Jihad islamica non si è fatta attendere. «Tel Aviv e tutte le altre città israeliane sono nel nostro mirino», ha fatto sapere il leader politico del gruppo, Ziad Nahaleh. «Andremo in battaglia. In questa campagna non ci poniamo alcuna linea rossa. Tel Aviv sarà un nostro obiettivo. Colpiremo tutte le città degli occupanti. Nelle prossime ore essi vedranno la nostra reazione». Secondo Nahaleh tutte le fazioni armate dei palestinese devono unirsi in questo sforzo.

Dopo l’arresto, martedì, del 62enne Bassen a-Saadi, la tensione era andata crescendo. Da Gaza la reazione delle Brigate al-Quds, ala militare della Jihad islamica, era stata immediata: «Israele – ha avvertito – è responsabile della sua vita. Pagherà un duro prezzo se dovesse diventare un martire». Di conseguenza l’esercito israeliano aveva elevato lo stato di allerta nel territorio israeliano vicino a Gaza. A-Saadi era stato arrestato sette volte e aveva passato un quarto della sua vita in carcere. Tra i fondatori della Jihad islamica in Cisgiordania, secondo l’esercito israeliano era diventato un punto di riferimento nella organizzazione di attentati nella regione, in particolare nell’area di Jenin e Nablus.
Dopo il suo arresto, nel timore di ritorsioni dei gruppi radicali, da martedì Israele, che ha richiamato 25mila riservisti, aveva chiuso le strade intorno all’enclave palestinese. Altrettanto noto alle forze israeliane era Taysir al-Jabari, ucciso ieri, che era tra l’altro responsabile del coordinamento tra la Jihad islamica e Hamas. Secondo l’esercito israeliano, al-Jabari aveva ordinato il lancio di centinaia di razzi durante l’operazione Guardiano delle mura. «Esortiamo tutte le parti alla calma», ha sottolineato ieri un portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa. Mentre Abu Mazen condanna i raid, Israele ha avvertito l’Egitto (che da domani inizierà a mediare tra Israele e i palestinesi di Gaza) che qualsiasi reazione di Hamas ai raid di ieri porterà a un’importante escalation militare. L’operazione di Israele, che ha anche avvertito di movimenti «sospetti» di Hezbollah al confine con il Libano, potrebbe essere solo all’inizio.