CHIUSURA ANNO SCOLASTICO 2021-2022 INCONTRO DI SPIRITUALITA’ PER DOCENTI E DIRIGENTI SCOLASTICI

AIMC, UCIIM, FIDAE, FISM, Ufficio Scuola – Servizio IRC concluderanno l’anno scolastico 2021-2022 con un incontro di spiritualità
lunedì 30 maggio 2022 alle ore 17.00

presso l’Oratorio di San Giovanni Battista in Cavriago

L’incontro, rivolto ai docenti e ai dirigenti scolastici, sarà guidato dal prof. don
Claudio Gonzaga, consulente ecclesiastico UCIIM, che celebrerà la Santa
Messa.

Fonte: portaleirc.it

 

Scuola. Prof di religione, i sindacati: bandire un nuovo concorso

(Ap)

Nel confronto tra sindacati della scuola e ministero dell’Istruzione irrompe anche il caso della mancata copertura di tutte le cattedre di ruolo previste per l’insegnamento della religione cattolica (Irc) nella scuola italiana.

Una questione che coinvolge potenzialmente alcune migliaia di docenti attualmente con contratto a tempo determinato e che lunedì è stata al centro di un incontro che i sindacati confederali (Cisl-scuola, Flc Cgil, Uil Scuola Rua) e di categoria (Fgu Snadir) hanno avuto con il responsabile del Servizio Nazionale per l’Irc della Cei don Daniele Saottini.

La legge 186/2003, che norma il reclutamento degli insegnanti di religione, mette a concorso il 70% delle circa 24mila cattedre previste in organico. Così è stato fatto nel 2004 e tutti i posti di ruolo sono stati assegnati. Da allora, però, sono passati 15 anni e nessun ministro dell’Istruzione ha bandito i concorsi ordinari previsti ogni tre anni dalla legge.

Nel frattempo dei circa 17mila docenti di ruolo molti hanno raggiunto la pensione o hanno lasciato la cattedra per altri motivi, lasciandone scoperte (come titolari di ruolo) circa 4.500. È proprio partendo da questo dato che i sindacati stanno da anni lavorando e hanno deciso di tornare ancora una volta alla carica con il ministero dell’Istruzione perché vi sia un intervento che porti alla copertura delle cattedre di ruolo.

Sul tavolo, come i sindacati hanno illustrato anche al responsabile Cei del Servizio nazionale, vi sono tre possibili strade: un concorso ordinario, un concorso riservato da costruire attraverso una nuova normativa, oppure l’inserimento di una specifica disposizione in aggiunta al piano di stabilizzazione di 50mila precari della scuola che si sta elaborando.

La prima strada è quella prevista dalla stessa legge: appare la più rapida e sembra la via più ‘gradita’ al ministero di viale Trastevere, ma non piace per nulla ai sindacati perché non valorizza adeguatamente i docenti che insegnano da tanti anni.

Si potrebbe, come pare preferisca il fronte sindacale, fare invece un concorso riservato a tutti coloro che, in possesso dei titoli di studi previsti e dell’idoneità riconosciuta dal vescovo diocesano, abbiano insegnato da molti anni sempre con un contratto annuale e non di ruolo. Su questa proposta sono state presentate anche delle proposte di legge, ma le tempistiche per la loro approvazione appaiono molto incerte.

La terza e ultima via, forse rapida ma per nulla facile, è rappresentata dall’inserimento di un capitolo ad hoc nel piano di sistemazione di oltre 50mila precari della scuola, magari facendo riferimento a coloro che hanno già maturato i 36 mesi di servizio con contratto a tempo determinato, che secondo le normative del mondo del lavoro dovrebbero portare all’assunzione a tempo indeterminato (nel caso della scuola, a quello di ruolo).

Da parte sua, il Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica nella scuola svolge solo un ruolo di osservatore e garante. Infatti, la questione del bando vede come attori protagonisti il ministero e i sindacati, mentre il Servizio Irc della Cei non partecipa al tavolo di confronto, ma ha solo una funzione esterna di consiglio e sostegno. «Certo da parte nostra – commenta don Saottini responsabile del Servizio Nazionale – ci auguriamo che, come prevede la legge 186/2003, venga rispettato l’obbligo di mettere a concorso i posti di ruolo scoperti». Al di là della scelta che sarà presa nel confronto tra sindacati e ministero, «la Cei si augura che si possa trovare una soluzione condivisa in tempi rapidi, evitando di penalizzare ulteriormente i docenti e la stessa disciplina dell’Irc». Un auspicio, a dire il vero, che negli ultimi tre lustri è andato deluso, visto che nessuno dei ministri che si sono succeduti alla guida dell’Istruzione ha dato attuazione ai concorsi triennali previsti per legge. Tuttavia don Saottini osserva che «questa speranza si fonda sulla disponibilità e sull’impegno che mostrano tutti i protagonisti per poter arrivare presto ad una positiva soluzione, per il bene di tanti docenti che con passione continuano a far apprezzare una materia a volte molto penalizzata come è l’Irc».

Italia Messaggio della Cei sull’insegnamento della religione nelle scuole. Non proselitismo ma ascolto e confronto

L’Osservatore Romano

Non uno spazio di proselitismo ma un’occasione di «ascolto» e «confronto serio e culturalmente fondato» sulle questioni centrali della vita e della fede. È questa l’opportunità offerta dall’insegnamento della religione cattolica che studenti e genitori nei prossimi giorni, come di consueto, saranno chiamati a scegliere in vista dell’iscrizione al nuovo anno scolastico.
Nell’approssimarsi di questa importante scadenza la presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) ha diffuso un messaggio ricordando specificità e rilevanza di un’insegnamento che negli anni ha dimostrato di essere sempre largamente apprezzato dalla maggioranza delle famiglie.
L’insegnamento della religione cattolica (Irc) intende dunque essere, all’interno di tutto il mondo della scuola, sottolineano i vescovi, «un’occasione di ascolto delle domande più profonde e autentiche degli alunni, da quelle più ingenuamente radicali dei piccoli a quelle talora più impertinenti degli adolescenti». In questo senso, viene specificato, «le indicazioni didattiche in vigore per l’Irc danno ampio spazio a queste domande; a loro volta, gli insegnanti di religione cattolica sono preparati all’ascolto, presupposto per sviluppare un confronto serio e culturalmente fondato».
Nel richiamare i contenuti del Sinodo dei vescovi dello scorso ottobre, la Cei evidenzia come i giovani si siano dimostrati «sensibili alla figura di Gesù, quando viene presentata in modo attraente ed efficace», e desiderosi di conoscerlo. L’Irc, si legge ancora nel messaggio dei vescovi italiani, «è il luogo più specifico in cui, nel rigoroso rispetto delle finalità della scuola, si può affrontare un discorso su Gesù. Come insegna Papa Francesco, non si tratta di fare proselitismo, ma di offrire un’occasione di confronto per lasciare che ognuno possa, nell’intimo della propria coscienza, trovare risposte convincenti». Di qui l’auspicio che «anche quest’anno siano numerosi gli alunni che continueranno a fruire di tale offerta educativa, finalizzata ad accompagnare e sostenere la loro piena formazione umana e culturale».
Frutto, come è noto, della revisione del Concordato del 1984, l’insegnamento della religione cattolica, sottolineano ancora i vescovi, «si è ormai consolidato come apprezzata componente del curricolo scolastico ed è scelto da una maggioranza ancora cospicua di studenti e famiglie, che vi trovano risposta soprattutto in termini di formazione personale, di proposta educativa e di approfondimento culturale». E nel cercare di rispondere sempre meglio a tali aspettative, prosegue il messaggio, «gli insegnanti di religione cattolica potranno trovare ulteriori e importanti sollecitazioni dal Sinodo dei vescovi che si è concluso nelle scorse settimane e che è stato dedicato proprio ai giovani, cui la Chiesa intende rivolgere un’attenzione sempre maggiore».
Tra le numerose tematiche discusse, i vescovi italiani evidenziano proprio il richiamo legato alla domanda di ascolto che viene dal mondo giovanile e riportano questo passaggio del documento finale del suddetto Sinodo: «I giovani sono chiamati a compiere continuamente scelte che orientano la loro esistenza; esprimono il desiderio di essere ascoltati, riconosciuti, accompagnati.
Molti sperimentano come la loro voce non sia ritenuta interessante e utile in ambito sociale ed ecclesiale. In vari contesti si registra una scarsa attenzione al loro grido, in particolare a quello dei più poveri e sfruttati, e anche la mancanza di adulti disponibili e capaci di ascoltare». Da qui l’augurio che «anche quest’anno siano numerosi gli alunni che continueranno a fruire di tale offerta educativa».
L’Osservatore Romano, 3-4 gennaio 2019

Cei. Ora di religione, in ascolto dei giovani

Ecco il testo del Messaggio diffuso dalla Presidenza della Conferenza episcopale italiana all’approssimarsi della scelta da parte delle famiglie e dei ragazzi di avvalersi dell’Insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2019-2020.

Cari studenti e cari genitori,

si avvicina la scadenza per le iscrizioni al prossimo anno scolastico 2019-20, occasione nella quale sarete chiamati anche a scegliere se avvalervi o meno dell’insegnamento della religione cattolica (Irc).
Frutto della revisione del Concordato del 1984, questo insegnamento si è ormai consolidato come apprezzata componente del curricolo scolastico ed è scelto da una maggioranza ancora cospicua di studenti e famiglie, che vi trovano risposta soprattutto in termini di formazione personale, di proposta educativa e di approfondimento culturale.
Nel cercare di rispondere sempre meglio a tali aspettative, gli insegnanti di religione cattolica potranno trovare ulteriori e importanti sollecitazioni dal Sinodo dei vescovi che si è concluso nelle scorse settimane e che è stato dedicato proprio ai giovani, cui la Chiesa intende rivolgere un’attenzione sempre maggiore.
Tra le numerose tematiche discusse, ci sembra importante evidenziare il richiamo legato alla domanda di ascolto che viene dal mondo giovanile. Scrivono infatti i vescovi: «I giovani sono chiamati a compiere continuamente scelte che orientano la loro esistenza; esprimono il desiderio di essere ascoltati, riconosciuti, accompagnati. Molti sperimentano come la loro voce non sia ritenuta interessante e utile in ambito sociale ed ecclesiale. In vari contesti si registra una scarsa attenzione al loro grido, in particolare a quello dei più poveri e sfruttati, e anche la mancanza di adulti disponibili e capaci di ascoltare» (Documento finale, 27 ottobre 2018, 7).
Tale richiamo può e deve interessare tutto il mondo della scuola, ma al suo interno l’Irc intende essere proprio un’occasione di ascolto delle domande più profonde e autentiche degli alunni, da quelle più ingenuamente radicali dei piccoli a quelle talora più impertinenti degli adolescenti. Le indicazioni didattiche in vigore per l’Irc danno ampio spazio a queste domande; a loro volta, gli insegnanti di religione cattolica sono preparati all’ascolto, presupposto per sviluppare un confronto serio e culturalmente fondato.
Il Sinodo ha anche constatato che, «se per molti giovani Dio, la religione e la Chiesa appaiono parole vuote, essi sono sensibili alla figura di Gesù, quando viene presentata in modo attraente ed efficace. In tanti modi anche i giovani di oggi ci dicono: “Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21), manifestando così quella sana inquietudine che caratterizza il cuore di ogni essere umano: l’inquietudine della ricerca spirituale, l’inquietudine dell’incontro con Dio, l’inquietudine dell’amore» (50).
L’Irc è il luogo più specifico in cui, nel rigoroso rispetto delle finalità della scuola, si può affrontare un discorso su Gesù. Come insegna papa Francesco, non si tratta di fare proselitismo, ma di offrire un’occasione di confronto per lasciare che ognuno possa, nell’intimo della propria coscienza, trovare risposte convincenti.
Ci auguriamo che anche quest’anno siano numerosi gli alunni che continueranno a fruire di tale offerta educativa, finalizzata ad accompagnare e sostenere la loro piena formazione umana e culturale.

Roma, 18 dicembre 2018

La Presidenza della Conferenza episcopale italiana

da Avvenire

Incontro per docenti, dirigenti scolastici, genitori ed educatori L’EDUCAZIONE SECONDO PAPA FRANCESCO

Il tema dell’educazione rappresenta una costante del magistero di Papa Francesco; è al centro del suo pensiero e della sua azione. Non va dimenticato che Jorge Bergoglio è stato a lungo insegnante e anche nel suo ruolo di vescovo ha sempre avuto a cuore il mondo dell’educazione e della scuola.

La sua “ricetta educativa” – come l’ha definita il segretario della CEI mons. Nunzio Galantino – sarà illustrata venerdì 5 ottobre dal prof. Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Conferenza Episcopale Italiana, in un incontro che avrà luogo alle ore 16.30 a Reggio Emilia nella chiesa di Santo Spiridione, in via Nuova.

L’iniziativa è promossa da AIMC, UCIIM, AGe, FIDAE, FISM, Istituto San Vincenzo de’ Paoli, Servizio di Pastorale Scolastica, Servizio Diocesano per l’Insegnamento della Religione Cattolica, Osservatorio per l’Educazione e sarà introdotta dal prof. Luciano Bonacini, dirigente scolastico dell’Istituto San Vincenzo de’ Paoli.

Il prof. Ernesto Diaco, insegnante e pubblicista, ha ricoperto diversi ruoli nell’Azione Cattolica Italiana a livello diocesano e nazionale. Dal 2007 al 2015 è stato vice responsabile del Servizio nazionale della CEI per il progetto culturale. Dal 2015 è direttore dell’Ufficio nazionale della CEI per l’educazione, la scuola e l’università.

Recentemente ha curato la pubblicazione degli Atti della X Giornata pedagogica del Centro studi per la scuola cattolica, che hanno affrontato una lettura, sotto diverse angolature, del magistero di Papa Francesco in campo educativo e della sua costante attenzione per le giovani generazioni.

Secondo il gesuita Antonio Spadaro, “la sfida educativa è al centro dello sguardo di Papa Francesco”.

L’incontro è rivolto a docenti, dirigenti scolastici, genitori ed educatori.

Nella foto: Papa Francesco con Ernesto Diaco e mons. Nunzio Galantino.

 

CONVEGNO CEI Scuola: don Sala, “è un mondo missionario, luogo in cui si incontrano i giovani”

“Mondo missionario, Chiesa in uscita, luogo in cui si incontrano i giovani, quelli vicini e quelli lontani”. Così don Rossano Sala, segretario speciale del Sinodo, ha definito la scuola che “a volte è anche l’unica esperienza di chiesa che i ragazzi fanno entrando in contatto con persone che hanno un mandato come gli insegnanti di religione”. “La scuola è il primo ambiente citato dai giovani come luogo di incontro, perché è lì che passano la maggior parte del loro tempo”, ha spiegato facendo riferimento alle risposte al questionario inviate come contributo al documento preparatorio del Sinodo. “I giovani chiedono alla Chiesa una svolta relazionale, in quanto la mancanza di relazioni induce a fuggire”, ha detto don Sala intervenendo al Convegno nazionale dei responsabili diocesani e regionali della pastorale della scuola e dell’Irc. “La Chiesa – ha scandito – è sollecitata ad offrire una controcultura profetica della buona relazione”. E su questa frontiera, ha osservato il sacerdote, “gli insegnanti di religione sono in prima linea”. “I ragazzi – ha aggiunto – chiedono una qualità degli adulti, ci dicono che non sono le dottrine a cambiarli, ma narrazioni di vita vissuta: per questo chiedono un confronto con persone credibili”. Secondo don Sala, dunque, occorre “prendere coscienza della distanza, fare un ponte, costruire legami, fare il primo passo, senza aspettare che sia l’altro a venire da noi”. “C’è bisogno – ha concluso – non di una Chiesa ospitale, ma che sappia andare e in questo senso la scuola è un mondo missionario, è Chiesa in uscita”.

sir