Niente sfida. Musk: Zuckerberg rifiuta il combattimento da antichi Romani

Rispondendo a un tweet del ministro Sangiuliano, Musk lo ringrazia e mette la parola fine all’ipotesi di sfida in un sito archeologico italiano
Elon Musk e Mark Zuckerberg

Elon Musk e Mark Zuckerberg – Fotogramma

avvenire.it

Non ci sarà nessun combattimento fra Elon Musk e Mark Zuckerberg. O almeno non nello stile e nell’ambientazione dell’antica Roma. Né a Roma, né a Pompei né altrove in Italia. A mettere fine alla questione è un tweet del numero uno di Twitter, Tesla e Space X, che riferisce il diniego del fondatore di Facebook e numero uno di Meta.

“Voglio ringraziare il ministro Sangiuliano – scrive Musk il rispondendo a un post del ministro della Cultura – per la gentilezza e la disponibilità nel voler organizzare un evento di intrattenimento, culturale e di beneficenza in Italia. Volevamo promuovere la storia dell’Antica Roma con il supporto di esperti e allo stesso tempo raccogliere soldi per i veterani americani e gli ospedali pediatrici in Italia. Zuckerberg ha rifiutato l’offerta perché non è interessato a questo approccio. Vuole solo combattere se è la Ufc organizzare l’incontro. Io comunque sono sempre pronto a combattere”.

La Ultimate Fighting Championship (Ufc) è un’organizzazione di arti marziali miste statunitense, con sede a Las Vegas.

Sostenere i nuclei con disabili e malati cronici. «Aiuti stabili alle famiglie»

Gianluigi De Palo con la ministra Eugenia Roccella

Il ministro per la Famiglia Eugenia Roccella assicura che nella riforma fiscale «il criterio della famiglia è al primo posto. Non lo abbiamo archiviato. Poi c’è il tema dell’assegno unico, si tratta di difenderlo, correggerlo e implementarlo». Il governo, aggiunge riferendosi alla questione dei figli di coppie omogenitoriali, «tutela tutti i bambini. Non è questo il problema, ma della maternità surrogata, la compravendita della maternità». A dover essere tutelate, sottolinea poi la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli sono «tutte le famiglie, in particolar modo le famiglie fragili con disabili e malati cronici», annunciando che nella riforma del fisco ha chiesto di aggiungere una detassazione per queste categorie. Famiglia e lavoro sono «facce della stessa medaglia – precisa la viceministra del Lavoro Maria Teresa Belluci – e vogliamo affrontarli non con i bonus ma con riforme strutturali, partendo dalla natalità fino alla terza età».

avvenire.it

Disabilità: quello che resta da fare

di: Samuele Pigoni
settimananews.it

Come vengono rappresentate le persone con disabilità nel mondo dei media? -  AccessiWay

Oggi siamo lontani dalla segregazione e dalla violenza che portarono alla chiusura dei manicomi e alla rivoluzione di Franco Basaglia, ma il percorso per promuovere i diritti, il benessere e la piena dignità delle persone con disabilità è una rivoluzione non ancora terminata.

Il 3 dicembre si è celebrata in tutto il mondo la Giornata dedicata alle persone con disabilità, per promuoverne i diritti, il benessere e la piena dignità. È una data della quale tendenzialmente si accorgono e celebrano solamente le persone con disabilità, i familiari, gli addetti ai lavori, gli e le attivisti/e.

Eppure sono passati ormai 60 anni dai primi movimenti per i diritti delle persone con disabilità, dai primi disabilitiesstudies che hanno chiarito come le disabilità non siano più un ambito relegabile alla dimensione medica della cura e della protezione, essendo prima di tutto una questione di ordine sociale e di cittadinanza.

Va ricordato che con la Legge 3 marzo 2009, n.18 il parlamento italiano autorizzava la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007 e che la Convenzione, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, rappresenta un risultato definitivo raggiunto dalla comunità internazionale in quanto strumento internazionale vincolante per gli Stati.

La Convenzione si inserisce nel più ampio contesto della tutela e della promozione dei diritti umani e conferma una volta per tutte in favore delle persone con disabilità i princìpi fondamentali di pari opportunità, di non discriminazione, di esigenza di pieni diritti di cittadinanza sulla base dei princìpi di autodeterminazione e uguaglianza con tutti. A tal fine la Convenzione modifica alla radice la definizione di disabilità promuovendone una diversa concettualizzazione che si fa mobile, sociale e relazionale.

Mobile perché si definisce come “un concetto in evoluzione” (preambolo), non definita a partire da un qualche ancoraggio bio-medico ma sottoposta al variare dello sguardo storico che la anima (il disabile è stato nelle epoche “mostruoso”, “deforme”, “subnormale”, “handicappato”); sociale, laddove dichiara che «per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con tutti» (art. 1 comma 2); relazionale, in quanto territorio di relazioni di potere tra lo sguardo abile della maggioranza disciplinante e il corpo disabile, disabilitato e discriminato (quando non segregato) da barriere materiali e immateriali.

E su questo la Convenzione è chiara, per “discriminazione fondata sulla disabilità” – infatti – si intende: «qualsivoglia distinzione, esclusione o restrizione sulla base della disabilità che abbia lo scopo o l’effetto di pregiudicare o annullare il riconoscimento, il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo» (art. 2).

È discriminante tutto ciò che preclude il set di opportunità concrete che permettono di desiderare e vedere realizzata una vita nel mondo di tutti, a prescindere dalle caratteristiche individuali.

La Convenzione dispone che ogni Stato presenti un rapporto dettagliato sulle misure prese per adempiere ai propri obblighi e sui progressi conseguiti al riguardo. La legge italiana di ratifica della Convenzione ha istituito l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità che ha, tra gli altri, il compito di promuovere l’attuazione della Convenzione ed elaborare il rapporto dettagliato sulle misure adottate di cui all’art. 35 della stessa Convenzione, in raccordo con il Comitato interministeriale dei diritti umani (Cidu).

Siamo lontani dalla segregazione e dalla violenza che portarono alla chiusura dei manicomi e alla rivoluzione di Franco Basaglia, ma il percorso di de-istituzionalizzazione fisica e immaginale, il riconoscimento alla persona con disabilità del diritto a una vita indipendente e progettata sulla base dell’uguaglianza con tutti, è una rivoluzione non terminata.

Un percorso che oggi è attuale e necessario e che investe i temi della casa in cui vivere, del lavoro cui aspirare, dell’affettività e della sessualità, del rapporto con la famiglia e dei dispositivi attuativi a disposizione dei sistemi socio-sanitari.

Siamo di fronte a un cambio di passo decisivo nella rappresentazione culturale delle disabilità (e per converso: delle abilità), nel riassetto dei servizi e dispositivi giuridici preposti alla tutela dei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità, nei dispositivi pratici, educativi, relazionali con i quali costruire le capacità dei contesti (lavoro, scuola, quartiere) di eliminare le enormi barriere materiali e soprattutto immateriali residue. Barriere che abbiamo conficcate nello sguardo, molto spesso, anche in quello animato dalle migliori intenzioni.

Pubblicato sul sito della rivista Confronti. L’autore è direttore della Fondazione Time2, si occupa di management, progettazione sociale e filosofia.

Pensioni minime, verso intesa a 590 euro

Pensioni minime, no al nuovo aumento fino a 600 euro: la verità è nella  legge di Bilancio

Mediazione iper-calibrata sulla principale richiesta di Forza Italia. Opzione donna e lavoro le priorità del Pd

Degli oltre 3mila emendamenti alla manovra arrivati mercoledì scorso, di cui ne sono stati ammessi circa duemila, ne rimangono in pista 450. Sono quelli “segnalati” domenica dalla commissione Bilancio della Camera, suddivisi fra 200 della maggioranza (95 Fdi, 54 Lega, 40 Fi, 11 Noi Moderati) e 250 dell’opposizione. Ma dal momento che la coperta è corta (appena 700 i milioni a disposizione), non si esclude la possibilità di un’ulteriore scrematura mentre, sul fronte sindacale, Cgil e Uil hanno avviato ieri la settimana di mobilitazione che andrà avanti fino a venerdì 16. La novità di ieri sera riguarda le pensioni minime, al centro da settimane del forte pressing di Forza Italia per portarle almeno a 600 euro al mese (contro i circa 570 previsti finora dal testo). A riprova che la coperta stavoltà è davvero corta e ogni singolo euro è importante, sarebbe vicina un’intesa su quota 590 euro.

Sono 95, come detto, gli emendamenti segnalati da Fdi. Tra le proposte, oltre alla sospensione del payback per le imprese sanitarie, c’è anche l’aliquota agevolata per il gasolio agricolo e la proroga del lavoro agile per i lavoratori fragili e i genitori lavoratori con figli minori di anni 14. Poi fondi per le materie Stem (scientifiche) nella scuola così come la proroga delle risorse per le trasmissioni di Radio Radicale. Spunta anche un fondo “per i Giochi della Gioventù”, con una dote di 20 milioni di euro. E ancora, aumento da 8 a 10 euro dell’esenzione fiscale dei buoni pasti elettronici, sgravi per le assunzioni di apprendisti ed estensione del bonus sociale anche sotto forma di crediti per gli inquilini dell’edilizia popolare. Nel pacchetto di emendamenti anche un contributo ai comuni per la realizzazione di nuovi impianti di stoccaggio gas, sconti sulle accise del gasolio per le imprese di noleggio autobus, riapertura del bonus per il rientro dei cervelli, nuove norme sui premi di risultato, misure per il prepensionamento dei giornalisti delle testate in crisi e taglio al 5% dell’Iva sulle pompe di calore.

Tra le 54 proposte indicate dalla Lega alla manovra spicca il taglio dell’Iva sul pellet (ora al 22%), il sostegno al comparto della sicurezza, ma anche una riguardante la qualità dell’aria con interventi per ridurre l’inquinamento. Nessuna proposta di modifica segnalata dal Carroccio sul fronte del Pos o sul tetto al contante, entrano invece una serie di proroghe di agevolazioni per le popolazioni terremotate. Forza Italia insiste sulle pensioni anche con un fondo di 500 milioni per “interventi di revisione del meccanismo di indicizzazione delle pensioni minime e misure per contrastare gli effetti negativi delle tensioni inflazionistiche”. Ma anche un esonero contributivo fino 8mila euro per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e le trasformazioni dei contratti a tempo determinato degli under 36, oltre all’introduzione di meccanismi per sbloccare la cessione dei crediti fiscali del Superbonus 110%. Opzione donna, salario minimo e sanità sono, invece, i principali temi oggetto degli emendamenti segnalati dal Pd. I dem intendono battersi perché sia garantita la possibilità di andare in pensione a 58 anni per le donne, allargando quindi la potenziale platea rispetto alle discriminanti introdotte dal governo. Il Terzo Polo, infine, dichiara guerra alle “microtasse”: via l’addizionale erariale alla tassa automobilistica, le tasse e sopratasse per istituti superiori e università, le tasse per le licenze di esercizio e quella di abilitazione all’esercizio professionale e, ancora, l’addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri aerei. (r.r.)

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Nuovi audio. Berlusconi torna sulla guerra: «Zelensky, non vi dico quello che penso…»

Nuove dichiarazioni, dopo quelle pubblicate ieri, in cui il Cavaliere ricostruisce la sua versione del conflitto. Per tentare di ricucire a Villa Grande sono arrivati Matteo Salvini e Carlo Nordio
Silvio Berlusconi e Vladimir Putin

Silvio Berlusconi e Vladimir Putin – Ansa

Nuovi audio pubblicati dall’agenzia LaPresse inguaiano il Cavaliere e, con lui, tutta la coalizione di centrodestra che si appresta a far nascere il nuovo governo. Sono sempre ricavati dall’incontro di martedì di Silvio Berlusconi con i parlamentari di Forza Italia alla Camera («Vi prego, però, il massimo riserbo», era stata la richiesta inascoltata) e danno la sua versione del conflitto tra russi e ucraini. E, in particolare, lasciano immaginare un giudizio tutt’altro che lusinghiero sul presidente ucraino Volodymir Zelensky: «Io non vedo come possano mettersi a un tavolo di mediazione Putin e Zelensky. Perché non c’è nessun modo possibile. Zelensky, secondo me… lasciamo perdere, non posso dirlo…”».

Ricalca, invece, affermazioni già fatte in tempi recenti da Bruno Vespa a Porta a Porta quando ricostruisce la genesi del conflitto: «Nel 2014 a Minsk, in Bielorussia, si firma un accordo tra l’Ucraina e le due neo-costituite repubbliche del Donbass per un accordo di pace senza che nessuno attaccasse l’altro», inizia il Cavaliere. «L’Ucraina butta al diavolo questo trattato un anno dopo e comincia ad attaccare le frontiere delle due repubbliche. Le due repubbliche subiscono vittime tra i militari che arrivano, mi si dice, a 5,6,7mila morti. Arriva Zelensky, triplica gli attacchi alle due repubbliche».

Berlusconi continua, sostenendo che a questo punto i separatisti erano andati da Putin e lui (seppur «contrario a qualsiasi iniziativa») dopo aver subito «una pressione forte da tutta la Russia» prende la decisione di «inventare un’operazione speciale», ossia arrivare a Kiev «in una settimana» e deporre Zelensky e i suoi ministri, sostituendoli con«un governo già scelto dalla minoranza ucraina di persone per bene e di buon senso». Un’operazione frenata dall’«imprevista e imprevedibile» ondata «di resistenza da parte degli ucraini, che hanno cominciato dal terzo giorno a ricevere soldi e armi dall’Occidente».

L’ex premier ha poi proseguito rimarcando, a suo dire l’assenza di leader «in Europa e negli Stati Uniti d’America» e aggiungendo: «Posso farvi sorridere? L’unico vero leader sono io…». Infine l’ultima dichiarazione registrata: «La guerra condotta in Ucraina è la strage dei soldati e dei cittadini ucraini. Se lui diceva ‘Non attacco più’, finiva tutto (…). Quindi se non c’è un intervento forte, questa guerra non finisce», ha concluso.

Queste nuove parole si aggiungono a quelle già pubblicate ieri, sempre da LaPresse, sui suoi rapporti con Putin, fatti di «lettere dolcissime» e regali reciproci. Proprio per questo oggi ha tentato di metterci una pezza Matteo Salvini (ormai sempre più calato nei panni del mediatore), andando a pranzo da Berlusconi a Villa Grande. Lo stesso capo del Carroccio, riferiscono fonti interne, in un colloquio con i responsabili economici del suo partito ha espresso «stupore» per le parole del leader di Forza Italia su Putin, ma ha anche rassicurato i suoi sul buon esito della partita governativa. L’ipotesi di Salvini è quella di «arrivare al giuramento già domenica, al massimo lunedì».

Nessuna dichiarazione ufficiale invece da Giorgia Meloni, anche se dal suo partito filtra tutta la sorpresa (eufemismo) per il nuovo e improvviso strappo del Cavaliere, aumentata dal fatto che è arrivata un giorno il ramoscello d’ulivo portato in via della Scrofa dall’ex premier azzurro. Il deputato di Fdi, Fabio Rampelli, si è limitato a dichiarare: «Non mi sembra che le posizioni di Berlusconi in politica estera siano le stesse di Giorgia Meloni».

Ma oltre alla politica estera, rimane il braccio di ferro sui ministri nella coalizione. Ieri il Cavaliere con i cronisti aveva dato per fatto un accordo su Elisabetta Casellati al ministero della Giustizia, presto smentito dal partito di Meloni. Anche su questo punto si tenta di mettere una pezza e stamattina Berlusconi ha incontrato, sempre a Villa Grande, Carlo Nordio, il favorito di Fdi come Guardasigilli. Un «incontro cordiale» secondo l’ex pubblico ministero, che ha rassicurato il Cav. («penso che le mie idee, espresse nei tanti volumi che ho scritto, siano condivise anche dal leader azzurro»).

da Avvenire

 

Gelo di Conte su Draghi, il governo nel mirino. Conte accusa il premier di aver chiesto a Grillo di rimuoverlo dal M5s

Draghi, ho parlato con Conte, il governo non rischia © ANSA

Alta tensione nel governo.

Conte accusa il premier di aver chiesto a Grillo di rimuoverlo dal M5s (‘un’intromissione grave’), chiede un chiarimento politico e a sera sale al Colle per un colloquio di un’ora con Mattarella.

Draghi smentisce le pressioni sul Movimento, ma deve lasciare in anticipo il vertice Nato di Madrid. Convocato un Cdm sulle misure contro il caro bollette

FRA IL M5S E IL GOVERNO TIRA ARIA DI CRISI
La tensione ha superato i livelli di guardia dopo l’intervista del sociologo Domenico De Masi, che ha riferito una confidenza ricevuta da Beppe Grillo nei suoi tre giorni a Roma: Mario Draghi avrebbe avrebbe chiesto al garante di “rimuovere Giuseppe Conte dal M5s, perché inadeguato”. Non è mai successo, è la smentita di Palazzo Chigi arrivata all’ora di cena, quando ormai il caso era deflagrato, contestualmente alla decisione di Draghi di lasciare in anticipo il vertice Nato di Madrid per rientrare a Roma in serata e partecipare domani – è la versione ufficiale – al Consiglio dei ministri che si occuperà, tra l’altro, della questione bollette. Ma le preoccupazioni del presidente del Consiglio potrebbero riguardare proprio le tensioni con la maggioranza. E non solo quelle con i pentastellati ma anche con la Lega che si è messa di traverso sullo ius scholae e la cannabisIn questo quadro, Giuseppe Conte sale al Colle per rappresentare, a Mattarella, in un incontro durato un’ora, la “gravità” della situazione dopo il colloquio con il premier.

La giornata si è infiammata quando all’ora di pranzo l’ex premier ha accreditato le parole del prof. De Masi, che da tempo segue da vicino il percorso del Movimento ed è amico del garante. Conte si è presentato in sede, davanti alle telecamere, per assicurare che Grillo gli “aveva riferito di queste telefonate” di Draghi, chiarendo di sentirsi “sotto attacco” e denunciando “un intromissione grave”. Un aggettivo usato anche nella tesa telefonata con il premier, impegnato intanto al vertice Nato. “Abbiamo cominciato a chiarirci – ha detto Draghi -, ci risentiamo domani per vederci al più presto. Il governo non rischia”. Un appuntamento fra i due ancora non c’è, e c’è da attendersi un clima tutt’altro che disteso in Consiglio dei ministri. In teoria sembrano esserci tutti gli ingredienti per arrivare a un momento di rottura, a quell’appoggio esterno all’esecutivo chiesto da deputati e senatori grillini in pressing nella tre giorni di incontri organizzati da Grillo. Uno scenario percorribile ma solo se non saranno ascoltate le istanze del Movimento sui temi prioritari, dal superbonus al salario minimo, la predica ribadita più volte da Grillo, che in serata ha lasciato la Capitale, dopo aver cancellato l’ultima riunione con la delegazione pentastellata di governo.

È stanco”, “non sta bene”, sono le voci che hanno accompagnato le ultime ore a Roma del comico genovese, che davanti alle telecamere ha seminato battute criptiche (“Ma cos’è questa cosa di Draghi e Conte”, ha detto nel pomeriggio mentre infuriava la bufera”) e lapidarie risposte, come quella sul limite dei due mandati. Per lui è “un totem”, un “tema identitario”, ha chiarito nel pomeriggio mentre sfumava l’ipotesi di una votazione online degli iscritti, e assieme a questa la deroga a Giancarlo Cancelleri che così ha deciso di tirarsi fuori dalle candidature per le primarie per le Regionali in Sicilia.

ansa

Rientro in classe, il governo decide: verso nuove regole per la quarantena. Il PD chiede obbligo vaccinale per tutti

Attesa per oggi per il Consiglio dei Ministri sulla nuova stretta anti-Covid. Si allontana l’ipotesi dell’obbligo super green pass per lavorare. Potrebbe arrivare invece la vaccinazione obbligatoria per i soggetti fragili, come gli over 60 (si tratta di circa 1,5 milioni di cittadini che non hanno ricevuto nemmeno una dose)
Tutte le opzioni sono ancora aperte ma la strada verso l’estensione del super green pass al mondo del lavoro comporta degli ostacoli non facili da superare. L’obiettivo del premier Draghi è quello di procedere verso una stretta, per contenere il contagio e garantire la sicurezza nei posti di lavoro e soprattutto nella scuola.

Se le proposte delle Regioni sulla regolamentazione delle quarantene per la ripresa dell’attività scolastica dovrebbe essere accolta, sul provvedimento che dovrebbe essere varato non c’è ancora una parola definitiva.

Allo studio di Palazzo Chigi le proposte dei territori che differenziano regole su didattica a distanza e quarantena in base alle fasce d’età e ai gradi di istruzione. Alla scuola dell’infanzia si tornerebbe a casa con un solo caso Covid, alla primaria e in prima media con due positività, dalla seconda media in su con tre alunni contagiati.
Possibile che si vada anche su un’altra soluzione, condivisa anche dalle Regioni, ovvero l’obbligo vaccinale sopra i 60 anni. Il governo sta lavorando per far sì che ci sia ampia disponibilità di vaccini per la popolazione più giovane e per allargare l’area dei vaccinati. Al momento sono 401.532 (10,98%) i bambini tra i 5 e gli 11 anni che hanno ricevuto la prima dose di vaccino anti Covid-19 alla data odierna.

Al momento comunque la priorità dell’esecutivo è quella di assicurare la ripartenza della scuola entro il 10 gennaio. In tutto il Paese, però, il controllo dei contagi è sfuggito di mano e dunque serve cautela. Come abbiamo scritto, con l’attuale legislazione non c’è possibilità di intervento alle amministrazioni locali: in zona bianca e gialla, sulle singole regioni decide il governo. Allo stato attuale nessuna regione è arancione o rossa.

In vista del Consiglio dei ministri lo scontro è tra le forze politiche. Il premier deve vedersela non solo con i partiti, ma con il fronte trasversale dei presidenti che, da Zaia a Fontana, da Zingaretti a De Luca, chiedono di rinviare il ritorno in classe.

Sullo smart working, invece, per ridurre la circolazione delle persone, l’idea sarebbe quella di imporre il lavoro a distanza nella Pa utilizzando le regole che già esistono e prevedono che la maggioranza dei lavoratori restino comunque al loro posto. Probabilmente con una circolare si disporrà l’uso più esteso possibile del lavoro agile.

Il Partito Democratico chiederà obbligo vaccinale per tutti
Secondo fonti raccolte dall’Adnkronos, il Partito Democratico ha intenzione di riproporre l’obbligo vaccinale “come via maestra per affrontare il tema della crescita di contagi in corso”.

Si tratta, chiariscono le stesse fonti, “dell’unico modo, a nostro avviso, per fare chiarezza ed evitare di infilarsi in distinzioni di età o di funzioni che finiscono per essere portatrici più di equivoci che di soluzioni”. 
orizzontescuola.it

Disabili, Draghi: niente tagli, confermati i 6 miliardi del Pnrr

Il premier smentisce il taglio di 200 milioni. Le associazioni chiedono attenzione sui servizi essenziali e le procedure di accertamento
Il premier Draghi con la ministra StefaniAvvenire 

Si può dare di più. Non soltanto a Natale, ma negli anni a venire, parola di premier: «Il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede oltre sei miliardi di euro per le persone con disabilità», spiega Mario Draghi, aprendo la sessione pomeridiana della “Conferenza nazionale sulla disabilità”, ieri. E va avanti: «Miglioriamo l’accessibilità ai trasporti e ai luoghi di cultura e abbattiamo barriere architettoniche, che impediscono alle persone con disabilità di usufruire dei servizi come gli altri cittadini, potenziamo l’assistenza di comunità, l’assistenza domiciliare e la telemedicina, per prevenire l’istituzionalizzazione». Ancora: «Ci impegniamo a garantire tutte le cure necessarie in un contesto autonomo e socialmente adeguato».

Del resto “Pnrr” è ripetutissimo da tutti durante la giornata di Conferenza: rappresentanti di governo e Parlamento e associazioni, esponenti della società civile, docenti universitari e rappresentanti dell’Osservatorio nazionale disabilità. Anzi, certamente l’acronimo più citato, insieme alle parole “occasione storica” e “cambiamento”. Impossibile andasse diversamente, la Conferenza stessa – nelle intenzioni dell’esecutivo – deve servire a presentare le politiche per la disabilità proprio nel Pnrr, partendo dalla Legge delega, appena approvata a Montecitorio, che «segna un passaggio decisivo» – dice il presidente del Consiglio – e la cui approvazione «è tra i traguardi che ci siamo impegnati con la Commissione Europea a raggiungere entro fine anno».


I disabili nel nostro Paese

sono circa 3,5 milioni:
tutela e promozione dei loro diritti
sono «priorità assoluta per il governo».
I nodi restano quelli soliti,
dall’autonomia al lavoro


L’approccio potrebbe essere nuovo, i nodi da sciogliere sono quelli di sempre: «Dobbiamo favorire la legittima aspettativa di vivere pienamente la propria vita, i propri sogni, le proprie speranze» per chiunque – annota il premier –, tenendo conto che «ogni disabilità è diversa e ha bisogno di un sostegno specifico», quindi servono «progetti di vita personalizzati e indipendenti». Serve soprattutto «progettare interventi di lungo periodo, per migliorare in modo permanente la vita delle persone disabili». E infine, quei 200 milioni che sembravano ballare, anzi svanire dal Fondo disabilità? Draghi garantisce che «le risorse non utilizzate nel 2021 saranno destinate, già nel 2022, ad aiuti economici per le persone con disabilità e interventi per rafforzare la rete di assistenza». Anzi, chiarisce, «si parla di 200 milioni spostati su un’altra cosa e non è così. Le risorse rimangono e se è necessario si farà di più, la volontà del governo è molto chiara in tal senso».


Il governo assicura

migliore accessibilità
ai trasporti e ai luoghi di cultura,
più assistenza domiciliare
e telemedicina


Hanno parlato in tanti alla Conferenza voluta soprattutto dalla ministra per le Disabilità, Erika Stefani. Come Vincenzo Falabella, presidente della Fish, per il quale «mai come adesso è richiesta la massima attenzione perché continuino a essere assicurati tutti i servizi essenziali e le libertà fondamentali delle persone con disabilità e delle famiglie». Come Nazaro Pagano, presidente Fand, secondo cui «l’attenzione dev’essere soprattutto alle procedure di accertamento: occorrono rapidità e semplicità». Ma anche come il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, «Il Pnrr prevede percorsi di trasformazione profonda perché si affermi il principio autonomia delle persone con disabilità e del sostegno alle famiglie. Vogliamo garantire servizi per tutti e trovare poi spazio per riconoscere e valorizzare il ruolo dei caregiver familiari».

MANOVRA: STASERA ATTESO VOTO FINALE CAMERA, POI A SENATO

RECOVERY,ANCORA TENSIONI. CASHBACK,CRESCONO SPESA E PAGAMENTI La Manovra finanziaria sarà di nuovo in aula alla Camera dalle 10 di stamani per il voto finale, atteso in serata. Poi dovrà passare al Senato. Deve essere approvata entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio. Recovery: Conte non intende mollare sulle sue prerogative, mentre Renzi continua ad alzare la posta. Cashback: la spesa è cresciuta del 50%, il numero dei pagamenti del 18%.

ansa

Decreto, le Faq. Giorno rosso, sì a una visita agli amici. Ecco l’autocertificazione

Nei giorni indicati con l’arancione (28-29-30 dicembre e 4 gennaio) sarà possibile per chi risiede nei comuni sotto i cinquemila abitanti spostarsi tra le 5 e le 22 anche fuori regione (entro i 30 km)
Controlli sugli spostamenti a Roma

Controlli sugli spostamenti a Roma – Fotogramma

Avvenire

Ecco le Domande e risposte sul Decreto Natale pubblicate sul sito del governoQUI L’AUTOCERTIFICAZIONE DA SCARICARE

Dopo l’approvazione del cosiddetto “decreto Natale” (decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172), sarà ancora possibile, dal 24 dicembre al 6 gennaio, tornare alla propria residenza, domicilio o abitazione, se per qualche motivo ci si trova in un’altra Regione?

 

Sì, il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione è sempre un motivo legittimo di spostamento.

E sarà possibile spostarsi per tornare al proprio luogo di lavoro o per motivi di necessità o di salute?

Sì, gli spostamenti per comprovati motivi di lavoro, salute o necessità sono sempre possibili, senza distinzione tra giorni e orari.

Durante le feste sarà consentito andare a trovare amici o parenti?

La risposta a questa domanda varia in relazione ai giorni, al luogo di partenza e alla destinazione del proprio spostamento. Dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, sono vietati tutti gli spostamenti, anche per far visita ad amici o parenti, che comportino l’uscita dalla Regione in cui si vive o in cui si ha la residenza. Inoltre, tra il 24 dicembre e il 6 gennaio, le disposizioni in vigore prevedono che:

nei giorni festivi e prefestivi (24, 25, 26, 27 e 31 dicembre e 1°, 2, 3, 5 e 6 gennaio) sarà possibile, una sola volta al giorno, spostarsi per fare visita a parenti o amici, anche verso altri Comuni, ma sempre e solo all’interno della stessa Regione, tra le 5 e le 22 e nel limite massimo di due persone. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono;

nei giorni 28, 29 e 30 dicembre e 4 gennaio sarà possibile spostarsi liberamente, fra le 5.00 e le 22.00, all’interno del proprio Comune: conseguentemente sarà possibile anche andare a fare visita ad amici e parenti entro tali orari e ambiti territoriali. Negli stessi giorni sarà possibile anche, una sola volta al giorno, spostarsi per fare visita a parenti o amici, in un Comune diverso dal proprio, ma sempre e solo all’interno della stessa Regione, tra le 5 e le 22 e nel limite massimo di due persone. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono;

sempre nei giorni 28, 29, 30 dicembre e 4 gennaio, sarà possibile, per chi vive in un Comune fino a 5.000 abitanti, spostarsi liberamente, tra le 5.00 e le 22.00, entro i 30 km dal confine del proprio Comune (quindi eventualmente anche in un’altra Regione), con il divieto però di spostarsi verso i capoluoghi di Provincia: conseguentemente, sarà possibile anche andare a fare visita ad amici e parenti entro tali orari e ambiti territoriali.

Cosa si intende con i termini “residenza”, “domicilio” e “abitazione”?

Residenza

La residenza è definita giuridicamente come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale. La residenza risulta dai registri anagrafici ed è quindi conoscibile in modo preciso e verificabile in ogni momento.

Domicilio

Il domicilio è definito giuridicamente come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. Il domicilio può essere diverso dalla propria residenza.

Abitazione

Il concetto di abitazione non ha una precisa definizione tecnico-giuridica. Ai fini dell’applicazione del dpcm, dunque, l’abitazione va individuata come il luogo dove si abita di fatto, con una certa continuità e stabilità (quindi per periodi continuativi, anche se limitati, durante l’anno) o con abituale periodicità e frequenza (per esempio in alcuni giorni della settimana per motivi di lavoro, di studio o per altre esigenze), tuttavia sempre con esclusione delle seconde case utilizzate per le vacanze.

Per fare un ulteriore esempio, le persone che per motivi di lavoro vivono in un luogo diverso da quello del proprio coniuge o partner, ma che si riuniscono ad esso con regolare frequenza e periodicità nella stessa abitazione, potranno spostarsi per ricongiungersi per il periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 nella stessa abitazione in cui sono soliti ritrovarsi.

In quali casi è possibile spostarsi nella seconda casa nel periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021? C’è un regime speciale nelle giornate del 25, 26 dicembre e 1° gennaio?

Le regole speciali in precedenza previste per le giornate del 25, 26 dicembre e 1° gennaio sono state assorbite, e quindi venute meno, dalla disciplina unica per i giorni prefestivi e festivi del periodo natalizio introdotta dal cosiddetto “decreto Natale” (decreto-legge 18 dicembre 2020, n 172). Conseguentemente, nel periodo compreso tra il 21 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021, gli spostamenti di un nucleo familiare convivente verso le seconde case sono sempre consentiti, dalle 5 alle 22, all’interno della propria Regione e sempre vietati verso le altre Regioni. È consentito lo spostamento verso la seconda casa, anche se intestata a più comproprietari, di un solo nucleo familiare convivente.

Io e il mio coniuge/partner viviamo in città diverse per esigenze di lavoro (o per altri motivi). Sarà possibile per me o per lui/lei raggiungerlo/a, tra il 21 dicembre e il 6 gennaio, per trascorrere insieme le feste?

Sarà possibile solo se il luogo scelto per il ricongiungimento coinciderà con quello in cui si ha la residenza, il domicilio o l’abitazione, definite nei sensi di cui alla FAQ precedente.

Le regole su spostamenti, aperture dei negozi, ristoranti etc. saranno valide per tutti, a prescindere dal “colore” dell’area in cui si vive o si trovano il negozio o il ristorante?

Fino al 23 dicembre 2020, rimangono valide le distinzioni tra area rossa, arancione e gialla. Dal 24 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 si applicano, invece, le nuove disposizioni previste dal cosiddetto “decreto Natale” (decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172), che ha introdotto disposizioni valide su tutto il territorio nazionale, con la sola distinzione tra i giorni festivi e prefestivi e gli altri giorni.In particolare:

nei giorni festivi e prefestivi (24, 25, 26, 27 e 31 dicembre 2020 e 1, 2, 3, 5 e 6 gennaio 2021), si applicano su tutto il territorio nazionale le disposizioni previste per le “zone rosse” (si veda l’apposita sezione FAQ);

negli altri giorni (28, 29 e 30 dicembre 2020 e 4 gennaio 2021), si applicano su tutto il territorio nazionale le disposizioni previste per le “zone arancioni” (si veda l’apposita sezione FAQ).

Io e la mia famiglia ci siamo trasferiti nella nostra seconda casa, in un’altra regione, entro il 20 dicembre. Io dovrò tornare al lavoro, nella regione di provenienza, per alcuni giorni. Potrò tornare da loro entro il 6 gennaio?

No. Gli spostamenti verso le seconde case in una regione diversa dalla propria sono vietati dal 21 dicembre al 6 gennaio.Pertanto, nel caso specifico, lo spostamento dalla seconda casa al luogo di lavoro nel periodo tra il 21 dicembre e il 6 gennaio non può essere addotto come motivo giustificativo di un nuovo rientro nella seconda casa, in un’altra regione, nello stesso periodo. Quindi si potrà tornare al lavoro ma poi non si potrà rientrare nella seconda casa.

I miei genitori, anziani ma in buona salute, vivono in una regione diversa dalla mia. Posso andare a trovarli per le feste?

No, nel periodo compreso tra il 21 dicembre e il 6 gennaio questi spostamenti sono vietati.

Posso andare a trovare un parente che, pur essendo autosufficiente, vive da solo, per alleviare la sua solitudine durante le feste?

Fino al 23 dicembre, tale spostamento è consentito esclusivamente restando all’interno della propria Regione, dalle ore 5 alle ore 22. Dal 24 dicembre al 6 gennaio sarà possibile, una sola volta al giorno, spostarsi per fare visita a parenti o amici, solo all’interno della stessa Regione, dalle 5 alle 22 e nel limite massimo di due persone. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono.

I genitori separati/affidatari possono spostarsi tra il 21 dicembre e il 6 gennaio per andare in comuni/regioni diverse o all’estero per trascorrere le feste con i figli minorenni, nel rispetto dei provvedimenti del giudice o degli accordi con l’altro genitore?

Sì, come già precisato, questi spostamenti rientrano tra quelli motivati da “necessità”, pertanto non sono soggetti a limitazioni. Nel caso di spostamenti da/per l’estero, è comunque necessario consultare l’apposita sezione sul sito del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per avere informazioni sulle specifiche prescrizioni sanitarie relative al Paese da cui si proviene o ci si deve recare.

Ho dei parenti non autosufficienti che vivono in casa da soli, in un altro comune/regione, e ai quali periodicamente do assistenza. Potrò continuare a farlo anche dal 21 dicembre al 6 gennaio? Potranno venire con me anche il mio coniuge/partner e i nostri figli?

Lo spostamento per dare assistenza a persone non autosufficienti sarà consentito anche dal 21 al 6 gennaio, anche tra comuni/regioni in aree diverse, ove non sia possibile assicurare loro la necessaria assistenza tramite altri soggetti presenti nello stesso comune/regione.

Non è possibile, comunque, spostarsi in numero superiore alle persone strettamente necessarie a fornire l’assistenza necessaria: di norma la necessità di prestare assistenza non può giustificare lo spostamento di più di un parente adulto, eventualmente accompagnato dai minori o disabili che abitualmente egli già assiste.

In base alle disposizioni in vigore, è consentito recarsi in un altro comune o in un’altra regione per turismo?

Gli spostamenti per turismo verso un’altra Regione non sono consentiti fino al 6 gennaio 2021 compreso. Dal 24 dicembre non sono consentiti neanche all’interno della stessa Regione, ma ci sono due eccezioni, valide solo nei giorni 28, 29, 30 dicembre 2020 e 4 gennaio 2021, nei quali sono consentiti gli spostamenti per turismo:

all’interno dello stesso Comune;

dai Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, entro 30 chilometri dai confini del Comune, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di Provincia.

Come posso sapere se uno dei miei spostamenti rientra tra quelli ammissibili per “motivi di necessità”?

La valutazione circa l’eventuale sussistenza di motivi di necessità, in ciascuna vicenda concreta, rispetto alle variegate situazioni che possono verificarsi, resta rimessa all’Autorità competente indicata dall’articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 19 del 2020 (che, per le violazioni delle prescrizioni dei dpcm, è di norma il Prefetto del luogo dove la violazione è stata accertata). Il cittadino che non condivida il verbale di accertamento di violazione redatto dall’agente operante può pertanto fare pervenire scritti e documenti difensivi al Prefetto, secondo quanto previsto dagli artt. 18 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689.

In caso di violazione dei più stringenti divieti di spostamento previsti durante le prossime festività, si applica comunque la consueta sanzione amministrativa da 400 a 1.000 euro?

Sì, come previsto dall’art.1, comma 3, del cosiddetto “decreto Natale” (decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172), la sanzione applicabile è quella amministrativa, da 400 a 1.000 euro, eventualmente aumentata fino a un terzo se la violazione avviene mediante l’utilizzo di un veicolo.

In caso di accertamento di una violazione alle disposizioni che non ritengo motivato, come posso far valere le mie ragioni?

La valutazione circa la sussistenza di motivi giustificativi, e in particolare quelli per le situazioni di necessità, rispetto alle variegate situazioni che possono verificarsi in ciascuna vicenda concreta, resta rimessa all’Autorità competente indicata dall’articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 19 del 2020 (che, per le violazioni delle prescrizioni dei dpcm, è di norma il Prefetto del luogo dove la violazione è stata accertata). Il cittadino che non condivida il verbale di accertamento di violazione redatto dall’agente operante può pertanto fare pervenire scritti e documenti difensivi al Prefetto, secondo quanto previsto dagli artt. 18 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689.