Giornata della Pace 2022: “Educazione, lavoro, dialogo tra le generazioni”

Come edificare una pace duratura oggi? Nel tema del prossimo Messaggio della Giornata della Pace, che ricorre il primo gennaio 2022, il Papa individua tre contesti estremamenti attuali su cui riflettere e agire. Da qui il titolo: “Educazione, lavoro, dialogo tra le generazioni: strumenti per edificare una pace duratura”.

Dopo la “cultura della cura” percorso proposto nel 2021 per “debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente”, per l’anno prossimo Francesco – come rende noto un comunicato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano integrale – propone una lettura innovativa che risponda alle necessità del tempo attuale e futuro. L’invito attraverso questo tema è dunque –  come già disse il Papa nel Discorso alla Curia Romana in occasione degli auguri natalizi del 21 dicembre 2019 – a “leggere i segni dei tempi con gli occhi della fede, affinché la direzione di questo cambiamento risvegli nuove e vecchie domande con le quali è giusto e necessario confrontarsi”.

E allora partendo dai tre contesti individuati ci si può chiedere, come possono l’istruzione e l’educazione costruire una pace duratura? Se il lavoro, nel mondo, risponde di più o di meno alle vitali necessità dell’essere umano sulla giustizia e sulla libertà? E infine se le generazioni sono veramente solidali fra loro? Credono nel futuro? E se e in che misura il Governo delle società riesce ad impostare, in questo contesto, un orizzonte di pacificazione?

Ricordiamo che la ricorrenza della Giornata mondiale della Pace fu istituita da Papa Paolo VI col messaggio del dicembre 1967, e fu celebrata per la prima volta nel gennaio del 1968. Sullo sfondo la Guerra del Vietnam e l’auspicio ad una tregua del conflitto in corso dal 1955.

Vatican News

 

Domenica 25 luglio. Giornata per i nonni voluta dal Papa: il programma, il significato

In tutte le diocesi la Giornata mondiale. Il Dicastero laici, famiglia e vita: in quest’occasione facciamo visita a una persona anziana. La Messa a San Pietro con mons. Fisichella e 2.000 anziani
Il Papa accarezza un anziano nell'udienza generale del 15 gennaio 2020

Il Papa accarezza un anziano nell’udienza generale del 15 gennaio 2020 – Ansa / Vatican Media

«Dall’ambulanza sono scesi uomini che somigliavano ad astronauti, coperti da tute, guanti, mascherine e visiera, hanno portato via il nonno che da qualche giorno faticava a respirare. È stata l’ultima volta che ho visto il nonno, è morto pochi giorni dopo in ospedale, immagino soffrendo anche per la solitudine. Non ho potuto stargli vicino fisicamente, dirgli addio ed essergli di conforto».

È uno dei racconti a cui si è deciso di lasciar spazio durante la Via Crucis dell’ultimo Venerdì santo con papa Francesco. Sintesi efficace dei sentimenti e delle considerazioni che hanno indotto il Pontefice a indire la prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. Sarà una Giornata ‘diffusa e multicentrica’ quella che verrà celebrata domenica 25 luglio.

Il Dicastero laici, famiglia e vita – che organizza l’evento – ha dato indicazioni perché ogni diocesi riservi un momento speciale agli anziani a livello locale, e ha raccomandato soprattutto ai giovani di fare visita ai nonni. “La visita – a cui è associata la concessione
dell’indulgenza plenaria – può essere l’occasione per consegnare il messaggio del Santo Padre”, scrive il Dicastero, che suggerisce anche la preghiera appositamente preparata. (INDULGENZA PLENARIA PER LA GIORNATA DEI NONNI)

LEGGI QUI IL TESTO DELLA PREGHIERA

Nella Basilica di San Pietro la Messa delle 10 non sarà celebrata dal Papa, come inizialmente previsto, a causa della convalescenza dopo l’intervento al colon del 4 luglio (ma reciterà la preghiera dell’Angelus), ma da monsignor Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione; ad essa parteciperanno 2.000 persone della Diocesi e di associazioni impegnate nella pastorale della terza età. Si tratterà soprattutto di nonni accompagnati dai loro nipoti, ma, significativamente, saranno presenti alcune centinaia di persone che usciranno per la prima volta dalle strutture residenziali in cui vivono dopo più di un anno di isolamento.

I giovani presenti a San Pietro, alla fine della celebrazione, offriranno ai nonni e agli anziani presenti un fiore con il messaggio del Pontefice: “Io sono con te tutti i giorni”.

Il tweet del Papa

Alla vigilia della Giornata il Papa ha pubblicato un tweet dedicato alla Giornata: “Il Signore conosce ognuna delle nostre sofferenze di questo tempo. Egli è accanto a quanti vivono l’esperienza dolorosa di essere messi da parte; la nostra solitudine – resa più dura dalla pandemia – non gli è indifferente. #IamWithYouAlways”.

 

I nonni ed anziani di ogni parte del mondo recitano con il Papa la preghiera ufficiale dell’evento. Tra di essi, mons. Laurent Noel che, con i suoi 101 anni, è il vescovo più anziano del mondo

Che significato dare alla visita agli anziani?

«Sarà il segno tangibile di una Chiesa in uscita ed è un modo radicato nella tradizione – ha sottolineato il cardinale Kevin Farrell, presidente del Dicastero laici, famiglia e vita – per manifestare la misericordia, in particolare nei confronti dei malati e dei carcerati. Oggi sembra necessario aggiungere all’elenco delle sette opere di misericordia, che tutti abbiamo imparato a memoria, l’opera della visita agli anziani soli e la scelta della Penitenzieria apostolica di concedere l’indulgenza plenaria a chi la compie, ne sottolinea l’urgenza». Gli interventi di Francesco sul ruolo dei nonni nella famiglia sono stati metodici e puntuali in tutti questi anni.

Ma è stata la condizione degli anziani durante la pandemia, le loro sofferenze, la loro marginalità a indurre il Papa a una scelta così forte. Mettere cioè il nonni al centro dell’Anno Famiglia Amoris laetitia. Anche il tema scelto, “Io sono con te tutti i giorni”, esprime con chiarezza sia la preoccupazione di non lasciare soli gli anziani – come invece capitato troppo spesso durante la pandemia – sia la volontà rappresentata dall’atteggiamento di vicinanza e di aiuto che i nonni esprimono spesso nei confronti dei nipoti: «Se c’è quale problema, se hai bisogno di qualcosa, i nonni ci sono, puoi contare su di noi». Non si può dire che l’attenzione di papa Francesco agli anziani sia una novità. La grande vicinanza spirituale agli anziani che accompagna tutto il pontificato di papa Francesco, va letta alla luce dell’ecclesiologia che lo caratterizza. Al pari di altre categorie di persone che non sempre sono state oggetto di adeguata cura pastorale, gli anziani hanno una missione precisa. Secondo papa Francesco è quella di fare memoria e di trasmettere la fede alle nuove generazioni.

Nel messaggio indirizzato agli anziani in vista della Giornata, il Papa chiede loro di essere corresponsabili del cammino della Chiesa di domani e della costruzione del mondo dopo la pandemia. Si tratta di una novità significativa, che si inserisce nella prospettiva sinodale proposta da Francesco. Nell’enciclica Fratelli Tutti, il Papa ha scritto parole molto chiare in questo senso: «Abbiamo visto quello che è successo agli anziani in alcuni luoghi del mondo a causa del coronavirus. Non dovevano morire così. Ma in realtà qualcosa di simile era già accaduto a motivo delle ondate di calore e in altre circostanze: crudelmente scartati. Non ci rendiamo conto che isolare le persone anziane e abbandonarle a carico di altri senza un adeguato e premuroso accompagnamento della famiglia, mutila e impoverisce la famiglia stessa. Inoltre, finisce per privare i giovani del necessario contatto con le loro radici e con una saggezza che la gioventù da sola non può raggiungere» (FT 19).

Vorrei invitare i giovani a compiere un gesto di tenerezza verso gli anziani, soprattutto i più soli, nelle case e nelle residenze, quelli che da tanti mesi non vedono i loro cari. Cari giovani, ciascuno di questi anziani è vostro nonno! Non lasciateli soli! Usate la fantasia dellʼamore, fate telefonate, videochiamate, inviate messaggi, ascoltateli e, dove possibile nel rispetto delle norme sanitarie, andate anche a trovarli. Inviate loro un abbraccio. Loro sono le vostre radici. Un albero staccato dalle radici non cresce, non dà fiori e frutti. Per questo è importante lʼunione e il collegamento con le vostre radici. “Quello che lʼalbero ha di fiorito, viene da quello che ha di sotterrato”, dice un poeta della mia Patria… (Papa Francesco, Angelus, 26 luglio 2020

Lo Spirito Santo suscita negli anziani pensieri e parole di saggezza: la loro voce è preziosa perché canta le lodi di Dio e custodisce le radici dei popoli. Essi ci ricordano che la vecchiaia è un dono e che i nonni sono lʼanello di congiunzione tra le generazioni, per trasmettere alla giovane esperienza di vita e di fede. I nonni, tante volte sono dimenticati e noi dimentichiamo questa ricchezza di custodire le radici e di trasmettere. Per questo, ho deciso di istituire la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani… È importante che i nonni incontrino i nipoti e che i nipoti si incontrino con i nonni, perché ‒ come dice il profeta Gioele ‒ i nonni davanti ai nipoti sogneranno… (Papa Francesco, Angelus 31 gennaio 2021)

Per celebrare la 15ª Giornata nazionale per la Custodia del Creato che si terrà il 1° settembre 2020: il testo integrale

La Cei: siamo custodi, non padroni. Va cambiato il modo di vivere

I vescovi delle due Commissioni della Cei, per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, e dell’Ecumenismo e il dialogo, hanno elaborato un messaggio per la celebrazione della 15ª Giornata nazionale per la Custodia del Creato che si terrà il 1° settembre 2020. Il titolo è Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà (Tt 2,12)
Per nuovi stili di vita
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Di seguito pubblichiamo il testo integrale:

In occasione della 15a Giornata nazionale per la Custodia del creato le preoccupazioni non mancano: l’appuntamento di quest’anno ha il sapore amaro dell’incertezza. Con san Paolo sentiamo davvero «che tutta la creazione geme e soffre le doglie del parto fino a oggi» (Rm 8,22).
Solo la fede in Cristo ci spinge a guardare in avanti e a mettere la nostra vita al servizio del progetto di Dio sulla storia. Con questo sguardo, saldi nella speranza, ci impegniamo a convertire i nostri stili di vita, disponendoci a «vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12).

Vicinanza, gratitudine, lungimiranza
Siamo in un anno drammatico: la pandemia da Covid-19 ha portato malattia e morte in tante famiglie, ha messo in luce la nostra fragilità, ha ridimensionato la pretesa di controllare il mondo ritenendoci capaci di assicurare una vita migliore con il consumo e il potere esercitato a livello globale. Sono emerse tante contraddizioni nel nostro modo di concepire la vita e le speranze del futuro. Si è visto un sistema socio-economico segnato dall’inequità e dallo scarto, in cui troppo facilmente i più fragili si trovano più indifesi. Alle tante persone colpite negli affetti come nel lavoro desideriamo esprimere tutta la nostra vicinanza, nella preghiera come nella solidarietà concreta.
L’emergenza sanitaria ha anche messo in luce una capacità di reazione forte della popolazione, una disponibilità a collaborare. Tanti medici e operatori sanitari pronti a spendersi con generosità (in alcuni casi fino al dono della vita) per la cura dei malati; tanti lavoratori pronti a fare la loro parte – in condizioni spesso onerose – per consentire la prosecuzione della vita quotidiana anche in emergenza; tante famiglie pronte a stravolgimenti nella loro esistenza, restando a casa per cooperare all’azione comune; tanti uomini e donne che hanno pagato prezzi pesanti per la loro prossimità solidale ai più fragili: a tutti e a tutte la nostra gratitudine, per un impegno condiviso che è sempre risorsa fondamentale nell’emergenza. Abbiamo toccato con mano tutta la nostra fragilità, ma anche la nostra capacità di reagire solidalmente ad essa. Abbiamo capito che solo operando assieme – anche cambiando in profondità gli stili di vita – possiamo venirne a capo. Ne è prova anche la solidarietà che si è venuta a creare verso i nuovi poveri che bussano alla porta della nostra vita.
Abbiamo compreso il valore della lungimiranza, per non farci trovare nuovamente impreparati dall’emergenza stessa; per agire in anticipo, in modo da evitarla. Per questo adesso è tempo di ripensare tanti aspetti della nostra vita assieme, dalla coscienza di ciò che più vale e le dà significato, alla cura della stessa vita, così preziosa, alla qualità delle relazioni sociali ed economiche: davvero la pandemia ha evidenziato tante situazioni di vuoto culturale, di mancanza di punti di riferimento e di ingiustizia, che occorre superare. Non ultimo, in un contesto di incertezza e fragilità, diventa fondamentale ricostruire un sistema sanitario fondato sulla centralità della persona e non sull’interesse economico. Il suo smantellamento ha creato le condizioni per un impoverimento sociale.

Un pianeta malato
Cominciamo col guardare al nostro rapporto con l’ambiente; «tutto è connesso» (LS 138) e la pandemia è anche il segnale di un «mondo malato», come segnalava papa Francesco nella preghiera dello scorso 27 marzo. La scienza, provata nella sua pretesa di controllare tutto, sta ancora esplorando i meccanismi specifici che hanno portato all’emergere della pandemia. Essa appare, oltre che per ragioni sanitarie non ancora spiegate, anche come la conseguenza di un rapporto insostenibile con la Terra. L’inquinamento diffuso, le perturbazioni di tanti ecosistemi e gli inediti rapporti tra specie che esse generano possono aver favorito il sorgere della pandemia o ne hanno acutizzato le conseguenze. Questa emergenza ci rimanda, insomma, anche all’altra grande crisi: quella ambientale, che pure va affrontata con lungimiranza. Gli ultimi mesi hanno evidenziato la profondità e l’ampiezza degli effetti che il mutamento climatico sta avendo sul nostro pianeta. Se «nulla resterà come prima», anche in quest’ambito dobbiamo essere pronti a cambiamenti in profondità, per essere fedeli alla nostra vocazione di «custodi del creato».
Purtroppo, invece, troppo spesso abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell’armonia di viventi in cui siamo inseriti. È l’«eccesso antropologico» di cui parla Francesco nella Laudato si’. È possibile rimediare, dare una svolta radicale a questo modo di vivere che ha compromesso il nostro stesso esistere? Cominciamo con l’assumere uno sguardo contemplativo, che crea una coscienza attenta, e non superficiale, della complessità in cui siamo e ci rende capaci di penetrare la realtà nella sua profondità. Da esso nasce una nuova consapevolezza di noi stessi, del mondo e della vita sociale e, di conseguenza, si impone la necessità di stili di vita rinnovati, sia quanto alle relazioni tra noi, che nel nostro rapporto con l’ambiente. A cinque anni dalla promulgazione della Laudato si’ e in questo anno speciale dedicato alla celebrazione di questo anniversario (24 maggio 2020 – 24 maggio 2021), occorre che nelle nostre Diocesi, nelle parrocchie, in tutte le associazioni e movimenti, finalmente ne siano illustrate, in maniera metodica e capillare, con l’aiuto di varie competenze, le molteplici indicazioni teologiche, ecclesiologiche, pastorali, spirituali, pedagogiche. L’enciclica attende una ricezione corale per divenire vita, prospettiva vocazionale, azione trasfiguratrice delle relazioni con il creato, liturgia, gloria a Dio.

Impegni per le comunità: un orizzonte ecumenico
A conclusione del Convegno ecumenico «Il tuo cuore custodisca i miei precetti» (Milano, 19-21 novembre 2018), voluto dalla Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo e promosso dall’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso della CEI, assieme alle Chiese cristiane che sono in Italia, si è giunti a formulare alcune indicazioni per le nostre comunità. Possono diventare riferimenti per le iniziative pastorali in questo periodo:
• comunicare la bellezza del creato;
• denunciare le contraddizioni al disegno di Dio sulla creazione;
• educare al discernimento, imparando a leggere i segni che il creato ci fa conoscere;
• dare una svolta ai nostri atteggiamenti e abitudini non conformi all’ecosistema;
• scegliere di costruire insieme una casa comune, frutto di un cuore riconciliato;
• mettere in rete le scelte locali, cioè far conoscere le buone pratiche di proposte eco-sostenibili e promuovere progetti sul territorio;
• promuovere liturgie ecumeniche sulla cura del creato in particolare per il «Tempo del Creato» (1° settembre – 4 ottobre);
• elaborare una strategia educativa integrale, che abbia anche dei risvolti politici e sociali;
• operare in sinergia con tutti coloro che nella società civile si impegnano nello stesso spirito;
• le Chiese cristiane sappiano promuovere scelte radicali per la salvaguardia del creato.
In che misura le nostre comunità sono sensibili a queste necessità impellenti per evitare il peggioramento della situazione del creato, che pare già al collasso? Gli stili di vita ci portano a riflettere sulle nostre relazioni, consapevoli che la famiglia umana si costruisce nella diversità delle differenze. Proponiamo alcune opposizioni su cui riflettere nelle nostre comunità come invito urgente a nuove relazioni: accettare/omologare; accogliere/escludere; dominare/servire. Queste scelte risultano essere propositive per uno stile di vita in cui prevalga il senso sul vuoto, l’unità sulla divisione, il noi sull’io, l’inclusione sull’esclusione.

Roma, 24 maggio 2020
da Avvenire

Nel messaggio per la Giornata dei poveri il Papa esorta a rispondere al grido silenzioso dei più bisognosi

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Domenica la messa del Corpus Domini nella basilica vaticana

«Tendi la tua mano al povero»: prende spunto dall’antico libro del Siracide (7, 32) il tema scelto da Papa Francesco per la prossima Giornata mondiale dei poveri che sarà celebrata domenica 15 novembre. E l’immagine della “mano tesa” è anche il filo conduttore del messaggio in preparazione alla Giornata, che è stato scritto dal Pontefice nel giorno della memoria liturgica di sant’Antonio di Padova, patrono dei poveri.

Il testo del Papa è stato presentato nella stessa mattina del 13 giugno in diretta streaming nella Sala stampa della Santa Sede dall’arcivescovo Rino Fisischella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, organizzatore del Giubileo della misericordia, da cui è scaturita questa iniziativa giunta alla quarta edizione. Esso parte dal presupposto che «la preghiera a Dio e la solidarietà con i sofferenti sono inseparabili»: per tale motivo «il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà». Mentre «è vero il contrario» e cioè che «la preghiera raggiunge il suo scopo» quando è accompagnata «dal servizio ai poveri».

In particolare il messaggio di quest’anno si inserisce nel drammatico contesto della pandemia da covid-19, e in proposito Francesco ricorre proprio alla metafora della “mano tesa” per elogiare il lavoro «del medico che si preoccupa di ogni paziente; delle infermiere e degli infermieri che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati; di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare vite; del farmacista esposto a tante richieste in un rischioso contatto con la gente; del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore; del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare; di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza».

Eppure, nonostante questa lunga «litania di opere di bene» compiuta da “mani tese” che «hanno sfidato il contagio e la paura pur di dare sostegno e consolazione», testimoniando umanità e responsabilità da parte di molti, non mancano l’indifferenza, il cinismo e l’avidità che sono il «cibo quotidiano» di chi facilmente dimentica «coloro la cui umanità è violata nei bisogni fondamentali».

E ancora una volta Francesco ricorre all’immagine delle “mani” per denunciare quanti continuano a tenerle “in tasca” senza lasciarsi «commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici»: si tratta degli speculatori finanziari che con «la tastiera di un computer» spostano «somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni»; di chi accumula «denaro con la vendita di armi che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà»; di chi nell’ombra scambia «dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera» o di chi sottobanco scambia «favori illegali per un guadagno facile e corrotto», fino a quelli che «nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano». Da qui l’auspicio conclusivo che «queste mani che seminano morte» possano essere «trasformate in strumenti di giustizia e di pace».

Del resto i cristiani sanno che tutto ciò è possibile: «Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro», aveva ricordato Francesco con un tweet su @Pontifex giovedì 11, rilanciando l’hashtag #CorpusDomini. «È quello che accade a noi, in ogni Messa, in ogni chiesa: Gesù è contento di accoglierci alla sua mensa, dove offre sé stesso per noi», aveva spiegato, invitando a unirsi spiritualmente alla celebrazione da lui presieduta nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, domenica 14, alle 9.45, nella basilica vaticana. All’altare della Cattedra il rito si conclude con l’esposizione del Santissimo Sacramento e la benedizione eucaristica. A seguire, a mezzogiorno, il tradizionale appuntamento di preghiera con i fedeli in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus.

INIZIATIVA Giornata pace 1 Gennaio 2020: Comunità di Sant’Egidio, a Roma “la marcia per un mondo senza guerra e terrorismo”

Agensir

Mercoledì 1° gennaio, in occasione della 53ª Giornata mondiale della pace, la Comunità di Sant’Egidio invita a cominciare il nuovo anno per la strada, “insieme a chi lavora per un mondo più giusto e umano”. Alle 10.30 partirà da Largo Giovanni XXIII (inizio di Via della Conciliazione) “una marcia per un mondo senza guerra e terrorismo” che giungerà a Piazza S. Pietro dove i partecipanti ascolteranno le parole di Papa Francesco all’Angelus. Hanno aderito numerose associazioni e organizzazioni. Manifestazioni simili sono previste in tutti i continenti. Ricordando il messaggio di Papa Francesco “La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”, la Comunità di Sant’Egidio così scrive in una nota: “Il mondo è una ‘casa comune’ e tutti siamo chiamati a prendercene cura. In questo momento siamo fortemente preoccupati per le troppe guerre ancora in corso e il terrorismo che ha colpito la Somalia, il nord del Mozambico e vari Paesi del Sahel, come la Nigeria, il Burkina Faso, il Mali e il Niger, di cui si parla troppo poco. A soffrirne più di tutti sono i poveri che hanno diritto alla pace attraverso ‘il dialogo e la riconciliazione’. Ma dobbiamo farci carico anche di tutte le terre ferite dallo sfruttamento della natura che attendono una ‘conversione ecologica’”. Per questo, prosegue la nota, “nel primo giorno dell’anno, organizziamo marce, manifestazioni e iniziative pubbliche in centinaia di città di tutti i continenti. Durante il loro svolgimento, a partire da quella di Roma, verranno ricordati i nomi di tutti i Paesi ancora coinvolti dai conflitti e dalla violenza nei diversi continenti”.

Vino e olio, l’11 maggio è festa in tutte le regioni

(ANSA) – ROMA, 05 MAG – Tutto pronto per la nona edizione della Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio, in programma il prossimo 11 maggio. L’iniziativa, ideata nel 2011 dall’Associazione italiana sommelier (Ais), è organizzata in ogni regione all’interno di edifici di alto valore storico e artistico, scelti in base ad un preciso legame con il mondo del vino e dell’olio. 

Oggi il rapporto del vino, riferito al 2018, rileva almeno 14 milioni annuali di accessi enoturistici tra escursioni e pernottamenti con un giro d’affari di 2,5 miliardi. Le attività della manifestazione, regolamentata da un protocollo d’intesa firmato dal ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, da quello della cultura (Mibac) e dal dicastero per le Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo (Mipaaft) con l’Associazione italiana sommelier, prevedono momenti formativi, mostre, degustazioni con la finalità, spiegano gli organizzatori, di rispondere alle nuove domande del pubblico in tema di turismo enologico mediante la conoscenza dei costumi di altri luoghi e il riavvicinarsi alla tradizione enogastronomica arricchendo in questo modo il bagaglio culturale attraverso il vino e l’olio. (ANSA).