Parrocchia e sinodo: l’ora della trasparenza economica

Il cantiere dell’ospitalità e della casa, nel cammino sinodale, chiede corresponsabilità e scelte economiche: è il tempo propizio per rendere pubblici i bilanci delle parrocchie

Mentre entra nel vivo l’anno pastorale e, con questo, i ‘cantieri sinodali’ e le riflessioni nate dalla fase diocesana del Sinodo, diviene urgente iniziare a fare piccoli passi concreti nelle comunità cristiane, prendendo sul serio le parole dei documenti che sono stati consegnati come guida per l’itinerario futuro. Uno, in particolare, potrebbe essere realizzato con facilità e in concomitanza con la chiusura dell’anno solare, ovvero fare uno sforzo di trasparenza economica e rendere pubblici i bilanci di ogni singola parrocchia.

In un tempo di fatica, di crisi economica, di inflazione galoppante, di generale impoverimento dei redditi, in un tempo in cui si chiede la condivisione delle risorse, insieme a uno scatto di generosità, dovremmo sentirci interpellati da quanto si legge nel documento relativo alla Sintesi nazionale della fase diocesana:

“La partecipazione e la corresponsabilità hanno bisogno della linfa vitale di una comunicazione trasparente, della condivisione delle informazioni e della cura nel coinvolgere i diversi soggetti parte nei processi. Proprio la mancanza di trasparenza, secondo alcuni, ha favorito insabbiamenti e omissioni su questioni cruciali quali la gestione delle risorse economiche e gli abusi di coscienza e sessuali”.

Partecipazione, corresponsabilità, trasparenza nella gestione delle risorse economiche delle parrocchie: se vogliamo superare un’idea clericale della comunità cristiana (nei fatti, nel concreto, non nella retorica e nei discorsi finti), allora varrà la pena ricordare che anche i denari che circolano nella comunità sono della comunità e che è giusto non demandare solo al consiglio degli affari economici o al parroco (che rimane peraltro, a norma di diritto, responsabile giuridico ed economico della parrocchia) la gestione del bilancio comunitario, a cui molti contribuiscono nella misura personale e su cui tutti dovrebbero essere almeno informati. Così accade in una famiglia sana, dove trasparenza, condivisione, cammino comune siano posti al centro del quotidiano, per cui, se vogliamo vivere il nucleo della ‘casa’, come detto nel documento di sintesi prima citato, sarà opportuno comunicare le entrate e le uscite, le fonti delle entrate e i capitoli di spesa. Si tratta di un passo ‘costoso’, forse, ma non solo simbolico, perché va a toccare la sostanza di molte scelte, siano essere da compiere nell’immediato, siano esse da valutare nel futuro prossimo.
Il ‘cantiere dell’ospitalità e della casa’ pone anche domande sulla corresponsabilità e sulle strutture, da preservare o da abbandonare: l’uomo solo al comando, anche della cassa, deve lasciare il posto alla comunità della casa, dove ci si ascolti, si dialoghi, di decida, si comunichi con coraggio e profezia. La fine dell’anno potrebbe essere un tempo propizio per questo passo di crescita comune. Ne guadagneremmo, probabilmente, in credibilità verso il mondo.

vinonuovo.it

Finanza. Perché Moody’s ha tagliato il giudizio sull’Italia

L’outlook che indica la tendenza del rating scende da “positivo” a “negativo”. Colpa della guerra, della crisi politica e di quella economica. Il ministero dell’Economia replica: “Decisione opinabile”

Il marchio di Moody's davanti agli uffici dell'agenzia di rating a New York

Il marchio di Moody’s davanti agli uffici dell’agenzia di rating a New York – Ansa

Fonte: Avvenire

L’agenzia di rating Moody’s ha comunicato venerdì notte il taglio delle prospettive del suo giudizio sull’Italia: il rating sovrano resta a livello Baa3 con un outlook che scende da “positivo” a “negativo”. L’outlook è l’indicazione della tendenza verso cui va il giudizio dell’agenzia di rating.

Moody’s ha dato tre motivazioni per il taglio dell’outlook dell’Italia:

– l’aumento del rischio che il contesto politico, in vista delle elezioni, ostacoli le riforme strutturali, comprese quelle previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza

– l’aumento del rischio che i problemi di approvvigionamento dell’energia a causa delle tensioni con la Russia rallentino l’economia

– i rischi che la situazione fiscale italiana peggiori per bassa crescita, aumento dei costi di finanziamento e potenziale politica fiscale meno rigorosa.

«Detto questo, i rating Baa3 riflettono i significativi punti di forza economici dell’Italia, tra cui il suo robusto settore manifatturiero, l’elevata ricchezza delle famiglie e il basso indebitamento del settore privato – scrive Moody’s –. Inoltre, bilancia i punti di forza e le sfide delle istituzioni italiane. Infine, il rating riflette l’ipotesi di Moody’s secondo cui i paesi core dell’area dell’euro sosterranno l’Italia in caso di necessità, opinione confermata dal recente annuncio del Transmission Protection Instrument (TPI) da parte della Banca Centrale Europea (BCE)».

A fine luglio anche S&P ha tagliato l’outlook sul rating italiano, portandolo da positivo a stabile con un giudizio BBB (l’equivalente di un Baa2 di Moody’s). Anche Fitch, la terza principale agenzia di rating, ha per l’Italia un giudizio BBB con outlook “stabile”.

Con una nota, il ministero dell’Economia ha definito la decisione di Moody’s «opinabile» rispondendo che «le condizioni economiche dell’Italia non giustificano tale orientamento». Il ministero ha rivendicato la crescita del Pil migliore della media europea e anche delle preivsioni indicate nel Documento di economia e finanza, la discesa del rapporto debito/Pil, l’avanzamento dei progetti del Pnrr.

«L’elevato livello del debito pubblico italiano a confronto con altri paesi è già pienamente riflesso nel rating assegnato all’Italia da Moody’s. Inoltre, il peggioramento delle aspettative economiche segnalato dalle indagini congiunturali di luglio accomuna tutte le economie avanzate – scrive ancora il ministero dell’Economia – . Riguardo ai fattori politici, le elezioni anticipate non costituiscono un’anomalia nel contesto delle democrazie europee. Restiamo fiduciosi che l’attuazione del Pnrr, delle politiche di rilancio degli investimenti e dell’innovazione e della strategia di sicurezza energetica continuerà in modo spedito dopo le prossime elezioni».

La corsa del prezzo del cibo che l’Italia non sente ancora

Il prezzo del cibo ha raggiunto il massimo degli ultimi undici anni. Il Fao Food Price Index, l’indice con cui l’organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura misura l’andamento dei prezzi delle materie prime alimentari, a ottobre è salito per il quarto mese consecutivo fino a raggiungere i 133,2 punti, il 3% più da settembre, 17% in più rispetto a gennaio e il 31,3% in più nel confronto con ottobre 2020. Per trovare un indice dei prezzi alimentari a questi livelli, nota la Fao, bisogna tornare all’estate del 2011. In termini reali, cioè tenendo conto dell’aumento dei costi delle importazioni, l’indice della Fao è però già superiore ai massimi del 2011 e sembra diretto verso il picco storico toccato a metà degli anni ‘70.

L’aumento dei prezzi riguarda, con diversi gradi, tutte le grandi categorie alimentari incluse nell’indice della Fao. Negli ultimi dodici mesi le quotazioni della carne sono aumentate del 22,1%, quelli dei latticini del 15,5%, quelle dei cereali del 22,4%. Sono andati fuori controllo i prezzi degli oli vegetali, aumentati del 73,6% in un anno, mentre quelli dello zucche- ro sono cresciuti del 40,6%. Il rincaro di alcuni prodotti specifici è particolarmente preoccupante. A partire dal grano, le cui quotazioni sono salite del 38,3%: «La disponibilità più limitata sui mercati globali a causa della riduzione dei raccolti nei principali esportatori, in particolare Canada, Russia e Stati Uniti – scrive la Fao – ha continuato a esercitare pressioni al rialzo sui prezzi. La riduzione delle forniture globali di grano di qualità superiore, in particolare, ha esacerbato la pressione, con le qualità premium che hanno guidato l’aumento dei prezzi». Sugli oli vegetali pesa invece la carenza di lavoratori migranti in Malesia, provocata dalle restrizioni per contrastare la pandemia, che ha ridotto drasticamente la disponibilità di olio di palma. Per lo zucchero, che a ottobre ha però registrato la prima discesa mensile da sei mesi, il problema principale è il taglio della produzione in Brasile.

La Fao non lo sottolinea, ma diversi osservatori sì: la corsa dei prezzi del cibo, dieci anni fa, fu tra le cause che scatenarono quella che sui media fu chiamata Primavera Araba, uno dei grandi eventi destabilizzanti del decennio passato. Restringendo lo sguardo sulla sola Italia, quello che preoccupa è che buona parte di questi rincari devono ancora essere “scaricati” sui consumatori finali. Nonostante l’inflazione abbia raggiunto livelli molto elevati (il 2,9% di ottobre è il massimo dal 2012) la crescita dei prezzi degli alimentari (che pesa per quasi un quinto del paniere Istat) è rimasta relativamente contenuta: +1,3% in un anno. Sono pochi i prodotti alimentari che hanno segnato rincari davvero pesanti sul prezzo finale: l’olio di oliva (+4,7%), gli oli di semi (+17,7%), la pasta (+4,6%) e il pesce (+3,1%). Per prodotti come la carne bovina o i salumi (entrambi +1,3%) il rincaro c’è ma non è enorme, il prezzo della frutta risulta in calo dello 0,9%, quello dei vegetali in aumento dello 0,6%. Lungo la filiera è però visibile la tensione tra produttori e distributori su chi deve farsi carico di contenere la crescita dei prezzi finali. Solo nei prossimi mesi si capirà davvero quanto la corsa dei prezzi globali si farà sentire alla cassa dei nostri supermercati. La continua crescita delle vendite dei discount (+6,5% da gennaio, contro il +0,6% dei supermercati tradizionali) conferma però che per molte famiglie il problema dei rincari è già qui.

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Panificatori alla fiera Golosaria a Milano / Fotogramma

Covid accelera sorpasso, la Cina supererà gli Usa nel 2028

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La Cina supererà gli Stati Uniti e diventerà la prima economia al mondo entro il 2028, cinque anni prima di quanto inizialmente stimato. Lo prevede il Centre for Economics and Business Research, secondo il quale il sorpasso avverrà prima del previsto a causa del Covid.

La Cina, secondo le stime, crescerà quest’anno del 2%, l’unica grande economia a crescere. Il Pil americano si contrarrà invece nel 2020 del 5%, consentendo così a Pechino di accorciare le distanze. Complessivamente il Pil mondiale, è la stima del CEBR, calerà quest’anno del 4,4%, in quella che è la maggiore contrazione annuale dalla Seconda guerra mondiale. (ANSA).

Pagamenti elettronici. Ecco il decreto cashback

Tetto di 15 euro ad operazione. Ci sarà anche il superpremio
Ecco il decreto cashback

Ecco il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sul cashback. È l’operazione attraverso la quale chi effettuerà pagamenti con carta di credito o bancomat avrà un rimborso del 10%. Per l’avvio della fase sperimentale – secondo fonti di governo l’8 dicembre – bisognerà attendere la data del Mef vincolata ad alcune convenzioni con la Consap e la società PagoPa.

Fase sperimentale

La fase sperimentale, che si chiuderà il 31 dicembre, prevede che il “ritorno” del 10% scatti dopo 10 pagamenti con una carta. C’è un limite massimo di rimborso di 15 euro per singola operazione (anche se superiore ai 150 euro). È prevista anche un “super-rimborso” da 1.500 euro ai 100mila acquirenti che avranno utilizzato di più la carta. Il rimborso della prima fase sperimentale sarà erogato entro febbraio e toccherà “esclusivamente gli aderenti che abbiano effettuato un numero minimo di 10 transazioni regolate con strumenti di pagamento elettronici”. In questo caso il rimborso è pari al 10% e si fermerà a 15 euro per gli acquisti superiori ai 150 euro. È previsto, in questo caso, anche un tetto complessivo degli acquisti di 1.500 euro. In pratica in totale si potrà ottenere fino a 150 euro.

A regime

Le norme a regime partiranno invece dal 1° gennaio e prevedono la suddivisione in semestri (1° gennaio 2021 – 30 giugno 2021; 1° luglio 2021 – 31 dicembre 2021; 1° gennaio 2022 – 30 giugno 2022) nei quali i meccanismi di rimborso rimangono uguali così come i tetti complessivi, anche se vengono chieste almeno 50 operazioni con la carta. Il rimborso avverrà nei due mesi successivi alla scadenza. Il ‘cashback’ sarà versato direttamente sul codice Iban indicato dall’acquirente. È previsto che il cittadino che vuole aderire a questa possibilità si registri all’APP IO, nella quale dovrà inserire il proprio codice fiscale e gli estremi identificativi di uno o più strumenti di pagamento elettronico utilizzati per gli acquisti. Non valgono gli acquisti effettuati fuori dall’attività di impresa, arte o professione. Per la raccolta dei dati e la gestione del servizio sono previste due convenzioni tra il ministero dell’Economia, da una parte, e la società PagoPa e la Consap dall’altra.

Avvenire

IN ARRIVO CASHBACK DI NATALE, FINO A 150 EURO DI RIMBORSO

ansa
VERSO RINVIO ROTTAMAZIONE TER. IL BLACK FRIDAY NON SLITTERA’ Il governo è al lavoro su uno speciale extra cashback di Natale: un rimborso del 10% fino a 150 euro, aggiuntivo rispetto alle misure già previste, per le spese effettuate con carte e app a dicembre. Lo potrà ottenere entro la fine dell’anno chi a dicembre farà 10 acquisti e il rimborso arriverà sul conto corrente. La viceministra dell’Economia Laura Castelli fa sapere che si sta lavorando “per far ripartire le rateizzazioni decadute, prevedendo le sospensioni della rottamazione ‘ter’, un saldo e stralcio e impostando una rottamazione ‘quater'”. Prevista anche una riforma della riscossione che stralci le vecchie cartelle che non sono più riscuotibili. Tramontata l’ipotesi di uno slittamento del Black Friday.

PIL ITALIA -10% IN 6 MESI, OGGI STIME BRUXELLES

PIL ITALIA -10% IN 6 MESI, OGGI STIME BRUXELLES

BONUS BICI, GIÀ ESAURITE LE RISORSE DEL MINISTERO La nuova ondata di contagi da Covid-19 soffia sull’incertezza che caratterizzerà le previsioni economiche della Commissione europea per i paesi Ue, attese oggi. I dati di Bankitalia vedono nei primi 6 mesi del 2020 un calo del Pil italiano di oltre il 10% su base annua. Oggi alla Camera le comunicazioni di Gualtieri sull’Ecofin del mese scorso. Esauriti intanto in un solo giorno i fondi ministeriali per il bonus mobilità.

Petrolio: ancora giù a 34,3 dollari, tra virus e Libia

 © AFP

Quotazioni del petrolio ancora in calo sul mercato afte hour di New York dove il greggio Wti, ai minimi da maggio scende ancora del 3,97% a 34,37 dollari al barile. Il Brent scende a 36,3 dollari al barile e cede il 3,4% A spingere in basso i prezzi sia i timori per nuovi lockdown in diversi paesi sia la ripresa della produzione in Libia. (ANSA).