Capodanno, il mondo inizia a festeggiare il 2022, sottotono Covid impone restrizioni, ma fuochi d’artificio restano

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I festeggiamenti per l’arrivo del Capodanno nel mondo sono iniziati a Kiribati, nazione insulare del Pacifico, alle 11 ora italiana, per poi proseguire nel resto dell’Oceania e in Asia.

Ma le restrizioni imposte dal Covid praticamente in ogni parte del globo hanno nuovamente impedito alle celebrazioni di accogliere le tradizionali folle festanti.

Tuttavia, in poche città si è rinunciato agli spettacoli pirotecnici.
A Sydney, che si è da tempo autonominata ‘Capitale mondiale del Capodanno’, lungo la celebre baia da dove si assiste agli spettacolari fuochi d’artificio, c’erano alcune migliaia di persone: lo stop all’ingresso di turisti stranieri e la paura di Omicron hanno avuto la meglio; normalmente alla mezzanotte c’è oltre un milione di spettatori. L’Opera House e l’Harbour Bridge hanno comunque fatto da sfondo all’esplosione di sei tonnellate di fuochi.
In Giappone, riferisce la Bbc, 6.500 candele votive sono state accese al tempi buddista di Hasedera a Kamakura, con messaggi di auguri per il Paese e il mondo nel 2022. In Cina, anche se il Capodanno verrà festeggiato il primo febbraio, la città di Hangzou ha offerto un grande show pirotecnico. A Seul, in Corea del Sud, dove i festeggiamenti sono stati bloccati da un coprifuoco alle 21, dopo le quali non si potevano ospitare persone estranee al nucleo familiare, luci e fuochi d’artificio hanno illuminato i 123 piani della Lotte World Tower. E anche a Bangkok non è mancato lo spettacolo dei fuochi. (ANSA). 

CAPODANNO: DIVIETI IGNORATI, 216 FERITI PER I BOTTI

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PERDONO la MANO in tre, DONNA GRAVE. ROMA,A FUOCO CASSONETTI Campagne di sensibilizzazione e divieti, per lo più ignorati, contro i botti di Capodanno sono riusciti, per il sesto anno consecutivo, a evitare i morti, ma non i feriti: il bilancio della polizia ne conta 216, tra cui 13 gravi con prognosi sopra i 40 giorni. E 41 sono i minorenni. A Milano un giovane è in gravi condizioni dopo lo scoppio di un petardo che gli ha dilaniato le mani e ferito volto e testa. Grave anche una 36enne ricoverata in ospedale a Benevento dopo essere stata colpita dalla scheggia di un grosso ordigno a Sant’Agata dei Goti. In val di Susa uno studente di diciannove anni ha perso la mano destra ed è rimasto ferito ad una gamba per lo scoppio di un petardo. A Catania amputata la mano a un uomo di 43 anni.

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Reggio Emilia Capodanno in piazza, aspettando la mezzanotte…

Piazza Martiri del 7 luglio e la rinnovata piazza della Vittoria si accendono di musica la notte del 31 dicembre con il Capodanno in piazza e il concerto di Francesco Baccini e Sergio Caputo.

Per il terzo anno consecutivo, il cuore del centro storico di Reggio Emilia ospita un grande evento musicale, promosso dall’Amministrazione comunale in collaborazione con Arci Reggio Emilia e grazie al contributo di Iren, rivolto a  tutte le persone che scelgono di passare la sera dell’ultimo dell’anno e vivere l’inizio 2017 in città. A partire dalle ore 22.45 in piazza Martiri del 7 luglio si ballerà sulla musica dei due artisti italiani  e della loro band ‘The Swing Brothers’. Jazz swing per far ballare la piazza, dai pezzi più contemporanei dei due musicisti, tra cui il recente ‘Non fidarti di me’, fino ai più celebri successi, come ‘Le donne di Modena’ o ‘Sotto questo sole’, che hanno consacrato Baccini negli anni Novanta, e le indimenticabili ‘ Il Garibaldi innamorato’ e ‘Un sabato italiano’ di Caputo.

“Sarà una serata di grande musica e svago, divertimento e incontro per tutta la città, pensata per un pubblico eterogeneo, tipico della serata di San Silvestro – ha detto l’assessora comunale a Commercio, attività produttive e turismo Natalia Maramotti – Abbiamo coinvolto due musicisti che sono intergenerazionali e capaci di intercettare i gusti di diverse età e che ci offriranno la possibilità di celebrare insieme e gratuitamente un rito di passaggio tradizionalmente considerato molto simbolico, in quanto nuovo inizio”.

Alla conferenza stampa era presente Alberto Bigi, del servizio Spettacoli di Arci Reggio Emilia.

Musica ma non solo: in occasione della grande festa in piazza, infatti, resterà aperta anche la pista di pattinaggio di piazza della Vittoria.  La serata avrà inizio intorno alle ore 23, ed eviterà di sovrapporsi agli altri eventi presenti in città, tra i quali lo spettacolo in programma al teatro Municipale. Il conto alla rovescia sarà scandito da una videoproiezione collocata sul palco, che accompagnerà tutti i partecipanti fino allo scoccare della mezzanotte.

IL CONCERTO – Anticonformisti, antidivi, disallineati, imprevedibili, e difficili da inquadrare: questi, che potrebbero essere i loro peggiori difetti, sono invece le qualità che hanno resi unici, inconfondibili e inossidabili Francesco Baccini e Sergio Caputo. Le canzoni di entrambi hanno fatto storia, sono evolute con loro e ciò è particolarmente evidente nei loro concerti: non a caso, i due amano definirsi artisti “all’americana”, che hanno continuato a migliorarsi nel tempo e a farsi le ossa sull’unico ring che conta, il palcoscenico.

Sul palco di Reggio Emilia, Caputo e Baccini saliranno sotto la sigla del supergruppo ‘The Swing brothers’, sodalizio umano e artistico che unisce la passione per la musica leggera e il filone jazz-swing associato a testi ironici e brillanti, per regalare al pubblico emozioni positive. La sera del 31 dicembre 2016 i due artisti con chitarra (Caputo) e alle tastiere (Baccini) saliranno sul palco accompagnati saranno accompagnati da fuoriclasse come Paolo Vianello a piano e tastiere, Luca Pirozzi al basso, Massimo Zagonari al sax e flauto, Alessandro Marzi alla batteria. Le scenografie sono progettate da Sergio Caputo e Massimiliano Papaleo.

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GLI ARTISTISergio Caputo, musicista per caso e per passione, dopo un paio di esperienze discografiche minori, nel 1983 pubblica il suo primo disco ‘Un sabato italiano’. Questo album lo porta al successo ed è tutt’ora un classico. Sergio si distingue per il suo stile che affonda le radici nel jazz e spazia nei ritmi latini, ed un uso insolito e innovativo del linguaggio, che a sua volta attinge dal quotidiano e dalle nevrosi metropolitane. Pur non smettendo mai di sperimentare, lo stile di Sergio mantiene sempre la sua impronta pop-jazz degli esordi che ancora oggi lo contraddistingue. Partecipa al Festival di Sanremo tre volte, e fra le sue collaborazioni eccellenti si annoverano nomi come Dizzy Gillespie, Lester Bowie, Tony Scott, Mel Collins (King Crimson), Tony Bowers (Simply Red), Enrico Rava, Roberto Gatto, Danilo Rea e molti altri. Nel 1999 si trasferisce in California, dove passa 12 anni creativi a stretto contatto con le sue radici musicali, e si fa conoscere come chitarrista ‘Smooth Jazz’. Ciò non gli impedisce di tornare una volta all’anno in Italia per tour di grande successo e ritrovare il contatto col suo pubblico. Scrive due libri – ambedue per la Mondadori: ‘Disperatamente e in ritardo cane’, e ‘Un sabato italiano memories’. Ha al suo attivo 16 album – l’ultimo ‘Pop Jazz and Love’, 2015, quasi interamente in inglese – più varie compilation. L’avventura ‘The Swing Brothers’ rappresenta per Sergio la prima collaborazione con un suo collega italiano in tutta la sua carriera.

Il più atipico fra i cantautori della scuola genovese, Francesco Baccini – dopo anni di studio di pianoforte classico – scopre il pop e il rock mentre lavora come portuale nel porto di Genova. Nel 1988 esce – sotto lo pseudonimo di ‘Espressione Musica’ il suo primo singolo. Il primo album ‘Cartoons’ (1989) cattura subito l’interesse di pubblico e critica, e Francesco si aggiudica una targa Tenco e vince “Un disco per l’estate”. Il secondo album, ‘Il pianoforte non è il mio forte’ – che contiene la hit ‘Le donne di Modena’ ha addirittura come ospite Fabrizio De Andrè. Questa “benedizione” apre la strada ad altre collaborazioni, da Paolo Belli e i Ladri di Biciclette a Enzo Jannacci e Angelo Branduardi, per citarne alcuni. Ad oggi, Francesco ha pubblicato 13 album più varie raccolte, è stato al Festival di Sanremo nel 1997 tornandoci poi come ospite nel 2006, ha pubblicato 2 libri, uno dal titolo ‘Nudo’ (1993, Bompiani), e ‘Ti presto un po’ di questa vita’ (2010, Zona), ha fatto del teatro, partecipato ad un reality, vinto un premio Lunezia, ha fatto la canzone colonna sonora del film ‘Maschi contro femmine’ di Brizzi, alternando poi musica a recitazione in svariati contesti. Nel 2011 mette in pista lo show ‘Baccini canta Tenco’, reinterpretando in chiave moderna alcuni brani del suo idolo di adolescenza e conquistando una nuova targa Tenco. A tutto ciò si aggiunge un tour in Cina nel 2013. Pur nella sua ecletticità, la musica di Francesco Baccini poggia solidamente su blues e jazz con un’impostazione in cui traspare forte l’influenza dei cantautori francesi, e così facendo inventa un tipo di canzone italiana che prima di lui non c’era. Ma il suo stile è definito oltre che dalle melodie e dal suo pianoforte, soprattutto dalla sua voce graffiante, che unisce tecnica vocale a interpretazione – dove l’attore che c’è in lui prende il controllo della performance. I suoi testi hanno il dono dell’ironia in superficie, sotto la quale si intuisce però profondità, e a volte conflitto e malinconia.

I locali sulle due piazze della zona saranno aperti in occasione della serata di Capodanno: Antico Caffè del Teatro, Caffè delle Fontane, Gran Caffè Cavour, Relive , Cin cin bar, Bar Borsa, Spumanteria

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Capodanno, fuochi da Guinnes nel cielo di Dubai

Dubai – Lo show pirotecnico avvenuto ieri sera a Dubai per salutare il Capodanno è entrato nel Guinness dei primati come il più grande mai realizzato. “Dieci mesi di preparazione ed oltre 500.000 razzi sono stati utilizzati per produrre questo spettacolo di fuochi d’artificio durato 6 minuti circa”, ha affermato sul suo sito il Guinness Book of Records, precisando che si tratta di un nuovo record mondiale. Lo show si è svolto su 96 km di coste, a partire dal grattacielo Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo, fino alle isole artificiali di Palm Jumeirah e The World. I proiettili pirotecnici usati sono stati 500.000, lanciati 400 punti, e 200 tecnici hanno preparato e supervisionato lo spettacolo. Costo: circa 6 milioni di dollari.

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Capodanno: 2 morti e 361 feriti, 53 bimbi. Sangue sulle strade, 12 vittime. Festa nelle piazze delle citta’

Due morti in Campania e 361 feriti in tutta Italia, tra cui 53 bambini che hanno meno di 12 anni.

Questo il tragico bilancio degli incidenti avvenuti durante la notte di San Silvestro causati da botti e fuochi d’artificio.

I feriti sono tuttavia in sensibile calo rispetto all’anno scorso, quando se ne registrarono 561.Negli incidenti stradali, nella notte di Capodanno, hanno perso la vita almeno 12 persone.

I festeggiamenti hanno coinvolto nelle piazze migliaia di persone, da Torino a Palermo.

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Non permettiamoci capodanni tristi

Mio padre mi citava una specie di proverbio: «In quella casa c’era una miseria che persino i sorci scappavano con i lacrimoni agli occhi». Questo modo tra l’ironico e il drammatico di descrivere la povertà mi è tornato spesso in mente in questi mesi, compiendo come tanti nel nostro Paese un piccolo gesto di carità che mi coinvolge nella mia città. Tante situazioni ho toccato che potevano essere descritte con quell’immagine, e anche là dove non pare mancare qualche agio, spesso il morso della miseria è più crudo sui cuori, sulle menti, sulle abitudini. E si mescola al velenoso morso della solitudine. Dunque tanti capodanni poveri avremo quest’anno. Sono anni di impoverimento, nei quali anche chi non ha mai scialato paga leggerezze, irresponsabilità ed eccessi passati del nostro Paese. Un capodanno che dovrà suonare alle orecchie dei politici vecchi e nuovi come un monito: mai più amministrare male ciò che è di tutti.

In parecchi, dunque, festeggeranno il passare del tempo stringendo la cintura, rinunciando a qualcos’altro. Molti anche quest’anno non avranno nemmeno qualcosa a cui rinunciare. Con alcuni di costoro faremo una festa sobria ma contenta. Perché il capodanno, la festa del tempo che passa – il vecchio che se ne va, il nuovo che arriva – trova il suo significato non nelle ricchezze che vi si possono esibire e sciupare. È festa se si festeggia un significato adeguato nel tempo e del tempo. La più povera delle feste, infatti, non è quella che ha poche bottiglie da stappare o poche leccornie da gustare.

Ma quella che non sa perché si sta facendo. Quella che si fa un po’ a vanvera.

Se nell’istante in cui scocca la mezzanotte, potessimo bloccare come in un fotogramma tutti i brindisi, i baci, gli abbracci e ci chiedessimo: che senso ha il tempo che sta passando? Dove risiede il motivo di festa? Forse solo nella spensieratezza, nella commovente e futile opposizione di gioie piccole e piaceri alle ferite e al rovinare di invecchiamento, all’andar via? Occorre chiedersi cosa c’è dentro a quell’attimo che vale la pena di festeggiare davvero. Se non si ha un senso del destino cosa si festeggia in un attimo di passaggio?

Un attimo vuoto tra attimi vuoti, per così dire una intermittenza del niente. La grande vera miseria. La più grande povertà. Un attimo ponte, ma tra due momenti vuoti, se non hanno in sé la densità, la coscienza del destino.

La più povera delle feste è quella che non trema e non sorride davanti al senso del destino, vero padrone della nostra carne, della nostra esistenza, dei nostri baci, del respiro. Per questo le feste – tutte – un tempo eran sacre. Temo siano tante – molte di più di quelle necessariamente, maledettamente, semplicemente povere – le feste misere, ricchissime ma indigenti, i brindisi senza gioia midollare, radicale, essenziale. Senza ricchezza nel sospiro con cui si abbracciano amici, persone amate, figli. In molte case, in molti ritrovi ci sarà l’essenziale. Che non consiste in un numero minimo di bottiglie. Ma l’essenziale che è invisibile agli occhi come diceva il Piccolo Principe e che è significato delle cose visibili. Senza l’essenziale, la ricchezza non riesce a coprire la brutta povertà. Che non è la mancanza di cose, ma la tristezza sotto tutte le cose.

Un capodanno povero possiamo, per così dire, permettercelo Ma non possiamo permetterci capodanni tristi. Per questo ognuno deve condividere sia i brindisi che le leccornie, ma soprattutto la vera ricchezza: il tremore e il sorriso davanti al senso del tempo, di fronte al destino che è grande, misterioso, buono per tutti. Abbiamo bisogno di questo genere di feste. Le altre no, ci mandano solo più a fondo. La ricchezza di un Paese, la sua crescita – tutti oggi ne parlano – avviene se le persone si impegnano con un senso positivo del tempo. La storia lo dimostra. Se no, crescita è un concetto vacuo, e solo banalmente, violentemente economico.

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Davide Rondoni – avvenire.it