Golpe e regime. Altri sei anni di carcere a Suu Kyi, in Myanmar prima inviata Onu

Inflitti dalla giunta militare sei anni alla leader dell’opposizione che ora dovrà scontarne 17. La responsabile delle Nazioni Unite Noeleen Heyzer è partita oggi
Le proteste per la liberazione di Suu Kyi subito dopo il golpe nel Myanmar nel febbraio 2021

Le proteste per la liberazione di Suu Kyi subito dopo il golpe nel Myanmar nel febbraio 2021 – Reuters

da Avvenire

L’inviata speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar, Noeleen Heyzer, è partita oggi per la sua prima visita nel Paese da quando è stata nominata lo scorso ottobre: il viaggio giunge all’indomani della nuova condanna – questa volta a sei anni di reclusione – inflitta all’ex leader Aung San Suu Kyi con l’accusa di corruzione. Heyzer «affronterà il deterioramento della situazione e le preoccupazioni immediate, nonché altre aree prioritarie del suo mandato», ha reso noto l’Onu in una dichiarazione diffusa ieri, senza fornire informazioni su chi incontrerà tra i vertici della giunta o se cercherà di incontrare Suu Kyi. La condanna di ieri porta a 17 il totale di anni di carcere che dovrà scontare adesso Suu Kyi.

La premio Nobel Aung San Suu Kyi ha compiuto a giugno 77 anni

La premio Nobel Aung San Suu Kyi ha compiuto a giugno 77 anni – Ansa

La giunta, al potere dal primo febbraio 2011 dopo l’azione dei militari contro il governo, ha confermato in un comunicato che il viaggio di Heyzer inizierà oggi, ma non ha fornito ulteriori dettagli.
E mentre l’Onu tace invece sulla nuova condanna, a reagire è stata invece l’Unione Europea. «Condanno l’ingiusta sentenza inflitta ad Aung San Suu Kyi di ulteriori 6 anni di detenzione, e mi rivolgo al regime in Myanmar perché rilasci immediatamente e incondizionatamente lei e anche tutti i prigionieri politici e rispetti il volere del popolo», ha scritto su Twitter l’Alto rappresentante della Politica estera Ue, Josep Borrell. La nuova sentenza al carcere per Aung San Suu Kyi da parte del regime militare in Myanmar costituisce «un affronto alla giustizia e allo stato di diritto», ha dichiarato invece un portavoce del Dipartimento di Stato americano, che ha definito «ingiusti» tanto l’arresto quanto la condanna dell’anziana statista birmana Premio Nobel per la Pace.

Birmania: monaci in strada contro la giunta militare

Decine di monaci buddisti pro-democrazia sono scesi in strada della seconda città più grande della Birmania, Mandalay, contro il golpe militare. Nel 14esimo anniversario delle proteste di massa promosse dagli stessi monaci contro il precedente regime della giunta militare, represse nel sangue.

La Birmania è in subbuglio e la sua economia è paralizzata da febbraio, quando i militari hanno estromesso il governo civile di Aung San Suu Kyi, ponendo fine a un esperimento di democrazia decennale. In tutto il Paese si è radicata una resistenza anti-giunta, che ha spinto i militari a scatenare una brutale repressione del dissenso. Secondo un gruppo di monitoraggio locale, più di 1.100 civili sono stati uccisi e 8.400 arrestati.
Storicamente i monaci sono stati visti come un’autorità morale suprema che ha organizzato la comunità, talvolta mobilitando l’opposizione ai regimi militari. Ma dopo quest’ultimo golpe c’è stata una frattura, perché alcuni importanti ecclesiastici hanno dato la loro benedizione ai generali, mentre altri hanno sostenuto i manifestanti. Oggi i monaci hanno sfilato per le strade di Mandalay invocando la liberazione dei prigionieri politici, compresi i membri del partito di Aung San Suu Kyi, che ha vinto in modo schiacciante le elezioni dello scorso novembre. (ANSA).

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