L’anno pastorale si apre in Ghiara: diretta diocesana

Mercoledi 8 settembre alle ore 11 nella Basilica della Ghiara a Reggio Emilia (foto) si terrà la solenne Celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Massimo Camisasca con l’apertura del nuovo anno pastorale. Sarà il culmine della 42a sagra cittadina della Giareda.

La celebrazione dell’8 settembre sarà trasmessa in diretta a cura del Centro diocesano Comunicazioni sociali e si potrà seguire sia in tv su Teletricolore (canale 10) sia in streaming sul canale YouTube La Libertà Tv.

Inaugurata la Giareda, la sagra dei reggiani che si svolgerà fino all’8 settembre

E’ stata inaugurata alle 16.30 la Giareda, la storica sagra dei reggiani giunta alla 41^ edizione dalla ripresa della tradizione. La Giareda reggiana, che trae origine dalla solennità liturgica della Natività di Maria l’8 settembre, è una festa della vita. In questo senso la sagra viene riproposta: servono più che mai nel 2020, accanto a speranza e fiducia, impegno e responsabilità, memoria e cura per quelle persone e famiglie che più di altre hanno sofferto dolorosamente la fase più acuta del coronavirus.
Proprio perché il segno lasciato dalla pandemia è profondo, la sagra di Reggio fino a martedì 8 settembre in maniera inevitabilmente e rigorosamente diversa dal solito.

Inaugurazione Giareda 2020

Distanziamento fra le persone, obbligo di indossare i presidi di protezione personale (mascherina e igienizzazione), diradamento dei banchi, estensione degli spazi, limitazione negli accessi sono capisaldi della manifestazione 2020, accanto a coscienza civica e responsabilità personale, senza le quali ogni misura preventiva e di cautela sarebbe inutile. Dunque, regole e conseguente loro rispetto.

Sono confermate le celebrazioni liturgiche, quale la Messa solenne presieduta dal vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca l’8 settembre alle ore 11, nella Basilica della Ghiara, con l’apertura dell’Anno pastorale. Anche in Basilica vigeranno, come avvenuto sino ad oggi, le stesse norme di cautela e sicurezza sanitaria.
Sono confermate altresì le iniziative sociali, culturali e commerciali, con le medesime regole di tutela della salute.

Si è voluto conciliare sicurezza e opportunità economica, cercando di non penalizzare ed escludere gli operatori. I banchi dell’artigianato, dei prodotti tipici e mercatali sono allineati su un solo lato e adeguatamente distanziati. Perciò l’area della sagra sarà più ampia del solito coinvolgendo, oltre al corso Garibaldi e alla piazza Gioberti, anche il tratto di via Emilia Santo Stefano sino alla porta omonima e, al vertice opposto di corso Garibaldi, anche la piazza Roversi. Non sono state collocate quest’anno le ‘casette’ a ridosso di palazzo Allende, ma solo banchi e stand, che saranno in tutto una sessantina.

La visita alla Giareda seguirà durante tutto il corso dell’evento una regolamentazione degli accessi all’area mercatale e al sagrato della Basilica, grazie alla collaborazione di Associazioni di volontariato e Protezione civile, in modo da rendere il flusso delle persone regolare e controllabile, evitando assembramenti. Tutta l’area sarà presidiata e per accedere occorrerà indossare la mascherina.

IMMAGINE ARTISTICA – L’immagine artistica scelta per la Giareda 2020 è una ‘Madonna col bambino’, che rievoca l’immagine tardo cinquecentesca della Madonna della Ghiara. Si tratta di una composizione in terracotta di fine Seicento-inizio Settecento, che fu acquistata da Naborre Campanini, direttore dei Musei civici, agli inizi del Novecento, da un antiquario di Modena ed esposta solitamente nella Galleria dei marmi del Palazzo dei Musei di Reggio Emilia. L’immagine, nella quale la Madre dialoga con il Bambino, vuole essere un segno di speranza e di vita nel tempo attuale.

CONCERTO, PREMIO POESIA E NUOVO QR CODE IN BASILICA –
Sabato 5 settembre alle ore 21 appuntamento nello stesso Chiostro del convento della Basilica (corso Garibaldi 44)con il concerto della Filarmonica Città del Tricolore.
Per partecipare occorre prenotare sul sito turismo.comune.re.it (per info contattare lo Iat di Reggio Emilia 0522.451152 dal martedì al sabato dalle ore 9 alle 14).
Lunedì 7 settembre due appuntamenti caratterizzano la giornata, a cui sarà possibile partecipare solo su invito nel rispetto delle normative Covid 19:

  • alle ore 18 in Sala del Tricolore la premiazione del 41° Concorso di poesia dialettale ‘La Giareda’;
  • alle ore 21 nella Basilica della Ghiara sarà inaugurato (ingresso solo a invito) il progetto Qr Code previsto dal progetto di nuovo impianto di illuminotecnica della Basilica (realizzato con il contributo di Iren e attivato lo scorso anno nell’ambito delle Celebrazioni per il quarto centenario della traslazione dell’Immagine della Madonna della Ghiara nella Basilica), con l’accompagnamento musicale della classe di organo del maestro Renato Negri dell’Istituto superiore di Studi musicali Peri-Merulo.

L’interattività con il visitatore della Basilica diviene dunque possibile anche attraverso codici Qr, posizionati attorno ai pilastri interni dell’edificio e leggibili con una App da smartphone o tablet. Oltre a fornire informazioni artistiche, storiche e religiose, la App interagisce con il sistema di illuminazione delle relative zone, nei giorni e negli orari previsti. Per scaricare la App, serve inquadrate con il dispositivo il codice Qr posizionato ai pilastri.

VOLONTARIATO E MISSIONI – Sono presenti per tutta la durata della sagra anche 20 banchi allestiti da associazioni di volontariato, promozione sociale e culturale e sarà possibile partecipare alla Pesca di beneficenza per le Missioni aperta come ogni anno nello spazio al portico del convento dei Servi di Maria, in corso Garibaldi.

CELEBRAZIONI LITURGICHE E ACCESSO ALLA BASILICA – Le Messe nella Basilica della Ghiara saranno celebrate nei seguenti giorni e orari, seguendo le regole di prevenzione anti-pandemia e con un numero controllato di accessi.

L’8 Settembre, prima Messa alle ore 7.30; alle ore 11, con celebrazione presieduta dal vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, Massimo Camisasca; alle ore 18,30 con celebrazione presieduta da padre Pietro Maria Andriotto, priore provinciale dei Servi di Maria.
Nei giorni feriali del 4, 5 e 7 settembre, alle ore 7.30; 9 e 18,30.
Domenica 6 settembre, alle ore 7.30, 9.30, 11.30, 18.30 e 20,30.
Recita del Rosario ore 18 di ogni giorno.
Durante la Giareda, l’ingresso alla Basilica della Ghiara per preghiera personale e per visita degli altari fioriti, è così ordinato: venerdì 4 settembre dalle ore 21 alle ore 22; sabato 5 settembre dalle ore 10 alle 12, dalle ore 16 alle 18 e dalle ore 21 alle 22; domenica 6 settembre dalle ore 10,30 alle 11, dalle 16 alle 18 e dalle ore 21,30 alle 22; lunedì 7 settembre dalle ore 10 alle 12, dalle ore 16 alle 18; martedì 8 Settembre dalle ore 16 alle 18.
Gli accessi e le visite pubbliche saranno regolamentate da personale addetto.

MASCHERINA OBBLIGATORIA: LE AREE INTERESSATE – Per le giornate dal 4 all’8 settembre, per tutte le 24 ore di ciascun giorno (H24), vige l’obbligo di indossare la mascherina a protezione delle vie respiratorie – ad eccezione che l’uso della mascherina sia incompatibile con esigenze personali del momento (mangiare o bere) – a tutti coloro che si trovano a transitare e/o sostare, a piedi o in bicicletta, oltre che nell’area ove si svolge la sagra della Giareda anche nelle seguenti zone del Centro storico: piazza Roversi, corso Garibaldi, piazza Gioberti, via Emilia Santo Stefano (da via Mazzini a via Nuova).
Nelle giornate del 5 e 6 settembre, in occasione dell’evento organizzato da Ati Santo Stefano, per tutto il giorno (orario 0-24) vige lo stesso obbligo di indossare la mascherina a protezione delle vie respiratorie, con le medesime modalità, per tutti coloro che si trovano a transitare e/o sostare, a piedi o in bicicletta, nel tratto di via Emilia Santo Stefano da via Nuova a via Minghetti.

ORARI DI ATTIVITÀ DI VENDITA DEI BANCHI MERCATALI – Per l’edizione 2020 della Giareda, a causa dell’emergenza Covid 19, è stata necessaria altresì una rimodulazione degli orari di svolgimento delle attività di commercio dei banchi della sagra (attività mercatale), pertanto si rende necessario limitare le attività di vendita su area pubblica ai seguenti orari:

  • dalle ore 13 alle 23 del venerdì;
  • dalle ore 8,30 alle 23 del sabato e della domenica;
  • dalle ore 8.30 alle 21 del lunedì e del martedì.nsr
    (Foto di Fabio Zani) in https://nextstopreggio.it/inaugurata-la-giareda-la-sagra-dei-reggiani/

Domenica 12 maggio 1619: «O fortunata città di Reggio…»

Dopo 400 anni noi rinnoviamo la lode  che Alessandro Squadroni ha vergato nel «Fasciculus Laudum Regii Lepidi»

“O giorno glorioso e felice di una tanto grande traslazione! Giorno beato e celebre di una tanto grande festività! Giorno tanto sublime di un ammirabile trionfo e festivo in ogni tempo! O giorno da segnare veramente con una pietruzza bianca!” (A. Squadroni, Fasciculus Laudum Regii Lepidi, pagina 64).Non stiamo qui a ricordare la straordinaria partecipazione di autorità e di popolo, la processione cittadina con i carri allegorici, la Messa solenne con musiche preparate per l’occasione da don Aurelio Signoretti, Maestro di Cappella del Duomo. Non possiamo, tuttavia, non fare nostre le esclamazioni che quel giorno uscirono dal cuore di Alessandro Squadroni: “O fortunata, anzi fortunatissima, o beata, anzi beatissima città di Reggio, che possiedi questa venerata Immagine!…Quanti benefici ci sono stati concessi per mezzo tuo, o Maria! Tu per noi preghi, domandi e richiedi quanto ci è necessario; e preghi il Figlio per i figli, l’Unigenito per gli adottivi, il Signore per i servi. Tutte le generazioni ti proclamano beata, o Reggio: fra le tue mura sorge un tempio del quale niente è più santo, niente più prezioso!” (opera citata, pagine 65-71).

Ci piace richiamare anche la stampa di Giusto Sadeler (si veda, sotto, nel manifesto del 12 maggio 2019) che decora lo scritto di A. Squadroni. Maria Santissima vi appare Regina (la Corona) di pace (i rami di ulivo), Dominatrice e Protettrice di Reggio (la scritta latina dice Reggio reggia della Vergine); i rami intrecciati e legati indicano il vincolo pacifico che lega insieme la Madonna e la “sua” Reggio, nel cui disegno già appare il Tempio monumentale.
Il 12 maggio 1619 era la domenica di Pentecoste.

laliberta.info

Basilica della B. V. della Ghiara, 8 settembre 2018 Omelia per la Festa della Natività di Maria, inizio del nuovo anno pastorale

Cari fratelli e sorelle,

 

come ogni anno iniziamo qui, sotto lo sguardo di Maria, una nuova pagina della nostra vita. È questa per me e per tutti voi – ne sono certo – un’occasione bellissima, molto attesa, desiderata, che permette di ritrovarci assieme attorno alla nostra Madre. Ella ci invita a essere pieni di fiducia e a camminare con letizia verso il Signore.

La fede, fonte di fiducia e di gioia

Proprio questo è ciò di cui più abbiamo bisogno: la fiducia e la gioia. Tutto, intorno a noi, sembra congiurare contro questi due doni. Il nostro sembra il tempo della paura, talvolta motivata, talvolta creata ad arte ed ingigantita dai mass media; il tempo del disorientamento e dell’assenza di speranza. Anche noi possiamo venire inghiottiti da questa nebbia, da queste ombre, perdendo così il senso e l’orientamento dell’esistenza e infine smarrendo proprio il dono della fede e delle altre virtù teologali. La fede è mundi lumen, luce per camminare nel mondo. Non una luce generica, che può andar bene per ogni momento, ma una luce precisa, specifica, attuale, che ci indica i passi da compiere nelle condizioni in cui ci troviamo a vivere.

Il primo compito del vescovo e delle nostre comunità è perciò: alimentare la fede. La preghiera è la strada principale di questa alimentazione. Essa non è un atto devoto e tantomeno magico con cui cerchiamo di catturare la benevolenza di Dio. Piuttosto consiste in un’immersione nella volontà di Dio e nel suo disegno sul mondo. Quando dico “preghiera” penso certamente alle preghiere semplici del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria, che ripetiamo ogni giorno, forse senza più neppure pensare alle parole che diciamo. Penso, anche e soprattutto, ai Salmi, che sono una fonte fondamentale della nostra fede cristiana. Penso alla liturgia domenicale in cui tutta la comunità cristiana è continuamente alimentata dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e dagli altri sacramenti, in cui troviamo il giudizio di Dio sulla storia del mondo e l’indicazione per i nostri passi.

 

La Santa Messa domenicale

 

Stiamo assistendo, in questi ultimi anni, ad una progressiva erosione della frequenza alla santa messa domenicale. Le nostre celebrazioni liturgiche, che vorrebbero essere più partecipate, sono spesso più deserte. Segno che non bastano canti, accoglienza, abbracci di pace. Occorre aiutare le persone a riscoprire il grande tesoro della santa messa, presenza di Cristo, morto e risorto, nella nostra vita. E soprattutto occorre riannunciare Cristo e la fede, perché senza fede la messa è solo un evento ripetitivo, noioso e incomprensibile, tanto più lontano quanto più lo si vorrebbe attualizzare.

Abbassamento e gloria

Quest’anno mediteremo la seconda parte del Vangelo di Giovanni (cioè i capitoli da 13 a 21), il Libro della Gloria. Esso potrà essere uno strumento formidabile di aiuto proprio nell’affronto delle domande che abbiamo tutti sulle labbra e nel cuore. Che rapporto esiste tra morte e vita? Tra abbassamento e gloria? Tra sconfitta apparente e reale vittoria? Come attraversare il tempo della difficoltà e del buio, vivendo già l’anticipo della luce della resurrezione? Queste e altre questioni che riguardano il nostro presente potranno trovare una risposta, non certo meccanica, attraverso la meditazione di questa parte del Vangelo. Il testo scritturistico letto nella Chiesa dalla comunità cristiana, animata dallo Spirito di Cristo, suscita nella stessa comunità e nei singoli credenti le strade per vivere con creatività e verità la fedeltà a Cristo nel nostro tempo con le sue nuove domande.

Leggere il presente

La Chiesa dunque non ci lascia soli. Dobbiamo chiedere alle nostre comunità, ai nostri sacerdoti, alle nostre guide spirituali, ai tanti fratelli e sorelle che vivono la fede accanto a noi di aiutarci in questo discernimento sul presente. Non stiamo vivendo la fine del mondo, ma piuttosto un tempo in cui la nostra fede cristiana chiede di esprimersi in forme nuove attraverso le nuove circostanze in cui la storia del mondo si va svolgendo.

Talvolta ci sembra soltanto di vedere il sole che tramonta. La fede, la carità e la speranza ci permettono invece di scoprire l’alba che si preannuncia. Quante famiglie ancora vivono il sacramento del loro matrimonio come un incontro gioioso con Cristo, sentendosi così una cellula viva della comunità cristiana! Quante ne incontro durante la visita pastorale, durante le udienze, nelle occasioni a loro dedicate! Quante mettono al mondo ancora dei figli! Sanno di non essere incoscienti, godono della confidenza in Dio. Sono felici dei sorrisi dei loro bambini e della possibilità di rinnovare la vita del mondo attraverso il dono di nuove creature. Quante famiglie adottano dei bambini che sono stati abbandonati! Quante dedicano una parte del loro tempo a situazioni di bisogno e di povertà!

Quotidianamente incontro ragazzi, adolescenti e giovani alla ricerca di un senso della loro vita. Quanti di loro hanno incontrato Cristo e non lo lascerebbero più per nessun motivo! Quanti decidono di dedicare una parte consistente della loro vita al volontariato sociale o internazionale! Le opere di carità, così vive nella nostra Chiesa, testimoniano che la fede è una brace che non si è spenta: dobbiamo alimentarla perché certamente ogni stagione della vita ha bisogno di nuove ragioni e nuove risposte.

La fede cristiana spinge all’impegno e al sacrificio, alla creatività e alla gioia. La nostra è una terra nella quale il lavoro ha un grande posto ed è tenuto in particolare considerazione. Vorrei con i giovani riprendere le strade di un loro possibile impegno non solo verso responsabilità sociali, ma anche nella vita politica, secondo le linee maestre tracciate dalla Dottrina Sociale della Chiesa. È un invito pressante di papa Francesco, di cui il nostro Paese ha più che mai bisogno. I grandi politici cristiani, come Alcide De Gasperi, che hanno contribuito decisivamente alla ricostruzione del nostro paese dopo la seconda guerra mondiale, sono stati aiutati dallo Spirito Santo nella loro azione creativa. Anche oggi abbiamo bisogno dell’aiuto dello Spirito per individuare nuove strade di intervento dei cristiani nella vita politica assieme agli uomini e alle donne che condividono la proposta umanistica del Vangelo.

Nuova presenza sul territorio

Ho voluto sottolineare in questa prima parte della mia omelia un giudizio sul momento che stiamo vivendo, per aiutarvi a guardare con creatività e fede ai nostri giorni. Come Chiesa, in questi anni, ci siamo impegnati verso nuove forme di presenza sul territorio e una nuova modalità di lavoro nella nostra curia.

Cosa c’entra tutto questo lavoro che abbiamo compiuto con la crescita della fede, della speranza e della carità? Cosa c’entra la semplificazione che stiamo operando degli Uffici pastorali attraverso la loro dislocazione unitaria nella nostra curia? Cosa c’entra l’intenso impegno per una dismissione dei beni inutili ed una semplificazione dei nostri bilanci?

Siamo persone isolate dal mondo, che badano solo a se stesse, che si occupano di discorsi interni alla Chiesa, autoreferenziali? Non penso proprio che sia così. Così come la Chiesa vive solamente di Cristo e per Cristo, come la luna che riceve la sua luce dal sole, allo stesso modo essa vive per gli uomini. Soltanto la passione per gli uomini, per la loro vita, per il loro bene può dare ragione delle nostre strutture e delle nostre iniziative. Altrimenti tutto sarebbe come un gioco di carta che può tenerci occupati, ma che infine non avrebbe nessun peso nella storia di Dio con gli uomini.

Se abbiamo pensato alle unità pastorali è perché desideriamo che nella nostra diocesi, ben consapevoli delle lentezze e delle fatiche necessarie, ci siano comunità vive, in cui presbiteri, diaconi, laici e religiosi possano sperimentare delle forme di vita comune, essere il cuore pulsante che raggiunge le periferie esistenziali, come hanno fatto gli apostoli. Essi uscirono da Gerusalemme, certamente anche a causa di una persecuzione, ma con lo scopo di raggiungere le regioni più disparate del mondo.

Facciamo fatica ad allontanarci dal nostro campanile. Quel calore che sperimentiamo nelle nostre comunità ci è dato per essere trasmesso, per riscaldare le vite dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. La Chiesa non si misura dai numeri dei suoi aderenti, anche se nessun numero va disprezzato, ma dall’intensità e dalla profondità con cui le nostre comunità vivono quotidianamente l’incontro con il Signore e il suo mandato missionario.

Anno santo della Ghiara

Quest’anno ci è offerta un’occasione bellissima per il rinnovamento delle nostre vite. Ricorre infatti il quattrocentesimo anniversario della traslazione dell’immagine della nostra Madonna della Ghiara dal muro dove era stata dipinta alla Basilica costruita per accoglierla. La Santa Sede ha risposto positivamente all’invito della nostra Chiesa e dei padri Serviti affinché questo sia un anno giubilare, un anno cioè di rinnovamento, anche attraverso l’indulgenza plenaria. Molte sono le iniziative già in cantiere. Ma il cuore del giubileo è la riscoperta di Maria come strada fondamentale della fede. Guardando a Maria, alla sua vita, dall’Annunciazione all’Assunzione, scopriamo tutto l’itinerario della vita del cristiano. Impariamo ancora una volta ciò che è durevole e necessario, ciò che è transitorio e passeggero. Da Maria, però, non impariamo soltanto la fede. Da lei otteniamo la carità che l’ha portata a viaggiare fino alla cugina Elisabetta, che l’ha portata a custodire il proprio Figlio, che l’ha portata sotto la croce. La carità verso tutti i suoi figli che siamo noi. Il Giubileo della Ghiara ci riporti alla recita del Santo Rosario. Penso che a nessuno sia impossibile recitare almeno una decina al giorno. Sappiamo dalla Madonna che attraverso il Rosario si ottengono un’infinità di grazie.

Con questa fiducia apriamoci al nuovo anno pastorale e affidiamoci alle braccia della Madre. Amen.

(di Mons. Camisasca)

Giarèda 2019: programma religioso

Inaugurazione 4 settembre ore 17 in piazza Gioberti, a Reggio, con le autorità religiose e civili

Celebrazioni religiose
Predicazione di padre Denis M. Kulandaisamy, preside della Facoltà Teologica “Marianum” a Roma.
Sante Messe nei giorni feriali: ore 7.30, 9, 18.30. Rosario ore 17.45

SABATO 8 SETTEMBRE
Natività della B.V. Maria
ore 6 Canto dell’Ufficio delle Letture e delle Lodi mattutine con le Case della Carità
ore 7.15 Santa Messa
ore 9 Santa Messa; animazione del canto: Coro Santa Maria – Padre Remigio

ore 11 Solenne Concelebrazione eucaristica presieduta da monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia–Guastalla, in apertura del nuovo anno pastorale.
Animazione del canto: Coro diocesano.
Sono presenti le Autorità cittadine

ore 16 Benedizione dei bambini

ore 18.30 Santa Messa presieduta da monsignor Adriano Caprioli, vescovo emerito di Reggio Emilia–Guastalla, che ricorda il 20° anniversario della sua ordinazione episcopale.
Animazione del canto: Coro B.V. della Ghiara

Giareda 2017, Pontificale presieduto dal vescovo Massimo Camisasca (foto Codazzi)

DOMENICA 9 SETTEMBRE
Sante Messe ore 7.30, 9.30, 11, 12, 18.30, 20.30

ore 18,30 Santa Messa presieduta da monsignor Luciano Monari, vescovo emerito di Brescia.
Animazione del canto: Coro B.V. della Ghiara

lalaiberta.info

Ghiara. Giareda: concerti di musica sacra

Martedì 3 settembre, ore 21, Basilica della Ghiara: concerto di musica sacra del Coro B.V. della Ghiara e del Coro La Corbella (P. Tognetti direttore e A. Aleotti organista); mercoledì 4 settembre, ore 21, Basilica della Ghiara: per Soli Deo Gloria, concerto d’organo del maestro Ton Koopman (musiche di J.S. Bach, C.P.E. Bach, D. Buxtehude, F. Couperin).

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Domenica 10 febbraio, in Ghiara, alle 11, S. Messa per i 700 anni dei Servi di Maria a Reggio

Servi di Maria a Reggio, una fedeltà lunga 700 anni   
Domenica 10 febbraio alle 11, nella Basilica della Ghiara, Messa con il Vescovo Massimo
Un tuffo nella storia locale e uno sguardo riconoscente sull’attualità, fatta di presenze amiche nel confessionale, di sagre e amate bancarelle in corso Garibaldi, di quello scrigno di fede, arte e cultura che va sotto il nome di Basilica della Ghiara, che il Vescovo ha definito recentemente “la cappella sistina di Reggio Emilia”.
Tutto questo, e molto di più, si condensa nel programma del 7° centenario della venuta in diocesi dei Servi di Maria. Un anno di celebrazioni, che si apriranno ufficialmente nella memoria dei Sette Santi Fondatori, con la Messa di domenica 10 febbraio alle 11 in Ghiara, presieduta da monsignor Massimo Camisasca, che all’ingresso nella Chiesa reggiano-guastallese proprio alla protezione della Beata Vergine della Ghiara affidò, con tre doni personali, il suo ministero di vescovo (domenica 10 febbraio, informa padre Anacleto Maria Tommasi, non ci sarà la Messa delle 12).
La prima sorpresa che s’incontra, parlando con il Priore dei Servi di Maria, padre Cesare Antonelli, è che fu il “popolo” di Reggio a chiamare i frati. Non solo: ma la pubblica autorità ne favorì l’insediamento in loco in modo provvidente.
Vediamo di ripercorrere, a tappe, il cammino di questi 700 anni “reggiani”. Era il 1313, d’accordo. Reggio non fu la prima “stazione” dei Servi di Maria. Erano infatti già trascorsi 80 anni da quel 1233 che è considerato la data tradizionale della fondazione dell’Ordine, a Firenze, ad opera dei sette primi padri, l’ultimo dei quali, Alessio Falconieri, era morto nel 1310 dopo averne visto, nel 1304, l’approvazione definitiva da parte di papa Benedetto XI.
Dalla seconda metà del XIII secolo i Servi di Maria calcavano già il suolo emiliano-romagnolo, precisamente a Bologna, Forlì, Cesena e Rimini.
Nello stesso anno in cui moriva Falconieri, il Capitano del popolo reggiano, tale Odofredo degli Odofredi, faceva richiesta di una presenza reggiana al Priore generale dei Servi. Tre anni dopo i frati serviti operavano già in città, come attesta una risposta del Consiglio Generale del Popolo (oggi diremmo Consiglio comunale), che in data 24 aprile 1313 stanziava “59 lire reggiane”, con il voto di 300 fave bianche “favorevoli” e 25 nere “contrarie”, per contribuire all’acquisto della casa e all’edificazione della chiesa, “così che – recita il documento – nella città di Reggio, per la stessa Città e Popolo, giorno e notte (i Frati) possano esercitare il divino ufficio e pregare la beata Maria Vergine”.
Il 29 giugno 1313 un altro testo ufficiale, stavolta episcopale: il vescovo Guido da Baiso autorizzò l’erezione di un pubblico oratorio, che i Servi vollero dedicare – come già per la prima chiesa fiorentina del loro Ordine – alla Santissima Annunziata.
Un’altra scoperta interessante che si fa “bazzicando” in Ghiara è che la magnifica basilica in cui oggi preghiamo il 29 aprile e l’8 settembre, la cui prima pietra fu posta il 6 giugno 1597, poco più di un anno dopo la miracolosa guarigione del sordomuto Marchino (avvenuta davanti all’immagine dipinta sul muro dell’orto dei Servi), fu cronologicamente il terzo tempio dei Servi reggiani.
Del primo s’è detto: la chiesa intitolata all’Annunziata, piccola ma decorata di buone pitture, si trovava sul lato occidentale del corso della Ghiara (l’attuale corso Garibaldi), in corrispondenza di parte dell’attuale portico dei Servi e di parte dell’attuale sagrato, con la facciata rivolta a nord su un piazzaletto. Vicino scorreva un canale che spesso esondava. Vuoi l’umidità, vuoi la precarietà delle strutture, la chiesa primigenia ebbe bisogno di restauri e ampliamenti, possibili grazie a donazioni e lasciti della cittadinanza. Intorno al 1470 venne costruita la torre campanaria. Nel 1476, su un’area originariamente destinata ad uso cimiteriale, sorse l’Oratorio della Confraternita della Santa Croce, o della Buona Morte (all’angolo tra corso Garibaldi e via Guasco), che aveva il fine di portare il conforto religioso ai condannati, distrutto poi nel 1783 da Ercole III.
Con erogazioni del Consiglio generale della Città decretate nel 1492 (50 lire) e nel 1494 (altre 25 lire), il Comune di Reggio favorì la riforma “simmetrica” e l’abbellimento del luogo di culto: da una pianta datata 1498, infatti, la chiesa dell’Annunciazione risulta ad una sola navata, con quattro cappelle per lato, un grande presbiterio e l’abside poligonale profonda. Nel 1519 l’opera di ristrutturazione fu completata con l’altare maggiore intitolato alla Natività di Nostro Signore (mentre era dedicato all’Annunziata uno degli altri 10 altari, essendo aumentate a cinque le cappelle laterali). È questa più ampia e decorosa chiesa la “seconda Ghiara” che possiamo iscrivere nell’album storico dei Servi e di Reggio Emilia. Di là dell’abside c’era il “famoso” orto dei frati, orto che nel marzo 1507 fu recintato da un “muro”, altrettanto conosciuto per via del primo miracolo. Sulla parete, al Canton dei Servi, era disegnato un ritratto mariano sbiadito e scrostato, che nel 1573 venne sostituito dall’immagine dipinta da Giovanni Bianchi (detto il Bertone) su bozzetto di Lelio Orsi, che mostra la Madre in adorazione del Figlio che ha generato. Fu “qui” che il 29 aprile 1596 si verificò il miracolo della “Madonna di Reggio”, che cambiò la vita del popolo di Dio insieme alla storia della chiesa. Nasceva così il maestoso Santuario della Beata Vergine della Ghiara. La chiesa precedente fu demolita nel 1621, ma un’impronta antica rimane: gli archi delle “vecchie” cappelle sono infatti richiamate dagli archi dell’attuale portico.
Oggi nel convento di corso Garibaldi vivono sei membri, un frate e cinque padri: la “quercia” è padre Fiorenzo Maria Gobbo, un artista internazionale (suo il dipinto  realizzato nel 1974 per la chiesa dei Sette Santi Fondatori di Chicago).
Di quel lontanissimo 1313 si sa che il priore e fondatore del convento reggiano fu fra Francesco di Donato da Siena; venne in città con altri sette frati, di cui due non sacerdoti.
È noto che il rigoroso fra Francesco di Donato da Siena fu il braccio destro del priore generale fra Pietro da Todi nel rinnovamento dell’Ordine e nella sua espansione, tant’è che dopo quello reggiano fondò i conventi di Ferrara, Vicenza, Chioggia, Capodistria, Venezia e Verona.
“Rendiamo grazie per i tanti frati che nel corso dei secoli si sono succeduti nel servizio a Dio e ai loro fratelli, ispirandosi costantemente alla Madre e Serva del Signore. Guardando all’esempio di coloro che ci hanno preceduto, noi, Servi di Maria presenti oggi a Reggio, vogliamo onorare la Vergine Santa in piena comunione con la Chiesa locale e in concordia con la cittadinanza tutta”, scrive padre Anacleto sul 1° numero 2013 del bollettino La Madonna della Ghiara.
La Diocesi non può che unirsi a questa riconoscenza, davvero storica.
Edoardo Tincani – diocesi.re.it

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