Ultime settimane per le letture estive dei più piccoli. Una novità scelta per voi e adatta a bambini delle scuole elementari

Esplorazione : Susani, Carola, Lazzarin, Alessandra: Amazon.it: Libri
Ultime settimane per le letture estive dei più piccoli. Una novità scelta per voi e adatta a bambini delle scuole elementari. Per lettori dai 6 ai 10 anni.
( scheda libro >>> https://amzn.to/3JYCU8B )
– Autori: Carola Susani – Alessandra Lazzarin; Titolo: Esplorazione; Casa Editrice: Orecchio Acerbo
Una festa di compleanno degli adulti nella casa di campagna al limitare del bosco. Un po’ di baldoria. Cinque bambini evidentemente annoiati se ne stanno fuori sul prato aggrappati alla palizzata antistante. Ma a un certo punto, improvvisamente,si accorgono che Elisa è scomparsa. Preoccupati i quattro amici organizzano una spedizione per cercarla. Ma Elisa non è nelle vicinanze, non sente le voci che la chiamano e i bambini s’inoltrano nel bosco dove alla flebile luce della torcia si materializzano animali notturni e si odono rumori inquietanti, frullare d’ali, scorrere d’acqua, calpestii di foglie e infine in lontananza compare una finestra illuminata. Il buio è pesto, fa freddo e per giunta piove. Chissà dov’è Elisa? Tutto succede in poche ore con l’ esplorazione dell’ignoto che diventa un’avventura raccontata con grande suggestione dagli acquerelli di Alessandra Lazzarin. Dagli 8 anni

Ucraina. “Ecco dove sono stati portati i bambini ucraini deportati in Russia”

Il sito di informazione Verstka ha individuato dove si trovano centinaia di minori ospitati lì prima di essere assegnati a famiglie in tutta la Russia
Bambini ucraini in fuga dalla guerra

Bambini ucraini in fuga dalla guerra – Fotogramma

La Russia continua a negare le accuse di deportazione forzata dei bambini ucraini. Ma sui social le richieste dei parenti che si sono messi sulle loro tracce aumentano e, unitamente a un lavoro di inchiesta fatto dal sito di informazione indipendente Verstka, hanno portato a individuare dove si trovano centinaia di minori, ospitati lì in attesa di venire assegnati a famiglie su tutto il territorio nazionale. I principali centri si trovano a Rostov sul Don, sul mare di Azov, a Kursk, ma anche più lontano dal confine con l’Ucraina, a Nizhni Novgorod.

Gli ospiti sono soprattutto bambini che provengono a Mariupol e dal Donbass. Al momento dell’occupazione da parte dei russi si trovavano in ospedali o centri di cura oppure semplicemente si sono persi. Ora la loro vita cambierà per sempre. La conferma che si tratta di bambini ucraini arriva dalle stesse autorità di Rostov, che però parlano di minori «salvati» dai soldati russi e portati fuori dalle zone di guerra e soprattutto orfani, quando invece spesso questi piccoli hanno ancora almeno un genitore che possa prendersi cura di loro.

La Commissaria per i diritti umani della regione di Rostov, Irina Cherkasova, non ha rivelato in quali strutture vengano ospitati, ma ha garantito che «frequentano organizzazioni educative in conformità di programmi che tengano conto del loro livello di istruzione e del loro stato di salute».

A fare chiarezza ci ha pensato il sito Verstka. La struttura principale per l’accoglienza dei bambini ucraini si chiama Romashka, in russo “camomilla”, e da sola ospita circa 400 minori.

Stando a due volontari che hanno parlato al sito in condizioni di anonimato, qui ci sono ospiti da 2 a 18 anni e, se nelle prime fasi della cosiddetta “operazione militare speciale” avevano il necessario per andare avanti, «adesso mancano dei bisogni di base: dai prodotti per l’igiene personale a quelli di cancelleria che servono per le attività scolastiche». Segno che, oltre allo sforzo bellico, la Russia fatica a tenere il passo anche con quello umanitario. Sempre secondo la testimonianza di questi due volontari, all’interno di queste strutture vengono organizzate attività ricreative nelle quali però vengono anche incentivata una maggiore conoscenza della storia e della cultura russa. Il problema, è il futuro che li attende, che per qualcuno si è già risolto in un allontanamento permanente dalla madrepatria.

Il 30 maggio, il presidente Putin ha firmato il decreto che facilita l’ottenimento della cittadinanza russa per i bambini che provengono dal Donbass e più in generale da altre parti dell’Ucraina. Molti potrebbero vedere la loro vita cambiare definitivamente prima dell’autunno, quando negli orfanotrofi inizierà a fare freddo e sarà ancora più oneroso per i russi mantenere quelle strutture. Per alcuni è già cambiata.

Ksenia Mishonova, il difensore civico per i bambini nella regione di Mosca, ha ammesso che, da aprile, decine di bambini sono già stati assegnati alle “cure temporanee” di famiglie nel territorio della capitale. Il governatore della regione, Andreij Vorobyov, ha parlato espressamente di «preparare una opportunità di adozione» per questi bambini, facendosi ritrarre da una Tv privata mentre li accoglieva alla stazione, insieme con un gruppo di psicologi, che aveva il compito di farli sentire a loro agio il più possibile. Luoghi come quello di Romashka sono quindi dei veri e propri centri di smistamento per il loro nuovo futuro da cittadini russi, lontani dai propri cari e dalla terra in cui sono nati e strumenti nelle mani di Mosca per riequilibrare il saldo demografico del Paese.

Avvenire

«COSÌ MARIA MONTESSORI COLTIVAVA LA SPIRITUALITÀ DEI PIÙ PICCOLI»

La maestra Anna Maria Pipoli racconta la pedagogista scomparsa 70 anni fa: «Attraverso i sensi portava i bambini a uno sviluppo, la stessa cosa avviene nella catechesi. Diceva che i fossero capaci di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali e portati naturalmente a conoscere Dio, a partire dall’ambiente che li circonda»

Laura Badaracchi
La Madonna della Seggiola troneggiava su una parete della prima Casa dei bambini fondata dalla Montessori. Il quadro ne divenne il simbolo e in seguito, in tutte le nuove Case dei Bambini sarà affissa una riproduzione. (c) Archivi della Association Montessori Internationale

La Madonna della Seggiola troneggiava su una parete della prima Casa dei bambini fondata dalla Montessori. Il quadro ne divenne il simbolo e in seguito, in tutte le nuove Case dei Bambini sarà affissa una riproduzione. (c) Archivi della Association Montessori Internationale

«Aiutaci, o Dio, a penetrare nel segreto del bambino, affinché possiamo conoscerlo, amarlo e servirlo secondo le Tue leggi di giustizia e secondo la Tua divina volontà». È una preghiera scritta non da una catechista o da una santa, ma dalla geniale Maria Montessori, laureata in medicina e specializzata in psichiatria, di cui il 6 maggio ricorrono i 70 anni dalla morte. Della sua passione educativa molto è stato detto, ma non altrettanto della sua profonda fede che l’accompagnò non solo nelle vicende personali, ma che ha irrorato e ispirato molti aspetti del suo metodo. Lo ricorda con dovizia di particolari ed episodi Martine Gilsoul, educatrice montessoriana di origine belga trapiantata a Roma, nella sua accurata biografia scritta in collaborazione con Charlotte Poussin e intitolata Maria Montessori. Una vita per i bambini, appena pubblicata da Giunti. «Una copia del celebre dipinto di Raffaello “La Madonna della Seggiola”, che troneggiava su una parete della prima “Casa dei bambini”, la sua prima scuola, ne divenne il simbolo. In seguito, in tutte le nuove Case dei Bambini sarà affissa una riproduzione del quadro. E per la sua grande apertura mentale, Maria pensava che non ci fosse incompatibilità tra il suo approccio razionale e la religione che sua madre le aveva trasmesso. Nelle conferenze e negli scritti, non esita a fare largo uso di esempi tratti dalla Bibbia, dalle vite dei santi e dai Padri della Chiesa. Era una donna profondamente spirituale, abitata dal senso del sacro», sottolinea Gilsoul.

«Nel 1922 Maria manifesta il desiderio di creare un Centro cattolico di formazione degli insegnanti e pubblica in Italia I bambini viventi nella Chiesa. Note di educazione religiosa. Nel 1931 vede la luce La vita in Cristo e nel 1932 La Santa messa spiegata ai bambini. I tre volumi, che avevano tutti ricevuto l’imprimatur, costituiscono un metodo di insegnamento religioso». Inoltre la Montessori criticava «il metodo tradizionale di insegnare la religione “con le parole”: riteneva infatti che la religione dovesse far parte della vita». Anche perché, come lei stessa scrive, «i bambini sono così capaci di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali, che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso: la prima età sembra congiunta con Dio come lo sviluppo del corpo è strettamente dipendente dalle leggi naturali che lo stanno trasformando».

Lo ricorda con dovizia di particolari ed episodi Martine Gilsoul, educatrice montessoriana di origine belga trapiantata a Roma, nella sua accurata biografia scritta in collaborazione con Charlotte Poussin e intitolata Maria Montessori. Una vita per i bambini, appena pubblicata da Giunti. «Una copia del celebre dipinto di Raffaello “La Madonna della Seggiola”, che troneggiava su una parete della prima “Casa dei bambini”, la sua prima scuola, ne divenne il simbolo. In seguito, in tutte le nuove Case dei Bambini sarà affissa una riproduzione del quadro. E per la sua grande apertura mentale, Maria pensava che non ci fosse incompatibilità tra il suo approccio razionale e la religione che sua madre le aveva trasmesso. Nelle conferenze e negli scritti, non esita a fare largo uso di esempi tratti dalla Bibbia, dalle vite dei santi e dai Padri della Chiesa. Era una donna profondamente spirituale, abitata dal senso del sacro», sottolinea Gilsoul.

Maria Montessori a Londra nel 1951 visita la Gatehouse School dove utilizzano il suo metodo di insegnamento.(c) Archivi della Association Montessori Internationale

Maria Montessori a Londra nel 1951 visita la Gatehouse School dove utilizzano il suo metodo di insegnamento.(c) Archivi della Association Montessori Internationale

Così a Roma, dopo la sua morte, l’insegnante montessoriana Gianna Gobbi e la biblista Sofia Cavalletti hanno messo a punto La catechesi del Buon Pastore, rivolta ai bambini a partire dai 3 anni, adottata anche da tanti docenti di religione e di sostegno.

Come la 67enne Anna Maria Pipoli, per 42 anni maestra di scuola primaria a Foggia. «Maestra» vuole essere definita, anche ora che è in pensione e fa la formatrice montessoriana di altri colleghi: ha sposato il metodo montessoriano anche nelle ore di religione, sperimentando concretamente con materiali bidimensionali e tridimensionali che i bambini apprendono con estrema facilità il linguaggio e il significato delle parabole evangeliche, come la perla preziosa e il seme piantato nella terra, e restano affascinati dalla storia della salvezza, dai simboli presenti nella liturgia.

La tomba di Maria Montessori a Noordwijk nei Paesi Bassi.a Noordwijk (Paesi Bassi). (c) Archivi della Association Montessori Internationale

La tomba di Maria Montessori a Noordwijk nei Paesi Bassi.a Noordwijk (Paesi Bassi). (c) Archivi della Association Montessori Internationale

«I bambini erano sempre attenti e coinvolti, usando i materiali messi a loro disposizione: dalle sagome del pastore con l’ovile e le pecore al cofanetto con la perla preziosa, dal piccolo granello di senape al lievito messo nella farina sul tavolieri per fare il pane. «Siamo chiamati a spargere semi senza indagare e interrogare: nessuna verifica. È il tempo che dice cosa sei riuscita a trasmettere nel profondo, nel cuore del bambino. Siamo come i servi inutili del Vangelo», sottolinea la maestra. «Maria Montessori diceva che il bambino è portato naturalmente a conoscere Dio, a partire dall’ambiente che lo circonda. Attraverso i sensi portava i bambini a uno sviluppo, la stessa cosa avviene nella catechesi. Bisogna offrire materiali sensoriali per assorbire questi valori, anche con i diorami (riproduzioni di varie scene in scala ridotta, ndr): così nei bambini scaturisce il contatto con il loro maestro interiore. Si pongono loro delle domande, si chiede cosa ne pensano, si stimola l’interiorizzazione e autoanalisi senza portarli dove vogliamo noi. Possono esprimere i loro pensieri con disegni o durante il colloquio». Con un atteggiamento costante da adottare: «La pedagogia dell’attesa. Ce l’ha trasmessa Maria Montessori», convinta che i bambini fossero capaci «di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali».

Famiglia Cristiana

Leggere con i bambini? Aiuta a crescere insieme

Quando trovate allestita una saletta per letture dedicate ai bambini in una biblioteca o in un qualsiasi altro spazio, quasi sempre, se ci fate caso, solo le seggioline per i piccoli sono ordinate tutte in fila davanti al “palco”. Le sedie per gli adulti sono invece collocate in fondo alla sala: come a dire che quell’esperienza magica che sta per cominciare – cioè ascoltare storie – è un fatto che riguarda solo i bambini. Gli adulti possono fare altro: chiacchierare tra loro, giocare con il cellullare, guardarsi intorno e aspettare che tutto finisca. Possono anche andare a fare la spesa: succede a volte nelle biblioteche, mentre i bambini ascoltano le storie. Il desiderio che muove questo libro è invece del tutto opposto al messaggio che questi spazi indirettamente trasmettono. In queste pagine si vuole affermare che la lettura, anche quando i bambini sono piccoli e non sanno leggere, è un’esperienza da condividere con un adulto per rafforzare il legame e divertirsi. La lettura ad alta voce ha, infatti, il forte potere di mettere in relazione e di trasformare sia chi legge sia chi ascolta.

Non vi dico niente di nuovo? E invece sì, perché stimola nell’individuo anche la capacità di padroneggiare le proprie emozioni, di protendere verso la comprensione degli altri, di avvicinarsi affettivamente a chi ama e a sentirsi capace nel ruolo di genitore – o di zio/a, nonno o nonna, o di chi ha funzioni educative in generale – che sono veri processi psicologici alla base del suo benessere soggettivo. Adulti occupatevi della mente dei vostri bambini, non solo del loro corpo! Mi sembra essere il proclama di tutti coloro che osservo impegnati nella promozione della lettura in famiglia, me compresa.

Quando i bambini sono molto piccoli, infatti, noi adulti ci preoccupiamo di quello che entra nel loro organismo, ad esempio il cibo, e di rado ci chiediamo di quello che entra nella loro mente. Peccato! Un libro è, d’altronde, un oggetto culturale che un bambino può incontrare solo se al suo fianco c’è un adulto consapevole.

E nonostante ormai da anni i progetti a favore della promozione della lettura in età prescolare siano piuttosto diffusi, la conoscenza dei genitori a riguardo è ancora limitata. Un dato sconfortante, in quanto dalle ricerche emerge che sono proprio i genitori e non altre persone a migliorare le prestazioni dei bambini, ad esempio quelle linguistiche durante le sessioni di lettura. La psicologa Lynne Murray, che incontreremo anche più avanti, nel suo testo sulle prime relazioni del bambino ci spiega come sia impegnativo da parte dei genitori far imparare parole nuove ai loro figli e la lettura condivisa risulta essere l’attività più utile ed efficace per arricchire il vocabolario dei bambini prima dell’ingresso a scuola. Pensate che nel 2019 Nati per Leggere, il programma nazionale più conosciuto sulla lettura in famiglia, ha compiuto vent’anni e dal sito ufficiale si possono conoscere tutte le iniziative che ha messo in campo per festeggiare questo felice traguardo, come il convegno che si è tenuto a Roma il 26 settembre dal titolo Il vento dei 20. Nati per Leggere 1999-2019. Al suo esordio, la sfida del programma (tutt’ora attuale) era di unire due professionalità molto diverse, quali i bibliotecari e i pediatri di famiglia. Questo per riuscire a raggiungere un bacino di famiglie molto più allargato e far collaborare professionalità di ambiti diversi, ma con scopi simili: la salute delle persone fin dalla nascita. Oggi, l’Associazione Culturale Pediatri, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino Onlus di Trieste ne ancora gli enti promotori e le colonne portanti.

Nell’ultimo decennio si sono inoltre diffusi a livello nazionale anche molti festival sulla lettura, tanto che l’Italia ne detiene il primato europeo per numero. Tutti quelli più noti si trovano alla voce “Festival, fiere e manifestazioni letterarie”, come spiega il Rapporto sulla promozione della lettura in Italia redatto a cura dell’Associazione Forum del libro. Il rapporto è interessante perché mostra, oltre alle criticità note del settore, l’energia e la vitalità che tante amministrazioni pubbliche e private investono nella promozione della lettura. Dal nord al sud in Italia si contano circa 1.200 manifestazioni culturali all’anno (ovviamente pre pandemia), sia rivolte agli adulti sia ai bambini.

Tutto questo a dimostrazione che la lettura e la letteratura rappresentano ciò che la psicologia definisce fattori protettivi: cioè quei fattori positivi che se promossi creano condizioni di vita più favorevoli e una maggiore consapevolezza negli individui. I fattori protettivi sono aspetti nella vita di una persona legati al benessere e a uno sviluppo armonico, riguardano la qualità delle relazioni e dell’ambiente in cui si vive. Sono capaci di mobilitare le risorse che ogni persona possiede e contrastano (anche se a volte non completamente) i fattori di rischio all’interno di una famiglia quali la povertà, un ambiente poco stimolante e/o altamente conflittuale, l’isolamento sociale e altri elementi considerati dannosi. La cultura, infatti, non è solo intrattenimento, ma fa bene alla salute. La partecipazione culturale è un investimento in longevità e dovrebbe essere considerata un’azione di welfare, come ci spiega Enzo Grossi dell’Università di Bologna, uno dei primi in Italia ad essersi occupato di questo legame. In un’intervista lo studioso ha spiegato che nutrirsi di cultura (leggere, andare al cinema, visitare mostre e frequentare teatri, viaggiare, ascoltare musica) promuove il benessere soggettivo, può allungare l’aspettativa di vita e contrastare il declino cognitivo dovuto all’età e allo svilupparsi di malattie croniche. La scienza dunque parla chiaro!

Ed è sempre bene ricordare che numerosi studi documentano quanto la lettura sia importante per lo sviluppo complessivo del bambino. Molti preziosi libri sul tema sono pubblicati: da Proust e il calamaro di Maryanne Wolf, a Nati sotto il segno dei libri di Luigi Paladin, fino al saggio Leggimi forte della studiosa Rita Valentino Merletti e del poeta Bruno Tognolini, solo per citarne alcuni.

D’altra parte, ricerche e libri si occupano prevalentemente del perché è importante leggere e considerano soprattutto gli effetti della lettura sull’apprendimento del linguaggio, sulla capacità di aumentare i tempi di attenzione e di concentrazione, e cioè sugli aspetti più cognitivi. Certo, da questi studi emerge anche la valenza della lettura sugli aspetti emotivi e affettivi dello sviluppo, e di come questa possa sostenere la relazione genirappresentano tore-bambino, ma non abbastanza quanto servirebbe. Inoltre sono a mio avviso studi unidirezionali, cioè prendono in considerazione solo gli effetti che la lettura può avere sul bambino, escludendo quelli che si verificano anche sul genitore.

La mia tesi è infatti questa: la lettura può favorire un buon attaccamento per il bambino e contemporaneamente aiutare a migliorare le capacità relazionali del genitore, e in senso più ampio arricchire il suo bagaglio educativo. In questo libro intendo spostare infatti l’attenzione sull’adulto e su come è bene che si approcci al bambino, anche neonato, per cogliere come entrambi si avvicinino e rinforzino il legame attraverso i libri e la lettura condivisa. A tal fine vi sarà utile sapere che la teoria dell’attaccamento, come sostiene Franco Baldoni dell’Università di Bologna, è diventata un vero e proprio paradigma di riferimento per diversi ambiti di ricerca e si è aperta a prospettive ricche di potenzialità sia per la psicologia dello sviluppo che per la psicoanalisi. Baldoni lo scrive nel suo testo scientifico La prospettiva psicosomatica (Il Mulino) in cui propone di studiare l’essere umano integrando i suoi aspetti psicologici, sociali e biologici. Un punto di vista che condivido e che considero la base di partenza per queste mie riflessioni.

I concetti base

Quella forma di legame che si stabilisce da subito tra un genitore e un figlio, e che permette al bambino in futuro di avere fiducia in se stesso è detto, in termini più tecnici, attaccamento. Il come si sviluppa questo legame dipende dal modo in cui i genitori rispondono al bambino. Se i genitori rispondono in modo sufficientemente adeguato, il bambino sviluppa una buona relazione con loro e con se stesso e di conseguenza si sente sicuro per incontrare il mondo. Per un genitore rispondere in modo “adeguato” al proprio figlio significa riuscire a comunicare in modo empatico e a sintonizzarsi affettivamente con lui fin dalla nascita. E se ora vi state chiedendo se fare il genitore è una competenza naturale oppure è necessario impararla, possiamo dire che l’essere in grado per un genitore di comunicare con i propri figli è una capacità che non dovrebbe essere scontata o data a priori, solo per il fatto di esserlo diventato biologicamente. Gli “ostacoli” sono da ricercare nella propria storia personale (di figlio/a ad esempio), transgenerazionale e sociale. Per alcune persone “mettersi in relazione” è un processo più naturale, per altre invece può essere un lungo apprendistato.

Veniamo al concetto di lettura. Per lettura intendo la lettura ad alta voce, quella condivisa (o congiunta) e dialogata come una forma di interazione sociale che può aiutare un adulto e un bambino a comunicare, a interagire, ad arricchire il legame e anche a renderlo più forte. La qualità dei testi e dei libri che si scelgono, la voce del genitore con il suo ritmo e il suo tono, il linguaggio con la sua espressività e le sue parole, i dialoghi con le pause, la prossimità che induce il guardarsi negli occhi, l’intimità, la confidenza, cioè tutto ciò che la lettura favorisce, se utilizzato, amplifica la capacità e la potenza comunicativa dell’adulto e la rende anche qualitativamente migliore.

La lettura poi, a mio avviso, aiuta a sviluppare due caratteristiche, il controllo delle emozioni e l’andare verso gli altri che, come ci spiega sempre Baldoni, si imparano nei primi mesi grazie a una buona interazione con la madre, e sono fondamentali per strutturare la nostra personalità. Se ci pensate, sono funzioni con le quali facciamo sempre i conti nella quotidianità anche da adulti.

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RISORSE

Un libro con i piccoli È fondamentale per lʼapprendimento del linguaggio e la capacità di aumentare i tempi di attenzione e di concentrazione

La lettura con i piccoli migliora anche le capacità relazionali dei genitori

Covid. Vaccini ai bambini, si parte il 16 dicembre. La “guida” dell’Istituto di sanità

L’Istituto superiore di sanità ha pubblicato le faq per i vaccini ai bambini dai 5 agli 11 anni. Importante non dare farmaci antidolorifici prima della vaccinazione
Vaccini ai bambini, si parte il 16 dicembre. La "guida" dell'Istituto di sanità

Foto Ansa

La campagna vaccinale anti covid per i bambini nella fascia di età 5-11 anni partirà il prossimo 16 dicembre. La prima quota di dosi di vaccino pediatrico destinate all’Italia è di circa 1,5 milioni e la struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo ne ha già programmato la distribuzione. Successivi approvvigionamenti sono previsti a partire da gennaio 2022. È quanto si legge in una circolare firmata dal generale Francesco Paolo Figliuolo. Si raccomanda la priorità ai bambini “con elevata vulnerabilità e a quelli “conviventi con soggetti immunodepressi o con elevata fragilità al covid per età e/o fragilità”.

Intanto l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha pubblicato nel sito web un primo piano dedicato alla vaccinazione anticovid proprio ai bambini dai 5 agli 11 anni. Qui vengono fornite le risposte alle domande più frequenti e si specifica anzitutto che il vaccino pediatrico approvato dall’Ema per tale fascia d’età è prodotto da Pfizer-Biontech e ha lo stesso principio attivo mRna di quello per gli adulti, ma viene inoculato con una dose corrispondente a circa un terzo rispetto a quella per gli adulti.

Importante la raccomandazione dell’Iss a non somministrare «farmaci antidolorifici prima della vaccinazione per cercare di prevenire eventuali effetti collaterali». Giusto informare il medico vaccinatore su eventuali episodi di allergie avuti dal bambino e si raccomanda che «durante la vaccinazione il bambino deve stare seduto o sdraiato».

Dopo l’inoculazione, i piccoli pazienti dovranno «attendere 15-30 minuti sotto osservazione prima di lasciare il centro vaccinale», così da monitorare l’eventuale comparsa di reazioni allergiche e poter intervenire tempestivamente.

A proposito di effetti collaterali, l’Iss spiega che «nel braccio dove è stata fatta l’iniezione potrebbero verificarsi dolore, rossore e gonfiore». Potrebbero inoltre manifestarsi sintomi di lieve entità, quali «stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, brividi, febbre e nausea», risolvibili in 24 / 48 ore.

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Una grande bambola di cartapesta sta facendo il giro del mondo e dal 7 al 19 settembre arriva in Italia. Il progetto si chaima The Walk_Il Cammino, il più grande Festival itinerante mai realizzato in favore dei diritti dei bambini rifugiati

The Walk è il lungo viaggio che la Piccola Amal, il cui nome in arabo significa Speranza, compirà alla ricerca di sua madre. Durante i 4 mesi del suo lungo cammino, la Piccola Amal, una marionetta alta tre metri e mezzo che rappresenta una bambina siriana rifugiata di 9 anni, creata dalla Handspring Puppet Company, è partitadal confine tra Siria e Turchia per arrivare come ultima tappa nel Regno Unito.
Come sottolineano Roberto Roberto e Ludovica Tinghi, produttori italiani di The Walk: “Nulla più dell’arte riesce a smaterializzare i confini e a suscitare empatia. La Piccola Amal è una bimba di 9 anni, è senza madre ed è in fuga da una guerra. E la sua carica vitale è inestimabile. La piccola Amal rappresenta milioni di bambini rifugiati del mondo: come non accogliere a braccia aperte tutte le Amal del Mondo?”
Tra il 7 ed il 19 settembre 2021, la Piccola Amal sarà accolta in Italia da grandi eventi culturali, spettacoli pubblici ed eventi di comunità in 14 città e piccoli centri. Tutti gli eventi sono ad ingresso libero e sono stati progettati in collaborazione con i partner locali che hanno aderito al progetto, per partecipare ad uno dei Festival itineranti più avventurosi mai realizzati: il pubblico infatti, potrà seguire giorno per giorno il viaggio della Piccola Amal, sia attraverso i canali social, sia partecipando di persona agli eventi in programma.
La Piccola Amal rappresenta 34 milioni di bambini rifugiati e sfollati, molti dei quali separati dalle loro famiglie. Il suo messaggio al mondo è “Non dimenticatevi di noi”.
La squadra che anima la Piccola Amal è composta da dieci marionettisti, due dei quali hanno un passato da rifugiati e, a loro volta, hanno compiuto il percorso dalla Siria al Regno Unito. La marionetta è realizzata in canna modellata e fibra di carbonio.

IL CAMMINO
Il viaggio della Piccola Amal iniziato il 27 luglio a Gaziantep, al confine tra Siria e Turchia, è proseguito per altre 13 città prima di raggiungere la Grecia, dove ad Atene, per paura di perdere la strada, la Piccola Amal lega ad un lampione un filo rosso che, srotolandosi, segna il suo percorso attraverso la città, fino a incontrare una marionetta Minotauro creata da UNIMA-HELLAS. Dalla Grecia sarà la volta dell’Italia, in cui la Piccola Amal arriverà il 7 settembre.

Di seguito le tappe del suo viaggio in Italia:

– Bari – 7 settembre, – Scampitella (AV) – 8 settembre – Napoli – 8 e 9 settembre – Roma – 10 – Genazzano (RM) – 10 settembre – – Roma – 11 e 12 settembre – Spoleto (PG) – 14 settembre –
– Assisi (PG) – 14 settembre – Firenze – 15 settembre – Bologna – 16 settembre – l
– Milano – 17 e 18 settembre
(Famiglia Cristiana)