L’insegnamento degli anziani

di: Sergio Mattarella

giornata mondiale

Messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della 30ma Giornata Internazionale delle persone anziane.

La Giornata Internazionale delle persone anziane compie trent’anni. È stata deliberata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per porre all’attenzione degli Stati e delle pubbliche opinioni il tema dell’invecchiamento della popolazione, con le necessità di assistenza e di cura che esso porta con sé, ma anche con tutte le potenzialità che le generazioni più mature possono esprimere in favore della comunità.

La Giornata di oggi assume un significato del tutto particolare, di fronte alla pandemia che tiene impegnato il mondo intero e che ha fin qui colpito in misura prevalente proprio gli anziani, spezzando vite e affetti, mettendo in evidenza la fragilità della loro salute, costringendoli in molti casi all’isolamento e, dunque, a un rischio di grave emarginazione e discriminazione.

Tutte le comunità hanno bisogno dell’apporto delle diverse generazioni. Ogni generazione ha un contributo indispensabile da portare al bene comune. Con sgomento, in questi mesi, siamo stati testimoni della sofferenza e della morte di tante persone anziane. E laddove la diffusione del virus è stata più ampia o dove le condizioni di indigenza erano più critiche, lo strazio è stato anche maggiore.

La composizione della popolazione mondiale sta cambiando velocemente. L’innalzamento dell’età media e il prolungamento della vita sono trasformazioni sociali tra le più significative a livello globale. La grande sfida contro la fame e la povertà passa dalla capacità di affrontare la questione demografica con senso di umanità e spirito di cooperazione.

La qualità del nostro stesso modello di comunità e di sviluppo dipende anche da come sapremo garantire i diritti e i servizi ai cittadini di età più avanzata e da come sapremo integrarli nei processi sociali, incalzati da mutamenti molto veloci ma sempre bisognosi di dialogo e di solidarietà.

Tante volte sono gli anziani a insegnarci il rispetto dei valori, a ricordarci le radici, a indicarci la strada della dignità, della dedizione, della generosità. Il loro esempio in questo tempo difficile è un patrimonio straordinario che non dobbiamo e non vogliamo disperdere.

settimana news

Sanità “selettiva”: anziani scartati

di: Jesús Martínez Gordo

anziani covid

«Oltre a pagargli le pensioni, a sorbirci tre mesi di confinamento e dover vivere “paramilitarizzati”, ora in piena estate ci proibiscono di divertirci per non contagiarli. Meglio che muoiano in fretta e ci lascino in pace…».

Questo crudo commento – un misto di crudeltà, alcol e visceralità – fu pronunciato alcuni giorni fa, sul far del mattino, dopo che alcuni locali di drink erano stati chiusi. Lo trascrivo come me l’ha riferito un vacanziere sulla costa della Cantabria. Mentre lo ascoltavo, mi sono detto che era tempo di pensare a voce alta su questo “scartare gli anziani” nella società e, specialmente, nelle case di riposo in cui sembra ci sia stata la prima fase della pandemia.

A tutt’oggi non disponiamo ancora di dati affidabili sul numero preciso dei morti. E nemmeno di resoconti sul perché è accaduto quel che è accaduto e come si sarebbe potuto evitare. Così lo riconoscono, per esempio, le Giunte Generali di Biscaglia, quando chiedono alla Deputazione (Consiglio distrettuale) un’informazione al riguardo. E anche lo stesso Ministero della Sanità, quando indica che, secondo le fonti allora disponibili, il totale dei morti nelle case di riposo oscillava, al 20 giugno, tra 27.359 e 32.843.

Una tale mancanza di dati e di diagnosi ha rafforzato la convinzione che sta accadendo qualcosa di molto serio: e non in bene.

Forse per questo è opportuno raccogliere alcune valutazioni e proposte che si sono ascoltate da alcune settimane. Ne riprendo un paio.

Dal mondo degli anziani

Nella prima – tratta da Atrio, un blog che conta una notevole presenza di persone anziane – ho ascoltato un contributo che ci provoca. Di fronte all’estrema saturazione ospedaliera e alla scarsità, tra gli altri materiali, di ventilatori e al grido di “si salvi chi può” – ricorda uno dei suoi membri – gli (ir-) responsabili sanitari optarono per la disattenzione verso gli anziani.

Lo prova la raccomandazione, fatta a bassavoce, di non ricoverare in ospedale coloro che avevano una prognosi sfavorevole, e anche l’invio di circolari alle case di riposo affinché non inviassero i contagiati ai centri sanitari. Il risultato è quello già noto: una percentuale molto alta di anziani morti a cui non solo sono state negate le dovute attenzioni mediche o, per lo meno, le cure palliative e la vicinanza dei loro cari, ma anche le onoranze funebri.

Questa prassi (dis-)umana risulta – secondo quanto sostiene un altro – dal fatto di sacralizzare i famosi protocolli di interventi presieduti da un darwinismo sociale (il pesce forte mangia il pesce debole), anche se non sono mancati anziani disposti a sacrificarsi per i propri figli e nipoti: «È bene che, prima, vengano curati i bambini e i giovani. Noi abbiamo già vissuto a sufficienza, anche se non sarebbe male se prima ci consultassero».

È devastante e gela il sangue sapere che questi protocolli sono stati applicati. Ma è ancora più grave che non ci sia stata, nei media, una sola voce dissenziente tra coloro che sono stati invitati ad applicarli.

Qui – ha affermato un’altra persona – non siamo davanti alla vittoria della morale stoica, ma al trionfo di un cinismo brutale che affonda le sue radici in un feroce pragmatismo economicista: un giorno in UCI (terapia intensiva) – ha sottolineato – costa alla sanità pubblica tra 1.600 e 1.800 euro. Un ricovero da Covid-19 di circa 30 giorni, 51.000 euro.

Se ci fossero stati, più o meno, 19.000 ingressi in terapia intensiva ospedaliera, avremmo speso 969 milioni di euro. Dal momento che questo non si è verificato, li abbiamo risparmiati. Ad essi si devono aggiungere 19.000 pensionati in meno rispetto al tasso pensionistico medio annuo di € 14.000, vale a dire che la Sicurezza Sociale ha risparmiato 266 milioni di euro.

Come siamo giunti a dare il primo posto a queste considerazioni?

La Comunità di Sant’Egidio

La seconda valutazione la prendo dalla Comunità di Sant Egidio (Italia), un movimento che, tra le altre iniziative, ha avviato i corridoi umanitari: la crisi ha dimostrato che gli anziani (e non altri gruppi) sono i più fragili della nostra società.

Se il progresso umano si gioca sulle politiche di solidarietà – sostiene quella Comunità – non è accettabile l’istituzionalizzazione degli anziani. Per questo essa dichiara che «vivere è stare con la famiglia» e nella propria casa, non in una casa di riposo. Gli anziani trattati in questo modo vivono quattro volte di più di quanti sono ospitati nelle case di riposo, e vivono meglio; semplicemente perché le residenze sono autentiche prigioni d’oro.

Inoltre – secondo questo criterio – Sant’Egidio denuncia il sacrificio delle loro vite a beneficio di altre (cf. l’appello Senza anziani non c’è futuro). Dissentono in maniera radicale da una “sanità selettiva” che, in considerazione della loro maggiore vulnerabilità e dell’età avanzata, considera la loro esistenza “residuale”, a beneficio dei più giovani e dei più sani; qualcosa di inaccettabile non solo dal punto di vista religioso ma anche da quello dei diritti umani e della deontologia professionale.

Nessuno «stato di necessità» – affermano – giustifica una tale «barbarie». E, meno ancora, che essa «venga proposta da un’imposizione, sia dello Stato sia delle autorità sanitarie». Urge una «ribellione morale», ovviamente, in termini di solidarietà. Nel frattempo, esso continua con i suoi programmi di intervento. 

Settimana News

Rapporto della Caritas di Roma. Più poveri e più anziani

Italia

L’Osservatore Romano

Rapporto

Roma, una città che impoverisce e invecchia a vista d’occhio. Con i figli dei più poveri che ereditano l’esclusione sociale. È l’impietoso ritratto che emerge dalla nuova edizione del rapporto «La povertà a Roma: un punto di vista» — 180 pagine con focus dedicati a immigrati, anziani soli, salute mentale e dipendenze — presentato questa mattina dalla Caritas diocesana. In ogni municipio capitolino, infatti, si registrano circa 10.000 persone ultrasessantacinquenni che non raggiungono il reddito annuo di 11.000 euro, per un totale complessivo di 146.941 abitanti: «Un’intera grande città fatta di anziani che vivono di stenti dentro una grande metropoli contemporanea», sottolinea il rapporto.

Giubileo diocesano  dei malati, dei disabili e degli anziani Domenica 29 maggio

 CHIESA DI REGGIO EMILIA – GUASTALLA

  • Ufficio Diocesano di Pastorale della Salute con Case della Carità, UNITALSI, Volontari della Sofferenza, Movimento Apostolico Ciec

  • scarica la locandina file-pdf>>> Locand_29mag16 

Giubileo diocesano  dei malati, dei disabili e degli anziani

  • Domenica 29 maggio, a partire dalle ore 16, in Cattedrale, sarà celebrato il Giubileo dei malati, dei disabili e degli anziani. 
  • Programma:
  • Ore 16: ingresso in Cattedrale e passaggio della Porta Santa dei malati, dei disabili e degli anziani con i loro accompagnatori, nell’ordine di arrivo, mentre in Cattedrale si recita il Rosario (con diffusione audio sulla piazza antistante)
  • Ore 16.30: Celebrazione eucaristica della Solennità del Corpo e Sangue del Signore presieduta dal Vescovo Massimo e liturgia comunitaria della Unzione degli infermi.
  • Se le condizioni metereologiche saranno favorevoli, il rinfresco finale (verso le ore 18) sarà offerto nella piazza messa a disposizione del Giubileo (altrimenti si rimarrà nella Cattedrale stessa; la celebrazione d’orario delle 18 sarà comunque trasferita in San Prospero).
  • I servizi di accoglienza, indicazioni agli autisti, sistemazione in Cattedrale e accesso ai servizi presso la Mensa del Vescovo saranno coordinati dal Gruppo diocesano di Servizio per l’accoglienza.
  • Coloro che si sono preparati a ricevere il sacramento dell’Unzione (possibilmente anche con la Confessione), all’ingresso della Cattedrale riceveranno l’adesivo del Giubileo per essere riconosciuti subito dai sacerdoti che passeranno nell’assemblea a conferire l’unzione
  • I mezzi di trasporto, auto e pulmini, potranno essere  parcheggiati presso la Cattedrale (Stradone del Vescovado e Via Vittorio Veneto), previa dotazione di permesso invalidi o di permessi ZTL, da procurarsi presso l’Ufficio Permessi Via f.lli Manfredi 2 – 42124 Reggio Emilia – Tel 0522/927876).
  • Gli educatori di ACR saranno presenti per la distribuzione della merenda.
  • La celebrazione sarà animata da: Ufficio pastorale della Salute, UNITALSI, Volontari della Sofferenza, Case della Carità, Movimento Apostolico Ciechi, Gocce di Speranza.
  • La partecipazione alla  celebrazione sarà facilitata da un servizio di comunicazione con  linguaggio dei segni.
  • Il canto sarà animato dal Coro Diocesano.
  • Radiopace trasmetterà in diretta la celebrazione per coloro che sono impediti a partecipare (potranno così ricevere l’indulgenza giubilare).
  • I sacerdoti sono invitati per la concelebrazione.
  • I ministri della santa Comunione e gli operatori di pastorale della salute delle parrocchie sono attesi come accompagnatori  dei malati, dei disabili e degli anziani in questo Giubileo a loro espressamente dedicato.