Scuola. Alunni difficili e insegnanti impreparati, condividere le difficoltà educative

Gli alunni delle scuole italiane sono sempre più difficili. È talmente evidente che solo chi non respira “la polvere delle aule” può metterlo in dubbio. Nonostante l’impegno quotidiano…
Alunni difficili e insegnanti impreparati, condividere le difficoltà educative

Gli alunni delle scuole italiane sono sempre più difficili. È talmente evidente che solo chi non respira “la polvere delle aule” può metterlo in dubbio. Nonostante l’impegno quotidiano di molti insegnanti, infatti, sono fortemente in aumento i casi di alunni che vivono con profondo disagio i tradizionali ritmi scolastici, che dimostrano un diffuso disimpegno per le attività di studio e che sovente mettono in luce comportamenti e atteggiamenti non idonei ai normali parametri di convivenza relazionale che l’esperienza scolastica impone. Sono soggetti che non riescono ad adattarsi ai processi di apprendimento e alle dinamiche sociali che si instaurano nelle nostre istituzioni formative, pur essendo in possesso di potenzialità cognitive adeguate.

Spesso l’avversione nei confronti delle proposte formative curricolari li porta ad avere atteggiamenti e comportamenti problematici che suscitano un conflitto evidente con l’istituzione scolastica e con gli insegnanti tale da precludere loro un percorso educativo e formativo significativo. I comportamenti problematici in classe degli allievi rappresentano una fonte di grave preoccupazione e sono la sorgente di disagio e di inquietudine e finiscono per condizionare il percorso educativo-didattico, rendendo sempre più mortificante e demotivante quell’avventura che dovrebbe invece generare fascino, partecipazione e coinvolgimento. I turbamenti degli insegnanti nel constatare la frequenza di questi comportamenti, la loro imprevedibilità, l’aggressività che li accompagna, uniti alla consapevolezza che se mal gestiti rischiano di ingenerare reazioni violente anche sul piano fisico, sollecitano sempre più una richiesta di aiuto e di consulenza pedagogica e didattica.

Riteniamo che non possono essere additate alla vita scolastica il disagio, il disadattamento e la devianza, le sofferenze più o meno nascoste dei ragazzi, il malessere personale che condiziona la vita degli alunni. È pur vero, però, che occorre prendere atto delle responsabilità dell’istituzione scolastica qualora non riesca a far fronte alle difficoltà di un allievo contribuendo, a volte, ad acuirne i problemi con la sua azione e le sue regole. Di fronte a questa realtà è necessario prendere coscienza che occorre cambiare e avere il coraggio di intraprendere strade nuove, capaci di assicurare un successo educativo che dia prospettive sicure ai futuri cittadini del nostro Paese.

Ma per cambiare è necessario capire, innanzitutto, che il vero punto nodale odierno a scuola è la complessità della vita di classe. In ogni aula della nostra penisola, in ogni ciclo di istruzione, vivono in gruppo allievi che presentano bisogni specifici e differenze marcate, che spesso rientrano nel seguente elenco: alunni difficili, soggetti che, a causa di condizioni esogene, con fatica riescono ad adattarsi ai normali canoni di una vita civile scolastica; alunni male- educati, portatori di vissuti negativi frutto di esperienze familiari tormentate sul piano relazionale e morale; alunni con disabilità, a volte anche in condizioni di estrema gravità, con il loro pesante bagaglio di bisogni speciali; alunni con Dsa, i cui genitori spesso sono molto presenti e incalzanti soprattutto nel rivendicare diritti non sempre compatibili con le reali esigenze educative dei propri figlioli; alunni stranieri, soggetti che di per sé non rappresentano un reale problema se parlano e comprendono la nostra lingua ma che diventano problematici quando non posseggono i requisiti preliminari per entrare in un contesto di gruppo come la classe.

Questa complessità, così evidente e reale, questi molteplici bisogni portati da tanti alunni in classe, così differenti e profondi, sono fonte di scoraggiamento per i docenti, i quali si chiedono se e come sia possibile offrire risposte efficaci che soddisfino le esigenze di tutti e di ciascuno. Le evidenze e le ricerche ci dicono che se vogliamo lavorare bene sul piano inclusivo, cercando di aiutare veramente i nostri allievi occorre impostare su un piano completamente nuovo il nostro modo di operare e di proporre le attività in aula. Le problematiche evidenziate verranno affrontate in un Convegno all’Università Cattolica di Milano il 14 ottobre, organizzato dal Centro studi e ricerche sulla disabilità e marginalità (CeDisMa) dal titolo «Allievi difficili in classe e comportamenti problematici: come affrontarli?» con l’intervento di esperti di chiara fama. I numerosi posti messi a disposizione sono andati esauriti nell’arco di pochi giorni, segno evidente di un fortissimo interesse da parte degli insegnanti, che di fronte a una sfida assai complessa si rendono conto di aver bisogno di un supporto formativo e di un confronto competente. Perché il primo passo per affrontare le difficoltà educative è condividerle.

di Luigi D’Alonso Ordinario di Pedagogia Speciale Università Cattolica di Milano

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