Noi ci lamentiamo del silenzio di Dio, delle sue assenze. Dio, invece, è molto più il Presente che non l’assente

La litania del cristiano depresso: “Noi speravamo, ma…” (Lc 24, 21). La lode del cristiano gioioso: “Ti benedico, padre…” (Mt 11, 25)

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L’evangelista Luca ci narra che, dopo la Sua resurrezione, Gesù appare a due discepoli (Lc 24,13-32) mentre, scoraggiati e delusi per gli ultimi eventi di cui sono stati testimoni, stanno lasciando Gerusalemme e dirigendosi verso Emmaus. Dopo aver seguito Gesù e sperato in Lui, Cleopa e il suo compagno, hanno la sensazione che sia tutto fallito miseramente. E non immaginano nemmeno che sono invece all’inizio di una nuova avventura, di un nuovo incontro che culminerà in una nuova chiamata.

“Gesù in persona si accostò e camminava con loro: ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.” (Lc 24,15s). Dio cammina lungo le nostre strade, si fa compagno di viaggio dell’uomo. Eppure capita spesso che noi ci lamentiamo del silenzio di Dio, delle sue assenze, mentre i nostri occhi sono incapaci di riconoscerlo nei tantissimi segni della Sua Presenza. Dio, invece, è molto più il Presente che non l’assente.

Il fatto è che ama nascondersi, Lui che è il sommamente Desiderabile, in chi magari ai nostri occhi non lo è così tanto. Come dei bambini che giocano a nascondino, mi auguro che quando incontriamo il nostro prossimo, chiunque esso sia, possiamo avere la gioia di dire in cuor nostro “Ti ho scoperto, Gesù! So che Tu sei presente in questa persona.” Anche se non sempre è così evidente. Il cristiano dovrebbe aver allenato gli orecchi alla Sua voce e gli occhi a sapere riconoscere la Sua Presenza, nella Parola e nei Sacramenti, in noi stessi, nel prossimo, nel creato, nella storia.

“Che sono questi discorsi?” (Lc 24,17a). Gesù sa bene il dramma e la delusione interiore che i due discepoli stanno vivendo, ma vuole che siano loro a far emergere dal cuore la causa vera della tristezza: “Noi speravamo, ma…”. Sembra una litania: la “litania del cristiano scoraggiato e depresso”, che dimostra di non aver compreso che la volontà di Dio passa attraverso la Croce per culminare nella Resurrezione. Ben diversa è la litania che troviamo sulla bocca di Gesù e che il cristiano dovrebbe far propria: “Ti benedico, Padre!” (Mt 11,25)

“Sciocchi e tardi di cuore…” (Lc 24,25a). Con parole non troppo dolci, Gesù scuote i due discepoli dal loro torpore e dalla loro rassegnata desolazione. “E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a Lui.” (Lc 24,27). Immagino come questa catechesi di Gesù ai due discepoli (che invidio cordialmente) sarà stata bella e appassionata, tanto da far divampare un fuoco d’amore nel loro cuore.

Prima li ha provocati a riconoscere e chiamare per nome la loro tristezza e il loro errore di prospettiva, ora li trova desiderosi di comprendere la verità sul Messia. E l’ascoltano avidi di sapere e ad ogni Sua parola si sentono salire in cuore un’emozione nuova che illumina la mente e spalanca davanti orizzonti inediti. Come fosse la prima volta che l’ascoltano.

Egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera.” (Lc 24, 28b). L’avevamo detto prima che Dio non è l’assente, mai, anche quando sembra esserlo: semmai finge di esserlo, come in questo caso, in cui “fece come se”, ma siamo certi che non se ne va. E perché fa così? Per un motivo preciso: per fare sperimentare, anche se solo per un momento, cosa diventi la vita quando Lui sembra non esserci o l’uomo vuol fare per conto suo, come se Dio non ci fosse.

Questa, del resto, è l’esperienza comune a tutti; per nessun uomo la vita è un lungo e interminabile momento di beata intimità con Dio; è importante per il credente che Dio ogni tanto “se ne vada” e che l’uomo sperimenti il vuoto. Infatti da questa esperienza di vuoto sgorga la preghiera più bella mai pregata da cuore d’uomo: “resta con noi, perché si fa sera.” (Lc 24,29)

Solo quattro parole che esprimono come, senza Dio, non c’è “mattino” per l’uomo, non c’è luce, non c’è speranza. È il grido di chi sa, che senza il Signore scendono le tenebre, si fa subito notte, la vita appare senza senso. È la supplica di chi ha gustato anche solo un po’ la Sua compagnia e non la vuole perdere, ma che ha pure assaporato l’amarezza della Sua assenza e ne conosce tutto il peso.

“Resta con noi Signore!” È questo anche il nostro desiderio. Se Tu rimani con noi, dal nostro cuore scaturirà la preghiera di lode e di benedizione; la nostra fede allora sarà più credibile, poiché un cristiano triste e scoraggiato non convince nessuno. Rendici docili all’ascolto del tuo Spirito. Nutriti ogni giorno alla mensa del tuo Corpo e della tua Parola, i nostri occhi si apriranno e sapremo riconoscere la tua Presenza che sempre ci accompagna. Amen!