IL RAPPORTO DELL’UNIVERSITÀ DI KIEV «Russia in recessione a fine anno: Pil in calo del 6%»

L’Europa si prepara a un inverno difficile per la gestione dell’energia, ma per la Russia il futuro è nero ed entro la fine del 2023 rischia diventare ancora più cupo. A dirlo è un report della “Kyiv School of Economics” – dell’università di Kiev – che afferma senza lasciare dubbi: le sanzioni stanno impattando in modo serio sull’economia russa. Il deterioramento investe tutti i settori: dalla crescita, alle riserve bancarie, dal potere di acquisto, all’aumento del costo della vita e in previsione tagli al bilancio federale.

Il prodotto interno lordo già entro la fine di quest’anno subirà una contrazione fra il 6 e il 9,5%, facendo entrare il Paese in recessione. Parte di questa brusca frenata è dovuta alla diminuzione dei ricavi del 40% dall’export di petrolio e gas, vero motore dell’economia nazionale, che da solo conta un terzo del Pil totale. Con le sanzioni stanno facendo i conti per primi i semplici cittadini. Secondo Rosstat, l’Istat russo, il potere di acquisto reale degli stipendi è sceso rispettivamente del 7,2% in aprile e del 6,1% in maggio rispetto allo stesso periodo del 2021. Sempre l’Istituto di statistica nazionale ha di recedente reso noto che la maggior parte dei russi fatica ad acquistare 18 su 24 prodotti che compongono il paniere di generi considerati di prima necessità.

Fin qui, l’impatto sui privati. Ma anche a livello di bilancio statale la situazione è tutto fuorché rosea. Il report evidenzia come, a causa dell’impatto delle sanzioni, nei conti federali siano stati operati tagli per 26 miliardi di dollari nel programma di spese 2023-2025. L’unico settore che non è stato toccato è quello della Difesa. La Sanità, invece, nonostante il duro stress rappresentato dalla pandemia da Covid-19, ha visto il suo budget decurtato di ben un terzo.

Anche il settore bancario è in grossa difficoltà, così tanto che il Cremlino ha autorizzato le banche a non divulgare più i bilanci intermedi e annuali fino a settembre 2022, mentre la Banca Centrale Russa non pubblicherà la relazione sullo stato del settore bancario fino a ottobre 2022. Tutte queste misure non sono però riuscite a celare un dato importante, che la dice lunga sul clima che si respira nel Paese: dall’inizio della guerra sono stati ritirati dai conti correnti 21,6 miliardi di dollari, dando un duro colpo alle riserve di valuta straniera e alla liquidità degli istituti bancari. Una misura alla quale molte famiglie sono ricorse per avere un tesoretto da parte nel caso in cui le cose dovessero mettersi davvero male. Vi è poi la perdita di figure professionali qualificate. Solo nel campo dell’industria informatica sono circa 170mila le persone che sono scappate. Il malcontento cresce, la repressione e il pugno duro anche. Ieri Marina Ovsyannikova, la giornalista divenuta celebre per aver protestato contro la guerra in diretta televisiva, è stata fermata dalla polizia per la terza volta con l’accusa di aver screditato le forze dell’ordine.

Avvenire