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Via Crucis, le meditazioni di Bregantini

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Seguendo la Via Crucis al Colosseo quest’anno il mondo ascolterà delle meditazioni il cui cuore è tratto direttamente dai gesti, dalle parole, dallo stile e dalle scelte di papa Francesco. A sottolinearlo è lo stesso autore dei testi scelto dal Pontefice: l’arcivescovo di Campobasso-Bojano, GianCarlo Maria Bregantini. Secondo il presule, infatti, «tutte le stazioni della Via Crucis sono già dentro il tessuto del pontificato di Bergoglio».

Eccellenza come ha accolto il mandato a scrivere le meditazioni?
Come un dono del Signore e un segno di vicinanza a tutta la Chiesa del Molise. Una decisione che è espressione dell’attenzione del Papa per le piccole Chiese e che s’inserisce nel suo invito a rivolgerci alle periferie.

Come declinerà il tema indicato dalla Santa Sede?
Il tema assegnato nelle linee di fondo è molto bello: «Volto di Cristo, volto dell’uomo». Un invito a illuminare il nostro dolore guardando il volto di Cristo e a incarnare questo volto leggendo il nostro dolore. Si tratta insomma di illuminare il vissuto, perché possa essere affrontato con maggiore speranza. D’altra parte la Via Crucis è un inno alla speranza perché in ogni stazione, oltre a porre la crudezza del dolore, offre anche un segno di speranza che è rappresentato dallo stile con cui Cristo ha vissuto stazione per stazione fino all’ultimo nel dono totale di sé.

Quali i dolori che oggi hanno più bisogno di luce?
Sono numerosi e la Via Crucis sarà un percorso di preghiera e contemplazione proprio al cuore di questi dolori. A partire, ad esempio, dalla prima stazione, nella quale saremo invitati a riflettere sulle accuse senza fondamento, sulla tendenza nella cultura odierna a puntare il dito e cercare sempre un capro espiatorio. Ma poi ci ritroveremo a riflettere anche sulla crisi economica come croce, sulle nostre fragilità, sul carcere, sull’ospedale, sulle mamme che piangono, ad esempio, il dolore dei figli segnati dai tumori nella cosiddetta «terra dei fuochi». E poi ancora sull’esperienza del volontariato, sul femminicidio, sulla dinamica culturale dello scarto, sugli immigrati, sull’esperienza della morte.

Come si coniuga tanta attualità con il Vangelo?
È vero, c’è molta attenzione all’attualità, ma il tutto è riletto alla luce della forza spirituale, morale ed etica della passione di Gesù. I testi biblici, la preghiera e il commento – che non si riduce alla cronaca, ma che offre sempre una lettura sapienziale dei fatti – aiuteranno a mettere in primo piano il forte richiamo spirituale.

Ha già rivelato di essersi ispirato a due figure nella scrittura dei testi, san Gaspare Bertoni e fra Immacolato Brienza. In che modo l’hanno aiutata?
San Bertoni è il fondatore della congregazione cui appartengo, gli Stimmatini, e ha scritto delle bellissime riflessioni sulla passione di Cristo, che ha posto al cuore del suo carisma. Fra Immacolato Brienza, testimone originario di Campobasso, mi ha ispirato invece con la sua Via Crucis quotidiana: fu colpito, infatti, a 16 anni da un tumore e ha portato avanti il suo Calvario per 51 anni in un letto senza mai poterne uscire. Nei prossimi giorni ricorreranno i 25 anni dalla morte; la causa di beatificazione è già stata aperta.

E oggi la Chiesa ha gli strumenti per rispondere al dolore dell’uomo?
La Evangelii gaudium, che nella Via Crucis cito talvolta direttamente altre indirettamente, è già una risposta, assieme anche allo stile, alle parole e ai gesti di papa Francesco. Ecco perché dico che le vere meditazioni per la Via Crucis, più che nelle mie parole stanno già nella figura e nell’operato di questo Pontefice. Ho in mente moltissimi suoi gesti, che devono spingerci a riflettere sui dolori dell’uomo.

Pensa, ad esempio, alle parole forti rivolte ai mafiosi pochi giorni fa?
Anche. Tra l’altro sono stato felicissimo dell’incontro con don Luigi Ciotti, onorato delle parole del Papa e stimolato dell’appello che ha fatto alla conversione. In fondo la Via Crucis è il luogo in cui chi fa il male si accorge dei frutti terribili che il male ha anche su Gesù. Ecco perché quell’appello del Papa trova nella Via Crucis il suo giusto contesto: la preghiera ai piedi della Croce è un invito personale e diretto alla conversione.

 

Matteo Liut – AVVENIRE.IT