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VERSO IL CONCLAVE In San Pietro l’adorazione eucaristica perpetua

​ Sono arrivate a Roma dal Messico con un’unica intenzione: pregare per il Conclave, per i cardinali chiamati ad eleggere il successore di Benedetto XVI. Bernardette, Esperanza ed Angela sono tre giovanissime suore Trinitarie di Maria, un ordine contemplativo nato Oltreoceano. Ogni giorno, negli orari di apertura della Basilica di San Pietro, si alternano nella Cappella del Santissimo Sacramento per l’adorazione perpetua. «Preghiamo perché lo Spirito soffi sui cardinali affinché sia fatta la volontà di Dio e venga eletto Papa colui che Cristo vuole come successore di Pietro», spiega suor Bernardette che con le consorelle – vestite di celeste con un lungo velo bianco – ha raggiunto la Città eterna il 28 febbraio scorso, giorno in cui è terminato il pontificato di Ratzinger, dove si fermerà fino a quando sarà eletto il nuovo Papa. Per accompagnare questi giorni di Sede vacante e poi il Conclave con la preghiera. «In silenzio, ma – sottolinea – con tutto il cuore, con molta fede, speranza e amore per la nostra madre Chiesa».

Nella Cappella del Santissimo, collocata nella navata destra della Basilica Vaticana subito dopo quella dove è sepolto il beato Giovanni Paolo II, regna il silenzio. Mentre ancora il mondo aspetta di sapere la data di inizio del Conclave, è infatti la preghiera il leit-motiv che colora l’attesa. E unisce popoli e nazioni. «Noi preghiamo qui – aggiunge la suora – perché la nostra fondatrice, madre Lillie, è stata ispirata ad inviarci a Roma, ma nel frattempo, nel convento in Messico, l’adorazione perpetua continua giorno e notte».
A Santa Maria Maggiore invece ieri è cominciato il triduo di Messe «pro eligendo Romano Pontifice». A celebrare la prima è stato l’arcivescovo Francesco Canalini, vicario della Basilica papale, che ha sostituito il cardinale Julian Herranz, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i testi legislativi e membro della Commissione cardinalizia incaricata di indagare sul caso dei documenti trafugati dall’appartamento papale, impegnato nella Congregazione generale in Vaticano. «La Chiesa – ha detto l’arcivescovo nell’omelia – vive un momento particolare e si riunisce per chiedere al Signore di darci, attraverso il Conclave, un pastore che ci guidi sui sentieri del mondo per essere il popolo che egli desidera». Raccogliersi attorno all’Eucaristia, dunque, rappresenta il segno visibile della partecipazione dei fedeli ad una fase cruciale per la vita della comunità ecclesiale. Ma anche il «senso di responsabilità» del popolo cristiano, come ha rilevato il vicario della Basilica di Santa Maria Maggiore. Dopo aver ricordato ai numerosi fedeli presenti nel tempio mariano il monito del profeta Geremia ad Israele che «non aveva mantenuto la fedeltà nonostante avesse ricevuto tanto bene», l’arcivescovo ha infatti esortato ad invocare «la luce» sui porporati perché «rispondano alla verità che il Signore suggerisce loro attraverso lo Spirito Santo». «Ci rivolgiamo a Cristo – ha scandito – affinché guidi le mani, le menti e le aspirazioni dei cardinali per arrivare ad una scelta adeguata come sempre è successo negli ultimi secoli». Un’invocazione fattasi ancora più accorata nelle parole conclusive dell’omelia: «preghiamo lo Spirito che dia sapienza ai cardinali per fare la scelta giusta e al popolo la gioia di confidare in una guida visibile che possa camminare nella via dell’amore, della solidarietà e della vera testimonianza cristiana». Sentimenti e speranze che hanno trovato espressione anche nell’armonia e nella solennità dei canti gregoriani del Coro del Collegio Liberiano.

 

Stefania Careddu – avvenire.it