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– VERSO IL CONCLAVE: IL NUOVO PAPA VISTO DA CINQUE MISSIONARI DEL PIME


“Come missionario da vent’anni in Africa mi attendo un Papa che continui e sviluppi l’apertura della Chiesa al mondo, e che sia attento alle diversità culturali”. È il parere espresso da padre Davide Sciocco, missionario Pime in Guinea Bissau su Missionline.org, che raccoglie le attese di cinque missionari del Pime sul nuovo Papa. “In un mondo africano dove chi ha il potere lo mostra in modo sfacciato, la Chiesa, e il Papa in particolare, dovranno dare segni ancora più forti della novità e diversità evangelica”, aggiunge Sciocco. Padre Franco Cagnasso, missionario a Dhaka, in Bangladesh, pensa che “si abbia bisogno di un Papa che compia gesti significativi di comunione, dando il segno che anche noi, pochi, poveri e piccoli, apparteniamo alla sua famiglia che è la famiglia di Cristo. I viaggi qui hanno un senso, lasciano una traccia”. Nel 1998, al Sinodo per l’Asia, chiarisce Cagnasso, “i vescovi chiesero una teologia meno astratta, più capace di narrare. Il Papa non può scrivere encicliche elaborate in modo adatto a tutte le culture; forse si può chiedere che siano punti essenziali rielaborabili secondo le diverse culture, perché il magistero arriva alla gente dopo tanti passaggi, il più importante dei quali è costituito dai vescovi e dai teologi, specialmente gli insegnanti di teologia nei seminari”.

Padre Gianni Criveller, missionario Pime a Hong Kong-Cina, spera “in un Papa che, continuando l’apertura di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI verso l’Asia e la Cina in particolare, metta il dono del Vangelo alla gente dell’Asia come una vera priorità, e non solo per modo di dire. Benedetto XVI aveva sinceramente cercato il dialogo con la Cina, e avviato un’attenzione tutta particolare a quella Chiesa e popolo”. Padre Andrea Lembo, missionario del Pime a Tokyo, in Giappone, evidenzia che “Benedetto XVI, con la sua meditata decisione, ha riaperto la possibilità per ripensare non un nuovo significato per il ministero petrino, ma come esso debba essere vissuto nel contesto urgente e vitale della collegialità”. Padre Pedro Facci, missionario del Pime a San Paolo, in Brasile, chiede “un Papa che guardi all’America Latina, che oggi racchiude quasi la metà dei cristiani di tutto il mondo, come una terra capace non solo di ricevere ma di dare, di crescere, di inviare apostoli a tutto il mondo. Un Papa missionario dunque che rilanci con coraggio la missione ad gentes, perché la Chiesa o è missionaria o muore di asfissia. Insomma un ritorno al Vangelo che ci faccia esclamare: come è bello essere discepoli missionari di Gesù”. E già da adesso, conclude, “lo aspettiamo a braccia aperte in Brasile, a Rio di Janiero, per la Giornata mondiale della gioventù!”.