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Vaticano II: Protagonista è la Chiesa

Come comprendere al meglio quel provvidenziale “balzo innanzi”

di Angelo Scola
Cardinale arcivescovo di Milano

L’ermeneutica della storia conciliare ci indica che l’urgenza missionaria (indole pastorale) richiese di rispondere alla domanda: “Chi è la Chiesa?”. Tale domanda trovò nel concilio (“evento”), come espressione rappresentativa della Chiesa, la sua risposta: nell’evento del concilio il “soggetto Chiesa si disse” (corpus dottrinale). In questo senso, i documenti conciliari non solo fanno parte integrante dell’evento, ma permettono l’accesso all’evento stesso nella sua verità. Evento e testi sono semplicemente indisgiungibili. Non c’è antinomia tra evento e corpus dottrinale, ma conformità.
Il rapporto indisgiungibile tra evento e corpus di insegnamenti, che non elude la questione dell’inevitabile e benefica sporgenza, fa emergere, ancora una volta, attraverso il peso dell’intenzione generativa, l’insostituibile ruolo del protagonista del concilio e della recezione: il “soggetto Chiesa”. La lettura del concilio Vaticano II, anche limitata al tempo che va dai suoi albori fino all’apertura, impone un’ermeneutica adeguata della storia. Alla luce della chiave della pastoralità, questa lettura è resa possibile dalla polarità evento-corpus, mantenuta in indisgiungibile unità dal “soggetto Chiesa” in cammino nella storia. La categoria di “riforma”, al di là di eventuali comprensioni riduttive del suo significato, continua a sembrare a me la più conveniente per leggere la natura dell'”evento” conciliare e per un’adeguata ermeneutica del suo corpus nell’ottica della pastoralità. La categoria di “riforma” mette in evidenza il primato della fede – si vede così il legame tra il concilio Vaticano II e l’Anno della fede che Benedetto XVI ha voluto esplicitare nel motu proprio Porta fidei – poiché “la fede stessa, in tutta la sua grandezza e ampiezza, è sempre nuovamente la riforma ecclesiale di cui noi abbiamo bisogno”.

(©L’Osservatore Romano 4 ottobre 2012)