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Una Pasqua di fiducia

Quando queste righe saranno stampate e arriveranno nelle mani dei lettori si saranno consumati due cambiamenti, mentre un altro evento continuerà inesorabilmente a perdurare: apparirà comunque chiaro che tutti e tre sono posti nella luce della Pasqua, la cui celebrazione si fa annuncio di risurrezione per l’oggi. I mutamenti a cui mi riferisco hanno una portata molto differente per la novità e gli effetti che introducono.

Mons. Crociata celebra il 25° dei collaboratori della San Paolo di Alba, 2008.

Affresco di Edoardo Riccoboni, chiesa di S. Maria a Setteville di Guidonia (Roma, foto CENSI).

1 Il primo di essi è la conseguenza della rinuncia di Benedetto XVI all’esercizio del ministero petrino. È ragionevole pensare che entro questo mese avremo il nuovo Papa. Sentimenti contrastanti si affollano in queste settimane nel nostro animo: l’ammirazione per il gesto di libertà e per il senso di amore al bene supremo della Chiesa che ha spinto papa Benedetto a una tale imponderabile decisione; l’affetto per la sua persona e il conforto nel sapere di poter contare su un corpus magisteriale – fatto di insegnamento, ma anche di gesti e decisioni – di straordinaria portata e di duraturo valore; la pronta disponibilità a lasciarci guidare dal nuovo Pontefice che il Signore avrà voluto per la sua Chiesa. Su tutto si distende la fiducia che è lui a guidarla: lo riconosciamo nell’ultimo gesto di papa Benedetto come nel suo intero pontificato, lo professiamo fin d’ora nella fede e nella docilità con cui accogliamo il nuovo Papa, chiamato a prendere le redini del governo della Chiesa universale.

2 Su un piano molto diverso, significativo per la nazione italiana, si colloca il risultato delle elezioni politiche e, quindi, la composizione del nuovo parlamento e la formazione di un nuovo governo. Si affollano, in questo caso, diverse preoccupazioni, come quella rivolta all’esigenza di poter contare su un governo stabile che sappia affrontare la difficile transizione in mezzo alla quale il Paese si trova, permettendo di non vanificare i sacrifici finora fatti, attraverso un sostegno deciso alla ripresa complessiva e in particolare alla lotta contro la disoccupazione. Non ultimo, le preoccupazioni con cui guardiamo alla vita politica riguardano il quadro valoriale entro il quale si collocherà la nuova compagine governativa, nella convinzione profonda che, alla radice, la crisi che ci travaglia ha carattere antropologico e morale: la posta in gioco non è innanzitutto l’economia, ma semplicemente l’uomo, la sua identità e la sua vita, in altri termini la sua integrità. La nostra sensibilità per gli ultimi ci fa guardare a chi manca di lavoro e di futuro, come ci fa guardare ancora prima a chi viene minacciato di soppressione già nel grembo materno o nella fase terminale, e ancora a chi vede ostacolata, se non osteggiata, la famiglia e l’educazione delle nuove generazioni.

3 In questo quadro, il terzo fenomeno su cui richiamare l’attenzione è già stato in qualche modo evocato, con il riferimento a una crisi che perdura e le cui conseguenze sono sempre più pesanti. Anche oltre il livello più strettamente politico, c’è nel momento che viviamo un appello alla responsabilità di ciascuno. Non nell’illusione di poter da soli arrestare processi globali, ma nella convinzione che un cambiamento di rotta ha comunque bisogno dell’apporto di ciascuno.

La Pasqua ci coglie in questo contesto con un messaggio di vita e di speranza, non nell’illusione e nella vana attesa che qualcuno intervenga magicamente a risollevare le sorti e a risolvere i problemi, ma nella certezza che ci sono condizioni promettenti per agire, raccogliere frutti, costruire futuro. La Pasqua viene a noi con l’annuncio che, oltre ogni visibile motivo di scoraggiamento e pessimismo, è all’opera nel ventre oscuro della storia la potenza della risurrezione di Cristo. Egli la sta trasformando dall’interno. Noi non lo possiamo vedere, ma lo sappiamo. Siamo chiamati ad agire nella certezza di tale presenza trasformante. Ci è chiesta una presa di coscienza e di una coscienza di fede. Il nostro agire non sarà allora semplicemente guidato dalle conclusioni che possiamo trarre dall’osservazione di ciò che vediamo accadere, bensì da un’intelligenza credente che guida lo sguardo a scrutare quanto il Signore sta compiendo per assecondarlo con la propria libera, cordiale, generosa iniziativa, ciascuno dove si trova posto, sapendo che lì c’è tutto il mondo, lì si giocano per lui le sorti del mondo.

monsignot Mariano Crociata
*segretario generale Conferenza episcopale italiana

vita pastorale marzo 2013