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UNA Chiesa che torna allo spirito del Concilio Vaticano II

Serena Noceti

UNA Chiesa che torna allo spirito del Concilio, rovescia la sua immagine di autorità calata dall’alto per concepirsi come Chiesa di popolo, sinodale e in cammino, fatta, oltre che di vescovi e preti, di laici, considerati finalmente ‘adultì e capaci di portare un loro autonomo contributo. Ce la faranno, diocesi e parrocchie, a mettere in pratica d’ora in poi le parole di Francesco? “La strada è segnata, il Papa chiede una conversione profonda della mentalità della Chiesa e non c’è alternativa”, avverte Serena Noceti, teologa fiorentina e vicepresidente nazionale dell’Associazione teologica italiana, anche lei in questi giorni al lavoro alla Fortezza.

Noceti, che impressione hanno fatto ai delegati le parole di Francesco, sulla Chiesa chiamata a farsi “povera, umile, inquieta”?
“Le sensibilità ecclesiali italiane sono diverse, ma molti sono già in sintonia e sono pronti a tradurle in realtà.
Contenti di sentirsi considerati, come laici, sacerdoti, vescovi, nella loro aspirazione a realizzare fino in fondo le indicazioni del Concilio Vaticano II rimaste troppo tempo sulla carta”.

NEL suo discorso in Duomo, il Papa non ha usato mezzi termini: no, ha detto, a una Chiesa “ossessionata dal potere”. E’ la fine certificata della Chiesa politicamente ‘ingaggiatà dell’era di Ruini?
“Francesco è stato chiaro: la Chiesa non è una sfera separata e che sta ‘di frontè al mondo, ma ne è parte integrante, e deve starci dentro in una logica di cooperazione, non di ricerca di ‘influenza’. Potremmo dire, perciò, che siamo di fronte alla fine di una presenza della Chiesa nella società fondata sull’ideologia del ‘vincente’, e sulla contiguità con i ‘poteri’. Quella che vuole questo Papa è davvero una Chiesa povera, che guarda l’umano dal punto di vista dei poveri, e non da quello dei potenti, e per prima vive questa condizione. Non a caso all’interno del nostro gruppo di lavoro alla Fortezza, dedicato all”abitare’, ci siamo interrogati, per esempio, su cosa debba significare per la Chiesa possedere beni immobili, e su quale uso possa farne. E’ ovvio che la gestione economica ecclesiale o è evangelica, cioè fondata sulla parola di Cristo, o non ha senso”.

Il Papa ha detto anche che tocca ai vescovi e al loro popolo “insieme” occuparsi della Chiesa, con stile sinodale e non verticistico. Un altro rovesciamento di prospettiva?
“Citando l’espressione ecclesia semper reformanda, già ripresa dal Vaticano II, ma poi rimasta per anni un tabù, Francesco ha indicato come punto di riferimento dell’opera di riforma la parola, esigente e radicale, del Vangelo, ascoltata e proclamata da tutti, sia dal clero che dai laici. E’ il superamento della visione di Chiesa del Concilio di Trento, centrata sul principio di autorità, messo in atto attraverso secondo dinamiche comunicative alto/ basso, centro/periferia. La Chiesa, dice il Papa, non vive di un’autorità delegata a vescovi e clero, ma si forma, e si ri-forma, solo a partire dalla parola di Gesù, con i laici, fra cui le donne, per secoli mai tenuti in considerazione, chiamati a un ruolo indispensabile, che nessun ministro ordinato o vescovo può sostituire. E’ evidente che non si tratta solo di una diversa struttura dei rapporti interni, ma della proposta di un principio trasformativo fondamentale “.

C’è chi sostiene che così si relativizzi la parola di Cristo.
“Ancora riprendendo il Concilio, Francesco ci ricorda che la verità va coniugata con la storia, che la rivelazione di Dio si da nella storia. E che dunque la vita della Chiesa, a tutti i livelli, è essa stessa storia, e va concepita all’insegna della dinamicità, della non ripetitività, con tutte le componenti del popolo di Dio impegnate a contribuire alla comprensione del Vangelo alla luce della propria specifica esperienza di vita”.
Una rivoluzione, che i tentativi di colpire l’immagine di Francesco sembrano, però, voler intralciare.
“La mentalità gerarchica, per cui si guarda non a Cristo ma a chi sta al vertice, e lì si aspira ad arrivare, è profondamente radicata nel corpo ecclesiale, nessun settore escluso, e la conversione indicata da Francesco non è un cammino facile. Il fatto è, però, che non può esistere un nuovo Umanesimo cristiano se da parte della

Chiesa non viene ridefinito il problema delle tentazioni del potere, e dei rapporti fra potere e partecipazione. In Francesco i laici cattolici sono riconosciuti finalmente come adulti e maggiorenni, dotati di libertà, senso critico, e di una coscienza individuale che è lo spazio della loro responsabilità anche ecclesiale, non più come bambini portati per mano da una Chiesa baby sitter. Con questo Papa, insomma, non abbiamo più scuse: adesso tocca a noi”.

repubblica.it