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Una bambina di 10 anni al Mondiale di Kazan


Così piccola, troppo piccola, e solo per chi ha investito su di lei, per niente fragile. La nuotatrice del Bahrein Alzain Tareq, anche se è arrivata ultima a Kazan, stabilisce un record storico, per certi versi inquietante: ha debuttato ai Mondiali a dieci anni. Genio precoce, certo. Nel suo Paese, nella specialità 50 farfalla, è la più veloce e per arrivare fino ai Mondiali russi ha dovuto battere avversarie che, vista la sua età, gli potevano essere sorelle maggiori, se non addirittura madri. Per carità, il talento quando c’è va incentivato, ma – regola non scritta, eppure invalicabile – andrebbe protetto. Siamo seri, la farfalla Alzain anagraficamente non è neppure una crisalide. Maradona a dieci anni era già un fenomeno, d’accordo, ma giocava ancora con i ragazzini della sua età. E per rituffarci in piscina, anche la nostra Federica Pellegrini è andata incontro al suo destino di fuoriclasse, ma senza saltare le tappe obbligate. Eppure, da regolamento si legge che la Federazione europea (Len) consente la partecipazione alle sue gare solo a nuotatori maggiori di quattoridici anni. Ma la piccola Alzain non è assolutamente fuori legge, dato che la Federazione internazionale di nuoto (Fina), in netto contrasto con la normativa Len, non pone alcun limite di età.

Insomma, se una nazionale di nuoto dispone di un campione che ancora beve il latte dal biberon, indossa un costumino “012” e calza le Primigi ai piedini, lo può tranquillamente gettare in vasca in una gara internazionale e poi vedere l’effetto che fa. Ma è giusto secondo voi che il baby-prodigio, ancora fermo alle scuole elementari, si confronti con campioni laureati o addirittura in età pensionabile? «Penso che una ragazzina di dieci anni è meglio che giochi al parco piuttosto che essere in una Coppa del Mondo», la risposta dell’allenatore della squadra di nuoto tedesca, Henning Lambertz.

Risposta esatta. Passi il dilettante allo sbaraglio, ma il bambino impubere, gettato nel circo acquatico ad uso e consumo di sponsor e media ingordi di “soggetti da baraccone” non è tollerabile. A Kazan il gioco perverso, “come ti lancio il baby-fenomeno”, è iniziato con il birmano Ahnt Khaung Htut, dodici anni (100 metri rana) ed è finito, si spera, con la piccola Alzain, la quale prima di tuffarsi in gara ha detto (o le hanno fatto dire): «Non ho paura di niente e di nessuno». Noi invece sì, abbiamo tanta paura di tutti coloro che strappano all’infanzia bambine come lei, per trasformarle in creature adulte, spietate e pronte a tutto, pur di diventare un prodotto da vendere al supermarket delle illusioni mondiali.

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