Crea sito

Un piccolo riassunto dell'incontro di mercoledì 10-3-2010 a Sassuolo con DON SIMON E NIKOLIN (dalla Diocesi di Sapa)

Da tempo la nostra Casa della Carità e tutte le Parrocchie del Vicariato di Sassuolo stanno camminando insieme alla Diocesi di Sapa e alla Parrocchia di Lac-Vaudejes, in Albania, per costruire, come ha ripetuto più volte don Simon Kulli, direttore della caritas diocesana albanese, due case della carità: una fatta di mattoni e un’altra fatta di cuori, perchè è nel cuore di ognuno di noi che deve prima di tutto nascere il fuoco della carità. Ed è per questo che don Simon e Nikolin, segretario della Caritas diocesana di Sapa, ci hanno fatto visita lo scorso 10 Marzo. La neve e le intemperie non li hanno fermati! Sopratutto Dodo… Abbiamo celebrato insieme la S.Messa alla Casa, cenato con gli ospiti e a seguire c’è stato un incontro per far conoscere a tutti noi le varie attività della Caritas e il cammino fatto per costruire la nuova CdC. A Lac la Caritas è giovane, nasce nel 2000, come giovane è il suo direttore, che è stato anche tra i primi sacerdoti ad essere ordinati in Albania dalla fine del regime comunista, avvenuta a metà degli anni 90. Don Simon comincia il suo cammino con un Parroco anziano che ha subito 22 anni di prigionia durante il Regime; poi diventa per un breve periodo segretario del vescovo, successivamente Parroco della Cattedrale ed è lì che esprime il suo amore per i poveri. Mentre faceva le benedizioni delle famiglie, a volte in qualche casa non lo fanno entrare in una stanza, chiudendo praticamente la porta. Incuriosito chiede lo stesso di entrare in quelle stanze e vi scopre una ragazza o un ragazzo disabile. E così decide di cambiare le cose. Infatti, ancora oggi, in molte parti dell’Albania la malattia o la disabilità di un parente o familiare sono considerate una punizione divina e una vergogna da nascondere e di cui non si può parlare. Don Simon ci ha raccontato di persone che non sono mai uscite di casa per questo motivo. Da quell’episodio nasce un folto gruppo di giovani volontari Caritas che cominciano a cercare i malati e gli handicappati per tutta la Diocesi e ad invitarli a dei momenti di ritrovo e festa insieme. Oggi sono circa un centinaio le persone che partecipano a questi incontri mensili in cui al centro c’è l’Eucaristia accompagnata dal mangiare, cantare, ballare, giocare e fare piccoli lavoretti sempre insieme. Don Simon ci dice che da quando sono iniziati questi appuntamenti ha cominciato a vedere a Messa in cattedrale vari handicappati che prima non venivano, mentre ora partecipano anche attivamente. L’altro miracolo, ci riferisce Nikolin, è l’aver sfatato il tabù, creato dal comunismo, che non si può fare nulla gratuitamente. In Albania il volontariato non esisterebbe, ma i volontari Caritas sono circa una quarantina, hanno dai 18 ai 30 anni, vengono da tutta la diocesi, hanno tanto entusiasmo, si sono accorti che stanno ricevendo molto di più di quello che danno, sono assidui nella presenza e, cosa non di poco conto, non si fanno fermare dalle prese in giro dei loro coetanei che non capiscono perchè spendono il loro tempo in questa maniera. I volontari sono riusciti anche a creare belle relazioni d’amicizia con i disabili tanto che adesso li vanno a trovare a casa loro o li accompagnano alla messa domenicale nelle loro parrocchie. Ci viene spiegato che il gruppo dei volontari si ritrova tutti i sabati pomeriggio iniziando con i vespri, a cui segue un incontro formativo o di organizzazione delle varie attività. Infatti la Caritas, oltre che con i disabili, svolge anche altre attività come l’animazione con i bambini e gli aiuti alimentari a famiglie in estrema povertà. Sono varie le famiglie che, soprattutto in montagna, in case in cui ci si arriva solo a piedi e con 2-3 ore di cammino, vivono in condizioni molto disagiate, hanno 8-9 figli dei quali nessuno lavora. Recentemente hanno dovuto affrontare prima l’emergenza neve e poi l’alluvione. In queste occasioni i volontari si sono mobilitati ancora di più per aiutare la popolazione. Molto bella è stata anche l’esperienza vissuta al campo Rom alle porte di Scutari. Sempre a causa dell’alluvione le baracche del campo erano state spazzate via e i ragazzi della Caritas sono andati a portare cibo, coperte e a giocare con i bambini. In Albania, come in Italia, gli zingari non sono considerati da nessuno e vivono ai margini della società. Tant’è che al campo don Simon si è sentito chiedere: “Perchè ci aiutate? Nessuno si è mai occupato di noi!”. D’altro canto è stata anche per gli stessi volontari la prima occasione d’incontro con i Rom ed ha senz’altro contribuito ad intaccare un altro pregiudizio. Continuiamo a camminare insieme a questa Chiesa sorella di Sapa nella consapevolezza che abbiamo già ricevuto un grande dono. Ora ci aspetta la visita del Vescovo Lucien, il Campo di Pasqua, la settimana comunitaria il mese di luglio, i campi estivi e tante occasioni per pregare e continuare il cammino. Chiara Messora