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Un pellegrinaggio nel deserto

di ANTONIO TARZIA

È la nuova immagine simbolica, il nuovo sito spirituale in cui virtualmente papa Benedetto XVI ci ha lanciati in questo nuovo Anno della fede. Dopo il 1967, indetto dal servo di Dio Paolo VI come “Anno della fede”, e dopo l’Anno giubilare 2000 voluto da Giovanni Paolo II per una accorata ricerca di «Gesù Cristo come Salvatore unico di ieri, oggi e domani», ecco adesso la traversata del deserto del Ventunesimo secolo, con tutta l’aridità spirituale che ci troviamo addosso per la crisi mondiale, la caduta dei valori, l’immoralità e la falsità dilaganti, la violenza e il non rispetto dell’uomo, dei più deboli e della natura.

Benedetto XVI parla di desertificazione spirituale e dice, con amarezza ma senza pessimismo: «Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, ai tempi del Concilio, lo si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora purtroppo lo vediamo ogni giorno attorno a noi». Non è scoraggiamento, è realismo responsabile questo ritorno d’eco dell’omelia fatta all’inizio del pontificato, oggi a sette anni di distanza dall’elezione del cardinale Ratzinger al soglio di Pietro. Il Papa aggiunge: «È proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne».

La forza è nel Vangelo, se vogliamo rialzarci e metterci in cammino, con i piedi nella polvere della nostra fragilità e del peccato e con gli occhi legati all’orizzonte di una speranza di salvezza. La via ce l’ha indicata il Concilio: «Sento più che mai il dovere di additare il Concilio come la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo Ventesimo: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre». Così scriveva Giovanni Paolo II nell’enciclica Novo millennio ineunte (57). Benedetto aggiunge che le quattro Costituzioni del Vaticano II sono «quasi i quattro punti cardinali della bussola capaci di orientarci».

Rimettiamo quindi il Concilio al centro della nostra ricerca, del nostro cammino spirituale, della nostra vita di cristiani, e allora l’Anno della fede sarà un buon pellegrinaggio verso la santità di vita e l’incontro personale con il Cristo della storia e della fede.

Più che una cerimonia commemorativa, quindi, l’11 ottobre 2012 è stata una festa di famiglia, intima e spirituale: un rivivere quel momento bello di rinnovata giovinezza ecclesiale. L’Azione cattolica e i movimenti laicali hanno acceso le fiaccole come allora (come già a Efeso) e Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del palazzo apostolico per dialogare con la luna. Preso dall’emozione si è ricordato dei bimbi e della «carezza» del Papa buono, alzando appena il registro: «Oso fare mie le parole indimenticabili di papa Giovanni: “Andate a casa, date un bacio ai bimbi e dite che è del Papa”».

Antonio Tarzia – jesus novembre 2012