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Un gruppo di famiglie giovani può essere un piccolo miracolo, se la parrocchia non è solo un’agenzia di erogazione di servizi, sacri e profani

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È successo in un weekend di luglio: una decina di famiglie, relativamente giovani, in trasferta, da una parrocchia di Molfetta a Nardò. Un programma tutto sommato semplice, socializzazione e formazione: una mattinata allegra sulla spiaggia di Sant’Isidoro, un pomeriggio di riflessione, una visita alla tomba di don Tonino ad Alessano. E, per non farsi mancare niente, un paio di passeggiate culturali, nelle cittadine vicine.

La cronaca si sbriga in poche righe, ma, se uno sa guardare bene, queste quarantott’ore possono innescare qualche riflessione, qualcosa che spesso viene detto ma che, altrettanto spesso, rimane privo di ricadute concrete. E, per guardare, iniziamo ad aprire una finestra su un momento per molti aspetti rivelatore, quello dei pasti.

Che cosa succede con una decina di famiglie riunite per i pasti, con una ventina abbondante di bambini? Succede quello che succede ogni giorno nelle nostre case. C’è quello che non vuole proprio sedersi a tavola e accanto c’è quello che non ha pazienza di aspettare; ci sarà sicuramente qualcuno a cui quella minestra proprio non va giù, e bisogna ingegnarsi per fargli mangiare qualcosa. Ci sono i mille espedienti per tenere i bambini a tavola; non può mancare qualche bicchiere che si versa… e poi la tipica fuga a metà del pasto. E tutto questo proviamo ad immaginarlo con l’effetto moltiplicativo ed esplosivo della comitiva. I genitori si scoprono tutti sulla stessa barca, a combattere con le stesse situazioni; ci si consola guardando i ragazzini più grandicelli, ormai autonomi, a tavola con il parroco.

Ora apriamo un’altra finestra e questa comitiva di famiglie osserviamola riunita intorno ad un’altra tavola, la Mensa Eucaristica. Non ci sono bicchieri che si versano, ma la scena è più o meno la stessa… e pure il parroco fatica un pochino a mantenere la concentrazione. E, osservando questa scena, ce ne vengono in mente molte altre, vissute in passato. Quella volta che avevamo fatto i salti mortali per partecipare insieme alla Messa domenicale e il piccolo o la piccola non è stato fermo e zitto per più di un minuto. In un banco accanto è potuta capitare anche una signora poco comprensiva: i genitori, senza perdere troppo tempo, hanno dovuto decidere chi rimane e chi esce. Alle preghiere del rito, tipicamente se ne aggiunge un’altra “fa’ che finisca al più presto!”.

Questi episodi di ordinario manicomio, vissuti in un micro-campo parrocchiale, valgono più di mille parole. Se vogliamo parlare di famiglie, se vogliamo fare proposte alle famiglie, dobbiamo tenere in mente queste scene, entrambe le scene.

Tolta l’allegria della comitiva, la prima scena la conserviamo per ricordarci di tutti i motivi che possono mettere una famiglia in affanno, spesso ben più seri dei capricci dei bambini a tavola.

E se l’equilibrio delle giornate delle famiglie è sempre precario, la seconda scena dobbiamo tenerla a mente quando parliamo di partecipazione alla vita comunitaria. La teniamo a mente per ricordare che, quando passiamo dalla teoria alla pratica, diventa tutto così complicato. E fortissima è la tentazione di rinunciare, lasciar perdere la Messa domenicale, gli incontri e tutto il resto. Tentazione da entrambe le parti, famiglie ed operatori pastorali.

Assenti oggi, assenti domani, ci si abitua all’assenza di famiglie, bambini, ragazzi; ci si rassegna. E le famiglie tornano in parrocchia solo quando i figli possono essere inseriti (o scaricati?) nelle attività formative (o di intrattenimento?); con la preoccupazione che la proposta sia sufficientemente attrattiva, per rinviare, indefinitamente, la fatica più grossa, che sarà quella di chiamare in causa le convinzioni, intime e profonde.

Allora un gruppo di famiglie giovani può essere un piccolo miracolo. Un piccolo miracolo se la parrocchia non è solo un’agenzia di erogazione di servizi, sacri e profani. Un piccolo miracolo se, con presa di coscienza collettiva, si riesce a prendere in carico qualche servizio in favore di altre famiglie e del territorio. Un piccolo miracolo se la rete di relazioni continua ad allargarsi, senza troppi vincoli, condividendo esperienze e speranze. Un miracolo se riesce a far circolare una parola, una parola sola, purché di Vangelo, che vada da cuore a cuore.

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