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Umorismo in bicicletta: tra filosofi e santi

Ancora filosofia. Ieri sul “Foglio” (p. 2) Paolo Nori sorride fin dal titolo chiedendosi «come faceva Spinoza senza discese». Lui infatti abita fuori Bologna, per andare in città è felicissimo della discesa in bicicletta e perciò pensa al filosofo, Baruch Spinoza, che per lo più visse in Olanda, dove non ci sono salite e discese. Ha scritto tanti capolavori, Spinoza, tra cui l'”Etica dimostrata in modo geometrico”, e a Nori «è rimasto molto simpatico, anche se è un po’ difficile». Ecco: forse la difficoltà spiega la domanda, e insieme impedisce la risposta. A Spinoza mancavano davvero le discese? Quelle in bicicletta da casa al centro di Bologna sicuramente, ma in realtà la vita, nel suo pensiero «un po’ difficile», era tutta un’affascinante «discesa». Tutta la realtà infatti, e innanzitutto l’uomo, è per Spinoza come in una continua discesa, un rotolare come pietre sulla china di una ripidissima montagna, e la vera sapienza, anche vera e unica felicità, che lui chiama «amor intellectualis Dei» – per lui “Dio” è identicamente la “Natura” di tutta la realtà – è sapere che questa e solo questa è la realtà universale, e amarla intellettualmente mentre siamo trascinati dalla sua perenne forza di gravità che ci fa precipitare portando tutto con sé. Niente bicicletta, per Spinoza – anche se è «un po’ difficile» – ma un’infinita unica discesa. Piccola postilla: l’altro ieri qui si parlava di san Tommaso, filosofo e teologo. E se invece di un’infinita discesa la vita fosse il dono e l’offerta alla nostra libertà di un’ascesa, una grande “salita”? Penso a “La montagna dalle sette balze” di Thomas (un altro Tommaso!) Merton, o alle ascese del “Castello interiore” di Teresa d’Avila… Grazie a Nori per lo spunto, comunque
avvenire.it