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Ultime ore poi l’extra omnes La prima “fumata” già domani sera

«La prima fumata, attesa dopo le ore 20 di domani, difficilmente avrà esito positivo essendo la prima votazione». Lo ha annunciato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, nel briefing odierno con la stampa.

L’ultima Congregazione generale

Oggi in occasione dell’ultima Congregazione nell’aula grande del Sinodo in Vaticano erano presenti 152 cardinali: vi sono stati 28 interventi da parte dei porporati che hanno portato il numero dei contributi forniti a 161. Dopo aver sottolineato quindi, l’ampia partecipazione padre Lombardi si è soffermato sulla scelta di concludere le Congregazioni generali stamattina: una «decisione che è stata presa dai cardinali a grande e inequivoca maggioranza» ha proseguito il portavoce della Santa Sede, rivelando che «a quelli che erano ancora iscritti a parlare, però, è stata data la possibilità di parlare prima della conclusione della riunione, se ritenevano importante farlo».
«La situazione dello Ior non è il punto principale per avere criteri per l’elezione del Papa». Così padre Federico Lombardi ha risposto a una domanda dei giornalisti sul perché la situazione dell’Istituto per le Opere di religione sia stata riferita ai cardinali solo nell’ultima delle Congregazioni generali e con una relazione “sintetica” del cardinale Bertone. È uno dei temi su cui si parla – ha proseguito il portavoce della Santa Sede -. I membri del Collegio hanno chiesto informazioni in forma sommaria, non sono relazioni dettagliate, non è questo il luogo».
Sono stati sorteggiati, inoltre, i tre porporati che aiuteranno il cardinale camerlengo Tarcisio Bertone e che rimarranno in carica per tre giorni: l’egiziano Antonios Naguib per l’ordine dei vescovi, il canadese Marc Ouellet per i presbiteri e l’italiano Francesco Monterisi per i diaconi.
Nel tardo pomeriggio nella Cappella Paolina ha avuto luogo il primo atto solenne, con il giuramento degli officiali e degli addetti al Conclave. Vi hanno preso parte una novantina di persone che assistono i cardinali, dal segretario del Collegio cardinalizio al maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Guido Marini, fino agli infermieri e autisti che accompagnano i cardinali in Vaticano. Hanno giurato riservatezza e in caso di infrazione rischiano la scomunica. È questa una delle novità introdotte con l’ultimo Motu Proprio lo scorso 22 febbraio da Benedetto XVI.
«La Messa “pro eligendo Pontifice” – ha continuato padre Lombardi – prevista per domani alle 10, sarà celebrata dal cardinale decano Angelo Sodano, con l’omelia in italiano e durerà meno di due ore. L’ingresso sarà libero per tutti i fedeli che riusciranno a entrare nella basilica». Appena i 115 cardinali elettori saranno in Cappella Sistina e dopo che il Maestro delle Cerimonie Pontificie pronuncerà l'”extra omnes” (“fuori tutti”), saranno messi i sigilli a 30 ingressi, ha riferito ancora il direttore della Sala Stampa vaticana. È stato già allestito il balcone della Basilica di San Pietro da cui verrà pronunciata la celebre frase “Habemus papam” che annuncerà al mondo il nuovo Pontefice. Una squadra dei vigili del fuoco insieme ad altri operatori ha montato la classica tenda rossa da cui uscirà il prossimo papa. I tecnici sono ancora al lavoro, coadiuvati da un braccio meccanico.

Domenica le Messe dei cardinali nelle parrocchie e nelle Basiliche romane

Ieri è stata una domenica diversa per la Roma cattolica, con le Messe celebrate dai cardinali che hanno incontrato i loro fedeli, a volte scherzato con loro, pregato e spiegato nelle omelie il Vangelo del Figliol prodigo. Un “bagno” di folla per i tutti loro, marcati da vicino anche dai media, che non hanno potuto vedere né prendere parte all’altra faccia della domenica, antivigilia del conclave: gli incontri riservati, quello scambio di informazioni, quei «dialoghi» a cui ha fatto cenno anche padre Lombardi in un suo editoriale su Radio Vaticana, necessari per arrivare al primo stadio di maturazione» prima di entrare nella Sistina.

Proprio alle difficoltà della Chiesa sono state dedicate le parole del cardinale brasiliano Pedro Odilo Scherer nel corso della celebrazione che ha presieduto ieri nella chiesa romana di Sant’Andrea al Quirinale: «Abbiate fiducia nella missione della Chiesa, pregate per la Chiesa stessa, in questo tempo certamente difficile, ma d’altra parte certamente gioiosa e pieno di speranza». Una richiesta che si lega con l’esigenza di una riconciliazione sociale tra i popoli e le culture, per avere un «futuro di fraternità e di pace per l’umanità».
Il cardinale Angelo Scola, presiedendo l’Eucaristia nella Basilica dei Santi XII Apostoli ha ricordato il conclave «ormai imminente: preghiamo perché lo Spirito Santo offra alla sua Chiesa l’uomo che possa condurla sulle orme segnate dai grandi pontefici degli ultimi 150 anni». «Donaci un pastore santo – ha aggiunto – un Papa che testimoni Gesù e che edifichi la Chiesa con la testimonianza della sua vita». Ironico e rilassato l’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley che a Santa Maria della Vittoria ha rassicurato i fedeli, scherzando: «Tornerò a Boston come un cardinale dopo il conclave, e forse mi prendo la statua di Santa Teresa del Bernini con me». Il suo “collega” americano, il cardinale Timothy Michael Dolan in una affollatissima chiesa di Nostra Signora di Guadalupe a Monte Mario ha auspicato un conclave breve, scherzando con il cibo «così, così» che si aspetta di mangiare nei prossimi giorni. Lui stesso ha sottolineato la presenza di una «grande folla» alla Messa: «possiamo fare una doppia colletta».

Riferendosi al Conclave il cardinale ungherese Peter Erdő, celebrando l’Eucaristia nella “sua” Basilica romana di Santa Balbina all’Aventino lo ha definito «tempo opportuno». «Dio ha già deciso chi deve essere il nuovo Papa, sta a noi scoprirlo», ha affermato l’arcivescovo di Abuja (Nigeria), John Olorunfemi Onaiyekan, concludendo la sua omelia presso la parrocchia romana, di cui è titolare, “San Saturnino”, nel quartiere Trieste. Domenica in serata le altre Messe, praticamente impossibile conteggiarle tutte, tra le quali, quella del cardinale Giuseppe Betori e dell’austriacoChristoph Schoenborn: l’arcivescovo di Firenze ha affidato «all’amore divino» il Conclave, «perché i padri cardinali ricerchino sempre l’amore per la Chiesa e per il mondo».

E c’è stato anche chi è andato fuori Roma: il cardinale Geraldo Majella Agnelo ha raggiunto Assisi per pregare sulla tomba di san Francesco. L’arcivescovo di Salvador di Bahia ha presieduto la celebrazione eucaristica di mezzogiorno. Ha poi visitato i luoghi del Poverello e si è raccolto in preghiera sulla sua tomba, nella Basilica inferiore. Nei giorni scorsi – conferma la sala stampa del Sacro Convento – sono stati diversi i cardinali che sono andati ad Assisi per pregare privatamente nei luoghi di san Francesco: tra loro Odilo Scherer e Christoph Schoenborn.

 

Ilaria Solaini – avvenire.it