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Tutti i fedeli sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità. Tutti sono chiamati alla santità. (Catechismo 2013)

Il progresso etico-spirituale rende buono il soggetto, buona la vita. Questa bontà la spiritualità cristiana la chiama santità, perché realizzata nell’unione con Cristo, «il Santo di Dio» (Gv 6,69). Essa segue il cammino di perfezione tracciato dal vangelo nella forma dei comandamenti e dei consigli evangelici ed ha nella carità di Cristo il principio ispiratore. Così compresa, la santità appartiene irrinunciabilmente alla vita cristiana. Non un talento, un carisma, una prerogativa di taluni e non di altri, ma la vocazione battesimale di tutti.
Questo va richiamato espressamente per smentire un immaginario, ancora diffuso, della santità come privilegio di stati elitari e vocazioni speciali nella Chiesa. Persuasione sostenuta da narrazioni di vita di santi così eroiche e fuori del comune da far pensare: «non è per me». Ricondurre invece la santità al battesimo è ritrovarla come dono e compito per tutti. Come dono anzitutto, perché la santità è un evento di grazia: è un essere fatti santi. «Santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi» – ci dice san Paolo (1Cor 1,2). La santità come compito («essere santi»), procede dalla santità come dono («santificati»). Il dono suscita e alimenta il compito, così che nessuno – per quanto piccolo, debole, peccatore – possa sentire estranea e impossibile la vocazione alla santità. «Dio – ci fa consapevoli san Paolo – ci ha scelti per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» (Ef 1,3-4). Ed ancora: «Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione» (1Ts 4,3). Una scelta e una volontà inclusive, che portano il Concilio Vaticano II a parlare di «vocazione universale alla santità», per «tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado». Giovanni Paolo II a sollecitare: «È ora di riproporre a tutti con convinzione questa “misura alta” della vita cristiana ordinaria». E Papa Francesco a rilevare e incoraggiare: «Ci sono i santi di tutti i giorni, i santi “nascosti”, una sorta di “classe media della santità” di cui tutti possiamo far parte».

avvenire.it