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Tutti a discutere su un improbabile Francesco in versione Rocky. Mentre lui sdoganava il primato della gente semplice nel dialogo interreligioso

Ma ha detto proprio «pugno»? Chi? Lui? Papa Francesco? Lo stesso della misericordia (ma solo finché non gli tocchi la mamma…). Sì, sì, l’ha proprio detto: s’è visto anche in tv. «È vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un grande amico, dice una parolaccia contro mia mamma, gli spetta un pugno, è normale». L’ha detto, l’ha detto! E con «porgi l’altra guancia» adesso come la mettiamo?

Io non so se sia giusto o no mettere la moviola in campo nelle partite di calcio. Ma mi piacerebbe che su questioni che sono estremamente più serie provassimo ad utilizzare un altro metodo. Quello che – al di là delle immagini colorite – prova a cogliere il senso complessivo di un discorso. Magari ascoltandolo fino in fondo.

Che cosa ha detto Francesco ieri sull’aereo che dallo Sri Lanka lo portava nelle Filippine? Che non si può uccidere in nome della religione e che la libertà non può essere utilizzata per offendere la fede degli altri. Vi sembra un concetto particolarmente nuovo sulla bocca di un Papa?

A me no, ma da ieri pomeriggio è cominciata l’ennesima disfida esegetica sul «pugile» venuto dalla fine del mondo. Ok, ognuno fantastica un po’ quello che vuole.

Eppure… Io mi chiedo se questo discutere sul nulla non ci porti a perdere di vista le cose interessanti. Nella conferenza stampa di ieri – ad esempio – è passata del tutto inosservata un’altra risposta data da papa Francesco, che a mio avviso era il «colpo secco» del match. Quella sulla visita fuori programma compiuta poche ore prima al tempio buddhista a Colombo. La trascrivo qui sotto perché ho seri dubbi che oggi la troverete da qualche altra parte:

«Ieri ho visto una cosa che mai avrei pensato a Madhu: non c’erano solo cattolici, c’erano buddisti, islamici, induisti e tutti vanno lì a pregare e dicono che ricevono grazie. C’è nel popolo, che mai sbaglia, qualcosa che li unisce e se loro sono così tanto naturalmente uniti da andare insieme a pregare in un tempio che è cristiano ma non solo cristiano… Come potevo io non andare al tempio buddista? Quello che è successo a Madhu è molto importante, c’è il senso di interreligiosità che si vive nello Sri Lanka. Ci sono dei gruppetti fondamentalisti, ma non sono col popolo, sono elìtes teologiche… Una volta si diceva che i buddisti andavano all’inferno? Ma anche i protestanti, quando io ero bambino, andavano all’inferno, così ci insegnavano. E ricordo la prima esperienza che ho avuto di ecumenismo: avevo 4 o 5 anni e andavo per strada con mia nonna, che mi teneva per mano, e sull’altro marciapiede arrivavano due donne dell’Esercito della salvezza, con quel cappello che oggi non portano più e con quel fiocco. Io chiesi: dimmi nonna, quelle sono suore? E lei mi ha risposto: no, sono protestanti, ma sono buone! È stata la prima volta che io ho sentito parlare bene di persone appartenenti alle altre confessioni».

A me piacerebbe che oggi riflettessimo su queste parole, molto più che sul dilemma «pugno o non pugno».

In queste poche battute Francesco ha detto tre cose:

1) il fatto che in un Paese diviso (come è lo Sri Lanka, appena uscito da una guerra civile sanguinosa) ci siano persone di altre religioni che si recano a pregare in un tempio cristiano è un fatto positivo;

2) questo ritrovarsi insieme del popolo – come dice lui – al di là delle distinzioni tra le diverse fedi non è una cosa che viene dopo, ma indica la strada al dialogo interreligioso;

3) questa esperienza è simile all’«ecumenismo di popolo» che nel cuore di tante persone ha anticipato il cammino poi compiuto dalla Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II.

Credo che sia un discorso molto interessante e non solo per le latitudini esotiche dello Sri Lanka: dice qualcosa di attualissimo anche per noi. Penso alle mille prudenze e sottigliezze di tante nostre discussioni intorno al dialogo interreligioso. E penso al desiderio sincero di tante persone semplici di fedi diverse, che nella vita concreta non solo trovano la strada per vivere da fratelli ma si accolgono a vicenda anche nella preghiera.

Se lo fanno loro perché non dovrei farlo io, dice papa Francesco?

«Il popolo mai sbaglia» è un’affermazione tremendamente forte. Come si riconosce che un popolo non sbagliaE che cosa lo rende diverso da quelle masse al centro di tante tragedie del Novecento europeo? Queste domande sono i pugni veri. E se le prendessimo sul serio?

vinonuovo.it