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Tra pregiudizi allegri ironie ed eccessi banali

Talora in pagina trovi certezze che appena lette si afflosciano come sacchi vuoti: frutti del pregiudizio. Ieri per esempio (“La Stampa”, pp. 8-9) parla del problema della longevità dei politici in carriera e tu leggi che «negli anni Settanta la base del Pci non era convinta della politica del compromesso storico». Ci pensi un po’ e ricordi che in realtà proprio allora, nonostante fosse ancora in piedi il sistema del socialismo reale disumano e oppressivo che dall’Urss divideva il mondo in due, quel partito raggiunse il massimo dei consensi, fino al 35%! Dunque certi pregiudizi fanno straparlare, e anche strascrivere… Perciò salendo alla cultura anche sul “Fatto” (13/9, p. 21: «Dai Beatles al Papa, questione di spirito») tra le ironie su «un Porta a Porta» dedicato ai Beatles leggi la rievocazione di un «illuminismo razionalista, materialista di derivazione kantiana» e del «filone di pensiero individualista e totalmente ateo dell’esistenzialismo». Accostamenti per lo meno azzardati dal punto di vista storico, seguiti per di più da questa ironia scadente: «col Concilio Vaticano II la Chiesa è diventata figlia del suo tempo (e) si è aperta al sociale», perciò «Papa Wojtyla era diventato una pop star. Come i Beatles. Ma non sapeva nemmeno cantare»! Raffinata profondità! Ancora: “ipso Fatto” (p. 21, firma illustre: «Il buio oltre la Chiesa») leggi che «per le persone religiose e credenti il Papa è veramente l’immagine visibile di Dio»… Un po’ troppo, vero? Infatti (2Cor 4,4 e Col 1,15) san Paolo scrive che l’immagine visibile di Dio è Gesù Cristo! Già: il Papa è (soltanto) successore di Pietro, e vicario di Cristo. Può bastare, vero?

a cura di Gianni Gennari / avvenire.it