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Tra “fatti” ed equivoci, nessun relativismo

Tutto relativo? Sì e no. La parola “relativismo”, abusatissima, in pagina pare universale, come forse è inevitabile – Tot…paginae, tot sententiae. Però dovrebbe esserci un limite, nella realtà dei… fatti. Ieri per esempio (“Venerdì di Repubblica”, p. 54) leggi che le parole di Papa Francesco al Centro Astalli sui «rifugiati carne di Cristo», con l’invito a disporre dei «conventi vuoti» a favore degli immigrati «non sono state diffuse dai mezzi di informazione», e invece sai che qui su “Avvenire” mercoledì 11/9 in prima pagina l’apertura era grande, «Rifugiati carne di Cristo», e lì sotto, ancora in rilievo, «Il Papa ai religiosi: facciamo tanto, ma forse possiamo fare di più e aprire con criterio e coraggio i conventi vuoti». “Avvenire” è – vero? – un «mezzo di informazione»? E quel giorno anche altri grandi quotidiani davano notizia delle parole di Francesco. E allora? Niente, salvo il fatto che lì stesso leggi che «l’annuncio del Concilio» fu «dato da Giovanni XXIII nel febbraio 1959». Ero presente, ed era il 25 gennaio! Relativismo? Sì, ma non dove qualcuno pare trovarlo. Le parole di Francesco a “Civiltà Cattolica” su vari punti come omosessualità e altro, che qualcuno subito già ieri accusa di relativismo, sono tutt’altro. Egli infatti afferma che il Catechismo non cambia, «il parere della Chiesa del resto lo si conosce», e ciò che cambia è l’atteggiamento profondo dell’uomo di Chiesa. C’è differenza tra “morale” e “moralismo”! Incontrare un adultero e/o un’adultera, dir loro duramente ciò che di certo già sanno, cioè che sono peccatori, e poi andarsene è diverso da ascoltarli e accompagnarli nel cammino di pentimento e conversione che li accoglie nella “Comunità di peccatori” chiamati a salvezza in Cristo, che è la Chiesa. Nessun relativismo!

avvenire.it