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«Testimoniamo la gioia di appartenere a Cristo»

LAURA BADARACCHI – avvenire 5/1/010
 S
e la testimonianza del « fascino di Cristo » è propria di « tutti i battezzati » , i sacerdoti e i religiosi sono chiamati non solo a « recapitare una buona notizia » , illudendosi che « le opere buone siano sufficienti per dire Dio all’uomo moderno e a suscitare vocazioni » . Non basta: « Il mondo vuole sentire l’eco della gioia che le opere di Dio provocano in noi » e, ancora, veder compiere « un’opera convincente che sa di miracolo, più che risuscitare i morti: l’unità che nasce dalla comunione affettiva ed effettiva, in un contesto segnato da dissidi e divisioni » . Un richiamo « all’appartenenza radicale a Cristo » e alla sequela genuina del Vangelo, quello rivolto domenica scorsa alla Domus Mariae dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana agli oltre 700 partecipanti al convegno « Nella ‘ tenda della testimonianza’: narratori della vocazione » , organizzato dal Centro nazionale vocazioni, che si conclude oggi. « I chiamati – ha proseguito il porporato – devono offrire a tutti la grazia della vocazione, che nasce dalle ginocchia e dal sacrificio. I giovani vogliono vedere uomini felici di appartenere a Cristo e alla Chiesa in mezzo alle difficoltà e alle prove, senza fughe: è la cartina di tornasole della maturità umana e cristiana » . Al contrario, lo spettacolo di una vita lamentosa e trascinata senza entusiasmo « lega le mani di Dio » . Anche le attività apostoliche devono nascere dalla « contemplazione di Cristo » , altrimenti « si rischia che la nostra divenga un’autotestimonianza, una certificazione di noi stessi » , ha osservato il cardinale Bagnasco, stigmatizzando al tempo stesso « la sindrome del tramonto » in cui vivono alcuni religiosi anziani che non vedono « nuove leve » all’orizzonte. Occorre scrollarsi di dosso pessimismo e scoraggiamento, dunque, e rimarcare « la necessità della testimonianza della parola » , convincente e non suadente, da coniugare alla « concretezza di vita e opere » . Bando a false timidezze e a chiusure timorose: per il presidente della Cei bisogna evitare « eccessi controproducenti, ma anche silenzi colpevoli » .
  Quello della pastorale vocazionale, quindi, è un settore « che presenta non poche difficoltà » , ha evidenziato Bagnasco. Tuttavia è un ambito oggi sempre più « necessario: il numero dei seminaristi è calato in tutta Europa e in altri Paesi » , ha rilevato il cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, presiedendo domenica 3 gennaio la celebrazione eucaristica. Auspicando « una nuova evangelizzazione del mondo contemporaneo, così vuoto di speranza » , il porporato ha evidenziato il bisogno di « nuove vocazioni sacerdotali per una presenza qualificata, selezionata, missionaria » di presbiteri nel mondo: si tratta di « un’urgenza non procrastinabile » .
  Ma i nuovi chiamati sono sollecitati a custodire « un segreto sempre antico e nuovo: l’autenticità della vita, intagliata nell’essenziale » , ha sottolineato l’arcivescovo di Lucca Italo Benvenuto Castellani, presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata e del Cnv. Per poter dare « una testimonianza nitida – ha proseguito –, non guardiamoci l’ombelico, distruggiamo l’idolo del nostro io quando diventa un assoluto, rifiutiamo questo ripiegamento egoista » . Perché « chi si risparmia, si perde: al contrario, donare la vita è l’unico modo per custodirla. Resta soltanto ciò che abbiamo portato fuori di noi, il resto si corrompe. Siamo disposti a ‘ gettare’ il patrimonio della nostra vita per il Signore? » . Secondo Castellani, è questa « la chiave evangelica per tornare alle Chiese locali come narratori di vocazione tra i giovani, che da noi attendono questo annuncio » .
  Una radicalità ben lontana da una « testimonianza artificiale o preconfezionata » o da una « narrazione banale e presuntuosa » , ha evidenziato ieri nella sua relazione il canossiano Amedeo Cencini, docente all’Università Pontificia Salesiana, ricordando i diversi strumenti espressivi per raccontare l’esperienza della chiamata, una vera « teofania » : non solo parole, ma anche « gesti, simboli e immagini » per fare memoria della presenza concreta del Signore nella propria esistenza.

 Domenica scorsa l’intervento di Bagnasco al convegno del Centro nazionale vocazioni Hummes: c’è urgenza di nuovi sacerdoti qualificati, missionari Castellani: donare la vita è l’unico modo per custodirla