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Test di ecclesialità: ultimo saluto al cardinal Biffi e a fratel Paoli

Sono abbastanza sicuro che il Padre che abbiamo nei Cieli navighi raramente su Internet e in particolare sui siti di notizie ecclesiali: essendo onnisciente, è certamente anche onninformato… E tuttavia sono convinto che abbia incaricato qualcuno dei suoi – immagino santa Chiara di Assisi e san Francesco di Sales, o forse anche san Giovanni Paolo II – di dare un’occhiata ogni tanto, per suggerirgli qualche test di ecclesialità da sottoporre a noi poveri content manager. Diversamente, non saprei spiegarmi la sincronia con la quale ha fatto tornare nella sua Casa due uomini di Chiesa così diversi come il cardinal Giacomo Biffi e fratel Arturo Paoli, entrambi «sazi di giorni».
La Rete infatti ha risposto: nella metà di post che non si occupano del viaggio di papa Francesco in America Latina, sono queste due figure ad attrarre un’attenzione non distratta o routinaria. E se conto più numerosi i testi che commemorano il vescovo Giacomo, quelli che ricordano don Arturo mi risultano più popolari.
Ma dicevo del test di ecclesialità. La tentazione poteva essere quella di usare la vita e le parole di uno dei due come un randello – o come un fioretto, a seconda dello stile – contro qualche cristiano ancora vivente e più in sintonia con l’altro. Onore dunque a quanti, invece, hanno saputo raccontare di Biffi e di Paoli senza strumentalizzazioni. Per l’arcivescovo di Bologna, il mio campione è Michele Smargiassi, che ne scrive su “Repubblica Bologna” (tinyurl.com/nkfqjo2) ma che il robot ha scovato sul blog di Raffaella. Titolo: «Un intransigente tra gli edonisti. Dal gusto per le battute alla battaglia contro la modernità». Per il piccolo fratello del Vangelo, ho una campionessa, Patrizia Caiffa, che lo racconta sul “Sir” (tinyurl.com/nwurqe9) a partire da un’intervista del 2000. Titolo: « “Tutto quello che sono lo devo ai poveri”. Il nucleo di quella Chiesa in uscita che è diventata il centro della predicazione del Papa».
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